Women State Trafficking: l’appello di RR[X]Dal giugno 2023 a oggi, almeno 7.400 persone sono state vendute come merce umana
alla frontiera tra Tunisia e Libia. Si tratta di una stima per difetto. Esseri
umani in cambio di denaro. O scambiati con carburante e droga. Opera di agenti
in divisa, ufficiali di stato della Garde Nationale Tunisienne ed altrettanti
colleghi, di stato e non, libici. I fondi che hanno contribuito e continuano a
costruire l’infrastruttura logistica di questa filiera sono europei.
Questo è ciò che documenta Women State Trafficking, il secondo rapporto di RR[X]
1, pubblicato sulla base di 33 nuove testimonianze raccolte tra dicembre 2024 e
febbraio 2026. Donne, uomini, minori, madri con neonati in braccio, donne
incinte. Sono storie che lasciano solchi, che non si vorrebbero sentire per la
violenza che trasudano, che ricordano l’assurdità di un mondo in cui tutto
questo è possibile, legale, impunito.
Le abbiamo portate a Bruxelles, alla sede del parlamento Europeo.
IL RAPPORTO, IN SINTESI
Women State Trafficking è la prosecuzione del primo rapporto State Trafficking
(presentato a gennaio 2025) e si concentra sulle violenze di genere subite dalle
donne migranti e rifugiate nel corso delle operazioni di espulsione, vendita e
detenzione tra Tunisia e Libia.
Il sistema, ampiamente documentato, funziona in modo stabile e reiterato:
arresti arbitrari fondati sul colore della pelle, trasporto verso la frontiera
con grandi bus o camion destinati al bestiame, detenzione in gabbie metalliche
sotto antenne ad alta tensione, vendita a gruppi armati libici, che poi
trasportano e recludono nelle prigioni di Al Assah, Bir Al-Ghanam, Characharah.
La caserma della Garde Nationale Tunisienne di El Meguissem è il nodo principale
di questa catena in Tunisia. Precede la vendita. Intorno a essa, diversi
testimoni hanno descritto fosse comuni, cadaveri, corpi abbandonati nel deserto.
Poi, l’acquisto e l’arrivo nelle prigioni libiche.
Le interviste descrivono un ciclo di violenza articolato in tre fasi:
* deumanizzare, attraverso umiliazioni pubbliche, distruzione dei documenti,
annientamento giuridico e fisico, privazione di cibo, acqua e cure mediche.
* Violentare: stupri sistematici da parte di agenti in divisa sia in Tunisia
che in Libia, perquisizioni intime su donne e bambini, violenze fisiche e
psicologiche, veri e propri atti di tortura.
* Prostituire: attraverso un sistema di schiavitù per debito in cui le donne
che non possono pagare il riscatto vengono avviate al lavoro sessuale forzato
o in case di prostituzione forzata o presso privati. Gli uomini sono invece
destinati allo sfruttamento lavorativo. Il corpo delle donne vale di più: ha
un prezzo più alto, segue spesso traiettorie carcerarie separate da quelle
degli uomini, inclusi i mariti, i padri dei loro figli.
> Non c’è una singola testimonianza raccolta in questi due rapporti che non
> menzioni la morte di qualcuno.
NESSUNO PUÒ DIRE DI NON SAPERE
Il sistema di Tratta di Stato tra Tunisia e Libia è documentato. È
geolocalizzato. Ha nomi, coordinate, uniformi. Una caserma in Tunisia ha le
coordinate esatte. El Meguissem. Ci sono prigioni in Libia: Al Assah. Bir el
Ghanam, CharaCharah. Le prime due sono state localizzate. In Libia, c’è persino
una parola che spiega la vendita al dettaglio, il barnamiche.
Alla pubblicazione del primo rapporto, il governo tunisino ha parlato di
“notizie false”. La Commissione europea non ha avviato nessuna indagine. Il
Parlamento Europeo, nel febbraio 2026, ha inserito la Tunisia nella lista dei
“Paesi di origine sicuri” e nella lista di Paesi Terzi sicuri. Le nostre
segnalazioni, ripetute e documentate, hanno avuto come sola risposta
dichiarazioni di circostanza. Grazie al lavoro legale di ASGI, due sopravvissuti
alla tratta di stato, oggi in Italia, hanno depositato ricorsi contro la Tunisia
presso la Corte Africana sui Diritti dell’Uomo e dei Popoli.
> Nessuno oggi può più dire di non sapere.
IL CORAGGIO DEI TESTIMONI, IL DOVERE DELLA DENUNCIA, IL RICHIAMO ALL’AZIONE
I testimoni hanno parlato, raccontato. Per farlo hanno rivissuto la violenza di
quei lunghi mesi di soprusi. Violenze reiterate ad ogni arresto, ad ogni
rapimento, ad ogni cattura in mare. Hanno messo in gioco la propria incolumità
perché la loro voce fosse portata di fronte alle istituzioni. Ci hanno
facilitato il compito fornendo dettagli, date e luoghi, dolorose memorie. Ci
hanno permesso di ascoltare altre persone, anch’esse sopravvissute agli orrori.
Alcuni di loro, da allora, sono scomparsi. Altri sono stati nuovamente arrestati
e deportati. La maggior parte vive ancora in Libia, esposta al rischio di nuovo
sequestro. Alcuni hanno attraversato il mare, continuando a lottare e perseguire
la volontà di arrivare in Europa per costruirsi un futuro.
Come RR[X] abbiamo scelto di lavorare anonimi: viviamo in un mondo contorto in
cui chi denuncia può essere perseguito. Lavoriamo anonimi perché non sono i
nostri nomi o le istituzioni a cui apparteniamo ad avere importanza, ma le
storie che raccontiamo. Abbiamo raccolto e analizzato 63 testimonianze su 59
diverse operazioni di espulsione. Abbiamo condiviso le coordinate geografiche
dei luoghi della tratta con funzionari di agenzie internazionali e organismi
dell’Unione Europea. Abbiamo portato le voci delle vittime al Parlamento
Europeo, alla Camera dei Deputati, al Senato italiano, al Consiglio dei Diritti
Umani dell’ONU a Ginevra, al Tribunale Permanente dei Popoli a Palermo.
Continueremo a raccogliere voci e testimonianze finché l’orrore non finirà, a
trasmettere la violenza attraverso le parole di chi l’ha subita. Non sono certo
le testimonianze a mancare. Ma non possiamo continuare noi soli, perché non è
più il tempo della sola ricerca.
IL NOSTRO È UN APPELLO
Ora pensiamo sia il momento di azioni concrete: poco importa se siano semplici o
eclatanti.
È il momento per la società civile, europea e non, di intervenire, di agire, di
provare direttamente a cambiare una situazione di ingiustizia radicale. Altre
esperienze – quella della flottilla tra le più recenti – dimostrano che questo è
possibile. E’ il momento di costruire un’azione che provi ad interrompere la
riduzione in schiavitù di migliaia di persone in nome della Fortezza Europa. Il
nostro è un appello al mondo della solidarietà e dell’antirazzismo, al movimento
femminista e transfemminista, alla flotta civile e agli equipaggi di terra, alle
organizzazioni di difesa dei diritti umani, a quanti nelle istituzioni lottano
per la giustizia sociale e la libertà di movimento.
Continuiamo a diffondere questo rapporto. Parliamone. Portiamolo nelle scuole,
nelle università, nelle redazioni, nei teatri, nelle parrocchie e nei centri
sociali, nei nostri gruppi, nelle nostre reti, nel mondo di cui facciamo parte.
Facciamolo conoscere e diffondiamo le voci dei sopravvissuti e delle vittime.
Perché i rapporti che abbiamo scritto non devono restare letteratura per esperti
e addetti ai lavori.
Chiediamo ai rappresentanti politici di prendere posizione a livello locale,
nazionale, europeo; di andare a ispezionare i luoghi che sono finanziati con i
soldi dei contribuenti europei. La caserma di El Meguissem in Tunisia, le
prigioni di Al Assah, Bir Al-Ghanam, Characharah in Libia. Sono lager della
tratta di stato. Devono essere chiusi.
Sosteniamo le azioni legali già in corso e moltiplichiamole. Portiamo le voci
dei testimoni di fronte a tribunali nazionali e Corti Internazionali.
Apriamo un corridoio umanitario immediato. Mettiamo in sicurezza i testimoni,
perchè sono tutti in condizioni di pericolo. Solo 8 su 63 sono ora in un paese
sicuro.
Le politiche di esternalizzazione delle frontiere verso Tunisia e Libia, hanno
determinato la diminuzione degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo
Centrale. E’ un dato reale. Ma le cifre che si abbassano hanno il prezzo di
migliaia di persone che affogano e di esseri umani catturati e destinati al
mercato degli schiavi. I finanziamenti europei destinati alla gestione delle
frontiere tunisine e libiche, che alimentano le infrastrutture della tratta di
stato, devono essere sospesi finché le responsabilità non saranno accertate.
Ognuno di noi può fare qualcosa.
Ora.
1. RR[X] è il gruppo di ricerca internazionale autore dei rapporti State
Trafficking e Women State Trafficking. Opera in forma anonima per garantire
la sicurezza dei testimoni e la possibilità di continuare il lavoro di
documentazione.
Per informazioni: statetrafficking@onenetbeyond.org
Ufficio stampa: redazione@meltingpot.org ↩︎