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In migliaia a Bologna chiedono “Giustizia e verità per Fakir”. La risposta sono lacrimogeni e idranti
Migliaia di persone hanno riempito ieri pomeriggio Piazza del Nettuno a Bologna per chiedere verità e giustizia per Fakir, l’uomo di 43 anni morto durante l’intervento della polizia al Pilastro, il quartiere popolare bolognese più noto e contraddittorio. Vedere la grande piazza piena di gente che protestava contro un nuovo […] L'articolo In migliaia a Bologna chiedono “Giustizia e verità per Fakir”. La risposta sono lacrimogeni e idranti su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
Perù. Studenti del PRONABEC: difendiamo una politica delle borse di studio all’insegna dell’uguaglianza
Lunedì 13 luglio, studenti, borsisti ed ex borsisti del Programma Nazionale di Borse di Studio (PRONABEC) hanno organizzato una manifestazione decentralizzata nelle città di Lima e Cusco. Gli studenti chiedono che venga estesa a 60 giorni la consultazione pubblica sul progetto di modifica del regolamento del PRONABEC che l’amministrazione entrante intende attuare e che snaturerebbe questo programma sociale di sostegno all’istruzione rivolto ai peruviani con eccellenza accademica e scarse risorse economiche. «Il progetto di modifica del regolamento della Legge n. 29837 snatura la finalità del PRONABEC, poiché inasprisce i motivi di revoca della borsa di studio, riduce i sostegni, dà priorità ai criteri del mercato del lavoro e trasferisce il rischio allo studente, colpendo principalmente chi ne ha più bisogno», hanno sottolineato gli studenti. La mobilitazione è stata indetta dalla Federazione degli Studenti del Perù (FEP), dal Fronte Nazionale dei Borsisti, Ex-borsisti e Candidati del Perù (FRENABEP), dall’Accordo Storico Cittadino (AHC), dalla Confederazione degli Studenti Universitari del Perù (CEUP) e dal Blocco Universitario della Coordinatrice delle Università di Lima e Callao. La manifestazione si è svolta nelle principali arterie di Lima Metropolitana e nella città di Cusco. CAMBIAMENTO DELLA POLITICA PUBBLICA IN MATERIA DI BORSE DI STUDIO I rappresentanti delle istituzioni promotrici hanno denunciato che il processo di modifica della normativa si sta svolgendo in un contesto di forte instabilità politica (successione di quattro ministri tra il 2021 e il 2026) e di cambiamento di modello (quello attuale mira a garantire le pari opportunità nell’istruzione superiore, mentre il prossimo darebbe priorità alla sostenibilità di bilancio a breve termine). «Non si tratta di un aggiornamento amministrativo del regolamento, bensì di una ridefinizione sostanziale della politica nazionale in materia di borse di studio», sottolineano. «Le modifiche proposte inaspriscono i motivi di revoca della borsa di studio, limitano il cambio di corso di laurea e di istituto, eliminano il finanziamento dei corsi ripetuti, riducono i benefici finanziabili — specialmente nelle borse di studio post-laurea — e concentrano le decisioni, un tempo prese in modo collegiale, in organi amministrativi. Nel complesso, aumentano le barriere all’accesso e alla permanenza, trasferiscono il rischio accademico e finanziario dallo Stato al borsista e indeboliscono la tutela che giustifica l’esistenza di una politica pubblica in materia di borse di studio», hanno aggiunto. CAL: LA MODIFICA AL REGOLAMENTO COSTITUISCE UN’INGIUSTA BARRIERA Da parte sua, l’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), guidato dalla dott.ssa Delia Espinoza, ha espresso il proprio sostegno agli studenti e ha respinto le modifiche al PRONABEC. Ha manifestato «profonda preoccupazione e rifiuto istituzionale nei confronti della proposta di modifica di 27 articoli del Regolamento della Legge n. 29837 del PRONABEC». A livello istituzionale, hanno messo in guardia dall’impatto negativo della presunta riforma, poiché: D’altra parte, il direttore esecutivo del PRONABEC, Enrique Chon, ha spiegato che la proposta di modifica mira a ripristinare il carattere meritocratico del programma e che ciò è necessario a causa dell’aumento dei casi di scarso rendimento durante il periodo 2024-II, in cui 857 borsisti sono stati ripetutamente bocciati in alcune materie. * «Contravviene agli obiettivi nazionali di miglioramento dell’istruzione: la riforma introduce barriere restrittive agli attuali benefici, contraddicendo gli obiettivi educativi della Nazione; * Viola il diritto umano all’istruzione: tale diritto è pienamente riconosciuto in strumenti internazionali quali il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione dell’UNESCO, il Protocollo di San Salvador, tra gli altri. * Contravviene agli obiettivi e alle politiche dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) in Perù». Da parte loro, gli studenti hanno giudicato insufficiente il periodo di 15 giorni di calendario previsto per la consultazione pubblica, poiché limiterebbe la partecipazione di tutte le parti coinvolte (borsisti, ex borsisti, candidati, università, istituti e altri attori). Inoltre, hanno esortato a comprendere la situazione particolare di molti borsisti, che si trovano principalmente in condizioni di vulnerabilità economica. DIALOGO APERTO Alla chiusura di questa edizione, gli studenti e i rappresentanti delle istituzioni hanno riferito che oggi, martedì 14, hanno tenuto un incontro con il ministro dell’Istruzione, Jorge Marticorena Mendoza, e la deputata Ruth Luque, durante il quale hanno chiesto di annullare il progetto di modifica o di estendere il periodo di consultazione nell’ambito del processo di dialogo. Inoltre, continueranno le manifestazioni davanti al ministero competente, affinché le loro richieste vengano ascoltate. Redacción Perú
July 16, 2026
Pressenza
Cala Finanza ,proteste contro il resort di lusso
Nelle scorse settimane Cala Finanza, un tratto di costa della Gallura di fronte all’isola di Tavolara in Sardegna, è stata al centro della mobilitazione del basso che si è opposta al progetto cosiddetto “Tavolara Bay”. Un progetto promosso dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che prevedeva la realizzazione di un glamping/mega resort di lusso all’interno di un’area naturale protetta. Il progetto aveva inizialmente ottenuto il via libera attraverso la procedura straordinaria della detta ZES Unica, una procedura accelerata che consente di scavalcare gli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica. Da qui è nata una mobilitazione molto ampia ed eterogenea culminata nella mobilitazione del primo luglio proprio a Cala Finanza. Pochi giorni fa poi, il Consiglio comunale di Porto San Paolo ha revocato la delibera che aveva aperto la strada al progetto ed è stata ritirata l’Autorizzazione Unica. Ne parliamo con una compagna da Cagliari che ha attraversato la mobilitazione.
Cala Finanza ,proteste contro il resort di lusso
Nelle scorse settimane Cala Finanza, un tratto di costa della Gallura di fronte all’isola di Tavolara in Sardegna, è stata al centro della mobilitazione del basso che si è opposta al progetto cosiddetto “Tavolara Bay”. Un progetto promosso dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che prevedeva la realizzazione di un glamping/mega resort di lusso all’interno di un’area naturale protetta. Il progetto aveva inizialmente ottenuto il via libera attraverso la procedura straordinaria della detta ZES Unica, una procedura accelerata che consente di scavalcare gli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica. Da qui è nata una mobilitazione molto ampia ed eterogenea culminata nella mobilitazione del primo luglio proprio a Cala Finanza. Pochi giorni fa poi, il Consiglio comunale di Porto San Paolo ha revocato la delibera che aveva aperto la strada al progetto ed è stata ritirata l’Autorizzazione Unica. Ne parliamo con una compagna da Cagliari che ha attraversato la mobilitazione.
July 6, 2026
Radio Blackout
Grande manifestazione a Cala Finanza, la Sardegna si ribella contro il resort di lusso a Tavolara
Dalla mattina del 1° luglio le bandiere dei Quattro Mori hanno riempito lo spiazzo dei parcheggi, trasformando un angolo di Gallura in un presidio popolare che ha richiamato centinaia di persone da tutta l’isola e dalla penisola. Il tam tam sui social ha fatto il resto: la protesta contro il progetto del resort di lusso targato Tavolara Bay srl – società italo‑brasiliana del gruppo JHSF – è diventata una mobilitazione di massa. Il progetto prevede un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro, in uno dei tratti più delicati della costa orientale sarda. A promuovere la manifestazione è un fronte ampio e trasversale di singoli cittadini e associazioni ambientaliste, affiancate da una rete sempre più fitta di comitati, movimenti e realtà sociali dell’isola. Tra i soggetti coinvolti compaiono, tra gli altri, Surra, Sos Cala Finanza, Unigicom, Bardianía de sa Nurra pro sa Sardigna, Gruttes, Nurnet, MAS Movimento ambiente Sardegna e il Gruppo d’intervento giuridico (Grig), Comitato Costituzione Attiva di Sassari,Italia Nostra e WWF (e tante altre sigle che si sono aggiunte). Una composizione eterogenea che unisce ambientalismo organizzato, attivismo civico e identità territoriali. Per i manifestanti, Cala Finanza è “patrimonio di tutti”, un bene comune che non può essere sacrificato alla speculazione immobiliare. Dal palco improvvisato arrivano parole dure, radicate nella storia di lotte della Sardegna. Gli attivisti ricordano come siano stati proprio i cittadini di Porto San Paolo a “scoperchiare il vaso di Pandora”, portando alla luce procedure opache, varianti urbanistiche approvate e poi revocate, intrecci tra amministratori e progettisti. Una vicenda che, secondo molti, sarebbe avanzata in silenzio se non fosse intervenuta la comunità locale. Il presidio viene definito “sentinella del territorio”: un luogo dove la comunità si riconosce, si organizza, si difende. “La resistenzialità sarda non è una moda – scandisce un manifestante – è identità, è dignità. Ci stanno togliendo libertà e terra, ma noi siamo qui per difenderle”. Al centro della protesta c’è anche la nuova normativa sulle Zone Economiche Speciali (ZES). Una cornice legislativa che, dopo le modifiche introdotte prima dal decreto Draghi e poi dal decreto Meloni, permette di esautorare i Comuni dalle competenze urbanistiche, estendendo le ZES a tutto il Mezzogiorno. Per gli attivisti, Cala Finanza è il caso di scuola: un precedente che potrebbe aprire la strada a centinaia di interventi simili. Gli organizzatori chiedono alla Regione Sardegna di impugnare la legge nazionale istitutiva delle ZES, utilizzando lo strumento previsto dallo Statuto. Una richiesta politica precisa, che punta a bloccare il meccanismo alla radice. Sul fronte istituzionale, il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha revocato la delibera che riclassificava l’area di Cala Finanza, ma non la più sostanziale. Ora tutto passa al Tar Sardegna, che l’8 luglio dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dall’associazione ambientalista GrIG contro la procedura ZES approvata dal governo. Ma la protesta di Cala Finanza va oltre i confini regionali e ha un forte valore simbolico a livello nazionale e non solo: ricorda le mobilitazioni dei fenicotteri in Albania. Sono arrivati da ogni parte della Sardegna, ma anche dalla Toscana e da diverse regioni della Penisola, per partecipare alla manifestazione organizzata a difesa di Cala Finanza e Punta la Greca. Con lo slogan “Cala Finanza patrimonio di tutti”, i partecipanti hanno voluto esprimere in modo chiaro la propria contrarietà ai progetti che, a loro avviso, rischiano di compromettere uno degli angoli più suggestivi e incontaminati del territorio. Tra i manifestanti c’era chi ha percorso centinaia di chilometri per essere presente. «Vengo dalla provincia di Mantova e sono qui perché crediamo che Punta la Greca e Cala Finanza appartengano a tutti, siano un patrimonio dell’umanità. Basta visitare questi luoghi per capire perché debbano essere preservati e non alterati», ha dichiarato un partecipante. Dello stesso tenore l’intervento di un manifestante arrivato da Firenze: «Siamo qui per difendere questo straordinario pezzo di Sardegna, ma anche per lanciare un messaggio che riguarda tutto il Paese. Troppo spesso assistiamo a interventi che mettono a rischio il patrimonio naturale. Da toscano, temo che un giorno qualcuno possa proporre un grande resort anche in luoghi come Capraia. È necessario fermare queste logiche prima che sia troppo tardi». I promotori della protesta assicurano che la mobilitazione non si fermerà a questa giornata e che continueranno a vigilare sugli sviluppi della vicenda. «Siamo qui per difendere il diritto del popolo sardo a decidere del proprio territorio», ha affermato Pier Franco Devias, esponente del movimento indipendentista Liberu. «Non condividiamo scelte imposte dall’alto, da multinazionali o da accordi tra grandi interessi economici e lo Stato. È un diritto dei sardi scegliere liberamente il futuro della propria terra. Questa manifestazione rappresenta soltanto una tappa di un percorso più ampio di opposizione alla speculazione immobiliare e alla progressiva sottrazione di territori alla comunità locale». Nel frattempo, sul piano istituzionale si registra un importante sviluppo. Nella serata del 30 giugno il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha deciso di revocare la delibera con cui era stata riclassificata l’area di Cala Finanza, un provvedimento che aveva suscitato forti contestazioni da parte di associazioni ambientaliste e cittadini. Ora gli occhi degli attivisti si posizionano sul Tribunale amministrativo regionale della Sardegna, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna e dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) contro la procedura della Zona Economica Speciale (Zes) approvata dal governo. Una decisione considerata cruciale per il futuro dell’area e molto attesa da entrambe le parti. La sentenza potrebbe arrivare già l’8 luglio, una data che i manifestanti considerano decisiva per comprendere quale sarà il destino di uno dei tratti costieri più preziosi del nord-est della Sardegna. Nel frattempo, la Forestale dei carabinieri ha avviato accertamenti sul sito e sulla documentazione relativa al progetto. Gli esiti sono attesi in Procura a Tempio, dove potrebbero aprire un ulteriore fronte giudiziario sulla gestione dell’area e sulle responsabilità amministrative emerse nelle ultime settimane. La manifestazione del 1° luglio non è un episodio isolato. È l’ultimo capitolo di una mobilitazione che negli ultimi anni ha visto il popolo sardo opporsi a 740 progetti energetici, a speculazioni eoliche e fotovoltaiche, a interventi percepiti come aggressioni al territorio. “Non siamo pochi, non siamo disuniti – gridano dal presidio – oltre 104.000 firme raccolte lo dimostrano. La Sardegna c’è, e ci sarà sempre”. Nell’articolo originale galleria di foto e video interviste Rete #NOBAVAGLIO
July 2, 2026
Pressenza
Cagliari. Giovedi manifestazione alla Regione contro la RWM e le produzioni belliche
Sit-in sotto il Consiglio Regionale per chiedere un incontro e denunciare le gravi violazioni ambientali e il sostegno della Giunta alla produzione bellica nel Sulcis Cagliari. Un fronte ampio di associazioni ambientaliste, sindacali e pacifiste ha indetto un sit-in di protesta per il prossimo giovedì 2 luglio, a partire dalle […] L'articolo Cagliari. Giovedi manifestazione alla Regione contro la RWM e le produzioni belliche su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
VERONA: IN 4MILA PER IL TUMULTO PRIDE. DENUNCIATE MOLTEPLICI AGGRESSIONI AI MARGINI DELLA MANIFESTAZIONE
Nella prima serata di sabato 27 giugno 2026 a Verona, alla fine di un corteo “tumultuoso”, colorato e partecipato da 4mila persone, 4 persone hanno denunciato di essere state aggredite tra il centro storico e il quartiere di Borgo Trento, dove si era concluso il Pride. A renderlo noto la stessa Rete Tumulto Pride che in un comunicato parla di “intimidazioni e offese” a carattere fascista e omolesbobitransfobico. Due attivisti della Rete Verona per la Palestina e dell’organizzazione del Pride, hanno denunciato ai nostri microfoni di aver subito le aggressioni semplicemente perché portavano con loro la bandiera della Palestina. Gigi, 60 anni, attivista veronese di lunga data ma il cui volto non è particolarmente noto, è stato avvicinato da un trentenne in piazzetta Municipio, in pieno centro storico. L’uomo ha sottratto una bandiera della Palestina di 4 metri per 3, che Gigi stava riportando a casa dopo il corteo. Erano circa le ore 20. L’aggressore si è prontamente infilato in un piccolo vicolo poco frequentato ed ha aspettato Gigi “in posizione da boxer, coi pugni alzati”. Nel frattempo è stato raggiunto da tre sodali e a quel punto Gigi ha deciso di andarsene. Dopo un confronto con compagne e compagni, ha sporto denuncia. Anche Antonella, della Rete Tumulto Pride, è stata aggredita dopo il corteo per ben tre volte in una decina di minuti. Era di ritorno dal corteo nei pressi del ponte della Vittoria, altra zona centrale e molto frequentata. In compagnia di figlio e figlia adolescenti, ha chiesto a quest’ultima di fotografarla con la bandiera della Palestina. Immediatamente è stata insultata pesantemente da un uomo, anch’esso accompagnato da due figli, uno dei quali ha cercato di farlo desistere. Accusato il colpo, dopo pochissimi minuti è stata fermata da una moto “che viaggiava a velocità ridotta e sembrava circumnavigasse la zona. L’uomo a bordo ha iniziato a inveire” ordinando di chiudere la bandiera della Palestina, per poi tagliare la corda. Terza aggressione è avvenuta immediatamente dopo da parte di una dozzina di adulti che hanno iniziato “ad additarci ed insultarci”, racconta Antonella. Uno di loro ha fatto cenno di “attraversare la strada, salvo poi essere trattenuto da un altro del gruppo”, che ha poi proseguito. “Ho pensato che non fosse casuale” ha detto Antonella e “ho avuto conferma, dopo un confronto con Gigi, che le aggressioni fossero frutto di un clima di caccia all’uomo” da parte di simpatizzanti dell’estrema destra che evidentemente erano presenti numerosi nelle zone adiacenti alla piazza finale della manifestazione. Il bilancio della giornata di festa e di lotta con Giovanni Zardini della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica La testimonianza di Gigi, della Rete di Verona per la Palestina. Ascolta o scarica La testimonianza di Antonella, della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica Il Comunicato di lunedì 29 giugno inviato in redazione dalla Rete Tumulto Pride in merito alle aggressioni.  INTIMIDAZIONI, OFFESE E INSULTI AL TUMULTO PRIDE 2026. Se analizziamo questo Tumulto Pride 2026 dal punto di vista della continuità di un progetto politico nato lo scorso anno, possiamo affermare che il percorso compiuto dalle associazioni e dalle soggettività che lo hanno portato per le vie di Verona sabato 27 giugno è stato importante oltre che entusiasmante. Chi era in piazza con noi sabato ha percepito l’importanza del progetto. L’energia che si respirava era potente e i contenuti, portati in piazza anche da altre città, erano quelli alla base del manifesto politico del Tumulto Pride e perciò profondamente sentiti e convincenti. Ma dobbiamo anche segnalare alcuni episodi allarmanti che si sono verificati durante e dopo il corteo terminato in Piazza Vittorio Veneto, che hanno coinvolto partecipanti e volontariɜ della Rete Tumulto Pride, presɜ di mira da insulti e intimidazioni fasciste ed omolesbobitransfobiche. Un compagno che portava simboli della lotta del popolo palestinese, mentre tornava a casa è stato oggetto di una aggressione verbale che per poco non è diventata fisica. In un vicolo isolato in pieno centro città gli è stata strappata di mano la bandiera della Palestina ed è stato insultato per il suo impegno. L’episodio, che lo ha visto da solo di fronte a quattro aggressori, sarebbe potuto finire molto peggio se non avesse avuto la prontezza di andarsene. Una donna appartenente alla Rete Tumulto, mentre attraversava il ponte della Vittoria per tornare a casa, è stata aggredita verbalmente da alcuni passanti alla presenza dellɜ figliɜ. Unə fotografə ufficiale volontariə è statə oggetto di insulti omolesbobitransfobici da parte di suoi connazionali che evidentemente non accettavano che anche una persona  migrante possa partecipare orgogliosamente a un Pride. Anche un’altra persona ci ha segnalato via messaggio di essere stata oggetto di insulti tipo “frocio di merda” mentre stava tornando a casa dopo il corteo. Abbiamo raccontato naturalmente solo i fatti di cui abbiamo avuto testimonianza diretta. Un’altra considerazione è relativa all’aver visto un enorme spiegamento di forze dell’ordine, crediamo di poter dire mai cosi tante per un Pride a Verona. Sappiamo bene come siamo stati accoltɜ da una parte della città, tuttɜ eravamo consapevoli che in Piazza Vittorio Veneto un nutrito gruppi di fascisti si era radunato in un bar noto per le frequentazioni di estrema destra. La Rete Tumulto si è prodigata per liberare la piazza ben prima delle ore 21.00 concordate con la Questura, e uno dei motivi era proprio la salvaguardia della nostra sicurezza, l’impegno a non lasciare nessunə solə in balia di possibili aggressioni. Lo svuotamento veloce della piazza ha funzionato bene anche grazie al servizio di navette che avevamo organizzato. In questi due giorni successivi al Pride gli attacchi sono proseguiti su stampa e social, con pubblicazione di foto dove lɜ attivistɜ del Tumulto Pride che vengono presɜ di mira individualmente nel testo sono ben riconoscibili, a rischio quindi di diventare a loro volta vittime di aggressioni fasciste e omolesbobitransfobiche. Tutto ciò ci dice una sola cosa, che di Pride come il Tumulto c’è un grande bisogno a Verona. Ci impegniamo per questo a proseguire il progetto anche nel 2027. Esprimiamo vicinanza e solidarietà  a tutte le persone che hanno subito violenza durante e dopo il corteo, e vogliamo dire loro NON  MOLLATE, NON SIETE SOL* RETE TUMULTO PRIDE
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Perù: centinaia di persone in marcia per difendere il proprio voto
A seguito dell’appello lanciato dal candidato Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) per una manifestazione pacifica, centinaia di peruviani hanno sfilato lungo le principali arterie di Lima Metropolitana chiedendo trasparenza e chiarimenti sulle presunte irregolarità nel processo elettorale, segnalate da Juntos por el Perú. Nonostante il sindaco di Lima, Renzo Reggiardo, avesse disposto la chiusura del Centro Storico di Lima, con restrizioni al traffico dal 19 al 22 giugno (tramite la Delibera della Sottodirezione n. D002556-2026-MML-GMU-SER), la popolazione è scesa in strada, esercitando il proprio diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica (art. 2, comma 12 della Costituzione). La Polizia Nazionale (PN) ha garantito la sicurezza dei manifestanti durante tutto il percorso. RESTRIZIONI ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE Va sottolineato che le restrizioni alla libera circolazione si sono manifestate anche nell’accesso alle immediate vicinanze del Giurì Nazionale Elettorale (JNE) nella capitale, dove oggi venivano esaminati i due ricorsi per l’annullamento in massa dei seggi elettorali a Lima e in América, presentati da Juntos por el Perú. L’accesso ai cittadini non è stato consentito, come ha verificato il giornalista José Manrique di RNPP, ad eccezione dei residenti della zona, in un momento cruciale per il Paese che richiede la massima trasparenza. Infine, il JNE ha dichiarato infondati i due ricorsi di nullità e altri 27 relativi ai verbali elettorali contestati. LA STAMPA ALTERNATIVA HA PRESO POSIZIONE Pochi minuti prima dell’inizio della marcia dei cittadini, diversi giornalisti e operatori della comunicazione di media alternativi si sono dati appuntamento in Plaza San Martín per denunciare la stigmatizzazione che alcuni media televisivi stanno perpetrando nei confronti del lavoro della stampa alternativa. «Qui stiamo presentando la denuncia allo Stato peruviano, poiché è in pericolo la sicurezza personale e psicologica dei giornalisti della stampa alternativa; denunciamo inoltre il sequestro del nostro collega Pavel, al quale esprimiamo la nostra solidarietà, così come al collega Gorriti». Va sottolineato che ieri, 18 giugno, è stata presentata una denuncia penale tramite il documento ufficiale n. 2333-2026-PGE-PPEDCOP indirizzato al capo della Direzione delle Indagini Penali della Polizia Nazionale, contro la giornalista Claudia Cisneros, Pavel Yábar e altri, «per la presunta commissione del reato di grave turbativa dell’ordine pubblico». La denuncia avviata dalla PGE (Procura Generale dello Stato) ha suscitato l’immediato sostegno della popolazione nei confronti dei giornalisti, che in un comunicato hanno affermato: «Criminalizzare un appello alla protesta pacifica prima che si verifichino atti concreti costituisce un precedente che minaccia i diritti fondamentali tutelati dalla nostra Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani». Redacción Perú
June 20, 2026
Pressenza
No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina
Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. La manifestazione contro il summit dei 7 del mondo ha visto una partecipazione di decine di migliaia di persone con una composizione variegata e popolare che ha dimostrato anche grande determinazione. Questo corteo è andato oltre alla semplice contrapposizione al meeting internazionale, parlando dei temi centrali delle mobilitazioni degli ultimi mesi a livello europeo e non solo. No alla guerra, al riarmo, la solidarietà alla Palestina e uno sguardo alla difesa dei territori e di chi li abita portando in primo piano le istanze femministe sono stati dunque il cuore della mobilitazione. Nonostante una narrazione allarmista già in precedenza e una gestione poliziesca maldestra il corteo è stato per certi versi inedito per un territorio come la Svizzera ma, al contempo, si colloca in maniera lineare nella dinamica che vediamo a livello complessivo. Possiamo infatti registrare un’attivazione generalizzata anche in territori non scontati con un obiettivo comune che sembra tracciare le linee di un movimento nuovo contro la guerra, contro il genocidio in Palestina che sta provando a ritrovarsi e riconoscersi. Ne parliamo con Lorenzo compagno che abita a Ginevra La foto in copertina è di Tristan Wadsworth