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Il pacifismo tra Mediterraneo e Sol Levante
Le costituzioni  Italia e Giappone hanno entrambe all’interno delle loro costituzioni, entrate in vigore il 1 gennaio 1948 e il 3 maggio 1947, un articolo che promuove il rifiuto della guerra, tuttavia con sfumature differenti. Articolo 11 Costituzione italiana “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Articolo 9 Costituzione giapponese “ 1.Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per risolvere le controversie internazionali. 2.Per conseguire l’obbiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno mantenute forze di terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.” L’Italia post-seconda guerra mondiale uscì perdente ma non venne punita quanto il Giappone, il quale subì un’occupazione più o meno formale, gestita dal generale MacArthur, successivamente agli avvenimenti del conflitto mondiale. La costituzione di quest’ultimo venne scritta sotto questo controllo. Infatti, la nostra nazione evitò il destino di Germania e Giappone grazie alla collaborazione con gli Alleati, sostenuta dai Partigiani. Come il resto dell’Europa occidentale, si risollevò dopo il conflitto grazie al Piano Marshall, annunciato il 5 giugno 1947 dal segretario di Stato George C. Marshall. Inoltre, dal secondo dopoguerra al 1992 la Democrazia Cristiana,  un partito affine agli ideali americani,  governò quasi ininterrottamente, facendo sì che quegli orientamenti politici fossero percepiti non come imposizioni, ma come espressione di democrazia.  I due articoli costituzionali aspirano alla pace rinunciando alla guerra, ma divergono nei termini: l’Italia ripudia la guerra come mezzo di offesa o risoluzione di controversie, consentendo però azioni armate multilaterali, cedendo sovranità per garantire pace e giustizia internazionale. Il Giappone, invece, sotto occupazione alleata, rinuncia totalmente alla guerra come diritto sovrano, all’uso della forza e al mantenimento di qualsiasi esercito. Politicamente, entrambi i paesi sconfitti scelgono il ripudio bellico: in modo parziale e flessibile l’Italia, assoluto il Giappone. A livello pratico, come vengono applicati questi principi pacifisti? Innanzitutto, nel corso del tempo l’articolo 9 della costituzione giapponese ha subito modifiche, al fine di permettere una partecipazione più attiva a livello militare nel contesto internazionale, quindi per partecipare a missioni di peacekeeping e per sviluppare una difesa più efficiente per via delle minacce limitrofe. Con la normalizzazione del Giappone, non più il Giappone “amante della pace”, è iniziato un cambiamento del concetto di pacifismo interiorizzato nella costituzione. Con questa trasformazione, non si è passati a una politica di aggressione, ma gli otto limiti che caratterizzavano il pacifismo giapponese si stanno progressivamente superando. Di conseguenza, le forze armate giapponesi (che ancora oggi si chiamano Jeitai, ovvero Forze di Autodifesa) possono svolgere compiti che prima erano proibiti dalle norme interne, sebbene il processo di revisione costituzionale non sia ancora completo.  In Italia, l’articolo 11 inizia con “L’Italia ripudia la guerra”, ma solo nella forma offensiva e di risoluzione delle controversie, come previsto dall’articolo 2.4 della Carta ONU.  Tale articolo introduce il fatto che l’Italia possa partecipare militarmente su richiesta della Nato e dell’Onu.  Per cui, nel 2026 è previsto il 3,26% delle spese militari sul PIL nazionale, pari a circa € 32,9 miliardi, secondo l’Osservatorio Milex, con un aumento di 2,8%. Come reagiscono i civili a questo?  Innanzitutto, in Giappone il più antico gruppo che va contro il militarismo, in particolare all’uso del nucleare, è l’Associazione dei sopravvissuti alle bombe atomiche, Nihon Hidankyō, fondata nel 1956.  È vincitore di un Nobel per la pace nel 2024 e collabora per fare pressione politica affinché l’uso di armi nucleari sia visto come un’azione grave e amorale. Al tempo stesso diffonde testimonianze storiche dei sopravvissuti e ne difende i diritti sociali ed economici richiedendo migliori cure sanitarie e indennizzi statali. Diverse sono le marce e le proteste che sottolineano la necessità di battersi contro il crescente militarismo e in generale contro tutte le azioni di governo contrarie  a ciò che l’Articolo 9 sostiene, senza che questo venga cambiato nella sua struttura. L’ultima notizia risale al 19 aprile 2026 quando circa 36.000 persone sono scese in piazza a Tokyo opponendosi all’intenzione del governo di Takaichi di modificare la clausola pacifista della Costituzione.  In Italia la stessa onda pacifista si muove da tempo su numerosi fronti, da quello religioso a quello sociale. Storicamente l’Italia ha avuto una presenza di movimenti pacifisti costante e ad oggi gli eventi e le manifestazioni sono sempre maggiori, tant’è che è stata creata una mappa che mostra la presenza di iniziative pacifiste (per consultarla), e ad oggi Rete Pace e Disarmo, nata nel 2020, unisce molte associazioni che fanno riferimento al movimento nonviolento. L’associazione pacifista più longeva risale al 1948 con il Movimento per la Pace ideato da Aldo Capitini, che inaugurò anche la prima Marcia per la Pace nazionale Perugia-Assisi nel 1961. Questa ha ispirato migliaia di attivisti, i quali a loro volta lottano affinché la nonviolenza sostituisca l’ideale militarista diffuso da sempre dai governi. Conclusione Si è dimostrato quanto Italia e Giappone siano simili in apparenza dal punto di vista storico ma differenti all’interno per motivi politici, sociali ed economici. Nonostante tali grandi differenze, è evidente come vi sia in entrambe le nazioni una visione interna formata da due poli opposti: quello voluto dal governo e quello voluto dai cittadini. Un confronto simile con altri paesi potrebbe rivelare dinamiche analoghe.   -Melissa Kalemaj, tirocinante presso il Centro per la Pace Forlì Fonti https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-11 https://mondointernazionale.org/post/larticolo-pacifista-della-costituzione-giapponese-1 https://www.archiviodisarmo.it/view/bUlibTJXWUF0RExFVm1GNForL0ZBdz09OjpiRNn1dZRAaYC5vq3iRErG/0524-s-censi-il-riarmo-giapponese-.pdfhttps://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/Tosi.pdf https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2025/05/introduction-evaluating-japans-new-grand-strategy/#:~:text=3,facto%20armed%20forces)%20in%201954. https://www.questionecivile.it/2024/03/26/l-articolo-9-pacifismo-costituzionale-giappone/ https://www.japan-experience.com/it/plan-your-trip/to-know/japanese-history/postwar-japan-history?market=it https://fondazionenenni.it/eventi/le-critiche-di-nenni-al-piano-marshall https://www.milex.org/2025/10/28/spesa-militare-previsionale-pura-in-crescita-di-un-miliardo-nel-2026-per-litalia/ https://www.peacelink.it/pace/a/51179.html https://www.treccani.it/enciclopedia/eol-nihon-hidankyo/ https://www.avvenire.it/mondo/il-giappone-sempre-meno-pacifista-apre-alla-vendita-di-armi_107250 https://www.runipace.org/aree-tematiche/movimenti-per-la-pace/#:~:text=I%20movimenti%20per%20la%20pace%20costruiscono%20campagne%20nazionali%20e%20internazionali,attivit%C3%A0%20educative%20alla%20non%2Dviolenza. https://forumpace.consiglio.provincia.tn.it/notizia/articolo?id=953 https://retepacedisarmo.org/le-reti-fondatrici-di-ripd/ Redazione Romagna
May 4, 2026
Pressenza
Blocchi navali
a cura di Francesco Masala La globalizzazione non è nient’altro che il controllo dei mari e degli oceani, ma anche degli stretti. In un interessante video ne parla nel 2019 Diego Fabbri: I Romani dopo la sconfitta dei cartaginesi controllarono il Mar Mediterraneo (pax romana) Nel XVIII e XIX secolo furono i britannici a controllare i mari del mondo (pax
Difendere la Costituzione pacifista: Tokyo in piazza
due articoli sulle manifestazioni in Giappone contro la guerra in sintonia con i contenuti del 25 aprile: – Eleonora Zocca dalla lista di distribuzione postale intitolata Japanica – un articolo da PeaceLink   Eleonora Zocca Da alcune settimane si stanno tenendo manifestazioni sempre più partecipate contro la guerra e in opposizione alla revisione costituzionale voluta da Takaichi. Benvenute e benvenuti
Giappone: rimosso il divieto all’export di armi letali
Il governo della Prima Ministra Sanae Takaichi ha ufficialmente revocato il divieto di esportazione di armi letali, inclusi i jet da combattimento di ultima generazione. L’annuncio è arrivato martedì tramite un post della Premier sulla piattaforma X, e segna una trasformazione radicale per l’industria della difesa nipponica, mentre la Mitsubishi Heavy […] L'articolo Giappone: rimosso il divieto all’export di armi letali su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Gli Stati entrano nella corsa al mercato del carbonio
di GRAIN (*) I governi di tutto il mondo si stanno affrettando a lanciare un mercato internazionale per i crediti di carbonio in linea con l’accordo ONU di Parigi sul cambiamento climatico. I grandi inquinatori vogliono evitare di ridurre le emissioni. I governi del Sud Globale sperano in una nuova fonte di entrate. E i cowboy dell’industria della compensazione del carbonio
Inizia la visita in Cina della leader dell’opposizione di Taiwan
Comincia oggi la visita di cinque giorni di Cheng Li-wun, leader del Kuomintang (KMT), nella Repubblica Popolare Cinese. La guida dell’opposizione parlamentare a Taiwan è in missione diplomatica nella Cina continentale, dove visiterà il Jiangsu e Shanghai, e potrebbe incontrare faccia a faccia anche il presidente cinese Xi Jinping, anche […] L'articolo Inizia la visita in Cina della leader dell’opposizione di Taiwan su Contropiano.
April 7, 2026
Contropiano
Tiziano Terzani cercava l’Assoluto, e l’ha trovato
“L’unico vero maestro non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell’Himalaya… È dentro di noi!” -Tiziano Terzani- Il 23 marzo 2026 è andato in onda su Rai 3 il programma Passato e Presente, condotto da Paolo Mieli, dal titolo Tiziano Terzani, il reporter che cercava l’assoluto in presenza del grande storico fiorentino Franco Cardini. Premettendo il profondo rispetto e la profonda stima per Franco Cardini, di cui condivido spesso analisi, idee, opinioni, oltre ad essere uno dei più importanti lucidi e critici intellettuali contemporanei in Italia; e la stima per il giornalista Paolo Mieli, come uomo di cultura nonchè tra i più importanti divulgatori storici, non posso non criticare il servizio che è stato prodotto su Tiziano Terzani. Per quanto il format di Passato e Presente consista in una mezz’oretta e che quindi sia sempre ben poco il tempo per approfondire in modo dettagliato la vita dei personaggi che si trattano, le mancanze profonde del servizio televisivo ci dicono ben altro: ovvero che si è capito ben poco della storia, del pensiero, dell’esperienza e del messaggio del grande Tiziano Terzani e del suo “giornalismo anomalo” fuori dagli schemi assetato di scoperta del mondo. Il servizio, dal punto di vista cronostorico non pecca di nulla, ma cade in basso nei contenuti storiografici e tenta di banalizzare, di ridurre e decomplessificare la figura di Tiziano Terzani. Già il fatto che venga definito, per tutto l’arco del servizio, come un reporter indica che i relatori non avevano piena coscienza delle molteplici dimensioni di Tiziano Terzani: una figura difficilmente classificabile secondo categorie precise e difficilmente etichettabile proprio perchè fuori dagli schemi del giornalismo di allora. Il Nostro inizia la sua ascesa da giornalista qualificato come reporter ma, al momento della propria morte avvenuta nel 2004, era diventato ben altro: un giornalista, un inviato di guerra, un attivista, un filosofo, un maestro spirituale, un saggio dei nostri tempi e soprattutto un precursore di un nuovo pensiero politico per salvare l’umanità. Il tentativo del servizio Rai di assimilare Terzani ad una figura ben vista dal sistema mainstream è a dir poco imbarazzante. Sebbene abbia collaborato con il mainstream, dal 1996 Terzani si espresse in modo fortemente critico sulla comunicazione mainstream e sul giornalismo nostrano,  (o “di massa”), accusandoli di essere diventati strumenti di disinformazione, di paura, di spettacolarizzazione del dolore e di conformismo culturale: uno strumento più propenso a fornire “notizie in tempo reale” che fornire analisi approfondite; uno strumento mancante di contesto volto a dare narrazioni preconfezionate che non aiutano a comprendere le reali dinamiche storiche, culturali e umane dei luoghi. Terzani aveva un approccio diverso al giornalismo che potremmo chiamare, citando Raimon Panikkar, pluriversale. Quando Paolo Mieli afferma a Passato e Presente che Tiziano Terzani aveva uno “spirito americano-tedesco del giornalismo”, ovvero “quel giornalismo sul campo che stava tra la gente”, dice un’assurdità. Nè l’America nè la Germania dovevano insegnare nulla a Terzani, il quale già nel suo inconscio aveva presente quale sarebbe stato il suo destino. Ho la fortuna di avere parenti che sono stati amici intimi di Tiziano Terzani ai tempi del suo ruolo di manager all’Olivetti e che possono testimoniare che Terzani più volte confidava loro che il suo ruolo di manager non fosse il lavoro della sua vita. Lui era consapevole che la sua vita sarebbe stata quella di viaggiare, per scoprire mondi e per raccontarli. Tiziano Terzani è tra i padri ante-litteram del giornalismo non-embedded, una pratica in cui l’inviato di guerra sta tra le bombe, tra la gente, tra i fatti vissuti e racconta la propria esperienza sul campo descrivendo ciò che vede. Si tratta di un approccio molto diverso da quello che invece, nel 2003 con la guerra in Iraq, verrà chiamato giornalismo “embedded”, ovvero la pratica secondo cui il giornalista – l’inviato di guerra – si limita a fare informazione dagli uffici-stampa adibiti diventando megafono di veline scritte da altri. Il giornalismo embedded è la pratica in cui i reporter seguono i conflitti bellici aggregati alle unità militari, vivendo e spostandosi con le truppe: la presstitute. Non è un caso che nel 1992 Terzani si sente stanco, dubbioso sul senso del suo lavoro e gli torna in mente proprio quella famosa profezia che un indovino gli disse nel 1976: “Attento. Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare mai”. Così coglie l’occasione per guardare il mondo con occhi nuovi: non con i propri occhi, ma con gli occhi degli altri. Decide di non prendere aerei per un anno, senza rinunciare al suo mestiere e il risultato di quell’esperienza è un libro che è insieme romanzo d’avventura, autobiografia, racconto di viaggio e reportage: Un indovino mi disse. E’ proprio in questo capolavoro che racconta come quell’ “anno senza aerei” – senza quel mezzo che “scorcia tutto, anche la comprensione delle cose” (come scrive) – lo mette in contatto con una diversa maniera di concepire la realtà. Come ha dichiarato l’ecofilosofa Gloria Germani, la più grande esperta del pensiero di Tiziano Terzani che vergognosamente non è stata citata nemmeno una volta nel servizio di Passato e Presente: “Terzani fa spesso un parallelo interessante: quello tra gli scienziati moderni che studiano in laboratorio la materia attraverso la sperimentazione e la razionalità basata sui sensi, e invece i sapienti orientali che se ne stanno nella natura e indagano la propria mente. Attraverso la meditazione, arrivano a scoprire la non–materialità, e quindi che gli opposti (giorno e notte, luce e tenebra, vita e morte) sono tutt’uno e non si possono separare. È il senso del simbolo dello Ying e dello Yang, a cui Terzani teneva moltissimo, perché gli opposti coesistono, e la vita è la meravigliosa unione degli opposti. Tutto è Uno significa dunque uscire dall’apparato logico-linguistico (tipico del tradizione occidentale a partire da Aristotele) e accedere a un altro piano.” Gloria Germani Nel servizio si afferma che Terzani ad un certo punto si improvvisa “asceta” e abbandona il suo nome preferendo il nome Anam (il senza nome, in sanscrito), per poi concludere con le parole di Cardini: “Terzani cercava sè stesso, ma non si sa se sia riuscito a trovarlo, perchè nessuno di noi ci riesce”. Questa è una personale opinione di Cardini, ma non la pensa così chi invece Terzani lo ha conosciuto profondamente e con lui ha avuto modo di cogliere qualcosa in più. La scelta di prendere il nome Anam va ben oltre le banalità retoriche sul fiorentinismo e sul suo – pur vero – “amore/odio/disprezzo per Firenze” di cui parla Cardini. Tiziano Terzani per molti è stato un grande maestro spirituale, un bodhisattva della Terra che, negli ultimi anni della sua vita, ha raggiunto la bodhicitta, ovvero l’intenzione sincera e la motivazione altruistica, tipica del Buddhismo Mahāyāna, di raggiungere l’illuminazione (Buddhità) per liberare tutti gli esseri senzienti dalla sofferenza attraverso la compassione attiva, la saggezza e trasformando la vita quotidiana in un percorso di risveglio. La dimensione spirituale e interiore di Tiziano Terzani; la sua esperienza con la meditazione; l’incontro con Swami Dayananda Saraswati, un noto maestro indiano della tradizione del Vedanta (non-dualismo) di cui racconta nel libro Un altro giro di giostra; il suo approccio spirituale, umano e filosofico nell’affrontare la malattia; l’uso consapevole dell’ayurveda e delle medicine alternative non vengono mai nemmeno accennati nel servizio di Passato e Presente, come non viene accennata l’importanza che per lui rivestono le culture dell’India. Quando nel servizio si continua a mettere enfasi sulle “delusioni” che Terzani, da uomo di sinistra, avrebbe avuto della Rivoluzione culturale di Mao Zedong in Cina, della rivoluzione socialista di Ho Chi Min in Vietnam e della repressione di Pol Pot in Cambogia, si vuole raccontare una verità a metà. La sua “delusione” non era legata a quello che visse e che vide in quelle parti del mondo, non era legata alle culture che toccò con mano, ma al fatto che queste rivoluzioni socialiste tradirono i loro ideali di rinnovamento sociale e culturale e di rottura radicale con il colonialismo e l’imperialismo. La delusione di Terzani consistette nel fatto che, sebbene tutte queste rivoluzioni avevano scacciato l’Occidente fuori dalla porta di casa loro, l’Occidente era rientrato dalla finestra sotto abiti diversi. L’Occidente era stato in grado di colonizzare le menti con l’importazione del modello capitalistico globale, del modello estrattivo e della società industriale di massa, con la concezione economicista-sviluppista. Le rivoluzioni socialiste in Asia, al posto di mettere in discussione tutto questo, copiarono l’esempio per riprodurlo sotto altre vesti. A tal proposito, in realtà, Tiziano Terzani non ebbe mai una vera e propria delusione perchè mai si fece illusioni a riguardo. Tiziano Terzani ha raccontato seriamente e fattualmente quella parte di mondo che l’Occidente vedeva con presunzione, arroganza, sentimento di superiorità e in modo stereotipato. Era questo approccio del giornalismo occidentale e della visione colonialista occidentale che deludeva fortemente Terzani: lui criticò fortemente la colonizzazione dell’immaginario che l’occidente aveva agito sul mondo intero, con la pretesa di creare – in 400 anni di storia – un “mondo di occidentali”. Di questo si accorge perfettamente quando tocca con mano la realtà del Giappone e i suoi mutamenti tecno-antropologici: una popolazione che ha dimenticato se stessa per aderire ciecamente alla modernizzazione capitalista e industriale occidentale. Nel servizio non si parla minimamente del fatto che proprio dalla sua esperienza vissuta sul campo, Tiziano Terzani divenne un grande critico del paradigma riduzionista, materialista, meccanicista e dualista su cui si fonda epistemologicamente la visione dell’Occidente, opposta invece al grande bagaglio culturale e spirituale dell’Asia (come ha giustamente qui fatto notare Franco Cardini). L’Asia non è spinta dal mito dello sviluppo, ma dal mito dell’eterno. E’ in questo contesto che si colloca anche la critica epistemologica e culturale di Terzani allo scientismo e alla scienza occidentale di stampo cartesiano-newtoniano che definirà “nuovo oppio dei popoli” in Un altro giro di giostra: “Nessuno ha più risposte che contano, perché nessuno pone più le domande giuste. Tanto meno la scienza, che in occidente è stata asservita ai grandi interessi economici e messa sull’altare al posto della religione. Così lei stessa è diventata l’ “oppio dei popoli”, con quella sua falsa pretesa di saper prima o poi risolvere tutti i problemi. La scienza è arrivata a clonare la vita, ma non a dirci che cos’è la vita. La medicina è riuscita a rimandare la morte, ma non a dirci cosa succede dopo la morte. O sappiamo forse davvero che cosa permette ai nostri occhi di vedere e alla nostra mente di pensare? Eppure, grazie alla grande fiducia che abbiamo nella scienza, diamo ormai tutto per scontato. Si crede di sapere e non si sa. Ci si accontenta dunque di non sapere, convinti che presto si saprà.” Anche di questo non parla minimamente il servizio della Rai. Non si fa nemmeno un parola sul fatto che Tiziano Terzani è considerato – oltre che uno dei più importanti esponenti della visione no-global, della nonviolenza e del pacifismo contemporaneo – come uno dei precursori di una visione ecosocialista, della decrescita e dell’ecologia profonda: ovvero un modo completamente diverso di concepire il mondo che si vuole costruire rifacendo pace con la Terra, con gli ecosistemi e con i popoli che la vivono. Per non parlare inoltre degli strafalcioni sui fatti dell’11 settembre 2001, momento in cui Tiziano Terzani fa sentire la sua voce contro la logica del terrore dell’Occidente contro il “nuovo nemico necessario”: l’Islam. Non è vero che Tiziano Terzani inizia ad occuparsi l’8 ottobre 2001 dei fatti dell’11 settembre 2001. Nel suo articolo pubblicato il 16 settembre 2001, – dopo i fatti dell’11 settembre, dal titolo “Quel giorno tra i seguaci di Bin Laden” sul Corriere della Sera – Terzani affermava la necessità di “capire le ragioni degli Altri”, ed ora lo ribadiva con grande chiarezza: “Se vogliamo capire il mondo  in cui siamo, lo dobbiamo vedere nel suo insieme e non solo dal nostro punto di vista” (1). E più oltre: “Il  problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del “Bene”, fino a che parleremo della nostra come la civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada”. Al contrario, “solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove siamo” (2). Questo è solo l’anteprima di quelle che furono le sue risposte dall’8 ottobre 2001 alle posizioni neo-con della giornalista fiorentina Oriana Fallacci che espresse in La rabbia e l’orgoglio, articolo apparso sul quotidiano Corriere della Sera il 29 settembre 2001 in seguito all’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Terzani definì – in una risposta – quell’articolo una “brillante lezione di intolleranza”, sottolineando come la rabbia – che la Fallaci esprimeva in quell’articolo – mostrasse come non conoscesse il mondo che aveva girato in lungo e in largo. Dopo l’11 settembre, Terzani ha criticato duramente il modo in cui i media hanno amplificato la paura, allineandosi alle logiche della guerra al terrore invece di cercare una comprensione più profonda delle cause. Nascerà così Lettere contro la guerra, una raccolta di una grande presa di consapevolezza scaturita proprio da un confronto acceso con Oriana Fallaci e sul crollo della Torri Gemelle a New York, esprimendo un’opposizione sistematica e non-negoziabile della guerra e del paradigma di mondo che porta con sè: erosione delle libertà costituzionali e dei diritti umani, crescita del mito della sicurezza e la paura come mezzo per raccontare il mondo. Con Lettere contro la guerra, Terzani ha risposto alle tesi della collega, proponendo invece una visione pacifista alternativa attraverso temi che oggi sono più attuali che mai. Per concludere, io credo che i libri che sono stati consigliati alla fine del servizio Rai non siano assolutamente significativi della vita, della storia e della filosofia perenne di Tiziano Terzani, ma piuttosto dei tentativi di lettura che non colgono la complessità del personaggio. Spiace veramente che non siano stati invece consigliati i bellissimi libri biografici scritti dalla ecofilosofa Gloria Germani che invece – come ha scritto anche Angela Staude, moglie di Terzani – forse più di tutti ha colto il pensiero di Tiziano. A maggio 2024 è uscita infatti la sua ultima fatica: “Tiziano Terzani contro la guerra. La verità del “Tutto è Uno” tra Oriente e Occidente”, una nuova riflessione che scava nella vita e nel pensiero di Tiziano Terzani, offrendo una visione complessiva del meraviglioso insegnamento e percorso intellettuale ed esperienziale di Terzani, a vent’anni dalla morte: il pensiero del non-dualismo, del Tutto è Uno, che rompe la tradizione scientista e materialista della modernità e ci suggerisce un nuovo modello di vita lontano dalle logiche del consumismo, della guerra, dell’avidità e del successo a ogni costo, in una nuova visione che riconcilia il pensiero orientale con quello occidentale. Terzani aveva capito che è più importante essere che avere. Questo dimostra che Tiziano Terzani ha cercato l’Assoluto e l’ha trovato eccome, cogliendo appieno il senso della vita oltre le superficialità e oltre il superfluo della vita moderna contemporanea.   (1) T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 29. (2) T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 31 e p.33..   Fonti: Gloria Germani, Tiziano Terzani e “il trucco della candela” la meditazione come via di conoscenza e di vera libertà https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/tiziano-terzani-10-lezioni-di-vita/ https://www.pressenza.com/it/2015/05/la-rivoluzione-interiore-di-tiziano-terzani/       Lorenzo Poli
March 31, 2026
Pressenza
Tokio, 20 marzo 1995: gas nervino in metrò
di Eleonora Zocca (*). Con una nota su Murakami di Dibbì. La setta giapponese che sognava la fine del mondo A più di trent’anni … la terribile eredità del gruppo di Aum Shinrikyo si fa ancora sentire in tutto il mondo. L’attentato alla metropolitana di Tokyo del 20 marzo del 1995 è senza dubbio il più grave e sconvolgente della
Irruzione di un militare giapponese nell’ambasciata cinese a Tokyo
Un gravissimo incidente diplomatico ha scosso nelle ultime ore i rapporti, già tesi, tra Cina e Giappone. Nella mattinata di martedì 24 marzo, un uomo che si dichiara membro in servizio delle Forze di autodifesa giapponesi ha fatto irruzione nel complesso dell’ambasciata cinese a Tokyo, scatenando l’immediata e durissima reazione […] L'articolo Irruzione di un militare giapponese nell’ambasciata cinese a Tokyo su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Le “due sessioni” cinesi. Appunti sugli indirizzi di politica estera del Dragone
Dal 5 al 12 marzo si svolgono le “due sessioni” cinesi, appuntamento fondamentale della vita politica del Dragone. Con “due sessioni” si intendono le plenarie annuali di due organi centrali dell’architettura istituzionale della Repubblica Popolare, ovvero l’Assemblea Nazionale del Popolo e la Conferenza Consultiva del Popolo. Per 8 giorni, migliaia […] L'articolo Le “due sessioni” cinesi. Appunti sugli indirizzi di politica estera del Dragone su Contropiano.
March 9, 2026
Contropiano