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Aria di cambiamento
ELLA ADOO-KISSI-DEBRAH HA NOVE ANNI QUANDO NEL 2013 MUORE DOPO UN GRAVE ATTACCO D’ASMA. SUL SUO CERTIFICATO DI MORTE, PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO, APPARE UNA CAUSA NUOVA: INQUINAMENTO ATMOSFERICO. “NON È ARIA FRITTA” È UN PROGETTO CHE PROPONE NON SOLO DI INDOSSARE UN PICCOLO SENSORE COLLEGATO ALLO SMARTPHONE E MISURARE, IN TEMPO REALE, LA PROPRIA ESPOSIZIONE ALLE POLVERI SOTTILI DURANTE I PERCORSI DI OGNI GIORNO, MA COINVOLGE ANCHE MEDICI DI FAMIGLIA E APRE SPAZI DI PAROLA, PROPOSTA E AZIONE SULLA QUALITÀ DELL’ARIA Foto di Luis Gherasim su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Mi destai di soprassalto nel cuore della notte. Non riuscivo a respirare. Puntuale, ogni primavera, quando il polline dei pioppi imbiancava ogni cosa. “Saranno i miei polmoni fragili”, mi dicevo. E aspettavo che passasse. Notte dopo notte, primavera dopo primavera. Non potevo capire. Come avrei potuto? Il vero responsabile era invisibile. Era l’aria della Pianura Padana. Quella della ricchezza: allevamenti sempre più intensivi, capannoni sempre più grandi, trasporti su gomma sempre più fitti. Nessun medico me ne aveva mai parlato. Ci vollero anni. E Londra. Alla London School of Hygiene & Tropical Medicine trovai le prove. Le polveri sottili non sono responsabili solo dell’asma: aumentano il rischio di infarto, di parti prematuri e perfino di demenza. Fu lì che conobbi la storia di Ella Adoo-Kissi-Debrah. Aveva nove anni quando morì (2013) dopo un grave attacco d’asma. Sul suo certificato di morte, per la prima volta al mondo, una causa che nessuno avrebbe voluto leggere: l’inquinamento atmosferico. L’aria che respirava. Quell’aria che respiriamo tutti, ogni minuto di ogni giorno. Restare a guardare non era più un’opzione. Così, insieme ad altri professionisti dell’ambiente e della salute pubblica, è nata un’associazione dedicata alla salute planetaria: l’idea che la salute delle persone e quella dell’ambiente siano inseparabili. Ma da dove si comincia? Da una domanda semplice: come si combatte un nemico invisibile? Conoscendolo. E per conoscerlo bisogna misurarlo. È da questa idea che nasce «Non è aria fritta», il nostro primo progetto, realizzato a Torino (con il sostegno della Compagnia di San Paolo). Chiunque può indossare un piccolo sensore collegato allo smartphone e misurare, in tempo reale, la propria esposizione alle polveri sottili durante i percorsi di ogni giorno: andando al lavoro, accompagnando i figli a scuola, aspettando il tram o passeggiando in un parco. Più persone parteciperanno, più capiremo dove e quando il rischio è maggiore. E più solide saranno le proposte che potremo portare a chi amministra la città. Ma i numeri, da soli, non bastano. Per questo il progetto coinvolge anche i medici di famiglia, formati seguendo le lezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e apre spazi di parola: luoghi dove dirci che effetto fa scoprire che l’aria non è né trasparente né innocente. Perché i dati hanno valore solo quando diventano conoscenza. E la conoscenza può diventare azione. Azioni che riguardano tutti: la città, chi la vive e perfino gli insetti impollinatori, che nell’aria inquinata non riconoscono più il profumo dei fiori. E no, non basta la pioggia. Può ridurre temporaneamente l’esposizione, ma non risolve il problema. Lo sforzo per riportare il problema entro limiti accettabili, ha una data: il 2030, quando Torino dovrà raggiungere gli standard europei sulla qualità dell’aria. Per riuscirci serviranno scelte concrete: favorire il trasporto pubblico, monitorare qualità dell’aria e salute, rendere le aree verdi più presenti e accessibili. Perché nessun bambino debba più svegliarsi nel cuore della notte senza riuscire a respirare. E credere che sia colpa sua. -------------------------------------------------------------------------------- [Davide Z. & Ghasal J. per il Planetary Health Challenge/PHC] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Aria di cambiamento proviene da Comune-info.
September 9, 2026
Comune-info
PIANURA PADANA PIEGATA DA OZONO, TEMPERATURE ESTREME E NUBIFRAGI. MA REGIONE LOMBARDIA “SORVOLA” SULLE CAUSE
Cambiamento climatico e Pianura Padana. Dopo giorni di temperature fino a 10 gradi sopra la media, a partire dal weekend il Nord Italia – a macchia di leopardo – si è trovato sott’acqua. Disagi, allagamenti e forti grandinate; treni fermi tra Verona e Vicenza per il vento che ha compromesso la stabilità del parapetto di un cavalcavia. Frana invece sul monte Antelao, nel Cadore, sulla Statale di Alemagna, la cosiddetta “strada delle Olimpiadi” (quelle invernali 2026) che porta a Cortina D’Ampezzo. Nel Bresciano invece, a Chiari, danni al reparto Radiologia dell’ospedale, con esami riprogrammati per il ripristino. Proprio la Lombardia – e il Pirellone in particolare – sono nel mirino di Legambiente, che sottolinea come la proposta di legge sul clima, in discussione al Consiglio regionale, escluda elementi chiave causa dell’inquinamento del territorio. Metano e numeri eccessivi degli allevamenti intensivi sono i grandi assenti. “Ormai si parla di inquinamento climatico, se non vogliamo vanificare gli investimenti dobbiamo accelerare la transizione ecologica.” Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica.
June 16, 2025
Radio Onda d`Urto