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Dove vuoi andare?
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Chiedeva solo quello, Mile. Nient’altro. Niente di straordinario per un tassista, magari di per sé poco loquace. Ma il discorso cambia se lo scenario nel quale lavori è la Sarajevo assediata, una delle città più martoriate dalla fine della seconda guerra mondiale. Mile Plakalovic era serbo. Ma, caso più unico che raro in quel conflitto brutale, non dava troppo peso alla sua origine. Lui aiutava tutti: serbi, bosniaci, croati, musulmani. La possibilità di spostarsi rapidamente poteva fare la differenza tra la vita e la morte a Sarajevo, in quei giorni. Si rischiava di morire colpiti dall’artiglieria serba che martellava la città ogni singolo giorno, o ammazzati dai cecchini sul viale Ulica Smaja od Bosne, che divenne tristemente noto col nome di “Viale dei cecchini”. A Mile non importava: aveva visto fin troppa violenza e voleva fare il possibile per limitare, per quanto possibile, quell’orrore. La sua unica arma era il suo taxi. Dove vuoi andare? Una domanda, una risposta. E via, schivando granate e proiettili di mitragliatrice. “Dove vuoi andare?” chiese, un giorno, a Serafina Lukic, la quale rispose con il suo indirizzo. Doveva riportare a casa un tesoro prezioso: della legna, necessaria per riscaldare il suo appartamento dove sua figlia stava rischiando la vita a causa di una polmonite. Al suo “Dove vuoi andare?” molti risposero con i nomi degli ospedali di Sarajevo. Furono moltissimi i feriti che Mile trasportò via dal tiro dei cecchini, rischiando la sua stessa vita. Tantissimi i bambini colpiti dalle pallottole o mutilati dalle bombe. Quante vite salvò Mile Plakalovic? Non si sa. Decine, forse centinaia. Continuò a fare quello che considerava il suo dovere fino alla fine dell’assedio, durato più di 1000 giorni. E tornò a condurre una vita più che normale, tant’è che è praticamente impossibile reperire informazioni sulla sua vita nel post-guerra. A Mile probabilmente non interessavano la gloria o i riconoscimenti. A Mile interessava aiutare ad alleviare la sofferenza di una guerra folle, condotta su una base etnica in una città, Sarajevo, da sempre nota per essere stata luogo di incontro – e non di scontro – tra varie comunità. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato sulla pag. fb di Cronache ribelli -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dove vuoi andare? proviene da Comune-info.
August 9, 2026
Comune-info
I cecchini di Sarajevo
Il lungo assedio di Sarajevo, dal 1992 al 1996, non fu solo teatro di guerra, ma anche di un atroce "safari umano": un'attività clandestina riservata a facoltosi stranieri, tra cui moltissimi italiani, pronti a pagare per sparare dalle postazioni dei cecchini contro i civili. Questa verità, emersa solo recentemente dal silenzio, è oggi al centro di un'inchiesta che cerca di ricostruire i contorni di un fenomeno tanto crudele quanto sistematico.  Ne parliamo con Irene Sicurella, giornalista freelance che per Presa Diretta ha filmato un reportage andato in onda nei giorni scorsi. Durata 25' ca.
March 22, 2026
Radio Onda Rossa
Individuato uno dei cecchini del weekend a Sarajevo
Indagato un 80enne di Pordenone sospettato di aver pagato per sparare sui civili. Un ex autotrasportatore di Pordenone sarebbe coinvolto nella vicenda dei ‘cecchini del weekend’ di Sarajevo, durante l’assedio della capitale bosniaca. Frammenti di sintetiche notizie di agenzia. «La Procura di Milano ha chiesto all’80enne, ex autotrasportatore, di recarsi […] L'articolo Individuato uno dei cecchini del weekend a Sarajevo su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
BOSNIA – ERZEGOVINA: SARAJEVO NON DIMENTICA LA PALESTINA. MOBILITAZIONI CONTINUE NELLA CITTA’, IN RICORDO DELL’ASSEDIO DEGLI ANNI ’90
Non si fermano le mobilitazioni per la Palestina: anche in Bosnia – Erzegovina e in particolare a Sarajevo, che negli anni ’90 conobbe un terribile assedio quasi 4 anni, si continua a scendere in piazza a sostegno del popolo palestinese. “C’è stata un’evoluzione delle forme di protesta negli ultimi due anni a Sarajevo, c’è stata una mobilitazione più di massa” ha commentato ai nostri microfoni Boris, attivista e cooperante umanitario: “quello che è interessante e significativo è vedere che anche i sindacati bosniaci, seguendo l’esempio di quelli italiani e altri europei, hanno dato pieno appoggio alle proteste.” Domenica 12 ottobre l’ultima manifestazione che si è svolta in città, mentre da febbraio 2024 continua l’appuntamento di piazza per ricordare e leggere i nomi dei bambini uccisi da Gaza. Ci si ritrova, ogni martedì sera, accanto al Fuoco Eterno, simbolo dell’antifascismo e della resistenza nel cuore della capitale della Bosnia Erzegovina. “Quello che succede a Gaza adesso ha un effetto molto dirompente sui cittadini bosniaci” continua Boris “ricordano sui propri cuori cosa vuol dire essere un civile sotto assedio, cosa vuol dire essere un civile durante un genocidio.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Boris, attivista e cooperante umanitario. Ascolta o scarica [Foto di Almira Mehić]
October 16, 2025
Radio Onda d`Urto