Il Piano casa è leggeIl 1 luglio il Senato ha approvato definitivamente la conversione in legge del
decreto 66/26 conosciuto come “piano casa”, dopo che la Camera dei deputati lo
aveva fatto il 23 giugno. In entrambi i rami del Parlamento era stata posta la
fiducia.
Sulla casa sono anni oramai che il Governo emana decreti come abbiamo raccontato
qui. Il problema della casa resta irrisolto e rappresenta un vero dramma per chi
ha acquistato una casa contraendo un mutuo, che spesso ha difficoltà a pagare.
Sono il 13% di quel 70% che risulta essere proprietario della casa in cui vive.
È un problema per chi vive in affitto e paga un canone sempre più alto, per chi
non trova sul mercato un alloggio da affittare e per chi è in attesa di un
alloggio di edilizia pubblica e sa che non lo avrà mai.
Per tutti le spese collegate all’abitazione (bollette, condominio, manutenzione,
il mutuo e gli interessi) incidono in maniera notevole sul reddito familiare
fino ad arrivare al 40%. Per chi ha un reddito basso sono insostenibili. Le
misure previste per aiutare queste famiglie sono state soppresse nel 2023,
quando il governo ha interrotto il finanziamento del contributo all’affitto e
quello per morosità incolpevole.
> L’edilizia pubblica, che per molti anni aveva assicurato la casa per i meno
> abbienti, è scomparsa. In Italia il patrimonio di case pubbliche è pari a
> 950mila alloggi, su un totale di 35 milioni di abitazioni esistenti. Sono
> 650mila le domande presentate, in lista di attesa. Sono molti di più quelli
> che avrebbero i requisiti per richiedere una casa popolare e non lo hanno
> fatto.
Le politiche per finanziare la costruzione di alloggi pubblici, che dal
dopoguerra erano state portate avanti attraverso gli IACP, l’INA casa e la
Gescal sono sparite, anzi dagli anni ’90 si è messa in atto la vendita del
patrimonio per risanare il debito pubblico. Oggi non si parla più di edilizia
popolare, ma di social housing. Il privato è delegato alla costruzione di
edilizia “sociale” attraverso incentivi promossi dallo Stato. Sono case
destinate al ceto medio, che escludono le fasce più povere della popolazione.
> La legge che viene presentata come strumento di risoluzione dell’emergenza
> abitativa non risolverà nessuno dei problemi che riguardano circa otto milioni
> di persone, fra coloro che avrebbero diritto alla casa popolare e chi non
> rientra nei parametri per richiederla ma non ha un reddito sufficiente per
> accedere al mercato privato.
Per l’edilizia pubblica nella legge approvata sono previsti finanziamenti
irrisori: 970 milioni di euro per tutto il paese da ripartire nel quinquennio
2026 – 2030 utilizzabili solo per risanare 61.300 alloggi popolari che non
possono essere assegnati perché in condizioni fatiscenti. Niente altro! Sono
lontani gli anni del “Piano Casa” voluto da Fanfani che in 14 anni realizzò un
totale di 2.000.000 di vani, che formavano complessivamente 355.000 alloggi.
Adesso si affida la realizzazione di nuove case a investitori privati. Per
facilitare questa operazione è previsto un apposito strumento finanziario
gestito da Invimit Sgr per raccogliere le risorse pubbliche e private destinate
all’housing sociale e alla rigenerazione urbana, attraverso la “valorizzazione”
di immobili pubblici dismessi.
Infine sono previsti i programmi infrastrutturali di edilizia integrata che
dovrebbero offrire una nuova offerta abitativa a canoni e prezzi calmierati con
una ripartizione del 70% di edilizia convenzionata e un 30% a libero mercato.
Con 1,2 miliardi già raccolti ADD Capital diretto da Mario Abbadessa (ex-manager
Hines) sarà il veicolo finanziario principale dell’operazione.
> Sono previste deroghe urbanistiche, premi di cubatura fino al 35%, benefici
> sui costi di bonifica, perché l’intero piano viene considerato di interesse
> strategico. Soprattutto se i progetti supereranno la quota di un miliardo di
> euro di investimenti anche grazie all’apporto di capitali esteri.
Tutto questo sarà gestito con poteri commissariali da una conferenza dei servizi
in forma semplificata entro 30 giorni. Una super corsia preferenziale per cambi
di destinazione d’uso in deroga, agevolazioni sugli standard, incrementi
volumetrici e onorari notarili dimezzati per le compravendite.
Ultima notazione. Cosa si intenda per prezzi calmierati resta un mistero, senza
definire quali saranno i parametri per stabilirli. I prezzi del libero mercato
nelle grandi aree urbane sono talmente alti che anche una riduzione del 30% non
consentirebbe ai tanti in cerca di una casa di poterli affrontare.
La casa resterà fonte di reddito e investimento finanziario e il nostro paese
avrà ancora tante case e tante persone che una casa non ce l’hanno.
La copertina è di Bianka Bécsi via Pexels
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