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La montatura contro i palestinesi arrestati in Italia perde pezzi
L’inchiesta contro Mohammed Hannoun e i palestinesi dell’Associazione Palestinesi in Italia e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese sta perdendo i primi pezzi. Ieri a Genova si è riunito il Tribunale del Riesame ed ha posto in libertà tre dei palestinesi arrestati alla fine di dicembre ma ne […] L'articolo La montatura contro i palestinesi arrestati in Italia perde pezzi su Contropiano.
Il tribunale del Riesame di Genova ha scarcerato tre dei palestinesi arrestati a dicembre. Hanoun e altri tre restano in carcere
Comincia a perdere pezzi l’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas. Il tribunale del Riesame di Genova ha accolto la richiesta di scarcerazione di tre degli arrestati nell’inchiesta della Dda sui presunti finanziamenti ad Hamas. A tornare in libertà sono Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni, Raed Al Salahat, 48 […] L'articolo Il tribunale del Riesame di Genova ha scarcerato tre dei palestinesi arrestati a dicembre. Hanoun e altri tre restano in carcere su Contropiano.
«Processo alla Resistenza Palestinese». Oggi la sentenza per Anan, Ali e Mansour. Intervista a Ludovica Formoso, parte del collegio difensivo
Il processo ad Anan, Ali e Mansour ha tutte le caratteristiche del processo politico, con addirittura il tentativo di acquisire materiale di intelligence israeliana in dibattimento. Pratica che rischia di diventare la norma, come nella recente vicenda dell'arresto di Hanoun a Genova L'articolo «Processo alla Resistenza Palestinese». Oggi la sentenza per Anan, Ali e Mansour. Intervista a Ludovica Formoso, parte del collegio difensivo proviene da DINAMOpress.
L’AQUILA: ATTESA LA SENTENZA IN PRIMO GRADO PER ANAN, ALI E MANSOUR. PRESIDIO FUORI DAL TRIBUNALE, BLOCCATO UN PULLMAN DI SOLIDALI
Attesa per oggi la sentenza di primo grado nei confronti di Anan, Ali e Mansour, i tre giovani cittadini palestinesi accusati di terrorismo internazionale dal Tribunale de L’Aquila. In occasione di questa udienza è stato organizzato un presidio al Tribunale de L’Aquila, iniziato questa mattina alle ore 9.30, per esprimere solidarietà ai cittadini palestinesi e per ribadire che “la Resistenza Palestinese non si arresta né si processa”. Bloccato da polizia e carabinieri un pullman di solidali che doveva raggiungere l'iniziativa. Ingente il dispiegamento poliziesco.
Il Riesame a Genova sui palestinesi arrestati, le contraddizioni dell’inchiesta
Il prossimo 16 gennaio al Tribunale di Genova si sarà l’udienza del Riesame sugli arresti di Mohammed Hannoun e di altri esponenti dell’Associazione Palestinesi in Italia e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese arrestati durante le feste di Natale nel quadro di una inchiesta su “finanziamenti ad Hamas” […] L'articolo Il Riesame a Genova sui palestinesi arrestati, le contraddizioni dell’inchiesta su Contropiano.
Nicolas Maduro di fronte al giudice a New York: “Sono il presidente del Venezuela e un prigioniero di guerra”
Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, e la moglie, rapiti dal terrorista internazionale Donald Trump, sono stati sentiti solo 10 minuti da un giudice che poi li ha rinviati nel carcere speciale, prossima udienza il 17 marzo 2026. Un’azione vergognosa, ripugnante, illegittimi e antidemocratica. “Maduro ha rifiutato la liberazione su cauzione” – ha affermato il suo avvocato Barry Pollack, lo stesso che difese Julian Assange. Maduro ieri di fronte al giudice a New York si è dichiarato “innocente, un uomo onesto, presidente del Venezuela, prigioniero di guerra rapito in casa a Caracas”, da innocente è entrato e da innocente vuole uscire, non su cauzione. A chi ancora parla di democrazia USA bisogna sputare in un occhio. Comunque il presidente del Venezuela ha fatto in tempo a rispondere ai suoi sgherri e a mostrare tutta la sua forza e ragione, con un grande messaggio di resistenza, dichiarandosi presidente legittimo e prigioniero di guerra. La semplice verità. Libertà per Nicolas Maduro e per sua moglie, prigionieri politici del fascismo USA. Mobilitiamoci contro i colonialisti assassini Trump e Netanyahu e i loro servi, contro l’asse del male USA-Israele, contro l’imperialismo razzista nemico dei popoli. Ora e sempre Resistenza.   Maduro ha negato davanti al tribunale di New York qualsiasi legame con il “narcoterrorismo” Il presidente Maduro si dichiara «prigioniero di guerra» davanti al tribunale di New York Il leader venezuelano respinge le accuse a suo carico e ribadisce la sua carica presidenziale nella sua prima comparizione in tribunale dopo l’operazione militare statunitense che lo ha rapito in territorio venezuelano. Il rapimento del presidente Maduro è avvenuto lo scorso 3 gennaio 2026, quando commando specializzati dell’esercito statunitense hanno eseguito un’incursione militare nella sua residenza di Caracas. teleSUR «Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas», ha dichiarato il leader venezuelano davanti al giudice, descrivendo le circostanze della sua detenzione come un’azione militare che viola la sua immunità presidenziale e la sovranità del suo Paese. La dichiarazione stabilisce il quadro in cui Maduro interpreta giuridicamente la sua situazione: non come un imputato penale, ma come un leader rapito nel mezzo di un conflitto internazionale. Anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, si è dichiarata innocente rispetto alle accuse mosse contro di lei e ha chiesto una visita consolare per sé e per il presidente Maduro. Durante la sua comparizione in tribunale, il presidente venezuelano ha respinto con forza le accuse formulate dalla giustizia statunitense. «Non sono colpevole, sono un uomo onesto, continuo a essere il presidente del mio Paese», ha affermato Maduro davanti al magistrato, stabilendo una distinzione fondamentale tra il suo ruolo di capo di Stato eletto democraticamente e le accuse che Washington intende muovergli.   Contemporaneamente, il rappresentante permanente del Venezuela presso l’ONU, Samuel Moncada, ha ribadito la vocazione pacifica della nazione sudamericana e ha presentato le richieste urgenti: «Il Venezuela esorta questo Consiglio di Sicurezza ad assumersi pienamente le proprie responsabilità e ad agire in conformità con il mandato conferitogli dalla Carta delle Nazioni Unite». La prima di queste esorta il governo degli Stati Uniti d’America a garantire il pieno rispetto delle immunità diplomatiche che spettano al presidente Nicolás Maduro e alla moglie Cilia Flores. Questa richiesta include l’immediata cessazione di qualsiasi azione contro di loro e il loro ritorno sicuro nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, in conformità con le norme internazionali.   Il sequestro del presidente Nicolás Maduro è avvenuto lo scorso 3 gennaio 2026, quando commando specializzati dell’esercito statunitense hanno eseguito un’incursione militare nella sua residenza di Caracas. Da Caracas, le autorità venezuelane hanno immediatamente denunciato l’operazione come un tentativo di “decapitare” il governo bolivariano, generare una crisi istituzionale e spianare la strada all’imposizione di un esecutivo controllato da Washington. La Camera costituzionale della Corte suprema di giustizia (TSJ) del Venezuela ha risposto ordinando alla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez di assumere tutte le funzioni presidenziali in qualità di incaricata, garantendo così la continuità istituzionale dello Stato. La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha presieduto domenica scorsa il Consiglio dei Ministri numero 757, dimostrando la piena operatività dell’apparato statale venezuelano. La sessione ministeriale, alla quale hanno partecipato i vicepresidenti settoriali e i ministri delle aree strategiche, ha significato stabilità e governabilità di fronte all’aggressione esterna. Maduro e Cilia coraggiosi durante la prima udienza nel tribunale americano! La coppia presidenziale del governo venezuelano si è dichiarata innocente e ha ribadito di ricoprire le cariche che detiene per volontà del popolo venezuelano Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, e la Prima Combattente, Cilia Flores, si sono dichiarati innocenti durante la loro comparizione davanti al giudice Jude Alvin Hellerstein, ebreo ortodosso di 92 anni, che da 30 anni presiede il Tribunale Federale del Palazzo di Giustizia Daniel Patrick Moynihan, a New York, Stati Uniti. “Quando gli hanno chiesto il suo nome, ha risposto di essere Nicolás Maduro, presidente del Venezuela”, hanno riferito portavoce vicini al procedimento avviato dalla giustizia statunitense, dopo il sequestro illegale di cui entrambi sono stati vittime nelle prime ore del mattino di sabato 3 gennaio. “Sembrava fermo e sicuro”, hanno aggiunto. Diverse fonti indicano che il capo di Stato ha preso alcuni appunti e ha chiesto di poterli conservare. “Sono innocente. Sono un prigioniero di guerra. Sono un uomo perbene. Sono ancora il presidente del mio Paese”, ha affermato il leader rivoluzionario, la cui difesa è affidata a Barry Pollack, il quale ha indicato che “ci sono dubbi sulla legalità del suo sequestro militare”. Si tratta dell’avvocato che ha difeso Julian Assange. Jude Alvin Hellerstein ha impedito a Maduro di descrivere l’azione di sequestro a Caracas, sostenendo che in seguito avrebbe potuto denunciarlo, azione che ha inoltre causato un numero imprecisato di vittime mortali e gravi perdite materiali a causa del bombardamento devastante da parte degli aerei invasori. Durante il suo turno, la Prima Combattente, Cilia Flores, difesa da Mark E. Donnelly, è stata risoluta: «Sono innocente, completamente innocente. Sono la first lady della Repubblica del Venezuela», ha detto al giudice. Il leader bolivariano è accusato, senza alcuna prova, di cospirazione narcoterroristica, cospirazione per importare cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, e cospirazione per possedere mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti. Hellerstein ha annunciato che la prossima udienza si terrà il 17 marzo. All’esterno del Palazzo di Giustizia Daniel Patrick Moynihan, centinaia di persone hanno manifestato contro il procedimento illegale che coinvolge la coppia di dirigenti venezuelani. Un altro gruppo ha agito in senso contrario. Maduro si dichiara innocente nel caso di narcoterrorismo negli Stati Uniti. La moglie del presidente, Cilia Flores, ha fatto lo stesso. Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, si è dichiarato innocente nella sua prima udienza davanti alla giustizia statunitense presso il Tribunale del Distretto Meridionale di New York, dove è accusato di narcoterrorismo. “Sono innocente, non colpevole, sono un uomo perbene, sono ancora il presidente del mio Paese”, ha detto il presidente, che ha parlato attraverso un interprete, davanti al giudice Alvin Hellerstein. Il presidente ha detto di aver visto l’accusa ma di non averla letta e di averne parlato in parte con il suo avvocato. Il difensore di Maduro è Barry Pollack, un avvocato esperto che ha difeso il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. In precedenza, Maduro, che è stato portato in aula senza manette, indossando una maglietta nera e con delle cuffie presumibilmente per la traduzione simultanea, ha dichiarato davanti al giudice: “Mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”. Dopo l’intervento del presidente, sua moglie, Cilia Flores, ha fatto lo stesso e si è dichiarata davanti al magistrato: “Non colpevole, completamente innocente”. Durante l’udienza, Hellerstein ha informato Maduro e Flores del loro diritto di informare il consolato venezuelano dei loro arresti. Entrambi hanno concordato che avrebbero voluto ricevere una visita consolare. “Sequestro militare” Quando sono intervenuti i loro avvocati, Pollack ha definito la detenzione di Maduro un “sequestro militare”. Nel frattempo, Mark Donnelly, rappresentante di Flores, ha denunciato che la moglie del presidente ha riportato gravi lesioni, tra cui importanti ematomi alle costole, e ha chiesto che le fossero fornite radiografie e una valutazione fisica. Le accuse Maduro e Flores affrontano questa prima udienza davanti alla giustizia statunitense dopo essere stati sequestrati a Caracas sabato scorso. Il governo degli Stati Uniti accusa il leader di cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e cospirazione per il possesso di queste armi a sostegno di attività criminali. In sintesi, è accusato di essere il leader del presunto Cartello dei Soles. Infine, il presidente e la first lady del Venezuela devono rispondere dell’accusa di collaborazione con organizzazioni criminali qualificate come “terroristiche” negli Stati Uniti, tra cui i cartelli messicani. Questi e gli altri reati sono punibili con pene che vanno dai 20 anni all’ergastolo. Cosa è successo? * Sabato, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare sul territorio venezuelano che ha colpito la città di Caracas e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. L’operazione si è conclusa con il sequestro di Maduro e Flores. * Caracas ha definito le azioni di Washington come una “gravissima aggressione militare” e ha avvertito che l’obiettivo degli attacchi “non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione”. * Il presidente venezuelano e sua moglie sono stati trasferiti negli Stati Uniti e attualmente sono detenuti nel Centro di detenzione metropolitano di Brooklyn, a New York, in attesa di processo. * La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma la carica di presidente. * Molti paesi del mondo, tra cui la Russia, hanno chiesto il rilascio di Maduro e di sua moglie. Mosca ha condannato l’attacco e ha sottolineato che il Venezuela deve avere il diritto di decidere il proprio destino senza alcun tipo di intervento dall’esterno. * Poche ore dopo l’attacco contro il Venezuela, Trump ha avvertito che Cuba, Messico e Colombia potrebbero essere i prossimi obiettivi di Washington. * La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha inviato un messaggio “al mondo e agli Stati Uniti”, in cui ha ribadito la “vocazione di pace” del suo Paese, ha sottolineato la necessità di rispettare il principio di “non ingerenza” e ha evidenziato la necessità di lavorare con Washington “su un programma congiunto di cooperazione orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e che rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Prime dichiarazioni di Maduro al tribunale di New York “Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”. Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha rilasciato le sue prime dichiarazioni davanti a un tribunale di New York dopo il suo rapimento nel corso della massiccia aggressione militare degli Stati Uniti sul territorio venezuelano. “Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”, ha dichiarato il leader venezuelano durante la sua comparizione. Rifiuto delle accuse “Non sono colpevole, sono un uomo onesto, continuo a essere il presidente del mio Paese”, ha continuato davanti al giudice Alvin Hellerstein, respingendo l’accusa di narcoterrorismo a suo carico. Successivamente, anche la moglie del presidente, Cilia Flores, ha proceduto allo stesso modo e si è dichiarata davanti al magistrato: “Non colpevole, completamente innocente”. Il leader venezuelano è stato condotto in aula senza manette, indossando una maglietta nera e con delle cuffie presumibilmente per la traduzione simultanea. Il presidente ha affermato di aver visto l’accusa ma di non averla letta e di averne parlato in parte con il suo avvocato. Il difensore di Maduro è Barry Pollack, un avvocato esperto che ha difeso il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Minacce del procuratore generale degli Stati Uniti Dopo il sequestro, il leader venezuelano e sua moglie sono stati rinchiusi nel Centro di detenzione metropolitano di Brooklyn in attesa di processo. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi, ha affermato che Maduro e Flores “presto dovranno affrontare l’ira della giustizia americana sul suolo americano e nei tribunali americani”. Il presidente venezuelano “è stato accusato di cospirazione narcoterroristica, cospirazione per importare cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, e cospirazione per possedere mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti”. “Gravissima aggressione militare” degli Stati Uniti * Sabato scorso, un intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela, condotto con il falso pretesto della lotta alla droga, ha portato alla cattura e all’estrazione di Nicolás Maduro e di sua moglie. Questo fatto è stato definito da Caracas come una “gravissima aggressione militare” con l’obiettivo di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela. * La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma la carica di presidente. * Rodríguez ha inviato un messaggio “al mondo e agli Stati Uniti” in cui ha ribadito la “vocazione di pace” del suo Paese, ha sottolineato la necessità di rispettare il principio di “non ingerenza” e ha evidenziato la necessità di lavorare con Washington “su un programma congiunto di cooperazione orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale, e che rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. * Molti paesi del mondo, tra cui la Russia, hanno chiesto il rilascio di Maduro e di sua moglie. Mosca ha condannato l’attacco e ha sottolineato che il Venezuela deve avere il diritto di decidere il proprio destino senza alcun tipo di intervento dall’esterno. * Poche ore dopo l’attacco contro il Venezuela, Trump ha avvertito che Cuba, Messico e Colombia potrebbero essere i prossimi obiettivi di Washington. Fonte: Cubainformación Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Uno spettro si aggira nel tribunale amministrativo
Sembrava una vittoria per tutti i circoli di lettura marxisti in Germania. L’8 aprile di quest’anno, la “Scuola Serale Marxista – Forum per la Politica e la Cultura” (Masch) ha vinto una causa contro l’Ufficio per la Protezione della Costituzione (Verfassungsschutz) davanti al tribunale amministrativo di Amburgo. Il tribunale ha stabilito che l’autorità […] L'articolo Uno spettro si aggira nel tribunale amministrativo su Contropiano.
David Miller in tribunale per post sui social media che criticano il sionismo
Presstv. Da tempo critico del sionismo come ideologia razzista, afferma che questa è l’ennesima caccia alle streghe. > “Sono stato portato in tribunale dalla Campagna contro l’antisemitismo, che è > di fatto una risorsa del regime sionista nella Palestina occupata, e ora per > aver inviato tre tweet minacciosi, minacciosi come intesi nel Communications > Act del 2003. > “Pensano di potermi far processare e condannare, con accuse che > comporterebbero una pena massima di sei mesi. > > “Ora, questo è uno spettacolo. È teatro. Stanno portando avanti un > procedimento giudiziario privato, e sono un’organizzazione che non rivela > nemmeno i nomi dei suoi direttori o amministratori in pubblico. > > “Quindi questo è un processo clandestino, kafkiano, per cercare di mettermi a > tacere. Ma ovviamente non funzionerà”. (David Miller, Accademico). > >   David Miller è un sociologo britannico nato nel 1964, noto per le sue ricerche sulla propaganda e l’islamofobia. Ha ricoperto incarichi accademici in diverse università, tra cui l’Università di Strathclyde, l’Università di Bath e l’Università di Bristol. Miller è stato licenziato dal suo incarico all’Università di Bristol quasi quattro anni fa a causa di affermazioni secondo cui le sue lezioni sull’islamofobia avrebbero creato un ambiente ostile per gli studenti ebrei. I suoi sostenitori nella lotta contro il sionismo, e lui stesso, sostengono che il suo licenziamento sia stato motivato dalle pressioni dei gruppi di pressione filo-israeliani. > “L’università ha affermato che ciò non era appropriato, perché avevo portato > gli studenti in un conflitto… ovviamente, quello che è successo è che hanno > creato un conflitto con me. > > Quando li ho portati in tribunale, la corte ha respinto l’accusa. Hanno > affermato che non ero stato licenziato per aver portato gli studenti in > conflitto. Ero stato licenziato perché avevo opinioni antisioniste che > l’università non riteneva appropriate. > > E inoltre, la corte ha affermato che tali opinioni erano degne di rispetto in > una società democratica, il che significa che non sono razziste, il che > ovviamente manda all’aria tutti i discorsi del regime sionista, che insiste > sempre sul fatto che antisemitismo e antisionismo siano la stessa cosa. > > Non lo sono; come tutti sanno”. Per ora, i procedimenti legali continuano, e con essi il dibattito sulla verità, sul potere e sul costo di opporsi al sionismo. Le questioni in gioco si estendono ben oltre le aule giudiziarie, toccando la lotta globale su chi può parlare contro il sionismo, cosa può essere messo in discussione e se qualcuno può sfidare le potenti lobby politiche di Israele senza timore di ritorsioni. InfoPal
MIMMO LUCANO DICHIARATO DECADUTO DA SINDACO DI RIACE (RC): “NARRAZIONE CRIMINALE DELLE DESTRE. NON MI TIRO INDIETRO, PRONTO IL RICORSO”
Il Tribunale di Locri ha dichiarato la decadenza di Mimmo Lucano da sindaco di Riace. I giudici hanno accolto il ricorso presentato al Tribunale civile dalla prefettura di Reggio Calabria in seguito alla condanna a 18 mesi comminata a Mimmo Lucano nell’ambito nel processo “Xenia” che ha preso di mira il lavoro sull’accoglienza dei migranti svolto dalla sua giunta comunale a Riace. Oggi Mimmo Lucano é anche parlamentare europeo, eletto da indipendente con la lista Alleanza Verdi e Sinistra. “Si tratta di un nuovo tentativo, dopo la vicenda giudiziaria, di far saltare il mio ruolo di sindaco”, commenta Mimmo Lucano ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Essere sindaco per me è molto importante – aggiunge Lucano – perché mi dà la possibilità di alimentare il ruolo di una politica che passa attraverso un rapporto diretto con le persone, e non solo da una teorizzazione”. Per Lucano “Riace è la cartina tornasole di quello che è l’attuale momento politico a tutti i livelli“. “Credo che tutto nasca dall’aver indicato una via, questo ha dato fastidio anche all’area progressista che è stata all’inizio un pò complice di una degenerazione dell’etica della politica, dei valori sociali, dei valori in generale”, specifica Mimmo Lucano. Dopo anni di lotte giudiziarie “Riace ha indicato una via anche per una intenzionalità politica: i paesi che si stanno spopolando, circondati dall’oblio sociale, a volte dal peso di oppressioni antiche e nuove… l’arrivo dei migranti è stato una speranza che si scontra completamente con la narrazione criminale del pensiero delle destre“, chiarisce Lucano. Sul fronte giudiziario “secondo gli avvocati nel mio caso non si applica la legge Severino, ma il Tribunale di Locri ha stabilito il contrario”, spiega Mimmo Lucano che poi assicura: “non mi tirerò indietro, ormai è una questione di principio che vale per la vita, non vale per un giorno o per una sentenza in più o in meno. Il potere delle destre mi ha dato una motivazione molto forte”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mimmo Lucano, sindaco di Riace ed europarlamentare di Avs. Ascolta o scarica.