Gentrificazione, fitti brevi, speculazioni a Firenze e non solo…Stamattina i giornali titolano “il caro prezzi spinge fuori Firenze le
scolaresche e i gruppi low cost”. E ancora “Affitti Brevi, è allarme rischio
stop entro luglio per 1900 strutture che da civili abitazioni devono passare al
turistico – gli operatori chiedono una variante per regolarizzare la posizione
senza arrivare alla cessazione dell’attività, salvaguardando imprese, lavoratori
e un comparto centrale per l’economia turistica toscana”.
Un modello che ha scelto di vendere la città al miglior offerente: quando la
rendita diventa l’unico orizzonte, alla fine diventa insostenibile per tutte e
tutti.
E mentre si parla di “allarme stop” per 1.900 strutture che dovrebbero cambiare
destinazione d’uso, c’è chi chiede una variante per “salvaguardare imprese e
lavoratori”. Bene: parliamo di lavoro. Quale lavoro? Con quali tutele? Con quali
salari?
Non si tratta più della sharing economy. Sempre sulla stampa di oggi “Gestisce
31 strutture evade 125mila euro di tassa di soggiorno”. Il problema non è solo
l’evasione. Il problema è la concentrazione.
Ci sono soggetti che a Firenze gestiscono decine, talvolta centinaia di
appartamenti. Multinazionali che amministrano patrimoni immobiliari come
portafogli finanziari. Nel frattempo, studenti, lavoratrici e lavoratori,
famiglie non trovano una casa in affitto.
E quale lavoro produce questo modello? Lavoro povero, precario, sottopagato. Un
mese fa circa hanno protestato le lavoratrici e i lavoratori che puliscono
questi appartamenti gestiti in blocco da singoli operatori. Appalti, subappalti,
paghe basse, orari frammentati. La rendita cresce. Il lavoro si impoverisce.
A Firenze l’80% delle locazioni brevi è dentro un condominio. Le spese vengono
ripartite per millesimi come se fosse tutto uguale. Ma non è uguale. Il carico
raddoppia o triplica. I costi si scaricano sui residenti. I profitti restano a
chi monetizza.
E intanto i dati ci dicono che c’è 1 annuncio ogni 30 residenti a Firenze. 1
ogni 35 a Lucca. 1 ogni 38 a Siena. 1 ogni 250 a Pistoia.
La domanda non è se il fenomeno arriverà ovunque. La domanda è se vogliamo
governarlo o subirlo. La città non è una merce. La rigenerazione che espelle chi
abita non è riqualificazione: è speculazione. Risanare significa migliorare la
qualità della vita delle persone, non il valore al metro quadro.
Serve una scelta politica chiara: mettere un argine alla rendita, rafforzare
l’edilizia pubblica, regolamentare seriamente le locazioni brevi, difendere il
diritto all’abitare come diritto fondamentale. Per riprendersi il diritto
all’abitare ma anche a vivere uno spazio pubblico.
In foto – ieri sera a Pistoia, la prima della 3 giorni dedicata al tema
-“Pistoia è una città di provincia. Oggi l’aggravarsi del fenomeno del turismo e
della gentrificazione sta rinnovando la sua storica condizione di periferia di
Firenze, sotto forme inedite. Ma cosa significa essere e vivere in periferia?
C’è differenza tra provincia e periferia? Come riportare al centro il benessere
di tutte le persone che in questi luoghi vivono?
Come riuscire a creare momenti di comunità e di lotta?”
Redazione Italia