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Il ‘calendario’ di un dramma epocale: la devastazione dei raccolti dei palestinesi
La serie di infografiche composte da Visualizing Palestine (VP) in collaborazione con Growing Palestine illustra come in campi e pascoli della Cisgiordania il 2025 sia trascorso scandito, anziché al ritmo delle stagioni, dalle molteplici violenze e aggressioni perpetrate dai coloni israeliani. VP ha presentato questo illuminante ‘calendario’ nel giugno scorso: > Nell’anno raffigurato nelle immagini, il 2025, il Primo Ministro israeliano > Benjamin Netanyahu ha ‘promesso’: “Non ci sarà alcuno Stato palestinese. > Questo paese appartiene a noi” > [https://www.dw.com/en/netanyahu-vows-there-will-be-no-palestinian-state/a-73967725], > così dimostrando l’esplicita intenzione di Israele di attuare una pulizia > etnica e di annettere la Cisgiordania. > > Questa ‘collezione’ di infografiche completa la serie creata per la > campagna Il cibo è vita: proteggiamo gli agricoltori palestinesi dalla > violenza israeliana di Growing Palestine (GP). In questi giorni VP ripresenta il ‘calendario’ Sowing Terror in Palestine’s Harvest (Seminare il terrore tra i raccolti della Palestina) rammentando: > Nel pieno della stagione del raccolto delle olive, ricondividiamo il nostro > calendario “Seminare il terrore nei raccolti della Palestina.” > > Gli attacchi dei coloni israeliani si sono intensificati, con 200 attacchi > legati al raccolto delle olive documentati dall’inizio di settembre (Nazioni > Unite, 19 ottobre 2026). > > Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari > Umanitari (OCHA), questi attacchi hanno causato 5 palestinesi uccisi e 246 > feriti. > > Gli attacchi hanno colpito anche giornalisti, convogli diplomatici e gruppi di > solidarietà. > > Il 16 ottobre 2026, coloni hanno attaccato una giornalista del Washington > Post, ferendola gravemente. > > Il giorno seguente, coloni israeliani hanno attaccato un convoglio diplomatico > europeo, incluso un sindaco francese, vicino al villaggio palestinese di > Taybeh nella Cisgiordania occupata. > > Secondo il Ministero dell’Agricoltura palestinese, 286.000 ulivi sono stati > danneggiati in Cisgiordania tra il 2023 e la fine di settembre 2026, inclusi > 100.000 solo nel 2026, anche prima dell’inizio della stagione del raccolto. > > Il raccolto delle olive è una fonte essenziale di cibo, reddito e > sostentamento per migliaia di famiglie palestinesi. Prendere di mira il > raccolto delle olive significa prendere di mira il diritto dei palestinesi > alla sovranità alimentare, a rimanere sulla loro terra e a esistere e > prosperare. Su PRESSENZA sono divulgate anche Le infografiche che illustrano l’inchiesta sulla hasbara nel quarto potere degli USA che VP ha realizzato per illustrare l’inchiesta del team americano Prism. Il 21 ottobre scorso Standing Together ha informato e comunicato: > Barbara Gaffin, un’attivista di Standing Together di Boston, è stata arrestata > dalla polizia israeliana dopo essersi unita ad altri 80 attivisti vicino a > Nahalin, a ovest di Betlemme, per fornire una presenza pacifica e protettiva > agli agricoltori palestinesi durante il raccolto delle olive. > > Insieme a Rabbis for Human Rights e altre associazioni, aiutavano gli > agricoltori ad accedere a uliveti che non potevano raggiungere da tre anni, > dal 7 ottobre, e a raccogliere le loro olive nonostante il terrore dei coloni. > > I volontari sono arrivati mercoledì mattina e hanno raccolto per circa due ore > prima che le forze israeliane arrivassero e dichiarassero l’area zona militare > chiusa per 24 ore. > > Sebbene i volontari accettassero di andarsene, i soldati fermarono tutti i > presenti e fotografarono le loro carte d’identità e passaporti. > > Non c’è nulla di minaccioso nel fatto che le persone si uniscono per aiutare i > contadini palestinesi a raccogliere le loro olive. Ma anche questo atto > pacifico di solidarietà viene considerato minaccioso dalle autorità > israeliane, che vogliono isolare le comunità palestinesi e, perciò, intimidire > chi le sostiene e soccorre. > > Noi, ebrei e palestinesi, continueremo a sostenerci a vicenda, proteggendo il > raccolto e rifiutandoci di lasciare che il terrore dei coloni stabilisca chi > resti sulle proprie terre. > > Standing Together / https://lnkd.in/p/dC9htMvB SOWING TERROR IN PALESTINE’S HARVEST Maddalena Brunasti
October 23, 2026
Pressenza
Trattori: altri 7 morti. E invece una buona notizia da…
… dalla Camera dei Deputati: approvato il Patrocinio Gratuito dello Stato per i familiari di chi è ucciso dal lavoro. di Carlo Soricelli (*) Una strage mai vista: la trappola mortale del trattore e il silenzio delle istituzioni Non si tratta di semplici incidenti, ma dell’esito dell’indifferenza e della mancanza di prevenzione. Oggi i funerali di Leonardo Accioli il 15enne che si
October 23, 2026
La Bottega del Barbieri
Il futuro del cibo si costruisce nei territori
ALLA FAO IL COMITATO PER LA SICUREZZA ALIMENTARE MONDIALE DISCUTE DI SISTEMI ALIMENTARI RESILIENTI. LA COP31 INVECE SI PREPARA A RIPORTARE AGRICOLTURA, ADATTAMENTO E SICUREZZA ALIMENTARE AL CENTRO DELL’AGENDA CLIMATICA. INTANTO, A BRACCIANO SCUOLE, GIOVANI, AGRICOLTORI, RICERCATORI E ISTITUZIONI PROVANO A CAPIRE COME LE GRANDI TRANSIZIONI POSSANO DIVENTARE PROCESSI CONCRETI, PARTECIPATI E RIPRODUCIBILI Dal 19 al 23 ottobre, nella sede della FAO a Roma, la 54ª sessione del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) avrà tra i suoi passaggi centrali le raccomandazioni politiche per la costruzione di sistemi alimentari resilienti. Poche settimane dopo, dal 9 al 20 novembre ad Antalya, la COP31 sul clima tornerà a porre agricoltura e sistemi alimentari dentro il confronto globale su adattamento, biodiversità e sicurezza alimentare. È in questo spazio tra grandi trasformazioni globali e capacità di azione delle comunità che si colloca “Agroecologia e Comunità Rigenerative. Reti di resilienza tra giovani, scuole, agricoltori e istituzioni”, la giornata organizzata da Navdanya International il 24 ottobre al Chiostro degli Agostiniani di Bracciano con la partecipazione anche di alcune realtà e delegati provenienti dal confronto internazionale sulla sicurezza alimentare. Dietro il termine “resilienza” c’è però una questione politica tutt’altro che astratta. Chi produce il cibo? Con quali sementi e con quale accesso alla terra e all’acqua? Quali sistemi agricoli vengono sostenuti dai mercati e dalle politiche pubbliche? Chi possiede le conoscenze e chi partecipa alle decisioni che determinano il futuro di un territorio? Le crisi globali – climatica, ecologica, alimentare – si materializzano infatti sempre in luoghi concreti. Nei campi esposti a condizioni climatiche sempre più instabili, nella perdita di biodiversità, nella fragilità delle filiere, nella difficoltà della piccola agricoltura, nella progressiva separazione tra giovani, produzione del cibo e territori. I sistemi alimentari industriali hanno contribuito a frammentare molte delle relazioni che sostengono la vita: tra chi coltiva e la terra, tra sapere e pratica, tra produzione e consumo, tra i giovani e i luoghi in cui vivono, tra le comunità e le istituzioni chiamate a sostenerle. La transizione ecologica deve partire necessariamente anche dalla ricostruzione di queste relazioni. Dal globale al locale, e ritorno Così, mentre alla FAO il Comitato per la sicurezza alimentare mondiale discute di sistemi alimentari resilienti e la COP31 si prepara a riportare agricoltura, adattamento e sicurezza alimentare al centro dell’agenda climatica, a Bracciano scuole, giovani, agricoltori, ricercatori e istituzioni provano a capire come le grandi transizioni possano diventare processi concreti, partecipati e riproducibili. L’obiettivo è mettere in comunicazione scale che troppo spesso procedono separatamente. Da una parte le sedi internazionali, nelle quali si analizzano le crisi e si definiscono indirizzi e politiche. Dall’altra i territori, dove quelle crisi producono conseguenze concrete ma dove possono anche essere sperimentate risposte. Il passaggio, tuttavia, non può essere unidirezionale. Non si tratta semplicemente di tradurre localmente decisioni prese altrove. Le esperienze territoriali possono produrre conoscenze, pratiche ed evidenze che devono poter risalire verso i luoghi nei quali si costruiscono le politiche nazionali e internazionali. Il locale può essere un laboratorio della transizione se ciò che viene sperimentato entra in dialogo effettivo con i vari livelli istituzionali. Il territorio come laboratorio È con questa prospettiva che dal 2023 Navdanya International porta avanti attorno al Lago di Bracciano il programma Terrae Vivae, un insieme di progetti pilota attraverso i quali mettere in relazione scuole, agricoltori, giovani, istituzioni, ricerca e cittadinanza e verificare sul campo quali condizioni possano rafforzare la resilienza di una comunità. Uno dei principali terreni di sperimentazione sono state le scuole. Attraverso percorsi di ecoliteracy, agroecologia e Formazione Scuola Lavoro, ragazze e ragazzi sono stati chiamati non soltanto a studiare biodiversità, suolo, sistemi alimentari e cambiamento climatico, ma a osservare il territorio nel quale vivono, incontrare chi lo coltiva, riconoscerne criticità e risorse e formulare proposte. Comprendere le possibilità di advocacy per difendere i diritti dell’ambiente e di tutte le forme di vita che lo abitano. Una parte di questo lavoro prosegue con “RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione”, progetto cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. La collaborazione con il MASE assume in questo senso un valore che va oltre il singolo progetto: mette alla prova la possibilità di collegare politiche nazionali, sperimentazione territoriale e partecipazione delle nuove generazioni. La questione educativa diventa così immediatamente politica. Non basta aumentare le informazioni disponibili sulla crisi ecologica. Occorre chiedersi di quali conoscenze, esperienze, strumenti e spazi decisionali abbiano bisogno i giovani per diventare protagonisti della transizione. Anche le Officine Municipali di Bracciano, spazio civico gestito in collaborazione con il Comune, stanno diventando uno degli hub di questo processo: un luogo nel quale studenti, cittadini, produttori, associazioni e istituzioni possono incontrarsi, formarsi e progettare insieme. Dalle buone pratiche alle condizioni per il cambiamento È anche questo il senso dell’incontro del 24 ottobre. Al mattino le organizzazioni e le reti giovanili, comprese quelle promosse a livello nazionale dal MASE, si confronteranno sul ruolo delle nuove generazioni nella rigenerazione dei territori, costruendo domande e proposte da portare al successivo dialogo con le istituzioni. Nel pomeriggio il confronto si allargherà ad agricoltori, ricercatori, scuole, amministratori e comunità agroecologiche provenienti da diversi territori attraverso tre conversazioni: educazione alla rigenerazione ed ecoliteracy; biodiversità e resilienza di fronte alla crisi climatica; processi di transizione ecologica guidati dalle comunità. Il punto non sarà soltanto individuare buone pratiche. Le buone pratiche esistono già. Più difficile è capire perché alcune riescano a consolidarsi mentre altre rimangano esperienze isolate. Significa interrogarsi sulle condizioni nelle quali operano gli agricoltori, sui mercati, sull’accesso alle risorse, sui sistemi sementieri, sulle politiche di sostegno, sugli spazi di governance e sulla possibilità reale dei cittadini di partecipare alle decisioni. Dentro questa riflessione si inserisce anche l’intervento di Salvatore Ceccarelli. Il suo lavoro sulle popolazioni evolutive di cereali – fondate sulla diversità genetica e sulla capacità delle colture di adattarsi progressivamente agli ambienti nei quali vengono coltivate – offre un esempio concreto di come biodiversità, autonomia sementiera e adattamento climatico possano concorrere alla resilienza agricola di un territorio. Ma anche in questo caso una soluzione agronomica ha bisogno di agricoltori, ricerca, accesso ai semi, mercati, politiche pubbliche e comunità capaci di sostenerla. Parlare di esperienze territoriali non significa dunque cercare una formula da replicare meccanicamente altrove. Non esiste un unico modello di comunità resiliente esportabile da un luogo all’altro. Possono invece essere condivisi processi e principi: mettere in relazione attori diversi, costruire fiducia, riconoscere gli squilibri di potere, distribuire responsabilità, custodire biodiversità e beni comuni, creare spazi reali di partecipazione e restituire alle comunità capacità di incidere sulle decisioni. La relazione tra Bracciano e Tubas, che sarà esposta durante la giornata, introduce un’ulteriore dimensione di questo approccio: mettere in relazione territori differenti attraverso il rapporto con la terra, l’acqua, l’agricoltura, il cibo e la continuità delle culture rurali per costruire relazioni tra comunità che affrontano, in contesti diversi, alcune delle grandi questioni che attraversano oggi i sistemi alimentari. Dai territori alle politiche Il valore dell’incontro di Bracciano si misurerà  nella capacità di portare le esperienze territoriali dentro un confronto politico più ampio. Le istituzioni presenti saranno per questo chiamate non soltanto a intervenire, ma ad ascoltare e a rispondere alle domande emerse nel corso della giornata. Le urgenze globali devono trovare risposte nei territori; i territori devono poter sperimentare soluzioni; quelle esperienze devono produrre conoscenze e proposte; e politiche nazionali e internazionali devono creare le condizioni perché ciò che funziona possa consolidarsi e diffondersi. In questa circolarità tra locale e globale si colloca il lavoro sull’agroecologia comunitaria. La transizione ecologica non può essere lasciata esclusivamente alla buona volontà delle comunità, così come non può essere realizzata soltanto attraverso decisioni istituzionali prese dall’alto. Richiede entrambe le dimensioni: rafforzare la capacità collettiva dei territori di agire e, contemporaneamente, trasformare le condizioni economiche, politiche e istituzionali entro cui quell’azione diventa possibile. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il futuro del cibo si costruisce nei territori proviene da Comune-info.
October 20, 2026
Comune-info
Il settore agricolo in crisi: voci da Campania e Piemonte
Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di ricambio intergenerazionale. Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in corso. Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali  e di autocisterne di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi (in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi)  e sit-in a Roma, in piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate insufficienti.  Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del 2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e lavoratrici ad unirsi. Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori Italiani, e Ivo Pittavino, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
October 8, 2026
Radio Blackout - Info
Il settore agricolo in crisi: voci da Campania e Piemonte
Da diversi giorni gli agricoltori sono tornati a mobilitarsi. Come ribadiscono con forza dal 2024, il settore primario è in crisi: costi di produzione che eccedono il guadagno, indebitamento, squilibri di potere lungo le filiere della GDO, difficoltà climatiche, politiche agricole inadeguate ai più, assenza di ricambio intergenerazionale. Oggi, il lievitare del costo del carburante si inserisce in un contesto di aumento dei costi di produzione (es. fertilizzanti e concime), mettendo particolarmente in crisi il settore cerealicolo, determinato dai conflitti in corso. Le risposte di questi giorni consistono in blocchi stradali  e di autocisterne di carburante (in particolare in Calabria e Sicilia, dove sono coinvolti anche i pescatori), latte versato sulla Via Aurelia (Lazio), cortei di trattori, presidi (in Puglia, dove si denuncia l’olivicoltura in crisi)  e sit-in a Roma, in piazza Santi Apostoli. Non mancano i tavoli di confronto con le autorità (come in Calabria), ma le misure promesse vengono generalmente giudicate insufficienti.  Come sottolineano spesso le organizzazioni nate dalle proteste dei trattori del 2024, che cercano di interfacciarsi direttamente con l’opinione pubblica, mentre il margine degli agricoltori è ridotto all’osso, i prezzi dei prodotti sugli scaffali continuano a salire. Più in generale, nelle mobilitazioni si parla tanto di carovita, e questo sta portando altre categorie di lavoratori e lavoratrici ad unirsi. Ne parliamo con Gabriele Forte, agricoltore in Campania e membro di Agricoltori Italiani, e Ivo Pittavino, allevatore in Piemonte. Ivo fa parte della realtà Agricoltori Autonomi Italiani Piemonte.
October 8, 2026
Radio Blackout
COSENZA: LA POPOLAZIONE E GLI AGRICOLTORI SI MOBILITANO CONTRO IL CAROVITA E IL CARO CARBURANTE@1
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio. Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei “trattori”. La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno di una macchina agricola può costare più di 1.500 euro.  I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori Bruzi”, sono già fermi e il danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.  Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione, che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del 2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i 20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.  Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi sporchi affari!” Ne parliamo con Federico di USB e de La Base di Cosenza: E con Gianluca del gruppo Agricoltori Bruzi:
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
COSENZA: LA POPOLAZIONE E GLI AGRICOLTORI SI MOBILITANO CONTRO IL CAROVITA E IL CARO CARBURANTE@0
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio. Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei “trattori”. La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno di una macchina agricola può costare più di 1.500 euro.  I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori Bruzi”, sono già fermi e il danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.  Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione, che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del 2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i 20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.  Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi sporchi affari!” Ne parliamo con Federico di USB e de La Base di Cosenza: E con Gianluca del gruppo Agricoltori Bruzi:
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
COSENZA: LA POPOLAZIONE E GLI AGRICOLTORI SI MOBILITANO CONTRO IL CAROVITA E IL CARO CARBURANTE
Da una settimana in Calabria si susseguono blocchi autostradali, pichetti e mobilitazioni: gli agricoltori chiedono certezze da parte del governo per affrontare il caro gasolio. Anche in campania, Sicilia e Piemonte sono avvenute mobilitazioni e blocchi dei “trattori”. La misura tetto del governo, che ha già preso 2,5 miliardi dalle casse dello stato è irrisoria a fronte di un aumento del carburante che è già costato alla popolazione Italiana 4,7 miliardi in più in rifornimento, dall’aggressione statunitenste all’Iran. Basti pensare che il pieno di una macchina agricola può costare più di 1.500 euro.  I trattori, ci racconta Gianluca di “Agricoltori Bruzi”, sono già fermi e il danno dai campi fino al prezzo sugli scaffali è già reale.  Il caro dei carburanti è particolarmente impattante a fronte dell’inflazione, che in Calabria si aggiunge a salati cronicamente bassi, part-time involontari che dimezzano gli stipendi e all’alta disoccupazione. Secondo i dati istat del 2025 sono 300 mila le persone, ovvero il 20% della popolazione, in Calabria che vivono in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, mentre tra i 20-65 anni il tasso di occupazione è sotto al 48,5%.  Venerdì 9 ottobre a Cosenza, ore 14:00 – Piazza Europa, la popolazione scende in piazza a fianco degli agricoltori per dire “Ora basta: Non riusciamo più a campare […] Non vogliamo pagare il prezzo delle guerre del governo e dei suoi sporchi affari!” Ne parliamo con Federico di USB e de La Base di Cosenza: E con Gianluca del gruppo Agricoltori Bruzi:
October 7, 2026
Radio Blackout
KLICK: raccontare il lavoro migrante attraverso le relazioni
KLICK è un progetto editoriale nato dopo anni di ricerca sui rapporti di lavoro nella raccolta della frutta nel Saluzzese. Al centro ci sono i lavoratori africani impiegati come braccianti, la parte più debole di un’agricoltura profondamente inserita nelle dinamiche della globalizzazione. «I primi tre numeri di KLICK sono dedicati alla stagione della raccolta in corso», spiega il curatore Marco Buttino. Tre numeri, quindi, dedicati ad altrettanti aspetti della vita e del lavoro dei braccianti stagionali. Il primo numero pubblicato nel mese di agosto, ha affrontato la ricerca di una casa da parte dei lavoratori stagionali, soffermandosi sulla progressiva privatizzazione dell’accoglienza: una situazione nella quale quasi tutti i braccianti finiscono per lavorare e dormire nelle aziende agricole. Il secondo uscito ad ottobre, si concentra invece sui rapporti di fiducia interni alla società migrante, osservando le relazioni di solidarietà ma anche i rapporti di potere e le forme di sfruttamento che attraversano la comunità migrante. Il terzo sarà infine una piccola inchiesta di bilancio della stagione della raccolta. Buttino raccoglierà le testimonianze di diversi braccianti africani per capire come sono stati pagati, quali erano le loro aspettative, quanto denaro riescono a inviare alle famiglie e quali sono i loro obiettivi. Il percorso di Buttino parte dal lavoro accademico. «Ho lavorato per decenni all’Università di Torino come professore di Storia contemporanea. Il mio lavoro principale, e i miei libri, riguardano la storia dell’Asia centrale», racconta. Accanto a questo percorso, ogni anno teneva un corso di Storia delle città e delle migrazioni. È da qui che nasce l’interesse per le vicende dei migranti africani nel Saluzzese. Oggi Buttino conduce anche una ricerca in Senegal sull’uso delle rimesse e sull’economia circolare dei migranti. Nel Saluzzese, dopo aver pubblicato un libro sui braccianti, continua a frequentare e intervistare i lavoratori agricoli e collabora con l’ostello sociale Dambe So, sostenuto dalla Chiesa valdese. «Da questo è nato KLICK». Il progetto non vuole però limitarsi alla produzione di singoli numeri. Nell’ultimo numero, KLICK si presenta come uno spazio aperto al confronto con chi lavora quotidianamente nel territorio – amministratori, cooperative sociali, sindacati e realtà che operano con i migranti – e invita a mettere in comune esperienze e conoscenze. Tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di costruire, attorno all’ostello sociale Dambe So di Revello, uno spazio di discussione e riflessione. E soprattutto di arrivare, nel tempo, a una redazione composta dagli stessi migranti: «Il sogno di KLICK è una redazione formata da persone migranti». Questa, forse, è la direzione più interessante del progetto: non parlare semplicemente dei lavoratori migranti, ma costruire le condizioni perché possano essere loro stessi a prendere parola e contribuire alla produzione del racconto.