La Marcia dei bruchi si conclude a Milano sabato 28 marzo. Venite a fare l’ultimo chilometro con noi?
“Signor John, cosa sta succedendo nel mondo?”. Me lo ha chiesto un ragazzino di
quinta elementare durante un incontro in Val Camonica. “E perché fanno le
guerre?”, ha aggiunto una bambina di prima elementare, forse la più piccola del
gruppo. Eravamo riuniti nell’atrio di una scuola elementare, con tutte le
classi, dalla prima alla quinta. Ero stato invitato a incontrare gli alunni e
alunne di questa scuola alla vigilia della marcia che, martedì 10 marzo scorso,
ha coinvolto a Darfo Boario Terme circa 500 persone tra alunne, alunni e
docenti. Come si fa a rispondere a domande così difficili, soprattutto quando
arrivano da bambini così piccoli, con uno sguardo e un tono molto più seri di
quelli di tanti adulti dei nostri tempi?
Mi chiamo John Mpaliza, sono un cittadino italo-congolese. Vivo a Trento e sono
in Italia da 34 anni: ne ho 57. Ingegnere informatico di formazione e di
professione fino al 2014, oggi sono attivista per i diritti umani a tempo pieno.
Da 16 anni organizzo marce nazionali e internazionali con l’obiettivo di creare
momenti di dialogo e di confronto sui temi dei diritti umani, della giustizia e
della pace. Da cinque anni promuovo la Marcia dei bruchi, un’iniziativa che ogni
anno scolastico, sempre in una regione diversa, coinvolge migliaia di giovani,
soprattutto studenti attraverso le scuole. In questo momento sto attraversando a
piedi la Lombardia con la quinta edizione di questa iniziativa, partita sabato
21 febbraio da Mantova, che si concluderà a Milano nel pomeriggio di sabato 28
marzo.
Ti starai probabilmente chiedendo come sarà andata a finire con le domande di
quei bambini! Me lo chiedo ancora anch’io. Non so bene cosa abbia detto per
convincerli. Si poteva leggere nei loro occhi e nell’espressione dei loro volti
che erano soddisfatti della risposta. Ricordo solo che ho sorriso, ho chiesto
scusa per non avere una risposta semplice pronta e ho iniziato a raccontare.
Cosa? Non ricordo, ma ricordo le loro facce. Sembrava ascoltassero una fiaba.
Erano circa ottanta, tutti curiosi, tranquilli e attentissimi. Alla fine ho
visto sui loro volti quella bellissima espressione di soddisfazione, senza
maschera, che solo i bambini hanno. Cos’era successo? Mistero! In quel momento
ho capito che le mie spiegazioni erano arrivate a destinazione: nei loro cuori.
Potevo quindi fermarmi. Ho quindi messo una canzone che speravano conoscessero
ed hanno cantato a squarciagola. “Me la sono cavata piuttosto bene”, ho pensato
tra me e me.
E se fosse capitato a voi? Mi piacerebbe davvero saperlo come avreste risposte a
quelle domande!
Tornando a noi adulti, purtroppo la situazione attuale nel mondo non è delle
migliori. Tra governanti criminali e armi di distruzione di massa — non solo
quelle atomiche, ma anche la sempre più invasiva intelligenza artificiale —
l’umanità sembra avvicinarsi come non mai a un punto di non ritorno.
Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Iran, Ucraina, Venezuela,
Libia, Cuba, Haiti, Siria. La lista è purtroppo lunghissima! Basta che nel
sottosuolo di un Paese ci siano importanti riserve di materie prime, soprattutto
petrolio, per finire nel mirino degli Stati Uniti e dei loro alleati. Tra
questi, secondo me, soprattutto la nostra Europa — soprattutto quella cosiddetta
“unita e fondata sui diritti” — che sembra non rendersi conto di essere una
marionetta in una relazione transatlantica in cui a guidare, comandare e trarre
beneficio sono sempre, e da sempre, gli Stati Uniti.
Gli esempi di questa relazione malata, tossica, sono tanti. Uno dei più
evidenti, dopo i dazi introdotti da Trump e accettati dall’Unione Europea senza
grandi reazioni, è la richiesta ai Paesi della NATO di contribuire con il 5% del
PIL al finanziamento dell’organizzazione. La NATO, dalla sua nascita, è stata
spesso il braccio armato della principale potenza occidentale, partecipando a
diverse guerre sanguinosissime provocate dagli USA senza l’avvallo preventivo
delle Nazioni Unite che, seppure siano rappresentative quasi del solo “Nord del
mondo”, dovrebbero vigilare sul rispetto dei diritti umani e lavorare per la
mediazione e la pace. Non sarebbe corretto però fare di tutta l’erba un fascio.
C’è anche chi dice “no”. La Spagna guidata da Pedro Sánchez, ad esempio, si è
opposta al finanziamento della NATO con il 5% del PIL e ha negato l’utilizzo
delle proprie basi militari per gli attacchi contro l’Iran, oltre alla sua
recente decisione di richiamare definitivamente la sua ambasciatrice da Tel
Aviv. Quindi allora, qualcosa si può fare, giusto? La speranza è che, poco alla
volta, altri Paesi seguano questa strada e che le cittadine e i cittadini
europei decidano di sostenere e proteggere queste scelte della Spagna: lo stesso
sostegno che chiediamo per i Paesi che si trovano nel mirino degli Stati Uniti,
come Cuba, affamata, e Venezuela, ma non solo.
Quando la legge del più forte diventa la norma, nessun Paese ricco di materie
prime o di energia è davvero al sicuro. Anzi, nessun Paese è proprio al sicuro,
nemmeno l’Italia! Per questo, l’umanità — o ciò che ne resta — deve fare una
cosa sola: unirsi e lottare contro ogni forma di imperialismo, capitalismo e
neocolonialismo. Pensare che non toccherà mai a noi, o che finché riguarda i
Paesi del cosiddetto “Sud del mondo” siano affari loro, è come vedere la casa
del vicino andare a fuoco e voltarsi dall’altra parte, convinti che le fiamme
non arriveranno mai fino alla nostra.
E la Marcia dei bruchi?
Questa iniziativa porta avanti queste lotte nei territori, coinvolgendo
soprattutto quei giovani che spesso definiamo “il nostro futuro” ma che, in
realtà, sono già “il nostro presente”. La marcia è alla quinta edizione. Mancano
15 regioni! Ce la faremo?
Un appello a fare insieme a noi l’ultimo km, sabato 28 marzo a Milano
Vorrei quindi lanciare questo appello a tutte le persone e ai gruppi di buona
volontà di Milano, della Lombardia e non solo: venite sabato 28 marzo, nel
pomeriggio, e facciamo insieme l’ultimo chilometro e chiudiamo insieme questa
edizione, con un messaggio di speranza: ci siamo e ci impegniamo per un futuro
miglio!
Portate bandiere o cartelloni con messaggi per dare voce alle cause e ai Paesi
che vi stanno a cuore. La marcia si svolgerà nel pomeriggio, dopo le 15, e si
concluderà entro le 18.
PS: informazioni e dettagli su orario, piazza di ritrovo e percorso saranno
disponibili da mercoledì 25 marzo sul sito della Marcia dei bruchi:
www.marciadeibruchi.org
Potete anche contattarmi direttamente per informazioni o adesioni: 320 430 9765.
“Cammineremo insieme e, come bruchi, ci trasformeremo in farfalle. E così
vogliamo trasformare anche il mondo”. Sono le parole di Giacomo, l’adolescente
che diede il nome a questa iniziativa quando aveva 9 anni. Quest’anno ha
partecipato anche lui alla marcia in Val Camonica.
John Mpaliza
https://www.marciadeibruchi.org
https://www.marciadeibruchi.org/appello-ultimo-km-a-milano
Redazione Italia