Il piano “deregolatore” di Torino. Uno studio sugli usi temporanei(archivio disegni monitor)
Pubblichiamo dalla pagina di Un Altro Piano per Torino
Dall’autunno del 2023 come assemblea Un Altro Piano per Torino seguiamo la
genesi del nuovo piano regolatore generale per conoscerne a fondo gli obiettivi,
criticarne gli aspetti problematici e al contempo immaginare un piano regolatore
alternativo, dal basso, capace di rispondere alle esigenze di chi abita la
città. Sin dall’inizio l’assemblea ha istituito dei gruppi di lavoro per
elaborare approfondimenti tematici puntuali: un gruppo si occupava di politiche
abitative, uno di ambiente, un altro di sanità. C’era ancora un gruppo di lavoro
dedicato alla “narrazione” e alla “comunicazione” e aveva il fine di studiare i
discorsi delle classi dirigenti impegnate a sviluppare il nuovo piano
regolatore, individuarne l’ideologia e gli obiettivi e procedere alla
decostruzione. Se i primi gruppi avevano l’ambizione di immaginare un piano
regolatore alternativo, l’ultimo intendeva invece smantellare i presupposti di
quello in corso di elaborazione presso gli uffici del comune. Questo articolo
intende ordinare i risultati della ricerca di quest’ultimo gruppo, e divulgarli.
Nel corso delle prime riunioni dell’intera assemblea si ragionava spesso su un
aspetto che emergeva dal cantiere del nuovo piano regolatore: le regole
urbanistiche in gestazione apparivano più flessibili e malleabili, in modo da
rendere più semplice l’intervento dei privati desiderosi di investire sulla
città e sugli spazi edificabili. La delibera sull’atto di indirizzo del nuovo
piano regolatore del 2023 stabilisce di “prendere atto dei contenuti
della Proposta Tecnica del Progetto Preliminare della Revisione del Piano
Regolatore Generale della Città di Torino”. La Proposta Tecnica era stata
redatta dalla giunta precedente nella speranza di realizzare una revisione del
piano, poi naufragata. Tuttavia il nuovo piano parte dai presupposti della
Proposta Tecnica. Il documento della “Relazione illustrativa generale” della
Proposta Tecnica sostiene la necessità di garantire velocità d’intervento degli
investitori e dunque di assottigliare le regole che vincolano l’azione
trasformativa. Queste regole sono le destinazioni d’uso delle aree urbane,
ovvero i vincoli definiti dal piano alle attività e alle funzioni realizzabili
in un determinato spazio. Già la Proposta Tecnica intendeva rarefare le
destinazioni d’uso: “La presente PTPP (Proposta Tecnica del Progetto
Preliminare) […] prevede una […] riduzione [delle Aree Normative] da 23 a 13.
Questo significa, ovviamente, una più estesa possibilità di intervento
all’interno di ciascuna Area Normativa dell’edificato esistente […]. All’interno
di ciascuna Area Normativa, la distribuzione delle destinazioni edilizie,
seguirà pertanto un andamento maggiormente flessibile in relazione alle esigenze
del mercato”. Il nostro gruppo di lavoro intendeva quindi ragionare su questo
sogno di flessibilità per comprenderlo in modo dettagliato.
Sin dai primi incontri abbiamo deciso di studiare gli “usi temporanei” in città,
perché apparivano come un’anticipazione della flessibilità prevista poi come
strutturale nel futuro piano regolatore. Gli usi temporanei prevedono, per un
periodo determinato, la possibilità di impiegare immobili o aree urbane in
deroga alle regole urbanistiche vigenti. L’amministrazione pubblica deve quindi
approvare un uso temporaneo di un’area e affidarne la gestione a un ente privato
o del terzo settore che ha presentato un progetto. Nei mesi abbiamo analizzato
iniziative capaci di insinuarsi in aree dismesse della città per organizzare
eventi culturali, dibattiti, feste e serate musicali al fine di rendere più
attraenti e vivi i luoghi, dunque più appetibili per gli investitori. Notavamo
allora l’esistenza di strumenti amministrativi ibridi e variegati per favorire
la partecipazione del privato agli interessi pubblici e la collaborazione fra
terzo settore e istituzioni. Ad esempio abbiamo scoperto come già la giunta
Appendino aveva accolto la richiesta del Politecnico di collocare “manufatti
prefabbricati” da adibire a “spazi didattici” in un’area un tempo industriale
del complesso di Mirafiori. Con la delibera 876 del settembre 2021 la Città
permette l’intervento del Politecnico consentendo un “uso temporaneo” in deroga
alla destinazione d’uso prevista. L’area apparteneva a Torino Nuova Economia,
ente partecipato dal Comune. Nel 2024 il sito viene messo in vendita dalla
società TNE e a dicembre dello stesso anno il Politecnico lo acquista
definitivamente. In seguito, nel corso delle nostre discussioni, abbiamo
scoperto che la Città aveva da poco messo a punto uno strumento che ha
l’ambizione di dare ordine a queste iniziative, trovando una formula comune e,
pertanto, più facilmente applicabile: una delibera sugli “usi temporanei”.
LA DELIBERA 444 E GLI USI TEMPORANEI
La delibera 444 sugli usi temporanei è stata approvata dal Consiglio comunale di
Torino il 27 giugno 2022. La delibera definisce i criteri per riconoscere alle
aree “nuovi usi, diversi da quelli previsti dallo strumento urbanistico vigente”
e nello specifico regola “l’uso temporaneo di aree e fabbricati di proprietà
privata […] di durata inferiore ai centottanta giorni annui”, “l’uso temporaneo”
di “aree e fabbricati” per una durata superiore ai centottanta giorni e infine
“l’uso temporaneo” di “aree libere di proprietà privata” sempre per un periodo
superiore a centottanta giorni. Per i periodi più lunghi le concessioni possono
durare tre anni e possono essere rinnovate di altri due, “decorsi i quali non
potrà essere ulteriormente reiterata”. Eppure la delibera apre anche alla
stabilizzazione: “Per tutti gli interventi autorizzati è facoltà
dell’Amministrazione […] rendere stabili le destinazioni d’uso temporanee,
previa verifica della dotazione degli standard urbanistici, attraverso
l’adeguamento degli strumenti urbanistici e il versamento degli oneri relativi
alla valorizzazione dell’area ai sensi della normativa vigente”.
Interessanti sono le finalità menzionate dalla delibera stessa: “La presente
deliberazione ha l’obiettivo di costruire un quadro di riferimento locale
univoco e di semplice utilizzo per rendere immediatamente disponibili aree ed
edifici di proprietà privata oggi in attesa di trasformazioni […] al fine di
orientare le prospettive di governance dei processi di trasformazione sulla
rigenerazione urbana tout-court [sic], attivando dinamiche di rinnovamento di
immobili non ancora del tutto trasformati o in attesa di rifunzionalizzazione”.
Dunque gli usi temporanei devono insistere su quelle zone in attesa di
riqualificazione così da attirare gli investimenti: “l’attuazione dell’uso
temporaneo si avvantaggia di una essenziale natura esplorativa volta ad
‘innescare’ la trasformazione di determinati luoghi”. “Da una parte – continua
il testo – l’opportunità di innestare nuovi usi […] riporta un’attenzione
specifica su alcuni dei luoghi abbandonati o degradati della città” e dall’altra
“l’attuazione dell’uso temporaneo promuove un grado maggiore di flessibilità
negli usi degli spazi, costituendo uno strumento utile per testare la ricaduta
in termini qualitativi di una specifica funzione in un determinato luogo e
valutarne l’efficacia rispetto alle esigenze della popolazione”. L’uso
temporaneo, allora, non è solo uno strumento d’avanguardia per immaginare una
città dalle regole flessibili, ma è anche un’occasione per sperimentare il tasso
attrattivo di un’area, la sua possibilità di generare consumi, la disponibilità
a stimolare valore simbolico.
LA CAMPAGNA COMUNICATIVA PER IL NUOVO PIANO REGOLATORE
Il legame fra la delibera sugli usi temporanei e il piano regolatore è stretto e
questo è divenuto evidente nel corso degli eventi comunicativi dedicati al
futuro urbanistico di Torino. Dall’autunno del 2023 e fino al 2025 la Città
organizza momenti di confronto con la cittadinanza per favorire un sedicente
coinvolgimento democratico in vista della scrittura del nuovo piano regolatore.
La campagna comunicativa è gestita da Urban Lab. Urban Lab è un’associazione
controllata dalla Città di Torino e dalla Compagnia di San Paolo e – si legge
sul sito – è nata “per raccontare i processi di trasformazione di Torino e area
metropolitana”. Urban Lab è un’agenzia di comunicazione dello sviluppo
urbanistico torinese e ha organizzato dibattiti sul nuovo piano nelle
circoscrizioni alla presenza di pochi cittadini, degli enti territoriali del
terzo settore, degli amministratori e dell’assessore all’urbanistica Mazzoleni.
I partecipanti potevano scrivere osservazioni su bigliettini e l’assessore –
ovvero colui che ha la direzione politica della stesura del nuovo piano – poteva
rispondere ad alcuni quesiti alla fine del suo monologo. Ancora, Urban Lab ha
organizzato negli stessi mesi passeggiate nei quartieri per far sì che emergesse
ulteriormente la voce degli abitanti. Le iniziative erano nel complesso
insignificanti, eppure producevano foto e video utili a costruire una narrazione
di partecipazione democratica. In taluni contesti, tuttavia, l’assessore è anche
sceso nel merito e ha fornito spunti interessanti.
Lunedì 25 marzo 2024 Urban Lab ha organizzato in Circoscrizione 1 un incontro
fra l’assessore Mazzoleni e i consiglieri di circoscrizione. Ha affermato
Mazzoleni: «Il lavoro che stiamo facendo è ragionare per anticipazioni. Ogni
volta che capiamo una cosa – un obiettivo, o una politica che ci interessa fare,
più tecnica o più alta – subito cerchiamo di capire se c’è uno strumento con cui
anticiparla rispetto al piano. La logica, un po’ controintuitiva, è che vedrete
arrivare pezzi di piano e poi alla fine il piano sarà completo. Non è
facilissimo: la delibera sugli usi temporanei è stato il primo pezzo. L’idea che
la normazione delle destinazioni d’uso possa essere più libera nelle fasi
transitorie rispetto alle fasi finali è una cosa noi che vogliamo mettere nel
piano, ma che siamo riusciti a fare prima. L’idea è che dobbiamo anticipare
alcune delle cose, altrimenti, se stiamo qua ad aspettare due o tre anni, poi è
troppo tardi». Si trattava, almeno, di una conferma in merito all’opportunità
del nostro percorso di approfondimento critico.
Mazzoleni è ancora più chiaro il 21 ottobre 2024 in una audizione per la
Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo
stato di degrado delle città e delle loro periferie. “Vado velocemente al tema
piano regolatore – ha affermato Mazzoleni – […] un piano regolatore fatto oggi,
quarant’anni dopo, [deve] portare a un mutamento di paradigma. Questo è molto
complicato in una legge regionale vecchia di cinquant’anni, quindi è una sfida
complessa, che ci sta mettendo alla prova, ma che abbiamo deciso di
intraprendere. […] Abbiamo in particolare varato quasi subito una delibera sugli
usi temporanei, che è una specie di deregulation, ma limitata nel tempo, per cui
dandosi un orizzonte di tempo finito, nel caso più lungo al massimo di cinque
anni, si è molto più liberi, ma con un’approvazione politica dell’uso che viene
proposto e tanti altri casi in cui si è ritenuto che si dovessero far atterrare
subito sulla città alcuni principi che poi arriveranno con il Piano regolatore,
ma devono essere praticabili subito”. Il termine “deregulation” non è stato mai
utilizzato da Mazzoleni negli incontri pubblici. In un contesto diverso – in una
audizione con la commissione parlamentare, senza la presenza di giornalisti e
cittadini – l’assessore mostra in modo più chiaro la direzione ideologica del
piano regolatore in formazione.
GLI USI TEMPORANEI REALIZZATI
Al momento esistono in città almeno cinque applicazioni delle leggi sugli usi
temporanei. In due casi sono stati realizzati servizi pubblici: un ufficio
postale temporaneo alle Vallette e un centro di raccolta rifiuti in via Massari.
Quest’ultimo è realizzato con i fondi PNRR in un’area dismessa che appartiene
già alla Città, quindi la proprietà pubblica non consente l’impiego della
delibera urbana sugli usi temporanei. Si legge nella delibera relativa a questo
centro di raccolta (la 604 del 2024): “In attesa dell’adeguamento del P.R.G.,
considerata l’urgenza di realizzare l’ecocentro determinata dalle tempistiche
per l’utilizzo dei fondi assegnati, si ritiene opportuno attivare il
procedimento previsto all’articolo 23 quater – Usi Temporanei del Testo Unico
dell’Edilizia […]. Tale articolo prevede infatti che, allo scopo di attivare
processi di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi e
favorire, nel contempo, lo sviluppo di iniziative economiche, sociali, culturali
o di recupero ambientale, il Comune possa consentire l’utilizzazione temporanea
di edifici ed aree per usi diversi da quelli previsti dal vigente strumento
urbanistico”. Il piano regolatore viene quindi forzato – in attesa di uno nuovo,
e più flessibile – per permettere d’impiegare in tempo i fondi PNRR: se non vale
la delibera 444 sugli usi temporanei di proprietà private, allora si può far
riferimento al Testo Unico dell’Edilizia.
Il terzo uso temporaneo riguarda la struttura del castello di Lucento, situato
vicino all’area della Thyssen. Qui una fondazione per l’infanzia e l’adolescenza
ha ottenuto dalla proprietà la gestione in comodato d’uso dell’immobile per
dieci anni al fine di realizzare un polo socio-educativo e culturale rivolto a
bambini e giovani. La giunta comunale è intervenuta con una delibera per il
riconoscimento dell’uso temporaneo al fine di consentire al piano terra la
realizzazione di un polo museale, un salone polivalente e un “punto di
somministrazione”, ovvero un ristorante e una caffetteria. La fondazione,
infatti, oltre a realizzare progetti sociali, permette di accogliere privati che
intendano organizzare compleanni, celebrazioni di laurea, matrimoni e convegni.
Questa ibrida ambiguità fra servizi sociali, arte e attività private sembra una
chiave interessante per leggere la città del futuro immaginata dalle classi
dirigenti. L’arte, in particolare, gode di un’aura di cultura alta,
disinteressata, ma nel concreto pare giustificazione e incentivo di interventi
volti ad aumentare il valore di brani di città. Non è un caso, allora, se il
quarto uso temporaneo riguarda un complesso immobiliare in corso Giovanni Lanza,
affidato all’associazione culturale Flashback per realizzare esposizioni,
residenze artistiche, eventi culturali. Non manca la somministrazione di vivande
e bevande al bar e bistrot interno alla struttura e nominato “Il Circolino”.
Ancora nel dicembre 2024 la Città di Torino delibera il riconoscimento di uso
temporaneo a un immobile in via Cigna all’angolo con via Cervino. La struttura
appartiene a AET Immobiliare Spa ed è stata affittata per sei anni da Orange
Torino S.r.l., società che controlla una catena di palestre in tutta l’area
metropolitana. Orange ha aperto da pochi mesi una palestra nello stabile di via
Cigna e offre la disponibilità di numerosi macchinari, docce, una sauna e
attività sportive su prenotazione. Per legittimare la sua esistenza in deroga al
piano regolatore, la palestra deve garantire un accesso calmierato alle realtà
sociali del quartiere tramite il coordinamento della Circoscrizione 7. I pesi e
i tapis roulant sono disposti in lunghi corridoi sotto un alto soffitto con
vetrate: è uno spazio industriale dismesso. Qui si trovava la SICME che
produceva macchine per la smaltatura dei fili di rame. L’azienda è entrata in
crisi a inizio secolo ed è fallita nel 2004. Nel novembre dello stesso anno gli
operai della SICME hanno occupato per due giorni la portineria per protestare e
vigilare sulla vendita, ma sono stati sgomberati dalla polizia. L’ala della
SICME adiacente alla palestra è invece adibita a museo d’arte moderna e
contemporanea: il museo Ettore Fico inaugurato nel 2014. Nella vicenda di uno
stabile emerge allora la storia industriale e urbanistica della città e, di
conseguenza, diventano più chiari la funzione e l’orizzonte del nuovo piano
regolatore.
DAGLI USI TEMPORANEI AL NUOVO PIANO REGOLATORE
Flessibilità, temporaneità e ibridazione: sono queste le tre parole chiave per
descrivere le peculiarità di uno strumento amministrativo come gli usi
temporanei. E riteniamo che, in modo speculare, la critica agli usi temporanei
potrà essere efficace anche per interpretare il piano regolatore in gestazione.
L’ultima parola chiave, in particolare, merita ancora una riflessione: gli spazi
ibridi mescolano servizi alla comunità e attività imprenditoriali – si fornisce
supporto agli adolescenti, ma si apre il luogo alle feste private; si ospita un
dibattito sull’arte e si offre la cena al bistrot; si garantisce una vaga
accessibilità pubblica a una palestra che resta un’attività privata gestita da
un’azienda – e questa ibridazione configura forse il volto futuro della città:
ogni spazio potrà essere consegnato agli estrattori di valore e ai loro
interessi in cambio di sparuti servizi gestiti dalle stesse entità private.
Il 16 dicembre 2025 la giunta ha approvato il progetto preliminare del nuovo
piano regolatore e ne auspica l’approvazione in consiglio comunale entro
febbraio 2026. Al momento non abbiamo modo di leggere il testo e ci limitiamo a
interpretare le parole veicolate dall’ufficio stampa dell’amministrazione e
riportate dai giornalisti. Emerge un piano che prevede un aumento di abitanti o
fruitori della città (almeno duecentomila in più) e di conseguenza una crescita
edilizia all’interno della città, auspicando un incremento di volumi in altezza.
Sono individuate otto zone speciali di trasformazione urbana e, grazie alla
perequazione urbanistica, in queste aree elette si disarticolano i vincoli posti
dalle destinazioni d’uso e si permette di costruire senza ricorrere alle
procedure di variante urbanistica: il costruttore potrà edificare in cambio di
interventi pubblici in altre parti di città. Il piano non è ancora stato
approvato, restano ancora diversi passaggi formali: ci auguriamo che queste note
critiche e analitiche possano contribuire alla forza d’una opposizione
collettiva. (un altro piano per torino)