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Il cemento in Piazza della Libertà a Monterotondo e la beffa di monopattini e bici elettrici
Leggere la delibera che introduce 200 biciclette e monopattini elettrici in sharing mi ha riportato alla memoria un ricordo di molti anni fa e, in apparenza, completamente scollegato dal testo che leggevo. Abito a Monterotondo da anni, ma non sono di qui. Così come accade a tutte le persone “immigrate”, possiamo cogliere meglio aspetti, convenzioni, abitudini e costumi che non conosciamo perché appartengono, di rito, al luogo “originario”. Motivo per cui spesso “noi stranier*” siamo più attent* a dettagli da decodificare. Il ricordo era il seguente: nel palazzo dove eravamo andati ad abitare all’inizio, nel cuore del centro storico, dovevamo decidere a quali lavori condominiali dare la precedenza – il portone su strada o una sistemazione più accurata delle scale anche per maggiore sicurezza. Non era un problema economico, ma sulle scale si sorvolò e sul portone no e così si dovettero accettare anche le lucide targhette in ottone con nomi incisi in nero e con grafia rigorosamente riccioluta. Queste decisioni mi disorientarono, perché mi sembrava assurdo il “maquillage” del portone al posto della sicurezza e rinascita delle scale. Mentre leggevo questa ordinanza ho ritrovato gli stessi, identici condizionamenti: la facciata prima di tutto, ma a oltre ciò si coglie una sorta di contraddizione concettuale e decisionale. Anche le osservazioni e critiche più tecniche dell’Associazione Centro Storico in Movimento, che qui riportiamo, colgono lo stesso sdoppiamento. Voluto o non compreso? C’è un cortocircuito politico e concettuale insanabile che lega le ultime decisioni dell’Amministrazione Comunale di Monterotondo in materia di ambiente, mobilità e tutela del territorio, caratterizzato da una difesa cieca e sorda dalle istanze della cittadinanza. Da un lato la blindatura ad ogni costo del project financing su Piazza della Libertà, con il rischio di abbattimento dei 24 alberi ad alto fusto e la chiusura a riccio verso la cittadinanza, i comitati e le associazioni di tutela come Italia Nostra; dall’altro la Delibera di Giunta n. 318 del 6 ottobre 2026 che approva l’arrivo di 200 veicoli in sharing (100 monopattini ed e-bike) gestiti da Lime, sbandierandoli come un traguardo in coerenza con il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima). Mettere a confronto questi atti fa emergere la profonda contraddizione di una politica che usa la sostenibilità solo come slogan, smentendo nei fatti le sue stesse scelte passate e ignorando il forte dissenso della città. La contraddizione del CO2: attrarre auto in centro e spacciare la micro-mobilità come soluzione Il cortocircuito più vistoso riguarda proprio il bilancio delle emissioni di anidride carbonica. L’Amministrazione sostiene di voler ridurre le emissioni introducendo la mobilità elettrica in sharing, ma la realtà scientifica smentisce clamorosamente questa narrazione su entrambi i fronti: Il parcheggio in centro induce CO2 e cementifica il verde. Costruire un parcheggio interrato per 160 posti a pagamento ed erigere al centro di una storica piazza un centro commerciale alto oltre 16 mt. funziona come un magnete per il traffico veicolare. Invece di scoraggiare l’uso dell’auto, si attirano centinaia di veicoli al giorno direttamente nel centro cittadino, moltiplicando le emissioni di CO2 da tubo di scappamento. A questo si aggiunge un danno irreparabile: l’abbattimento di 24 alberi storici adulti ad alto fusto di cui due monumentali – e la creazione di un’isola di calore – che oggi costituiscono la sola ed effettiva “spugna naturale” in grado di assorbire tonnellate di CO2 e mitigare l’effetto isola di calore. I monopattini in sharing generano CO2 invece di toglierla: numerose analisi del ciclo di vita (LCA) pubblicate dalla letteratura scientifica internazionale dimostrano che i monopattini elettrici in sharing non sono affatto a impatto zero. La loro produzione, il recupero notturno con furgoni termici per la ricarica, la manutenzione e la breve durata delle batterie generano ingenti emissioni di carbonio. Inoltre, i dati mostrano che i monopattini non sostituiscono i viaggi in automobile, ma sottraggono utenti agli spostamenti a piedi, o al trasporto pubblico. Il paradosso è servito: da un lato si promuove un’opera che genera traffico, in contrasto col paesaggio storico e urbanistico e cancella chi l’anidride carbonica la assorbe davvero (gli alberi); dall’altro si introducono mezzi che producono ulteriore CO2 nella filiera di gestione, spacciandoli per la soluzione ecologica. Mentre la Giunta di Monterotondo presenta questa operazione come “innovativa”, il panorama internazionale sta drasticamente voltando pagina. Il caso Parigi e le grandi metropoli Città come Parigi hanno completamente vietato i monopattini elettrici in noleggio libero a seguito di referendum popolari, mentre Roma e Milano hanno dovuto applicare tagli drastici alle flotte, imponendo stalli fisici rigidi per arginare il degrado urbano, gli sprechi e la sosta selvaggia sui marciapiedi. L’illusione dei parcheggi virtuali Affidarsi a “parcheggi virtuali” e semplici foto via app non risolve il problema. Senza infrastrutture dedicate e rastrelliere meccaniche, i mezzi continuano a essere abbandonati in posizioni che creano barriere architettoniche per disabili, anziani e passeggini, scaricando sui cittadini i disagi e sulle forze dell’ordine comunali i costi di controllo e rimozione. Inoltre, introdurre 200 veicoli in sharing senza una preventiva e adeguata pianificazione infrastrutturale espone la cittadinanza a concreti rischi per la salute e la sicurezza stradale. Zero piste ciclabili protette e fondo stradale sconnesso Monterotondo presenta una rete viaria caratterizzata da strade strette, pavimentazioni sconnesse, buche e una totale assenza di una maglia capillare e protetta di piste ciclabili. Inserire monopattini ed e-bike in mezzo al traffico veicolare ordinario significa esporre gli utenti a un elevatissimo rischio di incidenti stradali. I dati clinici ed epidemiologici sui traumi Studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali come Nature e dati dei pronto soccorso evidenziano che la guida dei monopattini elettrici registra tassi di traumi cranici, maxillo-facciali e toracico-addominali notevolmente superiori rispetto alle biciclette tradizionali, a causa del baricentro alto, delle ruote piccole e della ridotta stabilità. Peraltro, dallo studio della delibera emerge che il Corpo di Polizia Locale abbia espresso sulla delibera un parere favorevole esclusivamente con prescrizioni, consapevole delle enormi difficoltà di gestione dei controlli, delle sanzioni e della sicurezza stradale in un contesto urbano non predisposto. La strategia del “doppio binario”: due progetti per nascondere la stessa visione sbagliata L’Amministrazione Comunale gioca volutamente la carta dei “due interventi distinti”: da una parte il project financing su Piazza della Libertà, dall’altra l’attivazione del noleggio dei monopattini in sharing. Presentarli come due capitoli separati serve a far credere che si stia lavorando su fronti diversi della modernizzazione cittadina. La realtà, però, è un’altra: è un unico disegno amministrativo incoerente e privo di pianificazione organica – ossimoro per una Giunta comunale targata PD – in cui siede con la carica di Vicesindaco un esponente dei Verdi (AVS) che cumula l’incarico di Assessore al Verde e all’Urbanistica. Non si possono separare le scelte quando l’impatto sul territorio è il medesimo: si cementifica il verde pubblico consolidato e si consegnano gli stalli ai privati per 21 anni tramite project financing su un versante, mentre sull’altro si introducono sul territorio monopattini come “scelta Green”. Un disegno sordo alle istanze della comunità, come dimostrano le oltre 8.500 firme raccolte in queste ore da cittadine e cittadini nettamente contrari a questo progetto, un dissenso enorme che l’amministrazione continua ostinatamente a ignorare, nonostante le sia stato ribadito in tutte le salse. Parlare di due interventi autonomi è solo una tattica per sviare l’attenzione dal cortocircuito principale: distruggere la natura vera per sostituirla con la finta sostenibilità a uso e consumo dei privati in totale contrapposizione agli obiettivi del PAESC.     Tiziana Pozzessere
October 23, 2026
Pressenza
Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE. «Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche, magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso, ma non saranno mai sporche di sangue». Portuale di Liman-İş (Turchia) Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In quella data i portuali di quaranti porti in tutto il Mediterraneo incroceranno le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del trasporto marittimo del Mediterraneo. BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvigionamento di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà. Ma questa azione del 30 ottobre non intende limitarsi al comparto portuale. Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari (Brescia) come a Napoli. E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi. Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine delle cose. Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e “militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire. Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo: * contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e condivisa. * dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di tutta Italia. Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30, organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo sciopero del 4 novembre con invito ad aderire11. Contro la guerra e il dominio in ogni sua forma e per un’alternativa di vita e di pace. A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto. > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- 1. Per aggiornamenti sullo stato dello sciopero, consulta il Cruscotto degli scioperi nel pubblico impiego. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Emergenza inquinamento a Dhaka: quando l’aria stessa diventa una minaccia
> A ogni stagione secca, Dhaka si trova alle prese con il solito problema > ambientale: il deterioramento della qualità dell’aria. I livelli di > inquinamento della città diventano molto preoccupanti nei mesi con scarse > precipitazioni, durante i quali il particolato resta concentrato > nell’atmosfera. L’entità del problema si riflette in alcune misurazioni recenti. Nel 2025, secondo il Rapporto mondiale sulla qualità dell’aria di IQAir, il Bangladesh era il secondo Paese più inquinato al mondo, con una concentrazione media annuale del PM2,5 pari a 66,1 microgrammi per metro cubo. Dhaka ha registrato una concentrazione media annuale del PM2,5 di 68 microgrammi per metro cubo ed è la 32a in classifica fra tutte le città del globo. Questa stima non significa però che Dhaka conservi la stessa posizione per tutto l’anno. La qualità dell’aria può variare significativamente di giorno in giorno e i livelli di inquinamento sono spesso più gravi durante la stagione secca. L’inquinamento dell’aria a Dhaka ha diverse origini. Uno studio della Banca Mondiale, Breathing Heavy: New Evidence on Air Pollution and Health in Bangladesh, ha esaminato l’esposizione all’inquinamento di 12.250 persone a Dhaka e a Sylhet (sesta città del Paese con 500.000 abitanti, N.d.R). A Dhaka, lo studio si è concentrato su aree con traffico costante, aree con grandi cantieri e aree con fornaci di mattoni. È risultato dunque che le più alte concentrazioni del PM2,5 nel Bangladesh urbano si riscontrano nelle aree con grandi cantieri e traffico, seguite dalle aree in prossimità di fornaci di mattoni. Lo studio ha anche individuato effetti sulla salute associati all’inquinamento dell’aria. I bambini con un’età dai 0 ai 5 anni che vivono vicino a grandi cantieri con traffico hanno più probabilità di essere affetti da tosse, difficoltà respiratorie e infezioni del tratto respiratorio inferiore rispetto ai bambini di altre zone esaminate. Su più larga scala, l’impatto sulla salute è considerevole. Secondo una valutazione della Banca Mondiale, nel 2019 in Bangladesh l’inquinamento dell’aria ambiente è stato associato a un numero di decessi compreso tra i 78.000 e gli 88.000, con circa 1,0-1,1 miliardi di giorni trascorsi in malattia. La perdita economica stimata è pari al 3,9-4,4% del PIL nazionale riferito allo stesso anno. Il Bangladesh ha introdotto delle misure volte ad affrontare il problema. Il Piano di gestione della qualità dell’aria nazionale 2024-2030 (NAQMP), lanciato dal Dipartimento dell’Ambiente, include misure relative alle emissioni delle fornaci di mattoni, alle emissioni dei veicoli e alla gestione della qualità dell’aria. Anche i trasporti sono parte della risposta. Nel 2025 la Banca Mondiale ha annunciato un supporto al Progetto aria pulita del Bangladesh (BCAP), il quale include controlli più stringenti sulle emissioni dei veicoli, centri più avanzati per l’ispezione dei veicoli e l’introduzione di 400 bus elettrici a zero emissioni. Per i residenti di Dhaka, le cifre rappresentano un problema nella vita quotidiana: aria inquinata lungo strade trafficate, polvere intorno ai cantieri ed esposizione alle emissioni del traffico e dell’attività industriale. Le prove dimostrano che migliorare la qualità dell’aria richiederà un’azione trasversale a diversi settori piuttosto che una soluzione unica. L’inquinamento dell’aria a Dhaka è una sfida complessa che mette a rischio l’ambiente e la salute pubblica. Dati recenti mostrano che il Bangladesh rimane tra i Paesi con la concentrazione media annuale del PM2,5 più alta al mondo, mentre degli studi condotti nel Paese hanno documentato i rischi per la salute associati all’esposizione ad aria inquinata. Un impegno costante nel ridurre emissioni ed esposizione sarà cruciale per migliorare la qualità dell’aria, a Dhaka e nel resto del Bangladesh. Traduzione dall’inglese di Rita Puligheddu. Revisione di Thomas Schmid. Pressenza বাংলাদেশ
October 2, 2026
Pressenza
Google Maps peggiora il traffico?
Più siamo obbedienti, più il traffico si concentra su poche strade: non è un effetto collaterale, ma una caratteristica strutturale dei navigatori satellitari. Succede ogni volta che milioni di automobilisti interrogano nello stesso momento Google Maps o TomTom e ricevono in risposta le stesse indicazioni, quelle che l’algoritmo giudica migliori: […] L'articolo Google Maps peggiora il traffico? su Contropiano.
September 13, 2026
Contropiano
Google Maps peggiora il traffico?
I navigatori ottimizzano il viaggio del singolo, ma quando tutti seguono la stessa logica l’effetto si ribalta: il traffico si concentra e le emissioni aumentano, di Marta Abbà (ripreso da guerredirete.substack.com) Più siamo obbedienti, più il traffico si concentra su poche strade: non è un effetto collaterale, ma una caratteristica strutturale dei navigatori satellitari. Succede ogni volta che milioni di
September 7, 2026
La Bottega del Barbieri
Il porto di Ravenna è diventato zona militare?
Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme. Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto. Ma dalle parole riportate […] L'articolo Il porto di Ravenna è diventato zona militare? su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
BRENNERO: MIGLIAIA DI PERSONE BLOCCANO L’AUTOSTRADA TRA ITALIA E AUSTRIA CONTRO IL TRAFFICO ECCESSIVO DI MEZZI PESANTI
Migliaia di manifestanti hanno bloccato l’autostrada del Brennero tra l’Austria e l’Italia, a partire dalle ore 13 di oggi, sabato 30 maggio 2026, per protestare contro il traffico eccessivo di mezzi pesanti che ogni giorno percorre lo snodo. I gruppi ambientalisti denunciano da tempo le problematiche causate dall’eccessivo traffico di mezzi pesanti sulla strada che collega i due paesi. Guidati da Karl Mühlsteiger, sindaco del comune di Gries am Brenner, i rappresentanti degli enti locali dell’area del Passo del Brennero – che organizzano la manifestazione di oggi, alla quale però partecipano anche gruppi e associazioni ambientaliste – lamentano l’inefficacia delle limitazioni poste dall’Austria, che non hanno ridotto lo smog e il rumore. A questo, denunciano i manifestanti, si aggiunge anche il problema dell’overtourism in Alto Adige. Sugli striscioni si leggono slogan come “L’Ue, il transito e il profitto distruggono la nostra salute”, “Via il traffico pesante dalle nostre strade”. Rallentata a lungo anche la circolazione sulla linea ferroviaria per danneggiamenti dell’infrastruttura. All’alba è divampato un rogo definito “doloso” da Trenitalia. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza di David Hoffman, attivista di Climate Action South Tyrol. Ascolta o scarica.
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
BRENNERO: MANIFESTAZIONE SABATO CONTRO IL TRAFFICO ECCESSIVO DELL’AUTOSTRADA E LE SUE CONSEGUENZE
Una grande manifestazione ambientalista sul confine tra l’Italia e l’Austria, che potrebbe diventare una vera e propria passeggiata sull’autostrada, è prevista nel pomeriggio di sabato 30 maggio. I gruppi ambientalisti denunciano da tempo le problematiche causate dall’eccessivo traffico di mezzi pesanti tra Italia e Austria. Secondo il presidente della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA)  Stephan Tischler “la politica dei trasporti, basata da decenni sul presupposto di mantenere scorrevole il traffico stradale in aumento lungo il corridoio del Brennero attraverso ampliamenti e nuove costruzioni, si traduce non solo in un volume di traffico in continua crescita, ma anche, nonostante le dichiarazioni politiche vadano nel senso opposto, in un crescente impatto sulle persone e sull’ambiente”.  Gli enti locali attorno al Passo del Brennero, come Karl Mühlsteiger, sindaco di Gries am Brenner, organizzatore della manifestazione, lamentano che le limitazioni che sono state imposte dall’Austria non sono sufficienti per limitare lo smog e il rumore. A questo si aggiunge anche l’over tourism in Alto Adige, secondo diverse organizzazioni ambientaliste che sostengono la manifestazione.   La chiusura del tratto autostradale in direzione nord sarà dalle 7 per i mezzi pesanti e dalle 10,30 anche per le auto. Nella giornata di venerdì si sono formate code fino a 14 chilometri.  Ai microfoni di Radio Onda d’Urto David Hoffman di Climate Action South Tyrol Ascolta o scarica
May 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb
Armi dal porto di Piombino verso il conflitto in Iran. Il ministero “conferma” quanto denunciato da USB. L’Italia si apertamente schierata con Israele e USA. Adesso basta, stop ai traffici di armi dai nostri porti. 14 maggio iniziativa a piombino. 18 maggio sciopero generale! Il 30 aprile scorso la nave […] L'articolo Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra
Di fronte alla complicità del nostro governo con lo stato genocida di Israele e con le ultime aggressioni messe in atto dagli USA; di fronte all’ambiguità della classe politica che stenta a prendere una posizione forte e coerente contro quello che sta accadendo; di fronte al conto che la classe […] L'articolo Basta complicità: embargo su Israele, blocco di esportazioni e transito di armamenti verso scenari di guerra su Contropiano.
May 8, 2026
Contropiano