
Bouteille: più del vetro che galleggia, più che un posto per la traversata
Progetto Melting Pot Europa - Thursday, March 12, 2026Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar.
Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni.
Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.
Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale
Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026
Roberta Derosas
12 Febbraio 2026
Tra gli aventuriers, bouteille indica il passeggero delle toba dirette a Lampedusa. Per estensione, il posto sulla barca. La bottiglia è un oggetto leggero, affidato alle correnti, che può arrivare oppure no, raggiungere una destinazione, un porto, una spiaggia, una costa..
E’ un’immagine che contiene l’attesa e il caso. Come una bottiglia, il corpo parte, galleggia se può, resiste finché regge. L’arrivo non è garantito. Una bottiglia non è solo vetro che galleggia. Contiene un messaggio: un nome, una data, una richiesta di aiuto, una prova di esistenza, un messaggio di vita.
Come chi parte: un corpo che contiene una storia, la traccia di un passaggio, la domanda di essere riconosciuto, soccorso, accolto. Quando la usano gli organizzatori del viaggio, cambia forma: la persona diventa unità di carico, posto venduto, corpo trasportato. Da soggetto in movimento a oggetto di scambio.
“Bouteille” nasce anche come codice, per parlare del viaggio senza nominarlo in un contesto di sorveglianza crescente. È una parola che protegge finché resta opaca. Poi si consuma, si corrode. Intanto resta nel lessico quotidiano di chi parte, dentro un mercato della traversata che esiste perché le vie legali sono chiuse.
Bouteille
Parola a cura di Luca Queirolo Palmas (Università di Genova) e Franck Yotedjie (Università di Genova)
Per gli aventuriers in Tunisia il termine bouteille (bottiglia) designa i passeggeri sui toba (si veda Toba) e per estensione un posto/biglietto per la traversata verso Lampedusa.
Il termine simbolizza un corpo galleggiante, capace di prendere il mare senza affondare, ma designa anche il vettore potenziale di un messaggio di speranza o di un SOS: nonostante le intemperie, prima o poi, le bottiglie arriveranno su una qualche costa e quanto contengono verrà raccolto da sconosciuti, come una testimonianza che unisce e viaggia fra le diverse sponde del Mediterraneo.
Il legame fra il destino di una bottiglia in mare e quello di chi prova la traversata risiede nella speranza e nella casualità: speranza che la testimonianza sia raccolta; casualità che i corpi arrivino dall’altro lato e si salvino nonostante le condizioni di estremo rischio e di insicurezza del viaggio.
Sulla scia di questo legame fra un oggetto in balia delle intemperie e l’esperienza del viaggio verso Lampedusa, la parola bouteille è così associata alla condizione del passeggero che si accinge a prendere il mare.
Al tempo stesso, dal lato degli organizzatori dei viaggi, questa stessa parola riduce l’aventurier a un oggetto, a un corpo passivo che viene spostato in cambio di una tariffa, togliendo così soggettività ai protagonisti del viaggio.
L’uso del termine è anche connesso all’intensificazione dei controlli e della sorveglianza sulla comunicazione e sulle forme di organizzazione degli aventuriers da parte delle autorità tunisine. Migranti e rifugiati presenti nel paese hanno così sviluppato un linguaggio parallelo, criptato, e spazi comunitari dedicati quali chat, forum, gruppi digitali di ogni tipo, fra cui ad esempio African market.
Su questi canali sono pubblicati annunci di diversa natura: dalla vendita di beni alle offerte di lavoro e di alloggi, da servizi finanziari di trasferimento di denaro alla composizione degli equipaggi e la disponibilità di posti. In questo quadro parole come «bottiglia» nascono dall’intenzione di proteggere le comunicazioni relative al viaggio.
Tuttavia, divenendo velocemente riconoscibili agli occhi delle autorità, se da un lato perdono la loro dimensione di segretezza, dall’altro si sedimentano nel linguaggio dei viaggiatori. Altre parole nascoste e altrettanto effimere sono inventate nel tentativo di eludere una sorveglianza digitale sempre più pervasiva.
Il termine è così utilizzato quotidianamente dai passeggeri e trasformato altrettanto quotidianamente dagli organizzatori della traversata che vendono i loro servizi sul mercato dei viaggi; un mercato che è figlio del proibizionismo migratorio dell’Unione Europea esercitato contro chi è povero e ha la pelle scura.
Esempi dal campo
È una parola in codice, per evitare che la polizia sappia di cosa parliamo. Se gli organizzatori del viaggio usano il termine «passeggeri» al telefono, la Garde Nationale capisce e sa in anticipo che il viaggio è in preparazione. Ma si potrebbe anche dire angurie, pomodori o qualunque altra cosa. Non è mai un nome fisso.
Intervista con William, corrispondente del Giornale delle Rotte
Domani raduno per l’Italia. Bisogno di due bottiglie urgenti.
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6 bottiglie per completare un convoi che parte la settimana prossima (2500 dinari), capitano competente, buona attrezzatura.
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Chi porta 5 bottiglie paganti avrà un posto libero
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