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Che spacco! «Zapruder» 68 in tour
Sono iniziate le presentazioni di “Il capitale sottostante”, il numero 68 di
«Zapruder»... non perderle!
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StorieInMovimento.org.
La guerra in Iran e i suoi straripamenti: in Libano bombardamenti e IDF all’orizzonte
Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno
di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri
il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel
paese si aspetta un’invasione massiccia.
Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da
lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima
degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella
giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su
X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del
Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del
fiume Litani”.
L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio
della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio
Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda
l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione
israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni
sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27
Novembre del 2024.
Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del
Libano:
L’imperialismo corsaro
Vorrei, a seguito dell’infame attacco da parte di quelli che considero i due
governi e paesi più terroristi oggi al mondo — gli Stati Uniti e Israele, che
adottano da anni il principio del terrorismo di Stato nelle relazioni
internazionali — proporre una riflessione sulla fase che stiamo vivendo. Una […]
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L’origine non è Trump: è nei geni di quella nazione
“Il continente ci è stato assegnato dalla Divina Provvidenza per lo sviluppo del
grande esperimento di libertà e autogoverno.” No, non l’ha detto il dittatore
Donald Trump; lo espresse e lasciò scritto John Cotton, leader della setta
puritana, una delle due che iniziarono a popolare con anglosassoni quello che
più […]
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A Viareggio un incontro sulla guerra in Sudan
Venerdì 23 gennaio a Viareggio con il Forum per la Pace Versilia abbiamo provato
ad accendere una luce su una guerra di cui poco si parla, quella nel Sudan.
Tutto nasce dall’aver conosciuto una giovane mediatrice culturale il cui
compagno è sudanese. Proprio in questi giorni è nata la loro bellissima bimba:
se ogni nascita è una speranza e un miracolo, doppiamente lo è il frutto di un
incontro fra diverse storie e culture.
Relatori: Alyasa Elzakki, il giovane sudanese che testimonia la tragedia delle
persone comuni prese tra i due fuochi delle milizie governative SAF (sostenute
da Egitto che monopolizza l’acqua del Nilo e Russia che vorrebbe una base sul
Mar Rosso) e i ribelli RSF armati dagli Emirati Arabi a cui l’Occidente, e
anche l’Italia, fornisce armi (che mirano all’oro della parte ovest del Paese).
Milioni di sfollati, carestia, impotenza, ma anche il valore di momenti come
questo che rompono l’isolamento e mantengono viva una speranza.
Poi Gino Barsella, ex comboniano e direttore di Nigrizia, ora coordinatore della
campagna Sdebitarsi per la cancellazione del debito nei Paesi in via di
sviluppo. Lui è un formidabile conoscitore del territorio dove ha vissuto per
anni e con l’aiuto di diapositive fa un eccellente quadro della storia e
dell’attualità. Sempre la spartizione di risorse a danno delle popolazioni
dietro i conflitti.
Infine Fabio Malfatti, antropologo ambientale e presidente del Centro Ricerche
Etnoantropologiche, ci fa un quadro insolito della guerra come estrema entropia
e dell’amore come massima entropia negativa (=armonia) che si riverberano
sull’epigenetica, cioè l’espressione dei geni che “accende” o “spegne”
determinate caratteristiche e manifestazioni, modificando in modo reversibile
ma trasmissibile alle successive generazioni, il destino di persone e ambienti.
Molto interessante e particolare!
Redazione Toscana
UE-INDIA: OLTRE L’ACCORDO, LA GUERRA AGLI INDIGENI PER L’ACCESSO ALLE RISORSE
L’Unione Europea e l’India hanno rafforzato la loro collaborazione con un nuovo
accordo strategico. L’intesa punta a intensificare i rapporti economici,
commerciali e politici tra le due parti. Al centro ci sono gli scambi, gli
investimenti e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Grande spazio è
dedicato alle tecnologie digitali e all’innovazione.
L’accordo prevede anche una cooperazione più stretta su clima ed energia. Un
altro obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche da Paesi terzi. Europa ed
India lavoreranno insieme su standard tecnologici comuni. L’intesa rafforza il
dialogo geopolitico e il multilateralismo in un contesto internazionale
complesso. Per Bruxelles, l’India diventa quindi un partner sempre più centrale.
Un passo importante verso una cooperazione più solida e di lungo periodo.
Nel giorno della firma dei negoziati, che sono durati vent’anni, in diverse
città italiane, ma anche a Bruxelles, si è mobilitato il Comitato internazionale
contro l’operazione Kagaar. Spesso sostenuto in Italia da sigle come Slai Cobas,
il Comitato protesta contro le operazioni militari indiane contro le minoranze
etniche, in primis la popolazione Adivasi, denunciando violenze e repressione
dello Stato contro le comunità indigene.
Il 26 e 27 gennaio, in occasione della riunione della Commissione Affari Esteri
– Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Comitato
internazionale contro l’operazione Kagaar ha organizzato un doppio sit-in di
protesta, sia di fronte alla sede dell’eurocamera, sia davanti l’Ambasciata
Indiana in Belgio. Il giorno della sigla dell’accordo, diversi presidi anche in
Italia, in particolare a Ravenna e a Dalmine (BG).
Nello speciale realizzato da Radio Onda d’Urto su questo tema, abbiamo
intervistato Enzo Diano ed Ernesto Palatrasio del Comitato internazionale contro
l’operazione Kagaar e Luca Mangiacotti, esperto di India, collaboratore di
DinamoPress. Ascolta o scarica
Morire per la Groenlandia?
Partiamo dai fatti, che per ora sono soprattutto diplomatici, mentre quelli
“militari” sono poco più che simbolici. Come ormai sapete, gli Stati Uniti di
Trump “vogliono la Groenlandia perché ne hanno bisogno per la loro sicurezza”.
La narrazione del tycoon recita che “La NATO sarà più formidabile ed efficace
quando […]
L'articolo Morire per la Groenlandia? su Contropiano.
Il destino del mondo nelle mani degli Usa?
Dopo la puntata a Caracas, i cui sviluppi sono ancora enigmatici, Trump si sta
muovendo con decisione e rapidità. Possiamo ironizzare sulle sue sparate in
mille direzioni: Groenlandia, Iran, Messico, Canada, Colombia, Cuba, ecc. ma
sarebbe un’ironia malposta. Lo stile di governo di Trump è la quintessenza della
politica internazionale […]
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