È fernuta ‘a zezzenella: chiacchiere resistenti per costruire dalle macerie. (RDCongo) (1/2: redazionale completo )"É fernuta a zezzenella" nel gergo contadino campano significa che è finito il
periodo di mungitura delle vacche, che non c'è più latte da prendere, che le
mucche sono allo stremo. Nella parlata comune questa frase si traduce con "è
finita la pacchia", é finito il divertimento.
Ma per chi? Per il padre padrone, per il colonizzatore bianco, per il
capitalista: che altro volete prendervi? Ci rimane solo la vita.
É da quello slancio vitale che resiste tra le macerie di una catastrofe
permanente che vogliamo ripartire, da quella forza potente e ancestrale che da
millenni continua a far girare il mondo, nonostante l'impegno dei noti
maschietti, ricchissimi e capricciosi, nel trasformare la realtà in distopia.
Ne parliamo il mercoledì mattina dalle 10:30 ogni due settimane con le amiche di
ecologia politica e Claudia Terra, facendo partire i nostri discorsi dalle
testimonianze dell3 compagn3 che vivono e lottano nel Sud Globale, con le quali
abbiamo avuto la fortuna di incrociare le strade É fernuta a zezzenella oi' Ci
trovate sugli 87.9 fm Perchè sta musica adda cangià.
In questa puntata affrontiamo il tema dell’estrattivismo nella Repubblica
Democratica del Congo a partire dalle voci di chi vive e resiste nei territori
colpiti dalle grandi opere. Attraverso le testimonianze di attivistɜ e comunità
locali impegnate nella lotta contro le dighe di Inga 1 e Inga 2, primi tasselli
del progetto Grand Inga (Inga 3), raccontano cosa significa convivere con un
modello di sviluppo imposto dall’alto. Un modello che produce energia senza
garantire accesso alle popolazioni, e che alimenta soprattutto il settore
minerario, sostenendo l’estrazione di cobalto e altri minerali strategici.
L’estrazione di cobalto è uno dei pilastri materiali di ciò che in Occidente
viene chiamato “green”. Batterie, auto elettriche e tecnologie considerate
sostenibili poggiano su una filiera che scarica i costi ambientali e umani nei
territori di estrazione. Nella Repubblica Democratica del Congo, questo
significa miniere insicure, sfruttamento del lavoro, anche minorile,
contaminazione di acqua e suoli, sgomberi e perdita di mezzi di sussistenza. La
transizione ecologica, così com’è costruita, riduce le emissioni altrove ma pesa
sulla pelle di chi vive nei territori sacrificati all’approvvigionamento di
materie prime.