Tag - ergastolo

Cuba, la Corte Suprema ha condannato all’ergastolo l’ex Ministro dell’Economia Alejandro Gil per spionaggio
La difesa può fare appello contro la condanna all’ergastolo e deve avere la garanzia che l’imputato sarà udito di nuovo. La Corte Suprema del Popolo riferisce che lunedì 8 dicembre 2025 ha notificato le pene del procedimento penale contro l’imputato Alejandro Miguel Gil Fernández. Le udienze orali si sono svolte tra l’11 e il 13 novembre 2025 e tra il 26 e il 29 novembre 2025. Nel primo procedimento penale fu ritenuto responsabile dei crimini di spionaggio, atti a danno dell’attività economica o di contratti; oltre a corruzione, furto e danno di documenti o altri oggetti in custodia ufficiale, violazione dei sigilli ufficiali e violazione delle regole per la protezione dei documenti classificati, quest’ultima di natura continua. A seguito di questa classificazione, la Corte impose la pena congiunta dell’ergastolo da scontare. Nel secondo procedimento, fu ritenuto responsabile dei reati di corruzione di natura continua come mezzo per un fine di falsificazione di documenti pubblici; oltre al traffico di influenze e all’evasione fiscale, entrambi di natura continua. In questo caso, la Corte ha imposto la pena congiunta di vent’anni di privazione della libertà. In entrambi i procedimenti contro Gil Fernández furono applicate sanzioni accessorie come la confisca dei beni, il divieto dell’esercizio di funzioni che comportano l’amministrazione o la disponibilità di risorse umane, materiali e finanziarie e la privazione dei diritti pubblici, tra gli altri. Nel determinare le sanzioni da imporre, la Corte tenne conto degli articoli 147 della Costituzione della Repubblica, nonché degli articoli 71.1 e 29 del Codice Penale, relativi agli scopi della sanzione, valutando il danno sociale degli atti commessi dagli imputati. Alejandro Miguel Gil Fernández, attraverso un atto corrotto e simulato, approfittò dei poteri conferiti dalle responsabilità assunte per ottenere benefici personali, ricevendo denaro da aziende straniere e corrompendo altri funzionari pubblici per legalizzare l’acquisizione di beni. Ingannò la leadership del Paese e il popolo che rappresentava, causando così danni all’economia. Non si conformò ai processi di lavoro con le informazioni ufficiali classificate che gestiva, le ruotò, le danneggiò e infine le mise a disposizione dei servizi nemici. Questi comportamenti altamente dannosi hanno dimostrato nell’imputato una degradazione etica, morale e politica che lo rende degno di una grave risposta penale, come richiesto dall’Articolo 4 della Costituzione della Repubblica, che stabilisce che il tradimento è il crimine più grave e chiunque lo commetta è soggetto alle sanzioni più severe. Gli atti sanzionati violano anche la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione, di cui Cuba è firmataria. L’imputato e la Procura hanno il diritto di presentare i rimedi stabiliti dalla legge entro un periodo di dieci giorni. Per quanto riguarda la pena dell’ergastolo, anche se la pena non viene contestata, il Tribunale, su propria mozione, esamina un appello, come garanzia per l’imputato contenuta nella Legge di procedura penale. Una volta risolti i ricorsi contro le sentenze, se la sua responsabilità sarà ratificata, sarà istituita una sanzione congiunta e unica da eseguire tra tutte le pene imposte, come previsto dall’articolo 86 dell’attuale Codice Penale. Sia l’imputato che i suoi avvocati hanno riconosciuto che durante l’elaborazione dei casi e degli atti del processo orale, sono stati rispettati i diritti e le garanzie sanciti dalla Costituzione della Repubblica e dalla Legge di Procedura Penale. (Tratto dalla Corte Suprema del Popolo) http://www.cubadebate.cu/noticias/2025/12/08/tribunal-supremo-popular-notifica- sentencias-a-acusado-alejandro-miguel-gil-fernandez/ https://www.granma.cu/cuba/2025-12-08/de-la-gravedad-del- delito-a-la-severidad-de-la-sancion-todas-las-garantias- procesales-08-12-2025-23-12-47 Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
December 10, 2025
Pressenza
Arte contro le pene capitali – Nel giorno dei morti, l’arte per la vita.
Quando la creatività diventa impegno sociale.   Torna a Napoli Arte contro le pene capitali . Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione è in programma sabato 2 novembre negli spazi dell’ex OPG “Je so’ pazzo” di Materdei, dalle 15:30 fino a notte inoltrata. L’iniziativa, promossa e portata avanti dall’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario insieme alla cooperativa editoriale e di ricerca sociale Sensibili alle Foglie , curata da Nicola Valentino e attiva nelle indagini sul mondo delle istituzioni totali come carceri e ospedali psichiatrici giudiziari, è organizzata in collaborazione con Napoli Monitor , testata web che si occupa di giustizia, partecipazione e povertà. L’evento intreccia arte, memoria, giustizia e diritti umani, trasformando un luogo simbolico della reclusione in un laboratorio di riflessione collettiva. È un appuntamento artistico, ma anche politico e partecipazione, per ripensare la giustizia e immaginare alternative alla logica del castigo. C’è il desiderio di riflettere, attraverso l’arte e la cultura, sul significato della pena di morte e dell’ergastolo come strumenti di punizione sociale. In Italia la pena di morte è formalmente abolita, ma l’ergastolo non rappresenta un’alternativa: esso stesso costituisce una pena “fino alla morte”. Il luogo che ospita l’evento, l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario, si trasforma da spazio di sofferenza a centro pulsante di vita, solidarietà e cultura, riconosciuto come simbolo cittadino di resistenza civile e di costruzione dal basso di politiche alternative. Ambulatori popolari, doposcuola, scuola di italiano, attività artistiche e sportive formano qui una rete di solidarietà concreta, un argine di resistenza e di speranza. È l’esempio di come la società civile possa generare soluzioni alternative. In questo luogo carico di storia e di significati, attraverso l’arte, si apre uno spazio per riflettere, agire e sentire. Non è solo un momento culturale, ma un richiamo concreto all’impegno civile per la giustizia, la dignità e l’umanità. L’arte, in tutte le sue espressioni, diventa veicolo per dare voce a chi è escluso e per stimolare una riflessione collettiva su carcere e diritti civili. UN’ARTE CHE DENUNCIA LA “MORTE SOCIALE” Il filo conduttore di questa edizione è la condanna e l’abolizione della pena di morte e dell’ergastolo, considerato come pena “fino alla morte”. L’approccio multidisciplinare dell’evento pone l’accento sulla sofferenza individuale, sul silenzio collettivo e sulla “morte sociale” a cui l’ergastolo condanna: una morte lenta e silenziosa che priva l’individuo della propria umanità. Attraverso performance, teatro, musica, poesia e arti visive si vuole dare voce a ciò che spesso resta nell’ombra del sistema penale: sofferenza, isolamento e marginalità. L’obiettivo è rendere visibile ciò che il carcere tende a nascondere, restituendo dignità e parola a chi vive la condanna. ERGASTOLO BIANCO E GIUSTIZIA COME CURA L’edizione 2025 apre inoltre una riflessione sul cosiddetto “ergastolo bianco”, espressione che indica la trasformazione della diagnosi psichiatrica in una pena senza fine, una condanna mascherata da cura. È un tema delicato che interroga il rapporto tra malattia mentale, istituzioni e libertà individuale, e che l’arte affronta come strumento di consapevolezza e critica sociale. LA SCELTA SIMBOLICA DEL 2 NOVEMBRE La data del 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, non è casuale: assume un valore fortemente simbolico. Nel giorno dedicato alla memoria dei morti, l’iniziativa denuncia la pena perpetua come una forma di lutto sociale, riaffermando il diritto alla vita, alla dignità e alla possibilità di rinascita. PROGRAMMA E PARTECIPAZIONI Oltre cinquanta artisti saranno coinvolti tra performance dal vivo e opere in esposizione: letture, mostre, momenti di musica e danza, performance teatrali, tutti incentrati sul tema della pena, della detenzione e della vita condannata. L’apertura è prevista alle ore 15:30, quando si aprirà il cancello dell’ex OPG di Materdei, oggi centro di cultura, promozione sociale e accoglienza. Comincerà così un cammino fisico e simbolico che si snoderà tra le stanze dell’ex manicomio, le celle ei cortili. Dalle 16 alle 19:30 il pubblico potrà partecipare a un percorso guidato all’interno dell’ex area detentiva, attraversando spazi angusti che evocano in modo potente la condizione di reclusione e la “morte sociale” cui si ispira la manifestazione. Nelle vendite saranno esposte opere pittoriche e sculture realizzate da persone detenute all’ergastolo, insieme a lavori di altri artisti sul tema della pena di morte e della detenzione. Nel chiostro si terranno performance artistiche, musicali, reading, proiezioni e installazioni. Numerosi contributi resteranno visitabili per tutta la serata. Alle 17:00 due momenti di performance teatrale sui temi della pena e della detenzione: Gli Arrevuot’ — Chi Rom e chi no , gruppo misto di artisti di strada, con Muort che parla , e il Teatro dell’Oppresso con lo spettacolo Le voci di fuori . Alle 18:30 Portateci nel cuore , letture di lettere di condannate a morte nella Resistenza europea, a cura della Kalamos APS. Alle 19:00, con un pensiero al genocidio e alle sofferenze della Palestina, il Teatro Popolare dell’ex OPG rappresenterà Stanotte morirò a Gaza di Andrea Carnovale, un potente urlo contro la morte. Dalle 19:30 fino a mezzanotte si animerà l’area del secondo chiostro con Parole capitali : spazi di lettura, musica e poesie, con la testimonianza di Giovanni Farina, interno dell’OPG quando era attivo, e di Michele Fragna. Alle 20:00 è previsto un momento gastronomico con la cena sociale organizzata dalla Casa dei Popoli di Marano. Il ricavato sarà destinato a sostenere le attività sociali quotidianamente svolte nel centro. Dopo la cena, musica struggente con la fisarmonica di Dolores Melodia — canzoni e musiche dal carcere — e l’esibizione del gruppo popolare Terra e Lavoro . A chiudere il programma, Nicola Valentino proporrà Lament di MacPherson , melodia composta da un condannato a morte alla fine del XVIII secolo. Per tutta la durata dell’evento saranno presenti i banchetti informativi di Amnesty International, Antigone Campania, Associazione Yairaiha Onlus, Centro Culturale Handala Ali, Sanabel, Sensibili alle Foglie, U Buntu e A Capo. MEMORIA E RESISTENZA Arte contro le pene capitali vuole essere memoria e resistenza: contribuisce a mantenere vivo il dibattito pubblico su temi spesso rimossi come la pena, la morte legale e la dignità umana. È un modello virtuoso di come cultura, memoria e impegno sociale possono intrecciarsi, offrendo al pubblico uno spazio di riflessione sul significato della libertà e della giustizia. Rappresenta un’occasione per vivere l’arte non come semplice espressione estetica, ma come strumento di partecipazione civile. Restano interrogativi aperti che alimentano il confronto: In che misura l’arte può davvero modificare le percezioni sociali sulla pena di morte, sull’ergastolo e sul carcere? Quali risultati concreti si possono auspicare? Qual è l’impatto che rimarrà dopo l’evento? Come affrontare la continuità tra pena di morte ed ergastolo? Il dibattito è spesso trascurato. L’Italia ha formalmente abolito la pena di morte, ma mantenendo l’ergastolo lo trasforma di fatto in una “morte a vita”. Sono domande che restano aperte, ma l’evento ha già dimostrato in passato come l’arte possa diventare strumento di denuncia, empatia e riflessione collettiva. Attraverso linguaggi come pittura, fotografia, teatro, poesia e musica, artisti e cittadini possono avviare un dialogo profondo sul valore della vita e sulla necessità di difendere i diritti in ogni contesto. Se nel mondo, purtroppo, continua a esistere la pena di morte, iniziative come Arte contro le pene capitali ricordano che la cultura è un potente veicolo di cambiamento, capace di trasformare la sensibilità individuale in coscienza civile e collettiva. Un appello a non restare indifferenti. Gina Esposito
October 31, 2025
Pressenza
John Bolton rischia l’ergastolo in base alla legge che voleva applicare a Snowden e Assange
È proprio vero che, a volte, il destino saprà proprio essere beffardo. In passato, John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale sotto Bush e Trump, noto per le sue posizioni ultra-belliciste e da “falco” in politica estera, ha chiesto l’esecuzione di Julian Assange, Edward Snowden e Chelsea Manning ai […] L'articolo John Bolton rischia l’ergastolo in base alla legge che voleva applicare a Snowden e Assange su Contropiano.
October 26, 2025
Contropiano
Femminicidio nero su bianco, ma non è ancora legge
Immagine simbolica dal progetto”IN MEMORIAM”di Matteo Anatrella contro la violenza di genere Il Senato approva all’unanimità il nuovo reato, con ergastolo per chi uccide una donna in quanto donna. Il testo ora attende il voto della Camera. di Lucia Montanaro Il voto al Senato Il 23 luglio 2025 il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge che introduce, per la prima volta nella storia della Repubblica, il reato autonomo di femminicidio. Una parola finora assente nel codice penale, ma che racconta una realtà che in Italia si consuma con numeri spaventosi: una donna uccisa ogni tre giorni, nella stragrande maggioranza dei casi da partner, ex partner o familiari. Oggi, grazie a questo passaggio parlamentare, lo Stato comincia a riconoscere questa violenza per ciò che è. Non un delitto qualunque, ma l’omicidio di una donna in quanto donna. Spesso punita per aver detto “no”. No a un uomo, a un controllo, a una relazione, a un potere. Il nuovo articolo 577 bis del codice penale, approvato dal Senato, prevede l’ergastolo per chi uccide con movimento di genere, cioè per possesso, dominio, controllo, rifiuto o odio misogino. Inoltre, si rafforzano le tutele per le vittime, ei centri antiviolenza potranno costituirsi parte civile nei processi. A sancire il passaggio parlamentare è il Senato, che il 23 luglio vota all’unanimità: 161 presenti, 161 favorevoli. L’applauso che segue, sincero e trasversale, interrompe il silenzio d’aula. A presiedere i minuti conclusivi c’è Ignazio La Russa, che ringrazia i senatori per il risultato ottenuto. Il contenuto della legge Non è stato un iter privo di ostacoli. I dubbi sul rischio di un approccio meramente repressivo, più punitivo che preventivo, hanno attraversato l’opposizione. In Commissione Giustizia non sono mancate le tensioni. Ma davanti al peso dei numeri e al dolore collettivo che ormai attraversa il Paese, è maturata una convergenza politica raramente così compatta. Determinanti, nel testo finale, alcune modifiche richieste dalle minoranze. Il concetto di “femminicidio” è stato definito in modo più preciso: si punisce con l’ergastolo chi uccide una donna per odio, possesso, controllo, prevaricazione. Ma anche per il suo rifiuto di entrare o restare in una relazione, o per sottrarla a una condizione di soggezione. Una specificazione che restituisce dignità giuridica a molte delle storie che negli ultimi anni hanno occupato le cronache. Il testo include inoltre un’estensione significativa: la norma tutela anche chi si identifica come donna, anche se non riconosciuta tale anagraficamente. Le misure di sostegno Tra gli interventi approvati ci sono anche fondi per gli orfani di femminicidio, con uno stanziamento di 10 milioni di euro e l’ampliamento della platea dei beneficiari. Non solo figli di donne uccisero da partner o ex, ma anche bambini la cui madre è stata uccisa da uomini con cui non aveva alcun legame affettivo. Prevista anche la possibilità di aiuto nei casi in cui la madre sopravviva, ma resti invalida o gravemente compromessa a causa della violenza. Dall’opposizione, però, è arrivata una critica netta. Senza investimenti su prevenzione, educazione, cultura, la repressione del rischio di arrivare sempre troppo tardi. Ilaria Cucchi ha ribadito in Aula l’urgenza di affiancare alla norma penale una legge sull’educazione affettiva, già calendarizzata in Commissione e attesa dopo l’estate. Cosa succede ora Ma la legge, ad oggi, non è ancora definitiva. Il testo approvato dal Senato deve ora passare alla Camera dei Deputati per il voto finale. Solo dopo questo secondo passaggio, e la successiva promulgazione del Presidente della Repubblica, il reato di femminicidio diventerà legge dello Stato. L’auspicio, condiviso anche da molti parlamentari, è che si tratti solo di un passaggio formale, vista l’unanimità già espressa e la gravità del fenomeno. I numeri del femminicidio in Italia Nel 2024, secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, 113 donne sono state uccise in Italia. Di queste, 99 in ambito familiare o affettivo, e 61 per mano del partner o dell’ex. Un lieve calo rispetto alle 120 vittime del 2023, ma il dato resta drammaticamente alto. Oltre due donne ogni settimana continuano a morire per mano maschile. Nei primi sette mesi del 2025, le uccisioni già note sono almeno 27. Ogni volta che succede, l’Italia si interroga per qualche giorno. Poi dimentica. Eppure i segnali erano spesso chiari, le denunce c’erano già state, i nomi noti alle forze dell’ordine. Ma la rete non ha retto, o non è mai esistita. Questa legge, dicono in molti, è un passo importante. Ma non sufficiente. Manca un piano di prevenzione sistemico. Mancano fondi strutturali per i centri antiviolenza. Mancano educazione affettiva e formazione nelle scuole. Non basta punire “dopo”, servirebbe anche e soprattutto formare e prevenire. Eppure, oggi qualcosa si è rotto. Il muro del silenzio istituzionale, almeno. La parola femminicidio non è più solo nei titoli dei giornali o nei cortei delle donne. È scritta nero su bianco nel testo approvato dal Senato della Repubblica. E con essa, la memoria di tutte quelle che non hanno potuto scegliere se vivere o morire. Un quadro globale: strategie, divari e convergenze Nel mondo, la legislazione sul femminicidio è frammentata e diseguale. Alcuni Paesi hanno riconosciuto il reato come autonomo, altri lo trattano come una circostanza aggravante dell’omicidio. Altri ancora lo ignorano del tutto dal punto di vista giuridico. In Europa, l’Italia si prepara a diventare il primo Stato dell’Unione con un reato autonomo di femminicidio. In Spagna, invece, dal 2004 esiste una legge organica contro la violenza di genere, che integra repressione, prevenzione, assistenza e monitoraggio. In Germania, Francia, Croazia o Belgio, la violenza di genere è punita con aggravanti, ma manca una fattispecie autonoma. Nel continente americano, il contrasto è ancora più marcato. In America Latina, Paesi come Messico, Brasile, Colombia e Argentina hanno introdotto da tempo il reato autonomo di femminicidio. Ma la sua efficacia è limitata, spesso, dall’impunità diffusa e dalla debolezza strutturale delle istituzioni. Secondo la Commissione Economica dell’ONU per l’America Latina ei Caraibi (CEPAL), nel 2023 sono state uccise almeno 3.897 donne in 27 Paesi della regione. Oltre 11 al giorno. Negli Stati Uniti e in Canada, non esiste il reato di femminicidio. Gli omicidi di donne rientrano nel codice penale generale, e non sempre il movimento di genere è considerato. Esistono però leggi specifiche a livello statale, soprattutto in riferimento alla violenza domestica. Secondo l’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere), solo con una definizione condivisa e una raccolta sistematica dei dati si può contrastare in modo efficace il femminicidio. La Convenzione di Istanbul, ratificata da molti Stati, invita in questa direzione. Ma la sua applicazione resta disomogenea. In questo contesto, il ruolo dell’Italia può essere duplice: da un lato, colmare un vuoto legislativo e nominare per la prima volta il reato per quello che è. Dall’altro, offrire un modello di riconoscimento simbolico e giuridico che altri Paesi europei potrebbero seguire. Ma il diritto, da solo, non basta. Come dimostrare i casi latinoamericani, serve una rivoluzione culturale, istituzionale e sociale. Un minuto di raccolta Sono almeno 27 le donne uccise in Italia dall’inizio del 2025. Nomi, volti, storie spezzate da chi non accettava la loro libertà. Questo elenco non è retorica, è memoria. E la memoria è l’unico modo che abbiamo per opporci all’oblio. Provate a leggere questi nomi ad alta voce. Prendetevi il tempo necessario. Un minuto, due, tre. Quanto serve per compenetrarsi davvero nel numero. Perché non sono solo inchiostro su un foglio, ma corpi, voci, volti. Perché a ciascuna di loro sia stato restituito il peso che meritano. – Eliza Stefania Feru – 29 anni – 5 gennaio – Gualdo Tadino (Perugia) – Maria Porumbescu – 57 anni – 14 gennaio – Rivoli (Torino) – Jhoanna Nataly Quintanilla Valle – 40 anni – 24 gennaio – Milano – Eleonora Guidi – 35 anni – 8 febbraio – Rufina (Firenze) – Cinzia D’Aries – 51 anni – 9 febbraio – Venaria Reale (Torino) – Tilde Buffoni – 80 anni – 17 febbraio – Montignoso (Massa Carrara) – Ramona Rinaldi – 39 anni – 21 febbraio – Veniano (Como) – Sabrina Baldini Paleni – 56 anni – 13 marzo – Chignolo Po (Pavia) – Laura Papadia – 36 anni – 26 marzo – Spoleto (Perugia) – Sara Campanella – 22 anni – 31 marzo – Messina – Ilaria Sula – 14 anni – scomparsa 25 marzo – trovata in valigia a Poli (Roma) – Amina Sailouhi – 43 anni – 3 maggio – Caleppio di Settala – Chamila Arachchilage Dona Wijesuriya – 11 maggio – Cinisello Balsamo – Daniela Luminita Coman – 14 maggio – Prato di Correggio – Teodora Kamenova – 15 maggio – Civitavecchia – Daniela Strazzullo – 23 maggio – Napoli – Vasilica Potincu – 25 maggio – Legnano – Martina Carbonaro – 14 anni – 28 maggio – Afragola (Napoli) – Maria Denisa Paun – 4 giugno – Montecatini Terme – Sueli Leal Barbosa – 48 anni – 5 giugno – Milano – Elena Belloli – 51 anni – 5 giugno – Cene (Bergamo) – Mara Rita Bonanno – 6 giugno – Castelvetrano – Gentiana Kopili – 14 giugno – Tolentino – Assunta Carbone – 26 giugno – Rivalta di Torino – Geraldine Yadana Nuñes Sanchez – 16 luglio – Macherio – Samantha Del Gratta – 45 anni – 22 luglio – Pisa A ciascuno di loro, un nome che non deve più essere letto in silenzio. Ventisette nomi. Ventisette vite. Una sola domanda che ci riguarda tutte e tutti: chi sarà la prossima? Finché ci sarà un nome da aggiungere, la legge non basterà, servirà una rivoluzione culturale, una per ciascuna di loro. Lucia Montanaro
July 24, 2025
Pressenza
Contro i femminicidi. Ogni occasione è buona per esacerbare la repressione
Giuro che l’avevo previsto, ma non me ne faccio un vanto. A forza di parlare di femminicidi (spesso in modo pertinente, ma a volte anche a vanvera) ti pareva che il regime fascio-meloniano non ne approfittava per proporre una legge che come al solito vede l’ergastolo come soluzione di tutti i mali. Temo fortemente che la (finta) sinistra parlamentare, PD in testa, (ma forse anche settori della sinistra antagonista e di movimento), saranno d’accordo. Purtroppo il giustizialismo nel nostro paese ha una lunga storia e non ha mai costituito un discrimine tra la destra e la sinistra. Hai voglia di sottolineare dati statistici acclarati a dimostrazione che l’inasprimento delle pene non è mai servito a niente, ed anzi spesso ha peggiorato la situazione. Hai voglia di ripetere che forse sarebbe meglio parlare di strumenti per produrre cultura alternativa e promuovere educazione. Pare che di queste cose non gliene importi niente a nessuno. A proposito di statistica (che non ha colore politico) mi permetto di ricordare alcuni dati che ho già riportato in precedenti scritti, (scusandomi con i pochi che mi leggono). 1 – non è vero che i femminicidi in Italia siano in aumento 2 – Il nostro paese è in Europa tra quelli col numero più basso di donne uccise in quanto donne. (Regno Unito, Francia e Germania ci superano ampiamente. I numeri di molti paesi dell’Est sono catastrofici. Pare infine che la Spagna sia sui nostri livelli e che solo la Grecia sia sicuramente più virtuosa di noi, a conferma che spesso nei tanto bistrattati paesi mediterranei la situazione è migliore che altrove). Prima che qualche militante duro e puro, o anche qualche femminista, mi dia del negazionista, preciso subito (anche questo l’ho già spesso ricordato) che l’attenzione sociale e la condanna verso un comportamento criminale non sono date automaticamente dal numero delle volte in cui il delitto si ripete. Il mondo sarà certamente un posto migliore quando un solo omicidio (e dico uno solo) sarà ritenuto da tutti socialmente inaccettabile e ripugnante alla coscienza di ciascuno. Il guaio sta nel fatto che il sacrosanto crescere dello sdegno e della repulsa verso le violenze contro le donne, che sono ormai parte del comune sentire, vengano poi strumentalizzati e manipolati da chi sta nelle stanze del potere, per farne oggetto di (generico) “allarme sociale”, a cui ovviamente, come da prassi, non si può non rispondere se non con più polizia, militarizzazione del territorio, creazione di nuovi reati e inasprimento delle pene per quelli già previsti. Spero vivamente che innanzitutto l’opinione pubblica, ma poi anche i movimenti di massa e le organizzazioni femministe non cadano in questa trappola. Vi è infine una questione della massima importanza. Il disegno di legge proposto dal governo, almeno nell’attuale stesura, è (parere personale) chiaramente incostituzionale. Esso prevede, anche giustamente, che il reato di femminicidio si dia quando vi sia discriminazione o odio verso le donne. Di fatto però la maggior parte delle uccisioni di donne avvengono secondo il vecchio schema del “delitto passionale”. Esso è in effetti, da sempre, una prerogativa soprattutto maschile, ma non si può certo escludere che, seppur in un numero limitato di casi, e come già avvenuto in passato, possa anche essere la donna ad uccidere. In questo caso avremmo situazioni di fatto molto simili giudicate diversamente secondo una logica che ricorda molto quella del “tipo d’autore”. Se questi fossero i tratti finali della legge c’è poco da stare allegri. Ormai Mattarella firma di tutto e la Corte Costituzionale, che ha pure diversi componenti che scrivono libri pieni di buone intenzioni, (e che io mi ostino a leggere), quando si riunisce per decidere diventa spesso improvvisamente molto pavida. L’Italia fascio-meloniana, ormai sempre meno nostalgica, sembra fare di tutto per somigliare il più possibile all’America fascio -trumpiana. Più repressione e più carcere, ma anche sempre più armi in circolazione per chi se lo può permettere. Speriamo che a qualche imbecille, di fronte al presunto crescere dell’allarme sociale, (in fondo non importa per cosa), non venga in mente di cominciare a parlare di pena di morte. Antonio Minaldi
July 12, 2025
Pressenza
Ergastolo ai bambini. Una riflessione a partire da un caso a Scampia
“Il Servizio Politiche per l’infanzia e l’adolescenza dell’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli è intervenuto questa mattina per mettere in sicurezza e tutelare cinque minori provenienti dai campi rom di Scampia…” Fanpage 2 luglio 2025. “Mettere in sicurezza” è una idea che io associo ad un imminente pericolo, tipo […] L'articolo Ergastolo ai bambini. Una riflessione a partire da un caso a Scampia su Contropiano.
July 5, 2025
Contropiano
STRAGE DI BOLOGNA: ERGASTOLO DEFINITIVO PER IL FASCISTA BELLINI. I FAMILIARI DELLE 80 VITTIME, “SI CHIUDE IL CERCHIO SUI MANDANTI”
Il fascista di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per la Strage di Bologna, avvenuta alla stazione il 2 agosto 1980. Bellini è dunque considerato il quinto uomo dell’attentato che provocò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200. Lo hanno deciso martedì 1° luglio i giudici della Cassazione. Condanne anche a 6 anni per l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e a quattro anni per Domenico Catracchia, amministratore di alcuni condomini di via Gradoli a Roma, per false informazioni al pubblico ministero. Bellini, oggi 72enne, aveva effettuato minacce nei confronti della ex moglie, la cui testimonianza è risultata fondamentale per la sua condanna in primo grado come esecutore della strage di Bologna. Minacciato anche il figlio del giudice Caruso, presidente della Corte d’Assise di Bologna, che in primo grado lo aveva condannato all’ergastolo. La Strage di Bologna fu un attentato deliberato contro i civili: alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980, il giorno delle partenze per le vacanze di migliaia di persone, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della Stazione. 23 chilogrammi di esplosivo, con 5 chilogrammi di tritolo e T4, potenziati da 18 chilogrammi di nitroglicerina. A quasi 45 anni dall’anniversario della Strage, la giornata di oggi è l’esito di “un processo estremamente significativo e di un risultato che chiude il cerchio sui mandanti dell’attentato più grave nel nostro Paese“, fa sapere ai Microfoni di Radio Onda d’Urto Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime della Strage di Bologna. “I mandanti furono i vertici della loggia massonica P2, oltre che essere i finanziatori, insieme ai vertici dei servizi segreti italiani e fu eseguita da terroristi fascisti: questo è ciò che questa sentenza certifica”. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ascolta o scarica.
July 1, 2025
Radio Onda d`Urto
MILANO: PROCESSO PER 11 ANARCHICI SOLIDALI CON ALFREDO COSPITO, INIZIATIVE MARTEDÌ IN ATTESA DELLA SENTENZA
Contro il 41 bis, l’ergastolo ostativo e a sostegno dell’anarchico Alfredo Cospito, doppio appuntamento per martedì 17 giugno a Milano. Attendendo la sentenza di primo grado del processo per il corteo dell’11 febbraio 2023, è stato organizzato un presidio davanti al Tribunale di Corso Porta Vittoria. L’accusa ha chiesto condanne dai 6 mesi ai 6 anni per 11 persone imputate del reato di solidarietà. Seconda iniziativa solidale è prevista per le ore 19 alle Colonne di San Lorenzo, dove partirà una manifestazione. Abbiamo fatto il punto sulla sentenza che arriverà domani e sulle iniziative solidali con una compagna dell’Assemblea milanese contro 41 bis ed ergastolo ostativo. Ascolta o scarica
June 16, 2025
Radio Onda d`Urto