Tag - diritto all'abitare

Ruspe contro i poveri
IL MOVIMENTO PER IL DIRITTO ALLA CASA IN SPAGNA MA ANCHE LA VICENDA DI SPIN TIME E LE PROTESTE DEGLI UNIVERSITARI IN ITALIA HANNO APERTO UNA CREPA NELLA POLITICA ISTITUZIONALE. CHE LE CITTÀ OVUNQUE SIANO SEMPRE PIÙ SPESSO TERRENO DI CACCIA PER SPECULATORI E CHE LA VITA DI OGNI GIORNO DI TANTE PERSONE COMUNI SIA DEVASTATA, LO DIMOSTRA ANCHE LA CRISI GRAVISSIMA CHE IN QUESTI GIORNI VIVONO, LONTANO DAI RIFLETTORI DEI GRANDI MEDIA, DIVERSI QUARTIERI DI MOGADISCIO CON MIGLIAIA DI DEMOLIZIONI IN CORSO. LE OPERAZIONI SEGUONO UN PROTOCOLLO BRUTALE: DA MEZZANOTTE IN POI, BANDE ARMATE DI ASCE E COLTELLI FANNO IRRUZIONE NELLE ABITAZIONI, TERRORIZZANDO I RESIDENTI, PRIMA DELL’ARRIVO DEFINITIVO DEI BULLDOZER. LE DENUNCE DELLA CAMPAGNA NAZIONALE #HANTIDAQARANKA EVIDENZIANO UN DATO SCIOCCANTE: IL 99% DEI TERRENI DI UTILITÀ PUBBLICA E DEI BENI DEMANIALI STORICI A MOGADISCIO È STATO SOTTRATTO O VENDUTO A PRIVATI. CON L’ARRIVO DELLE PIOGGE, PIÙ VIOLENTA PER LA CRISI CLIMATICA, MIGLIAIA DI PERSONE AFFRONTANO IL RISCHIO DI FOLGORAZIONI ELETTRICHE E QUELLO DI NUOVE EPIDEMIE, INNESCANDO UNA DISPERATA GUERRA TRA POVERI, DICE ZAKARIA MOHAMED ALI. INTANTO IL PAESE È COSTRETTO A FARE CONTI CON UNO STALLO DELLA POLITICA, MA IL GOVERNO DI MOHAMUD GODE DEL SOSTEGNO DI ERDOGAN, CON UN SISTEMA SANITARIO FRAGILISSIMO E VIOLENTI CONFLITTI REGIONALI DOVE INTERVENGONO MERCENARI COLOMBIANI… DI CERTO CRESCE ANCHE NEI VICOLI INFANGATI DI MOGADISCIO LA RABBIA, PER DIRLA CON GALEANO, DEI NESSUNO, “I FIGLI DI NESSUNO, I PADRONI DI NIENTE”, COLORO “NON SONO, NONOSTANTE SIANO…” Per scelta dell’autore, è vietata la riproduzione di questa fotografia, il cui utilizzo è destinato a progetti importanti -------------------------------------------------------------------------------- Mogadiscio, una capitale storicamente segnata dal crollo del regime di Siad Barre nel 1990, dai sanguinosi conflitti interclanici, e dal dominio dei signori della guerra, si trova oggi di fronte a un dramma senza precedenti. Dal 2003 la città ha intrapreso percorsi di faticosa ricostruzione, ma la fine di ogni mandato presidenziale fa ripiombare il paese nel caos. Attualmente il mandato presidenziale risulta scaduto e la città vive un nuovo catastrofe sociale: le ruspe governative stanno radendo al suolo interi quartieri storici, accanendosi in modo particolare sulla povera gente. Le operazioni seguono un protocollo brutale: da mezzanotte in poi, bande armate di asce, bastoni, manganelli, martelli e coltelli fanno irruzione nelle abitazioni, svegliando violentemente i residenti e terrorizzandoli, prima dell’arrivo definitivo dei bulldozer. Questa sistematica “caccia ai terreni” ha colpito con forza devastante lo storico quartiere di Waberi, in particolare nel distretto di Buula Eelaay. Intere generazioni vengono private della propria casa senza alcun preavviso, indennizzo o alternativa abitativa, costringendo anziani, donne e oltre mezzo milione di bambini ad accamparsi per strada. Con l’arrivo delle piogge, queste famiglie affrontano un rischio imminente di folgorazioni elettriche, epidemie e il collasso totale delle condizioni igienico-sanitarie, innescando una disperata guerra tra poveri. La privatizzazione del patrimonio statale Le denunce civili e politiche confluite nella campagna nazionale #HantidaQaranka evidenziano un dato scioccante: il 99% dei terreni di utilità pubblica e dei beni demaniali storici a Mogadiscio è stato indebitamente sottratto o venduto a privati. L’amministrazione di Mogadiscio e la regione del Banadir, inizialmente trinceratesi dietro la scusa di voler recuperare i terreni occupati abusivamente dall’era post Siad Barre, hanno esteso i decreti di esproprio fino a liquidare infrastrutture pubbliche vitali, inclusi gli immobili storici del Ceemiska (l’assicurazione nazionale somala), l’Ex Fiera Nazionale (Carwada Qaranka) e le stazioni dei vigili del fuoco. Dietro queste manovre sembra nascondersi una fitta rete di speculazione edilizia alimentata da enormi capitali privati e multinazionali. I costi d’affitto nella capitale sono saliti a livelli insostenibili, paragonabili in alcune zone a quelli delle grandi città italiane: nella zona di Maka al-Mukarama gli appartamenti raggiungono gli 800 dollari al mese, mentre a Waberi e Bondhere variano tra i 350 e i 500 dollari, tagliando fuori la stragrande maggioranza della popolazione locale. Stallo politico Il contesto securitario e sociale è aggravato da una gravissima crisi costituzionale. Il mandato quadriennale del presidente Hassan Sheikh Mohamud è ufficialmente scaduto il 15 maggio 2026. Tuttavia, grazie a un controverso emendamento approvato dal parlamento nel marzo 2026, la durata del mandato è stata estesa unilateralmente da quattro a cinque anni, prolungando la presidenza fino al 15 maggio 2027. Questo colpo di mano legislativo è stato rigettato dal blocco delle opposizioni riunite nel Somali Future Council, che considerano Mohamud a tutti gli effetti un ex presidente, illegittimamente al comando. Il governo di Mohamud gode del solido appoggio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Tuttavia, la pressione sotterranea della comunità internazionale – in primis Stati Uniti e Regno Unito – per scongiurare un’escalation militare nella capitale ha forzato un fragile compromesso all’inizio di settembre 2026, impegnando la presidenza a tenere elezioni entro sette mesi. Ciononostante, le opposizioni mantengono alta la guardia, denunciando che il metodo proposto dal governo, dietro il pretesto del suffragio universale per la società civile, nasconde un sistema architettato su misura per garantire la rielezione automatica del regime in carica. L’escalation militare nel sudovest Mentre Mogadiscio è scossa dalle demolizioni, la stabilità della Somalia sta collassando nelle regioni periferiche. Negli ultimi giorni, la città di Baidoa, nello Stato del Sudovest, è stata teatro di violenti scontri a fuoco durati molte ore. Le forze di sicurezza federali somale hanno ingaggiato combattimenti urbani serrati contro le milizie e le forze speciali regionali fedeli all’ex governatore dello Stato del Sudovest, Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen, rimosso forzatamente lo scorso marzo. Il ministero della Difesa federale ha dichiarato di aver respinto l’assalto, accusando le milizie di Laftagareen di coordinarsi con i terroristi di al-Shabaab. Il bilancio civile è tragico: il Bay Regional Hospital ha riferito di aver accolto decine di feriti e vittime civili, mentre la popolazione è barricata nelle case per via dei proiettili vaganti. L’escalation ha raggiunto un livello internazionale critico durante la notte tra il 3 e il 4 settembre 2026, quando un misterioso attacco aereo ha bombardato il compound del Generale Mahad Abdirahman Aden (noto come Taliye Shub), stretto alleato di Laftagareen, nella città di confine di Doolow (regione del Gedo). L’incursione ha causato morti e il crollo dell’edificio. Le autorità del Sudovest hanno esplicitamente accusato un caccia militare turco, svelando una preoccupante e diretta ingerenza aerea straniera nei conflitti politici intestini somali, fatto su cui né Villa Somalia né Ankara hanno rilasciato smentite. I mercenari colombiani A complicare la rete dei conflitti regionali legati alla Somalia vi è la presenza documentata di mercenari colombiani (Private Military Contractors), impiegati in dinamiche di transito e supporto operativo. Le rotte di volo internazionali tracciate collegano la Colombia al Sudan, passando strategicamente attraverso hub chiave quali Bossaso (Somalia), Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) e N’Djamena (Ciad). Questo flusso evidenzia la progressiva internazionalizzazione della sicurezza e dei traffici di truppe private nell’Africa orientale, con la Somalia che funge da corridoio geopolitico cruciale per attori di sicurezza non statali operanti nei teatri di guerra sub-sahariani. La mappa mostra il percorso di un membro di una compagnia militare privata colombiana, intervistato da Human Rights Watch, che ha viaggiato verso il Sudan passando per Somalia, Emirati Arabi Uniti e Ciad. L’aggravarsi delle demolizioni La crisi abitativa e le controversie legate alla proprietà dei terreni a Mogadiscio continuano a estendersi a macchia d’olio nell’autunno del 2026. Le campagne di sgombero forzato e demolizione per mano delle autorità municipali e delle forze di sicurezza hanno colpito duramente il distretto di Waberi. Questa operazione di recupero dei terreni demaniali ha suscitato una forte indignazione pubblica e l’intervento di figure di spicco dell’opposizione. L’ex presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo ha condannato duramente gli sgomberi, evidenziando come l’abbattimento di intere aree residenziali ad alta densità privi le famiglie vulnerabili dei diritti costituzionali fondamentali, lasciandole senza tetti né tutele giuridiche adeguate. Mentre l’amministrazione del Benadir difende le azioni definendole necessarie per modernizzare le infrastrutture cittadine, la popolazione locale e i leader politici denunciano la mancanza di preavvisi e l’assenza di sistemazioni alternative, aggravando una situazione sociale già esasperata dalle intemperie. Parallelamente, all’inizio del mese di ottobre 2026, diverse abitazioni sono state demolite nel quartiere di Jungul (nel distretto di Yaqshid), nel cuore della notte e mentre sulla città cadeva una forte pioggia. I residenti hanno denunciato l’azione, affermando di essere in possesso di regolari documenti di proprietà dei terreni e accusando le autorità di aver inviato le ruspe all’improvviso. Nelle vicinanze delle abitazioni dell’ex Compagnia di Assicurazioni (Caymiska), le demolizioni hanno provocato forti polemiche e tensioni tra il governo locale e i residenti. In uno degli episodi più gravi, un cittadino sarebbe stato ucciso dopo essersi rifiutato di lasciare la propria abitazione. Il coinvolgimento dei caccia militari Riguardo al dispiegamento dei caccia militari, le denunce e i resoconti locali hanno riferito dettagli allarmanti. Diverse fonti locali e alcuni leader dell’opposizione, tra cui l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, hanno denunciato che, durante quel periodo di forte tensione, aerei da guerra identificati come F-16 turchi hanno sorvolato a bassa quota il cielo di Mogadiscio. I voli a bassa quota sarebbero stati registrati sopra la capitale, in particolare nelle aree di Tokyo e Jungul, nel distretto di Yaqshid. L’opposizione e alcuni residenti hanno interpretato questi voli come una forma di palese intimidazione e dimostrazione di forza nei confronti dei cittadini che si opponevano alla demolizione delle proprie abitazioni. L’amministrazione della regione del Benadir ha difeso le operazioni, definendole parte di un piano legittimo per il recupero dei terreni pubblici, mentre le autorità militari non hanno confermato ufficialmente un legame diretto tra il sorvolo dei caccia e le operazioni di sgombero. Rischi per la popolazione Intanto, la pioggia non fa distinzione tra ricchi e poveri. A Mogadiscio, come in molte altre zone della Somalia, le strade continuano a essere gravemente colpite dalle precipitazioni a causa della mancanza di adeguati sistemi fognari e di drenaggio, infrastrutture che non sono state sufficientemente ripristinate e sviluppate negli ultimi decenni. Ogni volta che piove aumenta anche il rischio legato agli impianti elettrici. Nonostante la spesa pubblica e la riscossione delle tasse da parte delle autorità, delle abitazioni, delle aziende elettriche e delle attività commerciali, molti abitanti continuano a non disporre di sistemi sicuri e adeguati per affrontare le emergenze legate alle piogge. A questo si aggiunge il rischio sanitario provocato dall’acqua stagnante e dalle condizioni igieniche precarie, che possono favorire la diffusione di malattie. La situazione nel sud della Somalia e nella capitale Mogadiscio è particolarmente preoccupante anche a causa delle condizioni climatiche e di una crisi sanitaria aggravata dalla fragilità del sistema sanitario. Secondo i dati di ReliefWeb, le previsioni indicano una probabilità superiore al 90% di precipitazioni sopra la media nel centro-sud del Paese entro la fine dell’anno, con il rischio che i fiumi Juba e Shabelle possano nuovamente esondare, mettendo a rischio oltre 1,3 milioni di persone. Un sistema sanitario sempre più fragile A rendere tutto più difficile è il sistema sanitario, già fragile da decenni, che è diventato per molti cittadini un servizio difficile da permettersi. Numerosi trattamenti specialistici, tra cui interventi cardiaci, trapianti di rene, rimozione di masse tumorali e complesse operazioni neurologiche, spingono molti cittadini somali a cercare cure all’estero, soprattutto in Turchia e India. Solo una minima parte riesce a ottenere un visto per motivi sanitari verso l’Europa o l’Italia. Tra il 2023 e il 2025 l’accesso a queste procedure sembrava, in alcuni casi, relativamente più semplice; oggi, l’aumento dei costi e dei tempi di attesa rende queste possibilità ancora più difficili da sostenere per molte famiglie somale. Secondo Medici Senza Frontiere, il sistema sanitario somalo sta affrontando una grave crisi dovuta alla mancanza di finanziamenti. Il Piano di Risposta Umanitaria per la Somalia 2026 è stato ridotto del 40% e risulta finanziato solo per circa un terzo. Questo disinvestimento ha già contribuito alla chiusura di numerose strutture sanitarie di base sul territorio. Le agenzie internazionali hanno inoltre dovuto ridurre gli aiuti alimentari d’emergenza, lasciando milioni di persone con un accesso limitato al cibo e all’assistenza sanitaria primaria proprio in un momento di estrema vulnerabilità climatica. La scuola Bartamaha In netto contrasto con le demolizioni forzate e le accuse di abbandono infrastrutturale, l’amministrazione regionale del Benadir ha cercato di dare un segnale di sviluppo sociale avviando significativi piani di ricostruzione pubblica. Il 14 ottobre 2026, il sindaco di Mogadiscio ha posato la prima pietra per la ricostruzione della storica scuola Bartamaha, un istituto vecchio di 66 anni che ha formato generazioni di professionisti somali ma che versava in uno stato di totale degrado dopo decenni di conflitti. Finanziato nell’ambito dell’iniziativa Somalia Education for Human Capital Development, il progetto punta a edificare un polo scolastico moderno. Questa mossa istituzionale rappresenta il tentativo della leadership municipale di controbilanciare le critiche della cittadinanza, dimostrando l’intenzione di reinvestire nei servizi essenziali, anche se l’accesso all’istruzione e alla sanità di base rimane un miraggio per migliaia di sfollati urbani accumulatisi a causa degli sgomberi. Lo scontro istituzionale si sposta in Tribunale È vietata la riproduzione di questa fotografia Le tensioni nate per le strade di Mogadiscio riflettono una spaccatura politica molto più profonda che ha raggiunto i massimi livelli istituzionali della Somalia alla metà di ottobre 2026. Il 16 ottobre 2026, l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, leader del consiglio di opposizione Somali Future Council, ha ufficialmente depositato un ricorso presso la Corte Suprema Federale a Mogadiscio. L’azione legale contesta i recenti emendamenti parlamentari alla Costituzione provvisoria (in particolare al Capitolo 15), accusando il legislatore di aver ignorato i protocolli di revisione e di aver agito senza un consenso politico allargato. Sharif Sheikh Ahmed ha esortato la magistratura a decidere in totale indipendenza dalle pressioni dell’esecutivo, definendo il ricorso l’unico modo pacifico per preservare lo Stato di diritto ed evitare la frammentazione politica del Paese. Verso le elezioni del 2027 La vera radice dello scontro tra governo e opposizione — che fa da sfondo anche all’uso dimostrativo della forza nei cieli e nelle strade della capitale — risiede nella gestione della transizione democratica. Il 15 ottobre 2026, la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (NIEBC) ha annunciato ufficialmente il calendario elettorale, fissando le elezioni presidenziali della Somalia per il 15 maggio 2027. Le elezioni parlamentari federali sono state invece programmate per il 15 aprile 2027. Nonostante la definizione di queste scadenze sia stata accolta con favore dalla leadership governativa come un passo avanti per la stabilità, l’annuncio unilaterale ha acuito l’ostilità delle coalizioni di opposizione e di diversi Stati membri federali. Questi ultimi temono che le modifiche ai meccanismi di voto e le estensioni dei mandati amministrativi approvate senza un accordo globale possano compromettere definitivamente la tenuta democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Fonti: * Testimonianze civili dirette: Prove audio-visive raccolte sul campo tra i residenti dei quartieri storici di Waberi (Buula Eelaay), Yaqshid, Bondhere e Hodan (tra agosto e Settembre 2026). * Denuncia Umanitaria ed Evidenze di Sfratto (Facebook Reel): Appello pubblico disperato di un’anziana donna di 85 anni provvista di regolari titoli di proprietà, le cui case sono state demolite dalle ruspe governative a Mogadiscio: https://www.facebook.com/reel/1486476406864262 * Analisi dell’Esproprio di Terreni (The Somali Digest): Report investigativo dettagliato sugli sfratti forzati nel quartiere di Tookiyo (Yaqshiid) e sull’estorsione di 18.000 dollari a lotto imposta dall’amministrazione: https://thesomalidigest.com/mogadishu-sells-the-ground-its-citizens-are-standing-on/ * Giornalismo d’Inchiesta sul Land Grabbing (The Africa Report): Documentazione riguardante la svendita illegale di beni demaniali e infrastrutture pubbliche a magnati commerciali privati attraverso sistematici espropri di Stato: https://www.theafricareport.com/390992/somalia-is-the-government-selling-off-public-land-to-tycoons-via-massive-land-grabs/ * Analisi Geopolitica e Geostrategica (Middle East Institute – MEI): Ricerca accademica che evidenzia come attori esterni sfruttino la fragilità istituzionale somala e controllino infrastrutture locali critiche: https://mei.edu/publication/far-benefactor-turkish-government-exploiting-somalias-fragility/ * Accordo sulla Tabella di Marcia Elettorale (Somali Guardian): Documentazione sull’accordo di transizione di 7 mesi per le elezioni tra la presidenza e le opposizioni, mediato dai partner internazionali: https://www.somaliguardian.com/news/somalia-news/somalia-hassan-sheikh-mohamud-agrees-elections-7-months/ * Dossier Infografica #HantidaQaranka: Mappatura della difesa civile che traccia l’assegnazione illegale di 120 siti pubblici e storici a Mogadiscio. * Dati sul Tracciamento dei Conflitti: Log operativi sul fuoco incrociato a Baidoa, sul coinvolgimento dell’aviazione turca a Doolow e sui corridoi di transito dei contractor militari colombiani (via ACLED e briefing del Consiglio di Sicurezza ONU). * https://sesrp.moewr.gov.so/wp-content/uploads/2025/02/BECO-JAZEERA-POWER-PLANT-ESIA.pdf * https://www.eurasiareview.com/04092026-the-sultans-drones-ankaras-descent-from-somali-patron-to-villa-somalias-hired-gun-oped/ * https://www.hrw.org/report/2026/05/25/from-bogota-to-el-fasher/the-uaes-role-in-the-deployment-of-colombian-fighters > Capital Security Crisis: Somalia’s Government Accused of Deployment of Fighter > Jets to Intimidate Protestors and Enforce Property Demolitions > Public Outcry over Capital Property Rights: Former President Farmaajo Condemns > Evictions and Demolitions in Mogadishu’s Waberi District > Judicial Validation Finalizes Democratic Mandate as Galmudug State Election > Winners Announced After Supreme Court Certifies Rerun Results > Banadir Regional Administration Commences Historic Infrastructure > Reconstruction as Mogadishu Mayor Lays Foundation for Rebuild of 66-Year-Old > Bartamaha School > National Electoral Body Outlines Voting Schedule as Somalia Sets Presidential > Vote for 15 May 2027 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ruspe contro i poveri proviene da Comune-info.
October 17, 2026
Comune-info
Roma. E’ sorta piazza Maricarmen, la piazza della Dignità. Verso lo sciopero generale
L’assemblea popolare tenutasi in piazza dei Cinquecento si è trasformata in una accampata di tende e un presidio permanente, verso lo sciopero generale Usb del 30 ottobre. Nasce così a Roma piazza Maricarmen Abascal, la piazza della dignità, dedicata alla anziana sfrattata di Madrid, morta dopo lo sfratto e diventata […] L'articolo Roma. E’ sorta piazza Maricarmen, la piazza della Dignità. Verso lo sciopero generale su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Piamo Casa monta le tende alla Sapienza
Alla Sapienza, giovani e student3 montano le tende e occupano gli spazi della Città Universitaria, dando vita a una mobilitazione che mette al centro il diritto alla casa, il costo della vita e la precarietà che attraversa le esistenze di un’intera generazione. > Lo striscione appeso di fronte alla Minerva recita «IL LAVORO PAGA POCO LA > VITA COSTA TROPPO: SENZA CASA NESSUNA DIGNITÀ PER CHI STUDIA E CHI LAVORA» È da questa rivendicazione che prende forma la protesta: riappropriarsi di uno spazio simbolico come l’Università significa riportare al centro una contraddizione sempre più evidente, quella di chi si trova a dover conciliare studio e lavoro in un contesto in cui il costo della vita continua ad aumentare e il diritto all’abitare diventa un privilegio sempre più inaccessibile. L’ Università, luogo di formazione e di costruzione collettiva del sapere, è anche uno degli spazi in cui si sperimentano direttamente gli effetti della precarietà economica e sociale. In un contesto internazionale segnato dall’aumento delle spese militari e dalle politiche di austerità, il progressivo definanziamento dei servizi pubblici si traduce in una riduzione delle possibilità concrete di emancipazione per chi studia e lavora. «Le priorità politiche del governo Meloni sono spietate: solo nel 2026 sono stati stanziati 34 miliardi di euro in spese militari, azzerando i fondi per l’istruzione, l’edilizia pubblica e il welfare», scrivono le attivist3 sul loro comunicato pubblico. Intanto, le città vengono trasformate dagli interessi dei grandi fondi immobiliari e delle società di investimento, che puntano sempre più su studentati di lusso, affitti brevi e turismo, ridisegnando il tessuto urbano secondo le logiche del profitto. Il risultato è una progressiva espulsione di chi abita, studia e lavora nei quartieri, mentre gli spazi della città vengono sottratti alla loro funzione sociale per diventare occasioni di rendita. A Roma, questo processo è evidente anche nei quartieri che gravitano attorno ai poli universitari, da San Lorenzo a Ostiense, dove la pressione immobiliare incide sulle condizioni di vita di student3, lavorator3 e residenti. Il caro affitti non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di un modello urbano che antepone la valorizzazione economica degli spazi ai bisogni di chi li attraversa e li vive quotidianamente. La mobilitazione alla Sapienza vuole quindi essere l’inizio di un percorso collettivo capace di costruire strumenti di organizzazione, inchiesta e conflitto, partendo dai bisogni reali e dalla possibilità di trasformarli in rivendicazioni comuni. Una lotta che non riguarda soltanto il costo di una stanza, ma la possibilità stessa di scegliere dove vivere, studiare e costruire il proprio futuro. > «Oggi siamo qui per avviare, dal basso, un percorso collettivo fatto di > inchieste, vertenze reali, azioni concrete, per rivendicare i nostri diritti > sociali. Ma non siamo soli in questa battaglia: dalla Spagna alla Francia fino > alle nostre piazze, c’è un’intera generazione in mobilitazione che rifiuta le > strette autoritarie e le politiche di guerra e austerità, pronta a rimettere > al centro i propri bisogni» Per dare voce alle rivendicazioni della mobilitazione e rilanciare la necessità di una risposta collettiva all’emergenza abitativa le attiviste rilanciano con un’assemblea cittadina da svolgersi la prossima settimana. Una presa di parola che parte dall’università e si estende alla città, contro la speculazione immobiliare e la trasformazione degli spazi urbani in merci, per rivendicare il diritto di abitare e vivere dignitosamente. Tutte le info su @PIAMO CASA – ASSEMBLEA PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ. La copertina è dell’autrice Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo <em>Piamo Casa</em> monta le tende alla Sapienza proviene da DINAMOpress.
October 13, 2026
DINAMOpress
Gli abitanti dei Campi Flegrei alzano la voce in corteo a Roma
Un breve aggiornamento dalla mobilitazione del 8 ottobre a Roma, durante la quale una buona delegazioni di abitanti dei Campi Flegrei ha voluto ribadire l’assenza di risposte adeguate all’emergenza in corso. Emergenza, in primis abitativa, scaturita dagli ultimi episodi di bradisismo di questa estate, ma che è anche una questione strutturale di assenza di investimenti pubblici su quei territori e mancata attenzione ai bisogni di chi li abita. Spazio alla voce di due persone di Pozzuoli, attualmente sfollate.
October 9, 2026
Radio Blackout - Info
Gli abitanti dei Campi Flegrei alzano la voce in corteo a Roma
Un breve aggiornamento dalla mobilitazione del 8 ottobre a Roma, durante la quale una buona delegazioni di abitanti dei Campi Flegrei ha voluto ribadire l’assenza di risposte adeguate all’emergenza in corso. Emergenza, in primis abitativa, scaturita dagli ultimi episodi di bradisismo di questa estate, ma che è anche una questione strutturale di assenza di investimenti pubblici su quei territori e mancata attenzione ai bisogni di chi li abita. Spazio alla voce di due persone di Pozzuoli, attualmente sfollate.
October 9, 2026
Radio Blackout
Cagnara in Cagnola a Milano
«La libertà dove sta?» cantavano gli Assalti Frontali in una famosa traccia di una decina di anni fa; «la trovi nella mappa» era la risposta. Ed è proprio a partire da una mappa, strumento semplice e potentissimo, che lo scorso sabato 3 ottobre, nel quartiere Villapizzone/Cagnola, è iniziata una giornata di festa, di musica e di dialoghi, con la libertà, appunto, di riappropriarsi per qualche ora di una strada – e di viverla. Chiunque sia passatə verso le 3 di pomeriggio in via Pacinotti, il tratto che unisce via Bodoni a via Plana, nell’Ovest milanese, è statə accoltə da uno striscione bianco con un’emblematica scritta rossa: “Cagnara in Cagnola”, nome che non poteva essere più azzeccato per la festa di quartiere organizzata dai due circoli Arci locali, il circolo “L’impegno” e la “Trattoria Popolare Traverso”, e dalla birreria “Ma Sì”, in collaborazione con diverse realtà e comitati della zona. . Si è trattato di un’azione sinergica, basata sulla volontà di far rete, che ha permesso a cittadinə, attivistə, comitati, associazioni, ma anche a semplici passanti curiosə, di scendere per le strade del quartiere milanese, portando con sé progetti, attività e battaglie. Per qualche ora, tantissime persone hanno rivendicato il diritto di fare cagnara, di ballare intorno alle automobili parcheggiate, di bere e mangiare qualcosa in compagnia, di creare dialoghi circolari e di portare l’attenzione su temi decisamente attuali, aprendosi alle conoscenze e alle esperienze altrui. > In particolare, ci sono state tre linee tematiche, intervallate da momenti > musicali: uno sguardo sui cambiamenti urbanistici del quartiere, un dovuto > approfondimento sul caporalato legato al consolato statunitense e, infine, > un’analisi di una delle trasformazioni più oscure e ancora sconosciute, quella > dei data center. Per qualche ora, via Pacinotti ha smesso così di essere una semplice strada ed è diventata luogo di scambio e libertà. Ad aprire, letteralmente, le danze è la musica della storica Banda degli Ottoni a Scoppio che, tra canti di lotta e brani pop rifatti con trombe e fiati, chiama a raccolta tuttə quantə, suggerendo sin da subito l’atmosfera festosa della giornata. Mentre si portano sedie e tavoli in mezzo alla strada, bambinə di diverse età fanno ciò che sanno fare meglio quando si dà loro spazio e fiducia: tracciano con gessi colorati le linee e le forme necessarie per trasformare una via di solito destinata alle macchine in un meraviglioso mondo di giochi. Ecco comparire sull’asfalto una “campana”, percorsi su cui saltare la corda e andare in bicicletta, le immancabili porte dove segnare e disegni di ogni sorta. Nel mondo delle persone grandi, inizia invece il primo dei tre dibattiti organizzati: “Come cambia il quartiere”, a cui partecipano le realtà locali attive nella difesa degli spazi dalla gentrificazione: il Comitato Bindellina, il Sicet Milano, l’Osservatoria e le attiviste della campagna “Giù le mani dalla città”. È proprio la mappa di una parte della zona Nord-Ovest di Milano, che va all’incirca da viale Certosa alla ferrovia che passa dalla stazione di Villapizzone, il punto di partenza da cui si avvia questo primo momento; una mappa che viene distribuita allə presentə e che è riprodotta in scala più grande alle spalle di chi parla.Il presupposto fondamentale è evidente: per cercare di conoscere le trasformazioni urbane, soprattutto quelle che gettano ombre, reali e simboliche, per rivendicare “giù le mani dalla città”, è necessario impugnare con le nostre mani una mappa e riprendere metaforicamente possesso delle strade e dei servizi che vi sono rappresentati. Vengono quindi ripercorse immaginariamente le tappe del Mappatour, ossia della passeggiata organizzata da “Giù le mani dalla città” lo scorso febbraio proprio nella zona Cagnola/Villapizzone, con lo scopo di evidenziare le ulteriori “trasformazioni” che il quartiere sta subendo. E purtroppo emerge fin da subito che gli aggiornamenti non sono positivi. Si parte ovviamente dal mercato di piazza Prealpi, affidato assieme ad altri quattordici mercati comunali cittadini alla Sogemi Spa. Ormai chiuso da mesi, è oggetto di una pesante trasformazione che, se seguirà lo stesso percorso visto ad esempio per il mercato comunale di Lambrate, vedrà sostituite le classiche attività di frutta e verdura con marchi appariscenti e prodotti “di lusso” brandizzati ‘Foody’ (la terrificante mascotte del nefasto Expo 2015). Lo schema, spiegano da “Giù le mani dalla città”, è quello ormai classico della foodification, neo-inglesismo con cui si indica il processo per cui anche attraverso il cibo sia possibile trasformare un quartiere e, soprattutto, il tipo di residenti che ci si aspetta di trovare. Sostituendo il commercio di vicinato con esercizi ben più esosi, vien da sé che anche la “clientela” che frequenterà il mercato sarà progressivamente sostituita. Del resto, è esattamente quello che sta succedendo anche più a Nord del quartiere – nel Certosa (Food) District. Qui, al posto di vecchi capannoni e siti industriali, vanno via via trovando spazio oltre 20 esercizi, tra ristoranti, caffè, spazi per il dopocena, dove, giusto per capire il livello, una singola colazione può arrivare facilmente ai 12€. Non è dunque affatto strano che, parlando con le persone del quartiere, questi luoghi non rientrino quasi mai negli itinerari quotidiani. Al contrario, rimane la richiesta (o forse la speranza) che il Mercato comunale non segua lo stesso destino. Da piazza Prealpi, il tour sulla mappa ci porta all’incrocio tra via Bramantino e via Jacopino da Tradate, mentre il Sicet ci racconta lo stato di abbandono delle case popolari, o meglio, di quelle poche rimaste invendute ai privati. La strategia appare evidente: lasciare ammalorare gli edifici per spingere lə inquilinə a cercare casa altrove, cosa non proprio semplice, visto il rincaro degli affitti nella città meneghina. Siamo di fronte quindi alla stessa operazione di sostituzione sociale, a partire dai cambiamenti urbani e abitativi. > D’altronde, che anche in questo quartiere il target di residenti desiderati > sia sempre più quello di chi “El gh’ha i danè” (come si dice a queste > latitudini) lo dimostrano anche le costruzioni sorte negli ultimi anni. > Immobili dall’estetica discutibile, dai prezzi esorbitanti e dai nomi > chiaramente ammiccanti al lusso. Ne è una prova abbastanza esplicita il complesso delle Trilogy Towers: tre grattacieli dai nomi talmente sfacciati da risultare ridicoli di Gold, Diamond e Platinum, rispettivamente di 17, 14 e 12 piani, per un totale di 130 appartamenti che, stando al sito, «andranno a creare nuovo valore per il contesto urbano». Un valore che sa di speculazione economica, aggiungiamo noi. Si trovano alla quarta tappa del tour, in prossimità di piazzale Accursio, dove si affaccia anche il vecchio edificio liberty del Tiro a Segno Nazionale, sede del futuro consolato USA e balzato notoriamente alle cronache per le vergognose vicende legate al caporalato, di cui si è poi discusso in un ulteriore momento di dibattito all’interno della giornata. Ma le trasformazioni non sono solo i grandi progetti, le costruzioni colossali e i grattacieli lucenti. Anzi, è proprio attraverso i cantieri minori, quelli che per lə cittadinə comuni passano per lo più inosservati, che avvengono cambiamenti altrettanto mostruosi. Lo racconta bene il – mitico – Comitato Bindellina, da anni impegnato nel quartiere, che cerca di resistere a tutte le impalcature che spuntano come funghi attorno alla via che dà il nome al gruppo. Proprio in via Bindellina, infatti, grazie ad un uso “sportivo” delle Scia, sta sorgendo a ridosso dei condomìni già esistenti un nuovo complesso residenziale di cinque piani. Prende il posto di un capannone in un cortile privato e presenta anch’esso un nome esotico: NestMi. Un “nido” che sembra una bolla energivora, che toglie spazio, aria e luce allə abitantə dei palazzi circostanti. Nella parallela via Bodoni, invece, si innalza il non meno impattante progetto PortHello (qualcunə dovrebbe lavorare meglio su questi nomi, evidentemente), che consiste nella costruzione di un condominio patinato di quattro piani, dove un attico di 182mq si aggira attorno al milione e due. Nella costruzione selvaggia, nonostante le promesse della proprietà, è stato sacrificato anche uno storico teatrino, che, insieme alla villetta adiacente, ha ospitato negli anni lotte sindacali, artisti della beat generation come l’Equipe 84, la sede dell’Arcigay locale e tante attività di comitati e realtà sociali (leggenda vuole che da queste parti sia passato addirittura Jimi Hendrix). Un edificio ricco di storia e di storie, di cui ora rimane in piedi solo una porzione di parete sgretolata, fragile emblema delle conseguenze della speculazione edilizia. Spostandosi verso piazza Firenze, conclude l’elenco di ciò che sta accadendo al quartiere il racconto della trasformazione della ex-Caserma Montello, sede di quella che sarà la “Cittadella della sicurezza”, i cui lavori sono stati declamati da Matteo Salvini, con un improbabile video sui suoi social network. L’area di oltre 76.000 mq ospiterà oltre 2000 persone in servizio diurno e prevede la creazione di 1100 posti in alloggi per le famiglie dei poliziotti. Le realtà sociali della zona 8 di Milano chiedevano # al posto della caserma dismessa – la creazione di un Hub Polifunzionale aperto alla città con alloggi popolari, spazi culturali, laboratori artigianali e una piscina. > Le istituzioni hanno scelto di destinare 187 milioni, invece, per la più > grande stazione di polizia d’Italia. Questioni di priorità. Ci guardiamo > intorno e pensiamo che una fantomatica “Cittadella della sicurezza” non > renderà queste strade più sicure e accoglienti di quanto hanno fatto in un > pomeriggio di festa lə abitantə del quartiere. La mappa che è stata distribuita all’inizio del dibattito non è più dunque “solo” un pezzo di carta con indicato un percorso che si snoda tra le vie del quartiere, incontrando di tanto in tanto i disegni di alcuni edifici, ma è ora diventata uno strumento da impugnare. Un dispositivo che ci aiuta a comprendere le trasformazioni urbane e che può quindi guidarci verso una maggior consapevolezza, che può tramutarsi, forse, anche in una maggiore volontà di unirsi per reagire. Alle singole mappe come detto ne corrisponde una grande: anche il suo utilizzo non termina con la fine dell’incontro, poiché rimane a disposizione di tuttə coloro che vogliono raccontare pezzi di quartiere e pezzi delle loro storie, aggiungendo le proprie impressioni su post-it, fissando luoghi importanti dei loro percorsi quotidiani – e di vita – con alcune puntine, diramando fili colorati da un punto all’altro, in una rete di linee che si intrecciano. La giornata è proseguita poi con altri due dibattiti – inframezzati dai dj set di monsieur_dundee: Il primo, “Caporalato a due passi da qui – cosa succede e cosa succederà al futuro consolato USA”, vede la partecipazione di Massimo Alberti (Radio Popolare) e Antonio Verona (Camera del Lavoro di Milano). L’incontro è una riflessione doverosa sui lavori per il consolato statunitense, su cui lo scorso maggio è intervenuta la procura, poiché «sono state riscontrate condizioni lavorative di “para-schiavismo”». I lavoratori, provenienti per lo più da Nuova Delhi, erano infatti pagati meno di tre euro l’ora per turni di 10-12 ore, 7 giorni la settimana. Al compenso ottenuto, inoltre, venivano sottratti quasi 900 euro per il costo del vitto e dell’alloggio. Dati insostenibili, che ci raccontano come la trasformazione del quartiere passa, ancora una volta, sulla pelle dei più deboli. > L’ultimo dibattito, prima della cena organizzata dalla Trattoria Popolare e da > MaSì, riguarda infine il recente fenomeno di trasformazione urbanistica che > sta investendo Milano e la Lombardia intera: “I datacenter: tra consumo di > spazio ed energia”. Se ne discute con Enrico Duranti del Comitato No DataCenter, proveniente dalla manifestazione da poco terminata a Rho, in cui moltissime persone hanno contestato questa ennesima sottrazione di spazio pubblico. Per non diventare servi dei server, questo movimento chiede che si smetta di convertire tutte le aree dismesse in centri per lo stoccaggio di dati (se ne contano già 21 in tutta la Lombardia), che si portino avanti vere valutazioni di impatto ambientale e che le istituzioni si facciano carico dei bisogni della collettività – e non solo delle Big Tech. D’altronde, è evidente come nel fenomeno dei data center i profitti siano per pochi privati, mentre il costo ambientale e sociale ricade su tutte le persone che in quei territori ci vivono. Le note di Dj Pettorina accompagnano poi la cena e la chiusura dell’evento, intrattenendo chi da ore “occupa” via Pacinotti. L’immagine che portiamo via con noi è quella di una strada che, fino alle dieci di sera, è stata attraversata da centinaia di persone – residenti e non – che hanno discusso, ballato, mangiato e brindato assieme, immaginando un’idea diversa di quartiere e di città. A rendere tangibile tutto questo rimane come testimonianza attiva la grande mappa, che ci restituisce i tragitti di chi cammina per queste vie, ci racconta la percezione di luci preziose, ombre lunghe e falsi abbagli, ci fa immaginare con sogni di bimbə e desideri di qualche anziana signora. Il risultato è un mosaico di post-it di diversi colori e fili intrecciati con cui tantissimə hanno raccontato cos’è per loro Villapizzone/Cagnola. E dunque – tornando alla canzone degli Assalti – è importante sempre ricordare di «stare in gruppo» perché «La tranquillità è importante, ma la libertà è tutto». la copertina e tutte le immagini sono di “Giù le mani dalla città” Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Cagnara in Cagnola a Milano proviene da DINAMOpress.
October 8, 2026
DINAMOpress
Le nostre città, terreno di caccia per speculatori
LA PROTESTA SPAGNOLA CHE OGGI PIANGE MARIACARMEN E LA VICENDA DI SPIN TIME PARLANO PRIMA DI TUTTO DEL BISOGNO DI UNA NUOVA CULTURA POLITICA, CAPACE DI PARTIRE DALLA VITA DI OGNI GIORNO E DAL DIRITTO ALL’ABITARE. AL TEMPO STESSO RIMANDANO A UN PROBLEMA ENORME: IL MODELLO DI SVILUPPO CHE PERVADE LE NOSTRE CITTÀ E CHE RENDE OVUNQUE LE AMMINISTRAZIONI LOCALI SUCCUBI DEI GIGANTI IMMOBILIARI. NON SI TRATTA SOLTANTO DI ESSERE PIÙ FORTI NELLE NEGOZIAZIONI CON GLI SPECULATORI IMMOBILIARI, SCRIVE CARLO CELLAMARE RICORDANDO IL PERCORSO DEL SOCIAL FORUM DELL’ABITARE, MA DI PENSARE ALLE ALTERNATIVE, A COME UNA CITTÀ E I SUOI ABITANTI POSSONO ADESSO VIVERE SENZA VENDERSI Roma, 19 settembre, manifestazione promossa da Spin time. Foto di Riccardi Troisi -------------------------------------------------------------------------------- Le mobilitazioni spagnole (11 novembre, sciopero generale, ndr), la vicenda di Spin Time e le tante altre che hanno attraversato le città italiane, l’esplodere della crisi abitativa in tutta Europa (e non solo) che pure ha spinto la Commissione e il parlamento europei ad impegnarsi, vedremo se bene o male, hanno riportato con forza l’attenzione su questo problema. Problema in realtà ben noto da tempo, che affligge molti strati della popolazione ed è causa di grande disagio sociale. È l’effetto della mercificazione non solo della casa, ma dell’abitare come fatto sociale complesso. E va oltre la funzione sociale della proprietà (come sostenuto nella nostra Costituzione), riguarda la condizione sociale stessa dell’abitare e quindi la coesione della nostra società. I numeri del disagio sono stati più volte indicati. Le politiche abitative in Italia, assenti per tantissimi anni, si sono riaffacciate recentemente con tre proposte di legge delle opposizioni che non riescono ad andare avanti e un «Piano casa» nazionale del governo totalmente inadeguato, se non pericoloso. Ci si interroga su come reagire a questa situazione. Da più di tre anni, in Italia, è attivo su questi temi il Social forum dell’abitare, un coordinamento di realtà impegnate sulla questione della casa e del diritto alla città, in un’interpretazione dell’abitare che è molto di più della casa. È una rete che vede coinvolti movimenti di lotta per la casa, realtà associative di livello nazionale (Arci, Forum Dd, Acli…), il mondo del Terzo Settore (Cnca…), alcuni sindacati (Cgil, Unione inquilini) e tante realtà che vengono dai territori italiani, dalle grandi città e dalle aree metropolitane ad alta tensione abitativa (Ocio da Venezia, ma anche da Napoli, Milano, Bologna, Roma, Torino dove ha sostenuto la campagna Vuoti a rendere) così come centri medi o più piccoli e da aree interne. Si tratta di un’alleanza trasversale che ha fatto tre grandi assemblee (Bologna, Napoli e Roma) e molti incontri sui territori (Genova, Torino, Firenze, Venezia…) discutendo le politiche abitative esistenti e promuovendo alternative, nel campo degli affitti brevi e della turistificazione, dell’edilizia residenziale pubblica e dell’housing sociale, della rigenerazione urbana come valorizzazione immobiliare e del peso dei fondi immobiliare sul mercato della casa, intersecando anche il dibattito a livello europeo sulle proposte che emergono dalla Commissione. È un percorso che costruisce rete e rafforza le capacità di opposizione. Non è ancora abbastanza e la prospettiva di una manifestazione nazionale è in discussione, così come emerso nell’assemblea pubblica a Spin Time a settembre e più recentemente nell’assemblea No Kings a Napoli. Le energie sociali impegnate sono tante, ma devono trovare il modo di far valere la propria forza. Indubbiamente è in gioco la democrazia. La manifestazione nazionale a Roma di settembre è stato un primo passaggio importante, oltre al sostegno alla lotta di Spin Time, ha posto il problema del peso dei fondi immobiliari sulle politiche urbane. La crisi abitativa, infatti, rimanda a un problema più ampio e più profondo, e contemporaneamente, molto più difficile, il modello di sviluppo che pervade le nostre città. La crisi abitativa e la mercificazione dell’abitare, con tutto quello che comporta e con tutte le disuguaglianze sociali che produce, è un effetto collaterale della mercificazione della città. L’apertura senza controllo e regolazione adeguata, anzi il creare le condizioni più vantaggiose per l’arrivo degli investimenti immobiliari così come il peso sempre crescente dei fondi e degli operatori finanziari in questi settori fanno sì che le politiche urbane ne siano per lo più succubi, determinando gli effetti collaterali sulle condizioni abitative che ben conosciamo: crescita dei prezzi sia nel mercato degli affitti, che in quello degli acquisti; espulsione e allontanamento della popolazione che non riesce a sostenere il costo della casa in rapporto ai redditi disponibili; gli studentati come grande affare; il passaggio agli affitti brevi. Spesso le politiche abitative pubbliche sono un grande cerotto rispetto ai danni della rendita immobiliare e del modello di sviluppo. Cercano di rimediare alle punte del disagio sociale. Si pone quindi un interrogativo profondo per i partiti di centrosinistra e, in particolare, per quelle forze impegnate nei governi delle città, soprattutto quelle che si avviano alle elezioni. Anche con le buone intenzioni di impegnarsi sul serio sulle politiche abitative, senza sganciarsi da un modello di sviluppo urbano che le produce si lascia aperto il problema. È un problema internazionale, di non facile soluzione in un’epoca di liberismo avanzato e dove le forze del mercato sono molto più grandi delle amministrazioni locali. Ma è un interrogativo ineludibile. E non si tratta soltanto di essere più forti nelle negoziazioni con gli operatori immobiliari, ma di pensare alle alternative, a come una città e i suoi abitanti possono vivere e produrre reddito senza doversi vendere o vendere propri pezzi. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche sul manifesto -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI FILIPPO CELATA: > Le case ci sono, è l’abitare che manca -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Le nostre città, terreno di caccia per speculatori proviene da Comune-info.
October 8, 2026
Comune-info
Contro la crisi abitativa costruiamo la piazza della dignità, anche da noi
La profondità della crisi abitativa che attanaglia il nostro Paese è ormai sotto gli occhi di tutte e tutti. Ci sembra ormai inutile snocciolare i numeri dell’emergenza abitativa e quanto questa interessi strati sempre più ampi della società, così come pare ridondante ricordare quanto il peso di affitti esorbitanti, rate […] L'articolo Contro la crisi abitativa costruiamo la piazza della dignità, anche da noi su Contropiano.
October 5, 2026
Contropiano