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Solidarietà con le famiglie Gazawi che si trovano a Firenze
A partire dal mese di febbraio 2024 sono stati accolti a Firenze bambine e bambini vittime del genocidio in atto nella Striscia di Gaza per essere curati all'ospedale pediatrico Meyer, accompagnati da alcuni loro familiari. L'associazione, insieme ad una rete di volontari creatasi spontaneamente, sin dai primi arrivi sta fornendo supporto umano e materiale, aiutando anche questi nuclei familiari ad ottenere il ricongiungimento con i loro cari rimasti a Gaza. Si è dunque formata una piccola comunità di rifugiati gazawi, in continuo aumento e ora distribuita sul territorio della nostra regione. In questa pagina web forniamo informazioni aggiornate sulla loro situazione e sulle attività di supporto. -------------------------------------------------------------------------------- Come contribuire al fondo di solidarietà Aggiornamento del 21 maggio 2026: Abbracci Aggiornamento del 15 marzo 2026: Ramadan Kareem Aggiornamento del 14 dicembre 2025: Fiocco Azzurro 31 ottobre 2025: Grave lutto e presidio di solidarietà Aggiornamento del 10 ottobre 2025: Speranza Aggiornamento del 23 luglio 2025: Fiocco Rosa Aggiornamento del 30 giugno 2025: Ritorno al mare Aggiornamento del 31 maggio 2025: Azioni Aggiornamento del 27 maggio 2025: L'arrivo dei familiari Aggiornamento del 20 maggio 2025: Familiari da Gaza in ricongiungimento 27 aprile 2025: Il servizio di Presa Diretta Aggiornamento del 3 marzo 2025 24 ottobre 2024: Appello per aiutare le famiglie Gazawi che si trovano a Firenze     -------------------------------------------------------------------------------- 21 MAGGIO 2026 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: ABBRACCI Con grande emozione condividiamo la gioia per il ricongiungimento della famiglia di Ghayda'a, una ragazza rifugiata a Firenze dallo scorso agosto per essere curata all'ospedale Meyer e forzatamente separata per tre anni dalla propria madre. Era arrivata con il fratello diciottenne, che si è preso cura di lei in questo periodo. In tanti ci siamo mobilitati perché si sbloccasse la situazione della madre, bloccata a Ramallah dal 2023 con un altro figlio bisognoso di cure, bussando alle porte delle istituzioni e raccontando anche la drammatica storia di questa famiglia alla stampa. Grazie in particolare alla professionalità e alla dedizione di Katia, finalmente la settimana scorsa la famiglia ha potuto riunirsi. L'associazione, in collaborazione con PCRF Italia, ha contribuito al viaggio e alla prima sistemazione dei nuovi arrivati, trovando un alloggio temporaneo in attesa che siano inseriti con i loro familiari nel percorso di accoglienza e integrazione. Un'altra buona notizia riguarda le famiglie giunte un anno fa e ospitate in emergenza presso una scuola dell'Opera Madonnina del Grappa a Firenze. In seguito alla grande mobilitazione a loro sostegno e grazie al lavoro della prefettura, è stata finalmente trovata una sistemazione abitativa adeguata nei progetti del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) per tutte le famiglie. Continuiamo ad assistere ad azioni di solidarietà, piccole e grandi, che ci commuovono e ci danno speranza. Dopo aver conosciuto un piccolo gazawi gravemente ferito, che abbiamo accompagnato al Luna Park per un pomeriggio di svago prima di un previsto intervento chirurgico, Carolina e i suoi colleghi del Luna Park Cascine hanno deciso di offrire a tutte le famiglie una mattinata di svago, con tanto di pranzo offerto dalla casa, durante le vacanze pasquali. La gioia dei bambini è stata una ricompensa impagabile.   Un grosso grazie a tutte le associazioni e circoli che hanno organizzato eventi di solidarietà a sostegno delle famiglie nelle ultime settimane: il Comitato Pistoiese per la Palestina, il circolo Arci della Romola, la Casa del Popolo di Settignano insieme a "Scuola per la Palestina"  e i Giovani Palestinesi d'Italia con il loro laboratorio di Tatreez. Ringraziamo anche la Misericordia di Pieve a Nievole che ha messo gratuitamente a disposizione un pulmino per le due famiglie ospitate a Fucecchio; grazie alla volontaria Laura hanno potuto trascorrere una giornata di svago al mare. E la catena di negozi di cosmesi naturali Lush che, per la seconda volta, ha offerto uno stock dei loro prodotti,  distribuiti alle famiglie grazie al paziente lavoro della volontaria Sara. Intanto la situazione per i parenti rimasti nella Striscia di Gaza continua a rimanere critica, con bombardamenti quotidiani (negli ultimi 15 giorni lo stesso esercito israeliano ha documentato 19 bombardamenti in violazione del teorico cessate il fuoco, con oltre 30 vittime, fra cui diversi bambini) e una parte di territorio sempre più vasta occupata dall'esercito israeliano. Con l'arrivo della mamma e del fratello di Ghayda'a, oltre a quello di una nuova famiglia a Siena, il numero delle persone seguite dal nostro progetto è arrivato a 167, di cui 96 minori. Questi numeri ci hanno obbligato a cominciare a diminuire l'entità del sostegno economico per poter dare una mano a tutti; chiediamo a chi può di continuare a sostenere queste famiglie anche con piccole donazioni, per mantenere la continuità del nostro aiuto. Un saluto solidale, I volontari dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese   15 MARZO 2026 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: RAMADAN KAREEM Nei prossimi giorni le nostre famiglie gazawi festeggeranno la fine del mese di Ramadan, cercando di recuperare un po' di normalità e serenità, soprattutto per i bambini, che in questo periodo, da tradizione, ricevono regali e abiti nuovi. Purtroppo non si vedono ancora segnali di speranza riguardo la situazione a Gaza. L'ennesima aggressione militare scatenata da Israele e USA, che coinvolge ormai tutta la regione, ha avuto l'effetto di diminuire l'attenzione internazionale sulla situazione in Palestina. Israele ne ha approfittato per chiudere nuovamente tutti i valichi di accesso alla Striscia di Gaza, incluso quello di Rafah, riducendo drasticamente l'ingresso di aiuti umanitari e aggravando dunque la crisi nel territorio. L'arrivo di due nuove bambine in cura al Meyer ha portato la comunità di persone che seguiamo a 160 persone, di cui 90 minori. Il percorso di accoglienza, a carico dei vari progetti CAS e SAI, prosegue seppur con risorse spesso limitate, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di alloggi. Riguardo le famiglie ospitate dal maggio scorso presso l'Opera Madonnina del Grappa, finora è stata trovata una sistemazione più adeguata solo per un nucleo di 4 persone. Stiamo cercando di mantenere alta l'attenzione delle istituzioni locali sulla questione e ringraziamo in proposito Chiara Cruciati per il suo articolo apparso recentemente sul Manifesto. Gli amici gazawi si stanno impegnando per imparare la lingua ed integrarsi nei  percorsi di studio o di lavoro. Alcuni si stanno dando da fare condividendo la loro cultura culinaria e artistica, vi segnaliamo in particolare: chef Mohammed e i suoi collaboratori, che a Firenze stanno portando la cucina di Gaza presso numerosi eventi e sono disponibili anche per servizi di cucina a domicilio; Um Baraa che a Borgo San Lorenzo prepara ottimi dolci; Ahmed che sta animando stages di danza palestinese. Continuiamo a rimanere al fianco delle famiglie gazawi per testimoniare le loro storie e sostenerle nel lungo periodo. Un saluto solidale, I volontari dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus --------------------------------------------------------------------------------   14 DICEMBRE 2025 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: FIOCCO AZZURRO  La comunità di rifugiati dalla Striscia di Gaza nel nostro territorio continua a crescere. Il 12 novembre è arrivato Aslan, il secondo piccolo gazawi nato a Firenze, e una terza neonata è attesa nelle prossime settimane. Nuovi nuclei familiari sono arrivati al Meyer e un altro a Viareggio (tramite il PCRF). Con l'arrivo imminente di un'altra famiglia di 7 persone, il numero di rifugiati seguito dal nostro progetto sale a 149. Nelle ultime settimane alcune famiglie sono state trasferite presso una struttura della Fondazione Giovanni Paolo II presso Reggello, dove hanno trovato un'accoglienza calorosa grazie a una rete di associazioni locali. Rimane invece più critica la situazione di alcune delle famiglie arrivate a maggio e ospitate in emergenza dall'Opera Madonnina del Grappa. Per molti di loro non si è ancora trovata una sistemazione più stabile, nonostante  le numerose rimostranze, giunte anche in consiglio comunale e sulla stampa. Divisione del territorio di gaza in zone "verde" e "gialla" Purtroppo la situazione a Gaza, nonostante il pubblicizzato "accordo di pace", non offre ai rifugiati prospettive di un ritorno in tempi brevi. Nonostante il cosiddetto "cessate il fuoco", i bombardamenti israeliani non sono mai cessati e continua l'opera di distruzione sistematica delle abitazioni e dell'infrastruttura civile, in particolare nella "zona gialla" sotto il controllo esclusivo dell'esercito israeliano (che costitusice il 58% del territorio della Striscia ed è stata completamente spopolata). L'accordo ha tuttavia avuto l'effetto di ridurre l'attenzione mediatica e politica sul genocidio.   La crescente comunità di rifugiati ha dunque bisogno di continuare ad essere sostenuta nel lungo periodo. Le strutture di accoglienza forniscono il minimo indispensabile per sopravvivere, con il nostro aiuto le famiglie possono avere qualcosa in più per una vita normale e per potersi integrare, oltre che per riuscire a mandare un po' di aiuto ai loro familiari rimasti a Gaza, che stanno affrontando la stagione fredda spesso in situazioni molto critiche.   In questo periodo di festività abbiamo pensato che un sostegno economico possa anche essere un utile regalo natalizio (potete chiederci un attestato della donazione). Vi chiediamo di aiutarci a diffondere il volantino della campagna.   Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che nelle ultime settimane sono stati al fianco delle famiglie gazawi, in particolare gli amici dell'SMS Serpiolle, che hanno devoluto parte dei proventi dell'ultima "gnoccata", del Festival Middle East Now, della Comunità "La Piazzetta di Pulicciano" per il loro spettacolo solidale, oltre alla catena di negozi di cosmesi naturale LUSH, che ha offerto una fornitura di prodotti per l'igiene personale a tutte le famiglie.     31 OTTOBRE 2025 GRAVE LUTTO E PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ Dobbiamo purtroppo condividere le terribili notizie che riguardano una delle famiglie rifugiate da Gaza nel nostro territorio. Wafaa è una delle prime madri arrivate a Firenze da Gaza con una figlia e un figlio feriti in un bombardamento che ha ucciso i genitori di Wafaa e molti altri membri della sua famiglia. Nei mesi successivi ha potuto ricongiungersi con le altre tre figlie e il marito Mohamed, che a Gaza dirigeva un centro per bambini disabili e si sta facendo conoscere per le attività di sostegno ai bambini di Gaza che sta organizzando anche da qui. Nella notte fra il 28 e 29 ottobre, durante uno degli attacchi definiti dal vicepresidente USA "scaramucce", un missile israeliano ha distrutto la casa della sorella di Wafaa a Gaza City, uccidendola con il marito, quattro figli, la moglie e i due gemellini di uno di loro. Nove persone di tre generazioni. L'unica figlia superstite, che si trova in Qatar per curare i suoi bambini feriti nel precedente bombardamento che aveva ucciso suo marito, ha visto in un attimo annientata tutta la sua famiglia. Il Comitato Empoli per la Pace, che nell'ultimo anno ha costruito un rapporto di amicizia e collaborazione con le famiglie gazawi ospitate nell'empolese, ha convocato un presidio di solidarietà Domenica 2 novembre alle 18:30 presso la Tenda della Pace in piazza della Vittoria a Empoli Invitiamo chi può a partecipare al presidio per stringersi attorno alla famiglia di Wafaa e Mohammed. Aggiornamento 3 novembre: testimonianze dal presidio 11 OTTOBRE 2025 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: SPERANZA Nel giorno in cui sembrano placarsi i bombardamenti e la popolazione di Gaza spera che l’azione genocida dell’esercito israeliano abbia finalmente fine, vi mandiamo un aggiornamento sulle famiglie gazawi rifugiate nel nostro territorio. Durante l'estate e anche negli ultimi giorni sono state accolte a Firenze nuove famiglie.  A metà agosto è arrivato in Italia, tramite il ministero degli esteri, un nuovo gruppo di bambini e ragazzi bisognosi di cure mediche, di cui faceva parte anche Marah, la giovane ricoverata a Pisa in grave stato di malnutrizione, che purtroppo non ce l'ha fatta. Tre nuclei familiari sono stati accolti all'ospedale Meyer, uno dei quali è stato trasferito nei giorni scorsi in una struttura di accoglienza presso Reggello.  Alla fine di settembre un altro volo militare ha portato altre famiglie, due delle quali sono state accolte al Meyer. Fra di loro ci sono due bambine nate con gravi patologie rare, presumibilmente causate dalla devastazione ambientale che è un’altra delle terribili conseguenze a lungo termine del genocidio (dei loro casi si è occupata la stampa, qui e qui). L’associazione, insieme ad una rete sempre più grande di volontari, ha contribuito all’accoglienza di queste nuove famiglie, ascoltando le loro storie e provvedendo alle necessità più urgenti. Il numero dei rifugiati seguiti dal nostro progetto è così salito a 127, di cui 72 minori. Purtroppo le notizie delle atrocità delle ultime settimane, in particolare l’assalto a Gaza City, non hanno risparmiato le nostre famiglie e il trauma si protrae anche per chi si è messo in salvo. Anche negli ultimi giorni abbiamo saputo di gravi lutti e una famiglia ha assistito in diretta alla distruzione del palazzo di sette piani appartenente alla propria famiglia allargata. Nonostante tutto si cerca di guardare al futuro, soprattutto grazie ai bambini che hanno iniziato l’anno scolastico. Tante persone, sempre di più, li stanno supportando, regalando qualche momento di sollievo e svago, oltre agli aiuti materiali. Ringraziamo in particolare la cooperativa sociale “Chicco di Grano”, che a fine agosto ha offerto un soggiorno al mare ad alcune famiglie, accompagnate dal nostro volontario Michel. E le tante associazioni e realtà che stanno contribuendo al fondo di solidarietà attraverso le proprie attività sociali, in particolare le food blogger di Cocomero & Friends, il CALCIT Chianti Fiorentino, e gli amici del festival Middle East Now, che hanno coinvolto alcune famiglie nell’apertura del festival con il film su Gaza “Yalla Parkour”. Vi lasciamo con alcune testimonianze dei nostri amici gazawi. La storia di Mennah (nell'intervista su “La città invisibile") e una toccante lettera di Malak, ragazze che con grande determinazione stanno ricostruendo da qui la propria vita, dopo le esperienze terribili che hanno marcato la loro adolescenza.  E infine un messaggio di Abu Kasem (pubblicato su “La Città invisibile”) che era professore all’Università Islamica di Gaza, il cui campus è stato ridotto in macerie. Nel suo eloquente arabo classico, ha tenuto a ringraziare gli italiani per le manifestazioni oceaniche della scorsa settimana. -------------------------------------------------------------------------------- 23 LUGLIO 2025 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: FIOCCO ROSA Il 10 luglio 2025 è nata Roqaya, la prima bimba nata a Firenze da rifugiati gazawi. Porta una nuova gioia e una luce di speranza in una famiglia che purtroppo è stata colpita in modo terribile dal genocidio in corso. Un'altra buona notizia è la ripartenza delle operazioni di evacuazione dalla Striscia per i parenti dei rifugiati. Sabato scorso altri due nuclei familiari hanno potuto riunirsi e quattro dei "nostri" bambini e ragazzi hanno potuto riabbracciare un genitore da cui sono stati separati per molti mesi. Anche in questo caso l'associazione ha potuto coprire il costo del viaggio (da Amman via Milano) per 7 persone e coordinare il loro arrivo. Ringraziamo in particolare Amir della comunità palestinese milanese per il supporto. Per queste due famiglie è stata trovata una sistemazione istituzionale nel sistema CAS/SAI. Con questi nuovi ricongiungimenti e l'arrivo di un altro nucleo familiare il numero di persone seguite dal nostro progetto è salito a 105, di cui 60 minorenni. Continuiamo a supportare queste famiglie grazie alla generosità dei tanti sostenitori, che ci scalda il cuore. In proposito mandiamo un ringraziamento particolare all'amica Silvia Chiarantini, che ha incluso il nostro progetto fra i beneficiari della distribuzione dell' e-book di ricette dedicato al sostegno dei palestinesi «Cocomero & Friends». E ci scusiamo per non riuscire a rispondere prontamente a tutte le offerte di supporto ricevute, faremo del nostro meglio per farne tesoro nei prossimi mesi. --------------------------------------------------------------------------------   30 GIUGNO 2025 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: RITORNO AL MARE Purtroppo non possiamo darvi molte buone notizie riguardo le famiglie rifugiate da Gaza, vista la situazione sempre più drammatica nella Striscia. Solo nell'ultimo mese, diverse famiglie hanno perso a Gaza familiari o persone care, alcune delle quali uccise mentre cercavano di procurarsi del cibo. L'attacco militare israeliano all'Iran ha anche bloccato, speriamo temporaneamente, la possibilità di evacuare i parenti ancora a Gaza ma con le carte in regola per il ricongiungimento familiare. Il numero dei rifugiati gazawi a Firenze continua comunque ad aumentare: quattro nuclei familiari sono stati recentemente ospitati presso l'ospedale Meyer, con alcuni bambini purtroppo in condizioni molto gravi. Siamo adesso in contatto con 20 famiglie, per un totale di 91 persone. Nessuna famiglia è stata risparmiata da gravi lutti nell'ultimo anno, e questo già dà la misura del genocidio in atto. Le sole buone notizie vengono dalla loro voglia di andare avanti e dalla grande e crescente solidarietà che sentiamo attorno a loro, una vicinanza che spesso riesce a far tornare il sorriso a questi bambini. Il 23 e 24 giugno abbiamo accompagnato un gruppo di 22 persone, per lo più bambini con le madri non ancora ricongiunte ai familiari, a ritrovare il mare a Levanto, invitati da associazioni locali e dall'amministrazione. L'accoglienza e la mobilitazione degli abitanti di Levanto è stata straordinaria e commovente, tanto da richiamare anche l'attenzione della stampa nazionale (potete ascoltare qui sotto il servizio del GR1). Your browser does not support the audio element. Ringraziamo di cuore tutte le persone coinvolte, troppe per nominarle singolarmente. Un ringraziamento particolare anche alla Croce Rossa Italiana, che lo scorso 28 giugno ha invitato le famiglie presso una propria struttura per un pomeriggio di svago, donando a tutti i bambini dei vestiti nuovi di qualità, offerti dall'azienda Miniconf. Per gli ultimi arrivati, per cui non c'era il tempo di ordinare altri capi, abbiamo provveduto ad offrire dei buoni spesa della catena OVS, ricavati dalla raccolta punti Esselunga di fine maggio (grazie alla mobilitazione online sono stati raccolti oltre 1 milione e mezzo di punti!) --------------------------------------------------------------------------------   31 MAGGIO 2025 AGGIORNAMENTO SULLE FAMIGLIE RIFUGIATE DA GAZA A FIRENZE: AZIONI Venerdì 30 maggio, in tarda serata, abbiamo accolto altre due persone rifugiate da Gaza, i nonni di uno dei bambini giunti l'anno scorso. Si sono ricongiunti alla propria famiglia, un nucleo di 9 persone, nella struttura di accoglienza dell'Opera Madonnina del Grappa. Come la settimana scorsa, la nostra associazione si è fatta carico delle spese del viaggio aereo (da Amman a Milano), grazie alla generosità delle donazioni ricevute, mentre la Comunità Islamica si è presa cura del viaggio da Milano a Firenze. Mandiamo uno speciale ringraziamento agli amici (Andi e Silvia in particolare) che hanno organizzato una raccolta dei punti fedeltà in scadenza della catena Esselunga. Anche in questo caso, l'onda di solidarietà è stata travolgente e abbiamo raccolto - a costo zero - risorse per una bella spesa per tutte le famiglie che seguiamo, anche per potersi preparare all'imminente festa del Eid al-Adha. Potremo inoltre sostenere alcune necessità della struttura di accoglienza. Molti di voi hanno offerto supporto con attività di animazione e ospitalità e, passato il periodo emergenziale, contiamo di rimanere in contatto ed esplorare tutte le possibilità di collaborazione. Molti ci hanno invece chiesto come poter aiutare al di là del sostegno economico. Quello che i nostri amici gazawi ci chiedono è in primo luogo di testimoniare le loro storie e di fare pressione sulle nostre autorità affinché cessino le atrocità a cui stiamo assistendo impotenti. Quello che possiamo raccomandare è dunque: * Informarsi ed informare. Molti gruppi e associazioni pubblicano regolarmente informazioni e analisi che permettono di vedere il punto di vista palestinese, spesso ignorato o distorto dai media mainstream del nostro paese.  Ad esempio zeitun.info, assopacepalestina.org, invictapalestina.org, infopal.it e il nostro sito amiciziaitalo-palestinese.org (è possibile ricevere la nostra rassegna stampa - a cadenza settimanale - iscrivendosi a questa mailing list) * Partecipare alle tante iniziative a sostegno dei palestinesi, un calendario google per gli eventi a Firenze e Toscana è disponibile qui * Agire sui nostri rappresentanti politici. Segnaliamo in particolare il recente appello di Peacelink per interrompere il memorandum d'intesa militare con Israele (link rapido per aderire) e quello di Emergency per un intervento urgente del governo per fermare il massacro in corso. * Boicottare le istituzioni israeliane responsabili dei molteplici crimini legati all'occupazione e all'attuale campagna genocidaria a Gaza, aderendo alle iniziative del movimento a guida palestinese BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni). Recentemente, grazie all'impegno di tanti attivisti della coalizione "Firenze per la Palestina", Unicoop Firenze ha annunciato la sospensione della commercializzazione di prodotti israeliani nei propri supermercati. Piccole azioni individuali che possono portare un cambiamento e farci sentire meno impotenti. --------------------------------------------------------------------------------   27 MAGGIO 2025 IL RACCONTO DELL'ARRIVO DELLE FAMIGLIE SU CONTRORADIO CROSSMEDIA Ringraziamo la sensibilità dei giornalisti di Controradio che hanno voluto raccontare la storia, raccogliendo la testimonianza della nostra volontaria Sawsan. Il racconto social su tif.media L'intervista di Chiara Brilli a Sawsan -------------------------------------------------------------------------------- 25 MAGGIO 2025 AGGIORNAMENTO SUI 22 RIFUGIATI DA GAZA A FIRENZE: UN GRANDE GRAZIE La sera di venerdì 23 il pullman che portava i 22 rifugiati, familiari dei bambini   gazawi feriti in cura a Firenze da un anno, è arrivato a Firenze. Hanno potuto riabbracciare i loro cari, che li aspettavano presso la struttura di accoglienza. L'emozione che tutti abbiamo provato non si può descrivere. Il sorriso dei bambini che riabbracciavano i loro genitori è una piccola goccia di gioia nel mare di orrore del genocidio a Gaza. Una goccia che è stata possibile grazie a un grande lavoro di squadra partito dal basso e sostenuto da tantissime persone. I volontari che dall'inizio hanno seguito queste famiglie li hanno assistiti nelle pratiche per il ricongiungimento familiare, e dobbiamo essere grati in primo luogo a Mariella e Katia per la loro competenza e il loro lavoro instancabile.  E sicuramente all'ambasciata italiana di Gerusalemme e all'UNICEF, che hanno coordinato la rischiosa operazione per evacuare dalla Striscia tutte le persone sulla lista di chi aveva ricevuto il nullaosta. La nostra associazione si è fatta carico del rimpatrio dalla Giordania. Dall'arrivo all'aeroporto di Roma l'operazione di accoglienza ha coinvolto l'Opera Madonnina del Grappa, che ha messo a disposizione una struttura per l'alloggio, le Misericordie e Caritas Firenze (che si sono occupate del trasporto e forniranno i pasti), coordinate dall'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Firenze, con il supporto della rete dei volontari della Comunità Islamica, della Comunità Palestinese, della nostra associazione e di Assopace Palestina. Siamo commossi e rincuorati dal grandissimo numero di messaggi, circa 300, che abbiamo ricevuto con offerte di ospitalità e aiuto. E dalla generosità delle donazioni: in soli due giorni dal nostro appello sono arrivati oltre diecimila euro, che ci hanno permesso di coprire interamente la spesa del viaggio aereo. Continueremo ad utilizzare il nostro fondo per il sostegno alle necessità, ovviamente in aumento, delle famiglie: seguiamo adesso oltre 70 persone. E ci prepariamo al possibile arrivo di altri familiari che hanno richiesto il ricongiungimento: purtroppo non tutti i bambini ospitati a Firenze hanno potuto riabbracciare i loro parenti più stretti. Mandiamo un enorme grazie per tutta la solidarietà ricevuta, e faremo del nostro meglio per tenerci in contatto con tutte le persone che hanno offerto supporto.   --------------------------------------------------------------------------------   20 MAGGIO 2025 (AGGIORNATO IL 21 MAGGIO) IN ARRIVO I FAMILIARI CHE HANNO OTTENUTO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE Vi informiamo con grande emozione che nei prossimi giorni, probabilmente venerdì 23 maggio, arriverà a Firenze dalla Striscia di Gaza un gruppo di familiari dei bambini gazawi feriti che sono stati portati a Firenze un anno fa per essere curati al Meyer. Ogni bambino era arrivato accompagnato da un solo adulto. Finalmente molti di loro potranno ora riabbracciare i genitori, sorelle e fratelli da cui sono stati separati per lunghi terribili mesi. Si tratta di 22 persone (5 nuclei familiari da 2 a 6 persone). Hanno ottenuto il nulla-osta per il ricongiungimento familiare e alcuni giorni fa l'ambasciata italiana a Gerusalemme ha organizzato l'evacuazione di queste persone da Gaza tramite l'UNICEF.  Affrontando gravi pericoli, la mattina di martedì 20 hanno raggiunto Deir al-Balah, da dove sono stati scortati in Giordania. Da qui potranno raggiungere l'Italia per riunirsi ai loro cari, dopo essere sopravvissuti a 19 mesi di campagna genocida da parte dell'esercito israeliano. Queste persone non hanno ancora lo status di rifugiati.  Necessitano dunque di una sistemazione provvisoria in attesa di essere inseriti nei percorsi di accoglienza per richiedenti asilo con i loro familiari. Vorremmo ringraziare di cuore le tantissime persone che hanno prontamente risposto al nostro appello, offrendo ospitalità e supporto e permettendoci di poterli accogliere a Firenze. Così tante che non abbiamo nemmeno potuto rispondere singolarmente a tutti.  Questa grande onda di solidarietà, grazie alla mobilitazione di molti e in particolare della comunità islamica di Firenze, ha coinvolto anche le istituzioni, e il Comune di Firenze ha provveduto a coordinare l'azione di diverse realtà del territorio per offrire una sistemazione provvisoria a tutte le famiglie fin dal loro arrivo a Firenze. Le famiglie saranno ospitate  dall'Opera Madonnina del Grappa e i pasti saranno forniti dalla Caritas. Non è dunque più necessario fornire alloggio temporaneo a queste famiglie da parte di privati. Continuiamo il nostro lavoro di supporto per tutte le loro necessità, facendo anche tesoro di tutte le graditissime offerte di aiuto che ci avete inviato  (intanto un grande grazie, non esiteremo a contattarvi personalmente in caso di necessità). In particolare dobbiamo coprire il costo del viaggio aereo del gruppo da Amman, che è ingente (8798€). Invitiamo chi può a continuare a contribuire al fondo di solidarietà . Qualunque aiuto, anche di importo modesto, sarà importante. . --------------------------------------------------------------------------------   27 APRILE 2025 IL SERVIZIO DI PRESA DIRETTA (RAI 3) SULLE FAMIGLIE GAZAWI CHE SI TROVANO A FIRENZE Le testimonianze della famiglie di Ibrahim e Tala, due dei minori feriti nei bombardamenti israeliani in cura a Firenze, nel servizio di Presa Diretta su Rai3. Il servizio è stato realizzato da Chiara Avesani e Matteo Delbò, accompagnati dalla nostra volontaria Sawsan. --------------------------------------------------------------------------------   3 MARZO 2025 AGGIORNAMENTO SULL'ATTIVITÀ DI SUPPORTO ALLE FAMIGLIE GAZAWI CHE SI TROVANO A FIRENZE Care amiche e cari amici, vorremmo innanzi tutto ringraziarvi per il grande sforzo di solidarietà dimostrato nei confronti delle famiglie Gazawi vittime del genocidio ospitate a Firenze. In seguito al nostro appello dell'ottobre scorso, l'associazione ha raccolto circa 11000 €, in gran parte tramite donazioni dirette ma anche attraverso la distribuzione dei prodotti alimentari palestinesi Al-Ard al festival Middle East Now e in altre occasioni. Stiamo seguendo 12 nuclei familiari, per un totale di 39 persone, fra cui 25 bambini. Si tratta per lo più di nuclei costituiti da uno (o più) bambini bisognosi di cure mediche accompagnati da un adulto. Molti bambini hanno lesioni, in alcuni casi molto gravi, causate dei bombardamenti, o sono affetti da gravi patologie che non possono più essere curate a Gaza a causa del collasso del sistema sanitario causato dalle azioni genocide dell'esercito israeliano. Al momento vivono nei pressi dell'ospedale Meyer due nuclei familiari, uno dei quali arrivato da pochi giorni. Tutti gli altri hanno finito la fase di cura intensiva e, pur avendo bisogno di controlli periodici, sono stati distribuiti in varie strutture di accoglienza nell'ambito dei programmi CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) o SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione) nei comuni di Firenze, Fiesole, Borgo San Lorenzo, Empoli e Pontedera. I bambini sono stati inseriti nelle scuole e stanno imparando la lingua. Anche gli adulti cercano di imparare la lingua, cosa necessaria per un loro inserimento lavorativo, ma si tratta di una sfida non facile che richiederà molto tempo. Purtroppo nella situazione politica attuale è difficile immaginare la possibilità di un rientro a Gaza nel prossimo futuro. Tutte le famiglie stanno invece cercando di ottenere il ricongiungimento familiare con i loro cari, che in molti casi sono rimasti intrappolati a Gaza e hanno vissuto per intero tutte le fasi del genocidio. Pochi giorni fa una delle famiglie è riuscita a riunirsi, essendosi riaperta la possibilità di uscire tramite il valico di Rafah, almeno per i bambini feriti. Altre due famiglie erano riuscite a ricongiungersi in precedenza. Le necessità continuano dunque ad aumentare. Stiamo distribuendo alle famiglie i fondi raccolti (al momento abbiamo già usato oltre il 60%). Si tratta di modesti contributi (fra 150 e 300€ per nucleo familiare ogni 2 mesi, in base al numero di persone e alle effettive necessità di ognuno) che permettono alle famiglie qualche piccola spesa extra rispetto ai bisogni basilari di vitto e alloggio che sono coperti dal CAS o SAI. Alcune famiglie infatti non ricevono denaro contante ma solo razioni di cibo o buoni pasto. Altre ricevono una diaria per coprire il vitto, di importo molto modesto. Abbiamo anche finanziato dei semplici momenti di convivialità per festeggiare i compleanni dei bambini. Ci siamo coordinati con altri gruppi e associazioni, in particolare con gli amici della Comunità Palestinese, di Assopace Palestina, del coordinamento delle associazioni pro-Palestina di Empoli e del gruppo Palestina di Calci, per seguire le famiglie che si sono allontanate da Firenze e per distribuire equamente gli aiuti. È iniziato il mese di Ramadan, dove tradizionalmente le famiglie si ritrovano per rompere il digiuno con pietanze tradizionali e, per la festa dell'Aid al Fitr, si scambiano doni e acquistano vestiti nuovi per i bambini. A tal proposito abbiamo ricevuto una offerta della Croce Rossa, che provvederà a donare vestiti nuovi di qualità a tutti i bambini grazie alla generosità di una azienda dell'aretino. Con il nostro fondo abbiamo distribuito un contributo a tutte le famiglie per questo periodo di festa. Per molti permette anche di avere qualcosa da spedire ai propri cari a Gaza, che sono in condizioni ben più difficili. Visto il perdurare delle necessità, e il probabile arrivo di nuovi nuclei familiari nei prossimi mesi, chiediamo a chi può di continuare a contribuire al fondo di solidarietà. -------------------------------------------------------------------------------- 24 OTTOBRE 2024 APPELLO PER AIUTARE LE FAMIGLIE GAZAWI CHE SI TROVANO A FIRENZE A partire dal mese di febbraio 2024 sono arrivati a Firenze un gruppo di bambini Gazawi accompagnati da alcuni loro familiari per essere curati al Meyer. La maggior parte di questi bambini sono rimasti feriti a causa dei bombardamenti, altri sono affetti da malattie croniche (tipo insufficienza renale o malattie genetiche) che non possono più essere curate a Gaza a causa del collasso del sistema sanitario causato dalle azioni genocide dell'esercito israeliano. Alcuni bambini hanno finito la fase di cura e si trovano ancora a Firenze come rifugiati politici, non avendo la possibilità né di ritornare a Gaza né di spostarsi in nessun altro paese. Quasi tutte le famiglie sono già inserite nei programmi SAI nei comuni di Firenze, Empoli, Fiesole e Borgo San Lorenzo. I programmi SAI offrono alle famiglie l’abitazione, spesso dentro appartamenti condivisi con altri rifugiati da altri paesi, le bollette e 7,50 € di diaria (a testa) che dovrebbe bastare per gli alimenti, vestiti, ricariche telefoniche, biglietti autobus e tutto il resto. Alcune famiglie hanno esigenze particolari (Pannolini per bambini piccoli, medicine non coperte dal SSN) e i soldi pagati dai progetti SAI non bastano mai. I bambini iniziano ad andare a scuola adesso e le necessità sono infinite. Tanti volontari hanno dato un grande aiuto finora, con un aiuto sia economico che psicologico, ma le famiglie sono tante, ne continuano ad arrivare di nuove, e le necessità sono sempre maggiori.  Con un'azione collettiva di solidarietà potremo salvaguardare la dignità di queste famiglie che hanno già sofferto molto e sono state obbligate ad abbandonare il loro paese.   Come possiamo aiutare? Un gruppo di volontari segue le famiglie da vicino, con visite settimanali, e conosce bene le diverse esigenze di ciascuna famiglia. Alcune hanno più necessità di altre. Alcune sono aiutate da altri volontari/gruppi e quindi sono sufficientemente coperte, mentre altre hanno solo l'assistenza minima e hanno una dignità tale che preferiscono dormire affamati piuttosto che chiedere aiuto. Con questa raccolta fondi, vorremmo fornire un aiuto mensile in più alle famiglie maggiormente in difficoltà.   È possibile contribuire con una  donazione alla nostra associazione, tramite bonifico intestato a "Associazione di amicizia italo palestinese Onlus" con causale "Erogazione liberale, aiuto ai bambini vittime della guerra a Gaza ospitati a Firenze" c/c 1718821 Monte dei Paschi di Siena Agenzia 3 Firenze codice IBAN IT70B0103002803000001718821 Il contributo è fiscalmente detraibile (come spiegato qui) ed è possibile donare anche via Paypal    
C’è cura e cura
C’è un gioco – «trova le differenze» o «cerca le differenze» – che viene proposto come intrattenimento per gli adulti o come esercizio per allenare l’attenzione e l’osservazione dei bambini. È molto semplice: si osservano due immagini a prima vista identiche e si trovano le differenze. Un gioco, ma anche, mutatis mutandis, una lezione quotidiana perché sipari analoghi preludono spesso a spettacoli molto diversi. Anche radicalmente diversi. Prendiamo ora due immagini che parlano entrambe di politiche della cura, nel mondo occidentale, nell’anno 2026. IMMAGINE UNO  Poche settimane fa il nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, membro della camera dei rappresentanti dal 2019, hanno pubblicato un video sulla pagina ufficiale del New York’s Mayor’s Office che in poche ore è circolato in tutto il mondo, a partire dai social. In poco più di due minuti sollecitano i genitori di bambini di due anni residenti a New York a fare domanda per il sistema completamente gratuito di childcare (assistenza all’infanzia) annunciato da Mamdani, che inizia a prendere forma anche grazie al supporto della Governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul. Nel video sia Mamdani che Ocasio-Cortez parlano in spagnolo e ci sono sottotitoli in inglese (anche se per Mamdani lo spagnolo non è né la prima, né la seconda lingua). L’intento è chiaro: vogliono parlare a tutti e tutte, specialmente a chi per secoli si è sentito oppresso e marginalizzato solo perché appartenente a un’altra etnia. Non solo la scelta della lingua, ma le parole che usano per invitare i genitori a iscriversi per tempo e a dirlo a quanti più amici e conoscenti possibili rimandano a un immaginario di accoglienza, universalità, prossimità. Sottolineano che «qualunque genitore della città di New York, senza distinzione per lavoro, stipendio o migration status, potrà registrarsi», perché «per decenni le famiglie a New York hanno dovuto fare i conti con un sistema di assistenza all’infanzia», specialmente nella fase che corrisponderebbe qui all’asilo nido, «ingiusto», costoso, in nessun modo accogliente, universale o prossimo (pagando fino a 26.000 dollari all’anno). Il sistema per fare domanda è semplicissimo e si può ottenere assistenza in 200 lingue. Rispondendo entro la scadenza, il posto è garantito. Senza graduatorie. Senza costi. Attenzione: senza distinzioni stipendiali: l’istanza viene accolta per chiunque, anche per chi lavora, ha un reddito, una casa e vive una vita più o meno agiata.  Si tratta del programma 2-K, il corrispettivo dei programmi 3-K e Pre-K, cioè dei sistemi di educazione prescolare. A partire dall’autunno 2026, saranno accessibili i primi 2.000 posti gratuiti per bambini di due anni; le aree da cui partirà il programma sono Washington Heights–Inwood (vicino ad Harlem), Fordham–Kingsbridge (Bronx), East Brooklyn (Canarsie, Brownsville e Ocean Hill – aree con altissima popolazione afroamericana e latina) e Ozone Park–Rockaways (una delle aree working class per eccellenza, quella tra l’aeroporto JFK e Manhattan). L’investimento pubblico per coprire questi posti è stimato a circa 73 milioni di dollari, ma con il supporto dello Stato di New York dovrebbe arrivare a oltre 400 milioni di dollari entro il 2027. L’obiettivo è ampliare il sostegno alla universal childcare a tutto il territorio di New York, oltre New York City; la Governatrice Huchul, che fieramente si definisce “New York’s first mum Governor” (la prima Governatrice madre, a New York), vuole ampliare significativamente la spesa per i servizi all’infanzia e a supporto della genitorialità arrivando a destinare 4.5 miliardi di dollari entro il 2027. LEGGI ANCHE… WELFARE AIUTO CONDIZIONATO O AIUTO RADICALE?  Angela Condello IMMAGINE DUE Proprio negli ultimi giorni di febbraio, più meno in corrispondenza del video di cui ho appena parlato (mentre a Sanremo vinceva un’ode al matrimonio religioso), la Camera dei deputati italiana ha bocciato tutti – tutti – gli articoli della proposta di legge sul congedo parentale paritario, sostenuta dalle opposizioni e con prima firmataria Elly Schlein, che prevedeva un congedo di cinque mesi per ciascun genitore con retribuzione garantita al 100% dello stipendio (il sistema attuale prevede percentuali che variano tra l’80% e il 30%). Un modello che avrebbe, almeno sulla carta, messo sullo stesso piano diritti e doveri di madri e padri a partire dall’alba della genitorialità.  Ragione della bocciatura? La scarsa copertura economica: nella relazione tecnica, la Ragioneria generale dello Stato ha sottolineato che stando solo agli oneri relativi agli iscritti Inps, immaginando una decorrenza da gennaio 2025, la spesa sarebbe di circa 520 milioni per il 2026, progressivamente crescenti. A poco sono servite le obiezioni, a partire proprio da quella di Schlein, sul fatto che le motivazioni tecniche non valgano per opere come il ponte sullo Stretto o le prigioni albanesi. Accuse respinte dalla maggioranza, che ci tiene a dire quanto nelle loro politiche siano centrali i temi della famiglia e della natalità. Punti di vista deformati sulla famiglia, sulla cura, sui progetti da realizzare con il bilancio dello Stato. A questa seconda immagine aggiungo un altro fotogramma: all’inizio del 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge sulla figura del caregiver (cioè di chi si prende cura di un soggetto non autosufficiente), che prevede un contributo massimo di 400 euro al mese, solo nei casi in cui il soggetto assistito abbia avuto il riconoscimento di una disabilità grave, solo nei casi si tratti di coniuge, parte di unione civile, convivente di fatto, o parente/affine entro il secondo grado. Per ora i contributi sono tutt’altro che universali: i caregiver devono essere conviventi e assistere il soggetto non autosufficiente almeno per 91 ore a settimana. Il loro reddito annuo non deve superare i 3.000 euro annui e l’Isee non deve superare i 15.000 euro.  La parola ‘care’, cura, è la stessa che si trova nel lemma universal childcare di cui parlano Mamdani e Ocasio-Cortez – peraltro, sulla scia di una politica di sostegno alla cura immaginata da Bernie Sanders e diffusamente testata dove i Democratic Socialists of America hanno spazio d’azione (per esempio, nel Vermont).  C’è cura e cura, insomma: a osservare attentamente, le differenze sono piuttosto evidenti. Sulla cura si può investire, perché si attribuisce al lavoro riproduttivo un valore centrale e perché si vuole lasciare a ciascuno la libertà di scegliere come lavorare, quanto, ecc.; con la cura si può fare propaganda; e, ancora, si può erodere dalle fondamenta ogni tentativo di aggiustare il tiro, pubblicamente, sulla cura e le politiche sociali.  La scelta su come orientare gli usi delle risorse è quella che forse più di tutte lancia segnali sulla direzione che si vuole dare alla società e su quel che si intende per «giustizia sociale». Attenzione, il rischio di confusione è altissimo: come hanno sottolineato alcuni membri del Care Collective (un gruppo di ricerca militante basato a Londra), sulla cura si possono persino tessere programmi come quelli lanciati da grandi corporations (Primark, Dove, Nike) per sollecitare i consumatori a prendersi cura di sé (possibilmente comprando i loro prodotti) e degli altri (possibilmente svolgendo attività che comportino l’utilizzo dei loro prodotti). Questa pratica si chiama carewashing e ha la stessa struttura del pinkwashing (le strategie di marketing che strumentalizzano l’emancipazione femminile e la libertà delle donne), tuttavia viene portata avanti con altri mezzi e per altri fini. Il gioco comparativo non ha bisogno di commento. Le immagini, come si dice, parlano da sé.  LEGGI ANCHE… IL WELFARE DI DOMANI Chiara Giorgi RISORSE PER LA COMUNITÀ Come sintesi all’esercizio comparativo vorrei invece ricordare il testo del Bill of Rights promulgato nel 1967 durante la prima conferenza americana della National Organization for Women, in cui le donne riunite indicavano il loro decalogo (regola aurea: sarebbe bene discutere queste pratiche anzitutto con chi è coinvolto in prima linea) per superare una volta per tutte l’idea che le famiglie debbano contare in primo luogo sulle madri e che il resto del lavoro sia poi solo residuale (e perché mai? Come insegna il programma di Mamdani, chiunque dovrebbe contare anzitutto sul sostegno pubblico e non solo sulla propria madre). Le parole del manifesto, così come sono, per quanto mi riguarda andrebbero stampate e distribuite quanto più possibile in maniera capillare. La richiesta numero 5 recita: > (we want) that child-care facilities be established by law on the same basis > as parks, libraries, and public schools, adequate to the needs of children > from the pre-school years through adolescence, as a community resource to be > used by all citizens from all income levels Come un mantra: chiedono che i servizi per l’infanzia siano forniti per legge, diffusamente e senza limiti di tempo, in modo continuativo, e per spiegare che cosa intendono li assimilano a parchi pubblici, biblioteche, scuole pubbliche: dovrebbero essere, cioè, adeguati ai bisogni dei bambini dall’età prescolare fino all’adolescenza, e pensati come risorse per la comunità a disposizione di tutti, sempre, indipendentemente dal reddito. Secondo i principi (torniamo un attimo all’immagine uno) dell’accoglienza, dell’universalità, della prossimità. Un altro mondo è possibile. *Angela Condello è professoressa associata di filosofia del diritto all’Università di Messina. Si occupa di femminismo giuridico e giustizia sociale. Collabora con il Forum Disuguaglianze e Diversità. DIAMOCI UNO TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo C’è cura e cura proviene da Jacobin Italia.
March 20, 2026
Jacobin Italia
BEAT THE HEAT
  VENERDì 20 MARZO 2026 La Sala da The InTherferenze presenta: Beat the Heat DJ set funk, afro, soul, house, d'n'b, hip hop, etc. a cura di Andy Ball & Ekta Silekta Dalle ore 21:00.
Femminismo marxista e decolonialità
La prima Conferenza Internazionale Marxista-Femminista si è tenuta a Berlino nel 2015, promossa dalla sezione femminista dell’Istituto Berlinese di Teoria Critica (InkriT) attorno alla sociologa e filosofa tedesca Frigga Haug. In occasione della plenaria conclusiva, Haug ha presentato un documento in tredici tesi che sintetizza il pensiero delle correnti femministe che vedono nelle categorie marxiste uno strumento utile per analizzare la realtà sociale contemporanea. I congressi successivi hanno ripreso e ampliato queste tesi, declinandole in modi diversi in base alle necessità del contesto politico contemporaneo ma mantenendo una prospettiva femminista marxista.  Dal 21 al 23 novembre 2025 si è svolta nella città di Porto la sesta Conferenza Internazionale Femminista Marxista del gruppo Marxfem dal titolo Decolonising Bodies, Territories and Practices,  con un’ampia partecipazione – 358 iscritte provenienti da 50 Paesi – a testimonianza del rinnovato interesse per il femminismo marxista, in particolare tra le giovani attiviste e studiose del mondo.  Dopo una lunga fase in cui gli studi femministi sembravano concentrarsi unicamente sulla sfera culturale e simbolica del predominio maschile, il femminismo del XXI secolo è – in buona parte – tornato a un approccio materialista, radicandosi nella materialità dello sfruttamento, dei lavori precari sottopagati, delle condizioni di maternità negate. IL NOSTRO POSIZIONAMENTO Di fronte a una progressiva «fascistizzazione della riproduzione sociale», processo che vede un preciso attacco alla politicizzazione femminista e popolare della crisi della riproduzione sociale, tornare a un approccio materialista permette di interrogare le specifiche forme di oppressione prodotte dal modo di produzione capitalista. Proprio la nostra postura materialista ci fa scrivere questo contributo a partire da un posizionamento che vogliamo esplicitare. Siamo studiose, ricercatrici, attiviste e militanti che si interrogano circa le dinamiche di potere che permeano la nostra società e i cui effetti si ripercuotono maggiormente sui soggetti femminilizzati dediti alla riproduzione sociale. Sappiamo anche che i corpi che quotidianamente portiamo per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle accademie e nelle piazze non sono neutri bensì connotati come oggetto di controllo e di strumentalizzazione da parte del patriarcato e del capitalismo.  Allo stesso modo sappiamo di trovarci a pensare e agire in una parte ben definita del mondo: quello europeo e occidentale. Il privilegio di cui godiamo in quanto persone bianche che parlano e scrivono da paesi del Nord globale è qualcosa di cui abbiamo contezza e che cerchiamo di problematizzare nelle nostre riflessioni. Siamo consapevoli, infatti, delle dovute differenze che le lotte portate avanti in un contesto come quello europeo – certamente scosso da crisi ecologiche, economiche e belliche – presentano rispetto alle lotte di altri territori. Le esperienze, dall’America Latina alla Palestina, dal sud-est asiatico all’Africa, sono per noi una fonte di apprendimento e di elaborazione teorica. Crediamo che guardare al di là dello stretto orizzonte dei luoghi in cui viviamo e schiudere il pensiero femminista (e marxista) a una prospettiva internazionalista sia la sola via percorribile per poter realmente realizzare la rivoluzione. Una rivoluzione, dunque, che parte dalla decolonialità. Come ha sottolineato Ruth Gilmore nella plenaria introduttiva, il Capitale ha bisogno delle differenze di razza e di genere per perpetuare le proprie condizioni di esistenza. Il metodo decoloniale serve a evidenziare le catene internazionali della valorizzazione del capitale che sono in continuità con la storia coloniale; ma serve anche a disvelare i meccanismi materiali e psicologici di predominio e di sfruttamento nelle nostre società postcoloniali razziste. LEGGI ANCHE… FEMMINISMO LA RADICE DELL’OPPRESSIONE DELLE DONNE Giulia Marotta ACCUMULAZIONE, RIVOLUZIONE E NUOVO PROLETARIATO INTERNAZIONALE Se si segue l’interpretazione che Rosa Luxemburg propone rispetto alla questione dell’accumulazione originaria, si comprende perché il tema della decolonialità sia centrale per una riflessione che vuole essere insieme femminista e anticapitalista. Nel suo testo principe, L’accumulazione del capitale, Luxemburg costruisce quella che viene conosciuta come la sua «teoria dell’imperialismo» in cui collega in modo necessario capitalismo, colonialismo, guerra e imperialismo.  Confrontandosi direttamente con alcuni dei più spinosi nodi marxiani, la rivoluzionaria polacca ricostruisce le diverse fasi attraverso cui il capitalismo colonizza aree del mondo non-capitalistiche mediante l’instaurazione violenta delle proprie strutture e dei propri modelli sociali. Le nuove possibilità pratico-teoriche elaborate da Luxemburg  rendono la sua trattazione particolarmente rilevante per le contemporanee teorie femministe post e decoloniali.  La portata globale che Rosa Luxemburg riconosce nelle strutture di sfruttamento che sottendono al funzionamento del capitalismo permette  all’autrice di elaborare un’idea di rivoluzione e lotta di classe che sia necessariamente internazionale. Per Luxemburg, infatti, il capitalismo crea, senza volerlo, il suo strumento di resistenza e cioè una classe lavoratrice, sottoposta allo stesso sistema di sfruttamento, quello capitalistico, esteso su scala globale. La rivoluzione luxemburghiana, quindi, vede la necessaria partecipazione di tutto il proletariato internazionale unito contro lo stesso nemico: la violenta e capillare espropriazione e discriminazione del capitalismo.  Ma come individuare, oggi, il soggetto rivoluzionario? Nel capitalismo contemporaneo, segnato da forti processi di finanziarizzazione e dalla moltiplicazione di forme di lavoro informali o para-formali, l’individuazione di un soggetto di classe unitario appare sempre più complessa. La frammentazione delle condizioni lavorative e la crescente centralità di attività non riconducibili al lavoro salariato industriale mettono in crisi le categorie tradizionali con cui il marxismo ha storicamente identificato il soggetto rivoluzionario. Già negli anni Settanta, in un contesto segnato dalla crisi del fordismo e dall’emergere di nuove forme di ristrutturazione capitalistica, una parte del marxismo femminista aveva messo in discussione l’identificazione del soggetto rivoluzionario con l’operaio industriale salariato. È il caso dell’esperienza internazionale di Wages for Housework, che fin dalla sua nascita ha insistito sulla necessità di riformulare la nozione di classe a partire da una diversa centralità attribuita alle soggettività non salariate, al lavoro domestico e di cura nel ciclo complessivo di produzione e riproduzione della forza-lavoro. Se si riflette sulla condizione contemporanea – che vede il completo disfacimento del diritto internazionale nonché la proliferazione di guerre a scopo imperialista e di imposizione di un unico modello sociale e produttivo – le parole di Luxemburg ritornano con urgenza. La «teoria dell’imperialismo» e l’internazionalismo luxemburghiano costituiscono degli importanti strumenti per il femminismo contemporaneo, soprattutto se si considera il violento attacco ai  corpi delle donne, specialmente in quelle zone soggette a processi di ricolonizzazione e guerre imperialiste. Sono proprio le donne, infatti, a occuparsi della riproduzione sociale delle proprie comunità e quindi custodi di sistemi sociali alternativi a quello capitalistico. Non a caso il tema della riproduzione sociale, nuova posta in gioco dell’accumulazione capitalistica, ha occupato un posto centrale nelle riflessioni svolte nei vari panel della conferenza. Questo ampio interesse nei confronti dell’argomento è giustificato se consideriamo, in una prospettiva globale, le forme di resistenza attraverso economie di sussistenza come quelle messe in campo in America Latina o il respingimento coloniale in atto in Palestina.  LEGGI ANCHE… FEMMINISMO CURA E GIUSTIZIA SOCIALE Kathleen Lynch - Rodolfo Pezzi PALESTINA Il nostro pensiero non può che andare in Palestina, dove le donne stanno compiendo gravosi sforzi per cercare di preservare le condizioni minime di esistenza in un contesto come quello genocidario segnato dalla distruzione sistematica dei mezzi di sussistenza e delle infrastrutture di base (strade, case, acquedotti, ospedali, infrastrutture alimentari, ecc.). L’aggressione alle condizioni materiali di esistenza palestinesi, parte del progetto coloniale sionista, colpisce in egual misura uomini, donne e bambini palestinesi. Tuttavia, sono soprattutto le donne (anche se non esclusivamente) a fronteggiare quotidianamente, nell’ambito della riproduzione sociale, gli effetti di questa distruzione rendendo possibile la sopravvivenza collettiva, attraverso pratiche di cura, organizzazione e sostegno reciproco, restando spesso ai margini della narrazione pubblica. Non a caso, le donne in quanto potenzialmente «madri» sono oggetto di politiche di controllo e negazione da parte della strategia politica sionista, guidata dall’idea che la riproduzione delle e dei palestinesi sia una minaccia al progetto coloniale israeliano.  Il ruolo attivo e politico svolto dalle soggettività femminilizzate e marginalizzate nella resistenza palestinese ci pone, pertanto, di fronte al tema della riproduzione sociale come forma di resistenza.  RESISTENZA E RIPRODUZIONE SOCIALE Parlare di resistenza delle donne in Palestina significa confrontarsi con una molteplicità di forme di opposizione alla colonizzazione di Israele ma, soprattutto, significa compiere un lavoro di esegesi delle fonti (non sempre scritte) e di storie trasmesse oralmente.  Storicamente, la prima organizzazione ufficiale di donne palestinesi nasce nel 1920 con il nome di Palestinian Arab Women’s Union, protagonista di diverse proteste contro la presenza britannica nei territori palestinesi. La loro attività rende esplicita per la prima volta come la liberazione delle donne sia parte necessaria per il raggiungimento della liberazione di tutta la popolazione palestinese.  A partire dal 1948, anno di inizio della Nakba, si assiste a una diversificazione delle forme di resistenza. La popolazione palestinese, privata della propria terra, affidò alla famiglia e alla memoria collettiva la sua sopravvivenza. La funzione dello spazio privato mutò radicalmente, la casa divenne il luogo nel quale preservare la cultura e portare avanti forme differenti ma complementari di resistenza: non più solo luogo di cura e di lavoro domestico ma spazio del sumud. In questo contesto, le soggettività femminilizzate furono le figure principali di questa forma «narrativa» di resistenza. La svolta più recente risale al 2019 con la nascita del movimento femminista palestinese Tal’at. A differenza delle organizzazioni precedenti, Tal’at cerca di tenere insieme le istanze del femminismo radicale e quelle della liberazione nazionale, provando a superare una visione dicotomica delle lotte. Il nuovo movimento femminista è stato il primo a parlare apertamente di abusi domestici affermando con forza che non vi è alcuna contraddizione tra il desiderio di libertà palestinese e la lotta per i diritti delle donne. Tal’at rende così esplicita la forte connessione tra le due forme di resistenza denunciando, tra l’altro, come l’oppressione israeliana inasprisca atteggiamenti violenti in chi vive sotto il dominio coloniale.  Ciò che succede in Palestina, come in altri contesti dove sono sotto attacco le condizioni materiali della riproduzione della vita, rende evidente come l’oppressione abbia a che fare con il modo in cui il capitalismo si sostiene e si riproduce. È chiaro che, in primo luogo, sono le donne con i loro corpi a  costituire una resistenza attiva che passa attraverso la riproduzione sociale; è grazie a loro che si può tessere una rete di resistenza – locale e internazionale – a quel processo di espropriazione, imposizione e violenza mortifera che caratterizza l’alleanza criminale tra patriarcato e capitale. Come femministe marxiste, dunque, riconosciamo l’urgenza di confrontarci con l’esperienza di lotta delle donne e delle femministe palestinesi, che riteniamo imprescindibile, poiché rende evidente l’intreccio tra violenza di genere e sessuale, politiche coloniali di insediamento e guerra. Questa postura ci impone di leggere tali violenze come parte integrante dei processi di dominio attraverso cui il capitalismo globale riorganizza la sua riproduzione, scaricandone i costi sui territori che rendono possibile la sopravvivenza materiale e sociale dei suoi centri economici attraverso processi di espropriazione e sfruttamento. *Giulia Longoni, Ludovica Micalizzi, Martina Facincani, Nadia De Mond fanno parte di MarxFem Italia. L'articolo Femminismo marxista e decolonialità proviene da Jacobin Italia.
March 19, 2026
Jacobin Italia
Teoria e critica politica del sorteggio
Le democrazie sono continuamente alla ricerca di un equilibrio tra conflitti da un lato e intese dall’altro. Questo equilibrio, che regola la vita democratica, è fondamentale, a maggior ragione, nei percorsi di riforma che toccano gli aspetti cruciali delle nostre istituzioni. Tra questi, le questioni costituzionali che andrebbero affrontate attraverso percorsi condivisi in cui il disaccordo viene gestito in maniera costruttiva.  UNA RIFORMA IMPOSTA Nel caso della riforma della magistratura in Italia questa strada non è stata ritenuta praticabile e la logica della contrapposizione ha prevalso su quella della collaborazione. Un organo dello Stato, il governo, cerca di imporsi su un altro, la magistratura, prescrivendone la riforma. Non avendo i numeri per farlo in parlamento, il governo persegue la strada del referendum. La campagna referendaria però tende inevitabilmente a trasformare una questione di design istituzionale in uno scontro di legittimazioni reciproche, dove si chiede all’elettorato di prendere le parti del governo o della magistratura. O meglio, di schierarsi, contro uno o l’altro attore.  Perseguendo la logica della polarizzazione viene così sminuito il fatto che, con tutti i loro limiti, non uno solo, ma entrambi gli organi dello Stato sono necessari ai cittadini per vivere in una democrazia. Questa dinamica inoltre palesa un’incapacità di dialogare e trovare un compromesso. Assente in questa fase, è auspicabile che il dialogo efficace tra istituzioni, cruciale per governare democraticamente, torni al più presto.  Quindi il sorteggio previsto per i nuovi Csm – che di per sé non ha alcun legame diretto con la maniera in cui si emettono  sentenze – si inserisce non solo all’interno di una riforma più ampia, ma di una ridefinizione unilaterale della maniera di organizzarsi della magistratura. Non essendoci condivisione la riforma viene percepita come un’imposizione e il sorteggio come una vera e propria umiliazione.  LEGGI ANCHE… POLITICA LA PREMIER NEL BOSCO Giuliano Santoro IL SORTEGGIO E COME (NON) USARLO  Fatta questa premessa è necessario spendere qualche parola su cosa sia il sorteggio. Il sorteggio è ovunque attorno a noi: give away sui social, lotteria Italia, gironi dei mondiali, verifiche dei requisiti negli appalti, giurie popolari nei procedimenti legali. A noi però del sorteggio interessa un uso specifico e meno riconosciuto. Ossia il sorteggio quale modalità di selezione di individui che appartengono a un gruppo al fine di rappresentarlo in sedi istituzionali. Per capirci, il fatto che delle persone chiamate a rappresentarne altre vengano estratti a sorte anziché scelte.  L’uso politico del sorteggio, seppur non molto conosciuto, è connesso alla democrazia sin dai tempi di Atene antica ed è oggi associato a numerosi tentativi di innovare le istituzioni democratiche, per esempio, con le assemblee, le giurie e i parlamenti dei cittadini e delle cittadine. Ci sono diverse altre modalità di selezione impiegate in politica, come: l’acclamazione (si pensi ad Angelino Alfano così divenuto segretario del Pdl di Berlusconi), la nomina (per i vertici delle partecipate e delle autorità di vigilanza), e ovviamente le elezioni. Ognuno di questi metodi ha alcuni pregi e limiti, che dipendono molto dal contesto e dalla modalità in cui si usano. Per utilizzare il sorteggio affinché arricchisca la vita democratica, invece che svuotarla, si devono seguire alcune accortezze di base.  Innanzitutto, il sorteggio andrebbe introdotto – non imposto – in aggiunta agli altri strumenti di rappresentanza, non in sostituzione. Il sorteggio ha diversi vantaggi, tra cui quello di facilitare la collaborazione e l’apprendimento di gruppo, e funziona efficacemente per esempio quando si mettono assieme cittadini estratti a sorte che per la prima volta si trovano a parlare e prendere decisioni su questioni politiche, come accade sempre più spesso in Europa.  Il sorteggio però non agevola l’autorganizzazione. Per esempio, quando c’è un’elezione ci si organizza per vincerla. Con il sorteggio decide il caso e quindi organizzarsi serve poco, ma senza organizzazione viene meno sia la capacità di articolare e confrontare diverse visioni, sia la possibilità di far valere il proprio voto. Sembrerà strano ma lasciare alla sorte la scelta dei rappresentanti non è necessariamente negativo in democrazia. Promuove delle logiche di funzionamento diverse da quelle della competizione, cosa di cui la nostra società ha un disperato bisogno. Un conto però è dare questa possibilità, ad esempio, a cittadini che, oltre a eleggere i rappresentanti, vengono estratti a sorte per comporre degli spazi in cui spesso per la prima volta possono riflettere e decidere assieme su questioni politiche. Altro invece è sostituire le elezioni con il sorteggio come si propone con i magistrati. Per il governo questo processo garantisce maggiore indipendenza. In realtà si disarticola la capacità di organizzarsi senza sostituirla con un’alternativa. Ciò rende i magistrati meno capaci di tutelare la propria autonomia e più dipendenti dalla politica. Il problema è lampante se consideriamo che nei nuovi Consigli superiori della magistratura (e nella prevista Alta Corte Disciplinare) i componenti che rappresentano il parlamento (un terzo del totale) verrebbero estratti a sorte da una lista fatta di laici eletti, loro sì. Nella stessa assemblea che dovrebbe garantire autonomia e indipendenza dei magistrati, i politici sceglierebbero chi potrà essere estratto a sorte, i magistrati no. Nel tentativo di «depoliticizzare» si «superpoliticizza» l’amministrazione della giustizia.  In secondo luogo, connesso a quanto detto sopra, quando si usa il sorteggio lo si fa in parallelo all’introduzione di misure di formazione e spazi di discussione. Nelle giurie cittadine, ad esempio, vengono estratti a sorte i cittadini che in spazi partecipativi innovativi e protetti vengono formati per adempiere ai compiti che li attendono (ad esempio, redigere un testo legale dopo un confronto informato). Mentre ciò è perfettamente comprensibile per cittadini che nella vita fanno altro, sembra «blasfemo» voler formare magistrati sul come si deliberi e scriva un testo legale. Anche in questo caso il sorteggio non democratizza alcunché, disarticola la rappresentanza e non si affiancano a esso strumenti che garantiscano una migliore qualità della deliberazione.  In terzo luogo, il sorteggio si usa fondamentalmente per rappresentare le diversità e includere quanti di solito sono ai margini della vita politica. Per questo motivo quando si utilizza il sorteggio nelle nuove forme di partecipazione democratica, come ad esempio nelle assemblee cittadine, lo si fa con criteri che «stratificano» il sorteggio. L’idea è avere un campione di estratti a sorte che somigli all’universo di riferimento. Nelle assemblee cittadine, ad esempio, in genere si estraggono il 50 per cento di uomini e di donne (tutelando quindi la parità di genere), persone con diversi livelli di educazione scolastica o di reddito (dando quindi la possibilità di partecipare a chi di solito lo fa meno) e diversa provenienza geografica (per evitare di rappresentare solo alcune aree). Nel caso in questione verosimilmente l’intento non è rappresentare la diversità e infatti ciò non c’è proprio (l’eccezione è che il sorteggio si restringe ai magistrati più anziani per l’Alta Corte Disciplinare, quindi in maniera da escludere i giovani). In generale, utilizzare il sorteggio per un gruppo di persone tendenzialmente omogenee (quantomeno dal punto di vista educativo e di distribuzione sul territorio come i magistrati) è piuttosto singolare. Infatti, lo si usa di solito quando l’universo di riferimento è una città, una regione o un intero paese, non un organo dello Stato. Questa idea, che di democratico ha poco, non ha neanche granché di innovativo dato che, come notom il primo a proporre l’uso del sorteggio per gli organi della magistratura fu il capo del Movimento Sociale Italiano, Giorgio Almirante nel 1971. Ovviamente la proposta, che oltre 30 anni dopo è al centro del dibattito politico, non ricevette alcuna attenzione. Per concludere, giungiamo alla tesi secondo cui il sorteggio contrasta le correnti e premia il merito, ossia il cuore della proposta di riforma che ha come intento fondamentale quello di neutralizzare le logiche interne del Csm. La questione è legittima, le istituzioni, tra queste la magistratura, sono tutt’altro che impeccabili. Come discusso però, il cambiamento proposto avviene al costo di sacrificare la capacità di darsi una rappresentanza organizzata. O meglio, il passaggio dall’elezione al sorteggio sposta l’attenzione dall’organizzazione della rappresentanza alla neutralizzazione delle reti, facendo venire meno la costruzione di visioni programmatiche e la responsabilizzazione interna. Mentre i magistrati sorteggiati non dovrebbero rispondere agli altri magistrati, l’influenza della politica non viene toccata: una situazione che difficilmente giova all’indipendenza e all’autonomia della magistratura. La politicizzazione non si riduce, si squilibra a favore dei politici. Il sorteggio prospetta non una magistratura meno esposta alla politicizzazione ma più assoggettata a chi detiene il potere politico.  Riguardo alla questione del merito invece, come visto, non c’è alcun dispositivo che metta i magistrati in condizione di fare un lavoro migliore nei nuovi Csm estratti a sorte. Ovviamente non c’è neanche alcun legame tra il «merito» di una persona e l’essere sorteggiato. Detto ciò, anche se non si può escludere che il merito abbia un ruolo nella scelta dei rappresentanti che si candidano e che si votano, le elezioni possono certamente premiare l’appartenenza anziché il merito. Questo però si applica a ogni tipo di elezione, a partire da quella dei nostri rappresentanti in parlamento. Anzi, è verosimile che ci siano più dubbi sui meriti dei politici che su quello dei magistrati, che comunque sono soggetti a una selezione pubblica incredibilmente stringente. Il punto è che il sorteggio non deve sostituirsi all’elezione senza per di più prevedere alcuno spazio di valorizzazione delle logiche cooperative che introduce. Il sorteggio così proposto è un’anomalia, non appropriata né nei confronti della magistratura né di qualsiasi altro gruppo che provi a darsi una rappresentanza democratica istituzionale.  LEGGI ANCHE… MERITOCRAZIA LA STRANA STORIA DELLA MERITOCRAZIA Salvatore Cingari IL SORTEGGIO COME STRUMENTO DEMOCRATICO  Esempi di impiego democratico del sorteggio ce ne sono molti in Europa: le camere dei cittadini che affiancano quelle elettive, a Parigi o Bruxelles, le assemblee cittadine su temi ostici quali il clima, il benessere delle future generazioni. Il sorteggio si usa anche per creare spazi di dibattito pre-referendario. Un gruppo di cittadini estratto a sorte è chiamato a lavorare assieme per diversi giorni per informarsi, riflettere ed esprimersi nel merito di un referendum. Le loro valutazioni vengono poi condivise con il resto della cittadinanza. Ovviamente per il Referendum sulla magistratura (o qualsiasi altro referendum in Italia) questa possibilità nemmeno si è mai considerata, non sia mai che i comitati referendari perdano il controllo della narrazione. Più in generale in Italia né il governo attuale né quelli che l’hanno preceduto hanno mai mostrato interesse a tali innovazioni democratiche. Non mi riferisco tanto al fatto che, ad esempio, a livello nazionale, siamo praticamente l’unico paese dell’Europa occidentale a non avere sperimentato nemmeno una semplice assemblea cittadina. Rifletto sul fatto che la classe politica e la cultura politica dominante, che tendenzialmente ignorano o avversano l’innovazione democratica, si accorgono del sorteggio solo per usarlo senza alcun legame con la democratizzazione.  Ci si potrebbe chiedere però: se il sorteggio piace tanto, perché i politici non lo sperimentano a partire da loro stessi? Certo, creare spazi di vita politica popolati da cittadini estratti a sorte, a fianco di quelli eletti, comporterebbe una redistribuzione di potere verso i cittadini e questo sarebbe un problema per chi il potere politico se lo tiene ben saldo. Eppure gli organi elettivi non brillano per capacità di rappresentanza a giudicare dai livelli di astensionismo, e non è detto che si riesca a lungo a esercitare il potere infischiandosene beatamente di questo aspetto elementare.  Introdurre delle camere dei cittadini estratti a sorte, ad esempio, farebbe tre cose democraticamente sensate che l’utilizzo del sorteggio nella riforma della magistratura non fa. Aggiungerebbe una nuova forma di rappresentanza, quella per sorteggio, che a oggi è preclusa alla cittadinanza. Aumenterebbe la diversità all’interno delle nostre istituzioni. Queste sono a oggi popolate prevalentemente da maschi, laureati (in poche discipline molto specifiche) e/o persone con patrimoni consistenti. Si riproducono le diseguaglianze che già esistono in società, a esclusione di tutti gli altri, che pure qualcosa da dire lo avrebbero. Infine, aprire a forme di partecipazione innovativa offrirebbe la possibilità di sperimentare il confronto tra vedute diverse e la presa di decisioni da parte di cittadini ai quali, a oggi, ciò che viene offerto in abbondanza sono scontri calati dall’alto e tanta propaganda. *Andrea Felicetti è docente di Scienza Politica all’Università di Padova. Si occupa di democrazia, innovazione e governance. L'articolo Teoria e critica politica del sorteggio proviene da Jacobin Italia.
March 18, 2026
Jacobin Italia
Dossier Mobilità – 25 marzo terzo incontro: Metropolitane
Proseguono gli incontri sui capitoli del Dossier mobilità di Carteinregola presentato il 4 dicembre 2025, con il punto della situazione sugli interventi e i progetti della mobilità della Capitale, e le domande inviate all’Assessore Patanè mercoledì 25 marzo alle 18  sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola parleremo delle Metropolitane  Queste le domande inviata all’Assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè LE DOMANDE DI CARTEINREGOLA PER LE METROPOLITANE 1. Si è parlato spesso della incompatibilità della co-presenza dei cantieri della metropolitana e del tram ma ci risulta che siano state progettate e presentate nella conferenza dei servizi  della tratta T2 della metro C soluzioni di convivenza del tram durante la cantierizzazione per la realizzazione della stazione della metropolitana Chiesa Nuova. Chiediamo conferma sulla inesistenza di incompatibilità tra cantieri della metro C e delle linee tranviarie. In particolare, possono essere messi in opera contemporaneamente i cantieri della stazione metro C Chiesa Nuova e della  TVA a Corso Vittorio Emanuele? E, parimenti, può essere messo in opera contemporaneamente nell’0area di via Barletta il cantiere della stazione metro C Ottaviano e quello dei due rami tramviari verso Ponte della Musica-Auditorium e piazzale Clodio? 2. La tratta T1 della metro C, finanziata in extremis nel 2025 con l’intervento della Regione, ha visto approvato il progetto definitivo ma, secondo notizie ufficiose, con un definanziamento di alcune opere accessorie sia per il materiale rotabile che avrebbe dovuto essere implementato per l’allungamento della linea fino a Farnesina, sia per il parcheggio di scambio multipiano della Farnesina, sia per la prevista croce di inversione dei treni dopo piazzale Clodio (variante della tratta T2). Chiediamo una conferma di questi definanziamenti e se sono state previste strategie per fare fronte alle conseguenze che potranno avere sull’efficacia del nodo di scambio, sulle frequenze dei passaggi della linea nelle ore di punta, sulla possibilità di mantenere la linea elastica in caso di guasto senza interrompere l’intera tratta Farnesina-Venezia. 3. Fu redatto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Anagnina verso Romanina ed uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Con l’ultimo PUMS è stato abbandonato il progetto di una metro in favore di una versione più leggera di metrotramvia. E’ stata così approfondita una soluzione alternativa sul tracciato Anagnina-Torre Angela. E’ definitivo il perseguimento della soluzione alternativa della metrotramvia? Quale è lo stato attuale della progettazione? C’è la copertura finanziaria? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 4. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Battistini verso Torrevecchia. Secondo gli ultimi dati presi da Roma Metropolitane è stata prevista la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 2 km con 2 stazioni e la realizzazione di 2 nodi di scambio a Bembo e Torrevecchia. Quale è lo stato del progetto di prolungamento della Metro A di Roma oltre Battistini verso Torrevecchia? Resta valida l’idea del prolungamento oltre Torrevecchia fino a Casa Selce con tecnologia funiviaria? C’è la copertura finanziaria? Quali sono i tempi previsti per progettazione-conferenza servizi-cantierizzazione-messa in esercizio? 5. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro B  dopo Rebibbia. Il prolungamento della Linea B è previsto nel vigente Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), approvato con Delibera n. 79 del 13.12.2024 dal Consiglio della Città Metropolitana di Roma Capitale. Lo scenario progettuale del DOCFAP approvato prevede due tratte funzionali: Rebibbia – Casal Monastero e Casal Monastero – Setteville). Si prevede di redigere il PFTE (Progetto di fattibilità tecnico economica) della prima tratta funzionale prevista nel PUMS nel biennio 2026-2027. Il tracciato della prima tratta funzionale definita dal DOCFAP è lungo circa 3,5 km e interessa il territorio del Municipio IV. Si snoda lungo via Tiburtina a partire dal tronchino terminale della stazione Rebibbia, all’altezza del Carcere omonimo, e prosegue attraverso i quartieri S. Basilio e Torraccia fino all’abitato di Casal Monastero, oltre il Grande Raccordo Anulare. Sono previste 3 stazioni, un nodo di scambio terminale di livello metropolitano per il trasporto pubblico e privato e un tronchino terminale per la sosta notturna dei treni. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione di queste due tratte funzionali? Dai dati presi da Roma Metropolitane i tempi stimati dei lavori ammontano a 7 anni. Visti i tempi previsti per le fasi progettuali e le incertezze dei finanziamenti l’opera appare di difficile realizzazione. 6. E’ nelle previsioni il prolungamento della linea dal capolinea Laurentina alla frazione Trigoria, oltre il GRA con la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 6 km con 4 stazioni e la creazione di un nodo di interscambio in un’area prossima all’abitato di Trigoria. Fu redatto uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 7. Il progetto di prolungamento del ramo B1 della Metro B dopo Jonio verso Bufalotta e lo scambiatore A1 nord ha come obiettivo il collegamento delle zone di via Monte Cervialto, Serpentara e Colle Salario. Secondo il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), i treni della linea B1 saranno estesi per servire queste aree densamente popolate. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 8. Tutte le stazioni ferroviarie sono potenziali hub della mobilità sostenibile. La redazione del PUMS sia del Comune di Roma che della Città Metropolitana hanno rappresentato una occasione di collaborazione tra le Ferrovie dello Stato (FS) e l’Amministrazione Comunale per ridefinire il ruolo delle stazioni ferroviarie nel contesto territoriale, focalizzando su di esse un’ampia serie di progetti mirati allo sviluppo di sistemi integrati di mobilità sostenibile, con particolare riferimento a:  TPL, Mobilità ciclistica, Mobilità pedonale, Shared mobility, Parcheggi di scambio e aree di sosta, Colonnine di ricarica per mezzi elettrici, Infomobilità. Quale è la situazione per la trasformazione delle stazioni ferroviarie in hub multimediali al fine di favorire lo scambio gomma-ferro? 9. ll raddoppio della tratta ferroviaria tra Valle Aurelia e Vigna Clara è la penultima tratta del cosiddetto “Gra ferroviario” della Capitale. Quali sono le reali prospettive di realizzazione dell’Anello Ferroviario e della sua completa utilizzazione sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci? Si possono inviare domande sul tema scrivendo a: laboratoriocarteinregola@gmail.com Vedi anche Metro C: il progetto raccontato alle Commissioni del I Municipio (e una richiesta di Carteinregola alle istituzioni) * Vai alla presentazione della serie di webinar con la registrazione dell’incontro introduttivo del 16 febbraio 2026 * vai alla registrazione dell’incontro sul cap. 7 Piano Urbano Parcheggi (e le modiffiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi)dell’11 marzo 2026 * Vai al Capitolo 4 del Dossier Mobilità Capitolo 4 Metropolitane  e Ferrovie Regionali I PROSSIMI INCONTRI * mercoledì 8 aprile alle 18 Tram * mercoledì 22 aprile alle 18 Nodi Intermodali  e Parcheggi di Scambio * mercoledì 6 maggio alle 18 Ciclabilità * mercoledì 20 maggio alle 18 Aree Pedonalizzate – Z 30 e Isole Ambientali * mercoledì 3 giugno 2026 alle 18 Bus Turistici 18 marzo 2026 per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 18, 2026
carteinregola
Referendum costituzionale: NO a una riforma inutile e dannosa
Sicuramente è importante partecipare al voto nel referendum costituzionale del prossimo 22-23 marzo: in primo luogo, perché la partecipazione al voto è opportuna e auspicabile, in un momento storico in cui la disaffezione alla politica e l’indifferenza sono molto diffuse, … Leggi tutto L'articolo Referendum costituzionale: NO a una riforma inutile e dannosa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Rigassificatore di Piombino: il colpo di mano del Governo Meloni
Dopo tanti silenzi, mezze verità , false promesse, maldestri tentativi, dopo tante lotte, il Governo Meloni ha deciso. Con decreto legge n.32 dell’11 marzo 2026, in G.U. Il 12 marzo, il cosiddetto Decreto commissari, il Governo ha stabilito che la … Leggi tutto L'articolo Rigassificatore di Piombino: il colpo di mano del Governo Meloni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Pia Pera. Scrivere il giardino per (ri)scrivere il mondo
In una lunga recensione a L’arcipelago di Longo Maï (Baldini & Castoldi, 2000), Goffredo Fofi definisce Pia Pera uno «strano personaggio delle nostre lettere» (“Lo straniero”, 13/14, 2001, p.2 6). Traduttrice dell’Onegin di Puskin (Venezia, Marsilio, 1996) e di … Leggi tutto L'articolo Pia Pera. Scrivere il giardino per (ri)scrivere il mondo sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.