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LIVORNO: “CHI SEMINA CEMENTO RACCOGLIE RESISTENZA”. IN 3MILA ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA SVENDITA DEL BOSCO URBANO
Almeno 3mila persone al corteo nazionale a difesa del polmone verde degli orti e del bosco urbano di Livorno, svoltosi sabato 4 settembre in centro città. Migliaia di persone in piazza per fermare il progetto di cementificazione dei 6 ettari di terreno per edificare 4 palazzine di 4 piani, più le migliaia di metri quadri di parcheggi e servizi. Infatti, grazie alle previsioni del piano operativo comunale, sia della vecchia giunta 5 Stelle, sia dell’attuale a guida PD, un costruttore privato potrà edificare sul polmone verde della città. Così, da 14 anni, l’area è occupata da un comitato di lavoratori, cittadini e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Il bilancio della manifestazione con Arianna Benedetti, del Collettivo Orto Urbano di Livorno.  Ascolta o scarica.
September 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Bari: contestazione all'Assemblea Nazionale di FdI
02:30 - Lettura del comunicato di Ex Caserema Rossani Liberata di Bari, Bari Hardcore e Collettivo Autonomo Giovanile Barese 09:00 - Corrispondenza da Piazza del Ferrarese, Bari 28:00 - Corrispondenza da Corso Cavour 38:30 - Corrispondenza da Lungomare Augusto Imperatore, inizio della zona rossa 51:50 - Corrispondenza dalla Stazione Centrale di Bari In collegamento in diversi momenti della contestazione partita alle 17:30 da Piazza del Ferrarese e conclusasi in Stazione Centrale di Bari alle 22:30 c.a. dopo aver raggiunto in corteo, in diverse zone della città, compagn oggetto di c.d. fermo preventivo. Gli 8 compagn fermat sono stat, infine, liberat.
September 4, 2026
Radio Onda Rossa
LIVORNO: CONTRO CEMENTIFICAZIONE E SPECULAZIONE CORTEO NAZIONALE IL 5 SETTEMBRE
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Un polmone verde utilizzato da cittadini e residenti in queste estati caratterizzate da caldo estremo con temperature che, complice il cambiamento climatico e l’inquinamento, saranno sempre più la normalità. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Grazie alle previsioni del piano operativo comunale, sia della vecchia giunta 5 Stelle, sia dell’attuale a guida PD, un costruttore privato potrà edificare 4 palazzine di 4 piano più migliaia di metri quadri di parcheggi e servizi. In cambio, dopo anni di cantieri e devastazione, dovrà “restituire” una porzione al Comune. Vorrebbero farci credere che tutto tornerà come prima. Anche il più ingenuo sa benissimo che non sarà così. Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratori, cittadini e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Sono stati creati 120 orti urbani autogestiti, piccole aree ristoro, sotto gli alberi, con panchine e tavoli. Iniziative culturali e politiche. Nel 2016 il vecchio proprietario, la cooperativa di costruzioni CLC, provo ad entrare con le ruspe e fu bloccata da un muro di attivisti e attiviste che impedirono l’ingresso. Furono tutti denunciati per violenza privata e poi assolti da un Giudice. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore Livornese. Stefano Frangerini. La sua impresa si è aggiudicata, negli anni, numerosi appalti per il Comune di Livorno. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero. In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero. Dal 3 al 6 settembre. A breve partiranno 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero con ogni mezzo. La difesa dell’ambiente e del verde cittadino dalla speculazione privata è un tema politico prioritario. Per noi non esistono compromessi possibili, neanche un centimetro quadrato di cemento deve essere colato. L’interesse pubblico contro il profitto privato. Il consiglio Comunale di Livorno, in maniera compatta, da destra a “sinistra” (compresa AVS), ha rigettato una mozione, presentata di consiglieri della lista civica Buongiorno Livorno e da Potere al Popolo, per impedire la cementificazione. Addirittura, la Regione Toscana si sta attivando, con delle linee di indirizzo, contro il consumo di suolo e la salvaguardia del verde. Per capire quanto siano credibili basta vedere cosa sta succedendo a Livorno con una Giunta guidata dagli stessi partiti che governano a Livorno. Questa vertenza non interessa solo la città di Livorno. Parla a tutto il Paese. Per questo motivo invitiamo tutti e tutte ad aderire e partecipare alla manifestazione del 5 settembre a Livorno. Per adesioni scrivere a: resisterealcemento@gmail.com La presentazione con Giovanni del Comitato Orti Urbani di Via Goito Livorno Ascolta o scarica 
August 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Pozzuoli. La protesta degli abbandonati
Venerdì 14 agosto è stato il secondo giorno di mobilitazione per abitanti di Via Napoli a Pozzuoli che hanno bloccato le strade del loro quartiere e del centro storico per chiedere soluzioni abitative dignitose. Molti di loro sono senza un tetto già dal 2024, quando le abitazioni di Pozzuoli hanno […] L'articolo Pozzuoli. La protesta degli abbandonati su Contropiano.
August 16, 2026
Contropiano
Argentina. Milei scatena la repressione, ma la legge sulla proprietà agli stranieri si è fermata
Nonostante le condizioni meteorologiche ostili e l’annuncio del giorno prima che il governo avrebbe rimosso la legge sulla “stranierizzazione della terra” dal suo progetto, una folla di manifestanti ha riempito la Plaza de los Congresos per chiarire che “la patria non è in vendita.” A quel punto il governo di […] L'articolo Argentina. Milei scatena la repressione, ma la legge sulla proprietà agli stranieri si è fermata su Contropiano.
August 8, 2026
Contropiano
Pozzuoli porta in piazza la rabbia contro l’emergenza bradisismo
Una folla imponente, ben oltre ogni previsione. Nonostante il caldo asfissiante di agosto, migliaia di cittadini sono scesi in strada nel centro di Pozzuoli per protestare contro la gestione dell’emergenza seguita al forte evento bradisismico del 31 luglio, che ha lasciato dietro di sé edifici lesionati, famiglie sfollate e una […] L'articolo Pozzuoli porta in piazza la rabbia contro l’emergenza bradisismo su Contropiano.
August 4, 2026
Contropiano
No all’arrivo di militari israeliani sulla nostra terra. Neanche come turisti!
Continua in queste settimane la mobilitazione per contestare l’arrivo di cittadini israeliani nel sud della Sardegna tramite voli diretti da Tel Aviv a Elmas. In occasione di arrivi e partenze da e verso Tel Aviv gruppi di manifestanti si sono incontrati all’aeroporto di Elmas (vicino a Cagliari) e con slogan, striscioni, volantinaggi e bandiere palestinesi hanno espresso la loro contrarietà alla presenza di turisti che vengono a passare le vacanze in hotel di lusso e potrebbero essere reduci da operazioni militari che significano fattiva operatività nel genocidio della popolazione palestinese. Analoghe manifestazioni si sono svolte negli aeroporti di Olbia e Alghero. In vario modo si è chiesto che i voli diretti vengano sospesi. Le reazioni di molti passeggeri da e per Tel Aviv sono state di insofferenza o rabbia, con reazioni verbali e gestuali che non hanno intimidito i manifestanti. Neanche le notifiche della questura a carico di cinque di loro (art.18 TULPS) hanno fatto recedere da successive proteste.  L’ultimo intervento in aeroporto, del 23 luglio, è stata una manifestazione insolita, realizzata in forma di concerto: il pianista Peter Waters, artista di grande qualità e fama internazionale, per più di due ore ha suonato il pianoforte a coda sistemato vicino all’ala delle partenze spaziando su un repertorio dalla musica classica al jazz; davanti a lui stava una trentina di manifestanti con bandiere della Palestina e volantini da dare a chi volesse prenderli. Di tanto in tanto Peter cantava “Palestina libera”, a cui si rispondeva “Free free Palestine”, molto semplicemente, ma ciò è bastato per causare svariate reazioni molto infastidite. Oltre che negli hotel di lusso della costa meridionale sarda come Forte Village e Chia Laguna, anche a Cagliari sono ospitati molti turisti israeliani. Infatti un’altra tappa della contestazione il 28 luglio ha preso a riferimento il Palazzo Tirso, un lussuoso hotel situato vicino al porto, e lì davanti con striscioni, bandiere, interventi e volantinaggi si è ribadito che i turisti israeliani non sono graditi perché possono essere complici diretti o indiretti del genocidio in corso in Palestina. Le iniziative sono state promosse dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, composto da una molteplicità di gruppi (tra cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università); a quella pianistica, nel quadro delle iniziative del Giovedì Bianco, ha partecipato anche il Presidio per la Palestina che manifesta tutti i giorni a Cagliari in piazza Yenne portando bandiere, striscioni e materiale informativo sulla situazione dei territori palestinesi occupati, e che il 31 luglio ha visto la partecipazione musicale della Banda Sbandati, con folta presenza di manifestanti.    Del 30 luglio e con le stesse motivazioni è la camminata al Poetto (la spiaggia di Cagliari) – sempre indetta dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, di un gruppo che portava bandiere palestinesi. Si è così replicata un’iniziativa tenutasi anche l’anno scorso. È stato bello constatare che molta gente ha espresso vicinanza alle motivazioni della manifestazione e interesse per qualche chiarimento. Queste attività di sensibilizzazione e vicinanza con la causa palestinese continueranno nelle prossime settimane portando tra le prime motivazioni la denuncia del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania, e la viva contrarietà alla presenza di turisti israeliani nella nostra terra, in quanto potenzialmente complici del genocidio.            Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia
Nell’introduzione al volume “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, il vicedirettore di “Repubblica” Carlo Bonini e ed il prefetto Franco Gabrielli – ex capo della polizia e dei servizi segreti – scrivono testualmente che: «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più […] L'articolo Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia su Contropiano.
August 1, 2026
Contropiano
Una testimonianza datata al 25 luglio 2001: G8 di Genova, 25 anni fa
Sono Raffaele Barbiero, ed oltre ad essere Segretario provinciale della Fim-Cisl Forlì-Cesena, sono il referente di un gruppo nominato “Gruppo di Affinità Forlì e dintorni” che da 3 mesi circa lavora sulle tematiche della globalizzazione, del commercio mondiale e della nonviolenza. A Forlì, nella nostra città di provenienza, abbiamo organizzato diverse iniziative: volantinaggi a feste, avvenimenti di rilievo (es. spettacolo di Beppe Grillo), ecc., una presenza difronte a Mc Donald’s, un corteo silenzioso e un concerto con lettura di poesie, un tavolino informativo nella piazza centrale della nostra città, un seminario formativo sulla nonviolenza e le dinamiche di gruppo, e, ovviamente, la partecipazione alla manifestazione del 21 luglio. Premetto che la mia è una testimonianza diretta e scriverò solo delle cose di cui sono stato testimone e che ho visto personalmente. Noi siamo arrivati alla stazione di Quarto dei Mille in treno, di lì ci siamo incamminati in una splendida giornata di sole verso Piazza Sturla da dove doveva iniziare il corteo. Eravamo in migliaia con bandiere, striscioni di tutti i colori. La sinistra, con Rifondazione era molto presente e pure formazioni straniere (greci, spagnoli, francesi). Eravamo talmente tanti che siamo stati fermi per circa mezz’ora fra l’incrocio di via Pisa, via Felice Cavallotti e via Caprera. Lì abbiamo visto una decina di ragazzi, all’apparenza giovanissimi, vestiti con la “divisa” dei famigerati Black Blocs. Un mio amico, di professione avvocato, che mi era accanto ha chiamato il 113 per segnalare di questa presenza e si è sentito rispondere pressappoco in questi termini: <Non si preoccupi, dall’elicottero controlliamo la situazione>. Il corteo iniziò a muoversi intorno alle 12/12:30 e fino a Corso Italia, in prossimità dei Giardini Gilberto Govi, vi erano stati la simpatica iniziativa di alcuni gruppi protestanti inglesi con un pullman rosso difronte alla chiesa di Boccadasse e, per me nota stonata, alcuni cori contro la polizia e gesti offensivi all’avvicinarsi dell’elicottero della polizia, per il resto un normale corteo con slogan tutt’altro che offensivi, ma relativi al tema della manifestazione. Noi (una decina di persone) sfilavamo dietro uno striscione dal titolo “La difesa popolare nonviolenta è l’alternativa alla difesa armata”. Sul lungomare, 4/500 metri prima di giungere in una grande piazza dove si doveva svoltare per la parte finale del percorso, il corteo si fermò. Si è incominciato a vedere fumo nero e poi lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine. Il corteo iniziò a indietreggiare, ordinatamente e lentamente. La strada era in leggera pendenza verso la piazza per cui si poteva scorgere di lontano che vi era della confusione, anche se non si capiva cosa succedeva. Ci siamo ammassati fra noi, poi abbiamo alzato le mani e tutti si sono messi ad urlare <nonviolenza, nonviolenza>, in lontananza si vedeva il cordone della polizia avanzare lentamente, poi si è succeduta una fitta serie di lacrimogeni e quindi ovviamente la fuga disordinata. Io e altre due persone con me ci siamo arrampicati dentro un caseggiato alle spalle di un ristorante e ci siamo ritrovati in un cortile di 50 mt per 10 dove abbiamo capito di essere “in trappola”. Un elicottero ci ha sorvolato una prima volta, alla seconda ha lanciato dei lacrimogeni, se non abbiamo ricevuto grossi danni è per la generosità di un signore genovese che ci ha aperto la porta di casa (siamo entrati in una cinquantina) e ci ha fatto lavare dal liquido dei gas. Ero molto arrabbiato perché non capivo per quale motivo bisognava lanciare lacrimogeni in un posto dove si erano rifugiati solo manifestanti impauriti, che gli occupanti dell’elicottero avevano potuto ben identificare. Dopo circa 20/30 minuti siamo usciti di casa e dopo alcuni minuti 2 poliziotti, uno in tenuta antisommossa e uno senza casco ci hanno detto di andare via di là, di ritornare indietro che tutto era tranquillo. Abbiamo ritrovato due del nostro gruppetto e mano nella mano siamo scesi e ci siamo incamminati verso il ritorno, la strada era vuota, piena solo di carta, occhiali rotti, pezzi di bandiere e altro. Per ritornare al corteo, tre/quattrocento metri dopo, siamo stati costretti ad attraversare un cordone di black blocs dotato di spranghe, bastoni, elmi di plexiglas che al nostro passaggio ci ha deriso. Siamo rimasti stupiti di come queste persone stessero tranquillamente a fare il battistrada del troncone di corteo che era arretrato notevolmente e di come la polizia, nel dirci di tornare indietro, ci avesse segnalato che tutto “era tranquillo”. Un altro tafferuglio l’abbiamo visto sulla strada del rientro quando un piccolo gruppo di manifestanti ha incominciato ad inveire contro una caserma di polizia e a lanciare bottiglie piene d’acqua, abbiamo cercato di parlare con questi e gli abbiamo urlato contro. Si sono però dispersi solo al lancio di un paio di lacrimogeni. Infine dopo essere ritornati alla stazione di Quarto, preso un autobus per Nervi, un treno per Brignole ed aver aspettato fino alle 2:30 del mattino, siamo partiti alla volta di casa dove siamo giunti intorno alle 9:30 del mattino. La stazione di Brignole aveva un presidio di 30/40 poliziotti a fronte di alcune migliaia di manifestanti, ma nessuno –giustamente- ha fatto il benchè minimo gesto o ha proferito la benchè minima parola di offesa nei loro confronti. Le forze dell’ordine e chi le governa devono sicuramente riflettere su quello che accaduto per recuperare il significato della loro funzione che non è quello della repressione, ma di tutela della libertà democratica di manifestazione del pensiero. Sono convinto però che il GSF deve ripensare alcune cose: 1. distinguere nettamente fra chi vuole raggiungere gli obiettivi delineati con la nonviolenza e chi pensa che si possa lasciare correre in determinate occasioni; 2. organizzare un servizio di accoglienza ai manifestanti (noi giunti a Quarto non avevamo nessuna indicazione e se non c’era il servizio di Rifondazione non avremmo avuto nessuna segnalazione utile), 3. organizzare un servizio d’ordine, o almeno un presidio ogni 500/600 metri di corteo, con personale riconoscibile dotato di megafono e cellulare per poter dare indicazioni precise ai manifestanti sul comportamento da tenere, sulle cose da fare, 4. evitare che gruppi di manifestanti gridino slogan offensivi o violenti, 5. chiedere ai manifestanti che si facciano carico dei rifiuti che si portano appresso. Le vie di Genova toccate dalla manifestazione sembravano una discarica, nonostante si manifestasse per il rispetto dell’ambiente e la sottoscrizione del protocollo di Kyoto, 6. in certe occasioni e in certi contesti (dopo il fatto gravissimo di venerdì a me sembrava di essere in questa situazione) la manifestazione più che caratterizzarsi per i “colori” e il “rumore” dovrebbe essere silenziosa e senza bandiere o striscioni di partito. Mi sarebbe sembrato un modo più rispettoso anche di ricordare il ragazzo morto il giorno prima, 7. infine, se si valuta che il pericolo di atti violenti sia alto, lasciati correre o provocati “poco importa”, forse sarebbe il caso di non svolgere manifestazioni di questa portata e valutare se fare manifestazioni locali o regionali, più facilmente gestibili. Forlì, 25 luglio 2001 Raffaele Barbiero Redazione Romagna
July 30, 2026
Pressenza
Bologna. Migliaia di persone al Pilastro invocano giustizia per Fakir
Una grande marcia popolare ieri ha attraversato il rione del Pilastro per chiedere verità e giustizia per Abderrahim Fakir, per revocare lo scudo penale agli agenti di Polizia e ai Sanitari, affinché una vera giustizia possa essere fatta su quanto accaduto. In migliaia per tutto il Pilastro siamo ritornati sul […] L'articolo Bologna. Migliaia di persone al Pilastro invocano giustizia per Fakir su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano