Ribellarsi all’estrattivismo immobiliareABBIAMO SEMPRE PIÙ BISOGNO DI ASCOLTARE LE VOCI DI CHI VIVE DIRETTAMENTE LA
CRISI ABITATIVA, AFFITTUARI INCLUSI, MA ANCHE DI INDIVIDUARE I NESSI CON LE
CAUSE ECONOMICHE, FINANZIARIE E POLITICHE E, SOPRATTUTTO, DI IMPARARE DELLE
ESPERIENZE E DALLA PROPOSTE DI CHI RESISTE. “OGNI STORIA DI SFRATTO, SGOMBERO O
VIOLENZA ABITATIVA NON È SOLO UNA QUESTIONE INDIVIDUALE, COME SEMBRANO VOLERCI
FAR CREDERE LA MAGGIOR PARTE DEI GIORNALISTI E VIDEOREPORTER CHE OGNI TANTO
RACCONTANO ALCUNI DI QUESTI EPISODI. IL PROBLEMA È COLLETTIVO…”, SCRIVONO CHIARA
DAVOLI E STEFANO PORTELLI NELL’INTRODUZIONE DEL LIBRO ABITARE IN AFFITTO. LE
NUOVE FRONTIERE DELL’ESTRATTIVISMO IMMOBILIARE (ARMANDO ED.)
Tracce della lotta a Milano di Chiediamo Casa e Social Forum Abitare
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«Se abbassate gli affitti smetto di spacciare», si legge sulla parete esterna di
un treno fotografato nella stazione di Roma Termini. Come negare la lucidità
cristallina di un messaggio del genere? Chiunque l’abbia scritto sembra aver
percepito la complessità del problema dell’abitare meglio di tanti politici:
regolare i canoni non servirebbe solo a chi vive in affitto, ma a tutta la
società. Effettivamente, all’inizio del 2025 una coppia di quarantenni arrestati
per spaccio a Bologna si è giustificata con i Carabinieri dicendo che la vendita
di co-caina era l’unico modo per pagare l’affitto1. Nel frattempo, i grandi
gruppi criminali investono i proventi del grande traffico internazionale di
stupefacenti proprio nell’acquisto di case e palazzi, facendo salire ancora di
più i prezzi: quando diciamo che il mercato immobiliare è drogato, non stiamo
usando solo una metafora sull’ingerenza della finanza e dei mutui facili2. Il
problema della casa si intreccia con molte altre gravi questioni sociali, perché
rappresenta la base su cui ogni persona costruisce la propria esistenza.
Per alcune persone sembra impossibile riuscire ad abitare in una casa vera. Per
altre, la casa può diventare una trappola da cui è difficile uscire. Un gran
numero di persone che subiscono abusi o che rischiano di subirne – probabilmente
superiore alle stime ufficiali – è obbligato a rimanere nella stessa casa con i
loro aggressori. Spesso anche a rischio della propria vita, poiché
l’impossibilità economica di sostenere le spese per un’altra sistemazione
impedisce loro di fuggire3. Nel 2023 quasi il 70% delle chiamate al numero
antiviolenza 1522 ha riguardato episodi di violenza domestica, cioè all’interno
dello spazio che dovrebbe essere protetto: le denunce sono aumentate del 21,2%
rispetto a quattro anni prima4.
La violenza di genere non è l’unica forma di violenza legata alla mancanza della
casa. L’inaccessibilità delle case, infatti, costringe gran parte dei ventenni,
e addirittura molti trentenni, a vivere ancora con le famiglie d’origine, con
tutte le implicazioni psicologiche e affettive che questo comporta5. Nel 2023 il
67,4% degli under 34 viveva con i genitori. Rispetto agli anni Novanta, sono più
numerosi i giovani che vivono con la famiglia d’origine rispetto a quelli che
hanno una famiglia propria6. Le principali cause di questo fenomeno includono
stipendi bassi, lavoro precario e aumento dei contratti a termine che riducono
l’indipendenza finanziaria dei giovani, ma anche affitti elevati e carenza di
politiche abitative che facilitino l’uscita dalla casa dei genitori.
Gli affitti insostenibili, inoltre, limitano la possibilità di vivere vicino al
proprio luogo di lavoro: la difficoltà di trovare una casa a un prezzo
accessibile rispetto allo stipendio costringe molte persone a percorrere decine
di chilometri ogni giorno, oppure a rinunciare a opportunità lavorative. Gli
affitti elevati influenzano negativamente anche la libertà di scelta educativa:
la mobilità studentesca ora viene bloccata per chi non ha grandi disponibilità
economiche, perché gli affitti nelle città dove si trovano le principali
università italiane – come Bologna, Milano e Roma – sono ormai diventati
proibitivi. Lo stesso avviene anche in piccole province come Urbino, Siena,
Padova, Trento. L’affitto sta vanificando decenni di battaglie e conquiste sul
diritto all’istruzione.
Se gli affitti fossero accessibili, inoltre, non ci sarebbe bisogno di
“parcheggiare” per anni migranti e rifugiati in grandi centri di cosiddetta
“accoglienza” che dovrebbero servire al massimo per i primi mesi dopo l’arrivo;
non esisterebbero neanche i “ghetti”, dove vivono in condizioni logoranti, e
sotto ricatto migliaia di braccianti che permettono di mantenere basso il prezzo
dei prodotti agricoli italiani. Non servirebbero neanche i cosiddetti “campi
Rom”, veri e propri insediamenti di segregazione etnica istituzionale. Queste
forme di esclusione abitativa possono anche spingere le persone a comportamenti
antisociali o criminali; soprattutto, ostacolano il raggiungimento di una piena
autonomia, impedendo la fuoriuscita da dinamiche di caporalato e sfruttamento7.
Se i loro abitanti potessero accedere a delle case vere, le reti criminali in
cui sono coinvolti avrebbero molto meno potere su di loro.
La questione non riguarda neanche solo il mercato privato. Se gli affitti
fossero realmente accessibili, chi mai sceglierebbe di occupare degli alloggi
popolari lasciati vuoti, correndo il rischio di uno sgombero forzato, o
compromettendosi la possibilità di ottenere un’assegnazione regolare? L’assenza
di un’offerta adeguata di abitazioni a prezzi sostenibili nel settore privato
spinge molte persone a occupare case pubbliche, come unica alternativa a
condizioni di grave marginalità abitativa. L’inaccessibilità degli affitti
privati crea una competizione feroce per i pochi alloggi pubblici esistenti, che
diventano oggetto di una guerra tra poveri.
Ma non si tratta neanche solo delle politiche pubbliche. Sul terreno
dell’affitto, infatti, si gioca anche lo scontro tra le classi sociali. C’è chi
l’affitto lo paga, e chi lo riceve; chi ne riceve solo uno, che magari gli
permette di integrare il reddito, o di non lavorare, o di pagarsi il mutuo; ma
c’è anche chi ne riceve dieci, o cento, con cui magari intraprende grossi
progetti di speculazione. C’è addirittura chi ne riceve mille, a volte senza
neanche pagarci le tasse sopra, di fatto ottenendo il potere di decidere su
interi settori di città.
L’affitto è un campo di accumulazione di potere relativamente nuovo: non
richiede permessi come se fosse un’attività economica a sé stante; gli
investitori possono anche presentarsi come dei “buoni” che concedono le case ai
poveri, magari usufruendo anche di agevolazioni e contributi pubblici. Quando
tutti i profitti si facevano sulla produzione industriale, chi lavorava ha
dovuto prendere coscienza del suo sfruttamento, ma anche della propria
centralità nella filiera produttiva. Ora che i profitti si fanno in gran parte
sulle case e sugli affitti, la coscienza collettiva si deve dirigere a queste
nuove forme di accumulazione.
In questo libro (Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo
immobiliare (Armando ed.), ndr) cercheremo di analizzare cosa stia succedendo
oggi nel mondo delle locazioni, e perché sia diventato così difficile accedere a
un bene che dovrebbe essere la base della vita individuale e collettiva. Non ci
baseremo solo su numeri e statistiche, ma anche sulle storie e i vissuti di
persone costrette ad annaspare nelle acque stagnanti del mercato degli affitti
privati. Il nostro obiettivo è esaminare e descrivere l’impatto che il sistema
attuale delle locazioni abitative ha sulle scelte di vita delle persone e delle
famiglie, per delineare, anche a partire da alcune delle loro voci, possibili
scenari alternativi a quello presente. Grazie al nostro lavoro di ricerca e al
nostro impegno politico, abbiamo potuto incontrare e conoscere persone che hanno
subìto le conseguenze peggiori della “sclerosi proprietaria” che domina
l’Italia8, e dell’impazzimento del mercato degli affitti: sfratti, sgomberi,
espulsioni, truffe, violenza istituzionale, soluzioni inadeguate offerte dallo
Stato che hanno seriamente danneggiato le loro vite, i loro rapporti sociali, la
loro salute e il loro benessere.
Questo libro è parte di un lavoro politico, che mira a unire le forze per
trovare una via d’uscita da questa situazione catastrofica. Ogni storia di
sfratto, sgombero o violenza abitativa non è solo una questione individuale,
come sembrano volerci far credere la maggior parte dei giornalisti e
videoreporter che ogni tanto raccontano alcuni di questi episodi. Il problema è
collettivo, e ogni vicenda singola è solo il riflesso di una questione molto più
ampia, che dobbiamo imparare a vedere come tale. La lotta per la casa è una
battaglia che va ben oltre la questione abitativa: è uno scontro diretto con il
modello capitalista neoliberale, che mercifica ogni aspetto della vita,
trasformando diritti fondamentali come sanità, istruzione, trasporti e cura in
servizi subordinati alla logica del profitto. Per affrontare in modo sistematico
la questione abitativa, è necessario superare le soluzioni emergenziali e – come
suggeriscono Madden e Marcuse nel loro libro In Defense of Housing –
intraprendere un percorso radicale di demercificazione del sistema abitativo e
urbano, restituendo alla casa il suo significato primario di luogo centrale
della vita umana9. Uno dei primi passi di questa ridefinizione dell’abitare,
come spiegheremo nei capitoli conclusivi di questo libro, è il controllo
pubblico degli affitti e la riduzione sostanziale dei canoni, da attuare insieme
a una serie di altre misure che impediscano la speculazione immobiliare.
La crisi attuale può offrire, quindi, un’opportunità per ripensare il sistema
abitativo e urbano, restituendo alla casa la sua funzione primaria: essere uno
spazio di vita e non uno strumento di speculazione economica. Per questo motivo
la nostra analisi si spingerà oltre il problema degli affitti brevi, ultimamente
molto discusso, ma che rappresenta solo una parte del quadro complessivo.
Cercheremo invece di affrontare in modo sistematico la questione delle locazioni
residenziali a lungo termine: chi possiede le case in affitto, come si
distribuisce la proprietà, che ruolo ha lo Stato, come interviene la finanza,
com’è cambiata la gestione del welfare, chi fa profitti sulla mediazione e sulla
mancanza di case, chi vive in affitto e a quali condizioni; infine, cosa
possiamo fare per rompere questo sistema. In questo contesto, naturalmente, la
politica ha il dovere improrogabile di intervenire per tutelare il diritto
universale a una abitazione, subordinando a esso lo strapotere degli investitori
e dei fondi immobiliari, e controllando l’uso di strumenti finanziari che
alimentano la speculazione. È necessario reindirizzare il settore verso una
gestione pubblica e collettiva della casa, attraverso misure che tutelino le
comunità locali, che garantiscano un accesso equo all’abitazione e riducano la
pressione speculativa sul mercato. Un cambiamento radicale, che richiede
un’analisi radicale.
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1“Spacciamo per pagare l’affitto caro”, due arresti a Bologna, Ansa, 3 marzo
2025.
2Si veda Gratteri, N., Fratelli di sangue, Cosenza, Pellegrini Editore, 2006.,
pp. 48-49. Sul ruolo degli stupefacenti nel capitalismo: Ghosh, A. Fumo e
ceneri. Torino, Einaudi, 2025.
3How the housing crisis is pushing domestic violence victims back to
perpetrators, “Abc News”, 4 gennaio 2025, in
https://www.abc.net.au/news/2025-01-05/how-rents-and-housing-crisis-impact-domestic-violence/104737696.
4Durante il confinamento del 2020 15.000 donne hanno intrapreso un percorso di
uscita dalla violenza psicologica, fisica ed economica subita dentro le mura
domestiche. Più del 90% di loro ha chiesto aiuto a un centro antiviolenza per la
prima volta. Si veda ISTAT 2021, L’effetto della pandemia sulla violenza di
genere, anno 2020-2021. Si veda anche Censis-Verisure 2024, Rapporto
Osservatorio sulla Sicurezza della Casa, in
https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/Report-2024-STAMP.pdf.
5La media d’età per lasciare le famiglie d’origine in Italia è 29,9 anni,
inferiore solo a Grecia, Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Portogallo tra i paesi
UE. Si veda EUROSTAT, When do young Europeans leave their parental home?, in
https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230904-1.
6ISTAT, Rapporto Annuale, 2024.
7Si veda Amnesty International, Collective complaint No. 178/2019 – Amnesty
International v. Italy. European Committee of Social Rights, Council of Europe,
2019, in https://rm.coe.int/cc178casedoc1-en/168093aac2
8Si veda ASIA-USB,Prigionieri del mattone: rendita vs. diritto all’abitare,
L’Armadillo,2023.
9Madden, D., Marcuse, P., In difesa della casa: politica della crisi abitativa,
Firenze, Editpress, 2020.
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Introduzione del libro Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo
immobiliare (Armando ed.)
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LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI SARAH GAINSFORTH:
> Abitare sempre più temporaneo
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