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SCUOLA: LA PROTESTA NON SI FERMA ANZI SI ALLARGA. DECINE QUELLE OCCUPATE A ROMA
La protesta non si ferma anzi si allarga anche nelle scuole, contro un futuro che non c’è. Si allunga così ogni giorno che passa l’elenco delle occupazioni contro carovita, mancanza di futuro, collasso della scuola pubblica e dl Valditara con tetto agli alunni di origine migrante. Istituti occupati a Napoli, Bologna, Torino, Firenze, Cosenza e Roma. Al liceo Plinio Seniore di via Montebello di Roma il Collettivo “20 novembre” ha diffuso un documento politico dell’occupazione, in cui si legge che la grande partecipazione allo sciopero dello scorso 16 ottobre “ha reso evidente la necessità di organizzare la rabbia sociale, che può sfociare solo nel conflitto, e quella di riprenderci i nostri spazi e occupare la nostra scuola, necessari per garantire una formazione anti-sistema altrimenti impossibile. Siamo contro una scuola che assomiglia sempre di più a un’azienda con ruoli dirigenziali ormai assimilati a manager autocratici e accentratori. Contro una scuola caserma, in cui la militarizzazione è sempre più intrinseca al percorso di studio”. “Occupare, manifestare, scioperare, sono le parole d’ordine per la ripartenza della nuova gioventù che di fronte al nemico non farà neanche un passo indietro. Usciti dalla scuola, continueremo a riempire le piazze, portando avanti le nostre istanze, finché non saranno soddisfatte”. A essere occupata è stata anche la succursale del liceo Newton in via dell’Olmata (la sede principale era stata occupata lo scorso 13 ottobre). L’iniziativa è stata rivendicata dal collettivo Assange. Tra le motivazioni figurano “la situazione in Palestina”, ma anche la crisi abitativa: “Le case popolari – denunciano studentesse e studenti – non sono sufficienti per soddisfare la richiesta abitativa. E il governo, invece di tutelare le famiglie che vivono in complessi come quello Spin Time, continua a sgomberare queste comunità. Lasciando padri, madri e bambini per strada in condizioni disumane”. Dalla Capitale sentiamo le voci di studentesse-i raccolte al liceo Plinio – Seniore occupato realizzate dal nostro collaboratore, Stefano Bertoldi. Ascolta o scarica  Altre interviste realizzate al Plinio-Seniore e al Newton nella trasmissione Scuola Resistente in onda sabato prossimo alle 18.
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
[Nota di classe] Scuole occupate piazze in rivolta
Nella prima parte della trasmissione tracciamo un quadro delle proteste studentesche e di lavoratrici e lavoratori della scuola in Europa e in Italia dove ogni giorno vengono occupate scuole, in attesa dello sciopero del 30 ottobre. Nella seconda parte approfondiamo con un compagno la protesta radicale degli e delle studenti in Albania.
October 22, 2026
Radio Onda Rossa
SCUOLA: MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA. UNA DOZZINA LE OCCUPAZIONI A FIRENZE. PICCHETTO E OCCUPAZIONE AL PORTA ROMANA DOPO L’AGGRESSIONE DI UN CUSTODE
Continua a crescere la protesta nel mondo della scuola. Sono sempre più numerose quelle occupate contro il collasso della scuola pubblica, contro il dl Valditara e il tetto agli alunni di origine migrante nelle classi. Istituti occupati dagli studenti a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. In altre scuole studenti e studentesse stanno dando vita a scioperi improvvisi e a macchia di leopardo. È successo a Legnano, nel Milanese, a Cesano Maderno (Monza-Brianza), a Iseo, in provincia di Brescia e a Trento, dove stamattina centinaia di studenti e studentesse stanno sfilando in corteo. A Firenze dopo l’occupazione del liceo Gramsci avvenuta lunedi un gruppo di studenti e studentesse ha annunciato l’occupazione di diversi istituti cittadini, contestando le scelte del governo in materia di istruzione, spesa pubblica e politiche scolastiche. Nel comunicato diffuso dagli “Studentə Occupanti di Firenze” la mobilitazione viene presentata come una risposta a un sistema che, secondo i promotori, privilegia gli investimenti militari a discapito della scuola: “Come Studentə Occupanti di Firenze, abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, si legge nel documento. Il documento è firmato dagli Studentə Occupanti dei licei Alberti-Dante, Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico, che indicano tra le principali contestazioni i finanziamenti destinati all’istruzione e le condizioni strutturali di numerosi edifici scolastici. Gli studenti richiamano i dati della Commissione europea, secondo i quali nel 2023 l’Italia si sarebbe collocata al terzultimo posto nell’Unione europea per investimenti nel settore, e denunciano tagli al sistema scolastico per circa 620 milioni di euro nel triennio 2026-2028, attribuiti alla Legge di Bilancio. Secondo i promotori della protesta, le conseguenze si riflettono direttamente sulla quotidianità degli studenti, sulla sicurezza e sulla qualità della formazione. Nel comunicato vengono elencati problemi come aule soggette ad allagamenti, materiali didattici insufficienti, infestazioni di insetti e roditori, presenza di muffe, impianti di riscaldamento e raffreddamento danneggiati e carenza di personale. Tra le criticità segnalate figurano anche la precarietà dei docenti, le barriere architettoniche che ostacolano l’accessibilità per le persone con disabilità e le condizioni di degrado di alcune strutture. Situazioni che, secondo gli occupanti, rendono necessario un intervento complessivo di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti. Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la spesa militare. Gli studenti contestano l’aumento delle risorse destinate alla difesa, contrapponendolo alle difficoltà del sistema scolastico. Nel documento sostengono che, negli ultimi sei anni, la quota del Pil destinata alle spese militari sia passata dall’1,4% del 2020 al 2,5%. Il comunicato contiene inoltre una dura critica alla politica estera italiana e al sostegno del governo alle operazioni militari, con riferimenti agli Stati Uniti e a Israele. Gli occupanti chiedono di ridurre i fondi destinati al riarmo e di aumentare, al contrario, le risorse per l’istruzione. La protesta non si limita esclusivamente agli aspetti economici. Nel mirino degli studenti ci sono anche le misure che riguardano la composizione delle classi e l’educazione sessuo-affettiva. Il documento critica il limite al numero di studenti stranieri nelle classi e il Ddl Valditara, contestato per le disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Gli occupanti sollevano anche il tema della sicurezza nei percorsi di formazione scuola-lavoro, un tempo denominati PCTO. Nel comunicato si afferma che, negli ultimi tre anni, 33 ragazzi e ragazze avrebbero perso la vita durante queste esperienze. Per gli studenti, si tratta di un ulteriore elemento che mette in discussione il rapporto tra scuola, lavoro e tutela dei giovani. La richiesta è di abolire gli attuali percorsi, indicati nel documento con la sigla FSL, considerati dagli occupanti una forma di lavoro non retribuito e potenzialmente rischioso. I promotori denunciano inoltre l’utilizzo degli spazi scolastici per iniziative che giudicano riconducibili a propaganda fascista e razzista, chiedendo che gli istituti siano luoghi di inclusione, uguaglianza e confronto. La mobilitazione, spiegano i firmatari, vuole inserirsi in un movimento di protesta più ampio, nazionale e internazionale, dando voce anche agli istituti che non dispongono delle risorse necessarie per partecipare alle iniziative. Tra le richieste avanzate figurano l’aumento della spesa pubblica per l’istruzione, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici, la disponibilità di spazi per gli studenti dentro e fuori dagli istituti e maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà con l’acquisto dei materiali didattici e il pagamento delle uscite scolastiche. Gli occupanti chiedono inoltre un taglio ai finanziamenti per il riarmo, il divieto di ingresso nelle aule per le forze armate e di polizia, l’abolizione delle misure che introducono limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi, progetti di educazione sessuo-affettiva affidati a esperti e la cancellazione dei percorsi di formazione scuola-lavoro. La conclusione del comunicato ribadisce la volontà di proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento degli obiettivi indicati: “Non vogliamo essere spettatori del nostro futuro. Organizziamoci, lottiamo, riprendiamoci la scuola!”. Il punto con Oscar compagno fiorentino che segue le mobilitazioni nelle scuole Ascolta o scarica  Anche il Liceo Artistico di Porta Romana si aggiunge alla lista dei licei fiorentini occupati. Dopo il tentativo di occupazione avviato nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, terminato con uno sgombero lampo e pesanti polemiche, un’assemblea straordinaria di stamani si è conclusa con la decisione di procedere all’occupazione dell’Isa. L’assemblea, indetta da studenti e studentesse per chiarire quello che già attraverso una nota ufficiale il collettivo degli studenti aveva spiegato, è servita a ricostruire la propria versione dei fatti, in risposta alle dichiarazioni della preside e denunciando presunte aggressioni fisiche subite durante i concitati momenti della protesta. Il momento più critico del blitz si sarebbe consumato intorno alle quattro e mezzo del mattino, in concomitanza con l’arrivo della dirigente scolastica, del personale ATA e dei Carabinieri. Gli studenti descrivono un clima di forte contrapposizione fisica all’interno dei corridoi, sostenendo che un custode avrebbe aggredito alle spalle uno studente nel tentativo di strappargli il passamontagna. Nel tragitto verso la palestra, secondo il racconto dei giovani, si sarebbero verificati spintoni, capelli tirati e persino calci da dietro per far cadere i ragazzi in fuga, prima che questi riuscissero a barricarsi dietro una porta per frenare la furia del dipendente. Il comunicato lamenta poi la totale chiusura da parte delle autorità e della presidenza rispetto a qualsiasi forma di mediazione. La dirigente si sarebbe rifiutata di leggere il documento politico dell’occupazione, redatto in coordinamento con gli altri licei cittadini già mobilitati. Secondo la nota studentesca, a porre fine alla protesta è stato un ultimatum di tre minuti prospettato dalla dirigenza prima del massiccio intervento della DIGOS, accompagnato da avvertimenti di possibili denunce e ripercussioni legali. Di fronte alla prospettiva dello sgombero forzato, gli occupanti avevano preferito allontanarsi dall’edificio. In conclusione della nota, i giovani rivendicano la matrice interamente politica del loro gesto. L’azione di Porta Romana viene inserita in una mobilitazione nazionale più ampia che contesta la povertà, le morti sul lavoro e il taglio di seicento milioni di euro alla scuola pubblica a favore delle spese belliche, definendo queste ultime le vere piaghe sistemiche contro cui è necessario continuare a lottare. Ci siamo collegati con alcune studentesse del Collettivo Capre durante il picchetto di questa mattina  Ascolta o scarica   
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Una generazione in campo, contro il “pilota automatico”
E’ difficile sottovalutare la portata dell’ingresso in campo degli studenti italiani avvenuto ieri in modo così clamoroso da costringere persino alcuni telegiornali Rai a metterlo come prima notizia. Mentana e La7, i presunti “progressisti” dell’”informazione indipendente”, sono invece riusciti nell’impresa di far peggio della Rai. In entrambi i casi le […] L'articolo Una generazione in campo, contro il “pilota automatico” su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Tutta la scuola italiana al “No Meloni Day”. Si replica il 30 ottobre e il 20 novembre
Almeno 400mila studenti sono scesi oggi in piazza in tutta Italia, ed hanno già rilanciato la mobilitazione per il 30 ottobre per lo sciopero generale e il 20 novembre per lo sciopero studentesco europeo contro la guerra È stato decisamente un successo il No Meloni Day, lo sciopero studentesco indetto […] L'articolo Tutta la scuola italiana al “No Meloni Day”. Si replica il 30 ottobre e il 20 novembre su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
«Non ci fermiamo», intervista a Sabrine Kharbach dell’Union Etudiante
Dopo quasi un mese di mobilitazione il ministro dell’educazione nazionale Édouard Geffray ha annunciato l’assunzione di tremila insegnanti supplenti per coprire una parte dei posti vacanti. Nell’anno scolastico passato circa il 10% delle lezioni non è stato assicurato a casa della mancanza di docenti. Di fronte alle rivendicazioni formulate dai […] L'articolo «Non ci fermiamo», intervista a Sabrine Kharbach dell’Union Etudiante su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
Accoglienza non integrazione. Ma infuria il polverone…
… infuria il polverone di governo e cattivo giornalismo su scuola, burqa, nulla e tutto. La mitologica sinistra però non sa bene che dire. Giuseppe Faso interviene sul decreto-legge 170 del 30 settembre 2026 (*) . Il fine non giustifica mai i mezzi (figuriamoci quando lui è menzognero e loro violenti)     Proviamo a mettere al centro dell’attenzione l’acquisizione
October 14, 2026
La Bottega del Barbieri
La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre
Siamo già da diverso tempo in campagna elettorale ed ora, con l’approvazione dello Stabilicum alias “nuova legge truffa”, ci siamo dentro fino al collo. Eppure non c’è in giro una discussione sui temi che stanno a cuore alla stragrande maggioranza delle persone che vivono nel nostro Paese. Non si parla […] L'articolo La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Torino: dalle scuole occupate gli studenti raggiungono la città metropolitana
La mobilitazione studentesca partita lunedì con l’occupazione del Regina e del Giulio si è allargata al Lagrange e al Gobetti, dopo la prima settimana di occupazione gli studenti hanno deciso di raggiungere uniti la città metropolitana di Torino per chiedere soluzioni concrete ai problemi reali delle scuole. Edifici fatiscenti, mancanza […] L'articolo Torino: dalle scuole occupate gli studenti raggiungono la città metropolitana su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
Mille bambini, lo sport come ponte tra Brescia e il Benin
Si chiude la prima missione di Motus Atletica ad Abomey, in Benin. In cinque scuole il progetto ha incontrato circa mille bambini. Foletti: «Abbiamo trovato entusiasmo e una grande voglia di imparare. Ora dobbiamo costruire qualcosa che possa continuare anche senza di noi» Dalle piste di Sanpolino alle scuole di Abomey. È un viaggio di migliaia di chilometri, ma soprattutto l’inizio di una relazione che Motus Atletica vorrebbe far durare almeno tre anni. La prima missione in Benin, partita il 28 settembre e arrivata ormai alle battute finali, ha portato sei esperti italiani nelle scuole primarie della città: cinque istituti, circa mille bambini tra i 6 e gli 11 anni, insegnanti e operatori coinvolti in un programma che utilizza lo sport come strumento di educazione, inclusione e crescita. La partenza era stata annunciata a Brescia il 26 settembre allo stadio Gabre Gabric di Sanpolino. L’obiettivo era ambizioso: non una semplice trasferta sportiva, ma l’avvio di un progetto internazionale capace di mettere in relazione competenze italiane e realtà locali, partendo dalla scuola e dall’attività motoria. I primi giorni in Benin hanno dato sostanza a quell’idea. Il 3 ottobre ad Abomey l’Accademia Modus Africa ha inaugurato ufficialmente il programma dedicato agli alunni delle primarie, alla presenza di Christophe Bokpe, ex calciatore internazionale e co-fondatore del progetto internazionale e con il sostegno delle istituzioni sportive beninesi. Gli esperti arrivati dall’Italia hanno lavorato accanto agli operatori locali, portando metodi, esperienza e strumenti, ma anche osservando una realtà nella quale lo sport può assumere un significato che va molto oltre il risultato agonistico. “La cosa che ci ha colpito maggiormente è stata la risposta dei bambini” racconta Francesco Foletti, presidente di Motus Atletica. “Abbiamo trovato un entusiasmo enorme, una partecipazione immediata, una curiosità che ci ha confermato quanto sia importante creare occasioni di questo tipo. Ma questa missione ci ha fatto capire anche un’altra cosa: non dobbiamo pensare a un intervento che arriva dall’Italia e poi finisce. Il vero obiettivo è costruire competenze e relazioni locali perché il progetto possa andare avanti nel tempo”. Il Benin è un Paese dell’Africa occidentale affacciato sul Golfo di Guinea, con una popolazione giovane e una forte crescita demografica. Abomey, nel sud del Paese, è una città dalla storia particolare: fu la capitale del Regno di Dahomey e conserva ancora oggi un’importante identità culturale. È qui che il progetto ha scelto di partire, entrando direttamente nelle scuole. Il modello immaginato da Motus Atletica punta infatti sulla scuola come luogo privilegiato. L’attività fisica diventa un modo per insegnare disciplina, rispetto delle regole, perseveranza e capacità di lavorare insieme, ma può servire anche a riconoscere precocemente inclinazioni e talenti e, soprattutto, a coinvolgere bambini che vivono situazioni di maggiore fragilità. “Lo sport è una scuola di vita” aggiunge Foletti. “In questi giorni abbiamo visto concretamente quanto possa essere uno strumento di relazione e di crescita. Non significa che tutti debbano diventare campioni. Significa dare a ciascun bambino la possibilità di scoprire qualcosa di sé, di misurarsi con gli altri, di acquisire fiducia. E significa anche formare gli adulti che dovranno accompagnare questo percorso”. È questo il passaggio decisivo della missione. I circa mille bambini incontrati rappresentano il primo risultato visibile, ma il progetto guarda già oltre. Nei prossimi tre anni l’intenzione è consolidare il lavoro nelle scuole, formare gli operatori locali, sviluppare lo sport scolastico e creare un collegamento anche con istituti e realtà sportive bresciane e lombarde. Un progetto che coinvolge Motus Atletica Italia e la Fondazione CSI per il Mondo e che punta a diventare progressivamente autonomo sul territorio. Per riuscirci, però, servono risorse. E dopo questa prima esperienza la ricerca di sostenitori entra nella seconda fase del progetto. Motus Atletica cerca aziende, fondazioni, associazioni e privati interessati a sostenere le prossime missioni, la formazione e l’acquisto delle attrezzature necessarie. Una prima forma di sostegno è già arrivata dalla raccolta di scarpe sportive usate, in buone condizioni, destinate alle scuole coinvolte. “Adesso sappiamo che il progetto è possibile” conclude Foletti. “Abbiamo visto i bambini, incontrato gli insegnanti, lavorato con le realtà locali e capito dove possiamo essere utili. La sfida vera comincia ora: trovare le risorse e le persone che credano in questo percorso, perché quello che abbiamo iniziato ad Abomey non rimanga una bella esperienza, ma diventi un progetto capace di crescere e di camminare sulle proprie gambe.” Da Brescia al Benin, dunque, il viaggio non finisce con il rientro della delegazione. Se la prima missione serviva a capire se quel ponte fosse possibile, i giorni trascorsi ad Abomey hanno dato la prima risposta. Adesso bisogna costruirlo. Per maggiori informazioni sul progetto questo è il link: https://www.motusatletica.org/progetto-motus-for-africa/ Simona Duci
October 8, 2026
Pressenza