Tag - ecologia

Tolkien contro Tolkien
Un intervento tenuto al Fabcom di Fabriano che ripercorre il trionfo planetario di Tolkien negli ultimi venticinque anni, la sua banalizzazione commerciale sistematica… L'articolo Tolkien contro Tolkien sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
September 2, 2026
L'INDISCRETO
Dalle foreste di Atlanta fino alla Val di Susa: ri-creare le reti dell’abbondanza
Dalla fine di agosto a metà settembre l’attivista trans apache Abundia Alvarado sarà in Italia per condividere progetti e riflessioni elaborate negli ultimi anni all’interno dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale nel Sud degli Stati Uniti. Abundia è attivista ambientale, per la causa lgbtq+, per la restituzione della terra alle comunità native, per i diritti di lavoratorx. Insieme ad Abundia viaggeranno anche altri attivisti che come lei hanno partecipato tra il 2021 e il 2024 alla difesa della foresta di Atlanta. In queste settimane segnate dal riscaldamento globale e dall’accanirsi della repressione sulle fasce più vulnerabili della popolazione , il tour, dalla Sicilia fino alla Val di Susa, offre un’occasione per ragionare su come sia possibile contrastare in modo comunitario questa crisi. Ad Atlanta hanno cercato di impedire la costruzione di una delle più grandi basi di addestramento della polizia nel mondo. Soprannominata “Cop City”, la base ha comportato l’abbattimento della foresta che sorgeva come immenso parco pubblico ai margini della città, ed è stata realizzata per decreto dell’amministrazione Biden. Dopo le proteste anti-razziste del movimento Black Lives Matter, invece di sottrarre fondi alle Forze dell’Ordine per meglio investire nei servizi sociali, il governo americano decise infatti di costruire queste enormi basi in tutto il Paese, per addestrare la polizia ad una repressione più dura dei manifestanti. Ai nostri microfoni interviene chi li accompagna in questo tour, per raccontarci meglio il perché di questo viaggio e i temi al centro degli incontri tra cui il concetto di abbondanza come resistenza e quello di spazi di cura e aggregazione che nascono nella lotta come i Consigli Autonomi di Cucina (Autonomous Kitchen Council https://akccollective.noblogs.org/): Per contribuire alle spese di viaggio, è in corso una raccolta fondi su Produzioni dal Basso:  https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-il-tour-italiano-di-abundia-per-diffondere-abbondanza-e-solidarieta-tramite-la-cucina Di seguito le date del tour e la locandina con tutte le info per la tappa in Val di Susa: – Catania il 28 e il 29 agosto al Parco Falcone – assemblea e aperitivo dalle 18 sabato 28, cena e proiezione dalle 19.30 il 29 https://www.instagram.com/p/DcYkakiCHTy/ – Palermo, il 31 agosto presso Eglise e Scuola di Restanza – proiezione dalle 18, cena e assemblea dalle 20.30 https://www.instagram.com/p/DcMJjCDCMe2/?img_index=1 – Verona, il 2 settembre presso l’associazione culturale Sobilla, con Non Una di Meno – aperitivo, assemblea e proiezione dalle 18.30 https://www.instagram.com/p/Dcgl55YAO_V/?img_index=1  – Milano, il 4 settembre ospiti del festival “Abba Vive” di Cantiere – assemblea e proiezione dalle 18.30 https://www.instagram.com/p/DcVksr6jlwQ/  – Val di Susa, il 5 settembre a VisRabbia di Avigliana (laboratorio di cucina dalle 17) e il 6 settembre all’associazione La Credenza di Bussoleno (assemblea, cena e proiezione dalle dalle 18) – https://gancio.cisti.org/event/tessere-la-rete-dellabbondanza  – Pisa, l’8 settembre a Exploit, ospiti di L3 Reiett3 e Spazio Sociale Apuano; – Napoli, il 10 settembre presso la Mensa Occupata dell’Università Federico II; – Roma, l’11 e 12 settembre, al CSOA exSNIA in collaborazione con il collettivo Blocco Decoloniale e vivèro luogo di quartiere – proiezione dalle 21 l’11, assemblea, pranzo e laboratorio di cucina dalle 10.30 il 12
August 28, 2026
Radio Blackout - Info
Dalle foreste di Atlanta fino alla Val di Susa: ri-creare le reti dell’abbondanza
Dalla fine di agosto a metà settembre l’attivista trans apache Abundia Alvarado sarà in Italia per condividere progetti e riflessioni elaborate negli ultimi anni all’interno dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale nel Sud degli Stati Uniti. Abundia è attivista ambientale, per la causa lgbtq+, per la restituzione della terra alle comunità native, per i diritti di lavoratorx. Insieme ad Abundia viaggeranno anche altri attivisti che come lei hanno partecipato tra il 2021 e il 2024 alla difesa della foresta di Atlanta. In queste settimane segnate dal riscaldamento globale e dall’accanirsi della repressione sulle fasce più vulnerabili della popolazione , il tour, dalla Sicilia fino alla Val di Susa, offre un’occasione per ragionare su come sia possibile contrastare in modo comunitario questa crisi. Ad Atlanta hanno cercato di impedire la costruzione di una delle più grandi basi di addestramento della polizia nel mondo. Soprannominata “Cop City”, la base ha comportato l’abbattimento della foresta che sorgeva come immenso parco pubblico ai margini della città, ed è stata realizzata per decreto dell’amministrazione Biden. Dopo le proteste anti-razziste del movimento Black Lives Matter, invece di sottrarre fondi alle Forze dell’Ordine per meglio investire nei servizi sociali, il governo americano decise infatti di costruire queste enormi basi in tutto il Paese, per addestrare la polizia ad una repressione più dura dei manifestanti. Ai nostri microfoni interviene chi li accompagna in questo tour, per raccontarci meglio il perché di questo viaggio e i temi al centro degli incontri tra cui il concetto di abbondanza come resistenza e quello di spazi di cura e aggregazione che nascono nella lotta come i Consigli Autonomi di Cucina (Autonomous Kitchen Council https://akccollective.noblogs.org/): Per contribuire alle spese di viaggio, è in corso una raccolta fondi su Produzioni dal Basso:  https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-il-tour-italiano-di-abundia-per-diffondere-abbondanza-e-solidarieta-tramite-la-cucina Di seguito le date del tour e la locandina con tutte le info per la tappa in Val di Susa: – Catania il 28 e il 29 agosto al Parco Falcone – assemblea e aperitivo dalle 18 sabato 28, cena e proiezione dalle 19.30 il 29 https://www.instagram.com/p/DcYkakiCHTy/ – Palermo, il 31 agosto presso Eglise e Scuola di Restanza – proiezione dalle 18, cena e assemblea dalle 20.30 https://www.instagram.com/p/DcMJjCDCMe2/?img_index=1 – Verona, il 2 settembre presso l’associazione culturale Sobilla, con Non Una di Meno – aperitivo, assemblea e proiezione dalle 18.30 https://www.instagram.com/p/Dcgl55YAO_V/?img_index=1  – Milano, il 4 settembre ospiti del festival “Abba Vive” di Cantiere – assemblea e proiezione dalle 18.30 https://www.instagram.com/p/DcVksr6jlwQ/  – Val di Susa, il 5 settembre a VisRabbia di Avigliana (laboratorio di cucina dalle 17) e il 6 settembre all’associazione La Credenza di Bussoleno (assemblea, cena e proiezione dalle dalle 18) – https://gancio.cisti.org/event/tessere-la-rete-dellabbondanza  – Pisa, l’8 settembre a Exploit, ospiti di L3 Reiett3 e Spazio Sociale Apuano; – Napoli, il 10 settembre presso la Mensa Occupata dell’Università Federico II; – Roma, l’11 e 12 settembre, al CSOA exSNIA in collaborazione con il collettivo Blocco Decoloniale e vivèro luogo di quartiere – proiezione dalle 21 l’11, assemblea, pranzo e laboratorio di cucina dalle 10.30 il 12
August 28, 2026
Radio Blackout
Continua la lotta in difesa degli orti urbani a Livorno
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratorx, cittadinx e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Qui si è dato vita a iniziative sociali, incontri, momenti di dibattito. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero.  In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero, dal 3 al 6 settembre. Nel mentre sono partiti 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero. Arianna, del comitato degli orti urbani di Via Goito, ci spiega meglio la situazione, evidenziando come la manifestazione nazionale sarà importante non solo per prendere parola contro la speculazione edilizia a Livorno, ma in modo più ampio, difendere un modello di giustizia sociale e ambientale. Un modello dove spazi verdi come gli orti oltre ad essere polmoni verdi per le nostre città diventano luogo di auto-organizzazione. Per rimanere aggiornatx: https://www.instagram.com/ortiurbani.livorno/
August 28, 2026
Radio Blackout - Info
Continua la lotta in difesa degli orti urbani a Livorno
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratorx, cittadinx e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Qui si è dato vita a iniziative sociali, incontri, momenti di dibattito. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero.  In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero, dal 3 al 6 settembre. Nel mentre sono partiti 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero. Arianna, del comitato degli orti urbani di Via Goito, ci spiega meglio la situazione, evidenziando come la manifestazione nazionale sarà importante non solo per prendere parola contro la speculazione edilizia a Livorno, ma in modo più ampio, difendere un modello di giustizia sociale e ambientale. Un modello dove spazi verdi come gli orti oltre ad essere polmoni verdi per le nostre città diventano luogo di auto-organizzazione. Per rimanere aggiornatx: https://www.instagram.com/ortiurbani.livorno/
August 28, 2026
Radio Blackout
Montello Spa al Meeting di Rimini, Comitato Aria Pulita scrive a Papa Leone XIV
Al Meeting di Comunione e Liberazione svoltosi a Rimini, Roberto Sancinelli, presidente e amministratore delegato di Montello S.p.A., ha parlato di impresa, sostenibilità e responsabilità sociale. Da queste parole nasce la riflessione del Comitato Aria Pulita Tomenone. La partecipazione di Montello S.p.A. al Meeting di Rimini può certamente essere presentata come un’occasione per parlare di economia circolare, innovazione e sviluppo industriale. Ma proprio per questo sarebbe opportuno che, accanto alla vetrina del Meeting, venissero affrontate con altrettanta chiarezza le criticità che da tempo riguardano lo stabilimento di Montello. Non basta parlare di sostenibilità nei convegni: la sostenibilità deve essere verificabile anche sul territorio dove un’azienda opera. I cittadini hanno il diritto di chiedere risposte concrete sui miasmi e sugli eventuali problemi ambientali e sanitari segnalati nel tempo, così come hanno il diritto di conoscere dati, controlli, prescrizioni e risultati relativi alle emissioni e agli impatti dello stabilimento. Particolare attenzione merita inoltre qualsiasi ipotesi di realizzazione di un inceneritore o di un impianto di trattamento termico dei rifiuti nell’area di Montello. Un progetto di questo tipo, se effettivamente previsto, non può essere valutato soltanto in termini di investimenti e occupazione: deve essere sottoposto a una rigorosa valutazione ambientale e sanitaria, con la massima trasparenza e con il coinvolgimento della popolazione. Come ha scritto Eugenio Beccalli, portavoce del Comitato Aria Pulita Tomenone: “Il fatto che un’azienda operi nel settore del recupero e del riciclo non significa automaticamente che ogni sua attività o ogni suo progetto sia privo di impatto. Proprio chi si presenta come esempio di economia circolare dovrebbe essere il primo a pretendere standard ambientali elevatissimi, controlli indipendenti e piena trasparenza verso la comunità. Per questo, prima di celebrare Montello S.p.A. come “fiore all’occhiello”, sarebbe corretto chiedersi se tutte le criticità dello stabilimento siano state realmente risolte e se i cittadini di Montello e di tutti i paesi limitrofi come Bagnatica, Brusaporto, San Paolo d’Argon, Costa di Mezzate, Albano Sant’Alessandro possano considerarsi adeguatamente tutelati. Il confronto tra imprese, istituzioni e mondo produttivo è importante. Ma non può diventare una vetrina nella quale si parla di sostenibilità a Rimini mentre sul territorio restano domande senza risposta. La vera sostenibilità si misura soprattutto fuori dai palcoscenici: negli impianti, nell’aria che respirano i cittadini, nella tutela dell’ambiente e nella trasparenza delle decisioni. Montello e tutti i comuni interessati meritano sviluppo e occupazione, ma uno sviluppo compatibile con l’ambiente e con la salute pubblica. E prima di parlare di nuovi impianti, occorre fare piena luce sulle criticità esistenti.” Se creare valore significa creare valore per tutti, anche le comunità che vivono accanto agli impianti devono essere ascoltate. Il Comitato Aria Pulita Tomenone ha scritto a Papa Leone XIV per portare all’attenzione le preoccupazioni del nostro territorio: molestie odorigene, qualità dell’aria, ambiente, salute e trasparenza. Come scrive Beccalli: “Non siamo contro il lavoro, l’impresa o lo sviluppo. Chiediamo che sviluppo, ambiente e salute possano convivere. La sostenibilità deve essere concreta e verificabile nei territori, attraverso un confronto autentico tra cittadini, imprese e istituzioni. Non chiediamo di scegliere tra lavoro e ambiente. Chiediamo che non sia necessario scegliere.” Di seguito il testo della missiva:   Santità, il Comitato Aria Pulita del territorio del Monte Tomenone si rivolge rispettosamente a Lei per sottoporre alla Sua attenzione una vicenda che da anni coinvolge le comunità di Montello e dei Comuni limitrofi. La presenza di Montello S.p.A. al Meeting di Rimini rappresenta un’importante occasione per parlare di economia circolare, impresa, innovazione e sostenibilità. Abbiamo inoltre ascoltato con attenzione le parole del presidente e amministratore delegato di Montello S.p.A., Roberto Sancinelli, sul ruolo dell’impresa e sulla necessità che il profitto sia capace di creare valore per la società. Proprio da questo principio nasce la nostra richiesta. Se creare valore significa creare valore per tutti, questo valore deve comprendere anche le comunità che vivono accanto agli impianti. Da anni i cittadini di Montello, Bagnatica, Brusaporto, San Paolo d’Argon, Costa di Mezzate e Albano Sant’Alessandro segnalano problematiche legate alle molestie odorigene e chiedono risposte chiare sulla qualità dell’ambiente nel quale vivono. Non si tratta soltanto di percezioni o di una contrapposizione tra cittadini e impresa. Gli stessi atti istituzionali riportano gli esiti di monitoraggi effettuati da ARPA Lombardia, che nel 2021 individuarono nell’impianto Montello la fonte primaria delle molestie odorigene percepite a Bagnatica. Successivi monitoraggi hanno continuato a evidenziare la presenza di fenomeni odorigeni sul territorio. La questione, pertanto, merita di essere affrontata con trasparenza e senza contrapposizioni ideologiche. A questo si aggiunge il progetto relativo alla valorizzazione energetica dei residui derivanti dalle attività di recupero e riciclo dello stabilimento Montello. Riteniamo che un progetto di tale rilevanza debba essere valutato non soltanto sotto il profilo economico e occupazionale, ma anche considerando con la massima attenzione gli aspetti ambientali, sanitari e territoriali, con controlli rigorosi e indipendenti e con un reale coinvolgimento delle comunità interessate. Santità, non chiediamo di scegliere tra lavoro e ambiente. Chiediamo che non sia necessario scegliere. Riteniamo che una vera economia circolare debba essere capace di coniugare sviluppo industriale, occupazione, tutela dell’ambiente, salute delle persone e qualità della vita delle comunità. Per questo Le chiediamo, con rispetto, di rivolgere la Sua attenzione anche alla voce di questa comunità e di incoraggiare, attraverso la Sua autorevolezza, un confronto responsabile tra cittadini, impresa e istituzioni. Chiediamo soprattutto che prima di celebrare qualsiasi realtà industriale come esempio di sostenibilità vengano affrontate con chiarezza le criticità ancora segnalate nei territori nei quali essa opera. La sostenibilità non può essere soltanto un concetto discusso sui palcoscenici dei convegni. Deve essere verificabile nei territori. Deve essere percepibile nella qualità dell’aria che respirano le persone, nella tutela dell’ambiente, nella trasparenza dei dati e nella possibilità per i cittadini di essere ascoltati quando esprimono preoccupazioni sul futuro della propria comunità. Santità, ci permettiamo di rivolgerci a Lei anche richiamando il tema della cura della nostra “casa comune”: perché la tutela del creato passa inevitabilmente anche dalla tutela concreta dei luoghi nei quali le persone vivono, lavorano e crescono i propri figli. Montello e i Comuni circostanti meritano lavoro, sviluppo e opportunità. Ma meritano anche un futuro nel quale sviluppo economico, ambiente e salute possano procedere insieme. Confidando nella Sua attenzione e nella Sua sensibilità verso la tutela del creato, della dignità delle persone e delle comunità, La ringraziamo per l’ascolto e Le porgiamo i nostri più rispettosi saluti.   Con profondo rispetto,   Eugenio Beccalli, Portavoce Comitato Aria Pulita Tomenone – Montello (BG)   Redazione Sebino Franciacorta
August 28, 2026
Pressenza
Sentire il bosco, diventare comunità
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Bosco Ospizio -------------------------------------------------------------------------------- «A mio parere, avere cura dei beni materiali come un bosco, impegnandosi in azioni che in qualche modo riportano alla collettività ciò che le è stato sottratto, sia fondamentale […] Un bene comune è anche ritrovare il senso di comunità, l’impegno per un fine comune» (Mancuso & Mori, 2026, p. 23) Il gruppo di persone che si è raccolto intorno al Bosco Ospizio di Reggio Emilia ha riconosciuto l’importanza del bosco come bene comune e il valore che le piante rivestono per una città e per le persone che la abitano. Il bosco è diventato così qualcosa di più di uno spazio verde: un luogo di relazione, memoria, incontro e appartenenza. Riconoscere e vedere le piante, oggi, è un vero e proprio atto educativo, perché significa imparare a includerle nel nostro campo percettivo e nella nostra quotidianità, non più come semplice sfondo delle nostre vite (Mancuso, Viola, 2015, Calvo, 2022) o come elementi del paesaggio che possono essere spostati, aggiunti o rimossi a piacimento, ma come esseri viventi con cui condividiamo gli spazi e dai quali dipendiamo. È proprio questa tendenza a non vedere e a non considerare pienamente le piante che Wandersee e Schussler (2001) hanno definito plant blindness. Tuttavia, questa invisibilità non può essere ricondotta soltanto a un limite percettivo: affonda le proprie radici anche in una lunga storia culturale e filosofica che ha progressivamente collocato le piante ai margini della nostra attenzione e della nostra considerazione, privilegiandone spesso una lettura funzionale e utilitaristica (Hall, 2011; Gagliano, 2013). Anche la difficoltà nel riconoscere nelle piante forme di sensibilità, percezione e agency contribuisce a mantenere questa distanza culturale. In questa prospettiva, Parsley (2021) propone il concetto di Plant Awareness Disparity, spostando l’attenzione dall’idea di una “cecità” generalizzata verso le piante alla tendenza, culturalmente costruita, a prestare loro meno attenzione e a escluderle dal nostro panorama percettivo e dalla nostra esperienza quotidiana. Il rischio è che le piante vengano utilizzate soltanto come elementi decorativi, seguendo la moda o la tendenza del momento, senza riconoscerne pienamente il valore ecologico, culturale, sociale e affettivo. Piantare o difendere un bosco non significa necessariamente prendersene cura. Mettere una pianta in città non significa automaticamente riconoscerne il valore e la presenza come essere vivente. La vera cura nasce dalla capacità di vederla, conoscerla, comprenderne i bisogni e riconoscerla come parte integrante dell’ecosistema urbano. In questo senso, l’esperienza della difesa del Bosco Ospizio ha contribuito a diffondere un messaggio fondamentale: educare alle piante significa anche educare alla consapevolezza della loro presenza e della loro necessità. Significa comprendere quanto siano fondamentali per la vita umana e non umana, soprattutto nelle città contemporanee, sempre più esposte a fenomeni di calore estremo e alla perdita di biodiversità. Conoscere un bosco significa allora conoscere le specie che lo abitano, non soltanto quelle vegetali, ma l’intera comunità di esseri viventi che lo compone. Un bosco è un vero e proprio condominio multispecie, uno spazio condiviso nel quale numerose forme di vita coesistono, si influenzano e dipendono le une dalle altre. Abbatterlo significa interrompere una rete di relazioni che non è immediatamente visibile, ma che sostiene la vita del luogo. Forse è necessario tornare a sentirci parte della natura, abbandonando l’idea di esserne separati. Un ritorno alla madre-natura (Öcalan, 2020) che non implica un ritorno al passato, ma il recupero di una relazione di appartenenza e interdipendenza. Guardare un bosco in questa prospettiva significa allora riconoscere che non siamo semplicemente davanti alla natura, ma dentro una comunità di viventi. Il Bosco Ospizio, inoltre, sta diventato nel tempo un luogo di memoria. Intorno ai suoi alberi le persone si sono incontrate, hanno discusso, condiviso emozioni, costruito relazioni e dato vita a una comunità. Il valore del bosco, quindi, non è soltanto quello delle sue piante: è anche la memoria umana e non umana che si sta sedimentando intorno ad esse. L’incontro tra persone e piante ha reso quelle piante più visibili. E, rendendole visibili, ha ampliato la Plant Awareness (Pany et al., 2022) della comunità. Forse è proprio questo il valore più profondo di questa esperienza: aver mostrato che un bosco può diventare un bene comune non soltanto quando viene riconosciuto come patrimonio naturale, ma quando le persone imparano a vederlo, conoscerlo, ascoltarlo e sentirlo come parte viva della città. Per questo il Bosco Ospizio non è soltanto uno spazio da conservare. È una memoria vivente da custodire, un luogo nel quale, nel corso del tempo, specie umane e non umane hanno costruito una storia comune. Lasciarlo vivere significa permettere a questa storia di continuare, mostrando la bellezza di un incontro tra specie che, insieme, hanno dato forma a un luogo, a una comunità e a una memoria. -------------------------------------------------------------------------------- Rosa Buonanno è biologa e PhD in Reggio Childhood Studies. Per dieci anni ha lavorato presso la scuola dell’infanzia e primaria presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi e ha svolto attività di formazione sul Reggio Emilia Approach per Reggio Children, in Italia e all’estero. Ha conseguito i master in Futuro Vegetale e Management della Transizione Ecologica e ha collaborato con la Fondazione Futuro delle Città di Firenze, sotto la direzione scientifica di Stefano Mancuso. Ha fatto parte del gruppo di ricerca BEAT – Biodiversity Education and Awareness Team e possiede l’abilitazione nazionale alla raccolta professionale di piante officinali spontanee. La sua attività di ricerca e formazione si concentra oggi sulla plant awareness, sul rapporto tra esseri umani e regno vegetale e sul ruolo educativo delle piante nella costruzione di una cultura ecologica. Collabora con enti pubblici e privati attraverso attività di ricerca, formazione e consulenza. È autrice di pubblicazioni scientifiche e del volume Bloom Lab – Fiorire nelle diversità. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sentire il bosco, diventare comunità proviene da Comune-info.
August 21, 2026
Comune-info
Chi decide cos’è un bosco?
IL CASO DEL BOSCO OSPIZIO DI REGGIO EMILIA VA OLTRE LA DIFESA DI UN’AREA VERDE MINACCIATA DA UN NUOVO INSEDIAMENTO COMMERCIALE. METTE IN DISCUSSIONE IL MODO IN CUI DEFINIAMO IL VALORE DELLA NATURA URBANA, IL RAPPORTO TRA INTERESSI PRIVATI E BENI COLLETTIVI E LA CAPACITÀ DELLE ISTITUZIONI DI AGGIORNARE DECISIONI PRESE IN UN CONTESTO ORMAI PROFONDAMENTE CAMBIATO. TRA CRISI CLIMATICA, CONSUMO DI SUOLO E CONFLITTO DEMOCRATICO, LA DOMANDA DIVENTA ALLORA POLITICA PRIMA ANCORA CHE AMMINISTRATIVA: CHI DECIDE CHE COSA MERITA DI ESSERE TUTELATO? Chi ha il potere di definire cos’è un “bosco”?  Non si tratta di una domanda retorica, ma una questione che emerge con particolare evidenza nella vicenda del cosiddetto “Bosco Ospizio” di Reggio Emilia, l’area verde di oltre 45.000 metri quadri che sta per essere sacrificata per costruire l’ennesimo superstore commerciale. La vertenza appare in qualche modo paradigmatica dei tempi, delle assuefazioni e delle trappole in cui continuiamo a cascare senza alcuno sforzo di modificare le nostre abitudini di pensiero e di comportamento. Conad vanta già tre superstore all’interno dell’area urbana di Reggio Emilia, oltre a tre supermercati e altri punti vendita. Complessivamente, nella città, la grande distribuzione alimentare può contare su due ipermercati, quattro superstore, tredici supermercati e cinque discount, senza contare i minimarket di quartiere. Ovviamente il progetto si spiega all’interno di una competizione per fette di mercato. D’altra parte, val la pena notare che Reggio Emilia, nel biennio 2023-24, si presenta al 12° posto per consumo di suolo tra i comuni con più di 100.000 abitanti. In questa classifica negativa peraltro si registrano molte città della nostra Regione: Ravenna, Modena, Parma, Bologna, Ferrara, evidenziando che si tratta di un problema diffuso nella pianura padana. In questo contesto una rete di cittadini, costituitasi in “Assemblea permanente Bosco Ospizio”[1] assieme a Legambiente, sta portando avanti da anni una contestazione del progetto “P.R.U. IP_6 – OSPIZIO”: così si chiama il progetto di “riqualificazione urbana” che prevede diversi edifici, strutture commerciali per 4680 m2 – di cui 2.500 m2 per il solo Conad –, assieme a parcheggi, una rotatoria e servizi pubblici per il quartiere: una biblioteca e una casa della salute. Già nell’ottobre del 2024, in un Consiglio Comunale aperto, Marco Cervino, ricercatore al CNR, presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, aveva sottoposto ai rappresentanti delle istituzioni le evidenze scientifiche che sottolineavano la ricchezza di vegetazione e il valore dell’area in termini di conservazione e cattura del carbonio, nonché il contributo al contrasto del fenomeno dell’isola di calore urbano. Chiariva inoltre come la distruzione del bosco urbano avrebbe comportato un impoverimento ecologico e il fatto che le nuove piantumazioni non avrebbero potuto eguagliare o compensare questi effetti. Nei giorni scorsi, alcuni docenti e ricercatori – Francesco Reyes (professore Associato in Arboricoltura e Coltivazioni Arboree, Università di Modena e Reggio Emilia), Lara Maistrello (professoressa Associata in Entomologia Generale ed Applicata, Università di Modena e Reggio Emilia), Luca Mercalli (presidente Società Meteorologica Italiana e Ambasciatore Europeo Patto per il Clima) – hanno preso posizione richiamando il valore ecologico di quest’area. Hanno già sottolineato l’importanza di un’area di verde spontaneo in una pianura fortemente urbanizzata come la nostra, in termini di rifugio e punto di ripopolamento per diverse specie animali, nonché di riproduzione della biodiversità per alberi, arbusti, erba e fiori[2]. A questa presa di posizione ha fatto seguito un appello di una dozzina di ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che invita ad evitare «la distruzione di un polmone verde nella città di Reggio Emilia». E ancora una quindicina di colleghi delle Università di Parma e Bologna (tra cui il sottoscritto) hanno sottoscritto un appello nel quale invitano le istituzioni e i soggetti privati coinvolti a «sospendere ogni intervento irreversibile sull’area e di ricercare soluzioni alternative che ne garantiscano la tutela, riaprendo un confronto pubblico fondato sulle evidenze scientifiche e sulla partecipazione della cittadinanza». Altri appelli e prese di posizione si stanno diffondendo in questi giorni, coinvolgendo diverse realtà territoriali. I rappresentanti di Conad sostengono che nel nuovo piano di riqualificazione gli alberi che sarebbero abbattuti sarebbero sostituiti da numerosi altri piantati per compensazione in questa e altre aree, come se un ecosistema sviluppatosi nel tempo e i suoi effetti in termini di biodiversità e di mitigazione del caldo potessero essere sostituiti da una sommatoria di piante messe a dimora in mezzo a edifici e parcheggi. Del resto gli scienziati intervenuti nonché il circolo locale di Legambiente hanno a più riprese ricordato che le nuove piantumazioni previste dal progetto non possono compensare l’effetto degli abbattimenti in termini di stoccaggio della CO2, di filtrazione delle polveri sottili e di mitigazione dell’isola di carbone urbana. L’amministrazione locale sostiene il progetto dichiarando fra l’altro di essere vincolata dalle decisioni prese da amministrazioni precedenti a partire da una delibera municipale del 2006 e da un accordo siglato nel 2015 tra il Comune e la cooperativa di consumo. La mancanza di attuazione del progetto comporterebbe il pagamento di penali economiche. Anche da questo punto di vista il caso appare emblematico rispetto ai problemi che le forme tradizionali di democrazia stanno rivelando a fronte di una crescente crisi ecologica e climatica. In una fra le estati più calde di sempre in Italia, destinata a lasciare dietro di sé un grande numero di vittime, con anziani, malati e lavoratori all’aperto tra i più colpiti dal caldo, la capacità attuale di indirizzo e decisione democratica per proteggere le condizioni di vivibilità di una città appare fortemente vincolata – se non esautorata – dalla miopia delle concezioni di sviluppo e delle scelte politiche di vent’anni prima. È un esempio della implacabile “banalità burocratica” dietro a cui abbiamo imparato a nascondere i tanti piccoli ecocidi quotidiani che si compiono nelle città e nei territori. Mentre la consapevolezza scientifica e la sensibilità sociale sulla questione climatica e ambientale si è approfondita, i processi decisionali delle istituzioni democratiche che regolano i rapporti tra privati, istituzioni e cittadini nella gestione dei progetti di sviluppo urbano del territorio, seguono ancora logiche e priorità che spingono a sacrificare o sottomettere gli interessi pubblici e collettivi agli interessi e allo strapotere economico dei privati. In questo modo si produce una progressiva erosione di quelle dimensioni fondamentali – fiducia, autorità e legittimità – su cui si sostiene la comunità democratica. Da questo punto di vista la determinazione dei/delle manifestanti del “Bosco Ospizio” rappresenta un esempio importante di reazione alla rassegnazione fatalista e al senso di impotenza che attanaglia le democrazie contemporanee e l’occasione di ricostruzione di un orientamento collettivo. Se, come la scienza ci dice da tempo, le ondate di caldo sono destinate ad aumentare in frequenza e durata, oggi sappiamo per certo che nelle città abbiamo bisogno di ampliare e non restringere le zone dedicate a parchi, aree verdi, boschi urbani, concependo questi luoghi come possibili “rifugi climatici”: spazi aperti e conviviali che possano rappresentare un’alternativa democratica e universalistica rispetto alle soluzioni private attualmente dominanti. C’è un altro aspetto importante da sottolineare dal punto di vista della qualità della democrazia. Nell’aprile 2025 nove persone di Reggio Emilia di età compresa tra i 25 e i 77 anni – tra studenti, lavoratori e pensionati – sono stati querelate da Conad e posti/e sotto indagine per violenza privata, invasione aggravata e danneggiamento in concorso. Per la verità gli/le attivisti/e erano entrati nell’area boschiva durante l’avvio dei primi lavori, limitandosi a sedersi pacificamente di fronte al trattore per impedire il taglio della vegetazione, senza causare danni a cose o persone. Altre querele sono state depositate da Conad il 3 agosto scorso contro gli attivisti per “occupazione di area privata” e “violenza privata”, poiché i manifestanti a più riprese si erano schierati davanti alle ruspe impedendo l’inizio dei lavori. Nel clima di impoverimento e arretramento democratico nel quale viviamo, la protesta e la libera espressione dei cittadini per la conservazione di beni collettivi viene ancora una volta criminalizzata. Quello che mi pare non si riesca ancora a mettere a fuoco è che in un clima e in un ambiente che si vanno rapidamente trasformando e deteriorando, fino a minacciare le condizioni di vivibilità nelle nostre comunità, il confronto sugli usi e le destinazioni degli spazi, sulle modalità di cura e gestione del territorio e dei suoi beni, diverrà sempre più centrale e questo deve portarci anche a un ripensamento dei processi di discussione, valutazione e deliberazione democratica per evitare una perdita in termini di riconoscimento e legittimità. Di fronte alle nuove forme di conflitti ambientali e territoriali occorre ricordare che la democrazia e le sue forme, non è qualcosa di scontato, ma riguarda la capacità di una comunità di costruire nuovi spazi di espressione, confronto e deliberazione proprio per prevenire ed evitare polarizzazioni e tensioni e restituire alla città e ai suoi abitanti la libertà di decidere delle proprie condizioni di vita e sul proprio futuro. Nella controversia che coinvolge soggetti privati, amministrazioni, associazioni e cittadini, il conflitto come al solito investe anche il linguaggio e la definizione di “bosco”. I promotori del progetto di sviluppo urbano e commerciale negano l’esistenza nell’area di un bosco e la controversia è arrivata anche in tribunale. Il TAR di Parma non si è ancora pronunciato nel merito della richiesta da parte di Legambiente e dei cittadini di revocare a Conad i titoli edificatori concessi, ma nel luglio 2026 ha tuttavia respinto la sospensione cautelare dei lavori il cui avvio era previsto per il 3 agosto. Per i giudici non sarebbe individuabile nell’area un “bosco urbano”. Il ricorso andrà avanti, ma nel frattempo gli scienziati che si basano fra l’altro sulla classificazione del verde a scala urbana proposta dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il più autorevole organismo scientifico in materia, hanno già chiarito, dal loro punto di vista, la natura boschiva ed ecologica dell’area. Scopriamo così non solo che ciò che chiamiamo “natura” non è autoevidente e non si sottrae ad una riflessione “politica”, ma soprattutto, siamo così profondamente alienati che ci ritroviamo a discutere di cosa è non è ambiente come se lo potessimo guardare, definire e amministrare “dal di fuori”. Quello di cui discutiamo attraverso un linguaggio fatto di “piani di sviluppo”, “programmi di riqualificazione”, “delibere”, “iter autorizzativi”, “diritti di costruzioni”, “ordinanze”, “compensazioni”, “coperture vegetali”, “piantumazioni”, riguarda niente meno che “la natura” delle nostre relazioni con il mondo vivente. L’impermeabilizzazione del linguaggio accompagna quella del suolo. Il “Bosco Ospizio” è, d’altronde, un esempio perfetto di quello che Gilles Clément ha chiamato “Terzo paesaggio”. Quegli spazi un tempo antropizzati (in questo caso c’era appunto un ospizio) e poi “abbandonati”, nei quali “la natura” fa il suo lavoro: lentamente riconquista terreno, ricostruendo la boscaglia e dando rifugio a molte specie che non trovano più spazio altrove. Clément evidenzia la natura ibrida, sospesa, indecisa di questi spazi, che non coincidono del tutto con le nostre abituali classificazioni mentali e tantomeno con le divisioni amministrative. Sono piuttosto qualcosa che si colloca «nel campo etico del cittadino planetario» e che riguarda non un “bene patrimoniale” ma «uno spazio comune del futuro».[3] La decisione di ciò che riconosciamo come paesaggio vivente e in divenire si mostra sempre più chiaramente come una questione politica e di democrazia. Quell’area boschiva può continuare a vivere nella misura in cui rimane viva (nel)la nostra coscienza democratica. Scegliendo di tutelare e lasciare spazio a questi paesaggi in divenire scegliamo di riconoscere e rigenerare le fondamenta ecologiche e democratiche della nostra comunità. -------------------------------------------------------------------------------- [1] Cfr. https://www.facebook.com/bosco.ospizio.re?locale=it_IT; https://www.instagram.com/bosco.ospizio.re; [2] Per una visione aerea dell’area si veda https://www.facebook.com/coambientere/videos/bosco-di-ospizio/496969272892417/” [3] Gilles Clément, Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet, Macerata, 2005, pp. 25 e 61. -------------------------------------------------------------------------------- APPELLO. UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA ED ECOLOGIA: APPELLO PER LA TUTELA DEL BOSCO OSPIZIO Come docenti e ricercatori/trici riteniamo che la vicenda del Bosco Ospizio di Reggio Emilia sollevi una questione che riguarda insieme la tutela ecologica e la qualità della democrazia. L’area, oltre 45.000 metri quadrati di verde spontaneo minacciati dalla realizzazione di nuove strutture commerciali, costituisce un importante spazio di biodiversità, conservazione e cattura del carbonio, mitigazione dell’isola di calore urbana. In una città e in una regione già fortemente segnate dal consumo di suolo e sempre più esposte alle conseguenze della crisi climatica, riteniamo necessario preservare e ampliare parchi, boschi urbani e aree verdi quali infrastrutture essenziali per la vivibilità presente e futura. Chiediamo pertanto alle istituzioni e ai soggetti coinvolti di sospendere ogni intervento irreversibile sull’area e di ricercare soluzioni alternative che ne garantiscano la tutela, riaprendo un confronto pubblico fondato sulle evidenze scientifiche e sulla partecipazione della cittadinanza. La protezione di questi spazi non riguarda soltanto il paesaggio: significa riconoscere e rigenerare le fondamenta ecologiche e democratiche della nostra comunità. I/le sottoscritti/e docenti, ricercatori e ricercatrici – Marco Deriu, Docente di Comunicazione ambientale, Università di Parma” – Emanuele Leonardi, Docente di Urban Studies and Climate Change, Università di Bologna” – Pierluigi Musarò, Docente di Media Culture, Humanitarianism and Climate Mobility Justice, Università di Bologna – Vando Borghi, Docente di Sociologia dello sviluppo, Università di Bologna – Maria Cristina Ossiprandi, Docente di Ambiente e salute: priorità e criticità, Università di Parma – Piergiorgio Ardeni, Docente di Environmental and Resource Economics, Università di Bologna – Simona Bertolini, Docente di Filosofa dell’ambiente, Università di Parma – Fausto Pagnotta, Docente di Storia del pensiero politico, Università di Parma – Federico Chicchi, Docente di Sociologia delle trasformazioni economiche e del lavoro, Università di Bologna – Dario Tuorto, Docente di Sociologia della cittadinanza: partecipazione, istituzioni, controllo, Università di Bologna – Sabrina Tosi Cambini, Docente di Antropologia dell’ambiente, Università di Parma – Martina Giuffrè, Docente di Antropologia dell’ambiente, Università di Parma – Valentina Gastaldo, Docente di Diritto dell’Ambiente, Università di Parma – Antonio Bodini, Docente di Valutazione di impatto e valutazione ambientale strategica, Università di Parma – Vincenza Pellegrino, Docente di Sociologia della globalizzazione, Università di Parma – Paolo Savoia, Docente di Storia della scienza, Università di Bologna – Francesco Fulvi, Docente a contratto di Architettura Tecnica, Università di Parma – Alessio Malcevschi, Docente di Food Sustainability, Università di Parma -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Chi decide cos’è un bosco? proviene da Comune-info.
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