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Lezioni di pace in piazza
Scuola in piazza E’ in corso l’adunata degli alpini a Genova, accompagnata da fortissime polemiche e dalla furbesca calata del generale Vannacci. Come “Ora in silenzio per la pace” e ARCI, per protestare contro la chiusura delle scuole per una parata militare in tempo di guerra abbiamo fatto ” scuola in piazza” con le seguenti lezioni: 1. Sociologia e filosofia: il concetto di patria e il mito di Romolo e Remo 2. Danze popolari da tutto il mondo 3. Musica: i canti alpini, dal Capitano della compagnia alla Tradotta 4. Storia: Teresa Mattei e le madri costituenti 5. Favole, lettura per bambini e bambine. Con lavagne di ardesia. Solerti difensori d’ufficio della sindaca ci hanno fatto notare che l’amministrazione Salis ha ereditato gli alpini dalla giunta precedente. Ne abbiamo convenuto, ma abbiamo ribadito la nostra opinione: se scuole e adunata sono incompatibili si rinuncia all’adunata, non alle scuole. Siamo soddisfatti e soddisfatte dell’iniziativa, che ci ha permesso più volte di sottolineare che i pacifici alpini si sono portati appresso un autoblindo con tanto di cannone, l’hanno sistemato ai giardini pubblici e ci fanno giocare i bambini e le bambine. Oltre ai commenti positivi, segnaliamo anche quelli negativi, sui social e “in presenza”. Si va da: “Ma vai a fare il brodo” a “scappati dall’ospizio”. Ovviamente non sono mancati quelli sulla nostra preferenza per i “maranza” ad allusioni pesanti sulla nostra probabile astinenza sessuale. Un giornalista di Libero, che si è presentato come carino e solidale ( ma come si fa?) ha sottolineato che eravamo in pochi/e e che c’era poco da temere da noi. Da parte nostra, siamo così soddisfatti e soddisfatte del risultato che stiamo già pensando di replicare il due giugno… Riporto qui alcune delle poesie che abbiamo proposto, e allego le “formiche di pace” che abbiamo distribuito ai e alle passanti. Lettera a un bambino in guerra Lo so che la guerra non è un videogioco, si muore per sempre non solo per poco. Lo so che fuggire ti dà tanto dolore, la casa, il tuo cane sono strappi del cuore. Lo so che il mio aiuto è solo un granello, ma vieni, ti aspetto. Ho il letto a castello. Lo spaventapasseri Figlio non andare coi signori della guerra l’arma che ti han dato puoi piantarla nella terra è di legno buono potrà crescere un ulivo quando fiorirà sarai di certo ancora vivo Figlio puoi gettare la divisa che ti han dato servirà di più nel campo appena arato sopra ad un palo metterla con un cappello in mano scaccerà gli uccelli che non mangeranno il grano Lo spaventapasseri val più di un generale difenderà il tuo pane e il tuo campo da ogni male il generale invece sa piantare solo dolore e sopra i nostri campi non ci nasce neanche un fiore Pensa con la tua testa E poi decidi, dai Lo so che è un po’ più scomodo Ma non ti pentirai Pensa con la tua testa Pensa con la tua testa non dare retta mai a chi ti vuol convincere perché gli servirai E vai!!! Da Generale di  Bertolt Brecht I progettisti sgobbano Curvi sui tavoli di lavoro Un errore di calcolo E le città del nemico rimarranno incolumi (N. B. Profitti di Leonardo) Generale, il tuo carro armato è una macchina potente Spiana un bosco e sfracella cento uomini. Ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista. Generale, il tuo bombardiere è potente. Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante. Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico. Generale, l’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare. Il nemico non è, no non è oltre la tua frontiera; il nemico non è, no non è oltre la tua trincea; il nemico è qui tra noi, mangia come noi, parla come noi, dorme come noi, pensa come noi ma è diverso da noi. Il nemico è chi sfrutta il lavoro e la vita del suo fratello; il nemico è chi ruba il pane il pane e la fatica del suo compagno; il nemico è colui che vuole il monumento per le vittime da lui volute e ruba il pane per fare altri cannoni e non fa le scuole e non fa gli ospedali per pagare i generali, quei generali per un’altra guerra… (adattamento di Enzo Jannacci) C’è volontariato e volontariato Si è quasi conclusa la parata militare degli alpini, che per tre giorni ha attraversato la nostra città e modificato le nostre abitudini, con inevitabile corredo di polemiche. A “penne nere” ormai partite, osservo che: l’adunata (termine prettamente militare: ma questi “sono” militari) è costata al comune un milione di euro. Ha portato “denaro”, “commercio”, “allegria”, secondo chi si rammarica perché la prossima non sarà a Genova. Denaro a chi? Non certo a chi fatica ad arrivare alla fine del mese. A ristoratori, baristi ed albergatori. Buon per loro, ma osserviamo che si tratta di denaro pubblico di cui ci si vanta per aver sostenuto imprese private. Allegria? Questione di gusti… Sui social e di persona chi ha provato a seminare qualche dubbio in chi applaudiva gli alpini, ha sentito ritornelli ricorrenti. Alcuni erano estremamente volgari. Altri ricordavano stizziti il volontariato che caratterizza l’Associazione Nazionale Alpini. Ringraziati i volontari alpini, che hanno più volte operato anche a Genova, e che accorrono sempre  tra i primi in caso di calamità, osserviamo che: 1) il volontariato non dovrebbe essere rinfacciato al primo contrasto dialettico; 2) milioni di persone in Italia svolgono volontariato in modo discreto e cercando di interrompere il meno possibile le normali attività altrui; 3) se vivessimo in un paese civile, ad accorrere immediatamente  in caso di calamità dovrebbe essere una protezione civile adeguata, finanziata,  addestrata ed efficiente; 4) l’Associazione Nazionale Alpini è finanziata, in modo del tutto legittimo e trasparente, dal ministero della Difesa, in quanto associazione d’arma. I volontari e le volontarie di serie B, senza penne sul cappello, e spesso senza cappello, si pagano anche i gessetti per fare scuola. Gli alpini stanno per partire e salutare Genova. Auguriamoci  che si portino via al più presto anche il cannone semovente che hanno sistemato ai giardini di Brignole, e sul quale hanno fatto giocare i bambini e le bambine genovesi. Cercando di convincerli che la guerra è una cosa “normale”, che può diventare anche divertente, che tutto sommato una firma sul foglio di arruolamento si può anche mettere, che è un “lavoro come un altro”. E che un eventuale ritorno alla naia, se capitasse…….. Redazione Genova
May 9, 2026
Pressenza