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Non trasformiamo il dissenso in un problema di ordine pubblico
Rispetto ai fatti avvenuti in Valle di Susa sabato 25 luglio, che meritano una riflessione profonda e non dettata dall’urgenza giornalistica né dalla necessità di un superficiale schieramento, proponiamo alcune considerazioni. Ogni atto di violenza va perseguito secondo la legge. Ma una democrazia commette un errore quando, a partire da singoli episodi, sceglie di leggere un conflitto politico e sociale esclusivamente attraverso la lente della sicurezza, per screditare oltre trent’anni di mobilitazione e per delegittimare chi continua a contestare quell’opera. E questo accade sempre nel dibattito sulla TAV. Da anni, ogni episodio di tensione diventa l’occasione per riportare al centro il tema dell’ordine pubblico, mentre finiscono sullo sfondo le domande che il movimento No TAV continua a porre: quale modello di sviluppo vogliamo? Quali infrastrutture sono davvero utili alla transizione ecologica? Come si valutano i costi ambientali e sociali di una Grande Opera? Quale spazio viene riconosciuto alle comunità locali nelle decisioni che incidono sul loro futuro, sul loro territorio, sulla salute, sull’economia? È un meccanismo ormai consolidato. Il conflitto ambientale viene progressivamente svuotato del suo contenuto politico e ricondotto a un problema di sicurezza. Il dissenso viene osservato più attraverso i dispositivi di controllo che attraverso le ragioni che lo alimentano. Così il dibattito pubblico si restringe: non si discute più dell’opera, ma della gestione dell’ordine pubblico; non delle alternative, ma delle misure di sicurezza; non della qualità delle decisioni democratiche, ma dell’intensità della repressione. Questa impostazione non riguarda solo la Valle di Susa. Negli ultimi anni molti conflitti ambientali hanno conosciuto una dinamica analoga. Chi contesta opere considerate impattanti o scelte ritenute incompatibili con la tutela degli ecosistemi viene raccontato come un problema da gestire delegittimando chi continua a contestare, non riconoscendolo come interlocutore con cui confrontarsi. È una deriva che impoverisce la democrazia, riduce gli spazi della partecipazione e alimenta l’idea che il dissenso sia una patologia anziché una componente fisiologica della vita democratica. La democrazia vive del conflitto, in forme di partecipazione, di confronto, di mobilitazione sociale. È in questo spazio che si collocano le manifestazioni, i presìdi, le iniziative dei comitati e di migliaia di cittadini che hanno scelto di opporsi a un’infrastruttura ritenuta inutile, devastante, economicamente insostenibile, fuori tempo e sproporzionata rispetto ai benefici attesi. Confondere questo patrimonio di partecipazione con gli episodi di sabotaggio significa fare un favore a chi vorrebbe liquidare ogni dissenso come un problema di sicurezza. Naturalmente esiste un confine che non può essere superato: le azioni violente non possono diventare uno strumento di lotta politica. Da sempre tra i NO TAV convivono molte anime, come giusto e inevitabile in un movimento che è espressione di un intero territorio e che è composto da migliaia di persone di età, posizioni religiose e politiche, storie e sensibilità diverse. Ma per noi cristiani questo confine è chiaro, e il fatto che ci sia stato assalto dei cantieri non può essere utilizzato per cancellare trent’anni di mobilitazione civile, di studi indipendenti, di amministratori locali, associazioni, tecnici e cittadini che hanno costruito un’opposizione fondata su argomentazioni, partecipazione e presenza nei territori. La strategia dell’invasione dei cantieri, su cui peraltro non tutti i NO TAV concordano, è il frutto di decenni di sopraffazione ed è una risposta (chi dice giusta, chi dice sbagliata) prevedibile in un conflitto gestito male fin dai suoi inizi. La questione di fondo resta aperta. In un tempo segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di trasformare il modello di sviluppo, è legittimo chiedersi quali infrastrutture siano davvero prioritarie, quale sia il loro impatto ambientale e sociale, come vengano impiegate le risorse pubbliche e quale ruolo abbiano le comunità interessate nelle decisioni che le riguardano. Sono domande che non possono essere archiviate perché si sono verificati episodi violenti. Alla politica – intesa come gestione della polis e partecipazione democratica dei cittadini alle decisioni comuni – chiediamo una ben diversa risposta. Non per ridurre gli spazi del conflitto, ma per ampliarli; non per temere il confronto con le comunità, ma perché contribuisce alla qualità delle decisioni pubbliche. La tutela dell’ambiente non è un ostacolo allo sviluppo: è il criterio con cui misurare la qualità dello sviluppo stesso. E il bene comune non coincide con la realizzazione di qualsiasi infrastruttura, ma con la capacità di valutare se essa risponda davvero all’interesse collettivo, nel lungo periodo. La difesa dell’ambiente e del bene comune non appartiene a una parte politica. È un interesse generale, riconosciuto dalla Costituzione, che richiede valutazioni trasparenti, partecipazione democratica e la capacità di misurare le opere pubbliche non soltanto sulla loro fattibilità tecnica, ma anche sulla loro sostenibilità ecologica, economica e sociale. Quando il dissenso viene tradotto in una questione di ordine pubblico, la politica rinuncia al proprio compito. Smette di discutere, di convincere, di costruire consenso e delega la gestione dei conflitti agli apparati della sicurezza. È una scorciatoia che può apparire efficace nell’immediato, ma che alla lunga accresce la distanza tra istituzioni e cittadini. Come cristiani avvertiamo la responsabilità di difendere la terra come bene comune, di dare voce e gambe al Magistero della Chiesa, a partire dalla Dottrina sociale fino ad arrivare ai continui appelli di Papa Francesco e di Papa Leone di non considerare il creato “una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo per il bene di tutti, sempre con rispetto e gratitudine”. Da trent’anni abbiamo cercato – e non solo noi – il confronto con i proponenti l’opera ma la risposta è sempre stata la mancanza di dialogo con la popolazione, l’imposizione con la forza dei cantieri, la militarizzazione della valle, la repressione del dissenso. Questi ultimi anni, caratterizzati da guerre devastanti, dal genocidio, dalla corsa al riarmo, da eventi climatici estremi, da migrazioni forzate, hanno contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla ‘Grande Opera Inutile’, ma anche a tutte le altre Grandi Opere Inutili che hanno devastato e potranno ancora devastare il nostro Paese, solo per inseguire una cieca logica di progresso, di crescita, di profitti, senza alcun ripensamento sul rischio concreto e sempre più attuale della rovina al quale l’intero nostro pianeta va incontro. Diventa indispensabile ripensare il concetto di Grandi Opere, di consumo di suolo, in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, e rivedere l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi.  Come credenti che vedono il nostro territorio e le persone che lo abitano sempre più distrutte e calpestate avvertiamo che qui il bene comune è stato invocato come paravento, mentre gli interessi economici e geopolitici hanno avuto il sopravvento sulla giustizia sociale. Da oltre trent’anni le ragioni di critica e di opposizione sono sempre le stesse: la Torino-Lione è inutile, è costosissima, è devastante per l’ambiente, è un’opera vecchia, superata dai tempi e dalla storia, la cantierizzazione produrrà polveri sottili e movimenterà sostanze inquinanti e insalubri. Ed è certificata la sottrazione di enormi quantità di acqua dalla montagna e all’ambiente naturale, spreco dimostrato fin dal 2008 dalle decine di litri al secondo drenate ogni giorno dalle gallerie di servizio già realizzate. Cos’altro dobbiamo inventarci per far comprendere queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori? Difendere la legalità significa perseguire chi commette reati. Difendere la democrazia significa non usare quei reati per delegittimare un’intera comunità che protesta e ascoltare chi denuncia queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori, da investimenti sulla sanità e sulla scuola. E difendere l’ambiente significa continuare a discutere, anche quando il confronto è duro, del modello di sviluppo che vogliamo consegnare alle prossime generazioni. Centro Sereno Regis
July 29, 2026
Pressenza
Torino-Lione, 50 milioni per le “opere di accompagnamento”: il territorio al centro della strategia del consenso
Cinquantadue? No, cinquanta virgola due milioni di euro. È questa la cifra annunciata nei giorni scorsi da Regione Piemonte e Osservatorio Torino-Lione per finanziare le cosiddette opere di accompagnamento legate […] The post Torino-Lione, 50 milioni per le “opere di accompagnamento”: il territorio al centro della strategia del consenso first appeared on notav.info.
July 18, 2026
notav.info
Dal 30 Luglio al 2 Agosto: Campeggio NO TAV della Piana
Dal 30 luglio al 2 agosto, nei terreni liberati della Piana di Susa, si terrà un campeggio itinerante che attraverserà i luoghi in cui Telt, la società italo-francese incaricata della realizzazione della Torino-Lione, cerca di aprire nuovi cantieri, ampliare quelli già esistenti e realizzare opere accessorie. Come ci racconta un compagno della Valle, il campeggio è nato come espressione delle diverse soggettività che fanno parte del Presidio NO TAV di San Giuliano, liberato dopo l’esproprio delle prime case a Susa. La scelta della Piana nasce dalla volontà di porre l’attenzione sull’area di Traduerivi, Coldimosso e Santa Petronilla, borgate situate tra Susa e Bussoleno. Traduerivi rappresenta oggi uno snodo centrale dell’opera: milioni di metri cubi di materiale di scavo dovrebbero transitare e accumularsi in questo luogo, portando con sé nuove strade di cantiere e traffico pesante, consumo di suolo e trasformazioni irreversibili del territorio. Chilometri di prati e boschi verranno cementificati, compromettendo anche la possibilità di future coltivazioni. Il campeggio sarà uno spazio di autogestione: la logistica materiale sarà condivisa e il calendario delle giornate non sarà particolarmente fitto, lasciando spazio a proposte che possano nascere sul momento (giochi, riflessioni, dibattiti, workshop, ecc.). In un momento in cui l’offensiva contro la Valle accelera e, su un piano più globale, avanzano guerra e repressione, l’invito è quello di partecipare. Viene inoltre rivolto un appello alle realtà che sperimentano forme di autonomia energetica, autoproduzione e pratiche comunitarie affinché prendano parte al campeggio e, se lo desiderano, propongano un laboratorio. Maggiori dettagli sull’organizzazione e sul programma arriveranno nelle prossime settimane. Per restare aggiornat3: canale Telegram “Presidio San Giuliano” e sito franalapiana.noblogs.org. Per contattare il campeggio: franalapiana@autistici.org.
Dal 30 Luglio al 2 Agosto: Campeggio NO TAV della Piana
Dal 30 luglio al 2 agosto, nei terreni liberati della Piana di Susa, si terrà un campeggio itinerante che attraverserà i luoghi in cui Telt, la società italo-francese incaricata della realizzazione della Torino-Lione, cerca di aprire nuovi cantieri, ampliare quelli già esistenti e realizzare opere accessorie. Come ci racconta un compagno della Valle, il campeggio è nato come espressione delle diverse soggettività che fanno parte del Presidio NO TAV di San Giuliano, liberato dopo l’esproprio delle prime case a Susa. La scelta della Piana nasce dalla volontà di porre l’attenzione sull’area di Traduerivi, Coldimosso e Santa Petronilla, borgate situate tra Susa e Bussoleno. Traduerivi rappresenta oggi uno snodo centrale dell’opera: milioni di metri cubi di materiale di scavo dovrebbero transitare e accumularsi in questo luogo, portando con sé nuove strade di cantiere e traffico pesante, consumo di suolo e trasformazioni irreversibili del territorio. Chilometri di prati e boschi verranno cementificati, compromettendo anche la possibilità di future coltivazioni. Il campeggio sarà uno spazio di autogestione: la logistica materiale sarà condivisa e il calendario delle giornate non sarà particolarmente fitto, lasciando spazio a proposte che possano nascere sul momento (giochi, riflessioni, dibattiti, workshop, ecc.). In un momento in cui l’offensiva contro la Valle accelera e, su un piano più globale, avanzano guerra e repressione, l’invito è quello di partecipare. Viene inoltre rivolto un appello alle realtà che sperimentano forme di autonomia energetica, autoproduzione e pratiche comunitarie affinché prendano parte al campeggio e, se lo desiderano, propongano un laboratorio. Maggiori dettagli sull’organizzazione e sul programma arriveranno nelle prossime settimane. Per restare aggiornat3: canale Telegram “Presidio San Giuliano” e sito franalapiana.noblogs.org. Per contattare il campeggio: franalapiana@autistici.org.
June 24, 2026
Radio Blackout
Rosta – Il TAV ti entra in cantina!
Il territorio di Rosta verrà coinvolto, stando al progetto definitivo di Rfi, “solo” dalla doppia galleria del tutto interrata che non toccherà la parte a più alta densità dell’abitato. Questa […] The post Rosta - Il TAV ti entra in cantina! first appeared on notav.info.
June 16, 2026
notav.info
Tunnel che passione!
Da Volere la Luna Il trasporto pubblico continua a essere largamente inadeguato, come lo è del resto il competente ministro, e l’effetto domino negativo di questa inefficienza causa un forte aumento del […] The post Tunnel che passione! first appeared on notav.info.
June 14, 2026
notav.info
Bardonecchia–Modane: la ferrovia spezzata
Da sei anni i treni regionali italiani non arrivano più a Modane. Si fermano a Bardonecchia e da lì in poi il confine alpino torna a essere una barriera piena, concreta, materiale. Nonostante […] The post Bardonecchia–Modane: la ferrovia spezzata first appeared on notav.info.
June 9, 2026
notav.info