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Ancora in stallo i negoziati tra USA e Iran. L’economia iraniana sembra reggere alle pressioni della guerra
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente. Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato. Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al 70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata. Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni internazionali.
Ancora in stallo i negoziati tra USA e Iran. L’economia iraniana sembra reggere alle pressioni della guerra
La situazione tra Iran e Stati Uniti resta in stallo, mentre la tensione nello Stretto di Hormuz rimane elevata. Gli Stati Uniti starebbero valutando la proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che prevede la riapertura dello stretto, cruciale per il traffico energetico globale. In cambio, Teheran chiede di rimandare la questione più delicata, cioè i negoziati sul proprio programma nucleare, che Washington vorrebbe smantellare completamente. Sul piano politico e militare, Trump non esclude del tutto una ripresa delle ostilità, confrontandosi tuttavia con un’opinione pubblica largamente contraria a una nuova escalation, i costi militari già estremamente elevati e una riapertura del conflitto che potrebbe far aumentare i prezzi dell’energia, con conseguenze interne dannose anche in vista delle elezioni di metà mandato. Dal punto di vista economico, le sanzioni e il blocco stanno effettivamente causando forti difficoltà all’Iran, con un’inflazione molto elevata quasi al 70%, con un rincaro dei prezzi soprattutto sui beni essenziali. Tuttavia, il sistema economico iraniano sembra reggere meglio del previsto, grazie anche a una struttura adattata alla resistenza in condizioni di crisi prolungata. Ne abbiamo parlato con Tara Riva, analista itao-iraniana esperta di relazioni internazionali.
May 5, 2026
Radio Blackout
Codacons: stangata da mille euro a famiglia con la guerra in Iran
Secondo l’ultimo studio del Codacons, che ha analizzato i dati Istat tra febbraio e aprile, l’instabilità causata dall’aggressione all’Iran ha generato una spirale inflattiva che costerà a una famiglia “tipo” del Belpaese ben 926 euro in più all’anno. Ad essere usate come fonti sono state le stime preliminari dell’istituto di […] L'articolo Codacons: stangata da mille euro a famiglia con la guerra in Iran su Contropiano.
May 4, 2026
Contropiano
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per
Usb: rompere il Patto di Stabilità, aumentare i salari, stop carovita e riarmo
Il governo si prepara a fare i conti…con i conti. In previsione della indicazione sul documento di finanza pubblica che anticipa la Legge di stabilità, sono iniziate le audizioni con le parti sociali che vedranno poi quella conclusiva con il ministro dell’Economia Giorgetti. Anche l’Usb è stata audita in Commissione […] L'articolo Usb: rompere il Patto di Stabilità, aumentare i salari, stop carovita e riarmo su Contropiano.
April 29, 2026
Contropiano
Insegnamento non più una professione dignitosa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce dei più recenti dati ufficiali pubblicati dall’Istat, richiama con fermezza l’attenzione delle istituzioni sul progressivo squilibrio tra dinamica dei prezzi e condizioni materiali di vita, con particolare riferimento alla sostenibilità economica della funzione docente. Le rilevazioni relative al mese di marzo 2026 evidenziano un incremento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo pari allo 0,5% su base mensile e all’1,7% su base annua, in risalita rispetto al mese precedente. Tale andamento è determinato in misura significativa dalla crescita dei prezzi dei beni energetici e, soprattutto, dall’accelerazione dei beni alimentari non lavorati, che raggiungono variazioni prossime al +4,7%, incidendo direttamente sui consumi primari e incomprimibili delle famiglie. A tali dinamiche generali si affianca un elemento di particolare criticità evidenziato sempre dai dati territoriali Istat: l’accentuata differenziazione del costo della vita tra le città italiane. In alcune realtà urbane l’impatto dell’inflazione assume dimensioni particolarmente rilevanti. Como si colloca al vertice con un’inflazione del 2,7% e un aggravio annuo di 816 euro per una famiglia media; seguono Belluno con +2,6% e +678 euro e Grosseto con +2,4% e +649 euro. Anche grandi contesti urbani come Roma registrano effetti significativi, con +2,3% e un incremento di spesa pari a 645 euro. Ulteriori città come Bolzano (+1,9%, +630 euro), Pistoia (+2,3%, +622 euro) e Rimini (+2,2%, +606 euro) confermano la diffusione del fenomeno. Di particolare rilievo è il dato di Cosenza, che presenta il tasso di inflazione più elevato (+3,1%) pur con un aggravio inferiore (+603 euro), a dimostrazione di strutture di consumo già fortemente compresse. La natura qualitativa dell’inflazione in atto assume rilievo determinante: non si tratta di una crescita diffusa e neutra dei prezzi, bensì di una dinamica selettiva che colpisce in modo più incisivo le componenti essenziali della spesa. Tale disomogeneità territoriale si traduce in una compressione concreta del principio di uguaglianza sostanziale, determinando condizioni di vita profondamente diversificate a seconda del contesto geografico. Sotto il profilo distributivo, le rilevazioni evidenziano come l’inflazione incida in misura apparentemente più contenuta sulle famiglie con minore capacità di spesa; tuttavia, tale dato non attenua l’impatto reale sui redditi fissi, i quali risultano strutturalmente meno in grado di assorbire aumenti anche modesti, soprattutto quando riferiti a beni essenziali. In questo quadro, emerge con particolare gravità la condizione dei docenti di ruolo costretti a prestare servizio fuori sede. Tali lavoratori, già sottoposti a vincoli di mobilità stringenti, si trovano a sostenere costi abitativi e di sussistenza crescenti in contesti ad alta pressione inflattiva, senza che le retribuzioni, sostanzialmente rigide, registrino adeguamenti coerenti. Ne deriva una frattura tra costo della vita e trattamento economico che si pone in evidente tensione con il principio costituzionale di proporzionalità e sufficienza della retribuzione. Il CNDDU ritiene necessario esplicitare come tale condizione stia assumendo, per un numero crescente di docenti, i tratti di una vera e propria mobilità permanente e forzata, assimilabile a una dimensione di “nomadismo lavorativo”. L’impossibilità di sostenere stabilmente i costi della vita nei territori di assegnazione induce infatti molti insegnanti a continui spostamenti, a soluzioni abitative temporanee o precarie e a una frammentazione della propria esistenza personale e familiare. Questa condizione, oltre a incidere sulla qualità della vita, determina un progressivo impoverimento economico e sociale, compromettendo la possibilità di costruire un progetto di vita stabile e dignitoso. In tale contesto, il rischio di abbandono della professione si configura come un esito sempre più concreto. Non si tratta di una scelta dettata da disaffezione, ma di una conseguenza diretta dell’insostenibilità economica, in molti casi aggravata dal fatto che i costi della vita nei territori ad alta inflazione tendono a pareggiare o addirittura superare le retribuzioni percepite. La funzione docente, in tali condizioni, perde progressivamente attrattività, con gravi ripercussioni sulla tenuta del sistema educativo nazionale. La prospettiva di ulteriori incrementi del costo della vita, anche in relazione al venir meno di misure di contenimento quali la riduzione delle accise sui prodotti energetici, rischia di consolidare questa dinamica, accentuando le disuguaglianze e aggravando la crisi di sostenibilità della professione. Alla luce di quanto sopra, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si proceda con urgenza all’adozione di misure strutturali volte a ristabilire un equilibrio tra costo della vita e retribuzione del personale docente. In particolare, si ritiene necessaria l’introduzione di un meccanismo permanente di adeguamento retributivo su base territoriale, ancorato agli indici ufficiali Istat, nonché la previsione di specifiche misure di sostegno per i docenti fuori sede, anche attraverso interventi in ambito fiscale e abitativo. Un simile intervento si configura non come misura eccezionale, bensì come attuazione coerente dei principi di equità, solidarietà e tutela del lavoro pubblico, nonché come condizione imprescindibile per garantire la sostenibilità della funzione docente e la piena esigibilità dei diritti sociali. Il CNDDU ribadisce, infine, che l’inflazione non può essere considerata un mero indicatore economico, ma rappresenta un fattore strutturale che incide sulla dignità delle persone e sull’effettiva realizzazione dei diritti fondamentali. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
April 27, 2026
Pressenza
I giovani conquistati sul campo
di Danilo Tosarelli Bisogna poter sperare, che le cose possano andare meglio in questo nostro Paese. Ma nulla accade per caso. Sono le giovani generazioni la nostra speranza. Bisogna guardare ad esse interrogandole ed interrogandosi. La politica non ha bisogno di tifosi. La politica deve tornare ad essere una palestra dove si confrontano le idee. IL LAVORO E I GIOVANI In
Puntata del 07/04/2026@2
Il primo argomento di questa puntata è stato il  CCNL Istruzione e ricerca siglato pochi giorni fa, ne  abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale. Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno organizzando a riguardo. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando quello che rimane della scuola pubblica. Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc. Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’ ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo giocare giochiamo”. L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza. IL COMUNICATO: “Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo. La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato, quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui lavoratori. Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della realtà che ci circonda. Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano, perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci, continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI, spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento, abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati. Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia. Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia 21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme. Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio vogliono giocare, giochiamo. Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro, per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11 aprile 2026: SCIOPERO” Buon ascolto
April 12, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 07/04/2026@1
Il primo argomento di questa puntata è stato il  CCNL Istruzione e ricerca siglato pochi giorni fa, ne  abbiamo parlato in compagnia telefonica di Cosimo Scarinzi di CUB Piemonte. La triade dei sindacati confederali, con l’ ausilio dei sindacati politicamente più vicini al governo in carica, hanno sottoscritto il nuovo CCNL di comparto nella giornata del primo aprile. L’ennesimo contratto che coinvolge milioni di lavoratori, che però non vengono interpellati minimamente sui contenuti dello stesso e che non recupera l’inflazione reale. Con Cosimo Scarinzi ci siamo addentrati nelle dinamiche che hanno portato a questo risultato e parlato delle prossimi mobilitazioni che si stanno organizzando a riguardo. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Anna Belligero (Cobas Scuola Torino) su come i fascisti di FdI stanno trasformando quello che rimane della scuola pubblica. Abbiamo affrontato con la nostra ospite il declino della scuola che non è solo culturale e affronta, da quando è al governo FdI, una deriva che ci ricorda le abitudini del ventennio: liste di professori di sinistra, schedature delle scuole non allineate con interrogazioni parlamentari della maggioranza, etc. Verso metà marzo il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli ha stilato una lista di scuole che lo scorso 10 febbraio avrebbero ignorato il Giorno del Ricordo, la commemorazione per le vittime delle Foibe. In un’interrogazione, il parlamentare di FdI ha chiesto al ministro dell’Istruzione di effettuare delle verifiche nei confronti degli istituti finiti sotto accusa. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Alberto Russo dell’ ANLM (Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione) manutentore che lavora in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) sullo sciopero di 24h previsto per l’11/04/2026 e sul comunicato che l’assemblea sta facendo circolare su “Se proprio vogliamo giocare giochiamo”. L’ANLM è nata come assemblea di lavoratori autorganizzati della manutenzione in Ferrovia dello Stato ha avuto la capacità di organizzare scioperi contro le condizioni di lavoro dei manutentori e la loro sicurezza. IL COMUNICATO: “Sono passa più di due anni dalla firma del 10 gennaio.Il degrado del settore è sotto gli occhi di tutti, siamo completamente allo sbando, e se mai fosse possibile, giorno dopo giorno dobbiamo fare i con con una azienda, che grazie al peggior quadro sindacale che abbia mai calcato le “scene” nel trasporto ferroviario, sta disarticolando in maniera molto “pericolosa” l’idea stessa di una Manutenzione dell’Infrastruttura che veda i ferrovieri avere un ruolo. La firma degli accordi territoriali, non solo non ha corretto in alcun modo l’impatto dell’iniziativa aziendale, ma legittimandone l’operato ha incentivato, quella che a tutti gli effetti ricorda la pratica tipica dei campi di rieducazione, producendo conseguenze pesanti, che impattano fortemente sui lavoratori. Così mentre Cum e Specialisti si ergono troppo spesso a controllori di qualsiasi aspetto della nostra vita, registriamo un aumento dell’uso dello strumento sanzionatorio, spesso in materie che attengono alla sicurezza sul lavoro, perché quel modello Brandizzo che trova in questa riorganizzazione la sua massima espressione, godendo del sostegno di sigle sindacali che nemmeno su questi aspetti dimostrano un minimo di ritegno, sta infettando ogni aspetto della realtà che ci circonda. Non possiamo permetterci di vivere nella paura, perché è quello su cui contano, perché è quello di cui azienda e sindacalai si nutrono e soprattutto perché in una situazione come questa è molto più pericoloso assecondarli. Ovviamente la tentazione di rintanarsi nel proprio angolo nella speranza di non essere investiti da quel che accade, magari continuando a rivolgersi a quei sindaca che ci stanno fottendo la vita senza esclusione di colpi, non aiuta, ma sappiamo e dovreste saperlo anche voi, che con noi non hanno finito, e non ci sono santi a cui rivolgersi se non a noi stessi. La ricerca di una parvenza di normalità, ci sta facendo perdere di vista il terreno di gioco. Le cose, anche le più feroci, continuano ad accadere ed ad un certo punto dovremo svegliarci. Come se il quadro non fosse già complesso, a rendere tutto ancora più difficile è la Commissione di Garanzia che oramai si erge al ruolo di portavoce di RFI, spulciando nei più assurdi meandri per ostacolare le iniziative di sciopero che portiamo avanti dal 2024. Pertanto all’ennesimo e ingiustificato intervento, abbiamo deciso di cambiare passo, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non si poteva continuare inermi a cercare di schivare lanci sempre più mirati. Per come è scritto l’accordo sui servizi minimi, però, e per come è strutturata la nostra reperibilità, la scelta della Commissione di smantellare l’accordo per come da sempre applicato, ci riporta all’interpretazione integrale di quanto scritto e questo paradossalmente ci apre opportunità in termini di efficacia. Vi invitiamo a leggere attentamente le norme tecniche, perché se è vero che ci porteranno ad effettuare il residuo di prestazione che non rientra nella fascia 21/21, ci esclude dall’obbligo di essere considerati reperibili nella finestra temporale che corrisponde alla prestazione su cui stiamo scioperando, inoltre tutto quello che succede all’interno di quella fascia è interessato dallo sciopero e chi farà il pomeriggio il 10, andrà via prima e chi farà la notte l’11 e dovesse entrare alle 20, entrerà alle 21. Siamo consapevoli che andare al lavoro per un pezzetto di prestazione, stiamo parlando di 36 minuti/1 ora, è una rottura di scatole che non ha alcun senso logico. Del resto è quello su cui la Commissione di Garanzia ed RFI contano, ma la modifica va vista nel suo insieme. Ora, se ritenete il disagio insopportabile, non fate sciopero, ma se per caso foste addirittura reperibili pensateci, perché non dovendo garantire la reperibilità, il vostro sciopero è particolarmente incisivo. In fondo, come abbiamo riportato anche sulle norme tecniche, dovrete timbrare, andare a mettervi i DPI, poi ricambiarvi, timbrare l’uscita e andare a casa. Se proprio vogliono giocare, giochiamo. Per difendere la nostra dignità, la nostra sicurezza e fermare questo disastro, per riaffermare quel diritto di sciopero che tentano di eliminare del tutto, l’11 aprile 2026: SCIOPERO” Buon ascolto
April 12, 2026
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