Il whistleblowing, ovvero segnalare un illecito: in Italia un ‘percorso a ostacoli’

Pressenza - Tuesday, June 30, 2026

Il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione restituisce una fotografia fatta di luci e ombre, con forti differenze territoriali e settoriali e numerose barriere informative, tecniche e organizzative.

L’indagine Whistle Monitor stata realizzata da 44 volontarie e volontari appartenenti a Libera, al Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM) e a LINKCoordinamento Universitario.

Il monitoraggio ha coinvolto 434 amministrazioni pubbliche strategiche per il Paese: enti del sistema sanitario nazionale; università statali, scuole superiori, atenei privati e telematici; Regioni, Comuni capoluogo di provincia, Città metropolitane e Province autonome.

Per ogni ente sono stati valutati aspetti fondamentali come la presenza di informazioni complete sul whistleblowing, l’accessibilità dei canali di segnalazione, la tutela della riservatezza, la trasparenza delle procedure e la possibilità di utilizzo da parte delle persone con disabilità.

Il dato più significativo della rilevazione è che nessuno dei 434 enti monitorati raggiunge la piena conformità rispetto agli standard di accessibilità, trasparenza e tutela previsti dalla normativa e dalle Linee guida ANAC.

Oltre la metà delle amministrazioni (56,9%) si colloca in una fascia di adeguatezza solo parziale, mentre quasi un ente su tre (28,9%) presenta criticità rilevanti.

Ancora più preoccupante è il fatto che 1 ente su 3 non garantisca le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi vuole segnalare un illecito. In 29 casi, pari al 6,7% del campione, è stata riscontrata addirittura l’assenza totale di una pagina informativa o di un canale dedicato al whistleblowing.

Sul piano territoriale emerge una forte polarizzazione.

L’Emilia-Romagna si conferma la regione più virtuosa, con il punteggio medio più elevato e nessun ente in fascia critica. Al contrario, le maggiori fragilità si concentrano nel Mezzogiorno, dove risultano particolarmente critiche Sicilia, Abruzzo e Calabria.

Anche l’analisi per settore evidenzia importanti differenze.

La sanità pubblica risulta il comparto più avanzato, mentre gli enti locali mostrano una situazione molto disomogenea: se Regioni, Province autonome e Città metropolitane presentano livelli elevati di adeguatezza, i Comuni capoluogo registrano maggiori difficoltà. Particolarmente preoccupante è il quadro delle università private e telematiche, dove nel 22,2% dei casi manca completamente un sistema interno di segnalazione.

L’analisi dei singoli indicatori evidenzia numerose barriere che possono scoraggiare o impedire una segnalazione.

Tra le criticità più diffuse: oltre il 12% degli enti non dispone di una pagina web dedicata al whistleblowing; solo il 3,1% fornisce esempi concreti di segnalazione legati alla propria realtà organizzativa; meno della metà indica chiaramente i tempi di risposta; il 32,7% non pubblica una specifica informativa sulla privacy; gli strumenti di accessibilità per persone con disabilità sono presenti solo nel 12,6% delle pagine analizzate; il 37% degli enti prevede esclusivamente la segnalazione scritta, senza canali orali; in alcuni casi l’accesso alla piattaforma è limitato da credenziali che possono escludere soggetti tutelati dalla normativa, come ex dipendenti e collaboratori esterni. Persistono inoltre modalità di segnalazione che possono compromettere la riservatezza, come l’utilizzo di e-mail ordinarie, PEC o consegne cartacee.

Whistle Monitor non nasce per stilare classifiche o attribuire giudizi, ma per offrire uno strumento utile a comprendere le criticità esistenti e promuovere un miglioramento concreto.

Come sottolinea Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, è necessario avviare un confronto con le istituzioni e con tutti i soggetti che operano nell’ambito della formazione e del supporto alle pubbliche amministrazioni, per sviluppare percorsi di accompagnamento, semplificazione tecnica e responsabilizzazione. Garantire canali accessibili, sicuri e trasparenti non significa soltanto rispettare un obbligo normativo. Significa tutelare chi sceglie di segnalare nell’interesse pubblico e rafforzare gli strumenti di prevenzione della corruzione a beneficio dell’intera collettività.

Libera sottolinea l’enorme potenziale preventivo che questo strumento custodisce: il whistleblowing permette di intercettare l’opacità in tempo reale, mentre si sta manifestando o mentre l’illecito è ancora in corso. Al tempo stesso, la presenza stessa di un canale informativo chiaro e accessibile agisce come un potente dissuasore psicologico: se chi progetta una pratica occulta sa che il rischio di essere segnalato/a dall’interno è concreto, sarà drasticamente meno incentivato/a a delinquere.

“L’unica alternativa al whistleblowing è, viceversa, affidarsi esclusivamente alle armi della repressione giudiziaria, che interviene sempre a danno già compiuto e spesso a distanza di molti anni. Ecco perché sì, il gioco vale la candela – si legge nel Report – Costruire un contesto sicuro per chi segnala significa difendere, insieme, l’integrità dei beni comuni e la qualità della nostra democrazia”.

Giovanni Caprio