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MSC da Fiumicino a Hormuz: i porti italiani nella filiera della guerra globale
I recenti controlli a Cagliari, con il blocco di materiali classificabili come dual use, riportano al centro una questione cruciale: il ruolo delle grandi compagnie di shipping nella movimentazione di beni che, pur formalmente civili, possono avere impieghi militari. Il termine “dual use” indica proprio questa ambiguità. Si tratta di materiali – come acciai speciali o componenti industriali – utilizzabili tanto in ambito civile quanto nella produzione bellica, secondo la normativa europea vigente. Una zona grigia che rende difficile distinguere tra commercio legittimo e inserimento, diretto o indiretto, nelle filiere dell’economia di guerra. In questo scenario, la Mediterranean Shipping Company (MSC) occupa una posizione centrale. Non è soltanto uno dei principali operatori container al mondo, ma un nodo strategico della logistica globale, capace di collegare porti, mercati e aree geopolitiche sensibili. > I casi emersi tra Gioia Tauro e Cagliari mostrano come le rotte gestite dalla > compagnia possano incrociare traffici diretti verso Israele, inclusi materiali > destinati a distretti industriali legati alla difesa. A rendere ancora più complesso il quadro è la struttura stessa della flotta. Molte delle navi operate da MSC non sono di proprietà diretta, ma registrate attraverso società offshore o noleggiate da grandi armatori internazionali, rendendo più difficile tracciare responsabilità e benefici economici. IL RUOLO DI EYAL M. OFER, ROYAL CARIBBEAN A ZODIAC MARITIME Tra gli attori centrali di questo sistema figura Zodiac Maritime, gruppo riconducibile all’imprenditore israeliano Eyal M. Ofer, che gestisce una flotta globale di circa 200 navi tra portacontainer, petroliere e bulk carrier. Una quota rilevante di questa flotta – stimabile tra 15 e 25 navi – opera o ha operato sotto il marchio MSC attraverso contratti di charter: un sistema che consente di controllare intere rotte senza una proprietà diretta delle navi, separando formalmente gestione e proprietà ma mantenendo una forte integrazione operativa. Tra le navi più frequentemente associate a questo intreccio figurano MSC Josseline, MSC Joanna, MSC Orion, MSC Oliver e MSC Susanna, insieme a unità appartenenti a diverse classi della flotta MSC – tra cui la MSC Josseline-class, la MSC Orion-class e la London-class – esempi concreti di come una nave possa operare sotto un marchio pur avendo una proprietà diversa, spesso difficilmente ricostruibile. Alcune unità possono essere consultate anche tramite database pubblici come VesselFinder. IL SEQUESTRO DI MSC ARIES COME CASO EMBLEMATICO Questo modello emerge con particolare evidenza nel caso della MSC Aries. Il 13 aprile 2024 la nave è stata sequestrata dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane nello Stretto di Hormuz, in un’operazione militare condotta con elicotteri, nel pieno delle tensioni tra Iran e Israele. A determinare il sequestro non è stata tanto l’attività commerciale della nave, quanto il suo assetto proprietario: pur operata da MSC, la Aries risultava noleggiata da una società collegata a Zodiac Maritime. È su questa base che l’Iran ha considerato l’unità “affiliata” a interessi israeliani, trasformando una nave commerciale in un obiettivo geopolitico. L’equipaggio è stato trattenuto e la nave sequestrata per settimane, mostrando come i legami societari possano avere conseguenze dirette sulle rotte globali. Anche le navi recentemente citate nel dibattito – come MSC Vega, MSC Danit, MSC Lucy e MSC Siena – si inseriscono nello stesso modello. Le loro strutture proprietarie risultano schermate attraverso società veicolo e registrazioni offshore e non sono facilmente riconducibili a un proprietario effettivo chiaramente identificabile. Database pubblici come Equasis e IMO permettono solo una tracciabilità parziale. A questo si aggiunge un ulteriore livello di opacità: molte delle navi impiegate in queste rotte navigano sotto cosiddette “bandiere di comodo”, registrate in paesi come Panama, Liberia o Malta. Un sistema che consente di ridurre costi e vincoli normativi, ma che allo stesso tempo frammenta le responsabilità giuridiche e rende ancora più difficile tracciare proprietà, controlli e destinazioni dei carichi. > Lo stesso Eyal M. Ofer è membro del board di Royal Caribbean Group, > multinazionale tra i principali operatori mondiali del settore crocieristico e > già oggetto di attenzione giornalistica per i legami di alcuni suoi vertici > con il caso Epstein. Un elemento che assume particolare rilievo alla luce del progetto di sviluppo del porto di Fiumicino: in un sistema in cui proprietà e gestione delle navi risultano frammentate e opache, quale garanzia esiste che reti operative come quelle riconducibili a Zodiac Maritime – attive oggi sulle rotte MSC – non possano estendersi anche alle nuove infrastrutture portuali? Un interrogativo che appare ancora più rilevante considerando che il porto di Fiumicino sarà il primo porto italiano interamente privato. Dai terminal container di Cagliari e Gioia Tauro fino ai nuovi progetti come il porto di Fiumicino, prende forma un sistema in cui i porti smettono di essere semplici infrastrutture civili e diventano snodi strategici dentro una filiera globale sempre più intrecciata con la guerra. In questo contesto, MSC, Zodiac Maritime e Royal Caribbean non appaiono come attori isolati, ma come parte di un modello economico che concentra potere, frammenta le responsabilità e si espande scaricando i costi su territori, lavoratori e popolazioni coinvolte. Fermare loro significa sabotare la filiera della guerra.  Le copertina è di Nicolas Grevet (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo MSC da Fiumicino a Hormuz: i porti italiani nella filiera della guerra globale proviene da DINAMOpress.
April 16, 2026
DINAMOpress
Iniziato il processo contro Maduro e Flores sequestrati dagli USA
Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono comparsi ieri davanti ad un tribunale a New York a due mesi di distanza dal loro rapimento in Venezuela da parte delle forze militari statunitensi e dal successivo trasferimento negli Stati Uniti. In occasione di questa prima udienza ufficiale, […] L'articolo Iniziato il processo contro Maduro e Flores sequestrati dagli USA su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
La perturbazione Trump in Venezuela – di Massimo De Angelis
Evento-soglia L’intervento militare di Trump in Venezuela non è un episodio isolato né una semplice mossa geopolitica avventata. È un evento-soglia, una rottura che rende visibile ciò che da tempo opera sotto traccia: una ricalibrazione profonda delle pulsazioni del comando nella fase di crisi egemonica globale. Per comprenderla non basta appellarsi al lessico consueto [...]
January 13, 2026
Effimera
Pirateria da pazzi: gli Usa sequestrano una petroliera russa
Il Comando Europeo degli Stati Uniti ha annunciato che, “insieme al Dipartimento di Giustizia e al Dipartimento della Sicurezza Interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, di aver sequestrato la M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi“. “L’imbarcazione – prosegue il post su X – è stata sequestrata […] L'articolo Pirateria da pazzi: gli Usa sequestrano una petroliera russa su Contropiano.
January 7, 2026
Contropiano
Venezuela. Arrestato un generale per aver collaborato al sequestro del presidente Maduro
La presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez ha ordinato l’arresto immediato del Maggior Generale Javier Marcano Tábata, capo della Guardia d’Onore Presidenziale e direttore della DGCIM (Direzione Generale del Controspionaggio Militare). L’alto ufficiale è ora indicato come l’architetto del tradimento che ha permesso il sequestro del presidente Maduro lo scorso […] L'articolo Venezuela. Arrestato un generale per aver collaborato al sequestro del presidente Maduro su Contropiano.
January 7, 2026
Contropiano
Trump e il dominio sull’emisfero occidentale
«Le forze armate degli Stati Uniti hanno eseguito un’operazione militare straordinaria nella capitale del Venezuela»: ha iniziato così la conferenza stampa il Presidente Trump. Continuando poi con la sua prosopopea di aggettivi superlativi, ha definito l’azione militare straordinaria, potente, spettacolare, forte, perfetta e la prima di questo tipo dalla Seconda guerra mondiale. Dall’invasione dell’Ucraina in poi, i potenti del mondo ci hanno abituato ai ripetuti richiami alla Seconda guerra mondiale: lo ha utilizzato più volte Putin alludendo alla necessità di “de-nazificare l’Ucraina», sono stati ripresi a rovescio da tutti i leader europei («non c’è mai stata una guerra sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale», dimenticando volutamente la guerra nell’ex-Jugoslavia). Così come sul genocidio in Palestina le similitudini con il nazismo sono state abbondanti. E ora, ancora una volta, nella terza frase della sua conferenza stampa, Trump ritorna sulla Seconda guerra mondiale. E non è un caso: è chiaro che l’ordine internazionale uscito dalla Seconda guerra mondiale, già traballante, è ormai crollato, preso a picconate prima da Putin, e distrutto definitivamente da Israele e dall’inazione di fronte al genocidio a Gaza, dalla derisione della Corte internazionale di giustizia e dell’Assemblea generale delle Nazione Unite e dalle condizioni in cui ancora oggi sopravvivono i e le Palestinesi dopo “il cessate il fuoco”. E forse nel corso di questo anno, ci accingiamo a vedere la cessazione formale di alcune di queste istituzioni internazionali nate dopo quel conflitto. IL DOMINIO STATUNITENSE NELL’EMISFERO OCCIDENTALE Le parole di Trump vanno ascoltate e prese molto sul serio: «il dominio americano sull’emisfero occidentale non sarà più messo in questione», «siamo tornati a essere un paese rispettato», con l’esercito più potente del mondo e gli armamenti più forti. Sono finiti gli anni di Jimmy Carter e dell’imbarazzante esperienza afghana – ha spiegato ancora Trump – nominando il presidente che ha riconsegnato il canale di Panama al Paese di appartenenza. «La dottrina Monroe è stata una cosa importante» e, anche se è stata dimenticata per un certo periodo, «non la dimenticheremo più». E come se nulla fosse, Trump richiama esplicitamente la strategia statunitense che ha finanziato, supportato e diretto colpi di stato, regimi dittatoriali e militari, uccisioni e torture delle opposizioni di sinistra e socialiste in tutta l’America Latina. L’attacco diretto al Venezuela, il rapimento del suo Presidente e di sua moglie, l’uccisione di almeno quaranta persone, sono rivendicate con forza dal Presidente come strategia di sicurezza degli Stati Uniti. E ha anche chiarito che questo potrebbe accadere di nuovo. Trump ha spiegato che Cuba potrebbe cadere ora che non ha più il supporto del petrolio venezuelano, strangolata dalla povertà causata da decenni di sanzioni sempre più dure. Allo stesso tempo ha minacciato la Colombia accusando il Presidente Petro di essere anche lui connivente con il narcotraffico, similmente trattando la Presidente del Messico Sheinbaum. Trump non nega niente, non trova scuse alla sua politica estera, la nomina per quello che è: «il dominio degli Stati Uniti» per proteggere il suo commercio, territorio e risorse. Anche qui una chiarezza spietata. L’era delle istituzioni neo/liberali è finita, distrutte sotto il peso di chi le aveva costruite e organizzate per la propria egemonia mondiale. > Nel suo discorso il Presidente Usa non nomina mai la democrazia o i diritti > umani, al contrario di quanto avvenne nel 2001, quando per giustificare la > guerra in Afghanistan si costruì un’impalcatura retorica di diritti umani ed > esportazione della democrazia, legata strettamente alla “liberazione” delle > donne afghane, ripetuta in maniera peggiore per la guerra in Iraq, insieme > alle falsità sulle armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti all’epoca riunirono intorno a sé una larghissima alleanza, che superava i confini del blocco occidentale, apice e inizio della fine della loro egemonia sul mondo. È interessante notare come Trump, in effetti, utilizzi il termine dominio e non egemonia quando parla della nuova posizione nel mondo degli Usa. Gramsci differenzia la supremazia di un gruppo sociale in due modi: come “dominio” o come “direzione intellettuale e morale”. Gli Stati Uniti caduto il blocco comunista hanno esteso la propria egemonia sul mondo, nel senso gramsciano di direzione intellettuale e morale, e costruito consenso, anche tramite l’espansione delle istituzioni internazionali e delle Convenzioni sui diritti. Un’egemonia nei confronti degli stati alleati, sempre supportata dalla forza nei confronti di chi alleato non era, sia all’interno del paese che nello scacchiere internazionale. Oggi Trump parla di dominio nel solo emisfero occidentale, perché al di fuori di esso la Cina e altre potenze regionali sono pronte a competere per la propria supremazia. Non cerca più di costruire un consenso ampio e quindi dichiara apertamente che l’obiettivo è il controllo sull’industria del petrolio venezuelano e che per questo saranno gli Usa a occuparsi direttamente della transizione di governo. Il dominio e l’uso sconsiderato della forza lo abbiamo visto dispiegato prima di tutto nei confronti del nemico interno: la popolazione migrante, perseguitata dall’ICE, con raid fin dentro le scuole, deportata in catene, messa in prigione, in spregio del diritto nazionale e internazionale, delle istituzioni cittadine e della stessa polizia locale. La stessa logica ha guidato “la tregua” tra Israele e Gaza, dove i e le Palestinesi vengono lasciati morire di freddo dentro le tende sotto l’acqua. E ora il Venezuela. WHAT’S NEXT? L’Unione Europea è silente di fronte l’arroganza statunitense. Le istituzioni europee e i leader dei singoli paesi hanno detto poco o, come il governo Meloni, apertamente supportato l’azione statunitense. E allo stesso tempo è partita la macchina di propaganda che fa vedere comunità venezuelane in giro per il mondo che festeggiano la caduta di Maduro, con articoli che lo descrivono come un dittatore sanguinario. Certo sono lontani, lontanissimi, i tempi dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, con cui Chávez, Kirchner e Castro fermavano gli accordi di libero scambio con gli Usa e siglavano un patto di cooperazione tra i Paesi. Oggi gli Stati Uniti minacciano apertamente tutti gli stati latino-americani non allineati di fronte al silenzio del mondo. Del resto, Israele ha bombardato per mesi Gaza, senza che i governi occidentali prendessero parola. Alzare la voce contro l’atto di guerra e il rapimento di Maduro non significa sposare tutto il suo programma politico. E soprattutto la questione che abbiamo di fronte non è cosa abbia fatto o meno il governo del Venezuela, ma l’atto di guerra portato avanti impunemente dal governo degli Stati Uniti. Non possiamo permettere che crimini, violenze e atti di sopraffazione – o addirittura un genocidio – avvengano nel silenzio delle società e dei popoli del mondo. È oggi più necessario che mai opporsi ai governi reazionari, illiberali e fascisti e al loro programma guerrafondaio per il mondo. La copertina è tratta da Wikicommons SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Trump e il dominio sull’emisfero occidentale proviene da DINAMOpress.
January 5, 2026
DINAMOpress
Voce grossa, gambe storte. Gli Usa in Venezuela
Che nessuno parli più di “diritto internazionale”, “ordine basato sulle regole”, “valori della democrazia” contrapposti a quelli di altri sistemi politico-economici. L’attacco Usa al Venezuela, culminato per ora nel rapimento del suo presidente eletto Nicolàs Maduro, è pura applicazione della forza militare per effettuare una rapina di risorse naturali: petrolio, […] L'articolo Voce grossa, gambe storte. Gli Usa in Venezuela su Contropiano.
January 4, 2026
Contropiano
La storia non è una notifica
Perché l’assuefazione è il vero ordine del presente. Stamattina mi sono alzato con gli Stati Uniti che bombardano Caracas. Non ho fatto nulla. Come tutti. Ho acceso lo schermo. Ho letto. Ho assorbito. Poi il caffè, le notifiche. L’unico sussulto: ho scritto un articoletto militante. Un fatto enorme, trattato come […] L'articolo La storia non è una notifica su Contropiano.
January 4, 2026
Contropiano
L’Europa ha oltrepassato un limite che non potrà mai più superare
Come ricordiamo spesso, questo spazio “Interventi”è finalizzato ad ospitare contributi ed opinioni interessanti, utili per inquadrare la complessità del mondo in modo razionale. Anche e soprattutto quando le analisi ospitate non coincidono perfettamente con le nostre. Sulla mancata rapina degli “asset russi” depositati in Europa ci siamo espressi più volte, […] L'articolo L’Europa ha oltrepassato un limite che non potrà mai più superare su Contropiano.
December 23, 2025
Contropiano
Pirati Usa assaltano una petroliera venezuelana
Gli Stati Uniti si danno alla pirateria internazionale. Dopo aver inaugurato una stagione di omicidi extragiudiziali un po’ a casaccio, bombardando imbarcazioni civili accusate di trasportare droga, ora attacca direttamente il traffico commerciale legale. Una petroliera è stata abbordata al largo delle coste del Venezuela da militari e agenti di […] L'articolo Pirati Usa assaltano una petroliera venezuelana su Contropiano.
December 11, 2025
Contropiano