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L’assemblea internazionale dei giovani a Milano lancia mobilitazione contro la guerra e leva militare
L’Assemblea internazionale e internazionalista dei giovani contro la leva militare e il riarmo, sapeva già di momento storico da venerdì 20, quando fuori l’Università Statale i primi compagni delle delegazioni internazionali arrivati a Milano si raggruppavano, conoscendosi e scambiando materiale politico. Cambiare Rotta e OSA hanno ospitato nel capoluogo lombardo un incontro […] L'articolo L’assemblea internazionale dei giovani a Milano lancia mobilitazione contro la guerra e leva militare su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
Milano, 21 marzo: Assemblea studentesca internazionale con Osservatorio contro la militarizzazione
Il 21 marzo 2026 a Milano l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università parteciperà ad un’assemblea studentesca internazionale che affronterà la questione del ritorno alla leva. Come Osservatorio abbiamo da tempo messo a fuoco l’importanza di questa tematica nella sua strettissima connessione con la militarizzazione delle scuole e l’assemblea di Milano sarà un’occasione per confrontarsi con quanto sta succedendo nei vari Paesi europei sia per quanto riguarda i provvedimenti legislativi sia per conoscere il livello di mobilitazione che gli studenti europei stanno cercando di mettere in campo per opporsi. Clicca qui per il link di Instagram. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[2026-03-22] La città possibile @ LOA Acrobax
LA CITTÀ POSSIBILE LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (domenica, 22 marzo 16:00) LA CITTÀ POSSIBILE Invito alle realtà attive in difesa dei propri territori e contro le speculazioni: confrontiamoci e organizziamoci per costruire un altro modello di città PARTIAMO DALL’ACQUA. Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua, elemento naturale fondamentale per la vita di tutto il pianeta. Bene comune conteso sempre più spesso tra interessi privati e diritto fondamentale. Paradigma di lotte, bisogni e desideri. Per noi un elemento fondante di rinaturalizzazione dell’area degli ex Mercati Generali. In quella porzione di metropoli era previsto un futuro di cemento, ma l’incapacità e l’abbandono hanno fatto riemergere l’alveo dell’Almone (con buona pace di chi pensa che sia solo acqua piovana), fiume sacro per gli antichi romani, fastidio da interrare per vecchi e nuovi costruttori. Per noi simbolo di resistenza ma, soprattutto, elemento per riflettere sul modello di città in cui viviamo e, soprattutto, in quella in cui vorremmo vivere. IL CORTEO Il 28 febbraio, il Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Generali ha convocato un corteo contro la speculazione edilizia rappresentata dal progetto presentato dal fondo immobiliare Hines in accordo col Comune di Roma. A quella chiamata hanno risposto migliaia di persone provenienti da tutta la città. Una risposta chiara ad un’amministrazione che spiana la strada agli interessi finanziari, come letteralmente avvenuto con il precipitoso abbattimento del bosco di salici e pioppi bianchi formatosi nell’area in questi anni, e la gratuita devastazione della stessa zona umida. Interventi cui ha fatto seguito il crollo di una parte dello storico padiglione del pesce. VOCABOLARIO ESTRATTIVISTA Ci siamo interrogati su come e dove si estrae valore dai nostri quartieri, dalle strutture e dalle relazioni che li compongono. La gentrificazione sta arrivando a un nuovo stadio in cui le nostre città vengono pensate come alberghi, le abitazioni come asset speculativi, gli abitanti come soggetti utili a produrre servizi ma relegati ai margini. Questo modello è trainato proprio dagli studentati privati, come quello che si vuole costruire nell’area degli ex-mercati e le altre decine di studenti che stanno invadendo le nostre città. In questo modello mortifero, i territori rinaturalizzati vengono trattati come “vuoti urbani”, disconoscendo nella pratica il loro valore ecosistemico, anche quando riconosciuto a parole da amministrazioni con aspirazioni “green”. LOTTARE PER IL POSSIBILE Con il corteo abbiamo portato nel dibattito pubblico il tema del futuro di un'area di quasi nove ettari e abbiamo denunciato le speculazioni che anche in altri territori stanno producendo una mappa che disegna un'idea di città escludente, asfissiante e profondamente classista. Tutte le realtà intervenute si sono impegnate per dare voce a bisogni e desideri di chi vive nei territori. Hanno tratteggiato un'altra idea di città che sfida apertamente i profitti delle multinazionali e gli attori istituzionali assenti quando non conniventi. Per la discussione l’invito è quello di evitare la narrazione della propria battaglia, per focalizzarsi sugli aspetti che possono essere utili ad un passo in avanti collettivo, aiutandosi con tre domande guida: 1) Bisogni: Di cosa ha più bisogno la vostra vertenza in questo momento? 2) Ricchezze: Cosa può offrire la vostra vertenza alla città? Quali competenze o esperienze? 3) Rilancio: Volete portare idee per un'iniziativa collettiva comune? Non necessariamente di mobilitazione, ma in tutte le forme (giuridica, propositiva, ecc…) Infine, nella profonda convinzione che la ricchezza e la forza risiedono nella biodiversità, degli ecosistemi così come dei movimenti, coltiviamo le diverse sensibilità, personali e politiche, concentrandosi sugli obiettivi comuni piuttosto che sulle provenienze o appartenenze partitiche
March 18, 2026
Gancio de Roma
[2026-03-25] NON SI SGOMBERA UN IDEA @ LOA Acrobax
NON SI SGOMBERA UN IDEA LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (mercoledì, 25 marzo 18:30) E’ necessario parlare di “𝙣𝙤𝙞”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima. Per questo vi invitiamo 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙤𝙡𝙚𝙙ì 25 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙤𝙧𝙚 18.30 𝙖𝙙 𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙥𝙚𝙧 𝙪𝙣’𝙖𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖 su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. 🗣️ Per questo 𝙨𝙖𝙗𝙖𝙩𝙤 28 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙘𝙤𝙣 𝙜𝙡𝙞 𝙀𝙦𝙪𝙞𝙥𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙙𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙣𝙚! 👑 Per questo vi aspettiamo 𝙙𝙤𝙢𝙚𝙣𝙞𝙘𝙖 29 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙥𝙚𝙧 “𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙘𝙞𝙩𝙩à 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙖” - una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall'ex cinodromo della Capitale. 🌞 Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.
March 12, 2026
Gancio de Roma
ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE – verso lo sciopero del 9 marzo 2026
SABATO 24 GENNAIO DALLE 9.30 ALLE 16.30 PER POTERTI COLLEGARE ALL’ASSEMBLEA ONLINE SCRIVICI PER MESSAGGIO PRIVATO PROGRAMMA ASSEMBLEA 1.DALLE 9.30 ALLE 11.00- GUERRA, GENOCIDIO E DESTRE GLOBALI Tessere reti di resistenza transfemminista: lo sciopero e le pratiche. 2.DALLE 11.15 ALLE 13.00 POLITICHE CONTRO LA VIOLENZA – LOTTE NELLA SCUOLA Consenso, famiglia, autodeterminazione nella militarizzazione delle esistenze. 3. DALLE 13.30 ALLE 15.30 LAVORO, WELFARE. CURA, RIPRODUZIONE SOCIALE Immaginare lo sciopero: condizioni materiali e auto in un contesto di riarmo. Il nuovo anno è iniziato in continuità con il precedente: un presente costellato da violenza patriarcale e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà. Dall’Iran al Rojava, dalla Palestina al Venezuela, dal Sudan agli Stati Uniti, ai confini interni ed esterni d’Europa e in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo ad un’escalation terribile e rapida. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in molti modi diversi ma tutti di impatto devastante. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Anche quest’anno vogliamo costruire una due giorni potente: un 8M di lotta e mobilitazioni e un 9M di sciopero transfemminista che fermi la produzione e la riproduzione sociale, che renda visibile l’invisibile, che faccia emergere il sommerso e metta al centro desiderio, rabbia e lotta. Per farlo abbiamo bisogno di confrontarci attraverso la pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura al centro della politica. Immaginiamo insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta, insieme. PER QUESTO CHIAMIAMO UNA GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA ONLINE IL 24 GENNAIO per costruire insieme il processo dello sciopero transfemminista, consapevoli che oggi è sempre più difficile e oneroso scioperare, sia a livello economico sia per l’esposizione a rischi e conseguenze. In questa economia di guerra si sceglie di dirottare sempre più risorse pubbliche sulla spesa militare, si muovono eserciti in nome di una “difesa nazionale” che protegge solo gli interessi economici e politici della classe dominante e, contemporaneamente, si cerca di compattare un fronte interno, fortemente identitario, pronto a sacrificarsi per valori patriottici e nazionalisti. Così si dividono le vite che valgono da quelle considerate “sacrificabili”. Chi non si adegua, chi si ribella finisce nel mirino della violenza istituzionale: dalla repressione esercitata da tribunali, polizia e dalle istituzioni carcerarie fino ad arrivare a vere e proprie esecuzioni sommarie. Non permetteremo che la violenza patriarcale che imperversa venga strumentalizzata dal governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razzista. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come paramentro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dell3 imputat3 chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e femministi. Vogliamo fermare la militarizzazione della cultura e degli spazi scolastici ed educativi, che ha come scopo repressione e controllo capillare su studenti e insegnanti. Si risponde ai bisogni aumentando il controllo sui corpi tutti, in ogni contesto, mentre si ostacola l’educazione sessuale e affettiva. Vogliamo immaginare insieme come bloccare il progetto neoliberale di smantellamento della sanità pubblica e del welfare: agende sanitarie bloccate, smantellamento della sanità pubblica territoriale e liste di attesa lunghe anni ci impediscono di accedere alle cure e ledono il diritto alla prevenzione. Vengono privatizzati i servizi pubblici, gli affitti hanno prezzi esorbitanti, la casa ha smesso di essere un diritto, il lavoro è sempre più precario e povero con condizioni di sicurezza insesistenti, mentre il diritto alla pensione appare sempre più come un miraggio. Inflazione, carovita e stipendi fermi dagli anni ’90 schiacciano le classi popolari su condizioni di mera sopravvivenza, mentre il governo cerca di immobilizzare il conflitto sociale voltoa a migliorare condizioni di esistenza e aspirazioni, e di spostarlo in guerre fra pover3, violenza razzista, trans-odiante, machista. Siamo stuf3 di mantenere esigue minoranze privilegiate che possiedono e sperperano sempre più ricchezze e risorse, aggravando le condizioni del pianeta. E’ un momento in cui l’attacco è feroce su tutti i fronti: si tenta di restringere e annullare ogni ambito di libertà, di pensiero, di movimento e di parola, di limitare e reprimere il dissenso. Il desiderio, l’immaginazione e la potenza collettiva fanno paura, ed è proprio la paura di perdere potere e privilegi a innescare tutta questa violenza. Le donne, le frocie, le lesbiche, le persone queer, trans, non binarie, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migranti, sex workers, prigionier, lavoratric, anzian e in modo crescente le persone in età infantile, sentono materialmente sulle proprie vite e sui propri corpi questa violenza. Siamo noi i soggetti sacrificabili della società, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. Eppure, ogni giorno lottiamo e resistiamo a tutto questo. I movimenti antirazzisti, decoloniali, antiabilisti, transfemministi, queer, ecologisti, antispecisti, antifascisti in tutto il mondo continuano a organizzarsi, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta collettiva. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva, un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. Negli ultimi anni ci siamo mobilitat3 con determinazione contro il genocidio e per la Palestina e per questo a ottobre e novembre scorsi siamo sces3 in piazza, insieme a milioni di persone in tutto il mondo, puntando il dito contro le responsabilità occidentali e internazionali che lo rendono possibile: con il silenzio, la complicità, le forniture di armi a Israele e le interazioni economiche. La repressione del governo Meloni ha colpito duramente: misure cautelari, sanzioni, fogli di via. E ora si discute di un nuovo decreto sicurezza che fra l’altro darebbe alle forze dell’ordine la libertà di fermare preventivamente chiunque sia considerato pericoloso, un ulteriore passo verso uno stato autoritario di polizia. Solo il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme, incontrarci e scontrarci, può far sì che la nostra lotta sia politica, radicale ed espansiva. Un’intelligenza collettiva in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo. Sentiamo l’urgenza di adeguare i nostri strumenti, le nostre pratiche, le nostre lotte e costruire relazioni, forti di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, il soggetto imprevisto che può distruggere l’ingranaggio di questo sistema. Prendiamoci spazi per incontrarci, stare insieme e condividere riflessioni, rabbia e amore. Prendiamoci il tempo che ci serve. Insieme siamo più forti Non una di meno
January 23, 2026
Non Una Di Meno
ASSEMBLEA NAZIONALE DI NON UNA DI MENO a Reggio emilia 1 – 2 novembre 2025
Dopo aver preso parte attivamente all’esperienza delle straripanti maree contro il genocidio e la guerra, che si sono riversate nelle piazze, nei porti, nelle stazioni, nelle tangenziali al grido di “blocchiamo tutto”, il movimento transfemminista si incontra in assemblea in preparazione degli eventi intorno al 25 novembre. Sarà un momento di riflessione, discussione e confronto per fare il punto e rilanciare le lotte contro la violenza patriarcale che dilaga e sembra non avere più argini, verso il corteo nazionale a Roma il 22 novembre e le mobilitazioni nei territori il 25 novembre. A Reggio Emilia, Chiostro della Ghiara, via Guasco 6 – sabato 1 e domenica 2 novembre A chi intende partecipare in presenza (da Reggio Emilia/da altrove) o solo online chiediamo un prezioso aiuto per migliorare l’organizzazione dei lavori: COMPILA ICOMPILA IL FORM al link https://forms.gle/cmqpjxVZaB3rReGV6 e partecipa alla costruzione di questo favoloso spazio comune! FACCIAMO SALIRE LA MAREA! PROGRAMMA DELLE DUE GIORNATE SABATO 1 NOVEMBRE 10.00 -15.30 Plenaria introduttiva/di analisi ( con pausa pranzo/ristoro dalle 13.00 alle 14.00 ) 15.30 – 18.00 Gruppi di lavoro: – violenza patriarcale – scuola, educazione e cultura – riarmo e violenza economica DOMENICA 2 NOVEMBRE 10.00 – 11.00 Restituzione gruppi di lavoro 11.00 -16.00 Plenaria conclusiva ( con pausa pranzo/ristoro dalle 13,00 alle 14.00 ) INFO ACCESSIBILITÀ: Tutti gli spazi dedicati all’assemblea e ai gruppi di lavoro sono accessibili. Il Chiostro della Ghiara è facilmente raggiungibile con navette e autobus (fermata Piazza Gioberti o Caserma Zucchi) dalle due stazioni ferroviarie (Stazione Alta Velocità e Stazione Centrale). Entrambe le stazioni sono accessibili e dotate di ascensori. Il percorso per raggiungere la sede dell’assemblea dalle fermate degli autobus è pianeggiante e senza barriere architettoniche. Nelle vicinanze della sala planaria sarà disponibile uno spazio di decompressione, silenzioso e senza stimoli visivi, per chiunque ne sentisse la necessità. Cercheremo di accogliere tutte le richieste segnalate nel modulo di iscrizione relative a problematiche di alimentazione, mobilità e cura delle persone piccole.
October 31, 2025
Non Una Di Meno
traccia tavolo CURA DEL MOVIMENTO – assemblea nazionale genova 2025
LIBERIAMO NODI, TESSIAMO TRAME. Dopo 9 anni di attività Non Una di Meno vive ancora una fase di grande vitalità.   L’8 marzo 2025 e le ultime piazze contro i femminicidi sono state molto potenti e partecipate in tutti i territori, lo scambio e l’allargamento della partecipazione sono una realtà costruita con cura ed entusiasmo in molti luoghi attraversati dalla nostra lotta. In questi 9 anni non abbiamo mai dedicato uno spazio esplicitamente pensato per prenderci cura di quanto abbiamo creato, delle relazioni da cui nasce l’impegno di lotta e trasformazione. L’assemblea nazionale che si svolgerà a Genova sarà il contesto di questa novità, un tavolo dedicato alla cura del movimento, che consideriamo un atto politico di amore.  La lunga storia di Nudm, la sua visibilità e la fase storica sociale che attraversa sono elementi di un momento in cui vediamo aumentare l’attenzione sul nostro lavoro, le aspettative, le tensioni, le critiche alla rete: tutto questo ci porta a sentire forte l’esigenza di una riflessione in assemblea per rinsaldare i legami, districare i nodi e continuare a tessere trame di trasformazione dell’esistente in modo sempre più partecipato e per liberarci dal peso della performatività che a volte percepiamo come logorante e inibente. Vorremmo costruire lo spazio di questa discussione nel seguente modo: *  Sabato pomeriggio un momento di confronto in modalità “tavolo”, in contemporanea con gli altri tavoli: in questa parte – aperta ai nodi e alle persone che hanno attraversato e animato in questi anni le assemblee dei nodi – vorremmo darci delle indicazioni di postura relative all’ascolto e al rispetto, che abbiamo immaginato come un patto che faciliti il confronto; vorremmo poi porci delle domande a cui cercheremo di rispondere in modo preliminare e provvisorio; * Domenica mattina la discussione proseguirà nella prima parte della plenaria, in cui restituiremo il metodo della discussione svolto e le risposte che ci siamo date, allargando il confronto a tutte le persone presenti in assemblea, cercando di mantenere una postura di ascolto e rispetto. Il tavolo cura del movimento vuole occuparsi dei rapporti all’interno dei nodi, di quelli tra i nodi e di quelli tra la rete Nudm e l’esterno, ovvero le altre realtà con cui possiamo condividere parti più o meno grandi della lotta. Ci siamo quindi post3 alcune domande che ci aiutino ad affrontare l’argomento in modalità tavolo di lavoro, e che possono essere approfondite nei 3 piani di discussione proposti:  Cosa ci fa sentire vulnerabili come movimento e come singol3 attivist3? Come reagiamo di fronte alle critiche più o meno costruttive?  E’ importante l’ascolto collettivo delle nostre emozioni e quanto spazio gli dedichiamo all’interno delle nostre assemblee? Se si sviluppa una situazione di conflitto, come la affrontiamo? In quali dinamiche e pratiche ci riconosciamo o non ci ritroviamo più? Come ci sentiamo nei confronti della dimensione nazionale della rete? Quali sono le risorse e le criticità che riconosciamo nella relazione tra i nodi e la cornice nazionale? Quali risorse e criticità riconosciamo nei rapporti tra i nodi? Quanto peso diamo alla relazione e comunicazione via social e come questa influisce al nostro interno e su ciascunə?  Come costruiamo intrecci con altre realtà a partire da posizioni diverse? Come ci sentiamo di fronte alla richiesta di prendere posizioni su diversi argomenti, di posizionarci in tempi stretti sulla contingenza politica? Come ci relazioniamo ai soggetti che avanzano aspettative verso le rete? Come comunicare che la rete è uno spazio aperto, in cui posizioni e pratiche si costruiscono insieme? Quanto riusciamo ad essere accoglienti e permeabili alle realtà politiche presenti sui nostri territori? Nell’evolversi del movimento e con l’aumento della sua complessità, alcune vecchie pratiche, per esempio quelle comunicative, potrebbero non essere sufficienti a rispondere a nuove e crescenti domande; ci proponiamo, quindi di metterle in discussione e iniziare un confronto sulla costruzione di nuove pratiche condivise che ci facciano sentire accolt3 e liber3 di esprimerci all’interno del movimento stesso. Nuove metodologie che ci aiutino a tenere insieme le diversità, integrarle, e al presentarsi di situazioni conflittuali, ci diano gli strumenti per rispondere e in maniera collettiva, con lo scopo di non creare divisioni ma rinsaldare le relazioni. Non vogliamo in questo tavolo focalizzarci su una ri-organizzazione della rete, ma nominare le questioni importanti, a volte problematiche a volte stimolanti, e costruire strumenti per gestire i conflitti con l’obiettivo di portare avanti il movimento e favorire la partecipazione. Vediamo il tavolo cura del movimento come una bussola per immaginarci dove andare nella prosecuzione della lotta, promuovendo una partecipazione sempre più ampia. Per affrontare questi argomenti proponiamo un metodo basato sull’ascolto attivo, sull’accoglienza e l’autocritica, evitando la provocazione e prevaricazione dell’altrə; un approccio che lasci spazio per riflettere, senza l’esigenza né la pressione di dover risolvere una domanda  nel tempo dedicato al tavolo, ma con la voglia di lasciare aperta la discussione. Pensiamo infatti che il tavolo cura del movimento, in quanto novità, sia solo l’inizio, il primo momento di confronto che non esaurirà i temi di discussione e non pretende di risolverli tutti.   
April 6, 2025
Non Una Di Meno