L’entità coloniale sotto il fuoco di Iran e Libano, mentre i gazawi genocidati per una notte, celebrano l’Eid senza le bombe

InfoPal - Friday, March 20, 2026

Di Brahim Baya. Nella notte dell’Eid, per due ore consecutive, l’entità genocida è stata colpita da Iran e Libano.

Non un attacco simbolico, ma un’azione estesa, da Haifa a Tel Aviv fino a Gerusalemme.

Non è stato “un semplice bombardamento”.

È stata una dimostrazione di capacità militare iraniana, con diversi tipi di missili, lanciata subito dopo le dichiarazioni del criminale di guerra Netanyahu dal suo bunker sotterraneo, in cui rivendicava l’azzeramento delle capacità missilistiche iraniane.

E invece, fuori dal bunker, la realtà raccontava altro.

Milioni di israeliani sono costretti nei rifugi da quando Netanyahu, con il consenso di circa il 90% degli israeliani, ha aggredito unilateralmente uno Stato sovrano.

Nel frattempo, a Gaza, per la prima volta dopo due anni, le famiglie hanno potuto vivere l’Eid con un’intensità diversa: sempre nella sofferenza, tra distruzione e privazioni – ma senza il rumore continuo delle bombe sopra le loro teste.

Ed è qui che emerge la contraddizione.

Per mesi ci è stato detto cosa fosse “razionale”, “accettabile”, “legittimo”.

Eppure, quando la forza si manifesta dall’altra parte, tutto diventa “follia”.

Se qualcuno avesse detto che sarebbero stati colpiti porti, centri strategici, raffinerie e fabbriche di armi, molti lo avrebbero definito impensabile.

Se qualcuno avesse detto che i capi degli Emirati, che complottavano contro Gaza, oggi siedono impauriti, lo avrebbero definito impensabile.

Se qualcuno avesse detto che gli F-35 sarebbero stati abbattuti, lo avrebbero definito impensabile.

E invece sta accadendo.

Oggi possiamo dire “Eid Mubarak” ai nostri fratelli e sorelle a Gaza, ma è anche un giorno per osservare con lucidità come cambiano gli equilibri.

La strada della libertà è a portata di mano.

Non serve molto per capire da che parte stare.

Serve solo dignità.