Cina, politiche di riforestazione portano all’espansione dell’habitat per il 73,6% delle specie di uccelliIn questo secolo la società umana si trova davanti a due grandi
sfide: ambiente e sviluppo. Il degrado ininterrotto dell’ambiente ha influito
direttamente sulla sopravvivenza e lo sviluppo sostenibile dell’umanità. Le
modalità di realizzazione di uno sviluppo in cui vi sia un maggiore equilibrio
fra crescita economica e protezione dell’ambiente sono diventate un argomento
d’importanze vitale, dove gli Stati Uniti in primis, la Cina, la Russia e le
altre nazioni in via di sviluppo, sono tenute ad affrontare.
Lo “spirito di Glasgow”, quando alla Cop26 la questione sembrava – e forse lo
era pure – una priorità per il mondo appena uscito da una pandemia, si è
esaurito da tempo ed è servito solamente per fare propaganda assurde in nome
della “neutralità carbonica” che celava il perverso meccanismo finanziaria dei
crediti di carbonio: una nuova colonizzazione del green capitalism in nome del
netzero-washing.
Le grandi potenze si sono impegnate a ristabilire nuovi rapporti di forza e
nuove strategie per non modificare il loro atteggiamento nei confronti
dell’ambiente e della crisi ecologica e climatica. Ma non tutti stanno seguendo
la strada dell’inazione.
Al Climate Summit di New York di quest’anno Pechino è uscita allo scoperto con
un discorso del Presidente cinese Xi Jinping. Xi ha confermato l’impegno
“verde”, rimarcando la differenza con “alcuni altri paesi che agiscono in senso
contrario”. Ogni riferimento a Donald Trump e agli Stati Uniti è puramente
voluto e la marcia della transizione energetica è lunga, per dirla con una
citazione storica, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E, con questo
approccio, ci si accorge che di passi, la Cina, ne ha già compiuti parecchi.
A New York, Pechino ha riconosciuto l’importanza della transizione, e, per la
prima volta, ha deciso di ridurre le emissioni di gas serra (senza semplicemente
limitarsi a promettere di rallentarle): da qui al 2035 caleranno di una quota
tra il 7% e il 10%. Il riferimento è rispetto al picco, cioè all’apice atteso
per quest’anno o al massimo per il prossimo, ma su cui è impossibile, allo stato
delle cose, avere certezze. Particolarmente importanti risultano le politiche di
riforestazione cinesi per ristabilire habitat naturali.
Un gruppo di ecologi cinesi ha recentemente quantificato i risultati complessivi
in termini di biodiversità degli sforzi di ripristino forestale in Cina,
scoprendo che tali sforzi hanno portato all’espansione dell’habitat del 73,6%
delle specie di uccelli presenti nelle foreste, come riportato venerdì dal China
Science Daily.
In qualità di leader mondiale nel ripristino forestale, la Cina è riuscita a
invertire la tendenza al degrado forestale negli ultimi due decenni attraverso
importanti progetti ecologici come un progetto di protezione delle foreste
naturali e il programma Grain for Green, ottenendo un aumento netto di circa
21.800 chilometri quadrati di superficie forestale. Tuttavia, l’impatto positivo
del ripristino forestale sulla biodiversità è rimasto un obiettivo della
comunità di ricerca.
Wang Bin della China West Normal University ha collaborato con ricercatori di
altre istituzioni a uno studio per valutare gli impatti positivi del ripristino
forestale sulla biodiversità a livello nazionale dal 2000 al 2020.
Utilizzando 402 specie di uccelli forestali stanziali come specie indicatrici e
integrando i dati di telerilevamento con le registrazioni delle osservazioni dei
residenti, hanno utilizzato un metodo di modellazione della nicchia ecologica
per controllare gli effetti congiunti del cambiamento climatico. Secondo lo
studio, pubblicato su Nature Communications, questo approccio ha rivelato con
precisione gli effetti benefici del ripristino forestale sugli habitat degli
uccelli.
Lo studio ha rilevato che il ripristino forestale si riflette non solo
nell’espansione dell’area, ma soprattutto nel miglioramento complessivo di
indicatori di qualità come la copertura arborea, l’altezza, la connettività e la
complessità strutturale. Questi miglioramenti strutturali forniscono agli
uccelli habitat più adatti.
Quasi tre quarti delle specie di uccelli hanno sperimentato una significativa
espansione dell’habitat durante il periodo studiato, con notevoli benefici per
le specie con nicchie ecologiche più ampie. Inoltre, il ripristino forestale ha,
in una certa misura, mitigato la perdita di habitat causata dai cambiamenti
climatici.
Lo studio ha anche rilevato che sia le foreste naturali che quelle piantate
hanno dimostrato un’efficacia comparabile nel ripristino della biodiversità, con
la copertura arborea e la complessità strutturale della chioma identificate come
fattori chiave.
Questo è il frutto di un programma ambientale sviluppato dalle istituzioni
socialiste cinesi.
Fonti:
https://www.globaltimes.cn/page/202512/1349871.shtml
Ulteriori approfondimenti:
https://www.wired.it/article/cina-ndc-clima-emissioni-carbonio-2035/
https://www.nature.com/articles/s41467-024-48546-0
https://www.nature.com/articles/s43247-025-02323-z
https://www.nature.com/articles/s41467-024-52785-6
Lorenzo Poli