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L’analisi satellitare rivela la distruzione di 2.500 edifici a Gaza dopo il cessate il fuoco
Gaza – MEMO. Un’analisi di immagini satellitari pubblicata dal quotidiano statunitense The New York Times ha rivelato una distruzione diffusa nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le immagini mostrano che oltre 2.500 edifici sono stati distrutti nell’ambito di operazioni di demolizione su larga scala condotte dall’esercito di occupazione israeliano. Le […]
127.000 tende inadatte a fornire riparo mentre una nuova tempesta polare colpisce Gaza
Gaza. Circa 127.000 tende nei campi per sfollati di Gaza, ritenute inadatte all’abitazione, stanno ora affrontando il sistema di bassa pressione polare più rigido dell’inverno e le temperature più fredde, in un contesto di carenze critiche che superano il 70 per cento nei mezzi di riscaldamento e nelle coperte. L’Ufficio Governativo per i Media di […]
Tornano le leggi razziali. Schedatura degli studenti palestinesi
Torna l’orrore del 1938… In Italia il governo ha ordinato di schedare gli studenti in base all’appartenenza etnica. Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione del governo Meloni, ha fatto diramare delle circolari con l’obbligo di segnalare i PALESTINESI nelle scuole della Repubblica. È una disposizione razzista che segue e prepara altri orrori […] L'articolo Tornano le leggi razziali. Schedatura degli studenti palestinesi su Contropiano.
Corso di Formazione: Formare alla pace con la pace. Palestina, storia, diritti
Dal 15 gennaio inizia il secondo modulo di formazione online e gratuito del percorso FORMARE ALLA PACE CON LA PACE‘. MODULO 2: PACE E NONVIOLENZA NELLE DISCIPLINE Tre incontri per confrontarsi su come parlare di pace e nonviolenza all’interno dei percorsi disciplinari, si parte con: PALESTINA, STORIA, DIRITTI (PER SCUOLA SECONDARIA) GIOVEDÌ 15/01/2026, ORE 17:30-19:30 L’incontro è dedicato ad un approfondimento dei temi dei diritti umani e civili, con l’obiettivo di fornire ai/alle docenti strumenti di lettura storica e pedagogica per un’educazione alla pace consapevole a partire dalle vicende storiche legate al territorio palestinese, ai tentativi di pace avviati in passato e alle questioni etiche, culturali e religiose in campo. A cura di Amira Abuamra, attivista per i diritti umani di origine palestinese e Presidente laboratorio Palestina cultura e arti, e Michele Lucivero, docente di Filosofia e Storia nei Licei, PhD in Etica e Antropologia. Storia e Fondazione, promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Se non sei iscritto/a puoi farlo qui Si continua con: Incontro 2 “Decostruire gli stereotipi: educare al genere, prevenire la violenza” •Giovedì 22/01/2026, ore 17:30–19:30 per Seconda/terza media e biennio superiori •Giovedì 29/01/2026, ore 17:30–19:30 per Scuola primaria e prima media a cura di Veleria Russo e Orietta Candelaresi Incontro 3 “Behuman: storie di chi ha scelto la nonviolenza. Spunti per attività educative e didattiche in classe” (per scuole secondarie) Martedì 3/02/2026, ore 17:30-19:30 a cura di Sabina Langer e Annabella Coiro Organizzato da rete EDUMANA e Polo Europeo della Conoscenza informazioni e iscrizioni: edunonviolenza.altervista.org/pace/ Tutti i dettagli qui: https://www.edumana.it/corsoformazione2026. Il corso è valido ai fini della formazione in servizio degli insegnanti. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Riaprono le scuole. Prima lezione: Giù le mani dal Venezuela!
E’ partita immediatamente l’agitazione studentesca nelle scuole per il Venezuela e la liberazione di Maduro con decine di azioni negli istituti di tutta Italia, con buona pace di Valditara e della guerra cognitiva contro i e le giovani per farli arruolare dalla parte dell’imperialismo occidentale. Dal Nord al Sud del […] L'articolo Riaprono le scuole. Prima lezione: Giù le mani dal Venezuela! su Contropiano.
#lascuolavaallaguerra Assemblea online 29 dicembre: Mobilitazione Osservatorio contro censura nelle #scuole #repressione Alla luce degli atti repressivi e di censura che stanno colpendo le scuole L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online per il 29 Dicembre alle 18:00 per preparare per l’inizio del 2026 un’adeguata mobilitazione con tutte le realtà presenti sui territori. https://osservatorionomilscuola.com/2025/12/23/assemblea-29-dicembre-mobilitazione-osservatorio-censura-scuole/
Contro la censura e la repressione nelle scuole: appuntamento lunedì 29 dicembre
Alla luce dei recenti avvenimenti, per preparare un’adeguata mobilitazione con tutte le realtà presenti sui territori l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online.   A seguito di alcuni post sui social e sui giornali di esponenti locali della destra è partita una interpellanza parlamentare e una rapidissima ispezione del Ministero dell’Istruzione e del Merito atta ad accertare gli avvenimenti. Sul banco degli “imputati” Francesca Albanese invitata online da alcuni istituti comprensivi a parlare di Palestina. I fatti riguardano scuole della Toscana, dell’Emilia Romagna e delle Marche; in alcuni casi gli ispettori non sono arrivati a giudicare l’operato di docenti e presidi, perché la presenza di Albanese era legata a una richiesta degli studenti e delle studentesse dentro un’assemblea regolarmente convocata. ALBANESE NELLE SCUOLE SECONDARIE? OGGI A LEI IL DINIEGO, DOMANI A NOI TUTTI L’invito a Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite per il territorio palestinese occupato, era finalizzato a presentare il suo ultimo libro, Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, un percorso didattico, legato alla tragica attualità, che tuttavia ha provocato una pronta reazione politica di esponenti della destra (articoli sulla stampa locale e gli immancabili post sui social), che hanno chiesto la verifica di eventuali estremi di reato per Albanese; a ciò è seguita l’iniziativa del ministro Giuseppe Valditara con l’invio di ispettori che, a distanza di pochissimi giorni, sono entrati nelle scuole “incriminate” per valutare l’operato dei/delle docenti e verificare se sia stato garantito quel contraddittorio funzionale a scongiurare il rischio di “indottrinamento ideologico“. E proprio in questi ultimi giorni, in un istituto superiore dell’Emilia Romagna, con circolare della dirigenza, è stato annullato l’incontro con due refusenik, ossia obiettori di coscienza israeliani, organizzato da Assopace Palestina. Un’iniziativa di censura o di prudenza vista la nota ministeriale del 7 novembre che invoca il pluralismo e il contraddittorio? A nostro avviso si è voluta impedire la presenza di voci scomode e non allineate con i desiderata governativi. Detto in altri termini, ogni qual volta che parliamo di Palestina, di colonialismo di insediamento e dei civili palestinesi vittime dei bombardamenti israeliani dovremmo chiamare Smotrich oppure Gallant e Netanyahu sui quali pende un mandato di cattura per crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale? Se oggi dovessimo invitare in una scuola lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé dovremmo forse convocare l’ambasciatore di Israele o uno dei ministri che rivolgendosi agli arabi e ai palestinesi utilizza termini razzisti? O un ufficiale dell’esercito contro cui esistono prove dirette per crimini di guerra? E ogni qual volta si registrano presenze di militari nelle scuole denunciate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il ministro Valditara non invoca il contraddittorio? NON SI PARLI DI ATTUALITÀ A non essere gradita al ministro Giuseppe Valditara è proprio l’attualità, eppure da quando esistono le assemblee studentesche sono gli argomenti vissuti a provocare indignazione e il bisogno di approfondimenti. Si è parlato anche di estremi di reato perché la relatrice Francesca Albanese avrebbe “accusato l’attuale governo di essere fascista e complice di un genocidio” e sono state promesse azioni giudiziarie nei suoi confronti per tutelare il buon nome della maggioranza. In realtà sono le sue relazioni presentate all’Onu ad essere sul banco degli imputati a totale sprezzo del diritto internazionale. Chiedere la fine di rapporti commerciali con Israele è una richiesta inammissibile? O deve essere bandita ogni domanda relativa alle complicità politiche, finanziarie e industriali dello Stato italiano con Israele? Sono proprio l’accusa di genocidio e il racconto della Nakba che si vogliono bandire dalle scuole. Queste sono peraltro le stesse riflessioni di tanti e tante docenti, genitori, studenti e studentesse che registrano l’instaurarsi di un clima autoritario nelle scuole al fine di impedire l’autonomia e la libertà di insegnamento. Le ispezioni assumono allora una valenza politica perché vengono vissute negli istituti come un atto intimidatorio contro docenti, studenti e studentesse: non sono le sanzioni o i richiami a preoccupare, ma la continua intromissione del Ministero nella vita scolastica con l’utilizzo dei controlli e dei provvedimenti disciplinari per seminare paura, rassegnazione e silenzio. Ci siamo posti in questi giorni ulteriori domande: le scuole italiane sono divenute un covo di settari ed estremisti? E ogni azione della docenza necessita di un controllo da parte del Ministero come si faceva in epoca fascista? Si alimenta il sospetto sui/sulle docenti, sulla loro professionalità, si punta direttamente a condizionare le decisioni degli organi collegiali e, a nostro avviso, è anche l’inizio di una campagna antisindacale. I prossimi mesi diranno se i nostri argomenti sono fondati o meno. Quanto accade nelle scuole è soltanto un tassello di quanto avviene nell’intera società dove censura e repressione colpiscono intellettuali come il prof. Angelo d’Orsi, i centri sociali come Askatasuna, i movimenti studenteschi, gli attivisti per la Palestina, le persone che non rinunciano a esprimere un pensiero critico come l’imam Mohamed Shahin e infine i resistenti palestinesi come Anan Yaeesh e tutte le realtà conflittuali oggetto di repressione per il decreto sicurezza. Alla luce dei fatti appena descritti, L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online da tenersi il 29 Dicembre alle 18:00. Urge preparare un’adeguata risposta e mobilitazione da condividere con tutte le realtà presenti sui territori per l’inizio 2026. DEMOCRAZIA E AUTONOMIA DIDATTICA NON SI INGABBIANO! https://us02web.zoom.us/j/81571709889?pwd=fUhfagxxq781tj9dTOmkdaamWCDDaP.1 Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Genocidio nella Striscia di Gaza, giorno 807. Tre civili uccisi negli attacchi israeliani e altri 4 nel crollo di case pericolanti
Gaza-InfoPal. Israele continua a violare il cessate il fuoco per il 72° giorno consecutivo, bombardando la Striscia di Gaza, uccidendo quotidianamente e distruggendo quel poco di edifici ancora in piedi. Il “piano di pace Trump” è uno specchietto per le allodole per distrarre l’attenzione globale sul genocidio israelo-statunitense a Gaza e per continuare senza troppe interferenze il progetto di occupazione e trasformazione della regione costiera, svuotandola quanto più possibile degli abitanti e convertendola in una impresa commerciale, come più volte annunciato dal presidente USA e dai suoi collaboratori. Il piano reale è portare avanti, come sta accadendo in questi due ultimi mesi, una guerra genocida/olocaustica di bassa intensità, con uso di droni e di artiglieria, meno impattante per i soldati di occupazione, e molto meno visibile mediaticamente. Il resto del meccanismo genocida rimane inalterato, con la prosecuzione del blocco su tutti i lati, dell’ingegneria della fame (creata artificialmente attraverso ingressi minimi di aiuti alimentari), della distruzione di ciò che resta degli edifici, degli ostacoli paralizzanti alle cure mediche e così via. La pulizia etnica genocida, dunque, prosegue, ma l’opinione pubblica mondiale, manipolata dai media egemonici, è anestetizzata e resa cieca dalla propaganda israelo-occidentale che racconta la menzogna del cessate il fuoco. I lettori dei siti di notizie sulla Palestina e sul genocidio sono diminuiti drasticamente, nell’illusione di una “pace” che è solo una farsa. Tre palestinesi sono stati martirizzati domenica a seguito di attacchi israeliani a est della città di Gaza. Secondo fonti mediatiche, un palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha sganciato una bomba su un gruppo di civili nel quartiere di Shuja’iya, a est della città. Testimoni oculari hanno riferito che l’attacco del drone è avvenuto in un’area dalla quale l’esercito israeliano si era ritirato e nella quale ai palestinesi è consentito muoversi in base all’accordo di cessate il fuoco. Altri due giovani sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano nello stesso quartiere di Gaza. All’alba, l’esercito di occupazione israeliano ha aperto un intenso fuoco in varie aree della parte orientale nella città di i Gaza, all’interno di zone che rimangono sotto il suo controllo. Da quando l’accordo di cessate il fuoco è entrato in vigore, l’esercito israeliano ha commesso centinaia di violazioni, inclusi attacchi che hanno ucciso 400 civili e ferito 1.108 altre persone, secondo il ministero della Salute di Gaza. Crolli di abitazioni uccidono diverse persone. Nel frattempo, il servizio di difesa civile di Gaza ha dichiarato che quattro palestinesi sono stati uccisi e altri due sono dispersi, questa mattina, dopo il crollo della loro casa nel quartiere Sheikh Radwan, nella città di Gaza. Tre delle vittime sono donne della stessa famiglia: si tratta di Iman, Jana e Sundus Labad, mentre Mohamed e Rania Labad risultano dispersi. I continui attacchi aerei israeliani hanno provocato crepe strutturali che hanno causato il crollo della casa sui suoi residenti. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
ONU: 55.000 famiglie colpite dalle recenti piogge a Gaza
Gaza. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che circa 55.000 famiglie palestinesi sono state colpite dalle recenti piogge e tempeste nella Striscia di Gaza, con danni alle loro proprietà, ai beni personali e ai rifugi. La dichiarazione è stata rilasciata da Farhan Haq, vice portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, durante una conferenza stampa presso la sede dell’ONU a New York, mercoledì. Haq ha affermato che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) stima che “quasi 55.000 famiglie siano state colpite finora dalle più recenti piogge in tutta Gaza, con i loro beni e rifugi danneggiati o distrutti dalla tempesta”. Ha inoltre osservato che le tempeste e le forti piogge hanno danneggiato decine di spazi a misura di bambino a Gaza, portando alla sospensione delle attività di protezione dell’infanzia. Questa interruzione ha colpito circa 30.000 bambini in tutto il territorio. Haq ha avvertito che le continue restrizioni israeliane continuano a ostacolare le organizzazioni umanitarie nell’ampliare più rapidamente la loro risposta a Gaza. (Fonti: MEMO, PIC e Quds News).
Oltre 100 edifici parzialmente o completamente crollati, il 90% delle tende allagate a Gaza durante la recente tempesta
Gaza – QudsNews. La Protezione Civile palestinese a Gaza ha avvertito che almeno 17 edifici residenziali sono crollati completamente e altri 90 parzialmente, mentre il 90% delle tende è stato allagato da forti piogge e venti intensi che hanno colpito l’enclave devastata dalla guerra, lasciando famiglie senza riparo nonostante il cessate il fuoco. Il portavoce Mahmoud Basal ha dichiarato martedì che le piogge invernali hanno allagato il 90% delle tende nell’enclave martoriata dalla guerra, lasciando migliaia di famiglie senza alcun rifugio. Le squadre della Protezione Civile hanno riferito di aver ricevuto oltre 5.000 richieste di aiuto dai residenti da quando le tempeste hanno iniziato a colpire la Striscia di Gaza, la scorsa settimana. Secondo Basal, almeno 17 persone sono morte per il freddo, tra cui quattro bambini, mentre decine di altre sono decedute a causa del crollo degli edifici. Lunedì, Mohammed Khalil Abu al-Khair, un neonato di due settimane, è morto a causa di un grave abbassamento della temperatura corporea provocato dal freddo. La guerra israeliana che dura da due anni ha distrutto oltre l’80% delle strutture in tutta Gaza, costringendo centinaia di migliaia di famiglie a rifugiarsi in tende precarie o in rifugi improvvisati sovraffollati. Ora le condizioni umanitarie continuano a peggiorare con l’avanzare dell’inverno, nel contesto del blocco israeliano, nonostante il cessate il fuoco. Con un accesso limitato a materiali per i rifugi, carburante e assistenza medica, i palestinesi sfollati temono che le prossime settimane porteranno sofferenze ancora maggiori. Le organizzazioni umanitarie hanno chiesto immediatamente a Israele di consentire la consegna senza ostacoli degli aiuti a Gaza. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, UNRWA, ha affermato che il governo di occupazione israeliano le ha impedito di portare direttamente gli aiuti a Gaza. “Secondo quanto riferito, alcune persone sono morte a causa del crollo di edifici danneggiati dove le famiglie si erano rifugiate. Anche i bambini sono morti per l’esposizione al freddo”, ha dichiarato l’UNRWA in un post sui social media martedì. “Questo deve finire. Gli aiuti devono essere autorizzati a entrare su larga scala, ora. I palestinesi in tutto il territorio stanno morendo di freddo”.