
Global Sumud Land Convoy diretto a Gaza bloccato alla periferia di Sirte
Pressenza - Tuesday, May 19, 2026A causa dell’aumento dei rischi per la sicurezza e della forte presenza di forze armate nell’area, il convoglio umanitario internazionale, una missione civile composta da oltre 200 partecipanti provenienti da 25 paesi, è stato costretto ad accamparsi a nove chilometri dal valico a metà strada tra Tripoli e Bengasi.
Il Global Sumud Land Convoy trasporta ambulanze, medicinali e case mobili e comprende medici, ingegneri, insegnanti e costruttori ecologici pronti a lavorare a fianco della leadership palestinese a Gaza. I suoi coordinatori erano in contatto con le autorità libiche da mesi, da cui avevano ricevuto permessi e garanzie di passaggio sicuro. Il 17 maggio infatti il convoglio ha raggiunto la sua ultima tappa prima del valico di Sirte, una zona neutrale tra la Libia occidentale e quella orientale ritenuta un territorio sicuro e accessibile. Tuttavia, un contingente militare appostato sulla strada per il valico ne ha impedito il passaggio.
Inoltre, si sono bruscamente interrotti i negoziati della Mezzaluna Rossa, mediatrice tra il gruppo e le autorità libiche. Per tentare di riaprire le trattative, i partecipanti al Global Sumud Land Convoy hanno formato una delegazione che si recherà a Sirte per consegnare una lettera contenente le loro richieste.
La Global Sumud Flotilla condanna la dimostrazione di forza messa in scena dall’Esercito Nazionale Libico al valico di Sirte: un tentativo di intimidire i civili partecipanti alla missione e di indurli a recedere dal mostrare la propria umanità.
Questo movimento è composto da persone provenienti da oltre 25 paesi, tutti volontari, civili non violenti e disarmati di ogni estrazione sociale, età, religione e credo, che ora sono costretti a oltrepassare un blocco militare semplicemente per consegnare una lettera in cui chiedono un salvacondotto.
La Quarta Convenzione di Ginevra è inequivocabile: tutte le parti sono obbligate a consentire il libero passaggio di soccorsi e operatori umanitari. La comunità internazionale deve agire. Le garanzie di passaggio sicuro sono state prima assicuate e poi negate. Una forza militare ora impedisce a civili disarmati di consegnare aiuti a una popolazione assediata. Non si tratta di una “zona grigia”. È una violazione del diritto internazionale umanitario e i responsabili saranno chiamati a risponderne.