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Turchia e Israele ai ferri corti, e due “Nato” in ballo
Il confronto tra i peggiori è aperto, e per la traballante armata imperialista (“l’Occidente unito” di cui fantastica Giorgia Meloni) è il momento di rifarsi i conti. La notizia del giorno è il mandato di cattura internazionale emesso dal ministero della giustizia turco contro Netanyahu e altri dirigenti politici e […] L'articolo Turchia e Israele ai ferri corti, e due “Nato” in ballo su Contropiano.
August 22, 2026
Contropiano
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Missione #Handala e Freedom #Flotilla. Tra israelizzazione e #militarizzazione L'assalto israeliano contro l'imbarcazione Handala della Freedom Flotilla Coalition a fine luglio 2025 e la "Banalità del Male" di Hannah Arendt. Intanto in Italia è in atto l’implementazione e/o la riproduzione del sistema-modello su cui si fonda lo Stato sionista di Israele, genocida, bellicista, colonialista, razzista e di apartheid. https://www.academia.edu/167150933/Missione_Handala_e_Freedom_Flotilla_Tra_israelizzazione_e_militarizzazione
July 27, 2026
Antonio Mazzeo
#stopthegenocideingaza🇵🇸 26 luglio 2025 - Esattamente un anno fa l'ignobile assalto israeliano all'imbarcazione " #Handala" della #Freedom #Flotilla Coalition a meno di 40 miglia dalla Striscia di #Gaza
July 26, 2026
Antonio Mazzeo
#stopthegenocideingaza🇵🇸 20 luglio 2025 - 20 luglio 2026. E' trascorso un anno da quando l'imbarcazione "#Handala" della #Freedom #Flotilla Coalition salpava dal porto di Gallipoli (Lecce) dietta a #Gaza per denunciare l'ignobile blocco navale imposto da vent'anni dalle forze armate israeliane contro la Palestina e tentare di abbracciare la speranza e la resistenza di un popolo forte come gli ulivi, simbolo di pace e speranza in tutto il Mediterraneo.
July 20, 2026
Antonio Mazzeo
Marco Croatti e la Flotilla per Gaza: le nostre vele gonfie grazie alla sollevazione popolare
Marco Croatti, senatore M5S, racconta la sua esperienza sulle barche cariche di aiuti umanitari assalite dall’esercito israeliano. Una guerra atroce, il tentativo di disumanizzazione delle vittime, il servilismo dei governi occidentali, il ritorno al neocolonialismo. E soprattutto: l’importanza dei movimenti. Quando Marco Croatti parla della Flotilla, lo fa con la calma intensa di chi ha vissuto un’esperienza che segna. Senatore del Movimento 5 Stelle, classe 1972, riminese, una vita iniziata nella grafica pubblicitaria e poi virata verso l’impegno civile, a settembre 2025 ha deciso di unirsi alla prima Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che ha tentato di portare aiuti umanitari a Gaza affrontando i prevedibili atti di pirateria dell’esercito israeliano in acque internazionali. Mentre in tutto il mondo esplodevano iniziative di sostegno, gli organizzatori annunciavano la seconda flottiglia per la primavera 2026, con una mobilitazione ancora più ampia grazie alla risonanza mediatica della prima spedizione. Questa intervista nasce da lì: dal racconto di un uomo che ha attraversato il Mediterraneo per un gesto umano e politico di cui c’è un bisogno urgente. Siamo cresciuti con il mito dell’ONU, della Corte Penale Internazionale, organismi che dovrebbero garantire pace e giustizia. Negli ultimi anni tutto questo sembra crollare. È ancora attuale avere fiducia nelle istituzioni internazionali? Viviamo tempi bui in cui sembra prevalere la legge del più forte. Dobbiamo batterci per restituire forza e credibilità al diritto internazionale, calpestato dai doppi standard e dall’ipocrisia di quei Paesi che ogni giorno sbandierano i cosiddetti “valori occidentali”. Senza un diritto internazionale credibile, il futuro è spaventoso. L’esperienza della Flotilla è stata percepita come un atto politico oltre che umanitario. L’avete vissuta così? Il nostro viaggio voleva accendere una luce sulla tragedia di Gaza e aprire un corridoio umanitario permanente, ma è diventato qualcosa di molto più potente: ha coinvolto milioni di persone che non si sentivano rappresentate dal silenzio e dalla complicità dei loro governi. Le nostre vele erano spinte dalle loro voci e dalla loro rabbia. Il governo italiano vi ha chiesto di consegnare a loro gli aiuti per farli arrivare “in sicurezza”. Ma gli aiuti del governo arrivano davvero? Il governo ha lanciato appelli continui a noi, che non violavamo alcuna regola, ma nessun appello agli israeliani che attaccavano le nostre barche in acque internazionali. Gli aiuti transitano con il contagocce, migliaia di camion restano fermi, molte merci essenziali non passano. Inchieste e ONG hanno mostrato che la consegna tramite Food for Gaza è bloccata o fortemente rallentata. Quando hanno bloccato le due flottiglie, che fine hanno fatto gli aiuti presenti sulle vostre barche? Sono stati confiscati dall’IDF insieme alle imbarcazioni. Non sappiamo altro. La maggior parte degli aiuti raccolti tenta comunque di raggiungere Gaza via terra secondo il distribution plan di Music for Peace, ma incontra ostacoli continui posti da Israele. Da mesi per avere notizie su Gaza bisogna cercarle con fatica. Sembra che l’obiettivo sia farci abituare alla guerra. Normalizzare la guerra, disumanizzare le vittime, spingere su un’economia di guerra: sono gli obiettivi che sembrano prefiggersi molti Paesi occidentali, a partire dalla UE. Non possiamo accettarlo. Dobbiamo batterci contro questa visione. Le sollevazioni di indignazione nel mondo hanno avuto effetti tangibili sull’evoluzione della guerra? La pressione dei cittadini e delle piazze ha fatto cadere molte maschere, evidenziato complicità e costretto governi a esporsi. Le proteste hanno portato alla tregua a Gaza e spaventato la coalizione Epstein. USA e Israele non hanno desistito, ma i risultati ottenuti dalla sollevazione popolare sono una grande luce di speranza. Differenza tra le due flottiglie: nella prima siete stati trattati con durezza ma non con ferocia; nella seconda i volontari sono stati picchiati e torturati. Come ti spieghi questo cambio? La Flotilla li ha spaventati. La prima spedizione è diventata un fenomeno globale enorme. Con la seconda hanno agito con maggiore ferocia, bloccando subito le barche e dando una dura lezione ai volontari a favore di telecamere. Il messaggio è stato chiaro e sinistro: chi proverà ancora sa cosa lo attenderà. Parliamo dei governi occidentali. Che fine hanno fatto le presunte minacce e richieste di giustizia del governo italiano? Le scuse sono arrivate? Ovviamente no. Ai servi non si devono risposte. Il governo italiano verso Israele è sempre stato questo: servile e complice. Giuliano Santoboni
July 16, 2026
Pressenza
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Missione #Handala e #Freedom #Flotilla. Tra israelizzazione e militarizzazione L'assalto israeliano contro l'imbarcazione Handala della Freedom Flotilla Coalition a fine luglio 2025 e la "Banalità del Male" di Hannah Arendt. Intanto in Italia è in atto l’implementazione e/o la riproduzione del sistema-modello su cui si fonda lo Stato sionista di Israele, genocida, bellicista, colonialista, razzista e di apartheid. https://www.academia.edu/167150933/Missione_Handala_e_Freedom_Flotilla_Tra_israelizzazione_e_militarizzazione
July 16, 2026
Antonio Mazzeo
#stopthegenocideingaza🇵🇸 "Freedom for #Gaza", a #Gela l'appello a non spegnere i riflettori su Gaza: "La resistenza passa dalle parole" A Gela l'incontro di #Freedom #Flotilla Italia accende il dibattito su Gaza, informazione e responsabilità civile nel cuore del Mediterraneo. https://quotidianodigela.it/freedom-for-gaza-a-gela-lappello-a-non-spegnere-i-riflettori-su-gaza-la-resistenza-passa-dalle-parole?fbclid=IwY2xjawS-tupleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBhTmpTTkxnZmtlc2dSWW5Tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHkAIX8N3X6ggrafsb4BCPR4On6WyPPsjigxXvauTjNeHBhBXAsIrVkhtOf04_aem_MxMr355-zSTB2TmiCPUdgg#google_vignette
July 11, 2026
Antonio Mazzeo
#stopthegenocideingaza🇵🇸 #Gela (Caltanissetta), giovedì 9 luglio, ore 18,30 - Freedom for Gaza. Libertà per la #Palestina e il Libano. Incontro-dibattito con Antonio Mazzeo, Thea Valentina Gardellin e Zaher Darwish. Campagna Cento Porti Cento Città - #Freedom #Flotilla Italia
July 6, 2026
Antonio Mazzeo
GLOBAL SUMUD LAND CONVOY: INTERVISTA A DOMENICO CENTRONE, “MERCE DI SCAMBIO” TRA LIBIA E ITALIA
Leonarda ‘Dina’ Alberizia e Domenico Centrone sono stati liberati mercoledì 24 giugno insieme ad altri 8 componenti del convoglio umanitario di terra della Flotilla. Una liberazione arrivata dopo un mese di pressioni e mobilitazioni da parte del movimento, tra cui la campagna “Free Them All”, lanciata in collaborazione con Amnesty International e tuttora in corso. Sono stati liberati dopo un mese di detenzione illegale in Libia da parte delle milizie di Haftar. Erano stati arrestati nei pressi di Sirte il 24 maggio. Radio Onda d’Urto ha intervistato Domenico Centrone. Gli abbiamo chiesto di raccontarci il momento dell’arresto, dei i vari trasferimenti tra le carceri di Sirte e di Bengasi, dei due scioperi della fame. Domenico ha anche raccontato degli interrogatori e delle condizioni detentive. Ha raccontato che l’atteggiamento iniziale delle milizie libiche in divisa, affiancate da “forze di sicurezza” in civile, è stato inizialmente minaccioso. “Ci dicevano che ci stavano aspettando, che avevano intenzione di stuprare le donne e di compiere violenze”, racconta Domenico. Sono quindi stati accusati di “immigrazione illegale e assembramento in una zona di sicurezza”,  accusa che poi non ha retto. Durante il mese di detenzione hanno subito tre interrogatori, sempre in assenza di un legale di fiducia e sono stati obbligati a firmare la trascrizione in arabo delle deposizioni, senza capire cosa avessero firmato. Nel primo interrogatorio i libici volevano “capire se ci fossero affiliazioni” tra gli attivisti e “qualche tipo di organizzazione terroristica, tipo Hamas o i Fratelli Musulmani. Sono stati trattenuti in un lager per migranti per i primi due giorni a Sirte, poi in un “centro di detenzione dei servizi segreti” nei pressi di Bengasi, nella quale sono stati trasferiti in aereo. Prima di imbarcarsi era stato promesso loro che avrebbero volato verso Tripoli, poiché la loro liberazione era imminente. In seguito all’intensificarsi delle trattative portate avanti dal Console italiano in Libia insieme ad altri funzionari delegati dal governo Italiano, l’atteggiamento dei libici è cambiato. I funzionari diplomatici non hanno mai fatto capire ad attiviste e attivisti di essere divenuti una leva, una merce di scambio nelle trattative “ma è stata la nostra percezione, era molto chiaro”. A quel punto non c’era più “quella veemenza, quell’insistenza” che c’erano stati nel momento del primo interrogatorio. E anche le condizioni di detenzione sono migliorate. Il governo italiano infatti, collabora quotidianamente con le forze di Haftar per il controllo dei flussi migratori e i respingimenti. L’intervista a Domenico Centrone, membro di Global Sumud Flotilla. Ascolta o scarica
June 26, 2026
Radio Onda d`Urto