Nessun bersaglio: successo dei presidi in tutta Italia contro il DDL Caccia

Pressenza - Sunday, August 30, 2026

Corpi a terra, voci e animali per dire no alla licenza di uccidere 

Un grido intersezionale contro le logiche della “bio-regolazione” e per il disarmo antispecista, la mobilitazione nazionale ha portato nelle piazze migliaia di persone che hanno preso parte a performance, letture e azioni contro la riforma della legge sulla caccia. Un messaggio comune: la biodiversità non si difende con il fucile.

Sorprendente partecipazione alla mobilitazione nazionale “Nessun bersaglio – Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista” che si è svolta il 29 agosto ad Arezzo, Bologna, Brescia, Cremona, Macerata, Milano, Roma, Palermo, Pordenone, Vercelli e Verona. Migliaia di persone complessivamente si sono radunate nelle piazze in cui sono stati convocati presidi di protesta contro il Decreto “Sparatutto”, che verrà discusso alla Camera dei Deputati nelle prossime settimane.

L’iniziativa continuerà oggi, 30 agosto, a Mantova e Livorno con altri due presidi. Quella che sta andando in scena nelle diverse città è una mobilitazione capace di unire protesta, linguaggio dei corpi, arte e coinvolgimento diretto della popolazione, ponendo una domanda che attraversa l’intera discussione sul nuovo DDL Caccia: chi può essere trasformato in un bersaglio?

In alcune piazze, persone con maschere di animali si sono stese a terra in un sit-in, rappresentando simbolicamente la morte delle vittime della caccia e della violenza esercitata sugli altri animali. Accanto ai corpi immobili, altre persone hanno dato voce a testi e interventi, trasformando la piazza in uno spazio in cui gli animali non sono stati raccontati come numeri, specie da controllare o problemi da eliminare, ma come individui.

A Brescia la partecipazione di Extinction Rebellion ha portato anche un corteo per le strade cittadine volto a denunciare con un grido muto la sofferenza di tutte le vittime delle politiche ecocide dei nostri governi.

In altre città la protesta ha assunto la forma della parola e della poesia. Letture in prosa e in versi hanno raccontato il rapporto tra esseri umani e altri animali: a Roma, per esempio. hanno preso parola durante il presidio anche la poeta Teodora Mastrototaro e l’attrice Elisa Di Eusanio. In tutte le città cartelli e slogan hanno sintetizzato le ragioni della mobilitazione: “Corpi e territori contro il DDL Caccia”, “Nessun bersaglio”, “Per un disarmo antispecista”, ma anche “La biodiversità non si difende con il fucile” e “Basta licenze di uccidere”.

Durante gli interventi al megafono, è stata duramente contestata la narrazione governativa. La vera emergenza per l’agricoltura e il territorio non è la fauna selvatica, ma la crisi climatica. I danni agricoli causati dalla recente siccità hanno superato i 3 miliardi di euro, cifre di ordini di grandezza immensamente superiori a quelle riconducibili agli animali selvatici.

Il DDL Caccia tenta inoltre di zittire il dissenso vitale per la democrazia introducendo multe dai 150 ai 900 euro per chi si oppone all’attività venatoria. Un prezzo imposto alla libertà di dissentire che non fermerà la lotta.

La protesta contro il DDL Caccia si inserisce però in una riflessione più ampia. Al centro della mobilitazione c’è il rifiuto di un modello che continua a individuare nelle armi e nell’uccisione una risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Una critica che si intreccia con il tema del disarmo, della giustizia climatica, della difesa dei territori e dell’opposizione alle diverse forme di dominio e oppressione.  La crisi ecologica, sottolineano i promotori, non può essere separata dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e dalla crescente pressione delle attività umane sui territori. Continuare a individuare negli animali il problema da eliminare rischia quindi di lasciare sullo sfondo le cause profonde dei conflitti.

Per questo le tredici piazze hanno scelto di parlare attraverso immagini, corpi e parole, con il fine di contestare un provvedimento legislativo, ma anche di proporre un cambiamento di prospettiva. La domanda lanciata dalla mobilitazione resta aperta: vogliamo continuare a considerare gli altri animali come qualcosa da controllare, sfruttare e abbattere, oppure costruire una convivenza fondata sulla prevenzione dei conflitti, sulla tutela degli habitat e sul riconoscimento degli animali come individui?

Per i partecipanti alla mobilitazione la risposta è stata scritta sui cartelli, pronunciata nelle letture e rappresentata dai corpi stesi nelle piazze italiane: NESSUN BERSAGLIO. Contro il DDL Caccia. Contro lo specismo e ogni forma di oppressione. Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori. Per un mondo senza dominio.

La mobilitazione di questo fine settimana ha dimostrato che di fronte alle ingiustizie non esistono posizioni neutre. Le associazioni e i liberi cittadini chiedono un’inversione di rotta: la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori contro ogni forma di sfruttamento e dominio.

“Continueremo per mettere i bastoni tra le ruote alla maggioranza al Governo nell’approvazione di questo ddl; vogliamo che questi presidi siano l’inizio di un’opposizione reale” dichiara Eleonora Bocchi, parte del coordinamento nazionale che ha animato le manifestazioni. Si prospetta, insomma, un autunno caldo intorno alla discussione prevista alla Camera dei Deputati.

No Food No Science Collettivo Antispecista

Redazione Italia