
Resistenti, come fili d’erba
Comune-info - Friday, September 4, 2026
“C’è un arancio sul ramo, che sfiora il mio letto, entra luce da un buco nel tetto. Io quel buco l’ho fatto, per guardare le stelle e guardandole insieme mi sembran più belle…” (Bruno Lauzi)
Devo molto a Comune, mi ha insegnato a fermarmi, a costruire un mio pensiero non contrapposto e a offrirlo agli e alle altre con serietà e serenità, prendendo parte a una riflessione collettiva che si facesse forza della comune capacità di ascolto, che si costruisse a partire da un condiviso interesse per il pensiero dell’altro, che puntasse all’intento di muoversi insieme, pur nelle differenze, sapendo individuare cambiamenti auspicati e obiettivi comuni.
Le tante volte che ho pensato di non avere forza per prendere parola e agire contro l’incrudelimento delle condizioni di esclusione, sfruttamento, de-umanizzazione delle persone con cui passo tanta parte della mia vita leggere e incontrare le iniziative concrete e reali che Comune instancabilmente rilancia e descrive, mi ha dato lo slancio per uscire, partecipare, sostenere, agire.
Per questo sostengo e promuovo la campagna “Un tetto Comune” che, come è scritto sulla porta al momento chiusa di Spin Time, afferma che “un altro mondo è possibile e necessario”. E non ho mai trovato nulla di più globale di quel “necessario” che non ha nulla di egoistico, di accaparratorio, ma al contrario parla per il bene di tutte e tutti, con una coscienza e un respiro planetario.
Un altro mondo è necessario, per mantenere vive le ragioni per cui si è vivi, per restituire centralità e dignità alle ragioni dell’umano, per ritornare a credere nella fonte primaria della esistenza, che non è il denaro, ma la gioia. Che non è il potere, ma la possibilità. Che non è il possesso, ma l’uso consapevole e condiviso.
Il necessario che la campagna di Comune ci invita a immaginare e difendere è quello stesso, struggente e risvegliante, che ha portato la comunità boliviana residente a Spin Time a voler offrire agli abitanti e sostenitori riuniti in presidio dopo la trappola con cui è stato sgomberato, le sue danze! Una danza per la vita. Una danza per la dignità. Una danza per ricordare al potere la forza dei corpi, la resistenza dell’armonia, la radicalità delle culture. Danzare per resistere allo sgombero, danzare per strada ridisegnando le priorità della città, danzare, inutilmente danzare e proprio per questo caparbiamente dimostrare quello che fa dire alla Szymborska “A tale vista mi abbandona sempre la certezza/ che ciò che è importante/ sia più importante di ciò che non lo è”.
Per questo, dell’appello con cui Comune motiva la campagna, la frase che amo è “accettare la fragilità dell’esistente”. Perché è quella che ci dà la nella grande e durissima lotta contro la cecità del capitalismo fossile e concentrazionista. La nostra fragilità, riconosciuta e difesa, è il primo argine contro l’insidiosa colonizzazione della nostra coscienza, quella che azzera la bellezza del ciclo della vita, che da giovani ci fa sentire adulti incompleti e da adulti ci espone al terrore della vecchiaia incipiente. La gioia della nostra fragilità è liberatoria personalmente e aggregativa socialmente. Se io posso essere diverso dal mito commerciale che mi propongono moda, finanza e social, se non devo correre a spendere psiche, tempo e denaro per ricalcare mascella, look e tacchi dell’icona che segna il successo… allora posso smettere di giudicarmi un fallito se non “ottempero” e posso smettere di giudicare sbagliati quelli che non si confanno.
L’accettare la fragilità è un principio rivoluzionario, che parte dal profondo di ciascuno di noi, ma ha conseguenze politiche e sociali potenti.
Costruiamo il nostro tetto, dunque, aperto al mondo, come quello di Lauzi, per guardare insieme le stelle e cucito alla terra, come l’erba della Szymborska, per farci liberamente capaci di metterci insieme e sentirci, anche tra diversi, “noialtri”, da qualsiasi parte del mondo e del costume si venga.
[Claudio Tosi]
Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune
L'articolo Resistenti, come fili d’erba proviene da Comune-info.