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Un ordine esecutivo americano, un collettivo italiano spento in una notte
Autistici/Inventati è un collettivo italiano che da venticinque anni offre servizi digitali – posta elettronica, blog, mailing list, server e strumenti di anonimato – a movimenti e associazioni. Il 26 agosto gli Stati Uniti lo hanno inserito in una lista legata al terrorismo globale. Il caso pone una questione più ampia: quanto è sovrana l’Italia nel mondo digitale, se un provvedimento americano può bloccare un’infrastruttura italiana senza passare da un tribunale italiano o europeo. Il 26 agosto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Autistici/Inventati nella stessa lista di designazione usata per Al-Qaeda. Lo strumento è l’Ordine Esecutivo 13224, un atto amministrativo dell’esecutivo americano, non una sentenza. Nel documento compaiono numeri imponenti: sedicimila caselle di posta elettronica, diecimila blog, cinquemilacinquecento mailing list, millecinquecento siti. Ma quante di quelle caselle appartengono davvero a qualcuno che ha commesso un reato? La domanda è centrale, perché il caso non riguarda soltanto un collettivo di attivisti digitali che fornisce infrastrutture di rete a movimenti sociali, centri sociali, parrocchie, studenti. Riguarda il potere di un governo straniero di spegnere, con la firma di un funzionario, pezzi di infrastruttura utilizzata in Italia senza passare da un giudice italiano o europeo. Autistici/Inventati nasce nel 2001 dall’incontro tra persone e gruppi dell’area antagonista e anticapitalista interessati alla tecnologia e ai diritti digitali. Le sue origini si intrecciano con Indymedia Italia, la rete di informazione indipendente che raccontò dall’interno le proteste del G8 di Genova. Da allora offre caselle di posta non commerciali, mailing list, blog ospitati su Noblogs e altri servizi, gestiti in gran parte da volontari. Nella designazione americana il collettivo è descritto come fornitore dell’infrastruttura digitale di cellule antifasciste internazionali: posta, chat cifrate, server, videoconferenze e strumenti di anonimato. Il documento cita un gruppo di Portland che avrebbe usato quei servizi per organizzare un attacco agli elicotteri della polizia di frontiera, con un’incriminazione federale in corso. Il Tesoro cita inoltre, tra i beneficiari dei servizi, il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione designata come terroristica da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. La questione di fondo è dunque questa: fornire strumenti di comunicazione e cifratura a chiunque li richieda, senza controllare chi li usa e per quale scopo, equivale a sostenerne le finalità? C’è poi un aspetto giuridico importante. La designazione del Tesoro tramite l’OFAC attribuisce lo status di Specially Designated Global Terrorist (SDGT), diverso dall’inserimento nella lista delle Foreign Terrorist Organizations (FTO), che compete al Dipartimento di Stato con una procedura distinta. La differenza non è soltanto tecnica: uno status meno formalizzato e deciso con minori garanzie può produrre comunque un blocco totale dei rapporti economici. Da quel momento nessun soggetto americano può più fornire servizi al collettivo, dai server ai domini fino ai pagamenti. Il Tesoro ha dovuto emettere una licenza, la numero 36, per permettere a chi aveva rapporti commerciali con Autistici/Inventati di chiuderli senza rischiare sanzioni. Il punto debole dell’impianto non sta necessariamente nel sospetto su Portland, che può anche essere fondato, ma nel criterio che non distingue tra chi avrebbe commesso un reato e tutti gli altri utenti. La sociologa Susan Leigh Star osservava che un’infrastruttura tende a diventare visibile quando smette di funzionare. È come il montante dell’acqua di un condominio: se viene chiuso per punire l’inquilino del terzo piano, resta a secco l’intero palazzo, compresi quelli che con quell’inquilino non hanno nulla a che fare. Le conseguenze si sono viste subito. Il Public Interest Registry, l’ente statunitense che amministra i domini .org, ha applicato ad autistici.org un blocco tecnico chiamato serverHold: il dominio esiste, ma i browser non riescono più a raggiungerlo. Il collettivo ha dichiarato di aver appreso della designazione non da una notifica ufficiale, ma da un tweet del Segretario di Stato Marco Rubio, e di non aver ottenuto risposte dal registrar europeo, che a sua volta risponde a un registro americano. Nella notte tra il 27 e il 28 agosto, alle 3:57, il dominio è sparito dalla rubrica pubblica di internet. Autistici/Inventati ha respinto ogni accusa, definendo il provvedimento il frutto di un’amministrazione politicamente in affanno e ribadendo l’intenzione di continuare a fornire strumenti di autodifesa digitale a chiunque ne abbia bisogno. Sul fronte economico la vicenda è ancora più istruttiva. Le donazioni tramite bonifico passavano su un conto Banca Etica, l’istituto italiano della finanza sociale. Non è la prima volta che quel “no” viene pronunciato: era già successo con Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, anch’essa finita nella lista sanzionatoria americana, a cui Banca Etica non era riuscita ad aprire un conto. La spiegazione resa pubblica all’epoca è tecnica quanto inquietante: un bonifico in dollari tra Milano e Roma transita comunque per New York attraverso il sistema SWIFT, e se tra i soggetti coinvolti compare qualcuno inserito nella lista sanzionatoria, quello scalo può negare l’imbarco, con il rischio di compromettere l’operatività dell’intero istituto. Il timbro americano, in altre parole, non colpisce solo il dollaro: arriva anche al bonifico in euro tra due conti italiani. Il 27 agosto anche il conto PayPal di Autistici/Inventati, l’altro canale di raccolta fondi, è stato bloccato. C’è un dettaglio quasi paradossale: il collettivo non ha mai accettato Bitcoin, un canale esterno ai tradizionali circuiti finanziari. È una scelta politica coerente con la sua critica alla speculazione finanziaria, ma oggi rappresenta l’unica porta che aveva scelto di tenere chiusa mentre le altre venivano sprangate dall’esterno. Il precedente più significativo non riguarda però un collettivo di attivisti, ma un magistrato internazionale. A febbraio lo stesso Ordine Esecutivo 13224 aveva colpito Karim Khan, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, che aveva emesso un mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. I conti di Khan sono stati congelati e la sua casella di posta professionale, ospitata su Microsoft, è svanita, costringendo la Corte a migrare l’infrastruttura. Lo stesso strumento amministrativo che ieri ha rallentato il lavoro del tribunale internazionale sui crimini di guerra, oggi prova a spegnere un collettivo antifascista italiano. È il criterio che lega i due casi a dover preoccupare, al di là delle simpatie o antipatie per Autistici/Inventati: se offri un servizio a chi commette reati e non conservi i registri, per l’amministrazione americana puoi diventare complice. Non per una sentenza di un tribunale, ma per una decisione amministrativa. Applicato alla lettera, il criterio coinvolge chiunque offra una cifratura efficace, perché l’anonimato è parte essenziale del servizio. È come considerare un fabbro che vende serrature inviolabili complice di qualunque reato venga commesso dietro una porta che quelle serrature proteggono. Sul fronte politico italiano è calato un silenzio quasi totale. Nei giorni successivi alla designazione l’unica voce istituzionale registrata è stata quella di Rifondazione Comunista, che ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di chiarire la posizione del governo su un provvedimento americano che colpisce un soggetto italiano, la sua infrastruttura e i suoi conti. Nell’immediato non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale dell’esecutivo. È qui che emerge il problema della sovranità. Chi debba essere considerato terrorista non dovrebbe dipendere, per un soggetto italiano, dalla sola firma di un funzionario dall’altra parte dell’oceano, ma da un procedimento in cui l’accusato possa difendersi secondo le garanzie del proprio ordinamento. È questo il perimetro della sovranità che rischia di consumarsi, un dominio alla volta, un conto corrente alla volta: quando un’infrastruttura italiana dipende da un rubinetto americano, una parte della sua autonomia diventa esposta a una decisione amministrativa statunitense. La domanda, allora, non riguarda più soltanto Autistici/Inventati. Riguarda chiunque, in Italia, dipenda da un’infrastruttura che non controlla. FONTI ● Foto di copertina: David Pupăză (@davidpupaza) su Unsplash — licenza Unsplash, uso libero — https://unsplash.com/photos/heNwUmEtZzo ● U.S. Department of the Treasury, “Treasury Takes Action Against Violent Far-Left Terrorist Networks”, 26 agosto 2026 — https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616 ● U.S. Department of State, “Designation of Autistici/Inventati as a Specially Designated Global Terrorist”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/designation-of-autistici-inventati-as-a-specially-designated-global-terrorist ● U.S. Department of State, “Imposing Sanctions on Violent Far-Left Terrorist Groups”, 26 agosto 2026 — https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/imposing-sanctions-on-violent-far-left-terrorist-groups/ ● U.S. Department of State, Executive Order 13224 — pagina descrittiva — https://www.state.gov/executive-order-13224 ● JURIST, “US Treasury sanctions Palestine Action and two other groups over alleged far-left terrorism ties” — https://www.jurist.org/news/2026/08/us-treasury-sanctions-palestine-action-and-two-other-groups-over-alleged-far-left-terrorism-ties/ ● Decode39, “Autistici/Inventati case sets a new counterterrorism precedent, Irdi says” — https://decode39.com/16319/autistici-inventati-case-sets-a-new-counterterrorism-precedent-irdi-says/ ● Open, “Autistici/Inventati, che cos’è il gruppo italiano antifascista dichiarato «terrorista» dagli Usa”, 27 agosto 2026 — https://www.open.online/2026/08/27/autistici-inventati-sanzioni-usa-terrorismo-cosa-e/ ● Radio Onda d’Urto, intervista al collettivo Autistici/Inventati, 27 agosto 2026 — https://www.radiondadurto.org/2026/08/27/autistici-inventati-nella-lista-statunitense-dei-terroristi-globali-se-non-fosse-grave-e-seria-la-situazione-si-potrebbe-fare-una-bella-risata-intervista-al-collettivo-digitale/ ● Sito ufficiale Autistici/Inventati — comunicato di replica alla designazione USA — https://www.autistici.org Francesco Russo
August 31, 2026
Pressenza
Autistici sotto attacco!
Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo Autistici/Inventati, che ha sede in Italia. La legge federale americana conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una strategia più ampia contro il dissenso radicale, oltre ad A/I rientrano sigle internazionali come Palestine Action e Masar Badil. La base legale è l’Executive Order 13224, firmato dopo l’11 settembre 2001, che consente di colpire chiunque abbia “materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico” a un atto di terrorismo. La formula “supporto tecnologico” è il perno di tutta la vicenda, perché è quella che permette di trattare un provider di servizi come un fiancheggiatore. La pratica di designare una piattaforma Internet e un fornitore di servizi come gruppo terroristico ha implicazioni “enormi” per il futuro della libertà di espressione su Internet, ed è per questo che è importante supportare il collettivo A/I. Il dipartimento di stato Usa ha dato un mese di tempo a privati e imprese statunitensi per rompere i rapporti con il collettivo Autistici/Inventati accusato di terrorismo. Ma, a sole ventiquattr’ore dal provvedimento, le caselle mail ospitate da A/I e i blog noblogs non erano raggiungibili. Tutta colpa del Public Interest Registry (Pir), l’ente che da Washington governa l’accessibilità ai domini «.org» utilizzati abitualmente da gruppi e associazioni no profit. Il Pir ha voluto obbedire per primo all’ordine di Trump e Rubio rendendo irraggiungibile il server. In una mezza giornata, lx tecnicx del collettivo hanno rimediato al problema. I dati sono stati trasferiti a un altro indirizzo web, lx utenti di autistici.org hanno recuperato le loro email e i blog sono tornati visibili su .noblogs.org. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’Hacklab torinese. Ascolta l’approfondimento. Pubblichiamo quanto condiviso direttamente da A/I rispetto all’uso delle caselle mail: 1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta. 2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta. 3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account. 4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo. Per rimanere aggiornatx, e approfondire, consigliamo di controllare le seguenti pagine: Sito: https://inventati.org (dove trovate una trovate una spiegazione completa della vicenda, e i comunicati e la solidarietà espressa) Blog: https://cavallette.noblogs.org Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette Di seguito, del materiale da diffondere, il comunicato di A/I, i link per scaricare “+KAOS”, il libro sui 10 anni di mediattivismo e hacking di A/I, l’articolo di Sabot Media citato nella diretta e gli approfondimenti dedicati alla vicenda da Radio Onda d’Urto e Radio Onda Rossa, e dal Ponte Radio. Ascolta la puntata di Stakkastakka domani, alle 18.30.
August 31, 2026
Radio Blackout - Info
Autistici sotto attacco!
Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo Autistici/Inventati, che ha sede in Italia. La legge federale americana conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una strategia più ampia contro il dissenso radicale, oltre ad A/I rientrano sigle internazionali come Palestine Action e Masar Badil. La base legale è l’Executive Order 13224, firmato dopo l’11 settembre 2001, che consente di colpire chiunque abbia “materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico” a un atto di terrorismo. La formula “supporto tecnologico” è il perno di tutta la vicenda, perché è quella che permette di trattare un provider di servizi come un fiancheggiatore. La pratica di designare una piattaforma Internet e un fornitore di servizi come gruppo terroristico ha implicazioni “enormi” per il futuro della libertà di espressione su Internet, ed è per questo che è importante supportare il collettivo A/I. Il dipartimento di stato Usa ha dato un mese di tempo a privati e imprese statunitensi per rompere i rapporti con il collettivo Autistici/Inventati accusato di terrorismo. Ma, a sole ventiquattr’ore dal provvedimento, le caselle mail ospitate da A/I e i blog noblogs non erano raggiungibili. Tutta colpa del Public Interest Registry (Pir), l’ente che da Washington governa l’accessibilità ai domini «.org» utilizzati abitualmente da gruppi e associazioni no profit. Il Pir ha voluto obbedire per primo all’ordine di Trump e Rubio rendendo irraggiungibile il server. In una mezza giornata, lx tecnicx del collettivo hanno rimediato al problema. I dati sono stati trasferiti a un altro indirizzo web, lx utenti di autistici.org hanno recuperato le loro email e i blog sono tornati visibili su .noblogs.org. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’Hacklab torinese. Ascolta l’approfondimento. Pubblichiamo quanto condiviso direttamente da A/I rispetto all’uso delle caselle mail: 1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta. 2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta. 3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account. 4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo. Per rimanere aggiornatx, e approfondire, consigliamo di controllare le seguenti pagine: Sito: https://inventati.org (dove trovate una trovate una spiegazione completa della vicenda, e i comunicati e la solidarietà espressa) Blog: https://cavallette.noblogs.org Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette Di seguito, del materiale da diffondere, il comunicato di A/I, i link per scaricare “+KAOS”, il libro sui 10 anni di mediattivismo e hacking di A/I, l’articolo di Sabot Media citato nella diretta e gli approfondimenti dedicati alla vicenda da Radio Onda d’Urto e Radio Onda Rossa, e dal Ponte Radio. Ascolta la puntata di Stakkastakka domani, alle 18.30.
August 31, 2026
Radio Blackout
Il dominio sulla comunicazione – di Paolo Punx
In quest'epoca dove la comunicazione è diventata strategica per garantire l'estrazione di plusvalore (profitto) dalla vita messa in produzione, ogni spazio di comunicazione libera diviene oggetto di attacchi e chiusure coatte. Il dominio sulla comunicazione non si applica solo alla gestione dei mass-media, limitando, espellendo, addomesticando, ogni voce ritenuta scomoda dal Governo di turno, [...]
August 29, 2026
Effimera
Dentro la città-algoritmo
di Carlo A. Bachschmidt Black Box. Sicurezza e sorveglianza nelle nostre città di Laura Carrer è un libro che affronta un tema sempre più presente nella vita quotidiana, il rapporto …
Il figlio che non muore
Lutto digitale, consenso e la menzogna che paghiamo a rate C’è un’anziana signora di ottant’anni, cardiopatica, che vive in una provincia dello Shandong, in Cina. Ogni giorno squilla il videotelefono. Suo figlio la saluta nel dialetto di casa, le dice che è tutto a posto, che è ancora troppo occupato per tornare, ma che le vuole bene. Lei aspetta. Lui promette. Suo figlio è morto in un incidente stradale all’inizio del 2025. Quello che parla è un clone costruito dall’intelligenza artificiale, commissionato dal nipote a un’azienda che si chiama Superbrain. Centinaia di foto, video, registrazioni audio del padre defunto, elaborate per ricostruirne la voce, il volto, il modo di parlare. Il fondatore dell’azienda, Zanguei, ha spiegato il modello di business con una franchezza che lascia senza parole: deceiving people’s emotion, ingannare le emozioni delle persone. Aggiunge che, in fondo, è quello che fanno dalla mattina alla sera: consolare chi resta. La storia l’ha raccontata il South China Morning Post nell’aprile del 2026, ripresa e analizzata da Matteo Flora nel suo Ciao Internet. Vale la pena fermarsi, perché questa non è una distopia futura. È già adesso. UN’INDUSTRIA, NON UN CASO ISOLATO In Cina esiste da anni una piccola — ma non troppo — industria del lutto digitale, documentata già nel 2024 dall’MIT Technology Review. Aziende come Silicon Intelligence, Superbrain e FushU ricreano voci, volti, conversazioni dei defunti. I prezzi vanno dai cinquanta dollari per un’app di base ai millequattrocento per il pacchetto premium, completo di tablet dedicato. Silicon Intelligence dichiara circa mille clienti attivi. Un’altra piattaforma, su Douyin — il TikTok cinese — ha raggiunto duemila abbonati a sette dollari al mese in pochi mesi, così in fretta che la piattaforma stessa ha dovuto emettere avvisi contro le ricreazioni non autorizzate di persone morte. Non è una stranezza orientale. Nel 2020 Joshua Barbeau, uno scrittore canadese, parlò per dieci ore consecutive con un clone GPT-3 della sua fidanzata morta, finché la storia sul San Francisco Chronicle costrinse OpenAI a restringere l’uso del modello. Nello stesso anno Kanye West regalò a Kim Kardashian un ologramma del padre Robert, morto nel 2003, che pronunciava parole costruite ad arte. Negli Stati Uniti operano già HereAfter AI, StoryFile, Project December: versioni più edulcorate dello stesso servizio. Un paper del maggio 2024 del Centre for the Future of Intelligence di Cambridge, pubblicato su Philosophy & Technology, ha identificato cinque rischi concreti che nessuno sta ancora regolando: * il deadbot che inserisce pubblicità nella voce del defunto; * il digital stalking con notifiche spam al sopravvissuto; * il danno psicologico da interazioni quotidiane troppo intense; * l’impossibilità per i sopravvissuti di spegnere il clone; * la manipolazione di bambini attraverso simulazioni dei genitori morti. Cinque rischi concreti. Zero risposte normative strutturate. LA GABBIA PIENA DI CUSCINI Prima ancora delle questioni giuridiche, c’è una questione umana che vale la pena guardare in faccia. Il lutto ha una funzione biologica e sociale. Gli esseri umani hanno passato centomila anni a ritualizzarlo: le veglie funebri, i riti di sepoltura, le lettere di condoglianze, i racconti sul nonno davanti al camino. Non sono convenzioni sentimentali: sono il modo in cui la specie ha imparato a elaborare la perdita, a integrare l’assenza, a continuare a vivere sapendo che qualcuno non c’è più. Ogni chiamata del clone alla signora di Shandong conferma una possibilità alternativa: il figlio è lontano, non è morto. Il processo di elaborazione viene sospeso indefinitamente. Flora richiama in questo contesto la learned helplessness, l’impotenza appresa teorizzata da Seligman nel 1975: quando il controllo sulla realtà viene sistematicamente sottratto, il soggetto smette di cercare risposte autonome. La tenerezza della famiglia che vuole proteggere la nonna dal dolore si trasforma, senza volerlo, in una gabbia piena di cuscini. C’è poi un secondo livello, più sottile. Un clone costruito per consolare non dirà mai nulla che disturbi. Non farà domande scomode. Non porterà conflitto, né crescita. La macchina premia la versione di chi resta che non deve fare i conti con la perdita, perché è quella versione che continua a pagare l’abbonamento. Il clone del figlio non è un sostituto imperfetto: è un sostituto ottimizzato per non far guarire. CHI HA CHIESTO IL PERMESSO? Arriviamo al punto che più dovrebbe preoccupare chi si occupa di diritto, di etica, di politica. In Italia, la materia è sfiorata dall’articolo 2-terdecies del Codice della Privacy, che riconosce ai familiari alcuni diritti sul trattamento dei dati del defunto. Ma non esiste ancora una cornice specifica per l’addestramento di modelli generativi sulla voce, sul volto, sulla gestualità di una persona morta. Il GDPR non si occupa dei morti. L’AI Act europeo non affronta il tema del consenso post mortem in modo diretto. Il risultato è una lacuna enorme. Chi ha autorizzato la clonazione? Chi detiene i server su cui gira il clone? Cosa succede quando scade l’abbonamento? Chi decide quando spegnere il sistema? Nessun ordinamento giuridico europeo ha una risposta strutturata. LA VERITÀ CONDIVISA COME BENE COMUNE «La verità condivisa è la base della dignità delle persone, anche quando fa male.» Non si tratta di demonizzare ogni forma di lutto digitale. Conservare la voce di una persona amata può essere legittimo. La questione è un’altra: cosa succede quando il clone diventa più presente del morto nella memoria di chi resta? Zanguei dice che il suo lavoro è consolare chi resta. Tecnica­mente è vero. Ma queste tecnologie non sono neutrali: sono progettate per trattenere, non per lasciare andare. L’ultima volta che la signora di Shandong ha sentito davvero la voce di suo figlio, lui era vivo. La prossima volta che crederà di sentirlo, quella voce girerà su un server gestito da un estraneo. Qualcuno parla al posto di suo figlio, a sua madre. E nessuno gli ha chiesto il permesso. South China Morning Post, aprile 2026 https://www.scmp.com/news/people-culture/trending-china/article/3349344/china-family-creates-ai-clone-comfort-elderly-mum-after-only-son-dies-car-accident Matteo Flora, Ciao Internet, ep. 1549, aprile 2026 https://www.youtube.com/watch?v=bUnfFGuo9O4 Centre for the Future of Intelligence, University of Cambridge, “Deadbots and the Right to Rest in Peace”, Philosophy & Technology, maggio 2024 https://link.springer.com/article/10.1007/s13347-024-00761-4 Francesco Russo
April 22, 2026
Pressenza
Social vietati ai minori, arriva l’app europea per la verifica dell’età.
L’Unione europea procede verso una stretta per i minorenni sui social. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la nuova app per la verifica dell’età è pronta all’uso, segnando il passaggio dalla fase di progettazione a quella operativa. “È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato”, ha detto von der Leyen. Oggi come oggi, gli Stati procedono in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno già vietato l’accesso ai minori a determinate piattaforme, Parigi sotto i 15 anni di età e Lisbona sotto i 13, mentre altri Paesi membri stanno valutando provvedimenti simili, seguendo un approccio nazionale. Con Hagar Taamallah, di Privacy network, cerchiamo di fare chiarezza sul tema, parliamo del rischio che strumenti presentati come soluzioni per la protezione dei minori possano, nella realtà, trasformarsi in infrastrutture di sorveglianza pervasiva, con impatti rilevanti sulla privacy e della necessità di un approccio integrato – e quindi anche educativo e culturale – alla protezione dei minori online. Ascolta e scarica l’approfondimento. Per approfondire: https://privacy-network.it/news/novita/i-minori-nella-societa-digitale-cosa-sta-succedendo-in-europa/
April 20, 2026
Radio Blackout - Info
Social vietati ai minori, arriva l’app europea per la verifica dell’età.
L’Unione europea procede verso una stretta per i minorenni sui social. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la nuova app per la verifica dell’età è pronta all’uso, segnando il passaggio dalla fase di progettazione a quella operativa. “È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato”, ha detto von der Leyen. Oggi come oggi, gli Stati procedono in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno già vietato l’accesso ai minori a determinate piattaforme, Parigi sotto i 15 anni di età e Lisbona sotto i 13, mentre altri Paesi membri stanno valutando provvedimenti simili, seguendo un approccio nazionale. Con Hagar Taamallah, di Privacy network, cerchiamo di fare chiarezza sul tema, parliamo del rischio che strumenti presentati come soluzioni per la protezione dei minori possano, nella realtà, trasformarsi in infrastrutture di sorveglianza pervasiva, con impatti rilevanti sulla privacy e della necessità di un approccio integrato – e quindi anche educativo e culturale – alla protezione dei minori online. Ascolta e scarica l’approfondimento. Per approfondire: https://privacy-network.it/news/novita/i-minori-nella-societa-digitale-cosa-sta-succedendo-in-europa/
April 20, 2026
Radio Blackout
Quando l’intelligenza artificiale è un adolescente. E nessuno sa ancora come crescerla
Dario Amodei — uno degli uomini che più di chiunque altro ha contribuito a costruire l’intelligenza artificiale così come la conosciamo oggi — ha scritto un saggio che dovrebbe essere letto ben oltre le cerchie tecnologiche. Non perché spieghi come funziona l’AI. Ma perché ammette qualcosa che raramente chi costruisce il futuro è disposto a riconoscere: non sappiamo ancora come governarlo. La tesi di Amodei è racchiusa in una metafora: la tecnologia contemporanea si trova in una fase adolescenziale. Cresce a una velocità straordinaria, sviluppa capacità sempre più potenti, ma le istituzioni che dovrebbero orientarla e contenerla non riescono a starle dietro. Come un adolescente che ha già la forza di un adulto ma non ancora la saggezza per usarla, l’intelligenza artificiale esiste oggi in uno spazio pericolosamente privo di tutele adeguate. Vale la pena fermarsi su questa immagine. Perché non è retorica. È una diagnosi politica. Ogni grande trasformazione tecnologica ha prodotto, prima o poi, un conflitto tra la velocità dell’innovazione e la lentezza delle istituzioni. È accaduto con la rivoluzione industriale, con l’energia nucleare, con internet. In ciascuno di questi casi, il ritardo nella risposta istituzionale ha avuto un costo: incidenti, soprusi, concentrazioni di potere difficili da smantellare in seguito. Con l’intelligenza artificiale, questo ritardo rischia di essere più profondo e più rapido allo stesso tempo. L’AI non è una macchina che fabbrica oggetti. È un sistema che produce decisioni, previsioni, raccomandazioni. Decide chi ottiene un prestito, chi viene segnalato come sospetto, chi vede quale contenuto, quale candidato viene selezionato per un colloquio di lavoro. Agisce, in modo sempre più pervasivo, nei gangli della vita quotidiana delle persone. E lo fa, per lo più, in modo opaco. Senza che i destinatari di quelle decisioni possano capire perché sono state prese, contestarle, chiedere conto a qualcuno. Nel 2024, l’Unione europea ha adottato il primo grande quadro normativo dedicato all’intelligenza artificiale: il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act. Non è una legge perfetta. Ma è un tentativo serio di costruire strutture istituzionali capaci di accompagnare, e non subire, la trasformazione in corso. L’approccio europeo si fonda su una logica di gradazione del rischio. Alcuni usi dell’intelligenza artificiale sono vietati senza eccezioni: la manipolazione subliminale del comportamento umano, la classificazione sociale delle persone da parte delle autorità pubbliche, il riconoscimento biometrico di massa negli spazi pubblici. Altri usi, quelli che toccano la vita concreta delle persone — la selezione del personale, la valutazione degli studenti, le decisioni in campo sanitario — sono soggetti a requisiti stringenti di trasparenza, controllo umano, responsabilità. È un’architettura che parte da un’idea semplice quanto necessaria: non tutta l’innovazione si equivale, e il grado di scrutinio deve essere proporzionale alla posta in gioco per le persone. Il problema che Amodei solleva non si risolve con una legge, per quanto ben congegnata. Si tratta di qualcosa di più profondo: la capacità collettiva di ragionare su tecnologie che la maggior parte delle persone — incluse quelle che le governano — non comprende davvero. Le decisioni più importanti sull’intelligenza artificiale vengono prese oggi in ambienti tecnici e aziendali che restano largamente estranei alla deliberazione democratica. Chi decide quali valori devono essere codificati nei modelli di AI? Chi stabilisce quali bias sono accettabili e quali no? Chi risponde quando un sistema automatizzato sbaglia e produce danno? Queste non sono domande tecniche. Sono domande politiche. E finché restano confinate nei laboratori e nelle sale riunioni delle grandi aziende tecnologiche, la risposta viene data senza che la società abbia voce. La metafora adolescenziale di Amodei vale anche qui. Un adolescente cresce meglio quando intorno a lui ci sono adulti capaci di accompagnarlo, non di bloccarlo né di abbandonarlo a sé stesso. La governance dell’AI richiede la stessa combinazione: presenza, responsabilità, capacità di ascolto. Non paura del futuro, ma rifiuto della delega incondizionata. C’è un rischio nell’uso della metafora evolutiva applicata alla tecnologia: quello di farci credere che lo sviluppo segua una traiettoria naturale, e che il nostro compito sia solo quello di adattarci. Non è così. Le tecnologie non crescono da sole. Crescono nella direzione che le scelte umane — economiche, politiche, regolative — decidono di dargli. L’AI Act europeo è importante non solo per ciò che prescrive, ma per il messaggio implicito che veicola: le società democratiche hanno il diritto e il dovere di porre condizioni allo sviluppo tecnologico. Non in nome della paura, ma in nome di una visione di futuro in cui la tecnologia serva le persone e non le assoggetti. Che questa visione si affermi o meno dipenderà, nei prossimi anni, da scelte concrete: sulla distribuzione dei benefici dell’automazione, sulla tutela del lavoro, sull’accesso equo alle tecnologie, sulla trasparenza degli algoritmi che già oggi influenzano la vita di milioni di persone. Amodei chiude il suo saggio con un’affermazione che suona quasi come un appello: la sfida più grande non è la tecnologia in sé, ma la nostra capacità di gestirla con saggezza. Ma la saggezza non è una virtù individuale. È il prodotto di processi collettivi, di istituzioni funzionanti, di spazi pubblici in cui le decisioni possano essere discusse, contestate, cambiate. L’adolescenza dell’intelligenza artificiale non finirà da sola. E la qualità dell’età adulta che verrà dipende da chi parteciperà alla sua educazione. La domanda è: la società civile sarà presente a quel tavolo, o lo lasceremo solo ai costruttori? Redazione Napoli
April 15, 2026
Pressenza