Lezioni di pace in piazza

Pressenza - Saturday, May 9, 2026
E’ in corso l’adunata degli alpini a Genova, accompagnata da fortissime polemiche e dalla furbesca calata del generale Vannacci.

Come “Ora in silenzio per la pace” e ARCI, per protestare contro la chiusura delle scuole per una parata militare in tempo di guerra abbiamo fatto ” scuola in piazza” con le seguenti lezioni:

1. Sociologia e filosofia: il concetto di patria e il mito di Romolo e Remo
2. Danze popolari da tutto il mondo
3. Musica: i canti alpini, dal Capitano della compagnia alla Tradotta
4. Storia: Teresa Mattei e le madri costituenti
5. Favole, lettura per bambini e bambine.
Con lavagne di ardesia.

Solerti difensori d’ufficio della sindaca ci hanno fatto notare che l’amministrazione Salis ha ereditato gli alpini dalla giunta precedente. Ne abbiamo convenuto, ma abbiamo ribadito la nostra opinione: se scuole e adunata sono incompatibili si rinuncia all’adunata, non alle scuole.

Siamo soddisfatti e soddisfatte dell’iniziativa, che ci ha permesso più volte di sottolineare che i pacifici alpini si sono portati appresso un autoblindo con tanto di cannone, l’hanno sistemato ai giardini pubblici e ci fanno giocare i bambini e le bambine.

Oltre ai commenti positivi, segnaliamo anche quelli negativi, sui social e “in presenza”.
Si va da: “Ma vai a fare il brodo” a “scappati dall’ospizio”. Ovviamente non sono mancati quelli sulla nostra preferenza per i “maranza” ad allusioni pesanti sulla nostra probabile astinenza sessuale.
Un giornalista di Libero, che si è presentato come carino e solidale ( ma come si fa?) ha sottolineato che eravamo in pochi/e e che c’era poco da temere da noi.

Da parte nostra, siamo così soddisfatti e soddisfatte del risultato che stiamo già pensando di replicare il due giugno…

Riporto qui alcune delle poesie che abbiamo proposto, e allego le “formiche di pace” che abbiamo distribuito ai e alle passanti.

Lo schiaffo di Janna Carioli
Se vuoi avere ragione
parla. Se vuoi convincermi
parla. Se vuoi sapere
parla.

Uno schiaffo non è
una strada più dritta,
uno schiaffo
è una sconfitta.

Lettera a un bambino in guerra
Lo so che la guerra
non è un videogioco,
si muore per sempre
non solo per poco.
Lo so che fuggire
ti dà tanto dolore,
la casa, il tuo cane
sono strappi del cuore.
Lo so che il mio aiuto
è solo un granello,
ma vieni, ti aspetto.
Ho il letto a castello.

Lo spaventapasseri
Figlio non andare coi signori della guerra
l’arma che ti han dato puoi piantarla nella terra
è di legno buono potrà crescere un ulivo
quando fiorirà sarai di certo ancora vivo

Figlio puoi gettare la divisa che ti han dato
servirà di più nel campo appena arato
sopra ad un palo metterla con un cappello in mano
scaccerà gli uccelli che non mangeranno il grano

Lo spaventapasseri val più di un generale
difenderà il tuo pane e il tuo campo da ogni male
il generale invece sa piantare solo dolore
e sopra i nostri campi non ci nasce
neanche un fiore

Pensa con la tua testa
E poi decidi, dai
Lo so che è un po’ più scomodo
Ma non ti pentirai

Pensa con la tua testa

Pensa con la tua testa
non dare retta mai
a chi ti vuol convincere
perché gli servirai
E vai!!!

La forza caro amico anche se non ci credi,
Non prende a pugni il mondo e non ti pesta i piedi

La forza quella vera sa fare una carezza
Non usa la violenza, è fatta di dolcezza

Questa è la forza buona
Non quella che colpisce
Non quella che fa guerra
Non quella che ferisce
La forza è nei pensieri
E vive dentro al cuore
Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore!

Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore

La forza di una mamma che non avanza un metro
Se vede che il suo bimbo è stanco e resta indietro

Gli rimane vicino e poi lo prende in braccio
Perché la forza vera è quella di un abbraccio

Questa è la forza buona
Non quella che colpisce
Non quella che fa guerra
Non quella che ferisce
La forza è nei pensieri
E vive dentro al cuore
Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore!

Non è fatta di muscoli
La forza dell’amore

Stracci!Stracci! di Gianni Rodari
O cenciaiolo, cos’hai nel sacco ?
”Una scarpa senza tacco,
un vecchio abito da sera
con più buchi del groviera,
un tamburo senza pancia,
un piattino senza mancia,
una giacca senza bottoni,
una bretella senza calzoni,
e in fondo in fondo, col naso per terra,
un ministro della guerra”.

da Generale di  Bertolt Brecht
I progettisti sgobbano
Curvi sui tavoli di lavoro
Un errore di calcolo
E le città del nemico rimarranno incolumi
(N. B. Profitti di Leonardo)

Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Il nemico non è, no non è
oltre la tua frontiera;
il nemico non è, no non è
oltre la tua trincea;
il nemico è qui tra noi,
mangia come noi, parla come noi,
dorme come noi, pensa come noi
ma è diverso da noi.
Il nemico è chi sfrutta il lavoro
e la vita del suo fratello;
il nemico è chi ruba il pane
il pane e la fatica del suo compagno;
il nemico è colui che vuole il monumento
per le vittime da lui volute
e ruba il pane per fare altri cannoni
e non fa le scuole e non fa gli ospedali
per pagare i generali, quei generali
per un’altra guerra…

(adattamento di Enzo Jannacci)

Redazione Genova