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[2026-06-01] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 1 giugno 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
May 25, 2026
Gancio de Roma
[2026-05-25] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 25 maggio 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
May 18, 2026
Gancio de Roma
[2026-05-17] Spazio di confronto sulla situazione abitativa a partire del libro "Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell'estrattivismo immobiliare" @ Spazio sociale occupato 100celle Aperte
SPAZIO DI CONFRONTO SULLA SITUAZIONE ABITATIVA A PARTIRE DEL LIBRO "ABITARE IN AFFITTO. LE NUOVE FRONTIERE DELL'ESTRATTIVISMO IMMOBILIARE" Spazio sociale occupato 100celle Aperte - Via delle Resede, 5, 00171 Roma (domenica, 17 maggio 18:00) Presentazione e dibattito sulla situazione abitativa e le trasformazioni urbane a partire del libro "Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell'estrattivismo immobiliare" insieme all'autrice Chiara Davoli e all'autore Stefano Portelli, a cura dell'assemblea di Autodifesa Abitativa. A seguire cena vegan.
May 12, 2026
Gancio de Roma
[2026-05-18] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 18 maggio 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
May 12, 2026
Gancio de Roma
Piano Casa 2026: la casa come merce, lo Stato come garante del profitto
Il nuovo decreto-legge sull’abitare promette centomila alloggi in dieci anni, ma affida ancora una volta la gestione della crisi abitativa alla logica del mercato e del partenariato privato. Il 30 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che porta un nome antico e rassicurante: Piano Casa. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2026 come D.L. n. 66, è entrato in vigore il giorno successivo con l’urgenza che si riserva alle catastrofi naturali. E di catastrofe si tratta, ma non nel senso in cui la intende il governo: la crisi abitativa italiana è reale, drammatica, strutturale. Il decreto, però, non la affronta. La amministra per il mercato. Cominciamo dai numeri. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili circa centomila alloggi in dieci anni, attraverso tre pilastri: recupero del patrimonio pubblico esistente, rilancio dell’edilizia sociale e convenzionata, attrazione di investimenti privati tramite partenariato e procedure accelerate. Centomila alloggi in dieci anni. In un Paese in cui la domanda inevasa di case popolari supera i cinquecentomila nuclei familiari, questo numero suona come una promessa formulata sapendo già di non poterla mantenere. Ma il problema non è soltanto aritmetico. È politico. È di concezione. IL PRIVATO AL CENTRO, IL PUBBLICO COME CORNICE Il terzo pilastro — quello sull’attrazione degli investitori privati — è il più rivelatore dell’orientamento complessivo del provvedimento. Per investimenti superiori al miliardo di euro viene nominato un Commissario straordinario di Governo dotato di poteri derogatori. Le procedure vengono semplificate e concentrate in conferenze di servizi che assorbono valutazioni urbanistiche, autorizzazioni edilizie, atti ambientali e paesaggistici. In cambio, il privato deve garantire che almeno settanta alloggi su cento siano venduti o affittati a prezzi scontati di almeno il trenta per cento rispetto al valore di mercato. Trenta per cento sotto il mercato: questo è il prezzo della casa accessibile nel 2026. Non il canone sociale, non il diritto all’abitare. Uno sconto commerciale. Il Commissario potrà operare in deroga a disposizioni di legge, nel rispetto dei soli vincoli antimafia, della tutela dei beni culturali e degli obblighi europei. È una formula che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore il governo del territorio. La pianificazione urbanistica — strumento democratico per eccellenza, costruita da decenni di lotte per il suolo pubblico — viene commissariata ogni volta che un investitore supera una certa soglia finanziaria. Non è semplificazione: è la sostituzione del diritto con la discrezionalità commissariale a favore del capitale privato. IL RECUPERO DEL PATRIMONIO ERP: CHI BENEFICIA DAVVERO Il primo pilastro stanzia 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030 per il recupero di circa sessantamila alloggi pubblici oggi non assegnabili per carenze manutentive. È l’aspetto più genuinamente sociale del provvedimento, e sarebbe ingeneroso non riconoscerlo. Il patrimonio ERP italiano versa da decenni in uno stato di abbandono imputabile a scelte politiche precise: il progressivo disinvestimento pubblico nell’edilizia sociale, la riduzione dei trasferimenti agli ex IACP e agli enti regionali che li hanno sostituiti, l’assenza di fondi strutturali per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Sessantamila alloggi recuperati potrebbero fare la differenza per sessantamila famiglie. Ma a quali condizioni? Il decreto introduce anche il riscatto degli alloggi ERP da parte degli assegnatari, come strumento di stabilità abitativa. L’intenzione sembra lodevole. Il risultato rischia di essere opposto: ogni alloggio riscattato fuoriesce dal patrimonio pubblico, riducendo permanentemente lo stock disponibile per le generazioni future. L’Italia ha già percorso questa strada negli anni Novanta con le vendite del patrimonio INA-Casa e degli IACP. Sappiamo com’è andata: il patrimonio si è assottigliato, i prezzi sono esplosi, le liste d’attesa si sono allungate. Ora ci riproviamo, nel nome della stabilità abitativa. C’è però una questione ancora più a monte, che il decreto sfiora senza affrontare davvero. Gli enti che gestiscono il patrimonio ERP — gli ex IACP trasformati in agenzie regionali, gli ATER, le ACER — sono da anni il nodo irrisolto del sistema abitativo pubblico italiano. Sono loro che conoscono il territorio, mantengono i rapporti con gli assegnatari, istruiscono le pratiche di subentro, gestiscono il contenzioso, presidiano quotidianamente la linea di confine tra il diritto all’abitare e l’abuso. Eppure il decreto li relega al ruolo di soggetti attuatori subordinati, destinatari di contributi erogati attraverso Invitalia su avvisi pubblici, come se fossero operatori di mercato qualunque e non il presidio istituzionale di una funzione costituzionalmente orientata. Un ente pubblico che gestisce ERP non è una stazione appaltante come un’altra: è il luogo in cui si traduce operativamente il diritto all’abitare. Trattarlo come cinghia di trasmissione di risorse statali — senza rafforzarne le dotazioni organiche, senza stabilizzarne i bilanci, senza riconoscerne il ruolo strategico nella pianificazione abitativa territoriale — significa costruire un Piano Casa su fondamenta che si sa già essere fragili. Un Piano Casa strutturale dovrebbe invece investire sugli enti ERP come soggetti autonomi di politica abitativa: dotarli di fondi stabili e pluriennali non soggetti alla variabilità dei bandi, restituire loro la capacità tecnica e legale che decenni di blocco del turnover hanno eroso, riconoscere la specificità del loro patrimonio giuridico e operativo. Senza questo passaggio, il rischio concreto è che i 970 milioni stanziati si disperdano in procedure commissariali e partenariati privati, mentre gli enti che potrebbero garantire una gestione sociale effettiva del patrimonio recuperato restano ai margini del processo decisionale. IL VINCOLO TRENTENNALE E LE SUE OMBRE Gli interventi di edilizia convenzionata sono soggetti a un vincolo di destinazione di almeno trent’anni dalla fine dei lavori. Sulla carta, garantisce la permanenza della funzione sociale dell’intervento. Ma trent’anni è anche l’orizzonte di ammortamento di un mutuo immobiliare. La coincidenza non è casuale: allo scadere del vincolo, l’investitore privato torna libero di valorizzare l’immobile secondo le logiche del mercato. Il contratto sociale con il territorio ha una scadenza incorporata, e quella scadenza è esattamente il punto in cui la rendita torna disponibile. Questo meccanismo è noto nella letteratura critica sull’housing sociale europeo come time-bomb: lo Stato anticipa i costi sociali, il privato incassa i benefici economici differiti. Non è una previsione catastrofista: è ciò che è già accaduto con le politiche thatcheriane del Right to Buy e con le privatizzazioni continentali degli anni Novanta e Duemila. LA NULLITÀ CONTRATTUALE COME STRUMENTO DI DISCIPLINA SOCIALE Il decreto introduce la nullità dei contratti in assenza dei requisiti soggettivi degli assegnatari. Se durante la locazione i requisiti economico-patrimoniali vengono superati per due anni consecutivi, opera la risoluzione del contratto o la conversione del canone ai valori di mercato. In apparenza è una norma di equità: chi ha migliorato le proprie condizioni economiche non dovrebbe usufruire di un sostegno pensato per i più fragili. In realtà è una norma di espulsione. Il decreto non offre nessuna risposta abitativa alternativa a chi viene espulso dal circuito convenzionato perché ha trovato un lavoro o perché la sua situazione è marginalmente migliorata. Risolto il contratto, costui torna al mercato libero con un reddito che non gli consente di sostenere i canoni correnti. Il miglioramento economico diventa una trappola: troppo ricco per l’ERP, troppo povero per il mercato. L’EMERGENZA CHE NON FINISCE MAI C’è un elemento che accomuna tutti i piani casa degli ultimi trent’anni: l’urgenza. Ogni volta la crisi abitativa viene dichiarata emergenziale, e l’emergenza giustifica la deroga, la semplificazione, il commissario. Ogni volta i risultati sono inferiori agli obiettivi dichiarati e superiori ai costi pubblici effettivi. Ogni volta la componente privata del partenariato incassa benefici certi, quella pubblica si fa carico dei rischi residui. La casa è un bene primario, ha detto Giorgia Meloni presentando il provvedimento. Ha ragione. Ed è proprio per questo che non può essere affidata alla logica del profitto privato assistito dal commissario derogatore. Un bene primario richiede una risposta pubblica strutturale: investimenti diretti, patrimonio non alienabile, canoni ancorati al reddito e non al mercato, enti territoriali ERP messi in condizione di svolgere davvero il loro ruolo istituzionale. Il D.L. 66/2026 contiene misure utili, soprattutto sul versante del recupero del patrimonio esistente. Ma il suo impianto complessivo rivela una concezione della politica abitativa come facilitazione del mercato piuttosto che come garanzia del diritto. Il problema non è quante case verranno costruite o recuperate nei prossimi anni. È per chi, a quale prezzo, e chi pagherà il conto quando i trent’anni saranno scaduti. La risposta, come sempre, la sappiamo già. La pagheranno quelli che non hanno mai smesso di aspettare. Francesco Russo
May 10, 2026
Pressenza
[2026-05-11] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 11 maggio 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
May 4, 2026
Gancio de Roma
Ribellarsi all’estrattivismo immobiliare
ABBIAMO SEMPRE PIÙ BISOGNO DI ASCOLTARE LE VOCI DI CHI VIVE DIRETTAMENTE LA CRISI ABITATIVA, AFFITTUARI INCLUSI, MA ANCHE DI INDIVIDUARE I NESSI CON LE CAUSE ECONOMICHE, FINANZIARIE E POLITICHE E, SOPRATTUTTO, DI IMPARARE DELLE ESPERIENZE E DALLA PROPOSTE DI CHI RESISTE. “OGNI STORIA DI SFRATTO, SGOMBERO O VIOLENZA ABITATIVA NON È SOLO UNA QUESTIONE INDIVIDUALE, COME SEMBRANO VOLERCI FAR CREDERE LA MAGGIOR PARTE DEI GIORNALISTI E VIDEOREPORTER CHE OGNI TANTO RACCONTANO ALCUNI DI QUESTI EPISODI. IL PROBLEMA È COLLETTIVO…”, SCRIVONO CHIARA DAVOLI E STEFANO PORTELLI NELL’INTRODUZIONE DEL LIBRO ABITARE IN AFFITTO. LE NUOVE FRONTIERE DELL’ESTRATTIVISMO IMMOBILIARE (ARMANDO ED.) Tracce della lotta a Milano di Chiediamo Casa e Social Forum Abitare -------------------------------------------------------------------------------- «Se abbassate gli affitti smetto di spacciare», si legge sulla parete esterna di un treno fotografato nella stazione di Roma Termini. Come negare la lucidità cristallina di un messaggio del genere? Chiunque l’abbia scritto sembra aver percepito la complessità del problema dell’abitare meglio di tanti politici: regolare i canoni non servirebbe solo a chi vive in affitto, ma a tutta la società. Effettivamente, all’inizio del 2025 una coppia di quarantenni arrestati per spaccio a Bologna si è giustificata con i Carabinieri dicendo che la vendita di co-caina era l’unico modo per pagare l’affitto1. Nel frattempo, i grandi gruppi criminali investono i proventi del grande traffico internazionale di stupefacenti proprio nell’acquisto di case e palazzi, facendo salire ancora di più i prezzi: quando diciamo che il mercato immobiliare è drogato, non stiamo usando solo una metafora sull’ingerenza della finanza e dei mutui facili2. Il problema della casa si intreccia con molte altre gravi questioni sociali, perché rappresenta la base su cui ogni persona costruisce la propria esistenza. Per alcune persone sembra impossibile riuscire ad abitare in una casa vera. Per altre, la casa può diventare una trappola da cui è difficile uscire. Un gran numero di persone che subiscono abusi o che rischiano di subirne – probabilmente superiore alle stime ufficiali – è obbligato a rimanere nella stessa casa con i loro aggressori. Spesso anche a rischio della propria vita, poiché l’impossibilità economica di sostenere le spese per un’altra sistemazione impedisce loro di fuggire3. Nel 2023 quasi il 70% delle chiamate al numero antiviolenza 1522 ha riguardato episodi di violenza domestica, cioè all’interno dello spazio che dovrebbe essere protetto: le denunce sono aumentate del 21,2% rispetto a quattro anni prima4. La violenza di genere non è l’unica forma di violenza legata alla mancanza della casa. L’inaccessibilità delle case, infatti, costringe gran parte dei ventenni, e addirittura molti trentenni, a vivere ancora con le famiglie d’origine, con tutte le implicazioni psicologiche e affettive che questo comporta5. Nel 2023 il 67,4% degli under 34 viveva con i genitori. Rispetto agli anni Novanta, sono più numerosi i giovani che vivono con la famiglia d’origine rispetto a quelli che hanno una famiglia propria6. Le principali cause di questo fenomeno includono stipendi bassi, lavoro precario e aumento dei contratti a termine che riducono l’indipendenza finanziaria dei giovani, ma anche affitti elevati e carenza di politiche abitative che facilitino l’uscita dalla casa dei genitori. Gli affitti insostenibili, inoltre, limitano la possibilità di vivere vicino al proprio luogo di lavoro: la difficoltà di trovare una casa a un prezzo accessibile rispetto allo stipendio costringe molte persone a percorrere decine di chilometri ogni giorno, oppure a rinunciare a opportunità lavorative. Gli affitti elevati influenzano negativamente anche la libertà di scelta educativa: la mobilità studentesca ora viene bloccata per chi non ha grandi disponibilità economiche, perché gli affitti nelle città dove si trovano le principali università italiane – come Bologna, Milano e Roma – sono ormai diventati proibitivi. Lo stesso avviene anche in piccole province come Urbino, Siena, Padova, Trento. L’affitto sta vanificando decenni di battaglie e conquiste sul diritto all’istruzione. Se gli affitti fossero accessibili, inoltre, non ci sarebbe bisogno di “parcheggiare” per anni migranti e rifugiati in grandi centri di cosiddetta “accoglienza” che dovrebbero servire al massimo per i primi mesi dopo l’arrivo; non esisterebbero neanche i “ghetti”, dove vivono in condizioni logoranti, e sotto ricatto migliaia di braccianti che permettono di mantenere basso il prezzo dei prodotti agricoli italiani. Non servirebbero neanche i cosiddetti “campi Rom”, veri e propri insediamenti di segregazione etnica istituzionale. Queste forme di esclusione abitativa possono anche spingere le persone a comportamenti antisociali o criminali; soprattutto, ostacolano il raggiungimento di una piena autonomia, impedendo la fuoriuscita da dinamiche di caporalato e sfruttamento7. Se i loro abitanti potessero accedere a delle case vere, le reti criminali in cui sono coinvolti avrebbero molto meno potere su di loro. La questione non riguarda neanche solo il mercato privato. Se gli affitti fossero realmente accessibili, chi mai sceglierebbe di occupare degli alloggi popolari lasciati vuoti, correndo il rischio di uno sgombero forzato, o compromettendosi la possibilità di ottenere un’assegnazione regolare? L’assenza di un’offerta adeguata di abitazioni a prezzi sostenibili nel settore privato spinge molte persone a occupare case pubbliche, come unica alternativa a condizioni di grave marginalità abitativa. L’inaccessibilità degli affitti privati crea una competizione feroce per i pochi alloggi pubblici esistenti, che diventano oggetto di una guerra tra poveri. Ma non si tratta neanche solo delle politiche pubbliche. Sul terreno dell’affitto, infatti, si gioca anche lo scontro tra le classi sociali. C’è chi l’affitto lo paga, e chi lo riceve; chi ne riceve solo uno, che magari gli permette di integrare il reddito, o di non lavorare, o di pagarsi il mutuo; ma c’è anche chi ne riceve dieci, o cento, con cui magari intraprende grossi progetti di speculazione. C’è addirittura chi ne riceve mille, a volte senza neanche pagarci le tasse sopra, di fatto ottenendo il potere di decidere su interi settori di città. L’affitto è un campo di accumulazione di potere relativamente nuovo: non richiede permessi come se fosse un’attività economica a sé stante; gli investitori possono anche presentarsi come dei “buoni” che concedono le case ai poveri, magari usufruendo anche di agevolazioni e contributi pubblici. Quando tutti i profitti si facevano sulla produzione industriale, chi lavorava ha dovuto prendere coscienza del suo sfruttamento, ma anche della propria centralità nella filiera produttiva. Ora che i profitti si fanno in gran parte sulle case e sugli affitti, la coscienza collettiva si deve dirigere a queste nuove forme di accumulazione. In questo libro (Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo immobiliare (Armando ed.), ndr) cercheremo di analizzare cosa stia succedendo oggi nel mondo delle locazioni, e perché sia diventato così difficile accedere a un bene che dovrebbe essere la base della vita individuale e collettiva. Non ci baseremo solo su numeri e statistiche, ma anche sulle storie e i vissuti di persone costrette ad annaspare nelle acque stagnanti del mercato degli affitti privati. Il nostro obiettivo è esaminare e descrivere l’impatto che il sistema attuale delle locazioni abitative ha sulle scelte di vita delle persone e delle famiglie, per delineare, anche a partire da alcune delle loro voci, possibili scenari alternativi a quello presente. Grazie al nostro lavoro di ricerca e al nostro impegno politico, abbiamo potuto incontrare e conoscere persone che hanno subìto le conseguenze peggiori della “sclerosi proprietaria” che domina l’Italia8, e dell’impazzimento del mercato degli affitti: sfratti, sgomberi, espulsioni, truffe, violenza istituzionale, soluzioni inadeguate offerte dallo Stato che hanno seriamente danneggiato le loro vite, i loro rapporti sociali, la loro salute e il loro benessere. Questo libro è parte di un lavoro politico, che mira a unire le forze per trovare una via d’uscita da questa situazione catastrofica. Ogni storia di sfratto, sgombero o violenza abitativa non è solo una questione individuale, come sembrano volerci far credere la maggior parte dei giornalisti e videoreporter che ogni tanto raccontano alcuni di questi episodi. Il problema è collettivo, e ogni vicenda singola è solo il riflesso di una questione molto più ampia, che dobbiamo imparare a vedere come tale. La lotta per la casa è una battaglia che va ben oltre la questione abitativa: è uno scontro diretto con il modello capitalista neoliberale, che mercifica ogni aspetto della vita, trasformando diritti fondamentali come sanità, istruzione, trasporti e cura in servizi subordinati alla logica del profitto. Per affrontare in modo sistematico la questione abitativa, è necessario superare le soluzioni emergenziali e – come suggeriscono Madden e Marcuse nel loro libro In Defense of Housing – intraprendere un percorso radicale di demercificazione del sistema abitativo e urbano, restituendo alla casa il suo significato primario di luogo centrale della vita umana9. Uno dei primi passi di questa ridefinizione dell’abitare, come spiegheremo nei capitoli conclusivi di questo libro, è il controllo pubblico degli affitti e la riduzione sostanziale dei canoni, da attuare insieme a una serie di altre misure che impediscano la speculazione immobiliare. La crisi attuale può offrire, quindi, un’opportunità per ripensare il sistema abitativo e urbano, restituendo alla casa la sua funzione primaria: essere uno spazio di vita e non uno strumento di speculazione economica. Per questo motivo la nostra analisi si spingerà oltre il problema degli affitti brevi, ultimamente molto discusso, ma che rappresenta solo una parte del quadro complessivo. Cercheremo invece di affrontare in modo sistematico la questione delle locazioni residenziali a lungo termine: chi possiede le case in affitto, come si distribuisce la proprietà, che ruolo ha lo Stato, come interviene la finanza, com’è cambiata la gestione del welfare, chi fa profitti sulla mediazione e sulla mancanza di case, chi vive in affitto e a quali condizioni; infine, cosa possiamo fare per rompere questo sistema. In questo contesto, naturalmente, la politica ha il dovere improrogabile di intervenire per tutelare il diritto universale a una abitazione, subordinando a esso lo strapotere degli investitori e dei fondi immobiliari, e controllando l’uso di strumenti finanziari che alimentano la speculazione. È necessario reindirizzare il settore verso una gestione pubblica e collettiva della casa, attraverso misure che tutelino le comunità locali, che garantiscano un accesso equo all’abitazione e riducano la pressione speculativa sul mercato. Un cambiamento radicale, che richiede un’analisi radicale. -------------------------------------------------------------------------------- 1“Spacciamo per pagare l’affitto caro”, due arresti a Bologna, Ansa, 3 marzo 2025. 2Si veda Gratteri, N., Fratelli di sangue, Cosenza, Pellegrini Editore, 2006., pp. 48-49. Sul ruolo degli stupefacenti nel capitalismo: Ghosh, A. Fumo e ceneri. Torino, Einaudi, 2025. 3How the housing crisis is pushing domestic violence victims back to perpetrators, “Abc News”, 4 gennaio 2025, in https://www.abc.net.au/news/2025-01-05/how-rents-and-housing-crisis-impact-domestic-violence/104737696. 4Durante il confinamento del 2020 15.000 donne hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza psicologica, fisica ed economica subita dentro le mura domestiche. Più del 90% di loro ha chiesto aiuto a un centro antiviolenza per la prima volta. Si veda ISTAT 2021, L’effetto della pandemia sulla violenza di genere, anno 2020-2021. Si veda anche Censis-Verisure 2024, Rapporto Osservatorio sulla Sicurezza della Casa, in https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/Report-2024-STAMP.pdf. 5La media d’età per lasciare le famiglie d’origine in Italia è 29,9 anni, inferiore solo a Grecia, Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Portogallo tra i paesi UE. Si veda EUROSTAT, When do young Europeans leave their parental home?, in https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230904-1. 6ISTAT, Rapporto Annuale, 2024. 7Si veda Amnesty International, Collective complaint No. 178/2019 – Amnesty International v. Italy. European Committee of Social Rights, Council of Europe, 2019, in https://rm.coe.int/cc178casedoc1-en/168093aac2 8Si veda ASIA-USB,Prigionieri del mattone: rendita vs. diritto all’abitare, L’Armadillo,2023. 9Madden, D., Marcuse, P., In difesa della casa: politica della crisi abitativa, Firenze, Editpress, 2020. -------------------------------------------------------------------------------- Introduzione del libro Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo immobiliare (Armando ed.) -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI SARAH GAINSFORTH: > Abitare sempre più temporaneo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ribellarsi all’estrattivismo immobiliare proviene da Comune-info.
May 3, 2026
Comune-info
[2026-05-04] !!RIMANDATO!! LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
!!RIMANDATO!! LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 4 maggio 18:30) !!RIMANDATO!! PER QUESTA SETTIMANA L'INCONTRO DEL 4 MAGGIO NON CI SARÀ PERCHE ADERIREMO ALLA CHIAMATA IN PIAZZA CAVOUR ALLE 18:30 PER L'AUTODETERMINAZIONE DEI CORPI (https://roma.convoca.la/event/nessuna-mediazione-sui-nostri-corpi-senzaconsensoestupro) Ci vediamo lunedì prossimo.
May 1, 2026
Gancio de Roma
[2026-04-27] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 27 aprile 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
April 23, 2026
Gancio de Roma
[2026-04-20] Laboratorio di autodifesa abitativa @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 20 aprile 18:30) Lunedì 20 Aprile dalle 18:30 ci vediamo al CSOAT AuroeMarco per il primo incontro del laboratorio di AutodifesaAbitativa di Roma sud. Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo lunedì alle 18:30 in viale dei caduti nella guerra di liberazione,268.
April 20, 2026
Gancio de Roma