Oltre l’autoreferenzialità dei movimenti

Comune-info - Tuesday, April 7, 2026
Roma, 28 marzo: corteo No Kings. Foto di Riccardo Troisi per Comune

È una vita che faccio politica fuori dai partiti. Ed è proprio per questo che condivido pienamente quello che (finalmente) ha scritto Emilia De Rienzo (Come restare movimento e radicarsi nei territori) nella discussione Società in movimento:

“C’è un equivoco che attraversa da anni il discorso pubblico: l’idea che la politica possa fare a meno dei partiti. Non penso che sia possibile né auspicabile. (…) Il punto non è scegliere tra società civile e partiti in un rapporto di subalternità, ma alimentare una dialettica costante (…) Se la società civile e i partiti smettono di parlarsi, il vuoto che si crea non è neutro: è il terreno fertile per la deriva autoritaria”.

Infatti è il lungo e continuo curriculum di fragilità e discontinuità da parte dei “movimenti” nell’andare oltre un’altalenante testimonianza, o ai fallimenti prodotti laddove hanno cercato essi stessi di darsi una forma organizzata (ci ricordiamo della frana costituita dalla Lista Tsipras, alla cui costituzione ho partecipato attivamente?) che mi fa concordare con forza con Emilia De Rienzo.

Motivi per condannare l’altra sponda – a partire dai partiti politici – c’è ne sono sempre, ma se seguiamo questo approccio continueremo a praticare presunzione e autoreferenzialità, e ognuno a gonfiare la propria bolla. Se si vuole dialogo, bisogna essere capaci di offrirlo, sapendo valutare e valorizzare i differenti ruoli, abbandonando quell’aurea da duri e puri che continuo a vedere attorno a me. Più i tempi sono duri, più dovremmo essere spinti verso dialogo, confronto e il “marciare divisi per colpire uniti”, tanto per citare il vecchio Mao Tes Tung… Lo so, suona enfatico e sproporzionato, ma tanto per capirci con una metafora, ed essere volutamente provocatorio… E certamente è complesso, defatigante (e per molti demotivante, perché è faticoso uscire dalla comfort zone di quelli che la pensano come noi). Ma cosa non lo è, se si vuole contrastare l’autoritarismo militare verso il quale stiamo andando?

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