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Il carovita morde come negli anni Settanta ma nulla è come prima
Negli anni settanta, in Italia il carovita divenne un tema centrale a causa dell’inflazione galoppante e dello shock petrolifero del 1973 che causò il raddoppio del prezzo del greggio. Per affrontare le conseguenze della crisi petrolifera il governo italiano, come altri governi europei, adottò misure di draconiana austerità volte alla […] L'articolo Il carovita morde come negli anni Settanta ma nulla è come prima su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
L’inflazione vola al 4,2%, il carovita accende il malessere sociale
A settembre l’inflazione in Italia torna ad accelerare con decisione, portandosi al +4,2% su base tendenziale rispetto al +3,3% registrato ad agosto. Lo certificano i dati definitivi per lo scorso mese appena diffusi dall’Istat, che confermano la stima preliminare e registrano una variazione congiunturale dell’indice nazionale dei prezzi al consumo […] L'articolo L’inflazione vola al 4,2%, il carovita accende il malessere sociale su Contropiano.
October 19, 2026
Contropiano
Fiori mancati
Forse Giorgia pensava che con la benzina sopra I due euro, l’inflazione che galoppa, I salari fermi da 30 anni, il potere d’acquisto in picchiata, stipendi da 7-800 euro al mese prospettive zero, I giovani italiani le mandassero dei fiori. * da Facebook L'articolo Fiori mancati su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
La finanziarizzazione della città
Nella dinamica dei prezzi e del carovita in materia di alloggi e parcheggi nelle aree urbane – ma il fenomeno si sta estendendo a servizi pubblici di trasporto, logistica, beni culturali e persino sicurezza pubblica – il privato (che è quello che ha goduto di vantaggi fiscali o che ha approfittato delle maglie del financial project per acquisire diritti a rendite secolari) oltre a speculare nel suo legittimo interesse di fatto alza i prezzi di mercato di tutto il parco urbano. Così facendo si crea un circolo vizioso per la collettività e virtuoso per la rendita privata. In questa impresa troviamo di tutto, dai pesci piccoli che si inventano b&b o parcheggi improvvisati e fantasiosi, alle grandi immobiliari collegate a fondi finanziari. A questo aggiungerei il sospetto che in aree ad alta densità malavitosa la faccenda non possa non interessare chi ha denaro da “pulire”, magari investendolo in affari leciti e sicuri. Ma torniamo a un aspetto particolare della faccenda, e cioè la tanto da tutti vituperata spirale inflazionistica. Tutta la storia dei bonus e delle detrazioni ha sempre prodotto un mercato “su di giri”. Oggi questa logica è quella che governa il territorio. Provo a esaminarla. L’analisi del modo in cui le politiche pubbliche di vantaggio (agevolazioni fiscali, project financing, concessioni di lungo termine) e le logiche estrattive del privato alimentino una cascata inflazionistica sull’intero parco urbano si articola attraverso quattro dinamiche economico-spaziali fondamentali. La distorsione del Project Financing e la Rendita Posizionale La finanza di progetto (PPP) è nata teoricamente per sollevare gli enti pubblici dagli oneri finanziari di infrastrutture e servizi (parcheggi interrati, sistemi di trasporto, rigenerazioni). Nella pratica, spesso si trasforma in un meccanismo di privatizzazione dei profitti e socializzazione dei rischi. Concessioni ultradecennali: L’assegnazione di diritti gestionali per decenni (spesso 30-90 anni) garantisce al gestore privato una posizione di quasi-monopolio naturale in aree ad alta densità urbano-commerciale. Flussi di cassa garantiti: Nel caso dei parcheggi pertinenziali e stanziali, il gestore non estrae solo valore dalla tariffa oraria, ma monopolizza l’accesso al suolo. L’infrastruttura, originariamente pensata come servizio pubblico a standard urbanistico, diventa un cespite finanziario a rendita garantita. Dalla Rendita Parziale all’Effetto Trascinamento sui Prezzi (Spillover) Il fenomeno per cui l’aumento dei costi di un bene specifico (il posto auto o il canone di concessione) rialza i prezzi dell’intero mercato circostante segue una dinamica ben precisa. Scomposizione e valorizzazione dello spazio: Un’abitazione priva di parcheggio in una zona a sosta privatizzata e carissima subisce un deprezzamento relativo, oppure spinge i proprietari a inglobare il “costo della sosta” nel prezzo finale di vendita o affitto dell’immobile. Internalizzazione dei costi di mobilità: Se il costo mensile per parcheggiare passa — a causa delle logiche di massimo profitto del concessionario — da un prezzo calmierato a tariffe speculative di mercato, il valore d’uso dell’intero quartiere cambia. L’alloggio diventa accessibile solo a fasce di reddito più elevate, innescando processi di gentrificazione ed espulsione. Quando lo Stato o gli Enti Locali concedono detrazioni fiscali, scomputi di oneri di urbanizzazione o deroghe urbanistiche a favore di operatori privati con la giustificazione di “incentivare la rigenerazione”, si verifica spesso un paradosso economico. L’effetto Capitalizzazione: Il vantaggio fiscale ottenuto dal costruttore/sviluppatore non si traduce in un prezzo finale più basso per il cittadino o l’inquilino. Al contrario, viene assorbito all’interno del margine di profitto o incorporato nel valore patrimoniale dell’immobile (capitalizzazione del beneficio). Effetto “Segnale di Mercato”: Quando un intervento privato sponsorizzato o agevolato fissa un nuovo prezzo standard (es. garage a prezzi proibitivi o canoni concordati solo nominalmente), i proprietari circostanti adeguano le proprie pretese economiche al rialzo, assumendo quel picco speculativo come nuovo prezzo di equilibrio del quartiere. Il passaggio dall’urbanistica tradizionale alla finanziarizzazione della città ha trasformato il territorio in una classe di investimento. I parcheggi e gli immobili non vengono più valutati per il loro valore d’uso (soddisfare il bisogno abitativo o di sosta), ma come rendite finanziarie attualizzate. L’operatore economico che si assicura un diritto secolare su un nodo strategico della città usa quella posizione di rendita per condizionare la pianificazione locale. Poiché il capitale cerca il massimo rendimento, la rendita estratta dalle infrastrutture “a maglie larghe” fa da volano alla speculazione immobiliare residenziale e commerciale, trasformando la città da bene comune a macchina per l’estrazione di plusvalore. Un male necessario? Nient’affatto! Basterebbe regolamentare realmente il partenariato pubblico privato, riequilibrandolo. E introdurre elementari strumenti di governance pubblica. Quali? Clausole di prezzo massimo di cessione/locazione vincolanti e permanenti sui beni realizzati in PPP o con agevolazioni fiscali. Piani per la mobilità e l’alloggio che trattino la sosta e l’abitazione come servizi di interesse generale (SIEG), sottraendoli alla contrattazione speculativa di puro mercato. Tassazione e cattura della plusvalenza urbana (value capture), per restituire alla collettività la rendita generata da infrastrutture e trasformazioni pubbliche. Può far contenti tutti? Ovvio che no. Ma “tutti”, se non è una presa per i fondelli, può essere obiettivo perfettibile, mentre quello attuale è una truffa ai danni della collettività. Michele Ambrogio
October 16, 2026
Pressenza
Istat: lo scontrino sale ma il carrello della spesa diventa più leggero di quasi il 9%
In Italia si spende nominalmente di più rispetto agli anni passati, ma quel che si riesce a comprare è molto meno. È questo che emerge da uno studio dell’Istat sulle spese per i consumi delle famiglie nel 2025, integrato dall’analisi del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc). In […] L'articolo Istat: lo scontrino sale ma il carrello della spesa diventa più leggero di quasi il 9% su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
VENERDÌ 2 OTTOBRE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI
L’economista e nostro collaboratore, Andrea Fumagalli, torna venerdì 2 ottobre 2026 su Radio Onda d’Urto con la rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana. 4 i temi: il price cap deciso a ottobre da diverse compagnie di distribuzione (Eni, Ip, Q8 e Tamoil) di benzina e gasolio; la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio del Governo italiano all’Ue in vista della prossima manovra economica; la crisi globale sui titoli di stato e infine i dati Istat sull’occupazione. PRICE CAP – 4 compagnie di distribuzione di benzina e gasolio hanno adottato dal 1 ottobre un tetto sui prezzi in Italia. Il price cap nazionale è 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 euro al litro per il diesel e dovrebbe durare per il solo mese di ottobre. L’intervento rivendicato dalla Meloni, al pari di quelli sulle accise, interviene però unicamente sull’aspetto fiscale-finanziario,  senza minimamente intaccare sia gli extraprofitti miliardari delle compagnie sia, soprattutto, il modo in cui si forma il prezzo lungo tutta la filiera energetica. MANOVRA – Si torna poi a parlare di flessibilità di bilancio nel dibattito politico, in vista della prossima manovra economica, l’ultima del Governo Meloni prima del voto 2027. Dopo la richiesta avanzata ieri, la presidente del Consiglio  è tornata oggi sull’argomento, chiedendo di “valutare l’impatto dell’inflazione”, arrivata a settembre al 4,2% in Italia, contro il 3,8% dell’Eurozona. In una lettera alla Commissione Ue scrive: “Nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil”. Bruxelles però, al momento, risponde picche: “Abbiamo già dato flessibilità agli Stati membri”, dice la Commissione Ue. TITOLI DI STATO – A rendere ancora più corta la coperta della manovra 2027 c’è anche la crisi globale che investe i titoli di Stato. Il rendimento del Btp italiano decennale è balzato fino al 4,80%. Lo spread è tornato a salire attorno ai 120 punti base, il livello più alto degli ultimi 3anni. Non è comunque una solo crisi italiana, quella dei titoli di Stato, alimentata dal ritorno dell’inflazione, dall’enorme quantità di debito pubblico in particolare Usa e dal timore generalizzato che le banche centrali tengono i tassi alti a lungo. LAVORO – Da ultimo, l’occupazione. Ad agosto in Italia resta sì ai massimi (24 milioni e 352mila occupati), ma su luglio perde 5mila posti, quarto mese consecutivo di calo, dice l’Istat. Allo stesso tempo ci sono più disoccupati (+48mila unità, al 6,2%) e meno inattivi (-21mila); segno, cioè, che il carovita spinge più persone a cercare un qualche lavoro per vivere. Sono soprattutto over50 e persone in teoria già in età di pensione quelle che cercano e spesso trovano una qualche occupazione, segnata invece in calo tra i 25 e i 49 anni. Andrea Fumagalli, economista, docente di economia politica all’Università di Pavia e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
October 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Torna l’inflazione, resta la questione di classe
L’inflazione torna a mordere, e galoppa: +3.3% ad agosto, +4,2% a settembre, su base annua. Nel solo mese di settembre i prezzi sono aumentati dello 0,7%. Da una parte la BCE che torna ad aumentare i tassi di interesse e così facendo colpisce i lavoratori e le famiglie due volte, […] L'articolo Torna l’inflazione, resta la questione di classe su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano