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Emergenza climatica: “Il pianeta si trova ormai in acque inesplorate”
L’Agenzia meteorologica mondiale dell’Onu (Wmo) ha lanciato il suo allarme sui cambiamenti climatici da cinquant’anni a questa parte. Secondo l’ultimo rapporto della Wmo appena pubblicato, il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, che periodicamente influenza piogge e temperature in vaste aree del mondo, nel 2026 avrà ripercussioni mai viste […] L'articolo Emergenza climatica: “Il pianeta si trova ormai in acque inesplorate” su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Pesaro. Acquedotto a pezzi, due giorni d’inferno senza acqua
Intorno alle 10 di mattina del 15 agosto, ferragosto, improvvisamente è venuta a mancare in tutta Pesaro e zone limitrofe l’acqua causa di ben tre rotture quasi contemporanee all’acquedotto. Le comunicazioni del Comune e della società che gestisce l’acquedotto – in condizioni evidentemente fatiscenti –  davano il ritorno dell’acqua prima […] L'articolo Pesaro. Acquedotto a pezzi, due giorni d’inferno senza acqua su Contropiano.
August 18, 2026
Contropiano
Perché l’emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media?
Come ogni giorno mi sono messa pazientemente a sfogliare i quotidiani e le varie agenzie di notizie, i problemi peggiori sembrano essere nell’ordine: Ranucci, Qusra (giustamente, ma solo perché c’erano 5 italiani, altrimenti sulla grande stampa non sarebbe mai arrivata la notizia), Trump, Hormuz, e poi, non tanto la crisi […] L'articolo Perché l’emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano
Pozzuoli porta in piazza la rabbia contro l’emergenza bradisismo
Una folla imponente, ben oltre ogni previsione. Nonostante il caldo asfissiante di agosto, migliaia di cittadini sono scesi in strada nel centro di Pozzuoli per protestare contro la gestione dell’emergenza seguita al forte evento bradisismico del 31 luglio, che ha lasciato dietro di sé edifici lesionati, famiglie sfollate e una […] L'articolo Pozzuoli porta in piazza la rabbia contro l’emergenza bradisismo su Contropiano.
August 4, 2026
Contropiano
Genova 2001, il futuro che avevamo davanti
Venticinque anni dopo il G8 di Genova, il rischio più grande non è l’oblio. È la semplificazione. Per un quarto di secolo Genova è stata raccontata soprattutto attraverso le sue ferite: l’omicidio di Carlo Giuliani, la mattanza della Diaz, le torture di Bolzaneto, le cariche indiscriminate, le false prove, i […] L'articolo Genova 2001, il futuro che avevamo davanti su Contropiano.
July 19, 2026
Contropiano
BRESSANONE TIENE APERTO IL DORMITORIO PER LAVORATORI MIGRANTI, IN CHIUSURA TUTTI GLI ALTRI CENTRI DELL’ALTO ADIGE
Nuovo presidio dalle ore 18 di questo pomeriggio in piazza Municipio a Bolzano, in concomitanza con il Consiglio comunale, per chiedere che i lavoratori alloggiati nei cosiddetti “centri per l’emergenza freddo” non vengano sbattuti in strada. Un centinaio di persone hanno risposto all’appello lanciato da Bozen Solidale, che torna in piazza per la seconda volta in una settimana, anche in seguito agli sgomberi della polizia locale dello scorso giovedì. “L’unico esempio positivo in tutto l’Alto Adige è quello di Bressanone, in cui la struttura per la cosiddetta emergenza freddo verrà riconvertita a struttura di accoglienza anche per il periodo estivo, dando di fatto continuità” alla decina di lavoratori di origine migrante che vi alloggiano. A Bolzano, unica città dell’Alto Adige che dispone di servizi diurni per le persone senza casa, stanno arrivando centinaia di persone espulse dagli altri dormitori, quelli di Merano, a Brunico e Laives; a queste si aggiungono le famiglie di migranti curde, pakistane e afghane espulse da Austria e Germania, paesi che stanno applicando rigorosamente il nuovo regolamento europeo sui paesi terzi sicuri. “Non è più una questione di umanità, ma una questione di dignità” quindi “rilanciamo il presidio per martedì prossimo, 21 aprile”, ci ha raccontato dal presidio Matteo di Bozen Solidale. Ascolta o scarica
April 14, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLZANO: DOPO LA CHIUSURA DEI DORMITORI LO SGOMBERO DEI CAMPI ALLESTITI SOTTO I PONTI
Dopo la chiusura dell’ex Alimarket a Bolzano, struttura che ospitava lavoratori senza tetto nella cosiddetta emergenza freddo, proseguono gli sgomberi lungo gli argini dei fiumi di accampamenti di fortuna allestiti sotto i ponti. Questa mattina il nucleo operativo di sicurezza urbana della Polizia locale in collaborazione coi Bacini montani della provincia ha completato lo sgombero di due accampamenti sotto ponte Roma e ponte Palermo. Sono state portate via tende, materassi, coperte e beni personali. Interventi – ha dichiarato l’assessore comunale all’ambiente Marco Caruso – che proseguiranno anche nelle prossime settimane per “garantire sicurezza e decoro urbano”. Il commento di Matteo di Bozen Solidale Ascolta o scarica  MARTEDI 7 APRILE Duecento solidali si sono ritrovati questo pomeriggio al presidio di piazza Municipio a Bolzano per reclamare il diritto ad una casa per le centinaia di persone, tra cui molti lavoratori di origine migrante, che da oggi sono state sbattute fuori dai dormitori pubblici. Si tratta dei centri “emergenza freddo” che, come in moltissime città italiane, chiudono le porte in questo periodo e lasciano migliaia di persone in tutta Italia “nel tunnel della precarietà e della marginalità”. Con la chiusura dei dormitori di Bolzano, Merano, Brunico e Appiano, solo in Alto Adige circa 250 persone si ritroveranno a vivere per strada. Lo stesso territorio, tra i più ricchi d’Europa e a forte vocazione turistica, ha registrato “nel 2025, 36 milioni di pernottamenti”, ospitando circa 9 milioni di turisti. “Non si riescie però a trovare casa per qualche centinaio di persone”, tra cui lavoratori attivi proprio nel settore turistico. Tre le richieste che arrivano dal presidio: “non chiudere le strutture con l’arrivo della primavera; iniziare un percorso condiviso tra Comune e Provincia di Bolzano per stabilizzare le persone” in particolare migranti, di cui il territorio ha fortemente bisogno per assicurare il funzionamento della propria economia; affrontare il tema della casa investendo sulle politiche abitative, dato che anche in Sud Tirolo il diritto all’abitare è tutt’altro che garantito. L’intervista con Matteo di Bozen Solidale che ha organizzato il presidio. Ascolta o scarica
April 9, 2026
Radio Onda d`Urto
L’USB lancia la campagna “Un farmaco per Cuba” per l’acquisto ed invio di farmaci essenziali
Quello che l’amministrazione Trump sta imponendo a Cuba non è un embargo: è un atto di guerra contro un popolo intero.  Una guerra vigliacca, combattuta non con le bombe ma con la fame, il buio e l’assedio.  Una guerra contro un popolo che in settant’anni ha costruito un modello di […] L'articolo L’USB lancia la campagna “Un farmaco per Cuba” per l’acquisto ed invio di farmaci essenziali su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
1.000 persone sfollate a Ferrara… non un’emergenza pubblica, ma una questione privata
La notte dell’11 gennaio un incendio nella sala contatori della torre B grattacielo ha costretto all’evacuazione (formalizzata con ordinanza di sgombero del sindaco) dei circa 300 residenti che in parte hanno trovato ospitalità presso altre famiglie (anche nelle due restanti torri A e C) ed in parte (circa 70 sfollati) per una settimana sono stati alloggiati in una palestra in condizioni estremamente precarie. Dopo questa prima settimana il Comune di Ferrara, che non ha mai dichiarato lo stato d’emergenza, non ha più dato disponibilità abitativa e quindi circa 40 sfollati hanno trovato ospitalità presso i locali comunque inadeguati di un’associazione di volontariato (dove sono tuttora) in condizioni di vita precarie, i rimanenti si sono rifugiati presso amici mentre i più sfortunati vivono per strada. Nel frattempo a seguito di riunioni inter-istituzionali il sindaco ha emesso altre due ordinanze relative alle torri A e C per imporne lo sgombero entro il 5 febbraio, termine poi posticipato a 15 giorni dopo le relative notifiche ai proprietari, con scadenze quindi comprese tra il 10 ed il 20 febbraio;  ancora a oggi però c’è la massima confusione sui termini reali. Il sindaco continua a sostenere che si tratta di una questione privata che non gli consentirebbe di dichiarare uno stato di emergenza. Insomma, lo sgombero per inagibilità di tre torri (A, B e C) del complesso grattacielo, 208 unità immobiliari e 26 attività commerciali, una biblioteca, una chiesa evangelica e un Centro mediazione, con almeno 600 persone sfollate (ma il numero reale arriverebbe a un migliaio) tra cui numerosi nuclei familiari fragili con minori, disabili e anziani, non rappresenterebbe un’emergenza pubblica, ma una questione privata. Per queste persone la regolare presenza sul luogo di lavoro come operai spesso turnisti, la frequenza di asili e scuole, l’assistenza medica, la possibilità di gestire i tanti aspetti burocratici a partire dalla domiciliazione postale sino ad arrivare alla stessa residenza sono diventate ostacoli praticamente insormontabili In realtà quella è in corso in questi giorni a Ferrara è una vera e propria emergenza sociale che è assurdo definire una questione privata. Ma dietro questa emergenza sociale sembra nascondersi un progetto di pulizia etnica (almeno il 70% dei residenti è straniero) per facilitare l’ennesimo tentativo di speculazione immobiliare. Ferrara, una città dove mille persone disperate restano una “questione privata”… La cinica strategia dell’amministrazione comunale Nella discussione davanti al Consiglio Comunale del 26 gennaio scorso il sindaco Alan Fabbri, rispondendo a interrogazioni e question time dei consiglieri di minoranza, ha elencato quanto non è stato fatto dal 1993 in poi dai suoi predecessori, in alcuni casi alterando l’operato reale degli stessi, usando tra l’altro un’ ironia irrispettosa nei confronti del disastro sociale in atto ma soprattutto omettendo gravemente le proprie colpevoli inerzie. Nei suoi ad oggi sette anni di incarico, il Sindaco di Ferrara ha ignorato le allarmanti relazioni dei Vigili del Fuoco sulle gravi carenze nella sicurezza delle tre torri che costituiscono il grattacielo e pur partecipando, personalmente o delegando, alle assemblee condominiali in qualità di proprietario di diversi immobili compresi nella struttura stessa, non ha mai preso posizione responsabilmente sulle gravi criticità che venivano denunciate nelle assemblee stesse. In quel contesto edilizio caratterizzato da grave e cronica insicurezza, con ripetuti allarmi sottovalutati se non inascoltati, anziché provvedere alla messa in sicurezza della struttura, l’amministrazione comunale ha scelto di promuovere iniziative meramente propagandistiche, che rischiavano addirittura di aggravare la pericolosità del sito. In occasione delle festività natalizie del 2022 è stata installata una ruota panoramica alta oltre 30 metri.  Nel novembre scorso l’amministrazione comunale ha concesso e addirittura caldeggiato l’apertura di un bar dal nome emblematico “Mai guai”. A rileggere le dichiarazioni del sindaco in quell’occasione vengono i brividi. Ora, a seguito dell’incendio dell’11 gennaio scorso, il sindaco si è improvvisamente risvegliato dal suo colpevole e sospetto torpore istituzionale e ha emanato tre ordinanze per imporre lo sgombero delle tre torri del grattacielo, con oltre 200 nuclei familiari alla ricerca di impossibili soluzioni alloggiative alternative in una città da anni in profonda crisi di alloggi. Nessun serio e strutturato sostegno sociale, ma solo interventi improvvisati a favore di nuclei familiari fragili. Nient’altro. La sfrontatezza e l’irresponsabilità del sindaco e della sua giunta arrivano al punto di ironizzare sulla condotta del Prefetto, che cercando di supplire alla loro colpevole inerzia ha convocato incontri e tavoli nel tentativo di coordinare interventi a sostegno di chi improvvisamente si è trovato senza tetto. Il 5 febbraio il Prefetto ha convocato un “tavolo tecnico di coordinamento – interventi a supporto socio-economico a favore dei nuclei familiari sfollati dall’edificio Grattacielo”, ma l’amministrazione comunale ha dichiarato di “non comprendere quale sia l’oggetto del tavolo, quali siano gli interventi richiesti e quale sia il ruolo dei tanti (ben 27) soggetti invitati”.  E non bastasse l’assessora Coletti, presente al tavolo con delega del sindaco, è arrivata a pignoleggiare sull’uso del termine sfollati da parte del Prefetto, sostenendo che era “inappropriato parlare di sfollati” e aprendo un grave vulnus istituzionale. Intanto tante, troppe persone si ritrovano all’improvviso e senza colpa prive di una  casa e di un futuro. Il 10 febbraio sono state notificate almeno una cinquantina di ordinanze di sgombero ai condomini delle torri A e C (ordinanze che indicavano in 15 giorni il tempo massimo per lasciare libero l’appartamento) ma l’11 febbraio l’amministratore condominiale con una mail chiedeva ai proprietari di essere a disposizione o di lasciare le chiavi a persona di fiducia per consentire le operazioni di sgombero alle 7 della mattina successiva, 12 febbraio. Questa mail generava confusione e panico tra gli abitanti, anche perché in aperto contrasto con l’ordinanza del sindaco. Nella serata diverse persone, soprattutto madri, chiedevano chiarimenti senza ricevere risposte certe. Alle 7 del 12 febbraio un ingente spiegamento di Forze di Polizia circondava il grattacielo, gli agenti salivano nelle due torri chiedendo agli abitanti di lasciare subito le proprie abitazioni. Madri con bambini, anziani, con valige e borse portavano fuori quelle poche cose che riuscivano a prendere con sé, lasciando negli appartamenti mobili, vestiti, documenti, ricordi, senza neppure sapere se e quando sarebbero potuti tornare. Gli sfollati della torre B dal 12 gennaio non hanno ancora trovato una sistemazione stabile e sono quasi tutti ospiti di parenti o amici, addirittura 40 vivono ancora in 3 stanze e una palestra dormendo su brande ed in condizioni igieniche e di vita inaccettabili. Ora per questi ultimi sfollati delle torri A e C si ripresenta lo stesso dramma. Ospitati da parenti e amici, sistemati provvisoriamente in alloggi di emergenza abitativa reperiti dalla Curia, poche famiglie con minori sistemate dai Servizi Sociali in condizioni di fortuna ed a volte separando i nuclei familiari, madri e figli da una parte, padri da un’altra. A queste condizioni di vita indecorose si devono aggiungere tante altre gravi criticità. Perdendo la residenza ogni pratica burocratica, in primis permessi di soggiorno, ricongiungimenti familiari, iscrizioni scolastiche, assistenza medica e sociale, lavoro diventa difficile se non impossibile da gestire. Poi ci sono i mutui e i prestiti legati all’acquisto della casa, che in caso di mancato pagamento automaticamente fanno diventare cattivi pagatori nei confronti delle banche, con tutte le conseguenze del caso. Tutto questo sarebbe stato evitato o in gran parte contenuto semplicemente se il Comune avesse dichiarato l’emergenza, potendo così attingere innanzitutto agli aiuti che la Regione era già pronta a fornire. Ma il sindaco Fabbri continua ancora oggi a sostenere che avere oltre 800 persone fuori casa e in condizioni di vita estremamente non è un’emergenza, ma una “questione privata”. Andrea Firrincieli, Cittadini del mondo   Redazione Italia
February 13, 2026
Pressenza