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Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio
L’inaugurazione del nuovo studentato privato in via Alessandro Della Spina è l’occasione per il Sindaco Michele Conti di rilanciare la narrazione secondo cui l’iniziativa privata “alza l’asticella della qualità” e “calmiera il mercato”. Si tratta di un teorema economico totalmente … Leggi tutto L'articolo Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Chi può abitare il centro di Roma?
LE VICENDE ROMANE DI SPIN TIME E DELL’EDIFICIO DENTE CARIATO, SEMPRE ALL’ESQUILINO, DICONO CHE BISOGNA DECIDERE SE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO DEBBA ESSERE SOLTANTO UN CAPITALE DA MONETIZZARE OPPURE LO STRUMENTO CON IL QUALE RIPORTARE CASA PUBBLICA, ACCOGLIENZA E WELFARE DI COMUNITÀ ANCHE NEL CUORE DELLA CITTÀ Le foto sono di Caterina Micheli (che ringraziamo) -------------------------------------------------------------------------------- L’incendio e lo sgombero di fatto di oltre quattrocento persone dall’occupazione storica della Capitale, Spin Time, dall’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, hanno reso visibile una contraddizione che Roma ignora da tempo. A poca distanza, davanti alla stazione Termini, il palazzo ammalorato e più conosciuto come “Dente Cariato” continua a essere un grande vuoto urbano di proprietà pubblica. Da una parte, una comunità costretta ad abbandonare uno stabile privato nel quale, durante tredici anni, ha costruito non soltanto abitazioni, ma servizi, relazioni, inclusione e capacità di cura. Dall’altra, un immobile pubblico ancora privo di una destinazione capace di rispondere alla domanda abitativa e sociale del centro. Il “Dente Cariato”, va premesso, non può essere presentato come la soluzione magica nella quale trasferire meccanicamente l’esperienza di Spin Time. Le dimensioni, i tempi, i regimi proprietari e le condizioni urbanistiche sono differenti. Eppure i due luoghi pongono la stessa domanda politica: il centro di Roma deve essere progressivamente riservato a usi più redditizi e al dilagare degli alloggi temporanei, oppure può continuare a essere abitabile da persone con redditi, età e condizioni sociali diverse? La risposta dipende in larga parte dal modo in cui il patrimonio pubblico viene amministrato. Quando la valorizzazione coincide prevalentemente con la vendita o con la ricerca del massimo rendimento, gli immobili cessano di essere strumenti di politica urbana e diventano risorse da monetizzare. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- La perdita di capacità pubblica è permanente e, nelle aree centrali, spesso irreversibile. Ricostruire in futuro una presenza equivalente di abitazioni accessibili costerebbe molto più che conservarla o crearla oggi. Il patrimonio determina la geografia sociale della città Secondo la ricostruzione dell’Osservatorio Casa Roma, i programmi di alienazione promossi dal Campidoglio e dalla proprietà regionale delle case popolari, Ater, interessano complessivamente circa 14 mila alloggi popolari. Non sono immobili già tutti venduti: una volta inseriti nei piani di dismissione, vengono sottratti alle future assegnazioni e destinati alla vendita quando si liberano. Se le alienazioni previste fossero integralmente attuate, lo stock residenziale pubblico di Roma Capitale e Ater potrebbe ridursi da circa 72 mila a poco più di 50 mila alloggi. I valori derivano da basi di calcolo e periodi differenti e non vanno letti come un consuntivo, ma indicano con chiarezza la direzione del processo. La contrazione avviene mentre la domanda resta elevata. Il Secondo rapporto MEMOTEF–Sapienza censisce 66.109 alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) appartenenti a Roma Capitale e Ater e registra 17.082 richieste di alloggio di nuclei nella graduatoria riferita alle domande e agli aggiornamenti pervenuti entro il 31 dicembre 2025. Le due grandezze non sono sovrapponibili: la maggior parte degli alloggi è regolarmente occupata e una quota è indisponibile per manutenzione, occupazioni senza titolo o impedimenti amministrativi e tecnici. Le assegnazioni procedono quindi lentamente e ogni alloggio sottratto allo stock riduce una capacità di risposta già insufficiente. La giunta Gualtieri ha avviato un’inversione di tendenza attraverso il Piano strategico per il diritto all’abitare e nuove acquisizioni. Considerando gli alloggi già acquistati e quelli compresi nelle operazioni autorizzate o programmate, l’incremento potenziale del patrimonio pubblico potrebbe corrispondere a poco più del 7 per cento dei nuclei in graduatoria. È tuttavia una stima teorica: una parte degli immobili non è ancora entrata nel patrimonio comunale e l’effettiva disponibilità dipenderà dal perfezionamento degli acquisti, dalle condizioni materiali e tecniche delle case, dalle eventuali occupazioni e dai tempi delle assegnazioni. Manca, però, un obiettivo territoriale esplicito: un alloggio pubblico in una periferia scarsamente servita non è uguale a uno vicino a trasporti, scuole, servizi sanitari e opportunità lavorative. Non basta stabilire quanti alloggi acquisire: occorre decidere quale quota di residenza accessibile garantire anche nel centro e nel semicentro. In assenza di questa scelta, sarà il mercato a determinare la geografia sociale di Roma e il pubblico si limiterà ad amministrarne le conseguenze. L’espulsione delle fasce meno abbienti dal centro non è un processo naturale prodotto soltanto dall’aumento dei prezzi. Dipende anche dalle destinazioni urbanistiche, dagli affitti brevi, dall’espansione della ricettività turistica e dalle decisioni sull’uso del patrimonio. Quando studentati ad alto costo, strutture ricettive e funzioni commerciali vengono preferiti alle case popolari, è già stata presa una decisione su chi possa abitare le diverse zone della città. Un centro riservato alle persone ad alto reddito e alle presenze temporanee non è soltanto più diseguale: è anche più povero di relazioni, servizi di prossimità e vita quotidiana. Garantire la permanenza di famiglie, anziani, giovani, lavoratori e persone vulnerabili produce valore pubblico e contribuisce alla vitalità dei quartieri. L’edilizia popolare nel centro non sottrae valore alla città: impedisce che quello immobiliare diventi l’unico riconosciuto. Spin Time: ciò che una politica della casa dovrebbe preservare Spin Time ha, per questo, reso visibili due distinte idee di centro urbano: da una parte, uno spazio scarso da destinare prevalentemente agli usi più redditizi e alle persone con maggiore capacità economica; dall’altra, un bene comune la cui qualità e disponibilità dipende dalla compresenza di redditi, età, provenienze e forme dell’abitare differenti. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- L’esperienza costruita nel rione Esquilino ha mostrato quanto siano connesse dimensioni che le politiche pubbliche tendono ad affrontare separatamente: la casa, considerata soprattutto come unità immobiliare; i servizi sociali; la cultura, l’educazione, l’accoglienza e il mutualismo. A Spin Time questi elementi si sono tenuti insieme. Vivere all’Esquilino per gli abitanti di Spin Time non ha significato soltanto disporre di una stanza, ma poter contare su relazioni, mediazione, attività culturali, spazi comuni, sostegno alle fragilità e legami con il quartiere. Riconoscere il valore di questa esperienza non significa idealizzare un’occupazione né ignorare le contraddizioni, la precarietà e la fatica che ha attraversato questa comunità per tredici anni. Significa prendere atto di un dato politico e sociale: dove il mercato e il sistema pubblico non hanno garantito risposte adeguate, si è formata nel tempo , un’infrastruttura comunitaria capace di produrre accoglienza, inclusione, protezione e partecipazione. La mobilitazione seguita all’evacuazione non è nata improvvisamente, ma è il risultato di anni di relazioni costruite dentro l’edificio e nel quartiere. Non è dunque un caso che le associazioni del vicino Polo Civico Esquilino, insieme a molte altre realtà cittadine, abbiano attivato immediatamente una rete di sostegno agli sfollati di Spin Time, garantendo accoglienza, pasti, docce, mediazione linguistica, cura dei bambini e presidio sanitario. Queste azioni hanno risposto alle necessità più urgenti, ma anche a una prospettiva più ampia: evitare che alla perdita temporanea della casa si aggiungesse la dispersione della comunità. Allontanare le famiglie senza considerare la loro vita quotidiana avrebbe potuto interrompere la frequenza scolastica dei bambini, rendere più difficili le cure, indebolire i percorsi di inclusione e spezzare reti di sostegno costruite nel tempo. L’azione del Polo Civico e delle altre realtà coinvolte indica quindi una direzione precisa per le politiche pubbliche: intervenire sulla casa senza separarla dalla scuola, dalla salute, dai servizi e dalle relazioni sociali. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- La solidarietà territoriale non può sostituire la responsabilità delle istituzioni, ma può accompagnarne l’intervento, renderlo più consapevole delle condizioni concrete e contribuire a soluzioni che non si limitino a contenere l’emergenza. Il punto non è soltanto trovare una collocazione temporanea, ma impedire che la perdita dell’alloggio produca anche quella della comunità. Dall’emergenza alla responsabilità pubblica Roma Capitale ha avanzato una proposta per acquistare l’immobile occupato da Spin Time da Investire SGR, subordinando il prezzo alle valutazioni degli organismi pubblici competenti. È giusto riconoscere l’importanza e l’impegno politico dell’amministrazione. C’è una domanda, tuttavia, che non può essere elusa: perché la possibilità di acquisire e mettere in sicurezza lo stabile è diventata concreta soltanto dopo l’esplosione dell’emergenza? Una politica strutturale dovrebbe arrivare prima, individuare i rischi, costruire alternative e non dipendere ogni volta dalla disponibilità negoziale di una proprietà privata. L’acquisto di Spin Time, se economicamente e giuridicamente sostenibile, era ed è una strada da perseguire, già inclusa da diversi anni tra le ipotesi del piano comunale di acquisizione di immobili da destinare all’edilizia pubblica. Ma se la proprietà non intende vendere, non può restare l’unico orizzonte. Occorre predisporre misure transitorie dignitose e una soluzione pubblica che impegni l’amministrazione ad una alternativa certa e credibile. Un’istruttoria specifica può esaminare anche gli altri strumenti consentiti dall’ordinamento, compresa l’eventuale espropriazione per pubblica utilità, verificandone rigorosamente presupposti, coerenza urbanistica, copertura finanziaria, proporzionalità e rischi di contenzioso. Qualunque sia l’esito della trattativa, la risposta non dovrebbe disperdere le persone né cancellare l’innovazione sociale prodotta in questi anni. È qui che il Dente Cariato entra nella vicenda: non come sostituto automatico di Spin Time, ma come possibilità di trasformare una lezione nata nell’informalità in una politica pubblica programmata. Il Dente Cariato come banco di prova L’area compresa tra via Giolitti, via Manin e via Gioberti, di fronte alla stazione Termini e comunemente denominata “Dente Cariato”, costituisce da decenni uno dei vuoti urbani più rilevanti dell’Esquilino. La proprietà pubblica, la posizione strategica e la consistenza dell’immobile ne fanno un banco di prova particolarmente significativo: non soltanto per la rigenerazione di una porzione incompiuta della città, ma per verificare quale funzione Roma intenda attribuire al proprio patrimonio nelle aree centrali. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Le ipotesi di valorizzazione esaminate dal Campidoglio nel 2026 rendono evidente questa alternativa. Quattro delle sei proposte attribuiscono un ruolo prevalente alla residenzialità privata, in particolare a quella rivolta agli studenti, mentre una sola contempla una componente di edilizia residenziale pubblica accompagnata da servizi sociali strutturati. Tale prevalenza non è neutrale. Mostra quali destinazioni siano considerate dal mercato immediatamente sostenibili e finanziabili e quali, invece, siano chiamate ogni volta a dimostrare la propria legittimità economica e istituzionale. Il rischio è che la valorizzazione del patrimonio pubblico venga identificata quasi automaticamente con la sua capacità di generare rendita, relegando la risposta ai bisogni abitativi e sociali a una funzione residuale o compensativa. In questo quadro si collocano le proposte avanzate dal Polo civico Esquilino insieme ad associazioni territoriali e ad alcune realtà imprenditoriali. Queste elaborazioni hanno indicato la possibilità di destinare l’immobile a una combinazione di funzioni abitative accessibili, servizi pubblici e attività di interesse collettivo: alloggi pubblici per famiglie e studenti, spazi culturali e sociali, attrezzature sportive e luoghi aperti alla partecipazione degli abitanti. Il loro elemento più significativo non risiede soltanto nell’elenco delle funzioni previste, ma nell’affermazione di un principio: la rigenerazione del “Dente Cariato” deve essere valutata anzitutto per la sua capacità di rispondere ai bisogni dell’Esquilino e della città, preservando la titolarità e la regia pubblica dell’operazione e impedendo che un bene strategico venga assorbito da processi di privatizzazione o valorizzazione prevalentemente speculativa. A partire da queste proposte, e alla luce delle vicende più recenti, è possibile formulare un’ipotesi più definita, capace di assumere Spin Time non come modello da trasferire meccanicamente, ma come esperienza dalla quale ricavare indicazioni operative. La proposta potrebbe prevedere la destinazione della quasi totalità della superficie residenziale alla realizzazione di circa cento alloggi pubblici e accessibili, accompagnati da un sistema integrato di servizi e spazi collettivi. Al piano terra potrebbero trovare posto attività commerciali di vicinato, servizi pubblici e presìdi sociali aperti al quartiere; il mezzanino e i livelli seminterrati potrebbero accogliere spazi culturali, laboratori, servizi educativi e sociali e luoghi di incontro; la copertura dell’edificio potrebbe essere attrezzata per attività sportive e ricreative, compatibilmente con i vincoli strutturali, urbanistici e di sicurezza. Sulla base dello studio di fattibilità fatto per la sua valorizzazione, possiamo dedurre che circa 7.380 metri quadrati lordi sarebbero destinabili alla residenza sociale: cento alloggi corrisponderebbero a una media di 73,8 metri quadrati lordi e, considerati muri, distribuzione e impianti, a circa 50–70 metri quadrati utili. Con un mix di bilocali, trilocali e quadrilocali, unità accessibili e appartamenti predisposti per essere uniti o separati nel tempo, la capacità potrebbe attestarsi nell’ordine di 250–290 persone. È una stima preliminare, non un progetto definitivo. Non coincide con le dimensioni di Spin Time e non può risolvere da sola né la situazione delle persone evacuate né la domanda ERP cittadina. Il “Dente Cariato” può diventare il primo nodo di una rete di immobili pubblici centrali e semicentrali, non una riserva nel quale confinare un problema. Prima di utilizzare in modo intercambiabile espressioni come ERP, social housing e co-housing occorrerà definire il regime del progetto. L’ERP stabilisce criteri di accesso e canoni propri; il social housing può comprendere fasce e modelli finanziari differenti; il co-housing descrive una configurazione abitativa e gestionale, non un titolo di assegnazione. Una scelta credibile dovrebbe indicare quante unità destinare all’ERP, se prevedere una quota a canone calmierato e come integrare alloggi autonomi, spazi comuni e servizi senza comprimere la qualità della vita privata. Il collegamento con Spin Time sarebbe quindi funzionale, non quantitativo. Spin Time mostra quali relazioni e servizi una politica dell’abitare dovrebbe riconoscere; il “Dente Cariato” offre un patrimonio pubblico nel quale tali funzioni possono essere progettate fin dall’origine, dentro regole trasparenti e responsabilità istituzionali definite. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- Condizioni di fattibilità: costi, assegnazioni e gestione La stima preliminare di questa operazione, riadattando una delle proposte già presentate all’amministrazione capitolina dal gruppo di lavoro promosso dal Polo Civico Esquilino , si aggira intorno ai 35–40 milioni di euro e deve essere verificata con un progetto di fattibilità aggiornato, un computo metrico e un cronoprogramma autorizzativo. Rapportata a cento alloggi, equivale indicativamente a 250–300 mila euro per unità (nella media dei costi di nuovi alloggi Erp), ma comprende anche il recupero del basamento, gli spazi pubblici, i servizi e la complessità di un cantiere nel centro storico. Il confronto corretto non è soltanto con il costo di costruzione di un appartamento in periferia: deve considerare il patrimonio che rimane pubblico, l’accessibilità, il consumo di suolo evitato e i costi sociali dell’espulsione. Questi benefici non eliminano l’obbligo di dimostrare la sostenibilità economica di un’operazione tanto ambiziosa, con un piano finanziario, l’individuazione delle fonti pubbliche e degli eventuali contributi, una stima dei costi di manutenzione e gestione e la valutazione delle entrate compatibili generate dalle funzioni commerciali. Il progetto dovrebbe essere confrontato con alternative equivalenti nel centro, non con soluzioni periferiche che offrono condizioni territoriali diverse. Tradurre Spin Time senza riprodurlo Il passaggio dall’esperienza sociale alla politica pubblica richiede un’avvertenza. Non basta costruire alloggi e aggiungere qualche spazio comune: il rischio è passare dalla casa come merce alla casa come semplice contenitore pubblico. L’esperienza di Spin Time indica la necessità di un’infrastruttura sociale di gestione che preveda assegnazioni trasparenti, manutenzione programmata, accompagnamento sociale, spazi comuni gestiti in maniera comunitia e partecipazione degli abitanti. Una fondazione di partecipazione o una cooperativa di comunità abitativa con un partenariato pubblico-sociale potrebbe riunire Roma Capitale, soggetti del Terzo settore, rappresentanze degli abitanti e competenze tecniche, mantenendo inequivocabile la responsabilità pubblica. -------------------------------------------------------------------------------- Foto di Caterina Micheli -------------------------------------------------------------------------------- Il co-housing, in questo quadro, non sarebbe un’etichetta alla moda né un modo per rinominare in modo accettabile degli spazi privati, ma una infrastruttura sociale composta da alloggi autonomi, ambienti condivisi, servizi di prossimità e regole costruite con chi abita. La sfida è costruire una composizione sociale plurale e replicare il modello in più immobili del centro e del semicentro. Il “Dente Cariato” può essere un primo tassello di questa strategia. Dal caso singolo a una politica del centro Il “Dente Cariato” così reinterpretato avrebbe valore strategico soltanto se inserito in una politica più ampia. Il primo passo è un processo di partecipazione autentico da costruire intorno al censimento pubblico e aggiornato degli immobili inutilizzati o sottoutilizzati appartenenti a Roma Capitale, altri enti pubblici, società partecipate e grandi proprietà istituzionali, già avviato da Roma Capitale per la parte di propria comoetenza. Per ogni bene devono essere accessibili informazioni su stato, vincoli, costi di recupero, destinazioni possibili, tempi e decisioni assunte. Prima di ogni alienazione dovrebbe essere obbligatoria una valutazione dell’alternativa abitativa e sociale, accompagnata da una motivazione pubblica. Al Piano delle alienazioni deve corrispondere un Piano delle acquisizioni e delle trasformazioni per la casa, con risorse, scadenze e obiettivi territoriali. Nelle grandi trasformazioni urbane va inoltre prevista una quota strutturale di edilizia accessibile, evitando che il contributo alla casa sia residuale o negoziato caso per caso. Serve, infine, una capacità tecnica permanente: una struttura in grado di monitorare la domanda in tempo reale, acquisire, progettare, recuperare e gestire immobili con continuità. Senza questa infrastruttura amministrativa, anche le dichiarazioni più ambiziose resteranno dipendenti dall’emergenza, dai singoli finanziamenti e dalle occasioni del mercato. La vicenda di Spin Time può concludersi con un acquisto, un diverso strumento giuridico, una soluzione alternativa o una combinazione di interventi. Qualunque sia l’esito, non dovrebbe chiudersi come un caso eccezionale, ma aprire una nuova stagione politica. Il Dente Cariato può trasformare un vuoto pubblico in case, servizi e relazioni e dimostrare che un altro uso del patrimonio è praticabile, misurabile e replicabile. Nel centro ci sono altri spazi di proprietà del comune dove poter ampliare questa proposta ad esempio l’ex istituto Angelo Mai nel rione Monti, un bene di Roma Capitale la cui ristrutturazione si trascina, incompiuta, da anni. Se ne potrebbe valutare la trasformazione in un progetto di housing familiare, con circa cinquanta alloggi accessibili, spazi comuni e servizi di quartiere. Le aree centrali e semicentrali di Roma non devono essere rese accessibile alle persone con redditi più bassi come eccezione o concessione, ma conservarsi abitabii per la società intera. È questo un indicatore concreto per ogni politica pubblica della casa: non quante emergenze riesce temporaneamente a contenere, ma quanta città riesce a sottrarre all’espulsione e a restituire alle persone che la vivono. -------------------------------------------------------------------------------- Fonti * Bibliografia e sitografia: Comune-info, «Spin Time, quando un rione diventa comunità», 3 agosto 2026. * Comune-info, «Il tempo nuovo di Spin Time», 25 agosto 2026. * Diario dei nuovi appalti e concessioni, «Proposte di valorizzazione per il Dente Cariato», 30 luglio 2026. * MEMOTEF – Sapienza Università di Roma, Secondo rapporto sull’edilizia residenziale pubblica a Roma, 2026. * Osservatorio Casa Roma, «I piani vendita a Roma: programmi comunali e Ater e scenario sullo stock ERP», s.d. * Polo civico Civico IL DENTE CARIATO NON SI VENDE, SI CURA * Reti Solidali, «Intervista a Enrico Puccini sul Piano casa di Roma Capitale e sull’emergenza abitativa», 26 giugno 2026. * Roma Capitale, «Roma Capitale acquista 120 nuove case popolari», 4 gennaio 2023. * Roma Capitale, «Roma acquista nuove case popolari», comunicato relativo all’autorizzazione all’acquisto di 88 alloggi di proprietà dell’INPS, 22 marzo 2025. * Roma Capitale, «Case popolari da Enasarco: sottoscritto primo rogito», relativo all’acquisizione di 336 alloggi, 30 dicembre 2025. * Roma Capitale, Determinazione dirigenziale QC/2505/2026: Piano strategico e acquisizione di 338 alloggi ERP, 2026. * Roma Capitale, Proposta di acquisto di Spin Time, comunicato, 7 agosto 2026. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Chi può abitare il centro di Roma? proviene da Comune-info.
September 3, 2026
Comune-info
Livorno: il 5 settembre corteo nazionale a difesa degli Orti urbani
Sarà il caldo, quel caldo che smarrisce e crea disorientamento. Proprio quel caldo che per la gestione opaca dell’eterna politica di scambio, se non ricatto, tra affari e consenso è sempre stato un alleato stagionale di formidabile distrazione, stavolta è … Leggi tutto L'articolo Livorno: il 5 settembre corteo nazionale a difesa degli Orti urbani sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
L’ennesimo hotel di lusso o un bene pe tutti e tutte? La vicenda dell’ex Ospedale Marino di Cagliari
La bellezza di una spiaggia va ben oltre il suo valore estetico, la sua capacità di riempire una cartolina e i sogni di evasione di qualche turista. Sta tutta nel suo valore sociale: il suo essere bene comune, fruibile a tutti e tutte e non solo a chi può pagare per accedervi. In questa nostra isola, così come in Albania e nel resto del mondo, il capitale turistico si sta mangiando tutto: le nostre case a Cagliari, le nostre piazze e le nostre coste, tutto questo in cambio di lavori stressanti e mal pagati che però le varie amministrazioni comunali, di colori diversi ma accomunate da una generale carenza di dignità e della capacità di inventare un futuro, salutano come grandi prospettive di sviluppo. A Cagliari noi una spiaggia che era di tutti e tutte l’avevamo. Molti e molte di noi che non hanno la possibilità di spendere per andare in vacanza si consolavano all’idea di poter staccare comunque dal lavoro e poter “fare un po’ di mare” al costo di un biglietto del CTM. Ora, chi ancora resiste a Cagliari, e non è stato espulso/a dalla turistificazione del centro cittadino, andando al Poetto si trova di fronte a una inusitata espansione delle concessioni balneari che lascia pochissimo spazio alla spiaggia libera. A questo ora si aggiunge la privatizzazione di fatto di un altro pezzo di spiaggia, quello antistante l’ex Ospedale Marino, che la giunta che si è fatta eleggere “perché sennò arrivano i fascisti” non si vergogna a chiamare “Colonia Dux”. Uno dei pochi punti, oltretutto, nei quali si può sostare nei giorni di forte maestrale senza rischiare di trovarsi la schiena serigrafata. CHI GUADAGNA DALLA TRASFORMAZIONE DELLA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI? Da oltre un secolo il Poetto subisce una pressione continua. La sua storia è la storia di una lunga aggressione ai danni di un ecosistema costiero che ha pagato il prezzo dello sviluppo edilizio, delle speculazioni immobiliari, della militarizzazione di ampie porzioni di litorale e, più recentemente, della turistificazione. Ogni fase è stata presentata come inevitabile, necessaria, moderna. Ogni volta si è promesso sviluppo, occupazione e benessere. Ogni volta il risultato è stato un arretramento dell’interesse collettivo e un avanzamento della rendita privata. La prima ferita fu la sottrazione sistematica della sabbia. Per decenni il Poetto è stato utilizzato come una cava a cielo aperto per alimentare l’espansione edilizia di Cagliari. Si è distrutto un patrimonio naturale irripetibile per produrre profitti immediati. Poi sono arrivati gli stabilimenti, le infrastrutture, le servitù militari, la distruzione della pineta e l’occupazione progressiva degli spazi pubblici. Infine, all’inizio degli anni Duemila, è arrivato il ripascimento. Uno degli interventi più devastanti mai realizzati su una spiaggia italiana. Con il pretesto di salvare il Poetto (in realtà l’idea era quella di una riminizzazione della spiaggia) si è cancellata una parte della sua identità ambientale. La spiaggia bianca e sottile che aveva caratterizzato il litorale per generazioni è stata sostituita da una massa di sabbia grigia e grossolana. Un disastro ambientale pagato con denaro pubblico che ha prodotto benefici assai inferiori a quelli promessi e che ancora oggi rappresenta il simbolo di una gestione del territorio guidata più dagli interessi politici ed economici che dalla conoscenza scientifica. IL FALSO MITO DEL TURISMO COME SVILUPPO Oggi il Poetto è minacciato da una nuova forma di aggressione, forse meno evidente ma altrettanto pericolosa: la trasformazione della costa in una piattaforma economica destinata prevalentemente al consumo turistico. Da anni viene ripetuto che il turismo rappresenta il motore dello sviluppo.  È una narrazione potente, continuamente rilanciata da amministratori, operatori economici e mezzi di informazione. Tuttavia un numero crescente di studi dimostra il contrario.  Le ricerche sviluppate dal Nodo SET e da numerosi centri di ricerca italiani ed europei mostrano come la dipendenza dal turismo produca spesso effetti negativi sulle città: • Aumento dei prezzi delle abitazioni • Espulsione dei residenti dai quartieri centrali • Crescita del lavoro precario e sottopagato • Concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi operatori • Aumento delle disuguaglianze sociali Le città trasformate in destinazioni turistiche finiscono spesso per diventare luoghi sempre meno vivibili per chi le abita. Gli spazi pubblici vengono piegati alle esigenze del visitatore e del consumo. Il Poetto rischia di seguire esattamente questa traiettoria. L’espansione continua delle concessioni balneari rappresenta uno degli aspetti più evidenti di questo processo. Ogni anno nuovi tratti di arenile vengono occupati da strutture private, recinzioni, ombrelloni e servizi a pagamento. La spiaggia libera si restringe. Lo spazio comune arretra. Eppure le concessioni demaniali marittime rappresentano uno degli esempi più clamorosi di privatizzazione di un bene pubblico a costi irrisori. La domanda da porsi è semplice: perché un bene pubblico deve essere sottratto all’uso collettivo per garantire profitti a pochi? LA VICENDA DELL’EX OSPEDALE MARINO Non si tratta di essere contrari al turismo in quanto tale. Si tratta di rifiutare un modello economico che subordina ogni altra funzione del territorio alla massimizzazione dei flussi turistici. La vicenda dell’ex Ospedale Marino si inserisce perfettamente in questo quadro. Un bene pubblico viene lasciato degradare per anni. Le ipotesi di utilizzo pubblico vengono accantonate. Alla fine l’unica soluzione proposta diventa la trasformazione in struttura ricettiva di lusso, a vantaggio di un imprenditore Zuncheddu non nuovo a operazioni disinvolte di questo tipo. Ma perché un edificio pubblico affacciato sul mare dovrebbe necessariamente diventare un hotel? Perché non un centro culturale, un museo del mare, un polo dedicato alla ricerca ambientale o all’educazione? Perché il valore di un bene viene misurato esclusivamente in termini di rendita immobiliare? LE NOSTRE PROPOSTE: RIVOGLIAMO LA NOSTRA SPIAGGIA Difendere il Poetto significa molto più di difendere una spiaggia. Significa affermare che il mare, la costa e l’ambiente non sono merci. Noi rivogliamo indietro la nostra spiaggia. Pretendiamo: 1. Il rispetto della normativa Bolkestein (del 2006) con concessioni messe a gara. 2. Almeno l’80% di spiagge libere come previsto dal decreto 608/2006 (cioè per 100 metri di arenile, 80 devono rimanere pubblici). 3. Che un bene comune come l’Ex Ospedale Marino rimanga in mani completamente pubbliche. Con una popolazione che diventa sempre più anziana e bisognosa di cure, è spaventosa l’odissea che le famiglie devono affrontare per trovare una residenza per persone anziane nella quale le persone care possano trascorrere una vecchiaia dignitosa e ricca di stimoli, senza dover spendere migliaia di euro al mese. Vogliamo una RSA pubblica fronte mare, per far stare bene chi ha prodotto il nostro benessere di oggi. Gli spazi permetterebbero anche la creazione di campi estivi comunali per i bambini, creando un’esperienza d’incontro tra generazioni. Così la spiaggia sarebbe di nuovo di tutti e tutte e quindi bella.  Bella di comunità e di umanità. 19 agosto 2026 PaP Cagliari  Potere Al Popolo
August 24, 2026
Pressenza
Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente
È da quasi quattro settimane che la mobilitazione in Albania continua, e i suoi caratteri e obiettivi politici si sono ormai trasformati. Partite dalla critica ambientalista riguardante la svendita del patrimonio naturale del paese alla speculazione immobiliare guidata dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, ormai le piazze sono arrivate […] L'articolo Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente su Contropiano.
June 25, 2026
Contropiano
L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza
L’11 giugno l’università di Roma “Sapienza” (aula 11, Facoltà di Medicina e Psicologia, Via dei Marsi 78) ospiterà un convegno sul diritto all’abitare, in una idea di funzione pubblica svolta dai luoghi del sapere e della conoscenza. Il convegno cade, per pura casualità, nel momento in cui l’abitare ha una […] L'articolo L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
LA RENDITA MOLECOLARE
COME LE PIATTAFORME STANNO SMATERIALIZZANDO LA PROPRIETÀ E POLVERIZZANDO LA RESPONSABILITÀ C’è una frase nel materiale promozionale di Arrived — piattaforma statunitense di investimento immobiliare frazionato, sostenuta tra gli altri da Jeff Bezos — che vale la pena fermarsi a leggere con attenzione: niente telefonate a tarda notte. È una promessa rivolta agli investitori, e si riferisce agli inquilini. Questi ultimi, nella grammatica della piattaforma, sono la fonte del disturbo, l’elemento di frizione da eliminare. L’investimento perfetto è quello da cui la persona scompare. Arrived non è un caso isolato né una semplice curiosità americana. È il caso esemplare di una trasformazione strutturale che sta ridisegnando i rapporti tra capitale, abitazione e responsabilità. Capire cosa sta accadendo lì significa anticipare ciò che si sta già muovendo altrove. L’ARCHITETTURA DELLA PIATTAFORMA Il meccanismo è semplice nella forma, complesso nelle implicazioni. Arrived acquista immobili residenziali — abitazioni unifamiliari, case vacanze — e li fraziona in quote acquistabili da chiunque a partire da cento dollari. Gli investitori ricevono dividendi trimestrali proporzionali ai canoni di locazione e partecipano alla rivalutazione dell’immobile in caso di vendita. La piattaforma gestisce tutto il resto: ricerca dell’immobile, finanziamento, ristrutturazioni, rapporti con gli inquilini, manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla fine del 2025, oltre 850.000 investitori avevano aderito alla piattaforma, investendo complessivamente più di 300 milioni di dollari in oltre 550 proprietà distribuite in 65 città americane. Nel novembre dello stesso anno, Arrived ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 27 milioni di dollari e il lancio di un mercato secondario: una piattaforma dove gli investitori possono scambiarsi tra loro quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di uscire rapidamente dalle posizioni o di ribilanciare il portafoglio. Il CEO Ryan Frazier ha descritto il modello come un “unbundling” del REIT — il fondo comune di investimento immobiliare — applicato ai singoli immobili, così che ciascun investitore possa scegliere le proprietà di proprio gradimento. Alcune case hanno più di mille investitori. La visione dichiarata è quella di un mercato azionario applicato al patrimonio immobiliare residenziale. COSA SI SMATERIALIZZA DAVVERO La narrativa ufficiale presenta tutto questo come “democratizzazione”. L’accesso al mattone, storicamente riservato a chi disponeva di capitale sufficiente per un mutuo o per un acquisto diretto, verrebbe aperto a chiunque abbia cento dollari e uno smartphone. È una storia che funziona perché contiene un dato vero: la proprietà immobiliare è stata a lungo uno strumento di accumulazione riservato alle classi medie e superiori. Ma la democratizzazione dell’investimento non è la stessa cosa della democratizzazione dell’abitare. Anzi, le due cose si muovono in direzioni opposte. Quando un immobile residenziale viene trasformato in strumento finanziario frazionato, accade qualcosa di preciso sul piano strutturale: la catena proprietaria si allunga e si opacizza fino a diventare irrintracciabile. Il proprietario formale non è più una persona fisica o una società identificabile, ma una costellazione dispersa di micro-investitori, ciascuno titolare di una quota infinitesimale, nessuno responsabile di nulla. La gestione è delegata alla piattaforma, che risponde agli investitori ma non agli inquilini. Questa architettura produce un effetto specifico: la responsabilità si dissolve. Non si riduce, non si distribuisce equamente: si dissolve. Chi abita la casa non ha più un interlocutore reale. Ha un’app, un numero di assistenza, un sistema di ticketing. Il rapporto tra chi abita e chi possiede, già asimmetrico nelle sue forme tradizionali, perde qui anche l’ultimo residuo di concretezza umana. LA RENDITA COME CATEGORIA ASTRATTA La finanziarizzazione dell’abitare non è un fenomeno nuovo. I fondi pensione, i fondi immobiliari e le grandi società di gestione patrimoniale hanno da decenni una presenza massiccia nel mercato residenziale. Ma il modello delle piattaforme di investimento frazionato rappresenta qualcosa di qualitativamente diverso: porta quella logica fino alla sua conseguenza più estrema, applicandola non alla scala istituzionale ma a quella molecolare. La rendita immobiliare esiste da quando esiste la proprietà privata. Ma nella sua forma tradizionale comportava almeno una relazione, per quanto squilibrata: tra un proprietario identificabile e un inquilino. Quella relazione poteva essere conflittuale, sfruttativa, ingiusta — e spesso lo era. Ma era pur sempre una relazione tra soggetti e, in quanto tale, produceva responsabilità, diritti, obblighi reciproci, talvolta perfino accordi. Il modello di Arrived elide quella relazione alla radice. La casa diventa un asset come un’azione in borsa. L’inquilino diventa un flusso di cassa. La rendita diventa una categoria puramente astratta, separata dal suo substrato umano. E l’investitore — il nuovo proprietario molecolare — può tranquillamente non sapere in quale città si trovi la casa in cui investe, chi la abiti, in quali condizioni. Questa astrazione non è un effetto collaterale del modello. È il suo prodotto principale, la sua promessa centrale. “Concentrati solo sui guadagni”, dice Arrived ai propri utenti. Tutto il resto — la manutenzione, le riparazioni, le persone — è rumore da cui proteggersi. L’IDEOLOGIA DELLA LIQUIDITÀ Il lancio del mercato secondario nell’autunno del 2025 introduce un elemento ulteriore di complessità. Gli investitori possono ora acquistare e vendere quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di bilanciare rapidamente il proprio portafoglio. Si tratta, nella sostanza, dell’applicazione della logica dei mercati finanziari alla casa intesa come luogo fisico abitato da persone reali. Le implicazioni sono serie. Un mercato azionario applicato agli immobili introduce volatilità là dove la stabilità è un bisogno primario. Se tutti gli investitori decidono di liquidare contemporaneamente le loro quote in un certo mercato — perché i rendimenti calano, perché un’altra piattaforma offre di più, perché un algoritmo segnala un’opportunità altrove — cosa accade agli inquilini? Chi gestisce le proprietà in fase di liquidazione di massa? Chi risponde delle manutenzioni sospese, dei contratti non rinnovati, degli sfratti strumentali? I critici del modello sottolineano come trasformare le abitazioni unifamiliari in prodotti d’investimento aggravi i problemi di accessibilità abitativa, aggiungendo domanda speculativa a mercati già compressi. Non si tratta di una preoccupazione teorica. Quando i capitali si spostano velocemente su scala geografica, attratti dai rendimenti più alti nelle aree “ad alta crescita”, i prezzi delle locazioni nelle aree target aumentano, le comunità si destabilizzano e le fasce di popolazione a reddito medio-basso vengono progressivamente espulse. DEMOCRATIZZARE IL PEGGIO C’è un paradosso al cuore della narrazione democratizzante. Arrived e piattaforme simili si presentano come strumenti di inclusione finanziaria: anche chi non ha i capitali per acquistare una casa può partecipare alla crescita del mercato immobiliare. È un argomento che ha una sua coerenza interna e intercetta una domanda reale, in un momento in cui la proprietà della casa è sempre più inaccessibile per le generazioni più giovani. Ma quello che viene “democratizzato” non è il diritto all’abitare. È la partecipazione alla rendita. E queste due cose non solo non coincidono: sono strutturalmente antagoniste. Più persone partecipano alla rendita come investitori, più la casa come bene d’uso si allontana da chi ne ha bisogno come inquilino. In altri termini, la piattaforma trasforma una quota sempre più ampia della popolazione in piccoli rentier, ciascuno con un interesse diretto alla massimizzazione del canone di locazione e alla valorizzazione del patrimonio. L’effetto politico di lungo periodo non è trascurabile. Chi possiede quote di immobili — anche minute, anche simboliche — tende a sviluppare un orientamento diverso rispetto alle politiche abitative, alla regolamentazione degli affitti, agli investimenti pubblici nell’edilizia. La molecolarizzazione della rendita è anche una molecolarizzazione del consenso a un certo ordine del mercato immobiliare. LA RESPONSABILITÀ COME CATEGORIA OBSOLETA Sul piano giuridico, il modello di Arrived solleva questioni che i sistemi normativi esistenti faticano a inquadrare. In molti ordinamenti, il rapporto di locazione presuppone l’esistenza di un locatore identificabile, con obblighi precisi: manutenzione dell’immobile, rispetto delle norme igienico-sanitarie, responsabilità per i danni. Quando la proprietà è frazionata tra migliaia di micro-investitori e la gestione è delegata a una piattaforma tecnologica con sede in un’altra giurisdizione, chi è il locatore? Chi risponde in caso di inadempimento? Chi può essere convenuto in giudizio? La piattaforma non è neutra: è un intermediario che esercita potere reale sulle condizioni abitative degli inquilini, selezionando le proprietà, fissando i canoni, decidendo le ristrutturazioni, gestendo le procedure di sfratto. Ma la sua posizione giuridica è costruita in modo da minimizzare la responsabilità verso gli abitanti e massimizzarla verso gli investitori. Questo squilibrio non è accidentale. È il prodotto di una precisa scelta di design, che riflette una precisa scelta politica: quella di trattare la casa come un asset finanziario e l’inquilino come un centro di costo da ottimizzare. COSA RIMANE DA FARE Esiste un’alternativa alla finanziarizzazione molecolare dell’abitare. Non è misteriosa né inedita: è l’investimento pubblico nell’edilizia residenziale, la costruzione di patrimonio abitativo sottratto alla logica del mercato, la regolamentazione stringente degli affitti e dei processi di cartolarizzazione immobiliare. Sono politiche che esistono, che hanno funzionato e che in molti contesti sono state smantellate nel corso degli ultimi decenni, precisamente per fare spazio al mercato che oggi si presenta come unica soluzione al problema che ha contribuito a creare. Quello che piattaforme come Arrived rendono evidente — involontariamente, per eccesso di franchezza — è la direzione di marcia di un sistema che ha deciso di trattare il bisogno fondamentale di un tetto come un’opportunità di rendita. La novità non è nella sostanza, che è vecchia quanto il capitalismo. La novità è nella forma: la velocità, la scala, la granularità con cui quella logica viene ora applicata. E soprattutto nella sua presentazione come progresso, come inclusione, come democratizzazione. Quando la promessa è “concentrati solo sui guadagni”, la domanda da fare è sempre la stessa: chi si concentra, invece, sulle persone? FONTI * https://www.nationalmortgageprofessional.com/news/bezos-backed-arrived-launches-real-estate-stock-market-platform * https://www.geekwire.com/2025/bezos-backed-real-estate-startup-arrived-raises-27m-launches-trading-platform/ * https://www.cnbc.com/2025/11/13/arrived-launches-trading-platform-for-shares-of-rental-homes.html * https://www.bisnow.com/national/news/capital-markets/arrived-raises-27m-launches-secondary-marketplace-127117 * https://jacobinitalia.it/con-amazon-tutti-micropadroni-di-casa/ * https://arrived.com Francesco Russo
May 12, 2026
Pressenza
Milano, cronache da un’agenzia immobiliare di succhiasuolo
Appeso al sottopasso ferroviario di via Padova c’è un enorme cartello pubblicitario: sei uomini su uno sfondo arancio, vestiti di tutto punto, con eleganti completi scuri, camicie e sorrisi bianchissimi, braccia conserte in posizione di ostentato e rassicurante paternalismo, osservano dall’alto chiunque percorra la via allontanandosi da Piazzale Loreto. Più mi avvicino e più vengo fissata da quegli occhietti ridenti che sembrano proprio dirmi: «Vieni da noi, ti puoi fidare». Che forse conoscano i miei inutili tentativi di trovare un bilocale in affitto che non mi prosciughi il conto? Quasi quasi… Continuo a guardarli, sorridendo anch’io, quasi convinta; ma d’un tratto lo sfondo si trasforma… da un caldo tramonto sul mare di Forte dei Marmi prende le sfumature di un arancio post apocalittico, i denti brillanti si fanno zanne puntute – e pure un po’ sporche – i volti iniziano a scolorare, assumendo dei toni verdognoli e persino i completi scuri si allungano convulsamente in tessuti ampi e sfilacciati che occupano il cielo, oscurando la luce… Ma che succede? Si stanno staccando dal muro del cavalcavia, si avvicinano… Abietti Nazgul urbani, Orribili Nosferatu imbellettati.  D’istinto mi copro il collo con una mano! Presto! Non c’è altra soluzione che entrare nel primo posto aperto che trovo. Ci entro. > Mi ritrovo in via Padova 94 dove, per tre giorni, dal 10 al 12 aprile, è stata > aperta una particolare agenzia immobiliare che, citando il comunicato, è «la > prima agenzia immobiliare per i soli vampiri della Rigenerazione Urbana. > Desiderate acquistare un inquilino Aler per venderlo a tranci in un carissimo > food hub alla moda? Volete prosciugare una piscina comunale e farci uno > studentato di lusso?» * * Entro nella stanza sovraffollata e vengo accolta da sinistre bottiglie di vino “Sangue di Aler”. Appesi alle pareti, se si riescono a raggiungere, si intravedono i disegni irriverenti delle tavole di Hurricane. Spuntano ridicoli pipistrelli incravattati, dal colorito verde vomito, che adocchiano qualsiasi spazio vuoto per distruggerne vita e memoria e trasformarlo in luogo mercificato. Sono la stirpe dei Succhiasuolo, una razza di vampiri che si nutrono di suolo pubblico, cemento e abusi edilizi, respingendo a suon di “week” varie chi non può permettersi di stare al passo con il progresso. I cieli sono cupamente sanguigni e schiacciano come coperchi roventi una città in cui manca l’aria, mentre grattacieli altissimi e crudeli incombono vertiginosamente e allungano le loro finestre dentate, quasi a voler fagocitare qualsiasi elemento sottostante. Il grigio che fuoriesce da nasi-betoniere, novello e ben più volgare Blob, sommerge senza scampo tutto ciò che incontra. La sensazione di asfissia mi rimane a lungo in gola. Si scorgono, poi, strani edifici animati, con braccia, gambe e ghigni brutali, mentre le persone, private di anima, avanzano come zombie lobotomizzati, nel nome della riqualificazione di lusso. Ecco allora le parole diaboliche di improbabili vecchine ri-generate, che inneggiano a promettenti ed esclusivi apericena, quelle di personaggi politici imbellettati (o, meglio, “in gran pompetta”), che ripetono mantra satanici, come “green”, “glamour”, “food”, “miniloft”… È un carosello di immagini degne di un body horror, fin troppo disarmante nella sua didascalia: i pezzi di cemento valgono più delle vite umane, che farebbero bene a de-umanizzarsi per liberare la strada al capitale, quello che conta. Chi è al centro di questa strana agenzia è quindi circondato dalle strisce di Hurricane, iniziate nel maggio 2025 e poi raccolte nel volume Milano horror stories – incubi della rigenerazione urbana. Come spesso avviene per quelle persone che hanno sia intelligenza che coraggio, queste storie hanno denunciato una realtà ben peggiore, precedendo di qualche settimana gli scandali dell’urbanistica milanese, con le successive indagini su archistar, assessori all’urbanistica, CEO di gruppi di investimenti immobiliari e persino sul sindaco in persona… trasformando il loro autore, forse, in uno dei personaggi più invisi a Palazzo Marino. * * Superata la folla e raggiunte le pareti, però, si possono seguire anche le vicende coraggiose dei personaggi di Spazio WOW, museo del fumetto tristemente destinato a vedere la chiusura della sua sede storica a giugno 2025; si può studiare la mappa di nidificazione dei succhiasuolo milanesi e delle loro storie nefande, da Carmilla Gobba a Rogoredrum, a Monte Rogito… per citarne alcuni; si possono trovare dei possibili rimedi contro lo sgombero di spazi sociali autonomi, non generatori di lucro – terrore di giunta e holding. Leggo affitti di «mansardini semiabitabili provvisti di angolo angoscia e scantinato per stipare gli ospiti»… e mi vengono in mente gli ultimi annunci di case in affitto che ho visionato, e che quasi mi avevano convinta. Ma a guardar bene c’è ancora di più. I vermi a Milano di Pat Carra fanno un po’ meno paura. Gli incredibili “amuleti urbani” di Isa Depica, ossia «potenti dispositivi apotropaici contemporanei concepiti per la difesa degli spazi fragili della città», mi sembrano ora indispensabili per difendermi dagli orrori della gentrificazione. Ascoltare le confessioni di agenti immobiliari pentiti mi dà addirittura una rinnovata speranza e vedere il succhiasuolo appollaiato alla gru nell’angolo mi permette di ridimensionarlo un po’ e riderne, come di un mostrino puerile. Riferirsi a questi tre giorni con il termine “mostra” è ingiustamente riduttivo, perché chi ci è entratə è statə invitatə a partecipare attivamente, lasciando segni e testimonianze concrete, aggiungendo storie personali e collettive, che hanno contribuito a creare narrazioni differenti, in opposizione quella “gentrificazione” che si trasforma sempre più in “finanziarizzazione”. Tre giorni di fumetti, arte, incontri, discussioni aperte e partecipate sul tema dell’abitare, oggi, a Milano. Tre giorni in cui realtà sociali, collettivə, singole persone si sono ritrovate in un unico strano spazio per costruire insieme una coscienza comune sul cambiamento di una città sempre più esclusiva ed escludente. Tre giorni in cui la satira delle tavole di Hurricane è stata messa a disposizione di tuttə, per iniziare a sgretolare, almeno con la fantasia, quei meccanismi di rigenerazione urbana e speculazione edilizia incrementati nell’ultimo decennio, che, stando a un recente articolo del “Financial Times”, hanno contribuito a creare una crisi abitativa più grave persino di quella di Londra, con l’aumento del 57% del costo delle case e di oltre il 70% per gli affitti. Oltre alle meravigliose Horror stories, e ai contributi di tuttə lə artistə, l’agenzia è diventata luogo condiviso e partecipato, gli spazi si sono animati, questa volta con le parole di chi i succhiasuolo li combatte ogni giorno, mantenendo saldo il principio fondamentale del diritto alla casa e della dignità dell’abitare. E così, ad esempio, domenica 12 aprile abbiamo ascoltato l’esperienza di “Giù le Mani dalla Città” progetto nato circa un anno fa dalla collaborazione tra il Centro Sociale Cantiere e CURAlab, che hanno costruito una mappatura partecipata per poter raccogliere dati e informazioni sui cantieri attivi a Milano. Una collezione di impalcature, reti arancio e S.C.I.A., per poter costruire una maggior consapevolezza sulle trasformazioni urbane. > “Giù le mani dalla città”, con i suoi mappatour, è anche il tentativo di > custodire storie, ricordi ed esperienze socio-culturali di una Milano > profonda, che viene rosa e prosciugata delle sue energie, date in pasto alle > holding finanziarie pronte a radere al suolo muri e memorie, in nome degli > 8.000 euro al mq. Alle voci di “Giù le mani dalla città” si sono aggiunte quelle di Abitare in via Padova e di SicetMilano, con testimonianze di quotidiana resistenza a sgomberi spietati e denunce per la mancata assegnazione delle case popolari. In una Milano respingente, svuotata dei suoi abitanti, inaccessibile per chi non è riccə, gli incubi grotteschi, visionari e caustici dei disegni di Ivan sono stati il punto di partenza da cui iniziare a guardare al reale (e al real-estate) con un’arma nuova, che sa di lotta, di azione plurale e, sì, lo dico, di speranza, perché «c’è bisogno di generare conflitto per cambiare lo status quo». Quando sono uscita dall’Agenzia immobiliare Succhiasuolo  ho guardato nuovamente il cartellone pubblicitario. Erano ancora lì, tutti e sei, con i loro sorrisi affilati, pedine di succhiasuolo ben peggiori. E mi hanno fatto un po’ meno paura. Tutte le immagini sono di Giulia Elli SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Milano, cronache da un’agenzia immobiliare di succhiasuolo proviene da DINAMOpress.
April 29, 2026
DINAMOpress
Appello per un Consiglio Comunale Popolare, verso una Roma Città Pubblica
CONSIGLIO COMUNALE CAPITOLINO POPOLARE: LA CITTA’ PUBBLICA LA COSTRUIAMO NOI! Continuiamo a dire NO alla giunta Gualtieri, il 18 Aprile H14 a Porto Fluviale Il 22 dicembre oltre 30 realtà di lotta, organizzazioni e comitati attivi sul territorio, impegnati nella difesa dei diritti e dell’interesse pubblico, dei beni collettivi e […] L'articolo Appello per un Consiglio Comunale Popolare, verso una Roma Città Pubblica su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano