Wu Ming 2 / Macchine, sortilegi, rituali

Pulp Magazine - Friday, December 26, 2025

Dopo Timira (Einaudi, con Antar Mohamed), Il sentiero luminoso (Ediciclo) e Veglione Rosso (Panozzo), da poco in libreria Mensaleri, nuovo romanzo solista di Wu Ming 2, nom de plume di Giovanni Cattabriga. Parte del collettivo Luther Blisset e in seguito Wu Ming (ultima opera a sei mani UFO 78, sempre Einaudi), frontman e paroliere dell’esperienza poetico-musicale Wu Ming contingent, narratore camminatore, autore e interprete di teatro militante, l’autore raccoglie la somma di tutte le sue esperienze in questo romanzo unico in cui si incontrano il regno animale del molto piccolo, la natura naturans, l’uomo che rispetta e venera e l’”uomo industriale”.

Mensaleri è un romanzo scritto nell’antropocene e in quanto tale porta l’attenzione sull’interrogativo più importante: è possibile un equilibrio tra i viventi? La risposta a questa domanda e le vie per arrivarci tuttavia non sono lineari. Forze arcane operano nelle catene causali delle trame e gli effetti spesso sono imprevisti, determinati da un destino iniziato altrove, come nel proverbiale effetto farfalla.

Lo scenario è l’isola di Parpai, che, da luogo ameno e ricco di specie particolari diviene sede di una cartiera, creatura di Nazzaro Mensa, poi del figlio Celso e del nipote Alberto.  Quello che a un industriale può sembrare una tela bianca dove installare la propria impresa sembra solo una cosa a chi c’era da prima: casa propria e poco importa che a pensarla così siano miriadi di bruchi e farfalle o personaggi “poco raccomandabili”. L’isola che diventerà una cartiera con villaggio operaio annesso nasconde un antico segreto che ha legato spiritualmente e fisicamente intere generazioni di adepti. Come si dipana nei secoli questa relazione è l’argomento del romanzo.

Il racconto si svolge su più piani temporali, dall’evento leggendario che rende l’isola speciale (1363) alla rinascita della fabbrica intorno agli anni 2000 passando per la storia della cartiera, del villaggio operaio e della famiglia Mensa, (“l’età dell’oro” 1868-1950 circa). Lo strumento per far incontrare queste anime dello stesso posto e della stessa comunità è il teatro che una combattiva regista “applica” alla situazione su mandato della stessa famiglia Mensa. Lo sguardo per certi versi esterno, ma in grado di far nascere con una sorta di maieutica la verità, è una meravigliosa metafora di come l’arte, la performance e la scrittura possano far emergere storie passate che hanno ricadute sul presente.

Non sarebbe un libro dei Wu Ming se mancasse l’azione e infatti tra le pagine troviamo inseguimenti e movimenti, viaggi lisergici e trappole artigianali, cortei e piccoli furti…non ci si annoia proprio leggendo le quasi cinquecento pagine di questo libro. Tuttavia, ragionando per affinità c’è un solo lavoro a cui questo si può accostare ed è Il fungo alla fine del mondo di Anna Lowenhaupt Tsing (Keller). Se il libro dedicato all’incredibile matsutake (il fungo venduto a peso d’oro in Giappone) dimostra con dovizia di particolari la necessità di una simbiosi uomo-fungo-foresta (e attenzione la foresta è qui intesa come un luogo post-industriale) con le “armi” della saggistica, Mensaleri lo fa con il colpo d’ala della narrativa. L’esito è in entrambi i casi la consapevolezza di come l’infinitamente piccolo (bruchi e farfalle in un caso, funghi nell’altro), la natura (boschi, fiumi e foreste) e le comunità di umani con i loro sistemi simbolici, di produzione e riproduzione debbano trovare modi per cooperare per scongiurare l’estinzione. Un’ultima nota: su Wu Ming foundation si trovano materiali di approfondimento del libro, “titoli di coda” da abbinare alla lettura che tratteggiano le ispirazioni reali della vicenda immaginata nel romanzo. Cito solo una frase che aiuta a entrare nelle atmosfere “mensaleresi”: «Ci dicemmo che qualunque città ideale, edificata dal nulla, ha una doppia natura che la rende spaventevole: il volto dell’utopia e il corpo del carcere».

 

 

 

 

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