Gli Epstein files: se non seguiranno condanne, sarà un veleno collettivo

InfoPal - Friday, February 13, 2026

Stefano Manera. Se ai files di Epstein non seguiranno condanne reali ed esemplari, essi si trasformeranno in un potente veleno che agirà profondamente su tre livelli: corpo, psiche e spirito.

La loro circolazione massiccia saturerà l’immaginario collettivo di immagini estreme di violenza e depravazione inconcepibile e indicibile.

L’esposizione continua a questo materiale produrrà un effetto paradossale: ciò che dovrebbe sconvolgerci diventerà gradualmente familiare.

È l’orrore che a forza di essere mostrato si normalizza.

Ciò che era inaccettabile diventa parte del paesaggio mentale quotidiano.

Questa dinamica (molto comune in questi ultimi anni) può essere letta come una forma di un vero e proprio rituale negativo: veniamo costretti a guardare, a sapere, a essere testimoni impotenti, ma senza la possibilità di agire, di vedere giustizia, di ottenere riparazione. È un’esposizione forzata che ci coinvolge emotivamente, senza darci alcun potere.

Il risultato non è la catarsi liberatoria, quella che si ottiene quando il male viene punito, ma uno stato permanente di frustrazione, rabbia impotente e cinismo.

Vediamo tutto, sappiamo tutto, ma non cambia nulla.

E le élite continuano a godere di immunità.

Il messaggio è che il male viene fatto vedere, ma resta impunito.

Il male genera altro male, si moltiplica, si espande: il pasto è servito.

Questo meccanismo genera quella che in psicologia viene chiamata “impotenza appresa”, ovvero la percezione che le nostre azioni non abbiano alcun effetto sulla realtà.

E un’umanità convinta della propria impotenza è un’umanità già sconfitta.

L’antidoto a questo veleno è il risveglio, privilegio di pochi.

Non è un caso che da qualche anno, sempre più insistentemente, si parli di risveglio come processo necessario per l’evoluzione, per compiere lo scatto di coscienza indispensabile che inevitabilmente porterà a una vera e propria speciazione, non basata sulla genetica, ma sullo stato di coscienza.

Questa speciazione non avverrà attraverso mutazioni biologiche, ma attraverso una trasformazione radicale della percezione: la capacità di vedere il veleno per quello che è, di non ingerirlo, di non lasciarsi contaminare dall’impotenza indotta.

Chi si risveglia esce dal teatro dell’orrore spettacolarizzato e sceglie di agire dal proprio centro di coscienza, recuperando sovranità interiore e responsabilità personale. Non si tratta di negare il male o di distogliere lo sguardo, ma di non permettere che il male ci abiti, che diventi la nostra frequenza dominante.

In questo senso, il risveglio diventa un atto di resistenza biologica e spirituale insieme: una scelta evolutiva che divide chi continuerà a nutrirsi del veleno da chi imparerà a trasformarlo in medicina attraverso la pratica della presenza, della compassione lucida e dell’azione consapevole.

La vera battaglia non si combatte contro le élite impunite, ma dentro di noi, nella capacità di non lasciarci colonizzare dalla loro oscurità.

È qui che si gioca il futuro del genere umano.