Bebetta Campeti / Il potere che cura

Pulp Magazine - Monday, June 15, 2026

La guaritrice ferita. L’iniziazione sciamanica di una donna occidentale è un viaggio che si presenta ai lettori come un memoir, ma che accoglie nelle sue pagine le molte vite e le molteplici strade della sua autrice, Bebetta Campeti, quasi fosse un romanzo di finzione. Quello che si snoda nel libro è un racconto infuso di sincerità, scritto a cuore aperto da chi non teme di rintracciare nelle proprie fragilità i nodi focali delle proprie trasformazioni, per raccontarle e tramandarle; per ispirare gli altri, senza pretese né superiorità, anzi: facendoci entrare negli abissi di una vita per riuscire a vedere meglio le stelle nel buio.

Il viaggio per diventare la guaritrice sciamanica che è oggi Campeti inizia nel 1982 nella Montagna di Sorte, in Venezuela. Bebetta è lì per girare un documentario sulla reina María Lionza, quando la violenza di una banda locale la colpisce, spingendola in un buco nero che segnerà la sua vita. Il disturbo da stress post-traumatico che la segue nei decenni successivi è sempre lì, in sottofondo, mentre Bebetta vive gli anni della sua giovinezza tra l’Europa e l’America. Qui inizia la sua esplorazione della realtà, dei mondi che coesistono al mondo fisico in cui viviamo, degli strati della coscienza umana. Sperimenta psichedelici, pasticche di LSD che le offrono uno sguardo nella vacuità e nelle interconnessioni che permeano il mondo fisico. Si addentra nell’esoterismo leggendo l’I Ching. Libro dei mutamenti e il Tao Te Ching. Scopre gli effetti positivi della meditazione e dello yoga nei viaggi in Oriente, dove sposa il buddismo tibetano che, come un salvagente, la tiene in superficie mentre influenze karmiche, di vite passate, fanno breccia nel presente, minacciando l’equilibrio della sua famiglia. Sperimenta l’ayahuasca in Perù. Viene iniziata allo shivaismo kashmiro, dove perfeziona l’arte della meditazione per calmare la mente e lasciar andare. Durante l’iniziazione del Kalachakra dal Dalai Lama, a Graz nel 2002, Bebetta sogna un mandala: da lì nasce Aurora, un centro in Toscana, circondato dalla natura della val d’Orcia, che negli anni successivi sarà un punto d’incontro, un luogo di equilibrio e di dialogo tra le diverse discipline che l’hanno aiutata a ritrovarsi.

Il mondo invisibile, oltre quello fisico in cui viviamo, è popolato di spiriti, che Campeti negli anni ha imparato ad esplorare, a conoscere, a canalizzare dentro di sé. Attraverso i viaggi sciamanici, guidata dai suoi maestri e maestre, muovendo il corpo energetico per uscire dal corpo fisico, Bebetta ha fatto conoscenza di molteplici animali di potere e Spirit Teacher che, accogliendola nel mondo di sotto, l’hanno guidata, protetta, consigliata. Ognuno di loro è portatore di una relazione specifica con il praticante, “dando forma a energie invisibili” dove l’immaginazione diventa “una porta per entrare in altre dimensioni”, connettendola al mondo naturale e ispirandola ad aiutare gli altri.

I viaggi sciamanici le aprono l’orizzonte sul tema dei traumi intergenerazionali, che riversiamo da una vita all’altra in un ciclo infinito, dove la morte è solo una porta a una nuova reincarnazione. I nodi delle vite passate vanno sciolti per arrivare alla guarigione, e Bebetta ci riesce. La maternità è un tema che permea il memoir, personificazione di un nodo da sciogliere per raggiungere il perdono e la guarigione. Da un lato c’è il rapporto difficile con la madre, dall’altro le sfide dell’essere una buona madre per i propri figli, cercando di bloccare quelle influenze karmiche che pesano sull’anima e che tramandiamo al nostro sangue. L’autrice scrive a cuore aperto di come le due tipologie di maternità – essere madre lei stessa e al contempo essere figlia di una madre – siano parte dello stesso insieme e di come curandone una, abbia guarito anche l’altra, accogliendo la pace anche dentro sé stessa.

Campeti possiede una scrittura limpida, riuscendo a narrare con una chiarezza disarmante le molte strade che ha incontrato nel suo cammino di guarigione, trovando nelle fragilità dell’esistenza un punto da cui partire per esplorare la realtà, fuori e dentro di sé, curando non solo le proprie ferite, ma anche quelle degli altri: “Qual è il potere che cura? […] il potere che cura è l’intenzione del guaritore”.

L'articolo Bebetta Campeti / Il potere che cura proviene da Pulp Magazine.