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SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
La rivoluzione confederale del Rojava è sotto attacco totale. "L'esistenza dell'Amministrazione autonoma democratica, un'opzione politica fondata sull'autogoverno, su idee di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come alternativa per tutti i popoli della regione, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste, rappresentati invece dal governo di transizione siriano di Al-Sharaa", ha commentato Jacopo Bindi, dell'Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d'Urto.
Airbus verso l’addio alle big tech: «Cloud sovrano Ue per i dati»
Il colosso aeronautico prepara una gara da oltre 50 milioni per portare sistemi e dati mission critical su un cloud europeo «digitalmente sovrano» e ridurre i rischi legati al CLOUD Act Usa Airbus vuole mettere in discussione una delle dipendenze più profonde dell’industria europea: quella da Amazon, Google e Microsoft. Lo ha detto la vicepresidente per gli Affari digitali del colosso europeo dell’aeronautica, Catherine Jestin, citata dall’emittente francese Bfm, secondo cui il gruppo starebbe preparando una gara per portare applicazioni e dati «mission critical» su un cloud europeo «digitalmente sovrano», con l’obiettivo esplicito di ridurre l’esposizione a norme Usa come il CLOUD Act (la legge del 2018 che può obbligare i provider cloud sotto giurisdizione americana a consegnare dati che controllano, anche se quei dati sono conservati in Europa). La partita si aprirà all’inizio di gennaio 2026 e vale oltre 50 milioni di euro su un orizzonte fino a dieci anni. * Che cosa vuole spostare Airbus * La gara * Concorrenza e lock-in: la partita europea sul cloud * L’«80/20» di Jestin * Il convitato di pietra (Cloud ACT) * Perché Airbus accelera adesso Leggi l'articolo completo
“Le Big Tech sono una minaccia per la democrazia”: intervista al prof. Juan De Martin
“Negli ultimi 30 anni i governanti europei hanno rinunciato a controllare le reti chiave per la gestione delle informazioni. Le hanno lasciate in mano ai giganti digitali Usa. Così l’Europa ha perso la sua indipendenza” Intervista a tutto campo di TPI a Juan Carlo De Martin, professore di ingegneria informatica al Politecnico di Torino, autore di "Contro lo Smartphone". Nella conversazione De Martin si esprime non solo sulla computerizzazione del mondo e sul pericolo proveniente dalle Big Tech USA, ma anche sul ruolo che potrebbe avere l'Europa se solo abbandonasse la corsa al riarmo e investisse in ricerca, sviluppo e istruzione. In sostanza: sta agli europei riconoscere che la fase della colonizzazione è finita ed è giunto il momento di riconoscere apertamente che si è chiusa una fase storica e puntare su rapporti il più possibile pacifici e collaborativi con il resto del mondo Leggi l'intervista completa
Le Dita Nella Presa - Sarà cambiata la musica?
Iniziamo con la multa della commissione europea ai danni di X: leggiamo le motivazioni e cerchiamo di capire se davvero, come alcuni dicono, è cambiata la musica per le Big Tech, con una Unione Europea più interventista. In Irlanda la ICCL apre un procedimento contro Microsoft presso la commissione per la protezione dei dati dell'Unione Europea per la fornitura di servizi all'esercito israeliano, in particolare l'esteso sistema di raccolta di tutte le intercettazioni di tutte le persone a Gaza. Quando la notizia è diventata pubblica, la Microsoft ha interrotto l'accordo (pur mantenendo molti altri legami con Israele). Usare le VPN tutela la vostra privacy? Dipende dalla VPN: il caso di Urban VPN Proxy è, come per tutte le VPN gratuite, negativo. Anna's Archive annuncia un backup completo di Spotify, con 300TB di musica e metadati. Si tratterebbe del più grande archivio pubblico di musica. Notiziole * Nuovi poteri alla polizia di Berlino, soprattutto su tematiche legate all'acquisizione di dati, alla sorveglianza tramite malware, l'uso di bodycam e addirittura la possibilità di usare i dati raccolti in fase di indagine per addestrare l'intelligenza artificiale * In India il governo lancia la app di sorveglianza obbligatoria su ogni smartphone, ma il provvedimento dura 24 ore. * Ennesimo ban in Russia, proibito Roblox; è un altro avanzamento per RuNet, con crescente malcontento * No, l'IA non vi ruberà il lavoro. L'esperimento di far gestire una macchinetta per la vendita di bibite e snack ad un'intelligenza artificiale è un fallimento (per la ditta) su tutta la linea: bibite vendute a zero euro assieme a pesci vivi e cubi di metallo, crisi di identità per l'IA e il licenziamento di un Ceo virtuale * Ennesima frontiera dell'IoT: farsi spiare da dentro la tazza del bagno Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa Your page content goes here.
La UE si arrende al debito comune, purché duri la guerra
Alla fine hanno prevalso “i mercati” e i loro interpreti, gli economisti… Quella banda di scervellati che si è riunita “ad oltranza” per trovare i soldi da destinare alla guerra in Ucraina – mentre la trattativa di pace li vede esclusi per propria scelta – è arrivata a capire, un […] L'articolo La UE si arrende al debito comune, purché duri la guerra su Contropiano.
GRECIA: 10 MILA IN CORTEO RICORDANO IL GIOVANE ANARCHICO ALEXIS, UCCISO 17 ANNI FA DALLA POLIZIA
Diciassette anni dopo la Grecia ricorda Alexandros Andreas “Alexis” Grigoropoulos, il quindicenne anarchico ucciso dalla polizia nel quartiere ateniese di Exarchia, cuore pulsante della scena antagonista. Sabato 6 dicembre una nuova manifestazione ha ricordato Alexis: il corteo, composto da diecimila persone, si è scontrato con le forze dell’ordine che impedivano l’ingresso nel quartiere di Exarchia ai manifestanti. Secondo la ricostruzione processuale, il 6 dicembre del 2008 l’agente Epaminondas Korkoneas, dopo una discussione con un piccolo gruppo di adolescenti, fece ritorno sul posto e sparò tre colpi: uno raggiunse Alexis al petto, risultando fatale. L’episodio, avvenuto in una zona già segnata da tensioni tra residenti e polizia, provocò un’ondata immediata di indignazione. Nel giro di poche ore, Atene e le principali città greche furono teatro di massicce proteste, spesso accompagnate da scontri, incendi e devastazioni. Le manifestazioni si trasformarono presto in una mobilitazione nazionale di studenti, giovani e movimenti sociali, che denunciarono l’abuso di potere della polizia e le carenze strutturali dello Stato. Nel 2010, Korkoneas fu condannato all’ergastolo per omicidio volontario, mentre il collega Vassilis Saraliotis ricevette una condanna come complice. Anni dopo, nel 2019, la riduzione della pena e la scarcerazione anticipata dell’agente ravvivarono le polemiche, ponendo nuovamente al centro del dibattito pubblico il tema dell’impunità della polizia. A distanza di quasi due decenni, l’uccisione di Alexis rimane una ferita aperta e un punto di riferimento nelle mobilitazioni contro la violenza della polizia. Ogni 6 dicembre, migliaia di persone scendono ancora in strada per ricordare quel quindicenne la cui morte cambiò per sempre il clima politico e sociale del Paese. Radio Onda d’Urto ha contattato Giulio D’Errico, compagno che da anni vive ad Atene e che ha partecipato alla manifestazione in ricordo di Alexis. Con lui abbiamo anche commentato le proteste degli agricoltori che si svolgono da mesi in Grecia e che si sono intensificiate negli ultimi giorni. Infine abbiamo chiesto a Giulio, attivo nei movimenti di solidarietà con le persone migranti, un commento a proposito delle modifiche liberticide e illiberali approvate dal Consiglio dell’Unione Europea a proposito del trattamento delle persone in movimento che giungono in Europa. Ascolta o scarica
Se anche guerra e pace diventano soft skills
-------------------------------------------------------------------------------- La reintroduzione della leva militare torna al centro del dibattito europeo mentre in Italia la consultazione del Garante per l’Infanzia sottopone gli adolescenti a un questionario che trasforma guerra e pace in soft skills da analizzare. Inserita nel più ampio progetto europeo di resilienza e nel programma nazionale di integrazione tra Difesa, Industria e Istruzione, l’iniziativa contribuisce a normalizzare l’idea della guerra come futuro plausibile e della mobilitazione militare come responsabilità collettiva.  -------------------------------------------------------------------------------- Si torna a parlare di leva militare nel panorama internazionale. I giovani tedeschi manifestano contro il piano governativo di reintrodurre la leva. In Italia, intanto,  il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato i primi esiti di una “consultazione” rivolta ai ragazzi dai 14 ai 18 anni dal titolo “Guerre e conflitti”. L’Autorità Marina Terragni dice che “l’iniziativa è stata avviata per colmare un vuoto di informazione sul sentiment degli adolescenti in relazione ai conflitti in corso e allo scopo di fornire alle istituzioni spunti di riflessione”. 32 domande aperte a chiunque, non solo ai giovani, alle quali è peraltro possibile rispondere ripetutamente. Qui il link per partecipare. Terragni parla di “spunti di riflessione” per le istituzioni. Ci sembra decisamente riduttivo. In quale quadro concettuale possiamo inserire la proposta del Garante all’Infanzia? Procediamo per livelli. 1) Piano europeo.  La Risoluzione del parlamento europeo del 2 aprile 2025 sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, nella sezione dedicata alla Difesa e società, e preparazione e prontezza civile e militare leggiamo[1]: (art. 133) è necessaria una comprensione più ampia, tra i cittadini dell’UE, delle minacce e dei rischi per la sicurezza al fine di sviluppare una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni delle minacce in tutta Europa e di creare una nozione globale di difesa europea; [..] ; invita l’UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa. [..] (art.134) [l’UE] riconosce l’importanza cruciale dei cittadini nella preparazione e nella risposta alle crisi, in particolare la resilienza psicologica degli individui e la preparazione delle famiglie; [..] ; sostiene un approccio alla resilienza che coinvolga l’intera società con l’impegno attivo delle istituzioni dell’UE, degli Stati membri, della società civile e dei singoli cittadini nel rafforzamento del quadro di sicurezza dell’Unione. 2) Piano nazionale. Al Defence Summit 2025 “Un’Italia più sicura e difesa” il Ministro Crosetto ha dichiarato: “Serve una riorganizzazione complessiva della Difesa: un modello capace di affrontare le sfide di domani e, prima di tutto, di cambiare alla velocità richiesta dal presente. La proposta che porterò al Parlamento è chiara: una Difesa che possa adattarsi alle situazioni, con norme adeguate capaci di assicurare un ecosistema integrato in cui Industria, Università, Centri di ricerca e Difesa lavorino in sinergia. Abbiamo energie straordinarie per farlo, ma anche un avversario interno: gli steccati burocratici che bloccano e soffocano la competenza. Vanno superati. [..] La Difesa può essere il motore di questo cambiamento, contaminando positivamente le altre Istituzioni. Ha una responsabilità duplice: proteggere oggi il Paese e costruire la strada che garantirà un futuro alla Nazione. In questa sfida siamo coinvolti tutti: Difesa, industria, ricerca, università. È una responsabilità condivisa.” E’ in quest’ordine delle cose che dobbiamo leggere la consultazione del Garante dell’Infanzia, di cui hanno dato conto alcuni interventi critici (vedi qui, qui, qui, qui), che l’hanno infatti definita un esempio di “pedagogia di conflitto mascherata da ricerca sociale”. Critiche “ideologiche”, ha replicato l’Autorità garante. Le parole “competenza” e “resilienza”, pronunciate dall’Europa e dal Ministro Crosetto sono quelle su cui vale la pena soffermarsi. L’esortazione a considerare Difesa, Industria, Ricerca e Università come un organismo comune votato alla costruzione di una nuova dimensione civile di mobilitazione totale, in nome della sicurezza e del pericolo di guerra imminente, tocca direttamente anche la scuola, che di questa catena è il primo degli anelli. La proposta dell’Autorità Garante è un invito diretto ai nostri studenti: a sviluppare resilienza e senso di responsabilità, ma soprattutto a normalizzare una nuova idea di futuro possibile. Innanzitutto il linguaggio, così familiare a chi studia e insegna. L’idea di guerra come fenomeno affettivo, psicologizzante; la guerra come estensione dell’aggressività dei singoli e dei gruppi, per certi versi innata, nutrita da devianze o cattive abitudini. Il “litigio come piccola guerra”, il conflitto interpersonale assimilato alla violenza, la pace al pacifismo e alle manifestazioni (di cui ci si chiede l’”utilità”). Non c’è traccia di cause storiche, economiche o politiche, né di guerra né di pace. In secondo luogo, le modalità della proposta: il test a risposta multipla.  E’ la scelta più consona. Una scelta che costituisce già un programma educativo: il test è la forma pedagogica che chiude ogni spazio e apertura sul nascere, perché obbliga ad una selezione predefinita. Quella del test è una logica che insegna all’obbedienza, per costruzione. Fissati i presupposti della discussione, obbliga a selezionare un’ alternativa. Chi non sceglie non partecipa alla consultazione e alla raccolta dati. Chi non sceglie quindi non ha voce. I quesiti posti sono del tipo: Secondo te la violenza e la guerra sono insite nella natura dell’uomo? Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e mi arruolerei. Sei d’accordo? Come gestisci i conflitti in famiglia? Silenzi e distacco o urla e tensioni? Come reagisci quando litighi? Alzi la voce? Aggredisci? Ascolti le ragioni del prossimo? Quando litighi con qualcuno riesci a fare pace? Il Garante, nella consultazione, tratta guerra e pace come fossero soft skills. Attitudini, predisposizioni, “characher skills”, alla stregua di quelle misurate dall’OCSE o dall’INVALSI. Se, d’altra parte, oggi la scuola certifica la “competenze imprenditoriale” già alle elementari, forse si potrebbe pensare anche di misurare la disponibilità degli studenti alla guerra o ad arruolarsi. Sempre nel rispetto della privacy, ovviamente. Proviamo a ragionare per similitudine. Accostiamo il quesito sulle aspettative future che l’INVALSI proponeva nel 2018 all’interno del questionario studente (a partire dai 10 anni) al quesito sul futuro possibile oggi proposto dal Garante. Cosa colpisce? A distanza di meno di 10 anni il catalogo sul futuro si aggiorna, si amplia e si complica. Non più solo un orizzonte di mercato (consumo, desideri personali, successo) ma adesso di mercato e guerra. A cosa pensi se ti immagini in guerra? Avrai più paura di morire o di compromettere i tuoi piani di successo futuro? Se non ci risulta osceno e agghiacciante mettere sullo stesso piano la scelta di morire e quella di non poter realizzare i propri progetti è perché siamo stati gradualmente abituati, educati a questa forma di pensiero e di razionalità strumentale, per cui non ci sono alternative possibili. L’equivalenza concettuale è resa possibile dall’equivalenza statistica imposta dallo stesso strumento di rilevazione della consultazione, tutt’altro che neutro, che chiude i futuri possibili.  Ma ciò che rende ancora più surreale l’iniziativa del Garante è che non si tratta nemmeno di un’operazione sensata da un punto di vista statistico: chiunque, vecchio o giovane, può partecipare alla consultazione, anche più volte.  E’ imbarazzante parlare di analisi su un  “campione provvisorio di 4000 risposte”.  Si può rispondere fingendo di essere il Mahatma Ghandi oppure Rambo: giovane pacifista o guerriero sprezzante del pericolo. Più che osceno, il risultato è grottesco.       [1] Quest’articolo di Daniele Lo Vetere, questo di Renata Puleo o il libro di  Tommaso Greco, Critica della ragione bellica, per approfondire.
UCRAINA: PROSEGUONO I NEGOZIATI TRA RUSSIA E STATI UNITI (SENZA UE E UCRAINA)
Ieri, martedì 2 dicembre, l’inviato speciale Usa Witkoff ha incontrato Putin al Cremlino, a Mosca. Il segretario di Stato Usa Rubio ha parlato di “alcuni progressi” nei colloqui con la Russia, tuttavia oggi Witkoff avrebbe dovuto vedere Zelensky a Bruxelles, ma l’incontro è saltato, ufficialmente per il “necessario rientro a Washington”, in modo da riferire a Trump sull’esito non particolarmente positivo del viaggio moscovita, da dove Putin fa sapere: “non abbiamo bocciato il piano in toto, ma alcune sue parti”, nello specifico quelle sui territori ucraini da inglobare e – soprattutto – al ruolo di Nato e pure della Ue. Proprio la Ue incassa il niet della sull’uso di 140 miliardi di euro da girare a Kiev dagli asset congelati di Mosca, oggi all’ordine del giorno alla riunione dei Rappresentanti permanenti. Pure il Belgio, dove sono congelati i beni russi, ribadisce la propria contrarietà; in caso infatti di causa da parte di Mosca e di – probabile – vittoria russa, lo Stato belga ha fatto sapere alla Commissione Ue di rischiare concretamente la bancarotta. Per ora su questo non replica la Von der Leyen, che incassa invece l’ok di Consiglio e Parlamento europei sul regolamento per eliminare le importazioni di gas russo: stop graduale da fine 2026, totale dall’autunno 2027. “Colpirà soprattutto l’Europa”, la replica di Mosca a Bruxelles. Sul campo intanto si continua a combattere. Due persone uccise e tre ferite in un attacco russo sulla città di Ternivka (Dnipropetrovsk) dove è anche scoppiato un vasto incendio, che ha coinvolto diverse abitazioni private. Vasto incendio, per droni ucraini, pure sull’altro fronte, in un deposito di petrolio nella regione russa di Tambov. Droni a segno pure in un’altra regione russa, quella di Voronezh, su serbatoi di carburante. Due giorni fa – ma la notizia è stata diffusa solo oggi dai Servizi segreti ucraini – quinto attacco all’oleodotto Druzhba, l’Oleodotto dell’Amicizia, la più grande arteria per il trasporto di petrolio russo in Europa: in passato riforniva Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Rep. Ceca, Ungheria, Germania e Ucraina, sebbene Ungheria e Slovacchia siano ora gli unici paesi dell’Ue a ricevere ancora petrolio russo. L’attacco all’altezza Kazinsky – Vysilky Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento e l’analisi di Alberto Negri, editorialista de Il Manifesto Ascolta o scarica
Una Schengen militare europea@0
Un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea fa un salto di qualità nella mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27 Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché – come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. Che Bruxelles faccia sul serio, si evince dalle presenze dei commissari europei alla presentazione del pacchetto sulla mobilità militare: oltre a Kubilius, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas, il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Il dato di partenza è inesorabile: alcuni Paesi membri “richiedono ancora un preavviso di 45 giorni prima che le truppe di altri Paesi possano attraversare il loro territorio per svolgere esercitazioni”, ha affermato Kallas. Nel regolamento proposto dalla Commissione, l’obiettivo è ridurre i tempi burocratici ad un massimo di tre giorni. Eliminando barriere normative e semplificando le procedure doganali, Bruxelles vuole introdurre le prime norme armonizzate a livello UE per i movimenti militari transfrontalieri. Alcuni esempi pratici li ha indicati Tzitzikostas: “Semplificare le norme sul trasporto di merci pericolose”, o ancora “consentire i movimenti militari nei fine settimana e nei giorni festivi”. Attraverso l‘istituzione di un quadro di emergenza poi, verrebbe dedicato l’accesso prioritario alle infrastrutture agli apparati militari, e le procedure per lo spostamento di contingenti potrebbero essere ulteriormente accelerate. Sarebbe facoltà della Commissione, con l’approvazione degli Stati membri, formalizzare le situazioni di emergenza. Su un binario parallelo alla semplificazione delle normative, corre il potenziamento delle infrastrutture. “Se un ponte non è in grado di sostenere un carro armato da 60 tonnellate, se una pista è troppo corta per un aereo cargo, abbiamo un problema”, ha sottolineato l’Alta rappresentante UE. Lo scheletro esiste già, è l’infrastruttura della rete TEN-T. Su quella, la Commissione europea ha identificato 4 principali corridoi militari e 500 punti nevralgici da rafforzare. “Nella maggior parte dei casi – ha confermato Tzitzikostas – si tratterà di potenziare le infrastrutture esistenti”. In un ottica dual use, civile-militare, perché “nel 99,9 per cento dei casi” la rete servirà per cittadini e merci”. Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo che collega i porti della penisola iberica con l’Ucraina, passando per il sud della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia. Abbiamo contattato Fabrizio, del movimento no tav, per parlarci del TAV all’interno della mobilità militare europea, come snodo del corridoio strategico che unisce la penisola iberica all’Ucraina. Abbiamo poi chiesto a una compagna antimilitarista genovese di parlarci del progetto di ampliamento dei binari a Sampierdarena e del porto di Genova all’interno della mobilità militare europea, nel corridoio Reno-mediterraneo. Con una compagna di Messina abbiamo commentato l’inserimento del ponte sullo stretto all’interno del corridoio TEN-T ‘Scandinavo-Mediterraneo’. Citati nella puntata. Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea Sulle ferrovie di Sampierdarena e del Porto di Genova Sull’operazione Ipogeo
Una Schengen militare europea@1
Un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea fa un salto di qualità nella mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27 Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché – come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. Che Bruxelles faccia sul serio, si evince dalle presenze dei commissari europei alla presentazione del pacchetto sulla mobilità militare: oltre a Kubilius, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas, il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Il dato di partenza è inesorabile: alcuni Paesi membri “richiedono ancora un preavviso di 45 giorni prima che le truppe di altri Paesi possano attraversare il loro territorio per svolgere esercitazioni”, ha affermato Kallas. Nel regolamento proposto dalla Commissione, l’obiettivo è ridurre i tempi burocratici ad un massimo di tre giorni. Eliminando barriere normative e semplificando le procedure doganali, Bruxelles vuole introdurre le prime norme armonizzate a livello UE per i movimenti militari transfrontalieri. Alcuni esempi pratici li ha indicati Tzitzikostas: “Semplificare le norme sul trasporto di merci pericolose”, o ancora “consentire i movimenti militari nei fine settimana e nei giorni festivi”. Attraverso l‘istituzione di un quadro di emergenza poi, verrebbe dedicato l’accesso prioritario alle infrastrutture agli apparati militari, e le procedure per lo spostamento di contingenti potrebbero essere ulteriormente accelerate. Sarebbe facoltà della Commissione, con l’approvazione degli Stati membri, formalizzare le situazioni di emergenza. Su un binario parallelo alla semplificazione delle normative, corre il potenziamento delle infrastrutture. “Se un ponte non è in grado di sostenere un carro armato da 60 tonnellate, se una pista è troppo corta per un aereo cargo, abbiamo un problema”, ha sottolineato l’Alta rappresentante UE. Lo scheletro esiste già, è l’infrastruttura della rete TEN-T. Su quella, la Commissione europea ha identificato 4 principali corridoi militari e 500 punti nevralgici da rafforzare. “Nella maggior parte dei casi – ha confermato Tzitzikostas – si tratterà di potenziare le infrastrutture esistenti”. In un ottica dual use, civile-militare, perché “nel 99,9 per cento dei casi” la rete servirà per cittadini e merci”. Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo che collega i porti della penisola iberica con l’Ucraina, passando per il sud della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia. Abbiamo contattato Fabrizio, del movimento no tav, per parlarci del TAV all’interno della mobilità militare europea, come snodo del corridoio strategico che unisce la penisola iberica all’Ucraina. Abbiamo poi chiesto a una compagna antimilitarista genovese di parlarci del progetto di ampliamento dei binari a Sampierdarena e del porto di Genova all’interno della mobilità militare europea, nel corridoio Reno-mediterraneo. Con una compagna di Messina abbiamo commentato l’inserimento del ponte sullo stretto all’interno del corridoio TEN-T ‘Scandinavo-Mediterraneo’. Citati nella puntata. Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea Sulle ferrovie di Sampierdarena e del Porto di Genova Sull’operazione Ipogeo