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Il Fatto Quotidiano: “Una legge per dividere istruzione e difesa”
DI REDAZIONE SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 29 AGOSTO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto dalla Redazione, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 29 agosto 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla presentazione della petizione La conoscenza non marcia. «La richiesta di una legge nazionale e una petizione per vietare ogni collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare, pubblica e privata: l’iniziativa “La conoscenza non marcia” è promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme a sindacati, collettivi e associazioni. La raccolta firme sarà presentata il 1° settembre alle 15:30 …continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Danimarca e difesa: l’impatto della normalizzazione militare sul prolungamento della leva
Undici mesi di servizio militare. Come in buona parte deiPaesi del Nord Europa, anche la Danimarca, governata dalla socialista Mette Frederiksen, procede con la “normalizzazione” della guerra, a partire dall’estensione della leva militare, precedentemente durava 4 mesi. Per ora riguarderà solo i volontari – maschi e femmine – che nei primi cinque mesi riceveranno un’istruzione militare di base e, successivamente, seguiranno percorsi di specializzazione. In alcuni casi, per esempio per le unità cyber, il periodo di ferma complessivo sarà di dodici mesi e verrà dedicato alla formazione tecnica e alle esercitazioni pratiche in risposta a possibili attacchi. In questa prima fase le “porte delle caserme” saranno aperte a circa 1.600 persone, collocate nei tre rami delle forze armate (esercito, aeronautica e marina). Quando, fra meno di dieci anni, la formula diventerà obbligatoria (la selezione probabilmente avverrà mediante sorteggio) il numero delle/degli interessate/i dovrebbe superare le 6.000 unità. Due le motivazioni principali alla base di questo mutamento delle tradizionali linee guida seguite dalla Danimarca rispetto ai problemi della difesa, che, ricordiamo, fa parte della NATO. Da un lato le conseguenze del conflitto in Ucraina e le preoccupazioni per eventuali politiche espansioniste della Russia; dall’altro le accuse più volte espresse da Trump rispetto alla Groenlandia, un territorio ricco di risorse che la Danimarca, secondo il presidente USA, non sarebbe in grado di difendere, ovviamente dalle mire della Russia. A conferma di un tale radicale cambio di rotta, nella “Giornata della Difesa” (Forsvarets Dag), durante la quale obbligatoriamente i giovani diciottenni svolgono test fisici e psicologici per valutare l’idoneità al servizio militare, si prevede un raddoppio dei partecipanti, da 35.000 a 70.000. In sostanza, nonostante storicamente non abbia mai funzionato, l’idea che se vuoi la pace devi preparare la guerra conquista, purtroppo, sempre più proseliti. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il ministro della difesa Israel Katz, un fiero criminale di guerra
Il Ministro della Difesa Israel Katz ama vantarsi dei suoi Crimini di Guerra. Non ce n’è praticamente nessuno di cui non vada fiero, quasi nessun Crimine Contro l’Umanità che non abbia minacciato di commettere. Come un piccolo criminale, Katz si vanta in egual misura dei crimini di cui è responsabile […] L'articolo Il ministro della difesa Israel Katz, un fiero criminale di guerra su Contropiano.
August 2, 2026
Contropiano
L’ITALIA COMPRA SEMPRE PIÙ ARMI DAGLI USA. “IL TURBOCAPITALISMO ARMATO RISCHIA DI FAR ESPLODERE UNA BOLLA FINANZIARIA”
Un’analisi dell’Osservatorio Mil€x rivela che dal 2023 il Ministero della Difesa italiano ha ordinato sistemi d’arma statunitensi per un valore di 4,4 miliardi di euro, coprendo investimenti fino al 2035. L’indagine evidenzia una forte dipendenza tecnologica dai colossi Usa, tra cui Lockheed Martin e Boeing, sollevando preoccupazioni per l’autonomia strategica europea a favore dell’industria bellica d’oltreatlantico. Il dossier evidenzia come nove nuovi programmi, inclusi droni avanzati e sistemi Himars, portino la spesa totale, considerando il mantenimento dei programmi storici come l’F-35, a circa 4,4 miliardi di euro tra il 2023 e il 2027. L’Osservatorio Mil€x ha prodotto l’analisi considerando i decreti del Ministero della Difesa che coincidono con la XIX Legislatura, quella del governo Meloni. Ne risulta una brusca accelerazione di acquisti rispetto ai governi precedenti. Questi acquisti sono stati favoriti dalle richieste pressanti dell’amministrazione Trump e della Nato, poi i mercati finanziari hanno agevolato gli interscambi. Questo ha portato ad “una situazione di turbocapitalismo armato, che sta producendo una bolla finanziaria ancora più grossa di quella del 2008. Se scoppierà sarà un problema”, ha dichiarato ai nostri microfoni Francesco Vignarca dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari. Ascolta o scarica 
July 2, 2026
Radio Onda d`Urto
A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi
Presso la sede di Confindustria di Reggio Emilia, venerdì 11 giugno 2025 era prevista la conferenza “Aeronautica, Difesa, Aerospace: perimetro e regole del gioco”. Obiettivo era informare le industrie locali, sulle opportunità imprenditoriali offerte dal “nuovo scenario geopolitico” e dalle possibilità strategiche offerte nei settori dell’Aeronautica, Difesa e Spazio. Ancora […] L'articolo A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi su Contropiano.
June 14, 2026
Contropiano
La “Repubblica tecnologica” di Palantir: per una nuova società distopica, sempre in mano ai capitalisti
La “Repubblica Tecnologica” è il titolo di un documento strategico della Big Tech Palantir, pubblicato su X poche settimane orsono1, il cui fine è quello di sdoganare definitivamente l’idea che la società tecnologica sia edificabile soprattutto a partire dal settore militare. La narrazione, dal punto di vista economico, segue più o meno il copione canonico dei capitalisti contemporanei: la visione di una nuova era tecnologica che impone la padronanza e l’utilizzo massivo delle strumentazioni e tecnologie di ultima generazione, da cui dipenderà anche la crescita del paese. L’idea di fondo è semplice: dopo anni di processi innovativi che hanno rivoluzionato l’industria e la tecnologia, anche la Silicon Valley deve onorare un debito morale verso gli USA e da qui scaturisce quello che Palantir definisce «l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione». Obbligo che l’azienda estenderebbe, esplicitamente, all’intera popolazione. «La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane». Si tratta, dunque, dell’idea che i monopoli capitalistici debbano estendere il proprio controllo sulla popolazione al di là dei poteri dello Stato, e indipendentemente da questo. In quest’ottica vanno letti i molteplici accordi che Palantir sta stringendo con le grandi aziende del settore militare, non ultimo quello con Anduril2. Questo accordo consentirà di sfruttare le tecnologie di Palantir per strutturare, etichettare e preparare i dati della difesa per l’implementazione dei sistemi di sicurezza nazionale, che sono votati non solo al monitoraggio delle minacce estere ma anche alla sorveglianza della popolazione statunitense. Nel documento di Palantir, infatti, si descrive un paese (gli USA) perennemente sotto minaccia a cui compete l’obbligo del riarmo e la efficacia di ogni tempestiva e puntuale operazione militare. Tutto quel che vada a rafforzare la supremazia tecnologica e militare USA è benvenuto in nome della sicurezza nazionale e non sono ammesse critiche o titubanze di sorta.  L’idea della nazione, e quindi del sorgere di una ideologia nazionalista nuova, trova corpo nell’efficienza dell’apparato tecnologico e militare, ragion per cui ciascun cittadino dovrà fare la propria parte affinché la guerra non sia demandata solo ai militari professionisti: «il servizio nazionale sia un dovere universale». Viene perciò prefigurata una società distopica nella quale saranno centrali il settore militare e quello tecnologico, e in cui ogni richiesta delle forze armate dovrà essere esaudita, diventando immediatamente un obiettivo di rilevanza strategica attorno al quale lavorare con adeguate risorse e strumenti – sia economici che politici e legislativi. Nel documento ci sono poi altri aspetti interessanti. Ricorderemo, ad esempio, la richiesta della destra statunitense di accrescere lo stipendio dei militari accordando loro anche forme di sanità e di welfare agevolate e ampliate rispetto ai comuni mortali… ebbene, questi principi li ritroviamo pienamente in Palantir, che pensa a una nuova centralità del pubblico – dove per “pubblico” si intenda non solo la tradizionale macchina militare ma anche la subordinazione a questa dei servizi civili ad essa piegati. Non si tratta, dunque, di un segnale di rinnovato statalismo, quanto piuttosto di un composito processo di militarizzazione della società. Complessivamente il messaggio lanciato da Palantir è tanto semplicistico da apparire rozzo: basta con messaggi complicati e con il politically correct. E basta pure con la tolleranza e l’accoglienza. La società da costruire ricorda un fortino assalito da nemici e da difendere ad ogni costo, per andare a costruire una nuova società nella quale l’IA e gli apparati militari dovranno farla da padrona. La “vecchia America” del New Deal è morta e sepolta e gli USA sarebbero addirittura in credito con il mondo per avere promosso una lunga era di pace – o, come è stata definita, «una pace straordinariamente lunga». Lo stesso riarmo di Germania e Giappone sarebbe stato ostacolato dal disarmo imposto all’indomani della Seconda guerra mondiale, durato troppo a lungo, che avrebbe leso gli interessi statunitensi e della stessa Europa. Non manca, infine, la mera esaltazione di Musk, visto come una sorta di cavaliere della nuova era nato per «contrastare la diffusa intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere». Il manifesto di Palantir dichiara inoltre la necessità di un cambiamento radicale della stessa cultura sociale, con la democrazia e il pluralismo visti come un lusso del tutto inutile: «Dobbiamo resistere alla superficiale tentazione di un pluralismo vuoto e privo di sostanza. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?». Sarà… ma è in nome dell’inclusività che Palantir, da ben tre anni, non versa un dollaro al fisco?3 Questa prefigurata tecnocrazia industrial-militare, dunque, rappresenta un’autentica minaccia alla libertà individuale e alla democrazia rappresentativa. Il fatto che una multinazionale possa esprimerla con un post sui social adatto al grande pubblico è un preoccupante indice delle capacità egemoniche di questa ideologia. Per ulteriori approfondimenti: https://grad-news.blogspot.com/2026/05/caffe-e-cornetto-il-manifesto-di.html Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 Cfr. R. Agrawi, «Palantir» e l’alleanza tra capitale monopolistico ed estrema destra, 1 maggio 2026, https://contropiano.org/interventi/2026/05/01/palantir-e-lalleanza-tra-capitale-monopolistico-ed-estrema-destra-0194557. 2 Cfr. Reuters, Palantir, Anduril sign partnership for AI training in defense, 6th December 2024, https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/palantir-anduril-sign-partnership-ai-training-defense-2024-12-06/. 3 Cfr. A. Cesana, Sono le tasse il vero “Anticristo” di Palantir, che non versa un dollaro al fisco da tre anni, 18 marzo 2026, https://altreconomia.it/sono-le-tasse-il-vero-anticristo-di-palantir-che-non-versa-un-dollaro-al-fisco-da-tre-anni/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL18326ANS. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Alla “race for the cure” contro il tumore al seno si inserisce anche l’Esercito
“Una Acies” dal latino “un’unica schiera”: è il motto dell’Accademia Militare di Modena ma anche il nome che si è dato una squadra di atletica dell’Esercito Italiano per partecipare… Alla “Race for Cure“, corsa di raccolta fondi per la lotta al tumore al seno. Stemmi e magliette che chiaramente sottolineano l’afferenza alla squadra dell’Esercito sono arrivati a contaminare questa iniziativa, in linea con i “Programmi della Comunicazione” del Ministero della Difesa. “Una Acies” è nata nel 2022, su iniziativa di una colonnella che vinse la propria battaglia contro il tumore al seno, Giulia Cornacchione. “Race for The cure” ci interessa perché le scuole sono ampiamente coinvolte nella partecipazione, in alcuni casi sono anche protagoniste di alcune iniziative parallele in calendario. Anche quest’anno, però, riparte di gran carriera anche la sponsorizzazione o meglio la vampirizzazione militaresca, di una pur lodevole iniziativa come questa, per la raccolta fondi a favore della ricerca per la lotta contro il tumore al seno. C’è quindi un altro male che attacca, nel nostro caso lo sport finendo per parassitarlo: si chiama Difesa SpA il “main-sponsor” ufficiale. Così come l’EOS di Parma, rassegna delle armi camuffatasi da fiera degli sport outdoor, fatti di avventura in tenuta mimetica e cacciatori, con la doppietta sotto il braccio, difensori della biodiversità, veicola cultura “armata”, anche la “Race For the Cure” ha il proprio lato B con le stellette! Questo presenzialismo delle divise e delle mimetiche ad ogni occasione pubblica di rilievo così come quelle di “quartiere”, come ad esempio “Legalmente marciando” (Scuole-Comine di Fiumicino), vede nello sport un’occasione unica per avvicinare le giovani e le giovanissime generazioni: movimento, avventura, elementi empatici come ad esempio il cane anti-valanga o antidroga o ancore il Jack Russell, insospettabile poliziotto, sono tutti elementi attrattori appunto dei più giovani. In alcuni settori della pedagogia si dice che “giocando si impara”: in questa ed altre rassegne si gioca, si compete gioiosamente e allo stesso tempo si impara a introiettare la divisa che corre accanto a te e come te alle volte soffre e si ammala e magari lotta contro il tumore. Si cerca quindi di creare sempre empatia e introiezione di una visione manichea del mondo sociale: da una parte i buoni, la divisa, dall’altra i cattivi, i disertori, ecc… Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Locatelli/Macario (PRC-SE): No all’economia di guerra di Giorgio Gori
Riproponiamo il comunicato stampa di Rifondazione Comunista Bergamo, sezioni cittadina e provinciale, sulla partecipazione di Giorgio Gori al Programma Agile (Accelerating Groundbreaking Innovation for Defense in Europe), programma che mira a strutturare gran parte del comparto industriale intorno al riarmo e alla guerra e, in tal senso, a diventare punto di riferimento per le aziende che intendono avere accesso ai contratti europei e occidentali. Apprendiamo dalla stampa che Giorgio Gori, vicepresidente della commissione industria al parlamento europeo, sarà “relatore ombra” per il programma Agile (Accelerating Groundbreaking Innovation for Defense in Europe)  che è stato presentato ufficialmente a marzo di quest’anno con la consueta retorica della “sicurezza strategica” e dell’”autonomia europea” nel settore della difesa. Va precisato che non esiste in ambito istituzionale la figura del “relatore ombra”. Molto semplicemente l’ex sindaco di Bergamo, nella sua veste di parlamentare europeo del Pd, si candida a diventare lo sponsor numero uno di un programma che mira a strutturare gran parte del comparto industriale intorno al riarmo e alla guerra e, in tal senso, a diventare punto di riferimento per le aziende che intendono avere accesso ai contratti europei e occidentali. Un’operazione che in filigrana era già stata anticipata in occasione del convegno “innovare per crescere” tenuto nel febbraio scorso dal Pd e da Gori stesso al Kilometro Rosso di Bergamo. Il programma Agile prevede un primo stanziamento di 155 milioni di euro al fine di “testare, validare e integrare rapidamente a livello industriale” tutta una serie di tecnologie – intelligenza artificiale, droni autonomi, robotica, tecnologie quantistiche, cybersicurezza –  da impiegare nei sistemi d’arma operativi.  Praticamente ciò che viene proposto è che il riarmo diventi il principale motore di innovazione, di profitto, di orientamento strategico per migliaia di aziende europee e italiane chiamate a operare come produttori strategici o in via subordinata come fornitori di componenti, subappaltatori di secondo livello. Questa idea dell’innovazione al servizio del potenziale bellico è in rotta di collisione con una politica del benessere sociale volta ad affermate i diritti alla salute, all’istruzione, alla vivibilità ambientale, al giusto reddito e alla dignità sociale. Tutto ciò avviene nel silenzio o nell’aperto sostegno di una intera classe politica e di governo. Una cosa vergognosa tanto più in un Paese come il nostro in cui vige una Costituzione che ancora formalmente ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Quando si struttura un intero comparto industriale intorno al riarmo è illusorio pensare che la guerra non arrivi. Per questo chi fa una scelta di militarizzazione della economia fa una scelta di guerra e di taglio di fondamentali diritti sociali e come tale va contrastato sul piano dell’opposizione sociale e politica.   Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Bergamo Francesco Macario, segretario cittadino Rifondazione Comunista di Bergamo   Bergamo, 7 maggio 2026 Redazione Sebino Franciacorta
May 9, 2026
Pressenza
Fuori dal patto di stabilità: se non ora, quando?
(perché siamo di fronte a una lotta urgente e non rinviabile) di Marco Bersani Il patto di stabilità e crescita (PSC) è lo strumento, introdotto nel 1997, dall’Unione Europea per imporre vincoli alle finanze pubbliche dei Paesi membri allo scopo Continua a leggere L'articolo Fuori dal patto di stabilità: se non ora, quando? proviene da ATTAC Italia.
May 5, 2026
ATTAC Italia
Palantir e il manifesto della guerra infinita: chi controlla chi?
Intelligenza artificiale, potere tecnologico e il ruolo della Silicon Valley nella nuova strategia globale C’è un passaggio nelle 22 tesi di The Technological Republic — il libro-manifesto scritto da Alexander Karp, CEO di Palantir, e dal suo vice Nicholas Zamiska — che merita di essere riletto lentamente, senza l’alone di serietà intellettuale con cui i suoi autori lo hanno confezionato: «La domanda non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale verranno costruite; è chi le costruirà e per quale scopo.» È una frase costruita per sembrare realismo. È invece una petizione di principio: assume come inevitabile ciò che dovrebbe essere discusso, e trasforma la rassegnazione in virtù civica. È anche, non per caso, la frase che meglio descrive il modello di business di Palantir. Il libro è diventato un bestseller istantaneo del New York Times. In aprile 2026 Palantir ne ha diffuso la sintesi in 22 punti su X, scatenando un dibattito globale. Alcuni critici lo hanno definito “technofascismo”. Altri lo hanno letto come un sincero grido d’allarme sulla debolezza dell’Occidente. Vale la pena andare oltre entrambe le etichette, perché il testo è più rivelatore di quanto non appaia: non nonostante le sue contraddizioni, ma attraverso di esse. UN’AZIENDA CHE VENDE SICUREZZA E CHIAMA IL PRODOTTO «DOVERE MORALE» Palantir Technologies è stata fondata nel 2003 con finanziamenti iniziali della CIA, attraverso il suo braccio d’investimento In-Q-Tel. Oggi ha contratti miliardari con il Dipartimento della Difesa americano, con l’esercito degli Stati Uniti, con l’ICE — l’agenzia che gestisce le deportazioni degli immigrati —, con la polizia di New York e con le forze armate israeliane. Non è un dettaglio biografico secondario. È il contesto entro il quale le 22 tesi vanno lette. La prima di esse stabilisce che la Silicon Valley ha un «debito morale» verso il Paese che ne ha reso possibile l’ascesa, e dunque ha un obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione. Tradotto fuori dal registro etico in cui è formulato: le aziende tecnologiche dovrebbero collaborare con il complesso militare-industriale. Palantir, che questa collaborazione la pratica da vent’anni e ci ha costruito sopra una capitalizzazione di mercato superiore ai cento miliardi di dollari, si presenta come il modello virtuoso da imitare. Il debito morale altrui è, convenientemente, il mercato di Palantir. Questo non rende automaticamente false le tesi del libro. Ma rende necessario applicare alla loro lettura lo stesso standard epistemico che si applicherebbe a qualsiasi altro documento prodotto da un soggetto con un interesse diretto e dichiarato nell’esito del dibattito che promuove. IL REALISMO COME RESA L’argomento centrale del manifesto è strutturato come un sillogismo: i sistemi d’arma basati sull’IA verranno costruiti comunque; gli avversari degli Stati Uniti non si fermeranno a fare dibattiti etici; dunque l’Occidente deve costruirli per primo, e chi si oppone è ingenuo, irresponsabile o complice. È un argomento che ha una lunga storia. Venne usato per giustificare la bomba atomica, poi la corsa agli armamenti nucleari, poi i droni, poi i sistemi di sorveglianza di massa. L’idea che esista sempre una tecnologia militare «inevitabile» che è meglio sviluppare prima degli altri è la struttura logica permanente dell’industria della difesa. Non è realismo: è la narrazione con cui ogni generazione di produttori di armi ha convinto i governi a firmare i contratti. Karp e Zamiska scrivono che «l’era atomica sta finendo» e che una nuova era della deterrenza costruita sull’IA sta per cominciare. È una previsione che può essere fondata. Ma contiene un’omissione cruciale: non spiega perché la deterrenza basata sull’IA sia necessariamente più stabile di quella nucleare, né come si prevenga la sua degenerazione in conflitto aperto. La letteratura sulla stabilità strategica e sul rischio di escalation involontaria nei sistemi autonomi è vasta e preoccupante. Nel manifesto non esiste. LA DEMOCRAZIA COME ORNAMENTO Forse il passaggio più sintomatico dell’intero documento è il numero sedici, dedicato a Elon Musk: «La cultura quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente restare nel loro ruolo di arricchirsi.» È una difesa dell’attivismo politico dei miliardari formulata da un miliardario, in un libro scritto da chi lavora per un altro miliardario. Al di là dell’evidente circolarità, c’è qualcosa di più significativo: l’idea che la critica alle concentrazioni di potere economico e tecnologico sia in realtà un’espressione di grettezza culturale, di incapacità di riconoscere la grandezza. Questa operazione retorica — trasformare la critica del potere in invidia verso il potere — è uno dei tratti distintivi di una certa ideologia tecnocratica contemporanea. Il problema non è che Musk costruisca razzi o che Karp costruisca sistemi di analisi predittiva. Il problema è che entrambi lo facciano acquisendo simultaneamente un’influenza determinante sulle politiche pubbliche, senza alcun mandato democratico, senza alcun meccanismo di responsabilità, e proponendo poi questa condizione come il modello auspicabile per il futuro dell’Occidente. La democrazia liberale, nelle 22 tesi, appare come un valore da difendere militarmente, ma non come un vincolo da rispettare nella gestione del potere tecnologico. I diritti fondamentali, la protezione dei dati, il controllo parlamentare sui sistemi di sorveglianza: nulla di tutto ciò compare nel testo. Non è una dimenticanza. È una scelta. I SILENZI DEL MANIFESTO Palantir fornisce sistemi di analisi dei dati alle forze armate israeliane. Non è un’informazione controversa: è documentata. Nel momento in cui il libro viene pubblicato e poi rilanciato, Gaza è sotto bombardamento, e i sistemi di targeting basati sull’intelligenza artificiale sono al centro di un dibattito internazionale serissimo sul rispetto del diritto internazionale umanitario. Nulla di tutto ciò appare nelle 22 tesi. La settima dice: «Se un marine americano chiede un fucile migliore, dobbiamo costruirlo; e lo stesso vale per il software.» È una formulazione che neutralizza la questione morale attraverso l’analogia tecnica: un sistema di analisi predittiva per il targeting è presentato come equivalente funzionale di un fucile. È precisamente il tipo di ragionamento che il diritto internazionale umanitario, e prima ancora la filosofia morale, ci chiede di rifiutare. L’undicesima tesi afferma che «la nostra società si è fatta troppo desiderosa di affrettare, e spesso gioisce della rovina dei suoi nemici.» È una tesi sull’etica della vittoria formulata da chi produce gli strumenti tecnici con cui i nemici vengono individuati, inseguiti ed eliminati. La dissonanza cognitiva è assoluta. COSA RIMANE Sarebbe sbagliato liquidare il libro come privo di spunti. Alcune tesi toccano problemi reali: la distanza tra élite tecnologica e servizio pubblico è un fenomeno che esiste; la deriva degli algoritmi di piattaforma verso la trivialità commerciale è documentata; la retorica vuota della governance multilaterale ha prodotto risultati insufficienti di fronte alle sfide geopolitiche contemporanee. Ma un testo che identifica problemi reali per proporre soluzioni che rafforzano il proprio modello di business non è un’analisi: è pubblicità con ambizioni filosofiche. The Technological Republic è, in definitiva, il documento con cui una delle aziende più potenti e meno trasparenti del capitalismo della sorveglianza chiede all’opinione pubblica occidentale di legittimare il suo ruolo nello Stato. Lo fa con il linguaggio della crisi, dell’urgenza e del debito morale. Lo fa invocando la democrazia per costruire un’architettura del potere che alla democrazia risponde il meno possibile. La domanda che Karp e Zamiska non fanno mai — e che è, invece, l’unica che conta — è questa: chi controlla chi controlla? * Palantir fondata nel 2003 con finanziamento iniziale di In-Q-Tel, braccio d’investimento della CIA. https://investigate.afsc.org/ * Contratti DOD superiori a 2,1 miliardi di dollari (2008–2026); Project Maven dal 2018. https://investigate.afsc.org/ * Contratto da 30 milioni con ICE per ImmigrationOS (aprile 2025). https://www.liberationnews.org/ * Contratti con esercito ucraino, forze armate israeliane, NHS britannico. https://envzone.com/ * Capitalizzazione di mercato al 20 aprile 2026: circa 349 miliardi di dollari. https://stockanalysis.com/stocks/pltr/market-cap/ Francesco Russo
April 21, 2026
Pressenza