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Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari
Da Cagliari arrivano notizie di inaudita gravità sulle vacanze dei sionisti genocidari in Italia. Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: più di 3000 palestinesi, in gran parte donne, anziani e bambini, martirizzate a […] L'articolo Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano
Oltre 120 adolescenti israeliani annunciano il loro rifiuto di arruolarsi nell’esercito
L’ultimo giorno dell’anno scolastico in Israele, il 19 giugno, una lettera dal titolo “Ci rifiutiamo!” redatta da alcuni adolescenti in cui annunciavano la decisione di non arruolarsi nell’esercito israeliano è stata distribuita in migliaia di copie in diverse scuole di tutto il Paese. La lettera, intitolata “Ci rifiutiamo!”, conta ormai più di 120 firme di studenti delle scuole superiori che dovrebbero prestare servizio militare. Testo completo della lettera “Ci rifiutiamo!” Noi, adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano, con la presente ci rifiutiamo di prendere parte ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale. Siamo stati tutti cresciuti nel mito secondo cui Israele agisce solo per legittima difesa. Il sistema educativo ci terrorizza fin da piccoli, facendoci credere che «non ci sia scelta» e che dobbiamo vivere per sempre con la spada in mano. Le nostre scuole ci preparano all’esercito instillandoci una visione del mondo militarista. Al liceo la preparazione ai test militari e i colloqui con i soldati sono parte integrante della nostra quotidianità, ma la verità è che arruolarsi nell’esercito non è inevitabile. Nessuno nasce soldato. E come ogni altra scelta, arruolarsi nell’esercito ha le sue ripercussioni. Negli ultimi due anni e mezzo, attraverso i social media e i notiziari, siamo stati esposti a contenuti difficili e violenti relativi al 7 ottobre. Ma ciò che era iniziato come una risposta a quel terribile massacro si è trasformato in una crudele campagna di sterminio della popolazione di Gaza, di proporzioni incomprensibili. E quali sono i risultati delle azioni dell’esercito? Secondo i dati ammessi dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dall’inizio della guerra a Gaza sono state uccise più di 72.000 persone, molte delle quali donne, bambini e persino neonati. E nonostante il cosiddetto «cessate il fuoco», il genocidio, la pulizia etnica e i crimini di guerra continuano. Recentemente, abbiamo assistito a un forte aumento della violenza sia da parte dei coloni che dell’esercito in tutta la Cisgiordania. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni Israele utilizza l’esercito per opprimere il popolo palestinese, annettere territori e perpetrare violenze contro i palestinesi che vivono in Cisgiordania – il tutto nell’ambito del progetto di pulizia etnica del Paese. L’esercito attacca, uccide e arresta persone senza processo, compresi ragazzi della nostra età. L’unica cosa che ci differenzia è che loro sono nati dalla parte sbagliata della linea di confine. Riflettete: sono queste le azioni di una “forza di difesa”? Le guerre infinite hanno un pesante impatto su tutti noi: infliggono ferite fisiche e mentali che dureranno per il resto delle nostre vite. Viviamo tra una corsa ai rifugi antiaerei e l’altra e gli annunci dei soldati caduti. Siete disposti a diventare parte delle statistiche? Siete pronti a compiere un simile sacrificio in nome di un governo cinico e dittatoriale che baratta vite umane per rafforzare il proprio dominio? E voi cosa farete? Mesarvot. Rete di obiettori di coscienza israeliani da www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Gran Bretagna “Nessuno vuole abitare accanto a un criminale di guerra”
La petizione promossa da Declassified UK e International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) chiede ai ministri degli Interni e degli Esteri inglesi che siano avviate indagini e procedimenti giudiziari per accertare il coinvolgimento nei crimini di guerra compiuti a Gaza di circa 2.000 cittadini britannici che sono soldati effettivi dell’esercito israeliano. Un media indipendente che svolge inchieste sulle violazioni dei diritti umani e sugli impatti ambientali delle attività di forze armate e servizi segreti britannici e multinazionali, Declassified UK nel febbraio 2025 aveva pubblicato i ‘dati desecretati’ che mostrano la numerosità delle persone di varie nazionalità con doppia o multipla cittadinanza, anche israeliana, prestanti servizio nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Nell’elenco di circa 50 mila soldati sono indicati anche molti, precisamente 928, italiani. In particolare, sulla base della documentazione esaminata dagli analisti del Public Interest Law Centre (PILC) e dai propri reporter, l’indagine di Declassified UK aveva dimostrato che nel periodo successivo al 7 ottobre 2023 degli oltre 2 mila inglesi con cittadinanza israeliana molti si sono recati in Israele e parecchi di loro a Gaza. Ad esempio il londinese Sam Sank che tra il dicembre 2023 e il gennaio 2024 si era filmato mentre era un sergente maggiore operativo ‘al fronte’ e al Times aveva dichiarato che nella propria unità delle Forze di Difesa Israeliane c’era uno scozzese e come loro intervenivano “centinaia, se non migliaia, di altri britannici che combattono in Israele”. Con la lettera aperta indirizzata ai ministri del governo britannico Shabana Mahmood e Yvette Cooper, rispettivamente Home Secretary e Foreign Secretary, il cui testo è stato elaborato dai legali dell’International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) e redattori di Declassified UK, già sottoscritta da più di 24 mila avvocati, magistrati, docenti di diritto, giornalisti e cittadini inglesi e per la cui raccolta di adesioni è stata lanciata la campagna Nessuno vuole abitare accanto a un criminale di guerra, viene affermato: > Nell’interesse del diritto internazionale e nazionale, della trasparenza e > della sicurezza pubblica, chiediamo al governo del Regno Unito di: > > a) attuare un obbligo di divulgazione delle informazioni relative alle > prestazioni nel servizio militare israeliano, sottoponendo i viaggiatori in > possesso di documenti di viaggio israeliani o provenienti da un aeroporto di > Tel Aviv a potenziali controlli secondari ai punti di ingresso, in base alle > norme nazionali sull’inammissibilità per crimini di guerra e/o a politiche sui > visti modificate; > > b) condurre indagini e procedimenti giudiziari rigorosi, imparziali e > indipendenti a livello nazionale o internazionale, nel rispetto dell’obbligo > di garantire l’accertamento delle responsabilità per i crimini più gravi ai > sensi del diritto internazionale, per garantire giustizia a tutte le vittime e > prevenire futuri crimini. > > Il fatto che il governo britannico non raccolga dati sugli spostamenti di > potenziali criminali di guerra israeliani solleva serie preoccupazioni. > Individui rientrati dai combattimenti a Gaza potrebbero ora vivere al nostro > fianco e lavorare in istituzioni pubbliche, come ospedali, forze di polizia e > scuole. > > Nessuno vuole vivere accanto a un potenziale criminale di guerra, men che meno > i membri della comunità palestinese nel Regno Unito che hanno familiari o > amici vittime di crimini di guerra. > > Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di > arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex > ministro della Difesa Yoav Gallant, che supervisionava le operazioni delle > Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Gaza. > > Nel frattempo, nel gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha > riscontrato prove “plausibili” del fatto che a Gaza si sia verificato un > genocidio, e la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite (UN COI) ha > concluso che “Israele ha commesso un genocidio nella Striscia di Gaza” e che > “le autorità israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di > sterminio nella Striscia di Gaza”. > > Alla luce dei pareri della Corte penale internazionale, della Corte > internazionale di giustizia e della Commissione d’inchiesta delle Nazioni > Unite, nell’interesse del diritto internazionale e nazionale, della > trasparenza e della sicurezza pubblica il governo del Regno Unito deve attuare > immediatamente le misure di cui sopra al fine di garantire un adeguato > controllo sui soldati delle Forze di Difesa israeliane che rientrano nel Regno > Unito. Maddalena Brunasti
June 18, 2026
Pressenza
MEDIO ORIENTE: NUOVA ESCALATION TRA IRAN E ISRAELE. TEHRAN RISPONDE AI RAID SU BEIRUT, TEL AVIV COLPISCE IN TERRITORIO IRANIANO
Rappresaglia israeliana sull’Iran dopo i missili che, ieri, Tehran ha lanciato in risposta ai bombardamenti israeliani sulla periferia sud di Beirut, considerati da Teheran una violazione del cessate il fuoco raggiunto ad aprile. Israele ha reagito con attacchi contro diversi obiettivi sul territorio iraniano: Tel Aviv parla di “un attacco su vasta scala contro sistemi di difesa strategici appartenenti al regime iraniano che erano stati ripristinati” mentre Tehran parlano anche di attacchi aerei contro impianti petrolchimici iraniani nel sud-ovest del Paese. L’Iran accusa gli Usa tramite il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei: “hanno la responsabilità diretta di qualsiasi violazione dell’accordo di cessate il fuoco dell’8 aprile”, sostenendo che le azioni israeliane non possono essere separate dalla politica statunitense. In questo quadro la preoccupazione della popolazione civile iraniana cresce, come racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Behrooz Sarabi, compagno iraniano di Together for Iran Milano. Ascolta o scarica. Intanto continua l’aggressione israeliana anche nei territori palestinesi. Nella Striscia di Gaza nuovi bombardamenti hanno causato vittime e feriti nelle ultime ore. “Israele  controlla tutto, incluso il valico di Rafah stato chiuso in conseguenza alla ripresa della guerra con l’Iran. Per questo motivo, più che guardare a soluzioni politiche e diplomatiche, io credo che la prospettiva più realistica sia addirittura una ripresa dell’offensiva israeliana a pieno ritmo nella striscia di Gazza, senza dimenticare che in realtà il cessato il fuoco non è mai stato in vigore” commenta invece Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
“Il riposo del guerriero”-Soldati israeliani in vacanza in sardegna…
… e non solo in Sardegna Bombe e bandiere su Gaza, Libano, Siria e Iran; bagni e ombrelloni in Sardegna (e non solo Alla fine è dovuta intervenire la stessa Presidente del Consiglio Regionale Alessandra Todde, tirata in ballo dalle associazioni solidali con la causa Palestinese, e sdegnate dalle complicità col governo genocida di Netanyahu che sembravano coinvolgere anche la
Mahmoud al-Najjar: un medico, in procinto di venire in Italia
L’Idf ha arrestato uno studente palestinese diretto a Tor Vergata: è accusato di essere un miliziano di Hamas. Lo riferisce il giornalista Muthanna al-Najjar, citato dal sito Drop Site: “fermato mentre era in viaggio verso l’Italia, sarebbe stato portato in un luogo sconosciuto”. Le forze di difesa israeliane hanno arrestato un palestinese che aveva ottenuto il permesso per lasciare la Striscia di Gaza e viaggiare verso l’Università di Tor Vergata a Roma dove avrebbe proseguito gli studi di medicina e la specializzazione. Mahmoud al-Najjar è stato fermato al valico di Kerem Shalom mentre era in viaggio verso l’Italia. Lo riferisce il giornalista Muthanna al-Najjar, citato dal sito Drop Site. L’accusa è di essere un miliziano di Hamas e di aver preso parte al massacro del 7 ottobre “Al-Najjar – scrive il giornalista – è l’unico sopravvissuto della sua famiglia dopo che la sua casa è stata bombardata da Israele il 25 ottobre 2024, causando la morte della moglie, Alaa Salem, dei suoi quattro figli, Reenat, Yazan, Muhammad e Amr, del fratello e della sua famiglia, e dello zio e della sua famiglia. Ha al suo attivo tre pubblicazioni di ricerca accademica”. Secondo quanto riporta Drop Site, Mahmoud “è stato portato in un luogo sconosciuto e la sua famiglia non ha ricevuto alcuna informazione sulle sue condizioni o sul suo luogo di detenzione”. Agenzia DIRE
June 4, 2026
Pressenza
Perché Israele sta cancellando i video del 7 ottobre?
In un’inchiesta giornalistica per The Grayzone, la conduttrice radiofonica e analista Michelle Witte riferisce del crescente sconcerto dell’opinione pubblica israeliana di fronte al comportamento delle autorità statali, accusate di trattenere e persino far sparire i filmati personali e comunitari girati durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. Secondo Witte, il prolungato sequestro di queste prove solleva il pesante sospetto che lo Stato stia tentando di nascondere la verità sulle responsabilità del proprio esercito nella morte di cittadini israeliani. LA SPARIZIONE DEI VIDEO E LA DISPERAZIONE DELLE FAMIGLIE Witte evidenzia il dramma delle famiglie delle vittime e delle comunità dei kibbutz, a cui l’apparato di sicurezza non ha ancora restituito il materiale sequestrato nelle ore successive agli attacchi: * Il sequestro sistematico: subito dopo gli eventi, unità speciali delle IDF, dello Shin Bet e dell’unità investigativa Lahav 433 hanno confiscato in blocco telefoni cellulari, telecamere di sicurezza e schede di memoria. Un riservista ha confermato a Channel 13 che i militari hanno semplicemente scollato i dispositivi e se ne sono andati con il materiale. * L’accusa di cancellazione delle prove: Sabine Taasa, madre del diciassettenne Or ucciso sulla spiaggia di Zikim, ha denunciato che il figlio aveva filmato gli ultimi istanti prima di morire. Tuttavia, quando le autorità le hanno finalmente restituito il telefono, quel video specifico era stato cancellato. Secondo l’emittente israeliana, non si tratta affatto di un caso isolato. IL RUOLO DELLA DIRETTIVA ANNIBALE E IL FUOCO AMICO DELLE IDF Secondo l’analisi di Michelle Witte, il motivo dietro questo presunto occultamento di prove risiede nella necessità di proteggere l’esercito da ulteriori scandali legati all’attivazione della Direttiva Annibale – il protocollo militare che prevede l’uso della forza anche a costo di uccidere i propri cittadini pur di impedirne la cattura: * viene ricordato il caso del generale Barak Hiram, che ordinò a un carro armato di bombardare una casa nel kibbutz Be’eri sapendo che all’interno vi erano ostaggi israeliani, provocando la morte di una dozzina di civili; * un’artigliere israeliana ha confessato di aver ricevuto l’ordine di bombardare abitazioni senza sapere chi ci fosse dentro, mentre le indagini di polizia hanno confermato che elicotteri Apache aprirono il fuoco anche contro l’area del festival Nova; * trattenendo centinaia di ore di filmati, lo Stato potrebbe voler evitare che si diffondano prove visive inconfutabili del massacro di civili israeliani perpetrato dal proprio stesso esercito. IL RIFIUTO DELLE INCHIESTE E IL CONTROLLO DELLA NARRAZIONE Witte sottolinea l’ostinato rifiuto di Israele di collaborare con indagini internazionali indipendenti sulla gestione del 7 ottobre e sulle accuse – oggi ampiamente smentite dai fatti – di violenze sessuali di massa sistematiche da parte dei militanti palestinesi. Tel Aviv ha sempre rivendicato il diritto esclusivo a indagare su se stessa, omettendo però di avviare una vera commissione d’inchiesta indipendente sul catastrofico fallimento dell’intelligence e delle forze armate. Solo di recente, riporta il Times of Israel, il governo è stato costretto da un ultimatum della Corte Suprema a definire entro il 1° luglio un quadro normativo adeguato per istituire una commissione statale d’inchiesta, cedendo alle fortissime pressioni interne dei familiari delle vittime. LE SCUSE FORMALI E IL MURO DI GOMMA Se da un lato la polizia dichiara che il materiale non può essere restituito perché l’unità Lahav 433 sta ancora conducendo indagini penali sul kibbutz Kfar Aza (teatro nei primi giorni di una serie di false segnalazioni di atrocità poi smentite), dall’altro le IDF respingono ogni accusa di insabbiamento parlando di “fasi finali” per la restituzione dei dati. Tuttavia, conclude Michelle Witte, a distanza di anni dagli eventi gli stessi sopravvissuti israeliani si trovano davanti a una certezza: l’apparato militare sta deliberatamente nascondendo qualcosa di inconfessabile. FONTE: * Israeli authorities refuse to return massive trove of Oct 7 video. What are they hiding? Israeli citizens wonder why the state won’t return October 7 footage it confiscated from them. The mother of an Israeli victim says authorities deleted video of her son’s death. Others complain “someone is hiding” the videos. – Michelle Witte / GZ The Greyzone, 31  maggio 2026 L'Antidiplomatico
June 2, 2026
Pressenza
Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
PARTE 1. LA REGGIO CHILDREN INTERNATIONAL NETWORK E L’ESERCITO ISRAELIANO La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole: > «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren Srl > con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate queste > relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in quanto > tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio focus è > stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia il North > American Reggio Emilia Alliance. > La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al > Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro > Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo > ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel > 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 ottobre, > scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda pro-israeliana, a > volte schierate direttamente con l’IDF. > Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una > collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la > mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui > i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]» Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita, soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista: «Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6] che ho pubblicato è stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network Reggio Children.» Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6, compromesse con le quelle israeliane. Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni. Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di taglio antisemita). Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi. PARTE 2. CENTRO INTERNAZIONALE LORIS MALAGUZZI, PRINCIPESSA DEL GALLES E… PARMIGIANO Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla fama internazionale). Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto. Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini, luoghi). Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli, entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui). Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome della oggi 97enne Loretta Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne Italiane (UDI). Nel 2023 le è stato dedicato un archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti degli incontri (vedi qui). Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui lavoravano e vivevano. Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles, Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese), che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza? La classica carità e generosità dei grandi filantropi. Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire. A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio, dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali, faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la principessa e li misconosce il Ministro Valditara. Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento Parmalat, nel 2003?). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione, la guerra e la relativa propaganda incantatrice. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
L’ennesima invasione d’Israele
Stamattina all’aeroporto di Cagliari Elmas (foto facebook) Proteste a Cagliari per l’arrivo di voli charter da Tel Aviv: tra turisti, anche soldati?, di Pierpaolo Loi (ripreso da pressenza.com) In mattinata all’aeroporto di Cagliari – Elmas sono atterrati quattro voli provenienti da Tel-Aviv: alle 8.45, alle 11.35, alle 12.50 e alle 14.30. Scrive l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina in un breve comunicato: “Pare che