Tag - diritti digitali

Sorveglianza digitale come quotidianità
di Catalina Balla (*) Qualche volta guardare lontano ci permette di capire meglio cosa sta accadendo e cosa si profila. Quando i sistemi di sorveglianza diventano parte integrante del panorama In America Latina, i sistemi di sorveglianza stanno “colonizzando” gli spazi quotidiani grazie anche alla nostra progressiva indifferenza Illustrazione di Gilda Martini. Uso lecito Questo articolo è tratto da Global
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Data center in Italia: analisi delle criticità tra impatti ambientali e sovranità digitale
L’Italia sta vivendo una fase di espansione infrastrutturale nel settore dei data center senza precedenti, posizionandosi come uno dei mercati emergenti più attraenti d’Europa dopo l’area tradizionale FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi). Al 2025, si contano circa 222 data center distribuiti sul territorio nazionale, gestiti da 94 diversi provider. La città metropolitana di Milano rappresenta il cuore pulsante di questo sviluppo, concentrando il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale, pari a circa 414 MW IT. L’insediamento di un data center non è un’operazione neutrale. Le criticità si manifestano principalmente su quattro fronti: consumo di suolo, stress della rete elettrica, prelievo idrico e impatto sociale. Inoltre, i governi europei promuovono l’attrazione di data center hyperscale come una vittoria per la sovranità digitale. Tuttavia, ospitare infrastrutture statunitensi su suolo italiano non conferisce controllo sui dati né autonomia tecnologica. Al contrario, crea una dipendenza strutturale: una volta che i sistemi della sanità o della difesa sono migrati su server Microsoft o AWS, il potere negoziale dello Stato si azzera. Con Marco di Privacy Network, esploriamo le implicazioni e le criticità del boom dei data center in Italia. Prossimi appuntamenti: Qui il documento integrale consultabile. Leggi anche l’intervista su Infoaut a Errico Duranti del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio e ascolta gli approfondimenti sui data centers su Radio Blackout.
September 17, 2026
Radio Blackout - Info
Data center in Italia: analisi delle criticità tra impatti ambientali e sovranità digitale
L’Italia sta vivendo una fase di espansione infrastrutturale nel settore dei data center senza precedenti, posizionandosi come uno dei mercati emergenti più attraenti d’Europa dopo l’area tradizionale FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi). Al 2025, si contano circa 222 data center distribuiti sul territorio nazionale, gestiti da 94 diversi provider. La città metropolitana di Milano rappresenta il cuore pulsante di questo sviluppo, concentrando il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale, pari a circa 414 MW IT. L’insediamento di un data center non è un’operazione neutrale. Le criticità si manifestano principalmente su quattro fronti: consumo di suolo, stress della rete elettrica, prelievo idrico e impatto sociale. Inoltre, i governi europei promuovono l’attrazione di data center hyperscale come una vittoria per la sovranità digitale. Tuttavia, ospitare infrastrutture statunitensi su suolo italiano non conferisce controllo sui dati né autonomia tecnologica. Al contrario, crea una dipendenza strutturale: una volta che i sistemi della sanità o della difesa sono migrati su server Microsoft o AWS, il potere negoziale dello Stato si azzera. Con Marco di Privacy Network, esploriamo le implicazioni e le criticità del boom dei data center in Italia. Prossimi appuntamenti: Qui il documento integrale consultabile. Leggi anche l’intervista su Infoaut a Errico Duranti del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio e ascolta gli approfondimenti sui data centers su Radio Blackout.
September 17, 2026
Radio Blackout
Stranieri in codice: il bias della neutralità tecnologica nei movimenti migratori
Papers, una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e studi. Per pubblicare il tuo lavoro consulta la pagina della rubrica e scrivi a collaborazioni@meltingpot.org. -------------------------------------------------------------------------------- Alma Mater Studiorum Università di Bologna Dipartimento di Scienze giuridiche Corso di laurea magistrale in giurisprudenza STRANIERI IN CODICE: IL BIAS DELLA NEUTRALITÀ TECNOLOGICA NEI MOVIMENTI MIGRATORI Tesi di laurea in Sociologia delle migrazioni Sofia Nascetti (2024-2025) Scarica l’elaborato INTRODUZIONE «Se non dico mai cosa bisogna fare, non è perché credo che non ci sia nulla da fare; al contrario, è perché penso che ci siano mille cose da fare, inventare, forgiare, da parte di coloro che, riconoscendo le relazioni di potere in cui sono implicati, hanno deciso di resistere o sfuggire ad esse. Da questo punto di vista tutta la mia ricerca poggia su un postulato di ottimismo assoluto. Non svolgo le mie analisi per dire: così stanno le cose, guardate come siete intrappolati. Certe cose le dico solo nella misura in cui considero che esse permettano di trasformare il reale». Michel Foucault, intervista, 1978 Il confine costituisce da sempre uno degli elementi fondamentali attraverso cui gli Stati moderni definiscono la propria sovranità, organizzano lo spazio politico e regolano la mobilità delle persone. Tradizionalmente concepito come una linea geografica di delimitazione territoriale e come barriera fisica tra Stati sovrani, il confine ha progressivamente assunto forme più complesse e diffuse, trasformandosi in un dispositivo mobile, capace di oltrepassare la dimensione esclusivamente territoriale. La genealogia del concetto di frontiera permette di osservare questa trasformazione a partire dal modello vestfaliano, fondato sull’idea di una corrispondenza tra territorio, sovranità statale e controllo dei movimenti attraverso confini chiaramente delimitati. Tale paradigma, tuttavia, viene profondamente ridefinito nel contesto europeo contemporaneo con la creazione dello spazio Schengen, dove l’abolizione dei controlli alle frontiere interne si accompagna allo sviluppo di nuove forme di sorveglianza e selezione lungo i confini esterni dell’Unione europea. La frontiera non scompare, ma viene ricollocata: essa si estende attraverso pratiche amministrative, procedure di identificazione e infrastrutture tecnologiche che anticipano e distribuiscono il controllo della mobilità ben oltre il luogo fisico del passaggio territoriale. In questo processo, le tecnologie digitali hanno assunto un ruolo centrale nella trasformazione delle modalità di governo delle migrazioni. Il confine contemporaneo non è più soltanto una linea geografica, ma un insieme di pratiche, dispositivi e sistemi informativi capaci di classificare, identificare e differenziare gli individui. Durante il transito migratorio, lo straniero viene progressivamente inserito all’interno di un complesso apparato istituzionale composto da banche dati, autorità amministrative, sistemi di sicurezza e attori tecnici. La raccolta e l’elaborazione dei dati personali, in particolare dei dati biometrici, contribuiscono così alla costruzione di una nuova forma di frontiera individualizzata. È all’interno di questa prospettiva che si colloca il concetto di bio-bordering, attraverso cui la frontiera viene incorporata nel corpo stesso del migrante. L’individuo non è più soltanto una persona che attraversa un confine geografico, ma diventa un insieme di informazioni digitalizzate: impronte digitali, immagini facciali, dati biografici e tracce amministrative che costituiscono una nuova forma di identificazione e classificazione. Il corpo migrante diviene quindi uno spazio di iscrizione del potere, un luogo in cui il confine viene prodotto e riprodotto attraverso procedure tecniche apparentemente neutrali. La digitalizzazione delle frontiere europee deve pertanto essere analizzata attraverso la lente della biopolitica, intesa come modalità di governo che agisce sulla gestione della vita, dei corpi e delle popolazioni. Le tecnologie biometriche e le banche dati non si limitano infatti a registrare informazioni preesistenti, ma partecipano alla produzione di categorie amministrative e politiche: definiscono profili di rischio, stabiliscono livelli di vulnerabilità e orientano decisioni relative all’accesso, alla permanenza o all’esclusione dal territorio. Sistemi come EURODAC, il Sistema Informativo Schengen (SIS), il Visa Information System (VIS), l’Entry Exit System (EES) e le nuove forme di interoperabilità tra banche dati europee rappresentano esempi concreti di questa trasformazione, nella quale il controllo della mobilità passa attraverso la gestione e la circolazione dei dati. Tuttavia, la crescente centralità della tecnologia nella governance migratoria non può essere interpretata esclusivamente come una rottura radicale con il passato. Una parte della ricerca sarà dedicata all’analisi delle radici storiche delle tecniche biometriche, evidenziando come la classificazione dei corpi attraverso strumenti di identificazione abbia profonde connessioni con pratiche coloniali. L’utilizzo delle impronte digitali, sviluppatosi tra XIX e XX secolo attraverso sistemi di classificazione applicati anche nei contesti coloniali, mostra come la tecnologia non sia un elemento neutrale, ma sia spesso inserita all’interno di specifici rapporti di potere. La digitalizzazione contemporanea delle frontiere deve dunque essere letta anche alla luce di una continuità storica con forme precedenti di controllo e categorizzazione delle popolazioni considerate mobili o estranee. Parallelamente, la ricerca analizzerà la tensione tra la narrazione dell’Europa come fortezza digitale e la concreta materialità delle pratiche di controllo migratorio. La retorica dell’alta tecnologia (high tech) tende spesso a rappresentare le frontiere europee come sistemi automatizzati, intelligenti e impermeabili, fondati sull’efficienza degli algoritmi e sulla capacità predittiva dei dispositivi digitali. Tuttavia, come mostrano gli studi di Martina Tazzioli e Lucrezia Canzutti, il governo delle migrazioni continua a essere caratterizzato dalla compresenza di strumenti tecnologici avanzati e pratiche analogiche (low tech): documenti cartacei, procedure burocratiche, decisioni discrezionali degli operatori e pratiche amministrative tradizionali convivono con sistemi biometrici e infrastrutture digitali. Questa coesistenza tra analogico e digitale produce una rappresentazione frammentata dell’identità migrante, nella quale il soggetto viene contemporaneamente trasformato in un insieme di dati e sottoposto a procedure materiali e burocratiche. La transizione tecnologica non sostituisce completamente le pratiche precedenti, ma si sovrappone ad esse, generando un sistema ibrido nel quale il controllo viene esercitato attraverso molteplici livelli. Infine, questa ricerca intende superare una lettura esclusivamente vittimizzante della persona migrante, analizzando il tema dell’agency migratoria. Se i dispositivi digitali producono nuove forme di sorveglianza e classificazione, i migranti non devono essere considerati semplicemente soggetti passivi all’interno dell’apparato statale. Essi sviluppano strategie, tattiche e pratiche di negoziazione attraverso cui interagiscono con le infrastrutture amministrative e tecnologiche che regolano i loro percorsi. L’analisi dell’agency permette quindi di mettere in discussione la tradizionale opposizione tra Stato controllore e migrante controllato, mostrando come la mobilità sia il risultato di una relazione dinamica tra potere, resistenza e adattamento. L’obiettivo della presente ricerca è dunque comprendere fino a che punto il potenziamento tecnologico dei sistemi di controllo migratorio contribuisca realmente a rendere più equi e imparziali i processi di accesso al territorio europeo oppure se, al contrario, finisca per rafforzare forme preesistenti di esclusione attraverso una nuova veste di apparente neutralità tecnica. La domanda centrale non riguarda esclusivamente l’efficienza degli strumenti digitali, ma la loro funzione politica: quali categorie producono? Quali soggetti rendono visibili e quali invece marginalizzano? Quali forme di mobilità facilitano e quali ostacolano? L’ipotesi che guida questa ricerca è che la digitalizzazione delle frontiere non elimini le disuguaglianze strutturali presenti nei sistemi migratori, ma possa incorporarle all’interno delle architetture tecniche e normative che regolano la mobilità, rendendole meno immediatamente riconoscibili. Interrogare la presunta neutralità della tecnologia significa quindi analizzare le scelte politiche, economiche e sociali che orientano la progettazione e l’utilizzo di questi strumenti, per comprendere se il nuovo confine digitale rappresenti una trasformazione verso una maggiore giustizia o una sofisticata riformulazione delle logiche tradizionali di esclusione.
September 12, 2026
Progetto Melting Pot Europa
Un ordine esecutivo americano, un collettivo italiano spento in una notte
Autistici/Inventati è un collettivo italiano che da venticinque anni offre servizi digitali – posta elettronica, blog, mailing list, server e strumenti di anonimato – a movimenti e associazioni. Il 26 agosto gli Stati Uniti lo hanno inserito in una lista legata al terrorismo globale. Il caso pone una questione più ampia: quanto è sovrana l’Italia nel mondo digitale, se un provvedimento americano può bloccare un’infrastruttura italiana senza passare da un tribunale italiano o europeo. Il 26 agosto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Autistici/Inventati nella stessa lista di designazione usata per Al-Qaeda. Lo strumento è l’Ordine Esecutivo 13224, un atto amministrativo dell’esecutivo americano, non una sentenza. Nel documento compaiono numeri imponenti: sedicimila caselle di posta elettronica, diecimila blog, cinquemilacinquecento mailing list, millecinquecento siti. Ma quante di quelle caselle appartengono davvero a qualcuno che ha commesso un reato? La domanda è centrale, perché il caso non riguarda soltanto un collettivo di attivisti digitali che fornisce infrastrutture di rete a movimenti sociali, centri sociali, parrocchie, studenti. Riguarda il potere di un governo straniero di spegnere, con la firma di un funzionario, pezzi di infrastruttura utilizzata in Italia senza passare da un giudice italiano o europeo. Autistici/Inventati nasce nel 2001 dall’incontro tra persone e gruppi dell’area antagonista e anticapitalista interessati alla tecnologia e ai diritti digitali. Le sue origini si intrecciano con Indymedia Italia, la rete di informazione indipendente che raccontò dall’interno le proteste del G8 di Genova. Da allora offre caselle di posta non commerciali, mailing list, blog ospitati su Noblogs e altri servizi, gestiti in gran parte da volontari. Nella designazione americana il collettivo è descritto come fornitore dell’infrastruttura digitale di cellule antifasciste internazionali: posta, chat cifrate, server, videoconferenze e strumenti di anonimato. Il documento cita un gruppo di Portland che avrebbe usato quei servizi per organizzare un attacco agli elicotteri della polizia di frontiera, con un’incriminazione federale in corso. Il Tesoro cita inoltre, tra i beneficiari dei servizi, il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione designata come terroristica da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. La questione di fondo è dunque questa: fornire strumenti di comunicazione e cifratura a chiunque li richieda, senza controllare chi li usa e per quale scopo, equivale a sostenerne le finalità? C’è poi un aspetto giuridico importante. La designazione del Tesoro tramite l’OFAC attribuisce lo status di Specially Designated Global Terrorist (SDGT), diverso dall’inserimento nella lista delle Foreign Terrorist Organizations (FTO), che compete al Dipartimento di Stato con una procedura distinta. La differenza non è soltanto tecnica: uno status meno formalizzato e deciso con minori garanzie può produrre comunque un blocco totale dei rapporti economici. Da quel momento nessun soggetto americano può più fornire servizi al collettivo, dai server ai domini fino ai pagamenti. Il Tesoro ha dovuto emettere una licenza, la numero 36, per permettere a chi aveva rapporti commerciali con Autistici/Inventati di chiuderli senza rischiare sanzioni. Il punto debole dell’impianto non sta necessariamente nel sospetto su Portland, che può anche essere fondato, ma nel criterio che non distingue tra chi avrebbe commesso un reato e tutti gli altri utenti. La sociologa Susan Leigh Star osservava che un’infrastruttura tende a diventare visibile quando smette di funzionare. È come il montante dell’acqua di un condominio: se viene chiuso per punire l’inquilino del terzo piano, resta a secco l’intero palazzo, compresi quelli che con quell’inquilino non hanno nulla a che fare. Le conseguenze si sono viste subito. Il Public Interest Registry, l’ente statunitense che amministra i domini .org, ha applicato ad autistici.org un blocco tecnico chiamato serverHold: il dominio esiste, ma i browser non riescono più a raggiungerlo. Il collettivo ha dichiarato di aver appreso della designazione non da una notifica ufficiale, ma da un tweet del Segretario di Stato Marco Rubio, e di non aver ottenuto risposte dal registrar europeo, che a sua volta risponde a un registro americano. Nella notte tra il 27 e il 28 agosto, alle 3:57, il dominio è sparito dalla rubrica pubblica di internet. Autistici/Inventati ha respinto ogni accusa, definendo il provvedimento il frutto di un’amministrazione politicamente in affanno e ribadendo l’intenzione di continuare a fornire strumenti di autodifesa digitale a chiunque ne abbia bisogno. Sul fronte economico la vicenda è ancora più istruttiva. Le donazioni tramite bonifico passavano su un conto Banca Etica, l’istituto italiano della finanza sociale. Non è la prima volta che quel “no” viene pronunciato: era già successo con Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, anch’essa finita nella lista sanzionatoria americana, a cui Banca Etica non era riuscita ad aprire un conto. La spiegazione resa pubblica all’epoca è tecnica quanto inquietante: un bonifico in dollari tra Milano e Roma transita comunque per New York attraverso il sistema SWIFT, e se tra i soggetti coinvolti compare qualcuno inserito nella lista sanzionatoria, quello scalo può negare l’imbarco, con il rischio di compromettere l’operatività dell’intero istituto. Il timbro americano, in altre parole, non colpisce solo il dollaro: arriva anche al bonifico in euro tra due conti italiani. Il 27 agosto anche il conto PayPal di Autistici/Inventati, l’altro canale di raccolta fondi, è stato bloccato. C’è un dettaglio quasi paradossale: il collettivo non ha mai accettato Bitcoin, un canale esterno ai tradizionali circuiti finanziari. È una scelta politica coerente con la sua critica alla speculazione finanziaria, ma oggi rappresenta l’unica porta che aveva scelto di tenere chiusa mentre le altre venivano sprangate dall’esterno. Il precedente più significativo non riguarda però un collettivo di attivisti, ma un magistrato internazionale. A febbraio lo stesso Ordine Esecutivo 13224 aveva colpito Karim Khan, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, che aveva emesso un mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. I conti di Khan sono stati congelati e la sua casella di posta professionale, ospitata su Microsoft, è svanita, costringendo la Corte a migrare l’infrastruttura. Lo stesso strumento amministrativo che ieri ha rallentato il lavoro del tribunale internazionale sui crimini di guerra, oggi prova a spegnere un collettivo antifascista italiano. È il criterio che lega i due casi a dover preoccupare, al di là delle simpatie o antipatie per Autistici/Inventati: se offri un servizio a chi commette reati e non conservi i registri, per l’amministrazione americana puoi diventare complice. Non per una sentenza di un tribunale, ma per una decisione amministrativa. Applicato alla lettera, il criterio coinvolge chiunque offra una cifratura efficace, perché l’anonimato è parte essenziale del servizio. È come considerare un fabbro che vende serrature inviolabili complice di qualunque reato venga commesso dietro una porta che quelle serrature proteggono. Sul fronte politico italiano è calato un silenzio quasi totale. Nei giorni successivi alla designazione l’unica voce istituzionale registrata è stata quella di Rifondazione Comunista, che ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di chiarire la posizione del governo su un provvedimento americano che colpisce un soggetto italiano, la sua infrastruttura e i suoi conti. Nell’immediato non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale dell’esecutivo. È qui che emerge il problema della sovranità. Chi debba essere considerato terrorista non dovrebbe dipendere, per un soggetto italiano, dalla sola firma di un funzionario dall’altra parte dell’oceano, ma da un procedimento in cui l’accusato possa difendersi secondo le garanzie del proprio ordinamento. È questo il perimetro della sovranità che rischia di consumarsi, un dominio alla volta, un conto corrente alla volta: quando un’infrastruttura italiana dipende da un rubinetto americano, una parte della sua autonomia diventa esposta a una decisione amministrativa statunitense. La domanda, allora, non riguarda più soltanto Autistici/Inventati. Riguarda chiunque, in Italia, dipenda da un’infrastruttura che non controlla. FONTI ● Foto di copertina: David Pupăză (@davidpupaza) su Unsplash — licenza Unsplash, uso libero — https://unsplash.com/photos/heNwUmEtZzo ● U.S. Department of the Treasury, “Treasury Takes Action Against Violent Far-Left Terrorist Networks”, 26 agosto 2026 — https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616 ● U.S. Department of State, “Designation of Autistici/Inventati as a Specially Designated Global Terrorist”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/designation-of-autistici-inventati-as-a-specially-designated-global-terrorist ● U.S. Department of State, “Imposing Sanctions on Violent Far-Left Terrorist Groups”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/imposing-sanctions-on-violent-far-left-terrorist-groups/ ● U.S. Department of State, Executive Order 13224 — pagina descrittiva — https://www.state.gov/executive-order-13224 ● JURIST, “US Treasury sanctions Palestine Action and two other groups over alleged far-left terrorism ties” — https://www.jurist.org/news/2026/08/us-treasury-sanctions-palestine-action-and-two-other-groups-over-alleged-far-left-terrorism-ties/ ● Decode39, “Autistici/Inventati case sets a new counterterrorism precedent, Irdi says” — https://decode39.com/16319/autistici-inventati-case-sets-a-new-counterterrorism-precedent-irdi-says/ ● Open, “Autistici/Inventati, che cos’è il gruppo italiano antifascista dichiarato «terrorista» dagli Usa”, 27 agosto 2026 — https://www.open.online/2026/08/27/autistici-inventati-sanzioni-usa-terrorismo-cosa-e/ ● Radio Onda d’Urto, intervista al collettivo Autistici/Inventati, 27 agosto 2026 — https://www.radiondadurto.org/2026/08/27/autistici-inventati-nella-lista-statunitense-dei-terroristi-globali-se-non-fosse-grave-e-seria-la-situazione-si-potrebbe-fare-una-bella-risata-intervista-al-collettivo-digitale/ ● Sito ufficiale Autistici/Inventati — comunicato di replica alla designazione USA — https://www.autistici.org Francesco Russo
August 31, 2026
Pressenza
Autistici sotto attacco!
Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo Autistici/Inventati, che ha sede in Italia. La legge federale americana conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una strategia più ampia contro il dissenso radicale, oltre ad A/I rientrano sigle internazionali come Palestine Action e Masar Badil. La base legale è l’Executive Order 13224, firmato dopo l’11 settembre 2001, che consente di colpire chiunque abbia “materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico” a un atto di terrorismo. La formula “supporto tecnologico” è il perno di tutta la vicenda, perché è quella che permette di trattare un provider di servizi come un fiancheggiatore. La pratica di designare una piattaforma Internet e un fornitore di servizi come gruppo terroristico ha implicazioni “enormi” per il futuro della libertà di espressione su Internet, ed è per questo che è importante supportare il collettivo A/I. Il dipartimento di stato Usa ha dato un mese di tempo a privati e imprese statunitensi per rompere i rapporti con il collettivo Autistici/Inventati accusato di terrorismo. Ma, a sole ventiquattr’ore dal provvedimento, le caselle mail ospitate da A/I e i blog noblogs non erano raggiungibili. Tutta colpa del Public Interest Registry (Pir), l’ente che da Washington governa l’accessibilità ai domini «.org» utilizzati abitualmente da gruppi e associazioni no profit. Il Pir ha voluto obbedire per primo all’ordine di Trump e Rubio rendendo irraggiungibile il server. In una mezza giornata, lx tecnicx del collettivo hanno rimediato al problema. I dati sono stati trasferiti a un altro indirizzo web, lx utenti di autistici.org hanno recuperato le loro email e i blog sono tornati visibili su .noblogs.org. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’Hacklab torinese. Ascolta l’approfondimento. Pubblichiamo quanto condiviso direttamente da A/I rispetto all’uso delle caselle mail: 1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta. 2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta. 3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account. 4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo. Per rimanere aggiornatx, e approfondire, consigliamo di controllare le seguenti pagine: Sito: https://inventati.org (dove trovate una trovate una spiegazione completa della vicenda, e i comunicati e la solidarietà espressa) Blog: https://cavallette.noblogs.org Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette Di seguito, del materiale da diffondere, il comunicato di A/I, i link per scaricare “+KAOS”, il libro sui 10 anni di mediattivismo e hacking di A/I, l’articolo di Sabot Media citato nella diretta e gli approfondimenti dedicati alla vicenda da Radio Onda d’Urto e Radio Onda Rossa, e dal Ponte Radio. Ascolta la puntata di Stakkastakka domani, alle 18.30.
August 31, 2026
Radio Blackout - Info
Autistici sotto attacco!
Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo Autistici/Inventati, che ha sede in Italia. La legge federale americana conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una strategia più ampia contro il dissenso radicale, oltre ad A/I rientrano sigle internazionali come Palestine Action e Masar Badil. La base legale è l’Executive Order 13224, firmato dopo l’11 settembre 2001, che consente di colpire chiunque abbia “materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico” a un atto di terrorismo. La formula “supporto tecnologico” è il perno di tutta la vicenda, perché è quella che permette di trattare un provider di servizi come un fiancheggiatore. La pratica di designare una piattaforma Internet e un fornitore di servizi come gruppo terroristico ha implicazioni “enormi” per il futuro della libertà di espressione su Internet, ed è per questo che è importante supportare il collettivo A/I. Il dipartimento di stato Usa ha dato un mese di tempo a privati e imprese statunitensi per rompere i rapporti con il collettivo Autistici/Inventati accusato di terrorismo. Ma, a sole ventiquattr’ore dal provvedimento, le caselle mail ospitate da A/I e i blog noblogs non erano raggiungibili. Tutta colpa del Public Interest Registry (Pir), l’ente che da Washington governa l’accessibilità ai domini «.org» utilizzati abitualmente da gruppi e associazioni no profit. Il Pir ha voluto obbedire per primo all’ordine di Trump e Rubio rendendo irraggiungibile il server. In una mezza giornata, lx tecnicx del collettivo hanno rimediato al problema. I dati sono stati trasferiti a un altro indirizzo web, lx utenti di autistici.org hanno recuperato le loro email e i blog sono tornati visibili su .noblogs.org. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’Hacklab torinese. Ascolta l’approfondimento. Pubblichiamo quanto condiviso direttamente da A/I rispetto all’uso delle caselle mail: 1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta. 2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta. 3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account. 4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo. Per rimanere aggiornatx, e approfondire, consigliamo di controllare le seguenti pagine: Sito: https://inventati.org (dove trovate una trovate una spiegazione completa della vicenda, e i comunicati e la solidarietà espressa) Blog: https://cavallette.noblogs.org Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette Di seguito, del materiale da diffondere, il comunicato di A/I, i link per scaricare “+KAOS”, il libro sui 10 anni di mediattivismo e hacking di A/I, l’articolo di Sabot Media citato nella diretta e gli approfondimenti dedicati alla vicenda da Radio Onda d’Urto e Radio Onda Rossa, e dal Ponte Radio. Ascolta la puntata di Stakkastakka domani, alle 18.30.
August 31, 2026
Radio Blackout
Il dominio sulla comunicazione – di Paolo Punx
In quest'epoca dove la comunicazione è diventata strategica per garantire l'estrazione di plusvalore (profitto) dalla vita messa in produzione, ogni spazio di comunicazione libera diviene oggetto di attacchi e chiusure coatte. Il dominio sulla comunicazione non si applica solo alla gestione dei mass-media, limitando, espellendo, addomesticando, ogni voce ritenuta scomoda dal Governo di turno, [...]
August 29, 2026
Effimera