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[Ora di buco] Fuori Leonardo, anzi Finmeccanica, dalle scuole! (1/2: trasmissione intera)
Trasmissione interamente dedicata all'analisi del dossier di BDS su "La scuola di Leonardo, Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma". "La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Il boicottaggio di "Leonardo" nelle scuole e nella formazione professionale si configura non come una vertenza settoriale, ma come un terreno di conflitto più ampio, volto a interrogare i rapporti tra educazione pubblica, produzione della violenza e complesso militare-industriale. Già nota come Finmeccanica, "Leonardo" coordina un ampio insieme di controllate e marchi, tra cui AgustaWestland, Alenia Aermacchi, DRS, Oto Melara, Selex ES e WASS, e rappresenta il principale produttore di armamenti in Italia e uno dei maggiori gruppi militari a livello globale. Nel 2022, la controllata statunitense Leonardo DRS si è inoltre fusa con l’azienda israeliana RADA Electronic Industries, specializzata nella produzione di radar militari, consolidando ulteriormente le relazioni industriali e tecnologiche con il settore bellico israeliano.  L’azienda, partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano con una quota del 30,2%, opera nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, producendo sistemi d’arma, tecnologie militari e dispositivi di sorveglianza impiegati in numerosi contesti bellici contemporanei. Attraverso programmi educativi, iniziative STEM, attività divulgative, premi scientifici e collaborazioni con scuole e università, la Fondazione contribuisce a presentare come naturali, desiderabili e socialmente benefiche tecnologie e settori industriali strettamente legati alle infrastrutture contemporanee della guerra e del controllo sociale. Dei 125 istituti esaminati, 19 presentano evidenze documentali di collaborazioni con Leonardo S.p.A. Le iniziative individuate riguardano prevalentemente percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL, ex PCTO), attività legate alle discipline STEM, progetti di innovazione tecnologica e azioni di avvicinamento al mondo del lavoro. Ecco gli istituti: IIS Leopoldo Pirelli, IIS Von Neumann, IIS Giorgi-Woolf, IIS Matteucci, Liceo Scientifico Avogadro, Liceo Eugenio Montale, IIS Di Vittorio- Lattanzio, Liceo Scientifico Kennedy, IIS Pacinotti- Archimede, Liceo Pasteur, Liceo Democrito, ITIS Giancarlo Vallauri e IIS Via Salvo D'Acquisto 69 (Velletri), Liceo Volterra e IIS Amari-Mercuri (Ciampino), Liceo Artistico e Linguistico Pablo Picasso e IIS Via Copernico (Pomezia), IIS di Zagarolo, ITIS Cannizzaro (Colleferro). Particolarmente significativo appare il caso dell’IIS Carlo Matteucci che dal 2022 ha attivato il Liceo Scientifico delle Scienze Applicate, sperimentazione “Liceo Digitale”, sviluppato in collaborazione con Leonardo S.p.A. e Fondazione Leonardo ETS: la presenza dell’azienda si estende alla progettazione delle attività formative, alla realizzazione della didattica curricolare e all’accompagnamento degli studenti lungo l’intero ciclo di studi. La compresenza di esperti Leonardo nelle attività didattiche del biennio, l’affiancamento degli studenti da parte di professionisti dell’azienda nel triennio e la previsione di esperienze formative presso le sedi del gruppo configurano una relazione stabile che contribuisce direttamente alla costruzione del curricolo e delle competenze ritenute strategiche per il percorso formativo.   LA RIFORMA DEI TECNICI: ITS ACADEMY Permane un ulteriore profilo che richiede specifici approfondimenti analitici e politici. In particolare, alla luce della riforma degli Istituti Tecnici attualmente in fase di sperimentazione, che prevede la riduzione del percorso scolastico da cinque a quattro anni e il successivo completamento della formazione presso gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy), appare necessario interrogarsi sul ruolo assunto da Leonardo S.p.A. all’interno di tali strutture. Gli ITS Academy, infatti, pur operando nell’ambito dell’istruzione terziaria professionalizzante, si configurano complessivamente come enti di natura privata orientati alla formazione specialistica e all’integrazione diretta con il sistema produttivo. In questo contesto, risulta rilevante chiarire le modalità e l’estensione della partecipazione di Leonardo, sia in qualità di partner e soggetto collaboratore, sia come eventuale ente fondatore o promotore diretto di specifici istituti. Tra i casi emersi figurano, ad esempio, l’Istituto Tecnico Superiore Nuove Tecnologie per il Made in Italy, l’Istituto Tecnico Superiore Meccatronico del Lazio e l’Istituto Tecnico Superiore PRIME, nei quali Leonardo compare tra i soci fondatori.   INDAGINE SUI CENTRI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE DI ROMA Un secondo ambito di indagine riguarda il settore della Formazione Professionale. Gli istituti presi in considerazione sono stati i 9 Centri di Formazione Professionale di Roma gestiti da Roma Capitale, i 6 Centri Metropolitani di Formazione Professionale di competenza della Città Metropolitana di Roma Capitale e 61 Centri paritari (ovvero privati ma parte del Sistema Nazionale d’Istruzione). In questo ambito (Tabella 3) è stata individuata, mediante la metodologia Systematic Web Document Analysis (SWDA), una collaborazione diretta tra Leonardo e il Centro Metropolitano di Formazione Professionale di Acilia, relativa alla progettazione e realizzazione di un corso triennale gratuito per Operatore informatico in ambiente Cybersecurity. Il corso è rivolto a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni e prevede una struttura teorico- pratica costruita con il contributo diretto dell’azienda (teorico e pratico attraverso stage presso Leonardo). L’analisi successiva ha consentito di reperire il Decreto del Sindaco Metropolitano n. 7 del 22 gennaio 2024, quindi a genocidio in corso, della Città metropolitana di Roma Capitale, avente ad oggetto l’“Accordo di collaborazione tra la Città metropolitana di Roma Capitale e Leonardo S.p.A. per la realizzazione di percorsi formativi innovativi da effettuarsi presso i Centri metropolitani di Formazione Professionale”   FORMAZIONE SCUOLA LAVORO, LEONARDO S.P.A. E SERVIZI EDITORIALI PER LA SCUOLA Si segnala la collaborazione tra Fondazione Leonardo ETS e HUB Scuola, la piattaforma didattica digitale delle case editrici scolastiche del Gruppo Mondadori (Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola), finalizzata alla realizzazione del progetto “A scuola di STEM”. L’iniziativa prevede la distribuzione gratuita di sessanta video-lezioni online rivolte a studenti e docenti dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado, dedicate a temi quali intelligenza artificiale, cybersicurezza, robotica, aerospazio, tecnologie emergenti, fisica quantistica e “professioni del futuro”.   CHI HA IN MANO I DATI NATI NAZIONALI DELL* STUDENT*? Nel corso dell’inchiesta sulle relazioni tra Leonardo S.p.A. e le istituzioni scolastiche, è stato rinvenuto casualmente, all’interno del sito dell’Istituto Comprensivo Via Cassia, un documento pubblico del 2020 che ha successivamente condotto ad approfondire il tema della conservazione, del trattamento e della protezione dei dati relativi alla popolazione studentesca italiana. Dal documento, consultabile nell’archivio dati di questa ricerca [11], emergeva che Leonardo S.p.A., in raggruppamento temporaneo d’impresa con Enterprise Services Italia, risultava coinvolta nelle attività di archiviazione e trattamento dei dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti non soltanto a livello del singolo istituto scolastico, bensì su scala ministeriale.   AZIONI DI RICERCA, MONITORAGGIO E DOCUMENTAZIONE Si propone un kit di attivazione territoriale rivolto a studenti, docenti, personale scolastico, famiglie, collettivi e reti sociali interessate a promuovere campagne di boicottaggio di Leonardo e più in generale delle imprese coinvolte nelle filiere della guerra, dell’occupazione e del genocidio in Palestina. Di seguito alcuni degli strumenti e delle risorse che possono essere utilizzati: Mappatura sistematica di: a.convenzioni; b.Percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL); c.Filiera Formativa Tecnologico-Professionale (4+2), ITS Academy, enti di formazione professionale; d.progetti didattici, attività di orientamento; e.sponsorizzazioni, donazioni e collaborazioni tra scuole. Presentazione di richieste di accesso civico generalizzato (FOIA) e di accesso agli atti rivolte a dirigenti scolastici, uffici scolastici regionali, enti locali, università, ITS Academy e fondazioni, al fine di ottenere convenzioni, protocolli d'intesa, contratti, finanziamenti, accordi di partenariato, progetti FSL e documentazione relativa alle attività svolte con aziende del settore militare. Realizzazione di dossier territoriali finalizzati a documentare la presenza di Leonardo nei sistemi educativi locali, individuando istituti coinvolti, tipologie di attività svolte, soggetti finanziatori.
July 7, 2026
Radio Onda Rossa
Difendere la filosofia. Assemblea a Roma contro le indicazioni nazionali di Valditara
È stato intenso e ricco di spunti il dibattito svoltosi il 26 giugno a Roma “Difendere la filosofia. La scuola oltre le ‘Indicazioni nazionali’”, organizzato da alcuni dei professori universitari e delle scuole che già a maggio avevano promosso la raccolta firme contro la clamorosa e provocatoria esclusione di Marx […] L'articolo Difendere la filosofia. Assemblea a Roma contro le indicazioni nazionali di Valditara su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
Scuole sotto stretta sorveglianza ministeriale. Il caso Emilia-Romagna
In Emilia Romagna continuano le indagini ispettive, la presenza costante e le forme di pressione da parte dell’ufficio scolastico regionale. Una simile solerzia nell’orientare le delibere di collegi docenti e consigli di classe non si era fin qui mai vista in un numero di casi così alto. Ci preoccupa notevolmente […] L'articolo Scuole sotto stretta sorveglianza ministeriale. Il caso Emilia-Romagna su Contropiano.
June 18, 2026
Contropiano
Grosseto, 18 giugno: Edizione locale del Forum Scuole per un’educazione nonviolenta
Il Forum Scuole per un’educazione nonviolenta, con il quale l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha collaborato attivamente sin dalla prima edizione di Milano, avrà la sua prima edizione locale in provincia di Grosseto, grazie all’Istituto Comprensivo Roccastrada, che ha fortemente voluto questo evento. L’evento si terrà giovedì 18 giugno, dalle 9.15 alle 17.00, presso il plesso della Scuola Primaria e Secondaria di Ribolla. L’edizione locale ricalca, in formato ridotto, la struttura del Forum nazionale e si propone di favorire un sempre maggiore radicamento territoriale, affinché sia possibile sperimentare e condividere, anche in presenza, esperienze e pratiche di pace e nonviolenza nei contesti scolastici. PROGRAMMA 9.15 Registrazione 9:30 Benvenuto della Dirigente scolastica 9:35 Presentazione del «Forum nazionale permanente Scuole per un’Educazione Nonviolenta» 9:45 Tavola rotonda: Come promuovere un’educazione per la pace e la nonviolenza a scuola 10:45 pausa ore 11.00 – 13.00 Prima sessione laboratori ore 13.00 Pranzo libero ore 14.30 – 16.30  Seconda sessione laboratori ore 16.45 Plenaria ore 17.00 Chiusura Maggiori informazioni sui laboratori >Le virtù che educano. Riconoscere il meglio di sé e dell’altro per costruire relazioni educative nonviolente. – Jaqueline Mera e Stefano Colonna >Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza. Per prendersi cura di sé stessi, degli Esseri viventi, del Pianeta, del Mondo. – Dino Mancarella >Cominciamo noi. La comunicazione generativa e le relazioni nonviolente – Annabella Coiro >Si può parlare di economia e guerra alla scuola primaria e secondaria di 1°grado? – Mario Sanguinetti >Chi educhiamo? Un laboratorio di esperienza e riflessione sull’essere che cerchiamo di educare – Solo primaria – Oliver Turquet >Lo spaventaguerra. La guerra è entrata dalle porte e dalle finestre e bimbe e bimbi se ne sono accort*: quali strumenti per parlarne insieme? Solo primarie e infanzia – Alice Moracchioli e Marta Monini La partecipazione è aperta a tutti e tutte ed è gratuita. La giornata costituisce iniziativa di formazione ai sensi della Direttiva n. 170 del 2016. Per ulteriori informazioni: Sara Conte, docente IC Roccastrada e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: sara.conte@istitutocomprensivoroccastrada.edu.it --------------------------------------------------------------------------------
Buon compleanno, Still I Rise!
30/04/2026 – h.18:00 Spirit de Milan, via Bovisasca 59, Milano Ingresso su prenotazione Donazione minima: € 2 Il prossimo 30 aprile 2026, Still I Rise celebra il suo ottavo compleanno con un evento speciale aperto al pubblico, in programma a Milano presso lo Spirit de Milan (via Bovisasca 59, ore 18.00). Nata otto anni fa sull’isola di Samos da un gruppo di volontari, nel pieno di una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee, Still I Rise è oggi un’organizzazione internazionale impegnata a garantire istruzione d’eccellenza gratuita a bambini e adolescenti in alcuni dei contesti più difficili del mondo. Attualmente conta sei scuole attive e ha raggiunto oltre 77mila persone attraverso i suoi progetti educativi. L’evento sarà un’occasione per raccontare il percorso dell’organizzazione e guardare alle sfide future. Interverranno i cofondatori: Nicolò Govoni, che approfondirà l’evoluzione del Metodo Educativo sviluppato da Still I Rise e il suo impatto sulla vita degli studenti; Giulia Cicoli, che porterà una testimonianza diretta dalla Scuola della Repubblica Democratica del Congo, con un focus sulle violazioni dei diritti umani nelle miniere di Kolwezi. La partecipazione è aperta a tutti previa prenotazione sul sito dell’organizzazione, con donazione libera a partire da 2 euro. Il ricavato sosterrà le attività educative nella Still I Rise Academy – Kolwezi, in R.D. Congo. Still I Rise
April 27, 2026
Pressenza
#peace Ban #war: con Pax Christi un corso online contro il dogma della #guerra Mercoledì 1° aprile 2026 6° incontro - ore 18-20 ❖ Speranza o ansia di futuro? Come i giovani percepiscono la guerra, la sicurezza, i fenomeni migratori – Raffaele Mantegazza ❖ La #militarizzazione in atto nelle #scuole. Ritorno alla leva obbligatoria? – Antonio Mazzeo
March 29, 2026
Antonio Mazzeo
La Marcia dei bruchi si conclude a Milano sabato 28 marzo. Venite a fare l’ultimo chilometro con noi?
“Signor John, cosa sta succedendo nel mondo?”. Me lo ha chiesto un ragazzino di quinta elementare durante un incontro in Val Camonica. “E perché fanno le guerre?”, ha aggiunto una bambina di prima elementare, forse la più piccola del gruppo. Eravamo riuniti nell’atrio di una scuola elementare, con tutte le classi, dalla prima alla quinta. Ero stato invitato a incontrare gli alunni e alunne di questa scuola alla vigilia della marcia che, martedì 10 marzo scorso, ha coinvolto a Darfo Boario Terme circa 500 persone tra alunne, alunni e docenti. Come si fa a rispondere a domande così difficili, soprattutto quando arrivano da bambini così piccoli, con uno sguardo e un tono molto più seri di quelli di tanti adulti dei nostri tempi? Mi chiamo John Mpaliza, sono un cittadino italo-congolese. Vivo a Trento e sono in Italia da 34 anni: ne ho 57. Ingegnere informatico di formazione e di professione fino al 2014, oggi sono attivista per i diritti umani a tempo pieno. Da 16 anni organizzo marce nazionali e internazionali con l’obiettivo di creare momenti di dialogo e di confronto sui temi dei diritti umani, della giustizia e della pace. Da cinque anni promuovo la Marcia dei bruchi, un’iniziativa che ogni anno scolastico, sempre in una regione diversa, coinvolge migliaia di giovani, soprattutto studenti attraverso le scuole. In questo momento sto attraversando a piedi la Lombardia con la quinta edizione di questa iniziativa, partita sabato 21 febbraio da Mantova, che si concluderà a Milano nel pomeriggio di sabato 28 marzo. Ti starai probabilmente chiedendo come sarà andata a finire con le domande di quei bambini! Me lo chiedo ancora anch’io. Non so bene cosa abbia detto per convincerli. Si poteva leggere nei loro occhi e nell’espressione dei loro volti che erano soddisfatti della risposta. Ricordo solo che ho sorriso, ho chiesto scusa per non avere una risposta semplice pronta e ho iniziato a raccontare. Cosa? Non ricordo, ma ricordo le loro facce. Sembrava ascoltassero una fiaba. Erano circa ottanta, tutti curiosi, tranquilli e attentissimi. Alla fine ho visto sui loro volti quella bellissima espressione di soddisfazione, senza maschera, che solo i bambini hanno. Cos’era successo? Mistero! In quel momento ho capito che le mie spiegazioni erano arrivate a destinazione: nei loro cuori. Potevo quindi fermarmi. Ho quindi messo una canzone che speravano conoscessero ed hanno cantato a squarciagola. “Me la sono cavata piuttosto bene”, ho pensato tra me e me. E se fosse capitato a voi? Mi piacerebbe davvero saperlo come avreste risposte a quelle domande! Tornando a noi adulti, purtroppo la situazione attuale nel mondo non è delle migliori. Tra governanti criminali e armi di distruzione di massa — non solo quelle atomiche, ma anche la sempre più invasiva intelligenza artificiale — l’umanità sembra avvicinarsi come non mai a un punto di non ritorno. Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Iran, Ucraina, Venezuela, Libia, Cuba, Haiti, Siria. La lista è purtroppo lunghissima! Basta che nel sottosuolo di un Paese ci siano importanti riserve di materie prime, soprattutto petrolio, per finire nel mirino degli Stati Uniti e dei loro alleati. Tra questi, secondo me, soprattutto la nostra Europa — soprattutto quella cosiddetta “unita e fondata sui diritti” — che sembra non rendersi conto di essere una marionetta in una relazione transatlantica in cui a guidare, comandare e trarre beneficio sono sempre, e da sempre, gli Stati Uniti. Gli esempi di questa relazione malata, tossica, sono tanti. Uno dei più evidenti, dopo i dazi introdotti da Trump e accettati dall’Unione Europea senza grandi reazioni, è la richiesta ai Paesi della NATO di contribuire con il 5% del PIL al finanziamento dell’organizzazione. La NATO, dalla sua nascita, è stata spesso il braccio armato della principale potenza occidentale, partecipando a diverse guerre sanguinosissime provocate dagli USA senza l’avvallo preventivo delle Nazioni Unite che, seppure siano rappresentative quasi del solo “Nord del mondo”, dovrebbero vigilare sul rispetto dei diritti umani e lavorare per la mediazione e la pace. Non sarebbe corretto però fare di tutta l’erba un fascio. C’è anche chi dice “no”. La Spagna guidata da Pedro Sánchez, ad esempio, si è opposta al finanziamento della NATO con il 5% del PIL e ha negato l’utilizzo delle proprie basi militari per gli attacchi contro l’Iran, oltre alla sua recente decisione di richiamare definitivamente la sua ambasciatrice da Tel Aviv. Quindi allora, qualcosa si può fare, giusto? La speranza è che, poco alla volta, altri Paesi seguano questa strada e che le cittadine e i cittadini europei decidano di sostenere e proteggere queste scelte della Spagna: lo stesso sostegno che chiediamo per i Paesi che si trovano nel mirino degli Stati Uniti, come Cuba, affamata, e Venezuela, ma non solo. Quando la legge del più forte diventa la norma, nessun Paese ricco di materie prime o di energia è davvero al sicuro. Anzi, nessun Paese è proprio al sicuro, nemmeno l’Italia! Per questo, l’umanità — o ciò che ne resta — deve fare una cosa sola: unirsi e lottare contro ogni forma di imperialismo, capitalismo e neocolonialismo. Pensare che non toccherà mai a noi, o che finché riguarda i Paesi del cosiddetto “Sud del mondo” siano affari loro, è come vedere la casa del vicino andare a fuoco e voltarsi dall’altra parte, convinti che le fiamme non arriveranno mai fino alla nostra. E la Marcia dei bruchi? Questa iniziativa porta avanti queste lotte nei territori, coinvolgendo soprattutto quei giovani che spesso definiamo “il nostro futuro” ma che, in realtà, sono già “il nostro presente”. La marcia è alla quinta edizione. Mancano 15 regioni! Ce la faremo? Un appello a fare insieme a noi l’ultimo km, sabato 28 marzo a Milano Vorrei quindi lanciare questo appello a tutte le persone e ai gruppi di buona volontà di Milano, della Lombardia e non solo: venite sabato 28 marzo, nel pomeriggio, e facciamo insieme l’ultimo chilometro e chiudiamo insieme questa edizione, con un messaggio di speranza: ci siamo e ci impegniamo per un futuro miglio! Portate bandiere o cartelloni con messaggi per dare voce alle cause e ai Paesi che vi stanno a cuore. La marcia si svolgerà nel pomeriggio, dopo le 15, e si concluderà entro le 18. PS: informazioni e dettagli su orario, piazza di ritrovo e percorso saranno disponibili da mercoledì 25 marzo sul sito della Marcia dei bruchi: www.marciadeibruchi.org Potete anche contattarmi direttamente per informazioni o adesioni: 320 430 9765. “Cammineremo insieme e, come bruchi, ci trasformeremo in farfalle. E così vogliamo trasformare anche il mondo”. Sono le parole di Giacomo, l’adolescente che diede il nome a questa iniziativa quando aveva 9 anni. Quest’anno ha partecipato anche lui alla marcia in Val Camonica. John Mpaliza https://www.marciadeibruchi.org https://www.marciadeibruchi.org/appello-ultimo-km-a-milano       Redazione Italia
March 20, 2026
Pressenza
Le ingerenze della destra sulle scuole. Stilata la “lista nera” di chi non ha celebrato Il Giorno del Ricordo
Il “Giorno del Ricordo”, fortemente voluto dalla destra al governo nel 2004 per creare una giornata nazionale da contrapporre al 25 Aprile, da ventidue anni ha la pretesa istituzionale e politica di essere adeguatamente celebrato nelle scuole. Il 10 febbraio di ogni anno intende ricordare i morti italiani nelle foibe […] L'articolo Le ingerenze della destra sulle scuole. Stilata la “lista nera” di chi non ha celebrato Il Giorno del Ricordo su Contropiano.
March 19, 2026
Contropiano
Intervista a Serena Baldini di “Vento di Terra”, ONG attiva da anni in Palestina
Cara Serena, raccontaci della ONG Vento di Terra. Vento di Terra nasce nel 2006 in Palestina da un gruppo di giovani, con l’idea di restituire diritti e potere alle persone schiacciate dall’occupazione militare. Ora lavoriamo anche in Afghanistan, Giordania, Camerun e Albania, laddove i diritti sono negati. Quali sono state le maggiori difficoltà? Il settore della cooperazione è cambiato tantissimo: prima lavoravamo con i Comuni italiani, invitavamo i bambini palestinesi qui, ma ora quel tipo di supporto è scomparso, le risorse non ci sono più o non si vogliono spendere in questa direzione. Dal 7 ottobre 2023 la nostra agenzia per la cooperazione ha congelato tutti i fondi riguardo alla Palestina, anche per i progetti già approvati. La burocrazia che rallentava i progetti c’è sempre stata, ma ora si sono aggiunte le decisioni politiche. Rendere conto sui progetti va bene, ma (ora soprattutto per la Palestina) avere gli occhi puntati continuamente addosso toglie il fiato. In fondo l’accusa, neanche troppo velata, fatta alle ONG è stata quella “Mandate soldi ai terroristi”, anche se non c’è mai stata alcuna prova in questo senso. Come vi finanziate? In buona parte ancora attraverso progetti finanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione  che però ha deciso di uscire completamente da Gaza. Per Gaza grazie ai nostri donatori privati, ma anche alle Nazioni Unite o ad alcune fondazioni private.  Ricordo nel passato le vostre famose scuole, quella di gomme e quella di sabbia. Ci sono ancora? Sì, pensa che quella di gomme creata nel 2009 secondo le autorità israeliane doveva essere demolita appena dopo la costruzione. In quel caso la visibilità sui media a livello internazionale ci ha protetto molto. Ma sono state distrutte altre scuole in area C e tante comunità hanno subito violenze ed espulsioni continue, in base al piano di ricollocamento forzato di Israele. Oggi le violenze si sono moltiplicate, non c’è paragone tra l’aggressività dei coloni attuale e quella di alcuni anni fa. I coloni sono 700.000 e sono organizzati, vanno in giro armati a terrorizzare la popolazione palestinese. Hai avuto esperienze dirette di incursioni dei coloni? Sì. Avremmo dovuto lavorare con due comunità beduine a nord di Gerico, una zona bellissima, colline dove immagineresti di poter fare un trekking; in realtà sono occupate da coloni che iniziano con un caravan e un uomo armato che si piazza in cima a una collina e poco dopo iniziano le costruzioni. Sono coloni estremisti, si chiamano “Hill boys”, vanno in giro a terrorizzare, picchiare, minacciare, a volte sono bande di ragazzini. Più volte i palestinesi in auto sono stati accerchiati da queste bande che tirano pietre. A dicembre mi sono proprio trovata in una situazione di questo genere: li abbiamo visti da lontano, in mezzo alla strada e in questi casi è incredibile come i palestinesi reagiscano con apparente tranquillità. “Normalità”, del tipo, andiamo avanti? Torniamo indietro? O si chiede all’altra auto come gli è andata, oppure si va avanti col sorriso sperando di limitare i danni. E’ pazzesco. Perché ho detto “avremmo dovuto lavorare con due comunità…” Perché quelle due comunità sono state costrette ad abbandonare le loro baracche e le hanno rifatte, in qualche modo, ancora più povere, altrove. Avremmo dovuto riabilitare le loro scuole, ora stiamo montando una tenda dedicata ai bambini nell’area dove si sono spostati e allestendo tre classi aggiuntive nella scuola dove alcuni di loro sono stati accolti. È ancora vero che, in situazioni come quelle che descrivevi prima, il fatto che ci sia un internazionale tuteli i palestinesi? Non è più vero come un tempo. A volte ci sono anche gruppi israeliani che difendono i palestinesi. Ora davvero, sia coloni che esercito, non guardano in faccia nessuno. Se un tempo poteva esserci l’intervento di un soldato che cercava di calmare un colono, questo non avviene assolutamente più. Come vedi la società israeliana? Quanto contano coloro che si oppongono al governo, all’occupazione? Il mio osservatorio è il dialogo che abbiamo con israeliani che però fanno parte di quella piccola minoranza che è a fianco dei palestinesi. La mia impressione è che se i contrari al governo Netanyahu sono tanti, questo non vuol dire che siano contro l’occupazione; da questo siamo ben lontani. Il 7 ottobre è una ferita ancora aperta. È difficile: i nostri amici ci raccontano come la maggior parte degli israeliani non riesca a riconoscere i palestinesi come esseri umani, come l’apartheid sia feroce e diffuso. E molti non si rendono conto di questa brutalità: chi sta a Tel Aviv non vede il muro, i check point, le colonie. Eppure, i nostri amici israeliani sono convinti che questa attuale politica faccia un male enorme al loro Stato: un sacco di israeliani stanno andando via perché non riescono a vivere in quel contesto. Ma vanno tutti tre anni nell’esercito. Sì, Israele è una società militarizzata, il lavaggio del cervello inizia fin dall’asilo, i soldati sono figure di riferimento, educative. Chi capisce che quello che viene fatto dal governo israeliano, dal suo esercito è criminale, fa comunque fatica ad uscirne, è una rottura che isola dal lavoro, dalla famiglia, dalla società intera. Lo stigma è forte. C’è chi finisce in carcere e addirittura chi si toglie la vita.  Veniamo a Gaza. Cosa facevate e cosa riuscite ancora a fare? Siamo arrivati a Gaza nel 2011, ancora con le comunità beduine. Hanno perso la loro identità nomade, non possono più pascolare le greggi, non c’è spazio. Lì abbiamo iniziato a costruire un centro per l’infanzia, formando un team di educatrici. Potevamo entrare coordinandoci con le autorità israeliane e con Hamas, ci volevano i due permessi. Ce li hanno sempre concessi. L’ultima volta sono andata nel settembre del 2023 e avrei dovuto tornare ad ottobre; avevo il volo il 7 ottobre. Quel giorno non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, il tempo si era fermato.  Com’erano le manifestazioni della Marcia del ritorno del 2018, quando i palestinesi andavano ogni settimana al confine di Gaza a protestare? E’ stato un movimento enorme, pacifico, molto partecipato, anche con famiglie e bambini. I palestinesi si avvicinavano a questa zona “limite” e lì ricevevano gli spari dell’esercito israeliano; molti hanno perso l’uso degli arti inferiori. Guardate “Erasmus in Gaza” se potete. Quali erano i rapporti con Hamas? C’era sicuramente un controllo di sicurezza quando entravamo a Gaza, ma non abbiamo mai avuto problemi. Certo eravamo controllati, ma non era qualcosa di oppressivo. Lavorando poi in ambito educativo ci rapportavamo con il Ministero dell’Educazione, l’ala politica del movimento e si dialogava con loro in maniera molto aperta, stando su temi di educazione inclusiva. Dimostravano un sincero interesse alla possibilità che la comunità potesse avere servizi migliori. Essendo queste scuole dell’infanzia, le educatrici erano formate e pagate da noi (certo non attraverso le rette che tenevamo bassissime). Quella che avevamo costruito a Gaza era una scuola bellissima, l’edificio più bello del villaggio, che ora è stata rasa al suolo. In Cisgiordania invece le scuole primarie che abbiamo costruito sono entrate a tutti gli effetti nel sistema educativo pubblico palestinese. Avevi o no la sensazione che i bambini di Gaza soffrissero della condizione di accerchiamento e di reclusione? Difficile dirlo; a Gaza c’era una tale energia vitale, bellezza, attaccamento alla vita che secondo me spiega la loro resistenza in questo periodo. Certo sono bambini che hanno vissuto quasi ogni anno delle operazioni militari israeliane, anche prima di questo orrore. Il villaggio dove lavoravamo noi era al nord e sfollavano ogni volta che c’era un attacco. Gli psicologi di Gaza con i quali collaboravamo ci dicevano che le categorie occidentali a Gaza servono poco, come parlare di post-trauma, quando la normalità è un susseguirsi continuo di attacchi. L’essere umano poi tira fuori delle risorse incredibili e lì a Gaza hanno sviluppato una capacità di fronteggiare situazioni per noi inimmaginabili, ma i segni da qualche parte rimangono. Quindi lo stress, il senso di insicurezza, la perdita sono quotidiani nelle famiglie. E adesso? Le persone ci sono tutte e questo è fondamentale. Tutto lo staff ha perso la casa, è sfollato, ma nel tempo le nostre persone si sono ritrovate in piccoli gruppi e si sono “ricomposte” le equipe. Stanno lavorando. È incredibile, ma ce la fanno. Ora sosteniamo sei scuole d’emergenza per la fascia primaria, dai 6 ai 13 anni e tre scuole della fascia prescolare. Sono tende o edifici non completamente demoliti, scuole di emergenza, ma i bimbi sono iscritti regolarmente e vi sono servizi integrativi come attività ricreative e servizio psicologico, di gruppo o individuale. Spazi Temporanei di Apprendimento ad Al-Nuseirat, Gaza City e Khan Younis. Considerate che la scuola per la popolazione palestinese è sempre stata importantissima; si poteva non mangiare, ma la scuola era fondamentale. Quindi sono tanti gli insegnanti, i professionisti che si sono inventati nuove forme di scuola. Non siamo soli, riusciamo ad accogliere ogni giorno 960 bambini e il nostro personale è composto da 45 persone. Un altro problema: come fate con il materiale didattico? Bella domanda. Abbiamo sempre acquistato dentro Gaza, fare entrare del materiale autonomamente è un sistema talmente lento e complesso che non ce l’avremmo fatta. Si sono riaperti alcuni canali commerciali e alcuni importatori che vendevano prima del 7 ottobre ricominciano ad avere dei prodotti. In questo modo possiamo avere una fattura e pagare con un trasferimento bancario. Abbiamo distribuito sia cibo che materiale educativo. I costi però sono inaccessibili per le famiglie.  E la corrente elettrica? Figurati che era un disastro anche prima, prima del 7 ottobre la gente aveva l’elettricità per 4 ore al giorno. Chi era fortunato aveva il generatore o pannelli solari. All’inizio siamo stati a lungo senza notizie, non si potevano ricaricare i telefoni. Adesso la situazione è un po’ migliorata e si usano i pannelli solari. Gli aiuti non entrano. No, è pazzesco, entrano col contagocce. Sono stata a Rafah anche con la delegazione parlamentare. La Croce Rossa egiziana ha riempito magazzini enormi di materiale, anche refrigerato, con medicinali e altro. Ci sono centinaia di camionisti egiziani che aspettano sotto il sole anche da mesi. L’Egitto in tutta questa storia ha avuto un ruolo: esiste al Cairo una sorta di agenzia che facilita gli ingressi in Egitto, lo faceva anche prima del 7 ottobre. In questi ultimi due anni, la gente è uscita da Gaza pagando 5.000 euro. Conosco direttamente chi è uscito in questo modo e ha dovuto pagare in contanti tutti quei soldi. E’ un mercato degli esseri umani, pensate a 5.000 euro moltiplicati per, si stima, 150.000 persone che sono uscite da Gaza. Come avvengono invece i trasferimenti di soldi? È stato complicatissimo, all’inizio c’era bisogno di far arrivare contanti, così c’erano degli strozzini che vendevano il denaro e se tu mandavi sul conto di un abitante di Gaza 100 euro ne otteneva 60. Adesso ci sono dei metodi di pagamento elettronico alternativi, attraverso i telefonini e in questo sono stati bravissimi.  Io sono a dir poco meravigliata, quando parlando con persone del nostro staff sento nelle loro parole dell’entusiasmo. Fanno un lavoro in cui credono, avvertono un grande senso per quello che stanno facendo per i piccoli e per le loro famiglie. Che cosa possiamo fare qua? Mantenere l’attenzione su quello che avviene lì, far capire che nulla è risolto, spiegare e raccontare soprattutto ai giovani, ma anche ai bambini, quello che avviene in quella parte di mondo. Dobbiamo avere presente che l’attuale prospettiva è portare avanti il genocidio, l’annientamento, la cancellazione di un popolo. In Palestina sta crollando l’intero stato di diritto mondiale. Lottare con loro e per loro è farlo per tutto il mondo. La Palestina libera tutti e tutte. Che cosa provi nei confronti del popolo israeliano? Dobbiamo riuscire a capire il dolore che c’è anche in loro. So benissimo che la proporzione tra ciò che subisce una parte e l’altra è imparagonabile, ma non possiamo non riconoscere che anche la popolazione israeliana fatica. Se non vediamo quel pezzo lì, non andiamo da nessuna parte, e penso che da soli non ce la facciano a uscire da questa situazione.  I coloni armati sono dei criminali istituzionalizzati ai quali la società israeliana sempre più razzista sta dando spazio. Ma, ripeto, dobbiamo riuscire a vedere che esiste un’altra parte. Il vero nemico da cui liberarsi è il sionismo. Su questo, gli ebrei nel mondo hanno una visione ben diversa da chi vive in Israele immerso nella paura e nella propaganda.   Andrea De Lotto
March 17, 2026
Pressenza
PISA: LA SCUOLA NON VUOLE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE CHE DENUNCIA, “LIMITATI GLI SPAZI DEMOCRATICI”
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia in un comunicato e ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’impossibilità di partecipare ad un incontro con studenti e studentesse del liceo scientifico Dini di Pisa. Diverse persone dell’Osservatorio erano state invitate a scuola dal Comitato Studentesco del Dini, per parlare di riarmo e processi di militarizzazione. Il Consiglio d’Istituto tuttavia ha ritenuto legittimo selezionare chi potesse accedere ai locali scolastici e chi no. “Una grave forma di discriminazione, in aperta violazione dell’Articolo 3 della Costituzione, che impone la pari dignità senza distinzione di opinioni politiche e condizioni personali” scrive l’Osservatorio, che ha quindi deciso di boicottare l’incontro. Ci racconta quanto accaduto Federico, delegato CUB e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ascolta o scarica Riportiamo il Comunicato dei Sanitari per Gaza inviatoci in redazione: Sanitari per Gaza, nel ringraziare per l’invito a portare una testimonianza sul diritto alla cura e su quanto accade in Palestina, non può che esprimere solidarietà verso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’Università, in merito ai recenti e incomprensibili ostacoli frapposti alla partecipazione all’assemblea delle studentesse degli studenti del liceo scientifico Dini. Il consiglio d’istituto ha selezionato arbitrariamente chi tra gli attivisti dell’osservatorio potesse prendere parte all’incontro proposto, operando una discriminazione e una violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Alla luce di queste considerazioni, nonostante la consapevolezza e l’ importanza di parlare di diritto alla cura e di non spegnere le luci sulla Palestina, siamo costretti a non accettare l’invito, viste le condizioni imposte, e ci dichiariamo solidali con l’Osservatorio, perché accettare un compromesso oggi, significa normalizzare questi comportamenti. Restiamo a completa disposizione delle studentesse, degli studenti e del corpo docenti per un futuro incontro, perché la scuola pubblica continui ad essere luogo di crescita e di confronto, in cui poter sviluppare una coscienza critica alla base di un agire consapevole.
February 21, 2026
Radio Onda d`Urto