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Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ciao, Elena
Elena Camino ci ha lasciati ieri, dopo una malattia che, nella sua grande riservatezza, non aveva comunicato che a pochi amici. La notizia è stata perciò una tristissima sorpresa per molti. Anche perché lei è stata presente e attiva fino all’ultimo. Solo poco tempo fa, il 22 aprile era ancora intervenuta ad Ivrea a un incontro su “Pianeta, ambiente e pace. Uno sguardo femminile”, un titolo che sintetizza i temi del suo costante impegno per una nonviolenza estesa a tutti gli esseri e alla Terra come sistema vivente che ci accoglie e ci sostiene. Ci mancheranno la sua presenza e la sua amicizia,  ci mancheranno i suoi articoli e i suoi contributi culturali, i suoi stimoli e il suo lavoro costante verso tutti noi, soci e socie, collaboratori e collaboratrici del Centro. Sappiamo, però, che Elena continua ad essere con noi, nella compresenza, insieme a Nanni e a tutti gli altri amici e soci che in questi anni ci hanno lasciati. La saluteremo ancora,  con affetto e riconoscenza,  domani, alle 15,30 al cimitero monumentale e la ricorderemo in un appuntamento a lei dedicato nei prossimi mesi. Potrebbe essere in occasione della presentazione dell’antologia degli scritti di Nanni, per la quale lei aveva scritto una commovente post-fazione, che è anche un po’ il suo ultimo saluto a tutti noi. Il Centro Studi Sereno Regis   Centro Sereno Regis
May 28, 2026
Pressenza
TORINO: SOLIDARIETÀ ULTRAS IN TUTTA ITALIA PER MARCO BASOCCU. IL PADRE RIFIUTA LA VERSIONE DELLA QUESTURA
Fuori dagli stadi di mezza Italia sono apparsi striscioni dei gruppi ultras in solidarietà a Marco Basoccu, tifoso juventino dei Viking ancora in coma farmacologico all’ospedale delle Molinette di Torino. Il tifoso è stato operato d’urgenza per un trauma cranico molto grave riportato domenica 24 maggio in seguito agli scontri che hanno preceduto il derby della Mole. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste: la prima relativa agli scontri pre-derby Torino – Juventus, la seconda sulle lesioni gravi subite dal 36enne, colpito alla testa. Secondo le prime ricostruzioni, quelle della Questura, sarebbe stato colpito “da una bottiglia, o forse da un sasso”. Una versione rispedita al mittente da famigliari, amici e testimoni oculari, che sostengono sia stato uno delle decine di lacrimogeni sparati dalla Celere ad altezza d’uomo. Sul portale Infoaut è stato pubblicato un commento dal titolo “Sparo alla cieca”. Si tratta di considerazioni sulla gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura e delle forze di polizia in generale… Ma soprattutto in particolare, nella città di Torino e dintorni. “La polizia non si fa scrupoli a puntare i lacrimogeni ad altezza d’uomo durante i cortei, lo abbiamo visto tante volte in Val di Susa e lo abbiamo visto anche a Torino nelle mobilitazioni più recenti”, commenta Stefano, della redazione di Infoaut, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “I racconti di domenica – aggiunge Stefano – parlano di famiglie con bambini che si sono trovate a schivare i lacrimogeni”. Nell’intervista, Stefano, della redazione di Infoaut, ricorda quanto accaduto nel 2021 a Giovanna, compagna del movimento No Tav della Val di Susa “che fu colpita allo stesso modo da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo”. “Queste cose – spiega Stefano – a Torino e dintorni sono ormai la norma, e fa effetto vedere come il Questore si sia subito premurato di costruire una versione opposta a quella che è la più ovvia e che è stata confermata da chi era lì”. A proposito della narrazione da parte delle forze di polizia e dei media, secondo Stefano di Infoaut “in questa vicenda sta giocando un ruolo importante e fuori dal coro la reazione del padre del ragazzo, che ha avuto il coraggio di far presente che non vuole credere alle fandonie per cui il figlio sarebbe stato colpito da una bottiglia lanciata dai torinisti o addirittura da uno juventino”. “Questa presa di posizione del padre – conclude Stefano – ha messo un po’ in difficoltà il solito copione della stampa che vuol passare quanto accaduto come un qualcosa che non è responsabilità della polizia, e devo dire che sui giornali si sta aprendo un dibattito diverso da solito”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Stefano della redazione di Infoaut. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
I fucilieri della polizia italiana
Il ferimento di Marco Basoccu durante i tafferugli precedenti il derby della Mole è stato liquidato come la conseguenza delle schermaglie tra i tifosi delle due squadre. Uno scontro tra tifoserie organizzate, sempre dipinte come masse informi, ai limiti della civilizzazione, di natura pericolosa. Le testimonianze portano in un’altra direzione: […] L'articolo I fucilieri della polizia italiana su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
Retoriche di una festa. Torino capitale europea del rimosso
(disegno di cristina moccia) Lo scorso fine settimana molte vie di Torino sono state chiuse al traffico e messe a disposizione della Festa dei vicini. Da quando vivo qui ne ho spesso sentito parlare ma non l’ho mai attraversata. Sul sito del Comune scopro che è un’iniziativa nata in Francia nel 1999 e importata a Torino nel 2006 con l’obiettivo di promuovere “la socialità, il senso di comunità e le relazioni tra chi abita nello stesso quartiere”. Da allora queste feste sono cresciute numericamente e la macchina organizzativa che le sostiene si è affinata progressivamente: comitati, associazioni e cittadini vogliosi di animarle avanzano le loro proposte all’ente, che decide i criteri di ammissibilità e le modalità di sostegno: “la valorizzazione degli spazi di quartiere, la creazione di reti sociali, la promozione di legami di prossimità e solidarietà”; “la concessione del suolo pubblico, la chiusura al traffico veicolare, la fornitura di materiali come sedie, tavoli o transenne e la fornitura di materiali grafici per la promozione dell’evento”. Quest’anno, per il ventennale dell’iniziativa, l’amministrazione ha deciso di darle maggiore enfasi inserendola nel calendario degli eventi in preparazione della candidatura di Torino a capitale europea della cultura 2033. E per chiudere il cerchio simbolico, il programma della festa ha incluso anche una “speciale festa per nuovi cittadini”, dedicata a chi ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2026. Il convergere delle celebrazioni mi sembra l’occasione giusta per fare un giro tra le strade occupate da due di questi presidi di “partecipazione civica”, che scelgo per il loro “valore simbolico”: la Festa dei vicini di via Po, dove si è svolta anche la celebrazione dei nuovi cittadini, e quella del quartiere Aurora, allestita in via Alessandria, una via diventata nota negli ultimi anni perché lì c’era la sede dell’ex asilo occupato dagli anarchici, sgomberata nel 2019 dalla giunta Appendino. Quando arrivo in via Po, sabato mattina, il sole batte caldo sulle divise della polizia locale e della vigilanza privata, che sorvegliano le transenne e i passanti. La lunga “tavolata conviviale” è già apparecchiata in mezzo alla strada in attesa del pranzo condiviso. Ciascun posto a sedere è segnato con una tovaglietta di carta che invita i commensali a partecipare a un questionario accessibile tramite un QR code: “La ricetta per una capitale europea della cultura” è il tema dell’indagine, e come una qualsiasi ricetta culinaria riporta gli ingredienti e il procedimento per la preparazione. Aprendo il link al questionario si può rispondere a domande semplici poste con linguaggio infantile: “Qual è l’ingrediente che non può mancare nella Torino del 2033?”, “Perché hai scelto proprio questo ingrediente? (raccontacelo in poche righe)”. Insieme alle tovagliette, dei foglietti di carta bianca riportano le sigle delle associazioni a cui è garantito un posto a sedere. Poco oltre, verso piazza Vittorio Veneto, davanti alla chiesa di San Francesco da Paola è stato allestito lo spazio che ospita la cerimonia per i nuovi cittadini. Un tram storico della città ha le porte aperte verso la facciata della chiesa ed è utilizzato come palcoscenico per i relatori e i festeggiati. Ad affiancarli per tutto il tempo ci sono due agenti del servizio d’onore della municipale in divisa storica. Ai piedi del tram, alcuni posti a sedere sono riservati ad altre personalità pubbliche; chi è venuto a curiosare, insieme ad amici e parenti dei nuovi cittadini, sta in piedi alle loro spalle. I pochi metri che separano il tram dalla facciata della chiesa sono occupati dalla banda del corpo di polizia locale di Torino, che scandisce la cerimonia suonando l’inno nazionale e quello europeo. La scenografia dello spazio, oltre al tricolore e alla bandiera dell’Europa, comprende i manifesti della festa dei nuovi cittadini e di Torino capitale europea della cultura 2033, evento sponsorizzato anche da alcuni enormi palloncini blu. I saluti che precedono il giuramento dei nuovi cittadini vengono affidati ai rappresentanti di Ascom, Confesercenti e Associazione dei commercianti di via Po. I loro discorsi enfatizzano il ruolo del commercio come «vettore di ricchezza, non solo dal punto di vista economico, ma anche ricchezza della società, dell’integrazione, del modo di stare insieme e di creare comunità» (Vincenzo Nettis, presidente provinciale di Confesercenti), ed esprimono apprezzamenti per la festa dei vicini «perché nella vicinanza, nella prossimità, sta quella relazione che è alla base della nostra comunità, e che rende Torino una città accogliente e viva» (Federica Fiore, vicedirettrice di Ascom Torino). Nettis approfitta anche per ricordare l’esistenza di una campagna di raccolta firme, tuttora in corso, volta a istituire le Zes, Zone economiche speciali, tramite una legge che tuteli il commercio di prossimità con «presidi di sicurezza, di civiltà e di convivenza nelle zone e nei quartieri che viviamo». È il momento del discorso del sindaco: «Lo spirito della festa dei vicini è quello che ci ha guidato in tutti questi anni […], con l’obiettivo di stare insieme, incontrarsi, parlarsi […] perché da questa condivisione nasce il senso di identità profondo di questa città». Lo Russo ricorda poi i principi su cui si fonda la repubblica: «Uno di questi è la capacità di essere un paese in grado di accogliere e integrare le persone che arrivano da altre parti del mondo», principio che lui vede anche «nella natura di questa nostra città, una città che si è costruita nei secoli attraverso le tante persone che sono arrivate a cercare condizioni di vita migliore, a fare una famiglia per stabilirsi». Riconosce infine che «prendere la cittadinanza italiana è difficilissimo» ed esprime vicinanza verso coloro che «questa fatica l’hanno fatta», dimostrando «di avere voglia di diventare cittadine e cittadini»; per questi motivi, li ringrazia ripetutamente. Finito il suo discorso, il sindaco invita sul palco i dieci nuovi cittadini preventivamente selezionati a recitare la formula del giuramento: «Giuro di essere fedele alla repubblica e di osservare la costituzione e le leggi dello stato». A ciascuno di loro consegna il documento, offre grandi sorrisi, baci, abbracci e qualche pacca sulle spalle. A chiudere gli interventi istituzionali è il direttore dalla candidatura di Torino a capitale della cultura 2033, Agostino Riitano. Per lui si tratta di «una giornata che rende visibili tantissimi dei valori che stanno caratterizzando il percorso di candidatura […], valori che oggi possiamo toccare con mano nelle vibranti emozioni di questi giuramenti, perché riteniamo l’accoglienza di questa città come una pratica civica, l’intercultura come una risorsa pubblica e la cultura come spazio di relazione per creare e rafforzare quei legami che caratterizzano la temperatura di una città moderna e aperta al futuro, e la dimensione dell’Europa come dimensione e orizzonte di convivenza democratica». A cerimonia appena conclusa, mentre i musicisti della banda scappano dal sole e i parenti dei nuovi cittadini si ricongiungono ai festeggiati, i giornalisti li rincorrono per strappare loro dichiarazioni emozionate ed entusiaste. Prima di scioglierci, una macchina fotografica professionale punta il volto di una ragazza nera che ho avuto accanto nell’ultima mezz’ora; il fotografo chiede di poterla ritrarre, lei declina l’offerta con un gesto della testa e lui desiste con una smorfia stizzita e delusa. Mi trattengo un po’, ma senza aggiungermi al gruppo di avvoltoi che stanno spolpando i protagonisti della festa con le loro domande. Mentre passeggio nel tratto che separa il tram dalla “tavolata conviviale” vedo i primi commensali seduti nei posti a loro assegnati, e i nuovi cittadini appena celebrati allontanarsi con le loro famiglie; immagino allora che stiano andando a pranzare altrove. Vado via anch’io. La festa dei vicini di via Alessandria si svolge la domenica, tra pomeriggio e sera. Mentre mi avvicino sento la musica da lontano e intravedo gruppi di gente sparsa tra postazioni di gioco e banchetti allestiti con vari tipi di materiali, oltre a quello di Legambiente. Qui l’atmosfera è più informale e giocosa rispetto a quella percepita in via Po. L’area chiusa al traffico è transennata ma non vedo la municipale né altre guardie private. Tra chi partecipa c’è rilassatezza e gentilezza; i genitori sembrano felici di poter fare scorrazzare i propri piccoli senza il pericolo del traffico, e tutti sembrano disposti a prendersene cura indipendentemente dal fatto che siano figli loro. Anche questa “tavolata conviviale” è allestita con le tovagliette che promuovono il questionario che ho visto il giorno prima, ed è piena di cibo e bevande che ciascuno dei partecipanti si è preoccupato di portare. C’è poi una scacchiera gigante per terra, un campetto da minivolley, chi gioca a calcio liberamente, chi fa balli di gruppo e altre pratiche corporee; una porzione del suolo è diventato una lavagna su cui far disegnare i bambini coi gessetti. C’è poi un enorme foglio bianco affisso sulla facciata dell’ex asilo; una scritta a mano dice “Aurora siamo noi” e il resto dello spazio è destinato a essere riempito di faccine e nomi degli abitanti, disegnati a mano. Insieme a questo pannello è affisso un manifesto stampato che titola “Il quartiere Aurora è anche tuo”; è stato scritto dal comitato Aurora, nato a gennaio di quest’anno con l’intento di creare “un quartiere più vivo, più bello e più nostro”. Mi allontano anche da questa festa senza avervi davvero partecipato. La due giorni è finita e lascio che i miei sentimenti prendano la forma di riflessioni più ordinate. I discorsi istituzionali ascoltati sabato mattina alla festa dei nuovi cittadini, le parole del sindaco democratico e inclusivo, sarebbero commoventi se non fosse per la quantità sottintesi, omissioni e rimossi. Chi ha parlato da quel palco ha riaffermato tra le righe la differenza tra immigrati “buoni” e “cattivi”, tra chi ce l’ha fatta perché ha saputo fronteggiare le condizioni imposte dalle politiche dell’integrazione e chi probabilmente non ce la farà mai perché quelle condizioni non riesce o non vuole accettarle, trovandole ingiuste, e finisce persino per lasciare il paese per sfinimento. Chi ha parlato dal palco ha dimenticato di nominare le innumerevoli angherie, gli abusi e soprusi che lo stato e le sue diramazioni infliggono alle persone immigrate, soprattutto se povere e prive di reti sociali solide. Eppure di queste angherie e abusi strutturali abbiamo le prove certificate: l’inferno burocratico che bisogna subire per ottenere i permessi necessari a non farsi espellere dal paese; i Cpr in cui si rischia di finire se quel permesso non viene concesso; le trafile estenuanti per ottenere un posto in cui vivere o semplicemente dormire; le persecuzioni a cui si va incontro se, per ragioni di sopravvivenza, si prova a svolgere lavori abusivi pure in luoghi in cui storicamente è stato consentito. E allora, in questo giorno di festa, nella via storica da cui ogni traccia di conflitto e dissenso è stata puntualmente cancellata, mentre osservo l’entusiasmo legittimo di chi ce l’ha fatta, non posso che provare amarezza per il modo in cui le istituzioni locali, con la stampa e il terzo settore che le legittimano, strumentalizzano anche questa loro conquista per accaparrarsi consensi. Vista da qui, Torino sembra più che altro la capitale europea del rimosso. A questa percezione contribuisce la festa dei vicini di via Alessandria, con lo slogan “Aurora siamo noi” e l’ambizione a creare un quartiere “più nostro”. Chi sta dentro o fuori questi “noi” e “nostro”? Gli organizzatori hanno probabilmente dimenticato il ruolo politico e sociale dell’occupazione anarchica sgomberata sei anni fa, oppure l’hanno sempre disprezzata per le modalità conflittuali e tutt’altro che concilianti dei suoi occupanti. Eppure, quella era una sede del pensiero critico che si opponeva alle ingiustizie appena menzionate: la lotta contro i Cpr, le deportazioni e il razzismo delle istituzioni; contro gli sfratti e gli sgomberi delle occupazioni abitative che davano rifugio a centinaia di persone; contro gli abusi di polizia, la militarizzazione e la gentrificazione. Oggi al posto di quella occupazione sta per nascere quello che l’assessore Jacopo Rosatelli ha definito un “presidio educativo e solidale capace di intercettare i bisogni delle giovani generazioni e delle famiglie, promuovendo inclusione, partecipazione e legami di comunità”. A gestire le attività dello spazio per i prossimi vent’anni sarà il Sermig (Servizio Missionario Giovani), ente che in questo giornale abbiamo più volte criticato per la sua tendenza a reprimere i poveri laddove questi non rientrino nel suo giro di affari. Tra gli animatori della festa corre voce che anche il comitato Aurora stia provando a dialogare con il Sermig per accaparrarsi uno spazio da gestire nell’ex asilo di via Alessandria. Di fronte a un destino che sembra già segnato, continuare a osservare in controluce, evidenziare rimozioni e contraddizioni, rischia di diventare più una sfida a sé stessi che ai soggetti criticati. Eppure, oggi rimanere in silenzio mi sembra ancora più rischioso. (alessandra ferlito)
May 26, 2026
Napoli MONiTOR
Lacrimogeni ad altezza uomo: a Torino la polizia ha rischiato di uccidere
Tv e giornali parlano di “scontri” prima del derby della Mole tra Torino e Juventus. La formula è sempre la stessa: generica, comoda, rassicurante. Serve a mettere tutto nello stesso calderone, a cancellare responsabilità, a trasformare la violenza istituzionale in semplice disordine da stadio. Ma il fatto centrale è un […] L'articolo Lacrimogeni ad altezza uomo: a Torino la polizia ha rischiato di uccidere su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Città. Quale cambiamento?
COSA SONO OGGI LE CITTÀ? COME RIPENSARE IL RAPPORTO TRA CENTRI URBANI E ZONE RURALI? QUALI ESPERIENZE SULL’ABITARE APRONO ORIZZONTI NUOVI? COME POSSIAMO ORGANIZZARE UNA CITTÀ DIVERSA ATTRAVERSO POLITICHE E SCELTE INDIVIDUALI E COLLETTIVE CHE RIGUARDANO IL CIBO E IL CLIMA? QUAL POTREBBE ESSERE SU QUESTI TEMI IL RUOLO DEI COMITATI DI QUARTIERE? ESISTONO INIZIATIVE ENERGETICHE COMUNITARIE ETICHE PER LA PRODUZIONE E IL CONSUMO DI ENERGIA? QUALI MODALITÀ DIVERSE DI GESTIONE DI SPAZI PUBBLICI DELLE CITTÀ, TRA MUTUALISMO E SOLIDARIETÀ, SONO OGGI PRATICABILI? QUESTE ALCUNE DOMANDE INTORNO ALLE QUALI È STATA PROMOSSA DAL 21 AL 24 MAGGIO, A TORINO, LA SCUOLA DI POLITICHE “CITTÀ OLTRE LA CRESCITA”, ORGANIZZATA – CON L’INTERVENTO DI AUTOREVOLI OSPITI – DA BENVENUTI IN ITALIA, MOVIMENTO PER LA DECRESCITA FELICE, COLLETTIVO NUMEGA, E CHE HA COINVOLTO NUMEROSI GIOVANI PARTECIPANTI TRA LEZIONI E RIELABORAZIONI IN PICCOLI GRUPPI. APPUNTI DAL DIARIO DELLA SCUOLA Foto Fondazione Benvenuti Italia -------------------------------------------------------------------------------- Giovedì 21 maggio Il 21 maggio al Kontiki Torino abbiamo inaugurato la Scuola di Politiche “Città Oltre la Crescita” (21-24 maggio) organizzata a Torino da Benvenuti in Italia, Movimento per la Decrescita Felice, collettivo Numega, con l’incontro “Le città possibili”. Abbiamo scelto di organizzare la seconda edizione della 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 per continuare il percorso iniziato lo scorso anno, rafforzare la rete decrescentista con sempre più realtà e attivistɜ, scoprire pratiche esistenti per un mondo possibile: l’incontro si è aperto con le parole di 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐁𝐞𝐚𝐧𝐨, presidente di Benvenuti in Italia. L’evento 𝐋𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢, con la moderazione di 𝐊𝐚𝐫𝐥 𝐊𝐫𝐚̈𝐡𝐦𝐞𝐫, Università di Torino e co-presidente di Movimento per la Decrescita Felice, ha affrontato diversi aspetti delle città, della decrescita e di possibilità alternative insieme ad 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐢, King’s College di Londra, 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚𝐫𝐚 𝐏𝐢𝐳𝐳𝐨, Università La Sapienza e Donatella Gasparro, Scuola Normale Superiore di Firenze. Cosa sono oggi le città? Sono ancora i centri urbani cuore di scambi e commercio, oppure il loro metabolismo risponde unicamente al capitalismo e alle loghiche della crescita infinita? A partire da questa domanda, lɜ ospiti si sono susseguitɜ dialogando di crescita e PIL nella città, oggi esempi primi di consumismo ed estrazione di rendita ma anche luoghi ancora da sognare e plasmare, del rapporto tra centri urbani e zone rurali, spesso svuotate in favore delle città anche a causa dell’assenza di servizi pubblici adeguati, e delle alleanze trasversali possibili e necessarie per restituire potere allɜ cittadinɜ, a partire dalle comunità locali. -------------------------------------------------------------------------------- Venerdì 22 maggio Dopo l’accoglienza dellɜ partecipanti e un momento di conoscenza e scambio realizzato grazie al gruppo cura della Scuola, questa mattina abbiamo iniziato a ragionare partendo da un tema essenziale per i centri urbani e per Torino, la città dove si svolge la nostra Scuola: l’𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞. Grazie allɜ ospiti 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐢, Senior Lecturer Dipartimento di Ingegneria del King’s College London, 𝐌𝐚𝐫𝐚 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐞𝐫𝐢, Senior Researcher presso il Politecnico di Torino e 𝐊𝐚𝐫𝐥 𝐊𝐫𝐚̈𝐡𝐦𝐞𝐫, Ricercatore presso l’Università di Torino, siamo statɜ guidatɜ nel panel “Abitare la città” muovendo dalle quattro proposte evidenziate nel “Manifesto per l’abitare nella post-crescita”: 𝑠𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑖𝑑𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎, 𝑑𝑒𝑚𝑒𝑟𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑟𝑒𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑎𝑚𝑝𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑜. 𝐒𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚, per cambiare i nostri immaginari e darci il permesso di pensare la casa come un luogo di convivialità e giustizia 𝐃𝐞𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, per distinguere tra la proprietà del terreno e quella degli edifici, magari pensando alla proprietà collettiva e alla co-gestione come alternative possibili. 𝐑𝐞𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, per contribuire anche con l’abitare alla creazione di giustizia sociale e stabilità per tuttɜ. E, infine, 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨: ribadiremo in questi giorni l’intersezione tra lotte e rivendicazioni apparentemente diverse, e per farlo è necessario guardare anche alla tema della casa dall’alto, con uno sguardo ampio, per leggerne le connessioni profonde con tutti gli altri diritti di base. -------------------------------------------------------------------------------- Venerdì 22 maggio Abbiamo dedicato il pomeriggio della giornata sull’”𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀” ad approfondire tre pratiche ed esperienze concrete locali. Divisɜ in tre gruppi, lɜ partecipanti hanno scelto un 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 del diritto alla casa e all’abitare da discutere e poi riportare in assemblea. Con Andrea Couvert, esperto in processi partecipativi di co-progettazione, parte di Fondazione di Comunità Porta Palazzo e 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐲 𝐋𝐚𝐧𝐝 𝐓𝐫𝐮𝐬𝐭, abbiamo conosciuto un esempio torinese nato in Corso Giulio Cesare che ha scelto la forma del Community Land Trust, primo esempio in Italia e già diffusa in altre città europee. Obiettivo? Facilitare l’accesso all’abitazione nella nostra città e la partecipazione della comunità locale. Rocco Albanese, attivista di Co.Mu.Net, ha invece raccontato l’esperienza di VAR – Vuoti a rendere, 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 che ha coinvolto decine di organizzazioni torinesi lanciata all’inizio del 2024. Oggetto della proposta: nuove tutele per il diritto alla casa – censimento e restituzione alla città di alloggi in stato di non uso. Per parlare di abitazioni pubbliche, invece, sono statɜ con noi Andrea Sacco, consigliere di amministrazione di 𝐀𝐓𝐂 Piemonte ATC Torino, e Carolina Pressi, responsabile per l’associazione ACMOS dell’ambito DAI – Diventare Adulti Insieme, nel quale sono compresi tre progetti di 𝐜𝐨𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐥𝐞. Esperienze concrete, che però ci spronano a liberare l’immaginario, allargare lo sguardo, come abbiamo ascoltato questa mattina: chissà cos’altro e ancora possibile creare. Starà a noi farlo, e ne abbiamo discusso nella plenaria di chiusura della giornata. -------------------------------------------------------------------------------- Sabato 23 maggio Sabato mattina al Kontiki Torino la Scuola di Politiche “Città Oltre la Crescita” ha affrontato il tema del 𝐦𝐞𝐭𝐚𝐛𝐨𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨: rifiuti, metabolismo sociale, energia, riciclo. Abbiamo approfondito vari aspetti specifici con lɜ nostrɜ ospiti del panel di questa mattina. 𝐎𝐬𝐦𝐚𝐧 𝐀𝐫𝐫𝐨𝐛𝐛𝐢𝐨, docente dell’Università di Parma, i cui studi si concentrano sulla transizione ecologica come processo sociale e politico, con cui abbiamo approfondito la sufficienza energetica e la necessità di andare oltre alla sola transizione energetica, accompagnandola invece a un radicale cambiamento dei nostri consumi a livello strutturale oltre che individuale. 𝐑𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨, ricercatore presso il Politecnico di Torino, che si è focalizzato sul tema del cibo e della sua connessione con le città e la decrescita, affrontando in particolare le motivazioni per cui parlare di cibo in città ha a che fare non solo con la filiera di produzione e il trasporto, ma con l’intero sistema produttivo di base. 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐕𝐢𝐜𝐨, dottorando in Ecologia Politica a Barcellona, esperto in pratiche del lavoro informale e gestione dei rifiuti urbani, con il quale siamo arrivatɜ alla riflessione sulla necessità di lavorare proprio su questo livello strutturale. Agire il cambiamento solamente sulla filiera, e non sforzarci di ripensare collettivamente i sistemi e le strutture, in particolare economiche, non potrebbe migliorare fino in fondo il metabolismo urbano e sociale. E allora, dopo aver affrontato dati, problemi e criticità, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨? Agendo sulle politiche pubbliche che riguardano il cibo, anche a livello locale, ridando potere allɜ cittadinɜ, ad esempio attraverso le assemblee climatiche, togliendo potere alle grandi lobby. Ma anche cambiando il nostro immaginario e le nostre convinzioni culturali, per esplorare i luoghi in cui viviamo e le reti di economia e consumo alternativo che già esistono nelle nostre città. Q𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞, personali, collettive, strutturali, sono possibili e immaginabili per un territorio? Qual è il ruolo dei comitati di quartiere? Come avvicinare la produzione del cibo alle persone che vivono in città? Esistono iniziative energetiche comunitarie e più etiche per la produzione e il consumo di energia? Tante risposte, e 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞, le abbiamo ascoltate con le quattro 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐧𝐳𝐞 di questo pomeriggio, che al metabolismo urbano torinese e italiano contribuiscono in modo positivo. Con 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐆𝐮𝐠𝐠𝐢𝐧𝐨, dell’APS CiòCheVale , abbiamo esplorato modi alternativi e sostenibili di nutrire la città, riprendendo il tema portato da Riccardo Bruno nel panel “Metabolismo urbano”. Ciò Che Vale si impegna per ridurre le distanze tra cittadinɜ e produttorɜ locali, mettendo in contatto più di cento famiglie e otto produttorɜ del territorio, per permettere alle persone l’accesso a cibo sano e a minor impatto ambientale, e rafforzare la connessione mentale e sociale tra consumatorɜ e filiera alimentare. Per conoscere un’alternativa comunitaria alla produzione e al consumo di energia, invece, è stata con noi 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚𝐫𝐢 di CER Sinergie, comunità energetica di cui Benvenuti in Italia è tra gli enti co-fondatori. CER Sinergie è nata con l’obiettivo di democratizzare e rendere accessibile l’autoproduzione e la condivisione di energia per lɜ cittadinɜ attraverso la messa in circolo dell’energia prodotta dallɜ membri della CER, che ha inoltre scelto di dedicare esplicitamente parte della propria ripartizione economica a finalità sociali. Grazie ad 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐒𝐭𝐢𝐥𝐥𝐨 e 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨, infine, abbiamo potuto conoscere l’esperienza di Rete Onu e Barattolo Torino da un lato, e di Sbaratto Palermo e Arci Porco Rosso dall’altro. Con loro, lɜ partecipanti alla Scuola hanno avuto l’opportunità di confrontarsi sull’importanza dell’informalità per costruire reti di fiducia cittadine, del valore del riuso e della circolarità dal basso come strumenti culturali contro l’imperativo della crescita. E quale può essere, in quest’ottica, il ruolo delle Istituzioni nel rapporto con tuttɜ lɜ cittadinɜ? Abbiamo chiuso la 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 di Scuola di Politiche restituendoci pensieri, dubbi e nuovi spunti in assemblea plenaria. -------------------------------------------------------------------------------- Domenica 24 maggio L’ultimo panel della Scuola di Politiche si è concentrato sul terzo tema individuato come essenziale per parlare delle città e della decrescita: gli 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚. Ne abbiamo discusso con cinque ospiti che ci hanno portato esperienze di partecipazione politica collegata a luoghi, spazi fisici di diverse città: 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐕𝐞𝐥𝐨𝐭𝐭𝐢, ricercatore postdoc presso la Scuola Normale Superiore e attivista di Agora, nel quartiere di Raval, a Barcellona; 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚𝐧𝐭𝐢, presidente di Trame di Quartiere a Catania, ingegnere e architetta con un focus sulla pianificazione urbana e le pratiche organizzazione civica capillare; 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞, attivista di Comala, spazio pubblico, autocostruito, grazie al recupero di alcuni spazi dell’ex Caserma La Marmora; 𝐒𝐚𝐫𝐚 𝐃𝐢𝐞𝐧𝐚, consigliera comunale a Torino dal 2021 con una storia di attivismo climatico e transfemminista; 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐦𝐚𝐠𝐧𝐨, membro di Benvenuti in Italia e responsabile del progetto GENTE – Generare Territori Educativi con il MoVI – Movimento di Volontariato Italiano. Lɜ partecipanti hanno conosciuto, attraverso parole, immagini, video, e anche storie personali, le esperienze di esistenza e resistenza di vari spazi sociali e politici italiani e internazionali, per poi avviarsi al confronto reciproco con lɜ ospiti e tutto il gruppo su modalità di gestione di spazi politici nelle città, mutualismo e solidarietà, spazio per la comunità locale e voci dissidenti, importanza della lotta di classe nell’intersezione con le altre rivendicazioni. Con l’obiettivo di creare, curare, abitare, anche nella complessità di visioni, alleanze sostanziali, per guardare di più al fine ultimo, e non solo ai mezzi per raggiungerlo. -------------------------------------------------------------------------------- . -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE . -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Città. Quale cambiamento? proviene da Comune-info.
May 24, 2026
Comune-info
Bruna Bianchi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Sala delle 3E del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Il primo contributo del convegno è arrivato da Bruna Bianchi, docente di storia contemporanea e storia delle donne presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. La professoressa ha dimostrato quali furono le risposte di coloro che, durante la Prima Guerra Mondiale, una volta ritrovatisi al fronte, presero coscienza del loro rifiuto alla guerra. Attraverso una elegante collezione di documentazioni manicomiali, fotografie e estratti di diari, l’intervento è andato via via riabilitando la figura del disertore. Un’interessante evoluzione, a livello collettivo, che partendo dalle psicosi e passando per forme di disobbedienza e diserzione individuale (e relativa repressione) arriva a una delle ultime foto, in cui una squadra intera (meno uno) di soldati sorride. Essi hanno disertato insieme e inviano la foto al loro (ex) comandante! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente