Desenzano (Brescia): Alpini, volantinaggio campi scuola estivi davanti al Liceo Bagatta
Un volantinaggio che invitava a partecipare ad uno dei campi scuola estivi
organizzati dall’Associazione Nazionale Alpini (ANA) su tutto il territorio
italiano. È quanto è successo il lunedì del referendum, lo scorso 23 marzo,
davanti al Liceo Bagatta, nel centro storico di Desenzano del Garda.
La foto dei volantini è girata su uno dei gruppi Whatsapp bresciani di docenti
solidali con la Palestina e poi, da lì, la segnalazione è arrivata
all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
Questi campi scuola, guardando i volantini, preoccupano. Il format nazionale è
di due settimane, per giovani dai 16 ai 25 anni, con “vestiti forniti dall’ANA”
(uniformi?), alzabandiera e ammainabandiera, incontro con militari in caserma,
attività fisica… Insomma una spece di “mini-mini-naja”, come indica anche il
Presidente del Senato Ignazio La Russa in questo video. Quante le forme che si
inventa ogni anno il Ministero della Difesa per avvicinare i giovani alla
carriera militare. Eppure, questo è inesatto. Non è solo Crosetto e la sua banda
a essere chiamato in causa qua. Perché il sito dell’ANA aggiunge quella che per
l’Osservatorio ormai è quasi un invito a intervenire: «Grazie all’accordo
sottoscritto tra ANA e Ministero dell’Istruzione e del Merito, i frequentatori
potranno beneficiare di crediti formativi per il percorso effettuato nei nostri
Campi […]»
Questa è ancora un’altra faccia di quella dottrina militare della Difesa Totale
che sta informando le strategie bipartisan di ritorno della leva in tutta
Europa. Non solo militari e Ministero della Difesa quindi. E qui, il nostro
Ministero dell’Istruzione e del Merito ancora una volta si mostra non solo
connivente ma nettamente complice del tentativo di militarizzare scuole e
società.
Questi “Alpini“, da non confondere con i soldati delle truppe di montagna
dell’Esercito, sono coloro che han fatto servizio di leva in tale corpo e che,
una volta tornati a casa, hanno deciso di iscriversi all’Associazione Nazionale
Alpini. L’ANA, specifichiamo, è una associazione d’arma, e cioè, una
«associazione giuridicamente riconosciuta dallo Stato Italiano e che svolge
attività a favore di militari o ex-militari, senza finalità di lucro».
Eppure, la questione è delicata da queste parti. Perché all’interno di questa
realtà “alpina” si trovano anche persone che vedono in quest’organizzazione il
modo per attuare il loro desiderio di contribuire alla collettività, perché gli
Alpini hanno aiutato il territorio in momenti di crisi ambientali e perché le
comunità ne riconoscono l’impegno.
È anche rilevante menzionare l’imperativo dei reduci di guerra ad impegnarsi per
prevenirne il ritorno degli orrori, non estraneo nemmeno all’ANA del secondo
dopoguerra. Così che alcuni Alpini, magari per ora pochi ma da riconoscere,
potrebbero non appoggiare questa azione di volantinaggio “moderna”. Azione tra
l’altro arrivata, e probabilmente anche finanziata, dall’alto. Non l’alto delle
cime di monti che ora sono quieti e quieti vorrebbero restare, ma quelli di
vertici nazionali, di politici che parlano dal pulpito.
Vertici che oggi vanno colpevolemente dimenticando quel sentimento di ripudio
della guerra che animò l’alpino Gian Maria Bonaldi quando scrisse le parole che
seguono, lasciate proprio a monito sul Monte Stino, a pochi (eppure troppi!)
chilometri a nord del Liceo Bagatta di Desenzano, fra le cicatrici di trincee
che ancora segnano il terreno.
> > I morti è meglio che non vedano
> > quel che sono capaci di fare i vivi
> > e la strada storta che sta prendendo il mondo
> >
> > È meglio che non si accorgano nemmeno
> > che noi siamo diventati così poveri e tanto miseri
> > che non siamo capaci di volerci bene
> >
> > No è meglio che i morti
> > stiano nella neve e nel ghiaccio
> > e che non sappiano di noi, altrimenti
> > potrebbero pensare di essere morti invano
> >
> > ed allora si sentirebbero ancora più soli…
I campi scuola che verranno organizzati “dall’alto” per l’estate 2026 sono 11.
Ma ne esistono altri costituiti più spontaneamente da comunità locali, in cui
gli Alpini del posto contribuiscono. Questo articolo è un invito a tutte e tutti
coloro che sono attive e attivi nella propria comunità, e per il bene dei
proprio territori, a interrogarsi sul rischio fattuale che le loro buone opere e
intenzioni vengano strumentalizzate, a fini bellici, in questo momento storico.
I campi che stanno organizzando e a cui manderebbero anche i propri figli e le
proprie figlie, sarano un passo verso il loro arruolamento? Noi crediamo che la
risposta non sia scontata. Ma perché ciò accada, occorre innanzitutto porsi la
domanda, perché la guerra non è inevitabile e il destino delle giovani
generazioni non è ancora stato scritto. Nemmeno da una dottrina militare.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
p.s. E se il Ministero dell’Istruzione e del Merito risponde e risponderà alla
chiamata alle armi, l’Osservatorio no. “Non c’è”, diranno, “È via, fuori, sulle
montagne… A leggere “una” poesia con una delle sue classi”.
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