LEGAMBIENTE: LIVELLI DI OZONO SOPRA I LIMITI STAGIONALI, “INTERVENIRE SUL METANO PRODOTTO DA ALLEVAMENTI INTENSIVI E RISAIE”
E’ in anticipo di quasi un mese rispetto alle medie storiche il superamento dei
limiti dell’ozono, a causa del caldo che sta investendo soprattutto il centro
nord dell’Italia. La denuncia arriva da Legambiente Lombardia che ricorda come
l’ozono sia un “gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che
stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione
solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è
l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente”.
L’associazione ambientalista rileva che “nei giorni scorsi le centraline di gran
parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di
lungo termine (OLT) di 120 mg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore
consecutive) dell’ozono. Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero
verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, specialmente lungo a
pedemontana lombarda, i superamenti si sono già verificati quotidianamente da
oltre una settimana, a stagione nemmeno iniziata”.
Cosa si dovrebbe fare per ridurre la formazione dell’ozono? “Una azione per il
contenimento dei gas precursori“, sottolinea Legambiente, ovvero “i famigerati
NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC)
prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole”.
In particolare è il metano che vede nel Nord Italia “concentrazioni triple
rispetto a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera prima del grande sviluppo
dell’industria e dell’utilizzo di combustibili fossili”.
Legambiente sottolinea che “il metano è diventato il più importante tra i
precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni
derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso
in particolare, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del
totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte
del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei
mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano, favorendo l’attività dei
batteri metanogeni. Ovviamente non bisogna dimenticare che il metano è un
inquinante globale: le emissioni locali possono determinare aumenti localizzati
delle concentrazioni, e quindi dei processi atmosferici che generano ozono, ma
ogni Paese deve fare la propria parte per la riduzione delle emissioni di
metano”.
Abbiamo parlato del report di Legambiente e di quello che accade in questi
giorni in Pianura Padana con Damiano Di Simine, responsabile scientifico di
Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica