Tag - san lorenzo

15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti)
Ci si può trovare, per aver copiato  sul proprio sito un breve testo che invita la politica a occuparsi, per il Giubileo della Chiesa Cattolica, di chi non ha casa, a dover pagare multe  per più di 15.000 euro? Pubblichiamo la ricostruzione della vicenda accaduta a Carteinregola con tutti i documenti e gli atti , a partire da una sentenza della Cassazione del 2012 che riguarda affissioni abusive, citata incongruamente dalla Polizia di Roma Capitale nel procedimento che ci riguarda. Una sentenza di condanna di un partito politico, proprietario dei manifesti e naturale beneficiario della propaganda diffusa fuori dagli spazi autorizzati. Mentre la nostra associazione, completamente estranea alla ideazione, alla proprietà e all’affissione di manifesti del tutto anonimi, di cui ignorava persino l’esistenza, non avrebbe potuto ottenere alcun vantaggio dalle affissioni abusive. Ma la vicenda in realtà non riguarda solo Carteinregola, dato che potrebbero trovarsi nella stessa situazione tante altre realtà civiche impegnate nei territori, che come noi potrebbero essere accusate di affissione abusiva a loro insaputa. > «Con l’inizio del Giubileo, le grandi contraddizioni di Roma diventano ancora > più evidenti, soprattutto per quanto riguarda il problema delle case. Si > nasconde tutto ciò che non si vuole far vedere a turisti e pellegrini. Ma il > Giubileo è solo l’ultimo capitolo di un processo che da sempre sfrutta la > ricchezza immobiliare e turistica di Roma, spesso a nostro danno. > Siamo tuttə sulla stessa strada perché sempre più persone non hanno una casa: > senzatetto, famiglie, migranti, lavoratorə con bassi salari, studentə e altrə > ancora. > La casa in questo quartiere è diventata un lusso. > Pensiamo che il problema di chi vive per strada non possa essere affrontato > solo come un’emergenza, come con lo sgombero di Castro Pretorio o con la > tensostruttura a Porta San Lorenzo. Poche decine di posti letto infatti non > risolvono i bisogni delle centinaia di persone che si trovano tra la Stazione > Termini e il nostro quartiere. > E poi? Che ne sarà di queste persone e della tensostruttura quando il Giubileo > sarà finito? > La Politica deve prendersi la responsabilità di pianificare risorse e > strategie concrete per rispondere a tutte le richieste di aiuto che rimangono > ignorate. Non possiamo accettare il continuo rimpallo di responsabilità tra > Municipio, Comune e Governo, che non ascoltano chi lotta per il diritto alla > casa e ai servizi. > Un altro problema è il mercato degli affitti, lasciato senza regole e dominato > da multinazionali e piattaforme che fanno salire i prezzi e riducono le case > disponibili. > Noi, abitanti di San Lorenzo, non accettiamo che il nostro quartiere e la > nostra città diventino terreno di conquista per fondi immobiliari e > piattaforme. > Vogliamo servizi per tuttə, compresi quelli che oggi sono lasciatə ai margini > della società» Questo il testo del comunicato, a  firma «Rete di quartiere San Lorenzo»,   pubblicato dal profilo Facebook di ANPI San Lorenzo il 29 dicembre 2024 corredato da varie grafiche colorate.  Tale testo è stato pubblicato dall’Associazione Carteinregola sul suo sito il 2 gennaio 2025,  con il titolo  SIAMO TUTTƎ SULLA STESSA STRADA, senza riprodurre le grafiche, ma aggiungendo una premessa per motivare  la pubblicazione sul sito di un contenuto non prodotto direttamente da Carteinregola: > Pubblichiamo un comunicato della Rete di quartiere San Lorenzo, di cui fanno > parte nostri soci e comitati della nostra rete, che si batte per una città a > misura di persone, di tutte le persone, chiedendo soluzioni strutturali per > quella che continua a chiamarsi impropriamente “emergenza abitativa” , ma che > è una condizione sempre più radicata e generalizzata che riguarda migliaia di > abitanti della Capitale. Alcuni soci di Carteinregola fanno parte sia della rete di Quartiere San Lorenzo (che non fa parte della Rete di Carteinregola) sia di ANPI San Lorenzo In calce all’articolo, come in calce a ognuno delle migliaia di articoli e pagine pubblicate sul nostro sito, per poter ricevere segnalazioni di inesattezze o errori era stata inserita la frase :  «per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com» Il 12 febbraio 2025, un mese e mezzo dopo la pubblicazione sul sito, due appartenenti al corpo di Polizia di Roma Capitale hanno accertato l’affissione abusiva di 17 manifesti, su cui erano stampate le citate grafiche, affissione rilevata per tutti alla stessa ora, le 11:30,  in due luoghi del Quartiere San Lorenzo di Roma: Piazza dell’Immacolata/Via degli Aurunci (14 manifesti) e Via dei Sabelli (3 manifesti) Come abbiamo appreso dopo il ricevimento dei verbali, i manifesti non recavano alcuna indicazione della tipografia presso cui erano stati stampati, né nomi, loghi o simboli che permettessero di individuarne gli autori, e non recavano neanche il testo del comunicato da noi pubblicato, con cui avevano in comune solo il titolo ( il verbale tipo dei 17 recapitati all’associazione) Il 26 maggio 2025 Anna Maria Bianchi, Presidente dell’Associazione Carteinregola di Roma, ha ricevuto 17 verbali di violazione del Codice della Strada, ciascuno con una sanzione di 316,40 € (se corrisposta entro 5 giorni) o di 445€ (se corrisposta entro 60 giorni) che si riferivano all’affissione abusiva di “manifesti pubblicitari fuori dagli appositi supporti”. Il 28 maggio 2025 la Presidente e il segretario dell’associazione hanno avuto un colloquio con i verbalizzanti presso il Gruppo Sapienza della Polizia di Roma Capitale, nel corso del quale  hanno appreso le circostanze delle sanzioni, che erano state comminate a Carteinregola in quanto era stato trovato sul sito dell’associazione il comunicato con lo stesso titolo dei manifesti affissi abusivamente. Presidente e Segretario hanno  subito spiegato la totale estraneità di Carteinregola alle affissioni di manifesti che non erano  stati ideati, né erano  di proprietà, né tantomeno erano stati affissi dall’associazione. Nel colloquio, i verbalizzanti hanno  mostrato lo screeenshot del sito di Carteinregola con l’articolo del comunicato e le foto dei manifesti affissi a San Lorenzo, da cui risultava  evidente che si trattava  di grafiche non presenti sul sito di Carteinregola, e che con il comunicato pubblicato aveva  in comune con i manifesti  SOLO IL TITOLO, visto che le grafiche/manifesti recavano ciascuno un testo diverso,  ricostruzioni di  storie immaginarie di persone in emergenza abitativa sopra: in BN le immagini delle affissioni abusive scattate dalla Polizia di Roma Capitale, a colori le grafiche presenti su diversi profili FB NON presenti nè sul sito nè sui profili social (FB e altri) di Carteinregola -------------------------------------------------------------------------------- Il  colloquio si era concluso apparentemente con un chiarimento dell’equivoco e l’invito da parte dei verbalizzanti a promuovere ricorso presso il Prefetto. Ricorso che è stato inviato il 4 giugno 2025. Il 21 ottobre 2025 sono giunte alla Presidente dell’Associazione le 17 sanzioni, maggiorate, raggiungendo la cifra di  888, 50 euro ciascuna, per un totale di circa 15.000 euro. (l’ingiunzione del Prefetto identica per ognuna delle 17 sanzioni) La Prefettura aveva infatti  bocciato il ricorso sulla base delle controdeduzioni della Polizia di Roma Capitale,  che a fine luglio/inizio agosto 2025 aveva  argomentato, con lo stesso testo per ciascuna sanzione,  la «conferma di quanto a suo tempo redatto». -------------------------------------------------------------------------------- LE MOTIVAZIONI DELLE CONTRODEDUZIONI DELLA POLIZIA LOCALE APPAIONO INCONGRUE PER VARI MOTIVI. Sotto: le controdeduzioni inviate al Prefetto dalla Polizia di Roma Capitale (identiche per i 17 ricorsi contro le 17 sanzioni) Nelle controdeduzioni infatti si sostiene che  anche se la Presidente di Carteinregola non è la materiale esecutrice delle affissioni abusive, è chiamata a risponderne,  citando – a sproposito – una sentenza della Cassazione del 2012 (che si riporta integralmente in calce*): “È tenuto al pagamento della sanzione in solido con l’autore materiale della violazione, anche il partito politico proprietario dei manifesti e beneficiario della relativa propaganda,tenuto conto che la legge individua nella proprietà del mezzo usato per la commissione della infrazione, e  nel rapporto oggettivo e funzionale della condotta tenuta con l’interesse, ovvero gli scopi di una persona giuridica o di un ente di fatto, i titoli stessi della solidarietà del proprietario con l’autore della violazione, indipendentemente dalla identificazione della persona fisica che ha commesso materialmente la violazione“. Carteinregola non è il proprietario dei manifesti, e nemmeno un partito politico che fa propaganda, e non avrebbe potuto ottenere alcun vantaggio dall’affissione dei manifesti,  che non recavano alcun simbolo o logo dell’associazione e che recavano testi che non avevano nulla a che fare con l’associazione e la sua attività. Appare altrettanto incongrua  la motivazione  che si riferisce a presunte responsabilità della Presidente dell’Associazione riguardo l’operato dei propri soci: in primis, laddove si riporta che la Corte aveva confermato un decisione del giudice di pace , con la quale si era ritenuto che «il partito politico che aveva proposto opposizione… fosse il proprietario dei manifesti affissi, stabilendo che esso era tenuto al pagamento della sanzione per non aver fornito la prova di una condotta positiva  dei suoi dirigenti o responsabili, volta ad impedire l’abusiva affissione di detti manifesti».  Appare evidente che i dirigenti o responsabili di un partito possano essere chiamati a rispondere delle affissioni di manifesti stampati dal proprio partito, in quanto in condizione di dare precise indicazioni agli incaricati delle affissioni o ai propri militanti, mentre la presidente di un’associazione non possa  rispondere della stampa e dell’affissione abusiva di manifesti  che non sono stati né ideati, né realizzati, né diffusi, né stampati,  né firmati, né acquistati dalla Associazione di cui è responsabile. Ma nelle controdeduzioni della Polizia locale ci sono anche altre  motivazioni a nostro avviso incongrue: Si  parla  di «organizzazione che promuoveva la manifestazione», ma non è stata indetta alcuna manifestazione, e come abbiamo visto, neanche sui manifesti era pubblicizzato alcun evento o manifestazione, ma si invocava solo maggiore attenzione per le persone in emergenza abitativa. Si  parla di «comunicato emesso su Facebook» da Carteinregola , ma, come abbiamo visto, Carteinregola non ha emesso alcun comunicato, ma solo ripodotto il comunicato della Rete di quartiere San Lorenzo pubblicato da ANPI San Lorenzo, né ha pubblicato il comunicato su Facebook, ma solo sul proprio sito e ha pubblicato solo un testo, senza le grafiche poi riprodotte sui manifesti Si ammette che l’associazione sia «estranea alla stampa e all’affissione dei  manifesti» ma  si ribadisce la promozione di un fantomatico  «evento»,  che in quanto «promosso dai soci» comporterebbe che  il Presidente dell’associazione  sia   “responsabile di tutto quello che accade nell’associazione a livello civile penale ed economico ed è obbligato in solido con l’autore della violazione”. Ma Carteinregola ha attribuito a propri soci solo il comunicato copiato da Facebook,  non certo la stampa e l’affissione dei manifesti, con cui non esiste alcun collegamento, visto che i manifesti non sono firmati e  che chiunque avrebbe potuto scaricare le grafiche dai social (presenti da giorni prima della pubblicazione del comunicato sul nostro sito), stamparle e affiggerle abusivamente. In ogni caso è evidente che l’associazione non può rispondere di azioni e violazioni ad opera di altri soggetti promosse a sua insaputa, a maggior ragione se non riguardano, come in questo caso,  attività dell’associazione Carteinregola ha quindi avanzato ricorso presso il giudice di pace il 19  novembre 2025, con un consistente esborso, già solo   per le spese legali, per un’associazione che ha  come unico introito la quota di iscrizione dei propri  120 soci di  20€ l’anno.  L’udienza è stata fissata il 15 marzo 2027 In ogni caso, riteniamo che non possano essere considerati responsabili delle affissioni abusive né ANPI San Lorenzo, né gli autori del comunicato o chiunque abbia  rilanciato il comunicato e le grafiche sulle proprie pagine Facebook. L’affissione cartacea è cosa ben diversa dalla pubblicazione virtuale sui social e, come detto, chiunque poteva stampare le grafiche e affiggerle a insaputa degli autori del comunicato, trattandosi di manifesti anonimi. Inoltre, essendo appunto manifesti anonimi e non trattandosi della pubblicità di alcuna iniziativa, come Carteinregola,  nemmeno ANPI San Lorenzo né altri potevano ricavare alcun vantaggio dalle affissioni. A meno che si voglia indicare come “beneficiari delle affissioni” e quindi corresponsabili degli abusi coloro che il testo del comunicato e delle grafiche intendevano tutelare : «senzatetto, famiglie, migranti, lavoratorə con bassi salari, studentə e altrə ancora». Per questi motivi il 5 febbraio 2026 Carteinregola ha scritto  una lettera al Sindaco  Gualtieri (in calce**), alla Presidente e ai Consiglieri dell’Assemblea Capitolina, ai Presidenti dei Municipi e per conoscenza al Comandante  del Corpo di Polizia Municipale. Nella lettera manifestavamo la preoccupazione, oltre che per il nostro caso specifico,  per le conseguenze che tale precedente potrebbe avere per tante altre realtà di cittadini attivi. La motivazione delle sanzioni della Polizia locale, e le sentenze richiamate in modo abnorme, potrebbero infatti offrire a chiunque la possibilità di colpire l’ impegno dei cittadini in  difesa dell’interesse pubblico – impegno  che spesso si trova in conflitto  con interessi privati anche molto specifici. Con il preciso obiettivo di danneggiare le realtà scomode,  basterebbe  scaricare dai siti  o dai social delle associazioni le locandine che pubblicizzano eventi promossi dalle associazioni e affiggerle abusivamente  per causare danni economici assai consistenti a realtà civiche come la nostra. Nella lettera abbiamo fatto un esempio concreto e recente di tale rischio: «Il 10 gennaio scorso abbiamo ascoltato con interesse l’intervento  del Sindaco  Gualtieri all’assemblea per il lancio della campagna VOTA NO del Comitato Società civile per il No nel Referendum costituzionale, a cui aderisce anche l’associazione Carteinregola. Dai siti dei comitati aderenti sono scaricabili dèpliants e volantini, che Carteinregola non intende  diffondere al di fuori del proprio sito e dei propri canali social  (quindi esclusivamente on line); ma  se sciaguratamente qualcuno, tra le migliaia di cittadini che fanno parte delle  tante realtà che aderiscono al Comitato,  prendesse  l’iniziativa di stampare e affiggere dei manifestini fuori dagli spazi autorizzati, Carteinregola potrà ricevere addebiti anche per questo, insieme a tutti gli altri soggetti che hanno aderito al Comitato? L’ipotesi non è peregrina, visto che ci sono state comminate sanzioni addirittura per affissioni di manifesti  che non erano in alcun modo riferibili alla nostra associazione». (foto AMBM) La nostra lettera si concludeva con la richiesta  al Sindaco, alla Giunta e  all’Assemblea Capitolina, nonché ai Presidenti, alle Giunte e ai Consigli di Municipio per quanto di loro competenza, di attivarsi affinchè quanto accaduto alla nostra Associazione diventasse  oggetto di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale, per garantire che il confronto democratico con la società civile possa svolgersi serenamente, senza Spade di Damocle di ingiuste e pesanti sanzioni,  nei confronti di realtà che si basano sul lavoro volontario dei propri soci e che hanno come unica forma di finanziamento una esigua  quota annuale versata dai propri iscritti. A oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta dal Sindaco, né dalla maggioranza dei destinatari della nostra lettera (***). In tempi di «decreti sicurezza» che comprimono la libertà di espressione e di manifestazione, sembra incredibile che proprio nella Capitale, guidata da un Sindaco che appartiene a una forza politica che osteggia le misure governative, si possa consumare una simile vicenda. Noi continueremo a impegnarci per portarla a conoscenza dell’opinione pubblica, perchè siamo convinti che non riguardi solo la nostra associazione, ma tante altre realtà che esercitano il proprio diritto di critica nel rispetto delle regole. Associazione Carteinregola Post scriptum: Teniamo a sottolineare che riteniamo particolarmente offensivo che la nostra associazione venga accusata di affissioni abusive, visto che il rispetto delle  Regole è sempre stato al centro della nostra identità, addirittura nel nome, e anche relativamente  alle affissioni abusive:  ad esempio quando  abbiamo promosso  (fin dal 2016) la  “Carta della candidata e del candidato trasparente” dove all’articolo 3 è inserito: “La candidata o il candidato si impegna a rispettare le normative vigenti per ogni iniziativa inerente la campagna elettorale, dalla richiesta dei permessi per l’occupazione di suolo pubblico, alle affissioni negli spazi consentiti” (Art.3)  e quando abbiamo sottoscritto  la campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca” vai alla pagina con la registrazione della Conferenza stampa dell’11 marzo 2026 26 marzo 2026 PER OSSERVAZIONI E PRECISAZIONI scrivere a: laboraatoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*)8. Sentenza Cassazione 1040/2012– motivi della decisione Svolgimento del processo – Motivi della decisione 1. Con sentenza n. 7905 del 2006 il Giudice di pace di Roma, decidendo sull’opposizione proposta dalla Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista avverso l’ordinanza-ingiunzione n. 27 del 2005 emessa dalla Prefettura di Roma in relazione all’accertamento di violazioni amministrative in materia di affissioni abusiva di manifesti, la rigettava. A sostegno della decisione il suddetto giudice rilevava che, quanto all’omessa audizione, la P.A. opposta aveva prodotto il relativo avviso di convocazione e che, con riferimento al merito, la modifica apportata alla Legge finanziaria del 2005, atteneva solo fi all’affissione abusiva di manifesti a contenuto politico avvenuta in periodo elettorale, considerando, in ogni caso, che la ricorrente non aveva dato prova dell’insussistenza della i sua responsabilità. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista basato su tre motivi, avverso il quale l’intimato Ufficio territoriale del Governo di Roma si è costituito con controricorso. Il collegio ha deliberato l’adozione della motivazione della sentenza in forma semplificata. 2. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., con riferimento all’omessa pronuncia, da parte del giudice di merito, sulla doglianza relativa alla prospettata esclusione della responsabilità solidale di essa ricorrente, dovendo rispondere dell’illecito amministrativo il solo esecutore materiale dell’affissione abusiva. 2.1. Con il secondo motivo la ricorrente ha denunciato la supposta violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 6 sul presupposto che, nella specie, non sarebbe stata configurabile la responsabilità solidale di essa ricorrente non emergendo che l’attività illecita fosse stata posta in essere nel suo interesse. 2.2. Con il terzo motivo la ricorrente ha censurato la sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1, comma 481, della cd. Legge Finanziaria 2005 (che aveva introdotto il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 23, comma 13 quinquies), nella parte in cui escludeva, in ogni caso, la responsabilità solidale dei committenti dell’affissione di manifesti relativi ad attività politiche da chiunque realizzate. 3. Il primo e terzo motivo, che possono essere esaminati congiuntamente perchè strettamente connessi, sono infondati e devono, pertanto, essere rigettati. In primo luogo il collegio rileva l’insussistenza della supposta violazione dell’art. 112 c.p.c.. Infatti, il giudice di pace di Roma, nella motivazione della sentenza impugnata, ha preso in piena considerazione il motivo dedotto con l’originario ricorso attinente alla supposta operatività dell’esclusione della responsabilità dell’eventuale soggetto committente, ai sensi del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 23 (e, in particolare, del comma 13 quinquies, come inserito dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311), respingendolo sul presupposto che la modifica di detta norma, alla quale aveva posto riferimento la ricorrente, riguardava l’affissione abusiva di manifesti a contenuto politico avvenuta solo in periodo elettorale (circostanza, questa, che – come verificato dallo stesso giudice di pace – non ricorreva nella fattispecie). Quanto alla dedotta violazione di legge se ne ravvisa ugualmente l’infondatezza, poichè – al di là della verosimile correttezza dell’interpretazione data dal giudice di pace di Roma circa l’ambito oggettivo e temporale del disposto di cui all’art. 23 C.d.S., comma 13 quinquies (nel quale si poneva riferimento all’attività dei soggetti elencati nel D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 20) con riguardo all’applicabilità della causa esoneratrice della responsabilità del committente – deve sottolinearsi, in modo risolutivo, che l’ordinanza- ingiunzione impugnata (come evincibile dallo stesso ricorso) ineriva un verbale di accertamento del (OMISSIS) e, quindi, la constatazione della violazione del citato art. 23 C.d.S. nel testo ancora non integrato dal successivo inserimento del richiamato comma 13 quinquies, intervenuto solo per effetto dell’entrata in vigore della L. 30 dicembre 2004, n. 311 (cd. Legge finanziaria 2005), poi, peraltro, abrogato dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 176. Pertanto, al momento dell’effettuato accertamento della violazione in questione, la disposizione derogativa di cui all’art. 23 C.d.S., comma 13 quinquies non era ancora entrata in vigore e, perciò, era, in ogni caso, inapplicabile nel caso in esame in virtù dell’operatività del principio generale stabilito dalla L. n. 689 del 1981, art. 1. 4. Anche il secondo motivo è destituito di fondamento e deve, perciò, essere respinto. Essendo rimasta esclusa l’applicabilità della predetta disposizione speciale, la responsabilità del committente rimaneva, quindi, disciplinata dalla L. n. 689 del 1981, art. 6 al quale ha posto comunque riferimento il giudice di pace nella sentenza impugnata, evidenziando che l’opponente non aveva, in ogni caso, idoneamente comprovato la sussistenza dei presupposti per pervenire all’esclusione della sua responsabilità quale committente. A tal proposito deve, infatti, trovare conferma l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 15000 del 2006) secondo il quale, in tema di violazione dell’ari. 23 del codice della strada, che sanziona l’affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari lungo le strade, è tenuto al pagamento della sanzione, in solido con l’autore materiale della violazione, anche il partito politico proprietario dei manifesti e beneficiario della relativa propaganda, tenuto conto che la L. n. 689 del 1981, art. 6, commi 1 e 3 individua nella proprietà del mezzo usato per la commissione della infrazione, e nel rapporto oggettivo e funzionale della condotta tenuta con l’interesse ovvero gli scopi di una persona giuridica o di un ente di fatto, i titoli stessi della solidarietà del proprietario o di detti enti con l’autore della violazione, indipendentemente dalla identificazione della persona fisica che ha commesso materialmente la violazione (nella fattispecie esaminata la S.C. aveva confermato proprio una decisione del giudice di pace con la quale si era ritenuto in via presuntiva che il partito politico che aveva proposto opposizione avverso numerosi verbali di contestazione di violazioni dell’art. 23 C.d.S. per affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari in suo favore fosse il proprietario dei manifesti affissi, stabilendo che esso era tenuto al pagamento della sanzione per non aver fornito la prova di una condotta positiva) dei suoi dirigenti o responsabili, volta ad impedire l’abusiva affissione di detti manifesti). Alla stregua di questo indirizzo giurisprudenziale (su cui v., anche, Cass. n. 3630 del 2004 e Cass. n. 27796 del 2005), al quale si aderisce, anche la seconda doglianza non è meritevole di accoglimento. 5. In definitiva, in virtù delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso deve essere integralmente rigettato con conseguente condanna della parte ricorrente al pagamento dei compensi del giudizio, liquidati come in dispositivo, oltre che delle spese vive prenotate e prenotande a debito. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento dei compensi del presente giudizio, liquidati in complessivi Euro 600,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito. Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale. 9. Sentenza Cassazione 15000/2006 del 20 6 2006 (**) La lettera al Sindaco Gualtieri del 5 febbraio 2026 Alla CA di Roberto Gualtieri Sindaco di Roma Capitale – Svetlana Celli Presidente  Assemblea Capitolina – Consigliere e Consiglieri Assemblea Capitolina – Presidenti, Giunte, Consigli  dei Municipi – E pc Mario De Sclavis Comandante Corpo di Polizia Locale Roma Capitale OGGETTO: 15.000 euro di sanzioni comminate a Carteinregola per affissione abusiva di manifesti a cui è completamente estranea, richiesta di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale,per evitare che la nostra e altre realtà civiche possano subire analoghe sanzioni ingiustificate, con conseguenze sull’impegno dei cittadini attivie sulla vita democratica della città Roma, 5 febbraio 2026 L’Associazione Carteinregola comunica di essere  vittima di  una grande  ingiustizia, nella persona della sua Presidente, chiamata a pagare più di 15.000 euro di sanzioni comminate dalla Polizia di Roma Capitale per fatti a cui l’associazione non solo è completamente estranea,  ma di cui non era nemmeno a conoscenza. La vicenda scaturisce da 17 verbali per affissione abusiva di  17 “manifesti pubblicitari fuori dagli appositi supporti” emessi  il 12 febbraio 2025dalla Polizia di Roma Capitale in seguito all’accertamento dell’affissione abusiva in due località del quartiere San Lorenzo. Manifesti, che  non presentavano alcuna firma, ed erano quindi stati stampati e affissi da ignoti, e che non recavano alcun riferimento a Carteinregola e alle sue attività, e che, come spiegato nel colloquioavuto presso il Comando della Polizia Locale competente dopo il ricevimento delle sanzioni, non solo non erano  stati affissi,  ma non erano  stati né ideati, né realizzati, né stampati e   nemmeno  riprodotti sul sito di Carteinregola, e quindi la loro diffusione non poteva portare alcun vantaggio né diretto né indiretto all’associazione. Trattandosi di una situazione davvero  paradossale, eravamo convinti che si fosse chiarito  l’equivoco nel citato colloquioe che la vicenda si sarebbe rapidamente risolta con il  ricorso al prefetto. Invece nell’autunno scorso abbiamo ricevuto  17 ordinanze/ingiunzioni al pagamento che hanno raggiunto la considerevole cifra di 15.000 €, poiché la  Polizia di Roma Capitale ha confermato le sanzioni, con motivazioni che riteniamo totalmente incongrue,  e abbiamo quindi dovuto   avanzare opposizione davanti al giudice di pace. Paradossale anche trovarsi in tali circostanze per  la nostra associazione, che ha fatto del rispetto delle regole la sua bandiera già nella scelta del proprio nome, ma non solo:  fin dal 2016 abbiamo ideato e promosso ad ogni elezione la  “Carta della candidata e del candidato trasparente” dove all’articolo 3 è inserito: “La candidata o il candidato si impegna a rispettare le normative vigenti per ogni iniziativa inerente la campagna elettorale, dalla richiesta dei permessi per l’occupazione di suolo pubblico, alle affissioni negli spazi consentiti” (Art.3)  e sottoscrivendo in più riprese la campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca”[1].   Ma c’è un altro aspetto che ci preoccupa, che va oltre il caso specifico e che può investire anche tante altre realtà di cittadini attivi. La motivazione delle sanzioni della Polizia locale, con il riferimento a sentenze richiamate in modo abnorme per il nostro caso, potrebbe però portare  a conseguenze imprevedibili, in quanto  chiunque intendesse colpire l’ impegno in  difesa dell’interesse pubblico – impegno  che spesso si trova in contrasto con interessi privati anche molto specifici – potrebbe  scaricare dai siti  o dai social delle associazioni locandine che pubblicizzano vari eventi e affiggerle abusivamente  con il preciso obiettivo di danneggiare le realtà scomode. Non solo. Il 10 gennaio scorso abbiamo ascoltato con interesse l’intervento  del Sindaco  Gualtieri all’assemblea per il lancio della campagna VOTA NO per difendere GIUSTIZIA, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA del Comitato Società civile per il No nel Referendum costituzionale, a cui aderisce anche l’associazione Carteinregola. Dal sito del Comitato https://www.referendumgiustizia2026.it/ sono ora scaricabili dèpliants e volantini, che Carteinregola non intende  diffondere al di fuori del proprio sito e dei propri canali social  (quindi esclusivamente on line); ma  se sciaguratamente qualcuno, tra le migliaia di cittadini che fanno parte delle  tante realtà che aderiscono al Comitato,  prendesse  l’iniziativa di stampare e affiggere dei manifestini fuori dagli spazi autorizzati, Carteinregola potrà ricevere addebiti anche per questo, insieme a tutti gli altri soggetti che hanno aderito al Comitato? L’ipotesi non è peregrina, visto che ci sono state comminate sanzioni addirittura per affissioni di manifesti  che non erano in alcun modo riferibili alla nostra associazione. Per questo, pur confidando nella possibilità di avere giustizia,   ottenendo  una sentenza  che riconosca la totale estraneità dell’Associazione Carteinregola rispetto ai fatti che ci sono stati contestati, chiediamo al Sindaco, alla Giunta e  all’Assemblea Capitolina, nonché ai Presidenti, alle Giunte e ai Consigli di Municipio per quanto di loro competenza, di attivarsi affinchè quanto accaduto alla nostra Associazione diventi oggetto di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale, per garantire che il confronto democratico con la società civile possa svolgersi serenamente, senza Spade di Damocle di ingiuste e pesanti sanzioni,  nei confronti di realtà che si basano sul lavoro volontario dei propri soci e che hanno come unica forma di finanziamento una esigua  quota annuale versata dai propri iscritti. In calce i dettagli della vicenda, siamo a disposizione per fornire tutti i  documenti e le informazioni relative a quanto riportato [1] vedi https://www.carteinregola.it/perunapoliticatrasparentedemocratica/carta-della-candidata-e-del-candidato-trasparente/ > Non votare chi sporca la città con manifesti abusivi (***) Abbiamo ricevuto messaggi di interessamento e solidarietà da  alcuni consiglieri capitolini: Ferdinando Bonessio, Europa Verde, Tommaso Amodeo, Lista Civica Gualtieri, Giovanni Caudo, Roma Futura, Linda Meleo M5S, dalla Presidente del II Municipio Francesca Del Bello, da Barbara Auleta, capogruppo AVS II Municipio, da Maristella Urru di Aurelio in Comune del XIII Municipio, da Nathalie Naim, Lista civica Gualtieri I Municipio. Lorenzo Minio Paluello di Roma Futura ha promosso una mozione, approvata in Commissione Bilancio del I Municipio, che tuttavia non è stata poi approvata dal Consiglio per  la non partecipazione al voto della maggioranza dei consiglieri presenti. Hanno inviato  la propria solidarietà anche  il segretario del PD Roma Enzo Foschi  e tante realtà civiche, che si stanno man mano aggiungendo.
March 26, 2026
carteinregola
San Lorenzo risponde alla paura facendo comunità
«Paura tra via dei Dalmati e via degli Irpini. Per la donna una frattura al setto nasale e dell’orbita destra. L’attacco è stato ripreso dalle telecamere di un locale e rilanciata sui social. Il responsabile nei giorni scorsi ne aveva picchiate altre due». Così raccontano i giornali quello che è successo nel quartiere romano di San Lorenzo la settimana scorsa. Torna il racconto di un quartiere pericoloso, dove si riversano bande di giovani in cerca di sballo, dove circolano senza fissa dimora violenti e dove è impossibile garantire la sicurezza per chi lì vive. La paura diventa protagonista. E subito gli influencer del degrado si scatenano. > Che fine ha fatto il racconto che ci veniva fatto dello storico rione di Roma > come quartiere universitario e bohémien, diventato “distretto dell’arte” > caratterizzato da studi d’artista, gallerie e una vivace scena culturale > alternativa, in cui i valori immobiliari salivano vertiginosamente? San Lorenzo non è nell’uno e nell’altro. È un territorio abbandonato dall’amministrazione incapace di rendere vivibili gli spazi, di mettere in campo meccanismi di tutela per tutti e tutte, anche per i soggetti a rischio che sono costretti a vivere ai margini senza che per la loro fragilità siano previste strategie di recupero e assistenza. È un territorio che l’amministrazione ha messo a disposizione di investitori che trasformano in profitto ogni intervento, come avviene in tutta Roma. Il vero volto di San Lorenzo è quello uscito dagli interventi che si sono susseguiti nel corso dell’affollata assemblea tenuta mercoledì 11 febbraio nel teatro della scuola Saffi, convocata dalla rete delle realtà sociali del quartiere. > «Rispondiamo alla paura facendo comunità» è da qui che bisogna partire, > riconoscendo che l’assenza di politiche strutturali sulla salute mentale, > sull’abitare e sulla gestione delle fragilità non è un caso, ma il risultato > di precise scelte politiche». «Quelle scelte che hanno portato alla turistificazione selvaggia, al progressivo collasso del sistema socio-sanitario, ai tagli al welfare e le politiche prevalentemente securitarie, una mancanza di prevenzione e di capacità di gestione che fa emergere tutte le contraddizioni solo nel momento dell’emergenza», scrivono nell’appello di convocazione. Nel suo intervento l’assessore alle politiche sociali del municipio Gianluca Bogino ha raccontato tutte le difficoltà incontrate per affrontare la situazione che si era creata in quei giorni, senza disporre di strumenti e dovendosi scontrare con procedure inefficaci. Il ragazzo responsabile dell’aggressione non ha una residenza, non ha un permesso di soggiorno e non ha alcuna protezione internazionale. Per tutto questo non può essere preso in carico dai servizi sanitari.. È quello che i volontari che si occupano di chi vive in strada hanno evidenziato. Fabrizio di Binario 95 ha detto «una parte delle persone che incontriamo è affetta da fragilità mentale e una su quattro fa uso di crack. Sono persone che la solitudine e la mancanza di una casa condanna alla disperazione. Le risorse per la cura delle malattie mentali sono state ridotte al minimo ed è impossibile garantire l’assistenza a chi ne ha bisogno». > «Viviamo in una società disumanizzata dove ci accorgiamo di chi è ai margini > solo se mette in pericolo la nostra sicurezza», ha messo in evidenza Graziella > del Grande Cocomero «altrimenti non li vediamo». E invita ad agire prima che si crei l’emergenza con proposte che riattivino nel quartiere il welfare sociale e siano in grado di rompere il circuito che si ripete ogni volta, fatto di paura, repressione e polizia, come se fosse solo un problema di ordine pubblico. «L’amministrazione non può svegliarsi solo quando si crea il problema, il ruolo della politica è costruire azioni preventive per evitare che queste cose accadano», conclude Graziella. Gli interventi sono stati molti e hanno ricostruito una storia che negli anni ha visto il quartiere trasformarsi sotto la spinta della speculazione immobiliare, per l’assenza di politiche abitative e l’indifferenza dell’amministrazione alle richieste dei cittadini. Aver ceduto alle pressioni della finanza ha portato affitti sempre più alti, chiusura di attività storiche e ulteriori colate di cemento in un quartiere di per sé già povero di verde. > Come ha ricordato Anna, «la frustrazione di essersi impegnati tanto nei > percorsi partecipativi, nell’aver fatto proposte che nessuno ha preso in > considerazione produce rabbia e delusione e questo non porta a nulla di > positivo». Francesca Del Bello presidente del II Municipio ha scritto una lettera al prefetto, Lamberto Giannini e al questore, Roberto Massucci chiedendo «l’adozione di misure di controllo del territorio più incisive, attraverso pattugliamenti e presidi nei punti più sensibili del quartiere». E continua: «L’amministrazione municipale ha potenziato in modo significativo gli interventi sul decoro urbano e sulla sicurezza, attraverso un lavoro costante di coordinamento con Ama, polizia locale, commissariato di San Lorenzo e caserma dei carabinieri». > La donna in bicicletta con la sua bambina e il ragazzo immigrato malato > psichiatrico sono entrambi vittime di una città che produce diseguaglianze, > ingiustizia, esclusione, che continua a pensare che solo le forze dell’ordine > possano garantire la sicurezza. L’assemblea ha ribadito che solo la comunità può rompere l’isolamento e impedire che la paura prenda il sopravvento, lo deve fare attraverso la difesa dello spazio urbano contro le ingiustizie e le frontiere, che determinano l’esclusione di gruppi, classi e individui. L’assemblea si è chiusa con l’impegno a proseguire il lavoro comune per costruire una città inclusiva e solidale, nella quale tutti e tutte si sentano al sicuro. La copertina è di Gigliola Cutrera SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo San Lorenzo risponde alla paura facendo comunità proviene da DINAMOpress.
February 17, 2026
DINAMOpress
The Social Hub: alla ricerca dello studentato perduto
Passeggiando per Sanlo e immaginando come viverci… DIECI PIANI SOPRA IL QUARTIERE Da tempo, passando per la tangenziale all’altezza dello svincolo per il Pigneto, si può notare questo edificio grigio e bianco, alto, stagliarsi a occhio nudo sulla sopraelevata, in maniera forte e forse un po’ asettica, dal momento che poco si amalgama con i colori e con le strutture che lo circondano. I più curiosi, attratti dalla nuova struttura, possono appropinquarsi per fare una passeggiata e andare a vedere cosa sia veramente il “The Social Hub” e se possa, come inizialmente descrivevano i progetti, rispondere alle esigenze della popolazione non solo di quartiere, ma in generale delle giovani persone e delle e degli studenti in cerca di alloggi a prezzi accessibili, in una città come Roma a tratti proibitiva sul tema. Il palazzo infatti, dai primi render, si presentava come studentato orientato a essere uno spazio, nella capitale, che potesse fronteggiare quell’esigenza diffusa in tutta Italia di emergenza posti letto-alloggi per studenti fuori sede: a oggi i posti sono infatti circa 50mila in tutta la penisola, numero che copre in verità solo il 20% della domanda generale. L’accesso dalla storica ex-Dogana è sicuramente piacevole, nonostante il caldo torrido del periodo: a primo impatto, il verde, curato e brillante, è il primo dettaglio che colpisce, pieno di piante, belle, sicuramente, delle quali tuttavia sarebbe interessante conoscere la provenienza e origine. Sono autoctone o destinate a essere sostituite ben presto da altre perché tropicali? Chissà. > Insieme, un altro elemento però colpisce entrando: il vuoto dello spazio. > Poche, tre di numero, sono le persone che si trovano sedute ai tavoli esterni, > nel lussureggiante giardino, forse per il caldo? – ma regna un silenzio > dilagante, poco in stile studentato. Si percepisce solo lo scroscio dell’acqua, che incessantemente irriga il tappeto d’erba di fronte agli archi della ferrovia. Si può quindi proseguire la passeggiata e, venendo dal caldo torrido all’esterno, una volta dentro, di certo si apprezza il fresco all’interno (condizionatori a palla che sparano aria a 21°), quando si aprono le porte automatiche di un vetro scintillante, che lasciano intravedere le persone che popolano lo spazio, sedute ai loro tavoli di coworking. La luce naturale del caldo torrido e quella artificiale dei neon si confondono, ma l’elemento che regna è il disorientamento. Dove ci si trova? In quale parte del mondo, in quale delle sedi di questo brand sparse per l’Europa? Nessun elemento caratterizzante, nessun particolare che possa ricondurre al luogo fisico in cui effettivamente si è, la città di Roma. Che gran potere la globalizzazione! A ogni modo c’è una parvenza di condivisione, infatti è possibile girare liberamente negli spazi, per vederli e studiarli, ma pur sempre con un obiettivo, capire se interessatə a diventare un potenziale cliente. Come ben presto ci si può accorgere, gironzolando per gli spazi, che per chi è senza tessera non è possibile aprire (ad esempio quelle della palestra) né utilizzare il banale ascensore. Ma è scontato, proprio perché appunto non si è clienti! * * Di Milos Skakal LA DICOTOMIA TRA L’ABITARE E IL SOGGIORNARE Ciò che infatti si avverte, inevitabilmente forse, è che queste persone non sono qui in quanto tali, ma piuttosto incarnano l’essenza del cliente e non dell’abitante, di chi vuole vivere effettivamente uno spazio, conoscere una città vivendoci per un tempo prolungato. Il Social Hub infatti nasce come luogo di soggiorno temporaneo e prolungato, per residenze brevi, come soggiorni di hotel, o medio lunghe in cui poter alloggiare. Da studente o per un soggiorno medio, puoi infatti scegliere la tua “Executive Queen” – una stanza di 20 m² con bagno, letto, scrivania e cucina in comune – per il “modico” prezzo di 1.550 euro al mese. Se invece si vuole pernottare in modalità hotel, è possibile passare qui tre notti al prezzo di 400 euro circa. In fase di prenotazione online inoltre, inserendo i tuoi dati, sei chiamatə a selezionare anche il tuo genere, senza la possibilità di non esporti o non dichiarare sul tema. Questo elemento dovrebbe far riflettere: se il target sono le giovani persone, di certo questa tematica dovrebbe essere considerata con più attenzione da chi si occupa del marketing dell’azienda. Percorrendo i corridoi, viene da chiedersi se queste persone scelgano effettivamente di popolare uno spazio asettico, impersonale, uno spazio qualunque, forse per sentirsi a loro agio in un luogo che vogliono sentire come una non-casa, o se proprio non siano toccate dal tema. Forse si trovano qui solo per caso, (come se un posto valesse l’altro), non tanto incuriosite dal progetto che in sé dovrebbe rappresentare questo spazio o dal conoscere la città, il luogo nel quale vivranno per un periodo. Piuttosto forse, appaiono tremendamente attente a muoversi in uno spazio cool, figo e alla moda, circondatə da persone altrettanto esclusive e simili a loro, senza accorgersi di trovarsi in realtà in un luogo spersonalizzato, elitario e totalmente decontestualizzato rispetto al quartiere in cui si trovano. * * Di Milos Skakal L’esperienza dell’essere e del trovarsi in questo spazio risulta infatti come un soggiorno, una cosa di passaggio piuttosto che un abitare un luogo, condividere uno spazio e insieme comunicare e incontrarsi in un contesto comune. Tutto questo avvalorato dal fatto che è possibile soggiornare anche in modalità “hotel”, elemento che porta a inquadrare queste persone effettivamente come dei turistə, dei visitatorə. Sono clienti, persone passeggere che vivono e probabilmente vivranno la città in un determinato mood e sotto determinati aspetti che non sono sempre reali, poiché proiettati e relegati in un contesto particolare, ristretto, elitario, quello che si muove già nei corridoi e nei piani di questo edificio e che di fatto non coincide con la realtà sociale generale e diffusa. Alla luce dei prezzi infatti, lo spazio non può rivolgersi ai più, alle e ai giovani in cerca di luoghi in cui vivere e insieme incontrare e conoscere persone nuove ed eterogenee, scambiare esperienze e progetti. Questa cosa necessariamente lascia disorientatə: se infatti prima di entrare ci si aspetta di essere accolti in uno spazio comune, condiviso e di condivisione, piuttosto sembra di essere in un hotel molto bello, luminoso e curato, dove le persone possono anche lavorare in spazi comuni, ma non si avverte l’aria di uno studentato, in cui condividere con le persone intorno a sé pensieri o banalmente la propria esperienza romana. Non si avverte il Social Hub come luogo che risponda alle esigenze di una categoria di persone che sceglie di viverlo in un’ottica di condivisione abitativa, di motivi economici, piuttosto la sensazione è che venga scelto poiché possa identificare con un certo status, in quanto alla moda e che faccia rientrare in un’élite determinata in cui riconoscersi in quanto tali. Di Milos Skakal UN CASO UNICO? Il Social Hub però non è un caso isolato, piuttosto è l’ulteriore esempio di una modalità dilagante che, sotto il nome di rigenerazione urbana, privatizza spazi, edifici dapprima destinati a un uso pubblico e sociale, che oggi diventano a uso e consumo di privati i quali, naturalmente, fanno il loro interesse, orientati verso un obiettivo economico ristretto e particolare. Questo fenomeno e queste sensazioni, tuttavia, non lasceranno di certo così sorprese le persone più attente, in quanto inquadrabile in un disegno ben delineato. Il PNRR ha infatti stanziato un totale di 960 milioni di euro per la realizzazione di nuovi alloggi per studenti universitariə, con l’obiettivo di creare 60.000 nuovi posti letto entro giugno 2026, portando il totale nazionale a oltre i 100.000 posti letto disponibili, raddoppiandone quindi il numero. È interessante però analizzare come, dell’importo totale, 300 milioni siano stati riservati a bandi pubblici, mentre i restanti 660 milioni siano stati invece destinati a operatori privati, che hanno provveduto, essenzialmente, alla realizzazione di strutture che accogliessero studentə e lavoratorə in cerca di coworking, senza però badare a prezzi e necessità contingenti né al contesto dei quartiere in cui tali strutture si andavano a inserire.  Quanto questo approccio sia utile e aiuti a livello pratico persone che cercano alloggi o posti letto, andrebbe analizzato in maniera più capillare, soffermandosi sul pensare che se circa il 75–95 % dei posti letto finanziati è gestito da operatori privati (compresi fondazioni o soggetti religiosi), questo avviene a caro prezzo, che molto spesso la maggior parte delle persone fatica o più semplicemente non riesce a sostenere. Ad aggravare questa situazione inoltre, contribuisce l’assenza di quei vincoli normativi che in passato obbligavano i privati a riservare una quota minima (es. 20 %) di posti letto per studentə in stato di necessità, mentre oggi abbiamo solo una raccomandasione non vincolante in tal senso. > Luoghi con queste caratteristiche sono aziende, non tanto luoghi abitativi di > condivisione, di networking e di coworking: questo necessariamente si > ripercuote nel modo di vivere lo spazio, tanto che ogni persona che si > incontra, è spesso isolata, focalizzata nel proprio tempo e spazio e non > inserita in un contesto comune né sociale, né tantomeno interessata a farlo. Per l’ennesima volta, con il caso del Social Hub, l’amministrazione ha scelto di delegare e lasciare al privato uno spazio che avrebbe potuto rispondere alle esigenze sociodemografiche del quartiere, e in generale generazionali, offrendo un luogo ricreativo e d’incontro, che potesse offrire servizi al quartiere e al territorio in maniera spontanea e diffusa, un luogo che sarebbe potuto rimanere pubblico e come tale si sarebbe potuto vivere, in un contesto reale e più ampio, rispondente alle esigenze dei più e non di una determinata cerchia ristretta. Ma soprattutto senza bisogno di essere clienti di un luogo, identificati attraverso una tessera, ma piuttosto dove essere accolti in quanto individui con bisogni umani e relazionali di condivisione e non di asetticità, impersonalità e individualismo. L’autrice dell’articolo ha frequentato il Corso di giornalismo sociale 2025 organizzato da Dinamopress L’immagine di copertina è di Milos Skakal SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo The Social Hub: alla ricerca dello studentato perduto proviene da DINAMOpress.
August 5, 2025
DINAMOpress
A Roma il ricordo del bombardamento a San Lorenzo ci parla di ieri e di oggi
Il 19 luglio è una data importante per il quartiere di San Lorenzo a Roma. In quel giorno nel 1943 si abbatté sul quartiere e sulle zone limitrofe, dalla Tiburtina alla Tuscolana, il primo bombardamento sulla città da parte degli Alleati. Alle 11 e tre minuti del mattino, 4.000 bombe furono sganciate sulla zona e provocarono 3.000 morti e 11.000 feriti, di cui 1.500 morti e 4.000 feriti nel solo quartiere di San Lorenzo. Circa 40.000 persone rimasero senza tetto, le loro case ridotte a macerie. La memoria di quella tragica giornata è ancora viva fra le e gli abitanti del quartiere e visibile nei vuoti esistenti fra i palazzi. Sono le tracce di quella distruzione e rappresentano la memoria dell’orrore della guerra e del fascismo. di Marta D’Avanzo Eppure c’è chi a quelle tracce non riconosce alcun valore e da tempo sono minacciate dalla speculazione edilizia, che pretende di riempire ogni vuoto con operazioni immobiliari. Cancellare la storia di un quartiere non è possibile perché c’è chi non vuole dimenticare nulla di quella tragedia, tanto più oggi che la guerra non è scomparsa dalle nostre vite e torna minacciosa nel nostro presente e nel nostro futuro. La memoria di quel giorno non è semplice commemorazione delle vittime, ma è rendere sempre viva la perdita individuale e sociale come conseguenza di ogni guerra. I vuoti lasciati dalle bombe evocano il prezzo che le e i civili pagano nelle guerre con la quotidianità delle vite interrotta per sempre. > La rete delle associazioni e degli spazi sociali attivi nel quartiere ha > organizzato una giornata per ricordare quello che è accaduto allora e per > essere solidali con quante e quanti oggi si ritrovano sotto le bombe, > costretti ad abbandonare le loro case. Nel comunicato le associazioni scrivono: «L’Europa si prepara al riarmo e a stanziare il 5% del Pil – 800 miliardi in 10 anni –  in produzione di armamenti. Le conseguenze saranno catastrofiche sul carovita, sulla scuola, sulla sanità, mentre l’Italia continuerà ad alimentare conflitti e massacri garantendo accordi commerciali e la vendita di armi e tecnologie di morte a Paesi come Israele». di Marta D’Avanzo La manifestazione inizia alle 18.30 al Parco dei Caduti da dove partirà una passeggiata in ricordo del bombardamento e contro le guerre e il genocidio di oggi. Il percorso toccherà i luoghi che sono stati sfregiati dall’attività edilizia che ha trasformato il quartiere in un luogo per turisti e abitanti temporanei. Cantieri aperti a getto continuo realizzano manufatti per essere immessi sul mercato a uso investimento. Spesso succede come a via dei Sabelli che i lavori restino a metà: lì al posto delle storiche Fonderie Bastianelli c’è un cantiere abbandonato per il fallimento della società che intendeva realizzarlo. Alle 20.30, all’arrivo alla Casa della socialità in via dei Volsci 86, Guido Farinelli e Rosa Mordenti racconteranno “Roma ribelle e popolare”. Nello stesso luogo la sera sarà possibile condividere la pastasciutta antifascista. “Eredità del fascismo” era scritto sul muro ferito del palazzo bombardato tra via dei Latini e via dei Sabelli. La memoria storica di San Lorenzo, degli eventi che l’hanno vista protagonista, è un filo rosso che lega rivendicazioni, battaglie, resistenze di ieri, ma intende legarle a quello che succede oggi nel mondo. Tutte le immagini sono di Marta D’Avanzo SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo A Roma il ricordo del bombardamento a San Lorenzo ci parla di ieri e di oggi proviene da DINAMOpress.
July 17, 2025
DINAMOpress