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Bari. Fermo preventivo per tre compagni nel corteo contro il governo Meloni!
Restiamo in corteo fino al loro rilascio! Oggi pomeriggio, in occasione del corteo organizzato a Bari per protestare contro la presenza della Meloni per festeggiare il suo “lungo e stabile” mandato, tre dei nostri compagni di Cambiare Rotta sono stati fermati con un fermo preventivo – una delle nuove misure […] L'articolo Bari. Fermo preventivo per tre compagni nel corteo contro il governo Meloni! su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola
Confesso che con mia moglie abbiamo abolito da sempre la TV dall’arredamento di casa, però, quando ci capita di essere fuori con una TV a disposizione, vediamo pochi canali: RAI Scuola, RAI Storia, RAI 5, almeno non c’è quasi pubblicità, … Leggi tutto L'articolo Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
IL GOVERNO MELONI CELEBRA LA SUA LONGEVITÀ. MARCO REVELLI: “NULLA DA FESTEGGIARE IN BASSO. LA VITA QUOTIDIANA È PEGGIORATA”
“In questi anni di governo Meloni la vita quotidiana è peggiorata. Festeggiano una grazia ricevuta, la durata non è di per sè stessa un merito, anche per gli individui si raggiungono età avanzate ma dipende dai contenuti di quelle vite; non c’è nulla da festeggiare in basso, tra di noi, tra la gente, tra i cittadini comuni, tra i lavoratori“. È il commento perentorio, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, del prof. Marco Revelli, storico, sociologo, che ha insegnato Scienza della politica presso Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale al record di longevità del governo Meloni nella storia della Repubblica. Tra i successi enunciati di questi 1413 giorni viene ribadito l’aumento dell’occupazione “ma non si è mai visto che una buona crescita dell’occupazione si accompagnasse ad una diminuzione dei salari, invece questa è la realtà”. Se anche altri indicatori economici non sono positivi, il prof. Revelli si chiede: “cosa resta dell’azione governativa oltre all’ossessione securitaria-repressiva?”.  “Restano i proclami anti-immigrazione – risponde Revelli – resta il dare in pasto ad una popolazione in difficoltà un capro espiatorio, uno strato sociale collocato più in basso di chi sta più in basso tra i cittadini, in modo tale che si possano in qualche modo gratificare perché esiste qualcuno che sta sotto di loro; è un meccanismo perverso, un meccanismo che regola tutte le forme di degrado sociale e civile e tutti i governi di destra”. Per il prof. Revelli “la forza di Meloni sta nella debolezza della sua opposizione, nelle posizioni ondivaghe e schizofreniche, su molti terreni, come sulla politica estera, del Partito Democratico e di una parte consistente di quello schieramento che non si oppone con la forza e che ci si aspetterebbe che facesse alla politica di riarmo e alla deriva verso una guerra generalizzata; temi che dovrebbero stare in cima all’agenda politica anche se nelle tornate elettorali nell’agenda poi contano di più i temi legati alle condizioni di vita. L’ondata di indignazione che ha accompagnato Israele prima per il genocidio a Gaza e poi per la dissennata guerra all’Iran, in parte la si vedrà nelle urne, la si vedrà soprattutto nel voto all’opposizione che sarà tanto più convinto quanto maggiore sarà la compattezza di questa opposizione nella critica alle politiche occidentali a favore di Israele e nella critica al rischio di guerra generalizzata verso cui sta scivolando la questione ucraina”. L’intervista di Radio Onda d’Urto al prof. Marco Revelli, storico, sociologo, che ha insegnato Scienza della politica presso Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale. Ascolta o scarica.          
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Rete Studenti Medi: «Studiare è un diritto, non un privilegio»
“Tra rincari dei libri (+1,8%) e del materiale di cancelleria (+2/4%), il diritto allo studio viene messo a rischio. Secondo le ultime stime, la spesa tra libri e corredo può raggiungere la cifra record di 1˙300 € a studente”, avverte la Rete degli Studenti Medi del Lazio. Avvisando che “con l’avvicinarsi del rientro a scuola il caro-scuola torna a colpire le famiglie”, il coordinamento degli studenti chiede a Ministero e Regione Lazio interventi strutturali: “più risorse e misure uniformi per il rimborso dei libri, insieme a comodato d’uso ed ebook gratuiti nelle scuole”. «I mercatini di libri usati, come quelli che organizziamo, aiutano concretamente le famiglie, ma non possono sostituire l’intervento delle istituzioni – dichiara Simone Montori, referente della Rete degli Studenti Medi del Lazio – Al quarto anno di governo Meloni, studiare costa sempre di più. Le forze politiche di opposizione che si candidano a governare il Paese devono affrontare il caro-scuola alla radice, mettendo al centro dei propri programmi elettorali un’evoluzione del sistema del diritto allo studio, capace di rispondere alle esigenze degli studenti di oggi». Redazione Roma
September 1, 2026
Pressenza
Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”. Gentile Direttore, la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che quella Rai continuiamo a finanziare. Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato “finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima. Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con estrema chiarezza, che cosa è successo e perché. Non servono comunicati burocratici. Servono risposte. Perché Ranucci è stato sostituito? Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione? Quali errori professionali gli vengono contestati? Chi ha assunto la decisione? Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla rilevanza giornalistica di Report? E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso? Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio. Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico, impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva. Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere. Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per “colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Rai. Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di indagare il potere. Soprattutto il potere che governa. È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico. E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo. Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della Rai. L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a tutti. Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e, soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa personale. Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini, con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?” Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande sull’indipendenza editoriale. Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini». Esatto. Dei cittadini. Non di Giorgia Meloni. Non di Fratelli d’Italia. Non della maggioranza parlamentare di turno. E neppure dell’opposizione. La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico. Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci. Le chiediamo indipendenza dal potere. E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla. Redazione Italia
August 29, 2026
Pressenza
L’Italia può abbandonare l’acciaio? Spunti per una produzione pianificata e sostenibile
A inizio agosto ci siamo espressi circa l’ennesima recrudescenza della vertenza Ilva, determinata dall’ingiunzione di chiusura delle aree a caldo dell’impianto di Taranto. Una situazione che, lo ribadiamo, minaccia direttamente gli impianti di Genova e Novi Ligure ma più in generale costituisce una seria ipoteca sulla tenuta della produzione siderurgica […] L'articolo L’Italia può abbandonare l’acciaio? Spunti per una produzione pianificata e sostenibile su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
USB: “Benzina e gasolio fuori controllo, bollette in crescita, pensioni e salari fermi…
… NON POSSIAMO STARE A GUARDARE”. Quota due euro al litro è stata abbondantemente superata anche per la benzina, mentre il governo cincischia sulle accise e non assume nessun provvedimento efficace. Per intere categorie come gli autotrasportatori o i tassisti la situazione sta diventando insostenibile, come per tutti quelli che devono rifornirsi ai distributori per andare a lavorare. E il prezzo dei carburanti, si sa, finisce per riversarsi sull’intera economia, con un effetto inflazionistico molto pesante. Sono cinque milioni di famiglie che in Italia vivono in povertà energetica: per loro scaldarsi, illuminare casa, usare fornelli o scaldabagno è un lusso, figuriamoci il condizionatore nelle estati sempre più torride. Secondo lo studio della CGIA di Mestre il prezzo del GAS NATURALE (per MWh) è passato dai 16,1 € del 2019 ai 36,3 del 2024 con un aumento di oltre 140,2 % roba da strozzini, per poi salire a 38,7 € nel 2025 con una cedola per le aziende del settore del + 6,3 %. Analizzando meglio i dati pubblicati dalla CGIA di Mestre sulla povertà energetica si trovano storiche conferme, ad esempio con il mezzogiorno che ha ben 1.141.501 famiglie e ben 2.601.599 individui condannati alla povertà energetica; tuttavia, gli aumenti pesano sui bilanci familiari, al Nord come al Sud. Il caro bollette aggredisce i salari e le pensioni mantenuti bassi dagli accordi sindacali siglati da CGIL, Cisl, UIL e sindacati autonomi. Mentre lo stipendio medio di un lavoratore dipendente in Italia si aggira tra 30.000 e 35.000 euro lordi l’anno, pari a circa 1.500 euro netti al mese; la pensione media è di circa 1.280–1.350 euro lordi mensili. A questa condizione, già insufficiente, si aggiungono quasi cinque milioni di pensionati con un assegno pensionistico inferiore a 1.000 euro lordi. Considerando anche il prezzo dei carburanti, il quadro peggiora ulteriormente producendo un effetto domino sui prezzi al dettaglio di tutte le merci e impoverisce sia chi ha lavorato una vita sia chi, pur lavorando sempre di più, scivola ogni giorno più in basso fino a rientrare tra i lavoratori poveri. I nodi della crisi si fanno sempre più evidenti e la propaganda governativa, non tiene il confronto con la realtà come dimostra il taglio delle accise limitato a 17 centesimi al litro, valido per appena due giorni e solo sul diesel. Le promesse di Meloni sul taglio delle accise in campagna elettorale, con tanto di video di propaganda, poi disattese e sostituite da ridicoli tagli temporanei, fanno il paio con il governo Draghi: entrambi, di fronte alle aziende che realizzano superprofitti sulla pelle di milioni di pensionati e lavoratori, si sono piegati lasciando proseguire la speculazione. Le scelte di politica internazionale dell’UE ha imposto la fine delle forniture russe, sostituite nel nostro paese con forniture di energia sempre più care, come il GNL dagli USA. Una politica di guerra quella dei paesi NATO sempre più aggressiva che provoca ricadute devastanti sull’intera economia nazionale. La guerra e i dazi contro l’Iran ne sono un esempio evidente. La politica trasversalmente intesa trova sempre le risorse che finiscono per finanziare il risico bancario e gli interessi speculativi degli azionisti, così come per il riarmo e la guerra, ma se si parla di salari, pensioni e spesa pubblica diventa cieca, sorda e muta. Siamo in campagna elettorale e purtroppo la classe politica in queste situazioni diventa sempre più teatrale e sempre più cialtrona e già in questi giorni assistiamo ai i soliti sproloqui di promesse e proclami. Per USB serve un deciso cambio di rotta che metta al centro lavoratori e pensionati: i prezzi delle bollette devono essere tenuti sotto controllo pubblico e calmierati, perché l’accesso a gas, luce e acqua è un diritto fondamentale. Serve sì una tassazione sui super profitti ma il dato vero è che le imprese energetiche e idriche devono recuperare la funzione pubblica: le privatizzazioni e la logica di mercato hanno infatti prodotto un modello predatorio e antisociale. Occorre che salari e pensioni recuperino la perdita di potere di acquisto di oltre il 9% degli anni passati, legandoli all’inflazione reale e non all’IPCA che non considera nel calcolo l’aumento del costo degli idrocarburi importati (carburanti e bollette energetiche); servono aumenti salariali veri che restituiscano dignità al lavoro. Non possiamo pensare a salari al di sotto della soglia minima di 2000 € in paga base, questo significa salario minimo adeguato alla funzione che si svolge e che deve partire da non meno 12 € l’ora per tutte le tipologie contrattuali. Questo aumento vertiginoso del costo della vita è la vera emergenza nazionale che, a causa di un contesto internazionale sempre più caldo, è destinata ad aggravarsi sempre più. Restare a guardare, pensando che prima o poi le cose cambieranno e che tutto è destinato a tornare come prima, è una pura illusione. È ora di tornare a far sentire la rabbia di tanta gente che non ce la fa più e che chiede una alternativa vera.   Unione Sindacale di Base
August 25, 2026
Pressenza