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Appello di Delcy Rodriguez: “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere”. Venezuela verso lo stato di emergenza contro aggressione USA
Nicolas Maduro, a fine dicembre 2025, avrebbe rifiutato un ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di lasciare l’incarico e andare in esilio dorato in Turchia. Lo riferisce il New York Times citando diverse fonti americane e venezuelane coinvolte nei colloqui di transizione. Dopo la cattura arbitraria e illegale del Presidente venezuelano Nicolas Maduro – in violazione del diritto internazionale e dell’immunità personale assoluta (ratione personae) di cui godono i capi di Stato in carica dalla giurisdizione penale di altri Stati – la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez di assumere ad interim la presidenza. “Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez” – ha dichiarato Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e Ministro della difesa del Venezuela, aggiungendo – “Le forze armate del Venezuela hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all’ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino”. Il segretario di Stato USA Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia “la presidente legittima del Venezuela” poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo l’attuale governo. In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone “che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti”, ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo socialista bolivariano “che deriverà da un periodo di transizione e da un’elezione”, nonostante secondo Rubio sia prematuro parlare di elezioni in Venezuela. Rubio ha aggiunto di “essere molto coinvolto” nella transizione nel Paese. Gli Stati Uniti collaboreranno con i funzionari venezuelani “se prenderanno le decisioni giuste”, ha dichiarato Rubio in una serie di interviste ai network americani. “Il petrolio è fondamentale per il futuro del Venezuela”, ha aggiunto Rubio osservando di non attendersi che la transizione avvenga in poche ore: “queste sono cose che richiedono tempo”. Interessante infatti è stato scoprire che la Premio Nobel per le guarimbas – la fascista Maria Corina Machado – si sia subito proposta a Trump in quanto pronta a governare come “Presidente del Venezuela”, ma che Trump abbia declinato in quanto ‘non ha il sostegno necessario’. Questa è una grande ammissione dell’Amministrazione USA, che di fatto riconosce l’assoluta assenza di consenso verso la Machado. In qualche modo riconosce anche che la Machado sia un personaggio divisivo nella società venezuelana e che non avrebbe mai potuto vincere le elezioni presidenziali del 2024, nemmeno con il suo delfino Edmundo González Urrutia, senza consenso elettorale. La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez – secondo ANSA – avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell’industria petrolifera, cruciale per il Venezuela e questo li avrebbe convinti che possa essere una sostituta accettabile di Nicolas Maduro. Secondo l’articolo del New York Times, gli intermediari avrebbero convinto l’amministrazione USA che Rodriguez avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese. “Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un’idea di chi sia e di cosa faccia” – ha detto un alto funzionario anonimo statunitense, riferendosi a Rodríguez – “Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui”, ha aggiunto il funzionario, riferendosi a Maduro. Non si capisce quale attendibilità o funzione di “doppio gioco” abbiano queste dichiarazioni, ma sta di fatto che Trump, preferisce un’avversaria capace piuttosto che un’alleata senza consenso. Trump, spiega il Nyt, non aveva mai mostrato simpatia per la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. Nonostante ciò, a partire da questo presupposto, Trump è già ricorso –  in un’intervista a The Atlantic, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg – alle minacce contro la Presidente vicaria: “Se Delcy Rodriguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”. Nonostante la condanna pubblica dell’attacco da parte di Rodríguez –  secondo altre informazione ambigue pubblicate da ANSA – un alto funzionario statunitense ha affermato che è troppo presto per trarre conclusioni sul suo approccio e che l’amministrazione rimane ottimista sulla possibilità di collaborare con lei. Rodríguez è riuscita a stabilizzare l’economia venezuelana dopo anni di crisi e ad aumentare lentamente ma costantemente la produzione di petrolio del Paese, nonostante l’inasprimento delle sanzioni statunitensi: un’impresa che le è valsa persino il rispetto, seppur riluttante, di alcuni funzionari americani. Mentre Trump affermava di “gestire la transizione democratica in Venezuela” e i media mainstream occidentali veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano; Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores, ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo, che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare. A dimostrarlo sono state le oceaniche manifestazioni a Caracas in questi giorni in sostegno a Maduro, alla Rodriguez e al loro governo chavista. Delcy Rodriguez, Presidente vicario del Venezuela, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: «Il Venezuela riafferma la sua vocazione di pace e di convivenza pacifica. Il nostro paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un contesto di rispetto e cooperazione internazionale. Crediamo che la pace globale si costruisca assicurando prima la pace di ogni nazione. Riteniamo prioritario procedere verso un rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA. e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza. Questi principi guidano la nostra diplomazia con il resto dei paesi del mondo. Estendiamo l’invito al governo americano a lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura. Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la situazione del presidente Nicholas Maduro ed è quella di tutto il Venezuela in questo momento. Questo è il Venezuela in cui credo, a cui ho dedicato la mia vita. Il mio sogno è che il Venezuela sia una grande potenza dove tutti i venezuelani e i venezuelani ci incontreranno bene. Il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo, alla sua sovranità e al futuro. Delcy Rodriguez, presidente incaricato della Repubblica bolivariana del Venezuela» Un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, fondata sulla “filosofia del dialogo”. Non stiamo parlando di una sprovveduta, stiamo parlando di una donna che, a gennaio 2025 al Congresso Mondiale Antisfascista a Caracas, prende la parola rivolgendosi alla classi popolari, agli indigeni, ai politici e ai giovani, chiedendo di creare un movimento popolare mondiale, capace di contrastare fascismo, colonialismo e imperialismo, e di denunciare le ingiustizie, come il massacro del popolo palestinese. Invita a lottare contro le organizzazioni fasciste in tutto il mondo, dall’Europa all’America Latina, sottolineando l’esempio del popolo cubano, che ha resistito con dignità e coraggio attraverso la rivoluzione. Rodriguez sa di cosa stava parlando: suo padre Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Liga Socialista, morì a soli 34 anni dopo essere stato sequestrato dalla CIA nel 1976, consegnato alla Polizia Politica e torturato fino alla morte sotto il governo autoritario e repressivo di Carlos Andrés Perez. Delcy era solo una bambina quando il corpo morto di suo padre venne restituito alle famiglia. Anche oggi lei si trova a lottare contro l’imperialismo e le interferenze esterne: lei stessa è stata sanzionata per il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Maduro – oltre che dagli Stati Uniti – da Canada e dalla “neutrale” Svizzera, mentre l’UE l’ha inserita nella lista nera delle sanzioni Ue sin dal 2018. Nell’occasione del Congresso Mondiale Antifascista che Rodriguez indicò i responsabili del blocco economico: fascisti che chiedono a Washington di imporre restrizioni al proprio popolo. “Quando la proprietà dello Stato non appartiene al popolo ma a un singolo individuo, questo è fascismo. Il futuro dovrà sempre essere antimperialista. Viva il Venezuela! Viva!” – affermava Rodriguez. Per questo motivo, uno dei primi provvedimenti del suo governo – come da ordinamento costituzionale venezuelano – ha approvato il decreto di eccezione n. 5200 per difendersi dall’aggressione USA. Il decreto è stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale, conferisce ampi poteri al potere esecutivo e ordina alle forze di sicurezza di ricercare e catturare “qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno” della aggressione USA contro il Paese. Il documento, già firmato da Nicolás Maduro, è stato condiviso e controfirmato dalla presidente vicaria, Delcy Rodríguez. Questo decreto, che ha forza di legge, stabilisce una validità iniziale di 90 giorni, rinnovabile per un periodo uguale, e stabilisce misure eccezionali volte a preservare l’ordine interno, la sicurezza dello Stato e il funzionamento istituzionale in difesa da una aggressione militare esterna. Tra le disposizioni centrali, l’articolo 5 incarica gli organi di polizia nazionale, statale e municipale di intervenire immediatamente nell’identificazione, cattura e perseguimento delle persone che sono promuovono o  sostegno l’aggressione USA. Il testo indica che tali azioni devono essere svolte nel rispetto del giusto processo e del diritto alla difesa, nonostante la dichiarazione di eccezione. Il decreto ordina inoltre la militarizzazione delle infrastrutture dei servizi pubblici , dell’industria petrolifera e di altre industrie statali di base, e sottopone temporaneamente il personale al regime militare. Essa autorizza inoltre l’Esecutivo a requisire i beni ritenuti necessari per la difesa nazionale e a sospendere e limitare temporaneamente i diritti, pur mantenendo garanzie considerate inviolabili, come il diritto alla vita e al giusto processo. Questo il background di chi governa attualmente il Venezuela, in continuità democratica con il governo Maduro.   Ulteriori fonti: https://www.farodiroma.it/il-venezuela-agli-stati-uniti-dialogo-non-guerra-appello-di-delcy-rodriguez-in-una-crisi-che-ferisce-il-mondo-caracas-attonita-davanti-al-bivio-geopolitico-la-pace-e/ Lorenzo Poli
Quando la musica abbatte i muri: ad Algeri il coro Nagham celebra il Natale alla Basilica di Notre-Dame d’Afrique
In un’epoca in cui i media mainstream amplificano narrazioni di conflitto e incompatibilità tra religioni, giovedì 18 dicembre, a una settimana dal Natale, la Basilica Notre-Dame d’Afrique di Algeri ha offerto una risposta eloquente: la musica come linguaggio universale del dialogo e della convivenza. Protagonista della serata, la Chorale Nagham, ensemble polifonico algerino che da oltre trent’anni incarna l’ideale del vivre-ensemble attraverso il canto corale. La Chorale Nagham nasce nel 1994 per iniziativa del professor Rabah Kadem, pioniere del canto corale polifonico in Algeria, formatosi al Conservatorio di Algeri sotto la guida di maestri russi. Scomparso nell’agosto 2021 a 73 anni, Kadem ha lasciato un’eredità preziosa: generazioni di coristi formati all’eccellenza musicale e alla passione per il dialogo culturale. Oggi il testimone è passato ad Adel Brahim, giovane cantante lirico e direttore d’orchestra che guida il coro con lo stesso spirito del suo maestro. L’evento del 18 dicembre è stato annunciato dalla Chorale Nagham sui social media come una “serata musicale d’eccezione, in collaborazione con Notre-Dame d’Afrique”, promettendo “un momento di condivisione, di emozione e di armonia, portato dalle tradizioni e dal dialogo delle culture”. Una promessa mantenuta, a giudicare dall’atmosfera che ha pervaso la basilica quella sera. L’ingresso era libero, nei limiti dei posti disponibili, permettendo a chiunque di partecipare senza distinzioni. La risposta del pubblico è stata straordinaria: la basilica si è riempita di algerini di diverse generazioni e religioni. Giovani e anziani, uomini e donne, musulmani e cristiani, seduti gli uni accanto agli altri, accomunati dalla stessa emozione di fronte alla bellezza della musica. Chi è arrivato per primo ha trovato posto sui banchi di legno della chiesa; gli altri, rimasti in piedi in fondo alla cattedrale, non hanno voluto perdere lo spettacolo per nulla al mondo. All’ingresso, i sacerdoti accoglievano i presenti con il sorriso, incarnando lo spirito di apertura che caratterizza questo luogo. Sotto la direzione di Adel Brahim, la Chorale Nagham ha eseguito una ventina di brani tratti dal patrimonio musicale universale. Il programma spaziava attraverso lingue e stili: spagnolo, arabo, zulu, andaluso, gospel, russo. Tra i brani eseguiti: “Freedom”, “Belle qui tient ma vie”, “Por quererte tanto”, “Ozera” e “Alaki mini salam”, ciascuno interpretato con padronanza tecnica e intensità emotiva. Il fatto stesso che il coro canti in così tante lingue diverse rappresenta già un invito al vivre-ensemble. Come ha sottolineato uno dei sacerdoti a margine della serata: “Per vivere insieme abbiamo bisogno della pace. Durante tutto l’anno, quando possiamo avere degli artisti, cerchiamo di organizzare concerti per la promozione della concordia e della convivenza.” Il momento culminante dello spettacolo è arrivato con una sorpresa: i membri della Chorale Nagham si sono diretti al centro della cattedrale, tra i banchi degli spettatori, per l’esecuzione di “Oh, Holy Night” (O Santa Notte), il tradizionale canto natalizio. Un brano che non figurava nel programma distribuito all’inizio della serata, ma che ha trasformato la chiesa in un luogo di comunione profonda tra persone di diverse provenienze e fedi. Durante l’esecuzione si sono levati anche degli youyou, l’ululo di gioia tipico delle celebrazioni nordafricane, creando un’atmosfera unica: un gioioso incrocio tra gli arrangiamenti gospel del coro, la solennità degli affreschi murali e delle preghiere incise nella pietra nei secoli XIX e XX, e la vitalità della cultura algerina contemporanea. La Basilica Notre-Dame d’Afrique: simbolo di dialogo La scelta della location non è casuale. La Basilica Notre-Dame d’Afrique, costruita tra il 1858 e il 1872 in stile neo-bizantino, domina la baia di Algeri da un promontorio di 124 metri. È considerata la “sorella gemella” della Basilica Notre-Dame de la Garde di Marsiglia. Ciò che la rende unica è l’iscrizione sull’abside: “Notre Dame d’Afrique, priez pour nous et pour les Musulmans” (Nostra Signora d’Africa, prega per noi e per i musulmani). È probabilmente una delle poche chiese al mondo dove l’invocazione alla Vergine Maria include esplicitamente i musulmani, testimonianza di una vocazione al dialogo interreligioso che precede di molto il Concilio Vaticano II. Gli algerini la chiamano affettuosamente “Madame l’Afrique” o “Lalla Myriem”, considerandola parte del loro patrimonio condiviso. Oggi ospita regolarmente concerti ed eventi culturali. Virale sui social, contro le fake news I video della serata sono rapidamente diventati virali sui social network, raggiungendo centinaia di migliaia di visualizzazioni. Un influencer algerino ha commentato su TikTok: “L’Algeria, terra di fede dove le religioni si incontrano. Ecco le immagini che certi media francesi non condivideranno mai.” Il riferimento è appena velato: nelle settimane precedenti, alcune emittenti televisive francesi, CNews in particolare, avevano diffuso fake news secondo cui l’Algeria “perseguiterebbe” i cristiani, impedendo le celebrazioni religiose o addirittura vietando le “bûches de Noël” (i dolci natalizi a forma di tronco). Le immagini della Chorale Nagham alla Basilica Notre-Dame d’Afrique smentiscono categoricamente queste narrazioni tossiche. I commenti degli utenti sui social sono un coro unanime di orgoglio e apertura: “Buone feste ai cristiani d’Algeria”, “Rispettiamo le altre religioni”, “L’Algeria è stata dalla notte dei tempi una culla per diverse civiltà e religioni”, “Conosciamo la nostra storia, ma siamo umani prima di tutto. Nulla ci impedisce di dare importanza alle altre religioni”. Non è la prima volta che la Chorale Nagham si esibisce alla Basilica Notre-Dame d’Afrique. Da oltre cinque anni, la basilica organizza un concerto in occasione della Giornata mondiale della pace, che coincide con il 1° gennaio. In passato, la Chorale Nagham aveva già animato queste celebrazioni, confermando il suo ruolo di ambasciatrice del dialogo interculturale e interreligioso. Il coro algerino partecipa anche a festival internazionali di canto corale, come il Festival Internazionale di Tangeri in Marocco, portando ovunque la testimonianza di un’Algeria plurale, aperta e fiera delle sue molteplici identità. In un momento in cui l’Europa è attraversata da retoriche che dipingono l’Islam come incompatibile con il dialogo interreligioso, l’evento del 18 dicembre offre una lezione preziosa. È l’Algeria musulmana che ospita e protegge una basilica cristiana, trasformandola in luogo di incontro. Sono i giovani algerini, musulmani e cristiani insieme, che affollano una chiesa per celebrare la musica e il Natale. Sono gli youyou nordafricani che si mescolano agli inni gospel, creando una sinergia culturale impensabile secondo i clichés mediatici. La Chorale Nagham dimostra che il vivre-ensemble non è un’utopia astratta, ma una realtà concreta quando si costruisce sulla base del rispetto reciproco e della bellezza condivisa. Come ha ricordato uno dei sacerdoti: “In Algeria, il vivere insieme è concreto”. Una realtà semplice che certi media occidentali preferiscono ignorare, ma le immagini di quella sera parlano più forte di mille editoriali: la musica è uno dei ponti più efficaci tra culture e religioni. Redazione Italia
Dialogo Usa-Iran attraverso l’erede saudita?
Il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman negli Stati Uniti a colpi di migliaia di miliardi, racconta la stampa di mezzo mondo, discute lo sviluppo delle centrali oltre al controllo del mercato petrolifero. ‘Piccolenote’, più originale, ci segnala che il molto discusso bin Salman ha consegnato a Trump un messaggio […] L'articolo Dialogo Usa-Iran attraverso l’erede saudita? su Contropiano.
Napoli, la Chiesa apre le porte a otto studenti palestinesi: un segno di fraternità concreta
Dalla solidarietà alla concretezza: la Chiesa di Napoli accoglie otto studenti palestinesi grazie al progetto IUPALS e all’impegno del cardinale Battaglia. Mentre i conflitti continuano a scuotere il mondo e la distanza dalle sofferenze altruistiche crescere ogni giorno, la Chiesa di Napoli ha scelto di rispondere con un gesto di speranza: accogliere otto giovani studenti palestinesi, offrendo loro sembra un’occasione reale di rinascita attraverso lo studio e la condivisione. L’iniziativa, voluta dal cardinale Mimmo Battaglia , nasce dal desiderio di rendere la comunità diocesana segno vivo di fraternità, accoglienza e fiducia nel futuro. Il primo ad arrivare in città è Fadi , 28 anni, originario di Gaza City. Dopo un periodo trascorso a Palermo, sarà ora ospitato nella casa canonica della Cattedrale, accolto dai giovani del MUDD – Museo Diocesano Diffuso . Entro la fine di ottobre arriveranno anche gli altri sette studenti, che troveranno ospitalità in diverse strutture dell’Arcidiocesi, grazie alla Caritas di Napoli e alla Fondazione Napoli C’entro . > “Accogliere questi ragazzi significa accogliere la vita che chiede di poter > ricominciare”, > ha dichiarato il cardinale Battaglia. > “È un gesto che racconta chi vogliamo essere: una Chiesa che non alza muri ma > apre porte, che non resta spettatrice del dolore ma si fa compagna di viaggio > di chi cerca un domani possibile.” L’esperienza si inserisce nel più ampio progetto nazionale IUPALS – Università italiane per studenti palestinesi , promosso dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri , del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme . A Napoli hanno aderito le tre università statali, Federico II , L’Orientale e Parthenope,  che hanno messo a disposizione borse di studio per studenti palestinesi, trovando nella Chiesa partenopea un partner naturale per l’accoglienza e l’accompagnamento umano. UN PONTE TRA NAPOLI E GAZA L’arrivo dei giovani studenti si inserisce in un legame profondo che da tempo unisce la diocesi di Napoli alla comunità cristiana di Gaza, guidata da padre Gabriel Romanelli , parroco della Sacra Famiglia di Gaza , l’unica parrocchia cattolica romana nella Striscia. Nei mesi scorsi, grazie alla generosità di fedeli, parrocchie e associazioni cittadine, la Chiesa di Napoli ha raccolto 63.500 euro destinati alle famiglie più colpite dai bombardamenti: “una goccia di umanità in un mare di crudeltà”, come l’ha definita lo stesso cardinale Battaglia durante la festa di San Gennaro . In quell’occasione, un videomessaggio di padre Romanelli aveva raggiunto i fedeli napoletani, suscitando commozione e preghiera. “ Il sangue è sacro: ogni goccia innocente è un sacramento rovesciato ”, ricorda il cardinale. “ È il sangue di ogni bambino di Gaza che metterei accanto all’ampolla del Santo, perché non esistono ‘altre’ lacrime: tutta la terra è un unico altare. ” LA PACE COME CAMMINO CONDIVISO In comunione con Papa Leone XIV , che sabato 11 ottobre 2025 alle ore 18:00 guiderà in Piazza San Pietro un Rosario per la pace , la Chiesa di Napoli ha invitato tutte le parrocchie e comunità religiose a vivere giovedì 23 ottobre una giornata di digiuno e adorazione eucaristica . Un segno di preghiera e di vicinanza a chi soffre a causa della guerra, che unisce idealmente Napoli al mondo intero in un unico invito alla pace. Con questa accoglienza, la diocesi partenopea rinnova il proprio impegno a farsi casa e comunità per chi cerca vita, studio e pace . Un gesto che non risolve i conflitti del mondo, ma li attraversa scegliendo di restare umani, di “stare accanto”. Un segno che nasce dal Vangelo e si traduce in futuro, nel cuore di Napoli. * Caritas di Napoli – La Chiesa di Napoli accoglie 8 studenti palestinesi * Educazione.chiesacattolica.it – La diocesi di Napoli accoglie 8 studenti palestinesi * ANSA Campania – La Chiesa di Napoli accoglie otto giovani da Gaza * Comunicare il Sociale – La comunità si fa casa per chi cerca futuro, studio e pace * Vatican News – Papa Leone XIV guiderà l’11 ottobre il Rosario per la pace in Piazza San Pietro Lucia Montanaro
La delegazione italiana del Global Movement to Gaza richiama la portavoce Delia in Italia per condurre in persona il dialogo con le istituzioni
In risposta alle istanze sollevate dal governo e dal Presidente della Repubblica, la delegazione italiana del Global Movement to Gaza ha ritenuto opportuno richiedere la presenza in Italia della portavoce Maria Elena Delia, al fine di condurre un dialogo diretto con le istituzioni per garantire l’incolumità dei membri italiani dell’equipaggio e il raggiungimento degli obiettivi della missione nel rispetto del diritto internazionale. Redazione Italia
Eirenefest Napoli 2025 – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza
Locandina Eirenefest Napoli, 19 – 20 – 26 settembre 2025 La Libreria IoCiSto e il Presidio Permanente di Pace ospitano per la prima volta a Napoli l’edizione locale di Eirenefest, il Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza, nato a Roma e oggi diffuso in diverse città italiane. Tre giornate – 19, 20 e 26 settembre – per riflettere insieme sul valore della parola e del libro come strumenti di dialogo, costruzione e disarmo, in un tempo segnato da guerre, conflitti e violenze. La pace è un cantiere aperto: Eirenefest porta a Napoli scrittori, attivisti, psicoanalisti, docenti, giornalisti e religiosi che, attraverso incontri, presentazioni e tavole rotonde, apriranno uno spazio comune di confronto. Il programma Si parte venerdì 19 settembre alla Libreria IoCiSto (via Cimarosa 20, Vomero) con un laboratorio sull’educazione alla cittadinanza globale curato da Pietro Varriale e Serena Correro, seguito da un incontro sulla spiritualità nei tempi contemporanei con Andrea Billau, Vincenzo Musolino e Olivier Turquet. Sempre nella stessa giornata, una tavola rotonda promossa dall’Istituto Italiano di Cultura esplorerà il rapporto tra inconscio, guerra e pace con Roberto Pasanisi e altri ospiti. Nel pomeriggio a uscite nuove editoriali: Con Nome e Cognome di Maria La Bianca (Multimage, 2025) e Con loro come loro di Angela Iantosca (Paoline, 2024). Sabato 20 settembre, sempre alla Libreria IoCiSto, il tema centrale sarà il disarmo nucleare e le campagne civili per la pace in Medio Oriente, con la partecipazione di Alex Zanotelli, Emanuela Bavazzano e Giorgio Ferrari. Seguirà una riflessione sulla nonviolenza attiva tra teoria e Vangelo con Giuliana Martirani e padre Zanotelli. La giornata si chiuderà con la presentazione del romanzo Dugo e le stelle di Francesco Troccoli (L’Asino d’Oro, 2025), introdotto dalla docente Valentina Ripa. Venerdì 26 settembre il festival si sposterà alla Libreria Dante & Descartes (piazza del Gesù Nuovo, 14), con un focus sull’obiezione alla leva militare e sul valore educativo della nonviolenza come antidoto al dominio. Tra gli ospiti Annabella Coiro, Cesare Moreno e Aristide Donadio. In chiusura, la presentazione del libro Logiche del bene contro le guerre (Prospettiva edizioni, 2023) e un aperitivo conviviale presso lo Studio ZEN @arte e benessere. Un festival diffuso Eirenefest Napoli nasce grazie alla collaborazione tra la Libreria IoCiSto, il Presidio Permanente di Pace, il Comitato Pace e Disarmo e numerose realtà locali, con il sostegno del network nazionale di Eirenefest. L’obiettivo è trasformare Napoli in un luogo di incontro e confronto, dove i libri diventano semi di pace piantati nel tessuto della città. Info L’ingresso agli eventi è libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: Libreria IoCiSto – via Cimarosa 20, Napoli. Redazione Napoli
VIDEO-MESSAGGIO DI ÖCALAN DA IMRALI: “METTERE IN PRATICA LE RISOLUZIONI DEL 12° CONGRESSO. CONTINUO A SOSTENERE IL PROCESSO”
Il leader e cofondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan Abdullah Öcalan ha diffuso un video-messaggio storico dall’isola-carcere di Imrali, dov’è detenuto dallo stato turco dal 1999. È la prima volta, da quando fu catturato e arrestato 26 anni fa, che la voce di Öcalan varca le sbarre della prigione e che il militante rivoluzionario curdo compare in video. Nel video di 7 minuti nel quale compare insieme ad altri militanti del movimento di liberazione curdo, compresi gli altri detenuti sull’isola di Imrali, oltre che ad alcuni intellettuali detenuti dallo stato turco, Öcalan ribadisce – stavolta con la propria voce – l’appello ai militanti del Pkk affinché confermino lo scioglimento dell’organizzazione deciso dal 12° Congresso del Partito a inizio maggio e depongano le armi coordinandosi con una commissione parlamentare e gli osservatori internazionali. La nuova chiamata di Öcalan si inserisce nel processo di pace e dialogo in corso tra il movimento di liberazione curdo e la Repubblica di Turchia, inaugurato formalmente il 27 febbraio 2025 dall’Appello per la pace e la società democratica diffuso dallo stesso Abdullah Öcalan da Imrali – in quell’occasione tramite un testo scritto che venne letto pubblicamente da deputati e deputate del Partito Dem. Una prima cerimonia pubblica, durante la quale una ventina di militanti del Pkk scenderanno dalle montagne curde e deporranno simbolicamente le armi davanti agli osservatori internazionali e alla Commissione parlamentare turca, è prevista per venerdì 11 luglio 2025 a Sulaymaniyya, nel Kurdistan iracheno (nord-Iraq). Ai microfoni di Radio Onda d’Urto sono intervenuti, per commentare la notizia, il giornalista e nostro collaboratore Murat Cinar e Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia. Ascolta o scarica.   Di seguito il testo integrale della chiamata storica di Abdullah Öcalan: Cari compagni, mi sento eticamente in dovere di fornire, attraverso una lettera esaustiva – anche se ripetitiva – risposte esplicative e creative ai problemi, soluzioni, ai livelli raggiunti e alla situazione concreta del nostro Movimento di compagnerismo comunalista. 1. Continuo a difendere l’appello per “Pace e Società Democratica” del 27 febbraio 2025. 2. Convocando il 12° Congresso di scioglimento del PKK, avete fornito, con i giusti contenuti, una risposta positiva e completa al mio appello. Attribuisco un valore storico alla vostra risposta. 3. Il livello raggiunto è altamente prezioso e storicamente significativo. Gli sforzi dei compagni che hanno reso possibile questa comunicazione sono altrettanto preziosi e lodevoli. 4. Per la fine di questo processo, ho preparato un “Manifesto per la società democratica”, che deve essere valutato come una trasformazione storica. Questo Manifesto ha le caratteristiche necessarie per sostituire con successo il Manifesto di 50 anni fa della “Strada per la rivoluzione in Kurdistan”. Credo che quest’ultimo Manifesto porterà contenuti storici e sociali non solo per la società storica curda, ma anche per la società regionale e globale. Non ho dubbi sul fatto che incarnerà la tradizione storica dei manifesti. 5. Devo dire chiaramente che tutti questi sviluppi sono il risultato degli incontri che ho tenuto a Imrali. È stata prestata molta attenzione affinché questi incontri si svolgessero sulla base della libera volontà. 6. Il punto che abbiamo raggiunto richiede nuovi passi per l’attuazione. Il progresso dipende inevitabilmente dall’enfatizzazione e dalla comprensione della natura storica di questo livello e dall’adesione ai passaggi necessari. a. Il movimento del Pkk e la sua “Strategia di liberazione nazionale”, sorti come reazione alla negazione dell’esistenza dei curdi, e quindi finalizzati alla creazione di uno Stato separato, sono stati sciolti. L’esistenza dei curdi è stata riconosciuta; quindi, l’obiettivo di base è stato raggiunto. In questo senso ha fatto il suo tempo. Il resto è stato considerato una ripetizione eccessiva e una situazione di stallo. Questo costituirà la base per una critica e un’autocritica complessive. b. La politica non prevede il vuoto; pertanto, il vuoto deve essere riempito con il programma della “Società democratica”, la strategia della “Politica democratica” e la tattica di base del “Diritto olistico”. Quello a cui ci riferiamo è un processo determinante caratterizzato da un significato storico. c. Per portare avanti il processo è necessario e importante deporre volontariamente le armi e garantire le attività di una commissione legalmente autorizzata istituita dalla Grande Assemblea Nazionale Turca. Pur diffidando da approcci illogici della serie “prima tu, poi io”, questo passo necessario dovrebbe essere inesorabilmente compiuto. So che questi passi non saranno vani. Vedo la sincerità e ho fiducia. d. Pertanto, esistono degli sforzi per fare dei passi avanti attraverso l’adozione di misure più pratiche. Quelle che seguono sono le principali tesi che propongo: 1) Una prospettiva positiva universale consentirebbe al Movimento di continuare sulla propria via e di raggiungere il suo obiettivo di “pace e società democratica”. Le argomentazioni sopra citate ci portano alla seguente conclusione: il Pkk ha rinunciato al suo obiettivo dello stato-nazione; la rinuncia al suo obiettivo di base implica la rinuncia alla sua strategia militare e quindi porta alla sua dissoluzione. Questi punti storici attendono di essere portati a un ulteriore livello. 2) Dovreste tenere in considerazione il fatto che la vostra garanzia sulla deposizione delle armi davanti ai testimoni dell’opinione pubblica e degli ambienti correlati non sarebbe importante soltanto davanti alla Grande Assemblea Nazionale Turca e alla Commissione, ma rassicurerebbe anche l’opinione pubblica e onorerebbe le nostre promesse. L’istituzione di un meccanismo per deporre le armi porterà avanti il processo. Quello che è stato fatto è una transizione volontaria dalla fase della lotta armata a quella della politica democratica e del diritto. Non si tratta di una sconfitta, al contrario dev’ssere considerata come una conquista storica. I dettagli riguardo la deposizione delle armi saranno specificati e attuati rapidamente. 3) Il Partito Dem, che è sotto l’ombrello del Parlamento, farà la sua parte e collaborerà con gli altri partiti per garantire il successo del processo. 4) Per quanto riguarda la “situazione della mia libertà”, che avete posto come condizione indispensabile nei testi di risoluzione del vostro 12° Congresso, devo dire che non ho mai considerato la mia libertà come una questione personale. Filosoficamente, la libertà dell’individuo non può essere astratta dalla libertà della società. La libertà dell’individuo è una misura della libertà della società e la libertà della società è una misura della libertà dell’individuo. Verranno osservate le necessità del processo. Non credo nelle armi, ma nel potere della politica e della pace sociale e vi invito a mettere in pratica questo principio. Gli ultimi sviluppi nella regione hanno chiaramente dimostrato l’importanza e l’urgenza di questo passo storico. Devo dire che sono ansioso di ricevere tutti i tipi di critiche, suggerimenti e contributi che potete dare riguardo questo processo. Dichiaro, con ambizione e veemenza, che queste discussioni porteranno noi, forze della Modernità Democratica, a un nuovo programma teorico, a una nuova fase strategica e tattica a livello nazionale, regionale e globale, ed esprimo il mio ottimismo e la mia disponibilità per gli sforzi preparatori. Per quanto riguarda le fasi future, vi invito a mettere in pratica le risoluzioni del 12° Congresso, in linea con le opinioni e i suggerimenti di quest’ultima lettera, e a garantire un avanzamento positivo. Saluti permanenti da compagni I migliori auguri Abdullah Öcalan 19 giugno 2025
Documento Docenti IISS “Ragusa Kiyohara-Parlatore” Palermo per la PACE e il DIALOGO
SI AGGIUNGE ANCHE IL COLLEGIO DEI DOCENTI DELL’IISS “RAGUSA KIYOHARA – PARLATORE” DI PALERMO ALLE SCUOLE CHE HANNO PRESO LA PAROLA A SOSTEGNO DEL DIALOGO – E CONTRO OGNI VIOLENZA – PER LA RISOLUZIONE PACIFICA DI OGNI CONTROVERSIA. LO PUBBLICHIAMO AUSPICANDO CHE ANCORA ALTRE SCUOLE SI UNISCANO A QUESTI APPELLI. Il Collegio dei Docenti dell’IIS Ragusa Kiyohara – Parlatore da molti anni svolge il proprio ruolo di comunità educante nella città di Palermo. Dopo attenta riflessione, nella consapevolezza del significato di ogni parola e di ogni silenzio e nel rispetto di tutti quei valori su cui fondiamo la nostra attività quotidiana, non possiamo restare indifferenti a quanto sta accadendo in altri Paesi ai danni di uomini, donne, anziani, giovani e bambini. Pertanto ribadiamo il nostro RIFIUTO e SDEGNO assoluti e la nostra ferma CONDANNA verso ogni forma di violenza, sopraffazione, abuso e trasgressione di tutti quei diritti fondamentali, che un Paese civile, non solo non può negare, ma deve garantire giorno per giorno e che sono sanciti anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Ogni giorno nelle nostre aule si lavora per accrescere la cultura, per valorizzare la bellezza e l’ingegno, per COSTRUIRE e non per DISTRUGGERE. Si educano i ragazzi al dialogo, all’integrazione e al superamento pacifico di ogni controversia e alla consapevolezza che nessuna forma di VIOLENZA possa mai essere giustificata nè tantomeno ignorata o tollerata. Albert Einstein affermava che «il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla» e il Collegio dei Docenti dell’IIS Ragusa Kiyohara Parlatore, decide oggi, come ogni giorno, di non restare in silenzio a osservare e CHIEDE a gran voce che sia fermato il massacro che si sta perpetrando a Gaza e confida che tutte le comunità scolastiche del Paese aderiscano ad un comune appello in nome di tutti quei valori per cui ogni giorno entriamo nelle aule. Ugualmente si impegna a garantire un’azione costante e sempre più incisiva per la sensibilizzazione dei giovani, affinchè tutti tengano sempre ben presente l’importanza della pace e del dialogo, senza cedere alla corsa all’aggressione. Infine si chiede a gran voce la condanna di tutte le attività belliche, che minano i precari equilibri della nostra epoca. In qualità di fucina di civiltà e umanità, ci appelliamo al senso di responsabilità che deve animare tutti i Paesi nell’operare scelte che tendano alla risoluzione pacifica di ogni controversia.