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Il bilancio di beni, attività e produzioni culturali in Italia
Oltre 4˙400 musei e aree archeologiche, più di 8˙100 biblioteche aperte al pubblico, 4˙800 cinematografi attivi, 218˙000 spettacoli dal vivo nel 2024,  82˙400 libri pubblicati, 363˙000 studenti iscritti a percorsi universitari di area culturale,… 10,1 miliardi di euro di spesa pubblica in cultura, con un record di 149 milioni di donazioni Art Bonus. Sono alcuni dei dati contenuti nell’edizione 2025 di Minicifre della Cultura, il volume che raccoglie dati statistici e indicatori su politiche culturali, domanda e offerta di cultura in Italia. Uno strumento prezioso per leggere il presente e orientare le scelte future. Secondo le rilevazioni del 2024, 34 italiani su 100 hanno visitato musei o mostre almeno una volta nell’ultimo anno e 60˙850˙091 persone hanno visitato musei, monumenti e aree archeologiche statali. “Nel 2024 – si legge nel dossier – i musei, monumenti e aree archeologiche statali con ingresso a pagamento hanno quasi superato i 51,6 milioni di visite, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. Se si considerano anche quelli a ingresso gratuito, la cifra supera i 60,8 milioni (+5% rispetto al 2023)”. Inoltre l’Italia conferma il primato per numero di siti iscritti nella Lista UNESCO dei patrimoni mondiali, al 2024 nell’elenco di 1˙223 siti in 168 Paesi del mondo ne vanta ben 60, seguita da Cina (con 59 siti), Germania (54) e Francia (53), e sui 788 elementi registrati nella Lista UNESCO dei patrimoni immateriali ne registra 20, un quarto dei quali iscritti nel corso dell’ultimo triennio. Nello specifico delle biblioteche, nel nostro Paese ce ne sono ben 8˙131 aperte al pubblico, più di una per ogni comune italiano, in media 14 ogni 100˙000 abitanti (anno 2022). I dati sulle biblioteche statali mostrano un aumento degli utenti (506˙691 lettori nel 2024) e delle opere consultate. Il Ministero della Cultura sostiene il funzionamento delle biblioteche attraverso il Fondo per il diritto di prestito pubblico (3,3 milioni nel 2024), i Contributi alle biblioteche non statali aperte al pubblico (1˙863˙299 euro nel 2024) e i contributi alle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche per la tutela dei beni librari (388˙638 euro nel 2024). I 101 Archivi di Stato, e le loro 33 sezioni territoriali, sono diffusi su tutto il territorio e svolgono un ruolo centrale per la conservazione e consultazione dei fondi archivistici. Il Ministero della Cultura supporta la tutela, conservazione e l’informatizzazione degli archivi, tramite i fondi alle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche per la tutela dei beni archivistici (574˙319 euro nel 2024) e i contributi della Direzione generale archivi (1˙751˙000 euro nel 2024). Spostandoci sui libri, Minicifre 2025 evidenzia come il mercato editoriale italiano stia attraversando cambiamenti significativi. I dati mostrano il calo del fatturato dell’editoria tradizionale e dell’industria di quotidiani e periodici, che registrano una riduzione di tiratura e diffusione. Con riferimento alle sole novità e nuove edizioni, nel 2024 il numero complessivo di libri pubblicati è di circa 82˙400, di cui 13˙238 auto-pubblicati. I dati sulla lettura sono incoraggianti: 73 persone su 100 hanno letto almeno un libro o un e-book o ascoltato un audiolibro nell’ultimo anno, con maggiore incidenza tra bambini, adolescenti e donne. A livello istituzionale, un ruolo centrale nelle politiche del settore è svolto dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio. Positivi sono invece i dati su produzione, pubblico e spesa per cinema e spettacoli dal vivo. Nel 2024 risultano attivi 4˙801 cinema, con una forte concentrazione nel Centro-Nord: la sola Lombardia ospita il 18% delle sale. Sul fronte della produzione, nel 2023 sono stati realizzati 402 film italiani. Anche lo spettacolo dal vivo mostra segnali positivi: nel 2024 si contano 218˙529 spettacoli, che hanno coinvolto complessivamente 57,2 milioni di spettatori, in crescita rispetto ai 208˙113 eventi del 2023, pur senza un pieno ritorno ai livelli pre-pandemici. Ma quali sono le principali fonti di finanziamento della cultura nel nostro Paese? Per il sostegno al settore, nel 2024 il Ministero della Cultura ha stanziato 447 milioni di euro attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo, affiancati da ulteriori 12,3 milioni di euro provenienti da fondi extra FNSV. Le principali fonti di finanziamento della cultura in Italia provengono da risorse pubbliche, programmi europei, fondazioni bancarie, mecenati. Dopo la pandemia si è registrato un aumento generale dei sostegni economici: le risorse pubbliche, comprese quelle del PNRR, sono cresciute tra il 2019 e il 2023. Le erogazioni delle fondazioni bancarie al settore culturale crescono in maniera stabile e continuativa (+4% rispetto al 2019) e il 2024 si caratterizza anche per il più alto importo di donazioni Artbonus mai registrato dall’introduzione dell’incentivo (oltre 149 milioni di euro, + 23% rispetto al 2023). Consistente è anche la quota del 5×1000 destinata al patrimonio culturale (2˙871˙138 euro nel 2023, + 24,6% rispetto al 2022). 107,7 milioni di bonus erogato inoltre dal Ministero della Cultura per la Carta della cultura giovani e Carta del merito. E quanti sono gli occupati nel settore? Secondo quanto emerge dalla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2024 i lavoratori occupati nel settore culturale in Italia sono 580˙999. Tale cifra rappresenta il 2,44% del totale degli occupati nel sistema economico nazionale, in calo di quasi il 6% rispetto al 2022, anno in cui si superavano le 600˙000 unità. Grazie ai dati Istat è possibile analizzare anche il bilanciamento di genere, che nel 2024 conferma la prevalenza di impiegati maschi (332˙403 lavoratori, 57% del totale, contro 248˙596 lavoratrici, il restante 43%). La maggior parte degli occupati ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni o risulta ultracinquantenne, categorie che rappresentano rispettivamente il 38% e il 39% del totale. Seguono i lavoratori con un’età compresa tra i 15 e i 34 anni, che costituiscono il 23% del totale. Giovanni Caprio
“Io sono cultura” nel 2025: il rapporto di Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro studi Tagliacarne e Deloitte
La cultura e il suo sistema produttivo per l’Italia sono un formidabile attivatore di economia, una filiera in cui operano soggetti privati, pubblici e del terzo settore e dove, dal punto di vista dell’occupazione e del valore aggiunto, nel 2024 è stata registrata una crescita considerevole. In questa filiera complessa e composita si trovano ad operare quasi 289 mila imprese, rispetto al 2023 in crescita del +1,8%, e oltre 27˙700 mila organizzazioni senza scopo di lucro, il 7,6% del totale delle organizzazioni non-profit. Il “peso” della cultura e della creatività nel nostro Paese è molto maggiore rispetto al valore aggiunto che deriva dalle sole attività che ne fanno parte e, in maniera diretta o indiretta, generano complessivamente un valore aggiunto di circa 302,9 miliardi di euro, rispetto all’anno precedente aumentato del +2,1% e rispetto al 2021 incrementato del +19,2% . Nel 2024 continua anche la ripresa del Mezzogiorno, che presenta tassi di crescita superiori alla media nazionale con riferimento sia al valore aggiunto (+4,2% rispetto alla media nazionale) che agli occupati (+2,9% anziché +1,6%). Spiccano, in particolare, gli incrementi della Calabria (valore aggiunto: +7,5%; occupazione: +4,7%) e della Sardegna (valore aggiunto: +7,5%; occupazione: +6,2%). In termini di ricchezza prodotta nel corso dell’ultimo anno il comparto che cresciuto maggiormente è quello dei software e videogiochi (+8,0%), seguito dalle attività di comunicazione (+4,4%). Si tratta di settori che crescono anche da un punto di vista occupazionale, registrando in un solo anno un aumento dei lavoratori rispettivamente pari al +2,3% e +5,7%. Le performing arts e arti visive hanno registrato una crescita del valore aggiunto del +2,2% nel 2024 e del +34,4% dal 2021, mentre l’occupazione è aumentata del +2,6% nell’ultimo anno e del +9,6% dal 2021. Anche la cura del patrimonio storico e artistico mostra segnali di ripresa, con un incremento del valore aggiunto del +1,5% nel 2024 e del +32,0% dal 2021, accompagnato da una crescita dell’occupazione del +7,6% nell’ultimo anno e del +21,1% dal 2021. L’ambito audiovisivo e musica ha evidenziato una crescita più contenuta, con un aumento del valore aggiunto del +0,5% nel 2024 e dal +7,2% dal 2021, mentre l’occupazione è cresciuta del +8,1% dal 2021 ma solo del +0,1% nell’ultimo anno, rilevando una sostanziale stabilità del settore. Invece, pur mantenendo un ruolo centrale nel panorama culturale, quello di editoria e stampa ha registrato una crescita più contenuta. Il valore aggiunto raggiunge gli 11 miliardi, in aumento del +6,2% dal 2021, ma con una flessione del -1,5% nell’ultimo anno. I lavoratori del settore sono 196 mila, in crescita del +1,9% nel 2024 e del +3,3% dal 2021, seppur il comparto non sia riuscito a recuperare pienamente le perdite subite negli anni precedenti. Il mercato editoriale italiano, in particolare, appare complessivamente maturo e stabile, ma mostra segnali di revisione delle preferenze del pubblico e una forte digitalizzazione, con un crescente peso della narrativa italiana e una rinnovata centralità delle librerie fisiche. Non tutti i comparti hanno mostrato una dinamica positiva. Il settore architettura e design ha registrato una contrazione del valore aggiunto del -6,3% dal 2023, con una riduzione dell’occupazione del -5,5%. Una dinamica influenzata dalla fine degli incentivi fiscali nell’edilizia (come superbonus e altre agevolazioni), che ha causato un brusco calo degli investimenti nel settore edilizio-residenziale nel 2024. Questo rallentamento degli investimenti si riflette naturalmente sul lavoro degli studi di architettura e design e sull’indotto legato alla progettazione e realizzazione di spazi abitativi e commerciali. C’è poi la componente embedded creatives, composta da molteplici professionisti culturali e creativi che operano al di fuori di settori che costituiscono il core delle attività culturali – designer, esperti di comunicazione, storyteller, curatori, art director, artisti … – e strettamente connessa ai processi di culturalizzazione che hanno progressivamente interessato un numero crescente di settori economici: inizialmente quelli del manifatturiero avanzato e, più recentemente, in misura sempre maggiore, quelli dei servizi. Le attività svolte dagli embedded creatives hanno generato nel 2024, come visto, un valore aggiunto che ha superato i 49 miliardi di euro, con una crescita del +2,7% rispetto al 2023 e un’espansione del +17,1% sul 2021, a conferma del rafforzamento strutturale di questo segmento. Il settore in cui gli embedded creatives producono maggior ricchezza è quello degli “altri servizi alle imprese”: il 22 % del totale e, a conferma del ruolo strategico dei professionisti creativi per l’innovazione trasversale del settore, si segnala una loro crescita del +1,7% annua e del +6,8% nel triennio. Accanto ai numeri, pesa la capacità della cultura di orientare innovazione, coesione e sostenibilità: dalle tecnologie digitali alla transizione verde, fino al ruolo crescente dei giovani. In uno scenario complesso e in rapido cambiamento, investire in cultura significa rafforzare identità, futuro e qualità della vita del Paese… – IO SONO CULTURA 2025 / SYMBOLA Giovanni Caprio
Un colpo di mano sui diritti fotografici: un emendamento rischia di paralizzare la ricerca e gli archivi italiani
Dopo il pasticcio del decreto sui diritti di riproduzione dei beni culturali, una nuova minaccia si profila per la ricerca e la valorizzazione del patrimonio fotografico italiano. Un emendamento approvato al Senato — su spinta dei fotoreporter e firmato da senatori della Lega — triplica da 20 a 70 anni la durata dei diritti sulle fotografie “semplici”, cioè quelle documentarie e non artistiche. Se la norma passasse alla Camera, interi archivi pubblici e privati dovrebbero essere chiusi o resi a pagamento, vanificando investimenti pubblici e fondi PNRR. Una misura miope e contraria alle tendenze europee, che rischia di infliggere un danno irreparabile alla conoscenza e alla memoria collettiva del Paese. Il Ministero della Cultura circa un anno e mezzo fa aveva messo una pezza a un Decreto Ministeriale relativo ai diritti di riproduzione dei beni culturali di proprietà statale, che l’anno precedente aveva fatto insorgere tutte le istituzioni culturali d’Italia. Roars se ne era occupato qui. Anche con le modifiche migliorative il provvedimento era rimasto un’assurda complicazione con errori ed anacronismi, ma almeno rimediava ai danni maggiori che avrebbe subito la ricerca e l’editoria. Ora assistiamo a una nuova puntata di questa vicenda, che ripropone il tema sotto altra forma nel silenzio generale: su pressione dei fotoreporter alcuni senatori della Lega Nord, con la lungimiranza culturale che li contraddistingue, hanno fatto votare al Senato un emendamento al decreto Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese – DDL 1184. In sostanza la modifica sostituisce l’articolo 92 della legge 22 aprile 1941, n. 633 e porta a 70 anni dalla data di produzione dello scatto la durata del diritto esclusivo sulle fotografie che non siano “opera fotografica”. Viene così più che triplicato il termine precedente di 20 anni, che valeva per le “fotografie semplici”. Per chiarezza va specificato che con quest’ultima definizione si intendono: le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili (legge n. 633 del 1941, art. 87). Dunque, non stiamo parlando delle fotografie artistiche e creative, i cui diritti scadono 70 anni dopo la morte dell’autore. È evidente che, se passasse alla Camera, la norma sarebbe devastante per la ricerca storica e la valorizzazione e divulgazione del patrimonio fotografico nazionale. Esiste infatti nelle collezioni pubbliche e private un patrimonio immenso di foto documentarie della vita e della storia del paese senza le quali non sarebbe più possibile fare ricerca e divulgazione su quel che riguarda le ultime due generazioni di italiani. Sulla base della precedente normativa – quella che prevede una protezione di 20 anni – erano state digitalizzate, catalogate e messe a disposizione della libera fruizione del pubblico intere collezioni con ingente esborso di risorse pubbliche e di fondi PNRR, investimenti che ora verrebbero completamente vanificati. I fondi degli archivi che oggi sono liberamente fruibili dovrebbero infatti essere resi accessibili solo a pagamento e nemmeno sarebbe chiaro come, visto che non si conosce o non è rintracciabile l’autore di un grandissimo numero di queste fotografie. Sarebbe di fatto la paralisi amministrativa. E ovviamente tutto ciò bloccherebbe qualsiasi ulteriore progetto rinviandolo di due giubilei, fra 50 anni, quando molti di noi non saranno più su questa terra. Inoltre, quale ente culturale acquisterebbe collezioni fotografiche sapendo di non poterle toccare per mezzo secolo? Con il rischio (diciamo la certezza) che in questa maniera interi archivi vadano perduti o dispersi. Senza parlare di chi si occupa della storia contemporanea del paese, che troverebbe enormi ostacoli non solo per la ricerca accademica, ma anche per semplice la divulgazione. Questo mentre tutto il mondo civile si sta muovendo in senso contrario verso una progressiva liberalizzazione dell’immagine per promuovere la piena fruibilità del patrimonio storico e culturale, e ovviamente in controtendenza – tanto per cambiare – con la normativa europea. In questo modo si causerebbe un danno gravissimo alla comunità per procurare un vantaggio assai modesto ai fotografi professionisti. Sono infatti solo le foto dell’attualità che hanno una valenza commerciale significativa, non certo quelle di venti anni fa e più. C’è da sperare che il Ministero della Cultura si accorga di questo assurdo autogol, motivato da una visione di straordinaria e miope grettezza, e che si opponga fermamente a una norma che contrasterebbe gli interessi e i progetti promossi dallo stesso Ministero.
Dai musei alla piazza: prosegue la battaglia per i diritti nel settore culturale
La mattina di domenica 7 settembre, presso il piazzale degli Uffizi a Firenze, lavoratrici e lavoratori di Dussmann si sono riuniti in presidio insieme a USB Firenze, Mi Riconosci? e Workers in Florence per denunciare ancora una volta le proprie … Leggi tutto L'articolo Dai musei alla piazza: prosegue la battaglia per i diritti nel settore culturale sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Uffizi, presidio contro l’appaltatrice tedesca Dussmann: “Salari da fame nei musei statali”
La mattina di sabato 19 luglio, presso il piazzale degli Uffizi a Firenze, lavoratrici e lavoratori di Dussmann si sono riuniti in presidio insieme a USB Firenze, Mi Riconosci? e Workers in Florence per denunciare le proprie condizioni lavorative. Dussmann, … Leggi tutto L'articolo Uffizi, presidio contro l’appaltatrice tedesca Dussmann: “Salari da fame nei musei statali” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.