Dove vuoi andare?
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Chiedeva solo quello, Mile. Nient’altro. Niente di straordinario per un
tassista, magari di per sé poco loquace. Ma il discorso cambia se lo scenario
nel quale lavori è la Sarajevo assediata, una delle città più martoriate dalla
fine della seconda guerra mondiale.
Mile Plakalovic era serbo. Ma, caso più unico che raro in quel conflitto
brutale, non dava troppo peso alla sua origine. Lui aiutava tutti: serbi,
bosniaci, croati, musulmani. La possibilità di spostarsi rapidamente poteva fare
la differenza tra la vita e la morte a Sarajevo, in quei giorni. Si rischiava di
morire colpiti dall’artiglieria serba che martellava la città ogni singolo
giorno, o ammazzati dai cecchini sul viale Ulica Smaja od Bosne, che divenne
tristemente noto col nome di “Viale dei cecchini”.
A Mile non importava: aveva visto fin troppa violenza e voleva fare il possibile
per limitare, per quanto possibile, quell’orrore. La sua unica arma era il suo
taxi. Dove vuoi andare? Una domanda, una risposta. E via, schivando granate e
proiettili di mitragliatrice.
“Dove vuoi andare?” chiese, un giorno, a Serafina Lukic, la quale rispose con il
suo indirizzo. Doveva riportare a casa un tesoro prezioso: della legna,
necessaria per riscaldare il suo appartamento dove sua figlia stava rischiando
la vita a causa di una polmonite.
Al suo “Dove vuoi andare?” molti risposero con i nomi degli ospedali di
Sarajevo. Furono moltissimi i feriti che Mile trasportò via dal tiro dei
cecchini, rischiando la sua stessa vita. Tantissimi i bambini colpiti dalle
pallottole o mutilati dalle bombe. Quante vite salvò Mile Plakalovic? Non si sa.
Decine, forse centinaia. Continuò a fare quello che considerava il suo dovere
fino alla fine dell’assedio, durato più di 1000 giorni. E tornò a condurre una
vita più che normale, tant’è che è praticamente impossibile reperire
informazioni sulla sua vita nel post-guerra. A Mile probabilmente non
interessavano la gloria o i riconoscimenti. A Mile interessava aiutare ad
alleviare la sofferenza di una guerra folle, condotta su una base etnica in una
città, Sarajevo, da sempre nota per essere stata luogo di incontro – e non di
scontro – tra varie comunità.
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Pubblicato sulla pag. fb di Cronache ribelli
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