Degrado delle terre fertili, la crisi strisciante del Bangladesh è una responsabilità globale
> Esiste una contradizione segreta nel cuore del Bangladesh. È un paese
> caratterizzato da terre fertili, create dai fiumi, rafforzate dai sedimenti e
> tradizionalmente capaci di sfamare milioni di persone. Eppure, ora quella
> stessa terra perde progressivamente la sua capacità di sostenere la vita non
> in maniera repentina, ma attraverso un processo lento e cumulativo che è di
> gran lunga più difficile da mettere a confronto: il degrado.
Ogni anno, un’area pressappoco grande quanto la città di Dacca si deteriora. La
fertilità del suolo diminuisce, la salinità si diffonde nelle zone costiere,
l’erosione modella nuovamente il paesaggio, e i terreni adibiti alla
coltivazione vengono sfruttati oltre il loro limite naturale. Più di tre quarti
delle terre del paese sono oggi in qualche misura degradati. Non stiamo
assistendo a sintomi ambientali isolati, ma essi rappresentano dei segnali di un
profondo impatto sistemico.
Il Bangladesh non è giunto fino a questo punto a causa di negligenza o
incoscienza, ma al contrario ha dimostrato una notevole resilienza e progresso,
in maniera particolare nell’assicurare il cibo necessario per una popolazione in
rapido aumento. Si è assistito a un’intensificazione dell’agricoltura,
all’estensione dei cicli delle coltivazioni e alla massimizzazione della
produttività. Ma ora il prezzo del successo è sotto gli occhi di tutti.
Eppure la sola dimensione ambientale non coglie appieno l’importanza della
questione. L’impatto del degrado delle terre in Bangladesh non è distribuito in
maniera uniforme poiché esso segue dei modelli di diseguaglianza già esistenti
rendendoli ancora più marcati. I piccoli proprietari terrieri e gli operai
agricoli dipendono di più dalle terre subendo un conseguente calo dei redditi e
una crescente vulnerabilità. Ma per le comunità già escluse dalla proprietà
terriera le conseguenze sono di gran lunga più insostenibili.
La comunità dei Bede ne è un duro esempio. La loro è una comunità
tradizionalmente nomade che vive lungo i fiumi, essi sono stanziati ai margini
sia delle terre che delle strutture governative. In assenza di diritti sicuri
sulle terre, i Bede sono esclusi da sistemi di supporto formale, dall’accesso ai
servizi e da opportunità economiche a lungo temine. Dal momento che l’erosine
degli argini e la pressione ambientale diventa più intensa, il loro spostamento
è diventato più frequente e permanente. Nel loro caso, il degrado delle terre
non è solo una sfida ambientale, ma è diventata la strada diretta verso
l’esclusione sociale.
È qui che il Bangladesh rivela un importante nesso: il degrado ambientale e la
diseguaglianza sociale sono questioni legate tra loro. Esse esprimono i
risultati del modo in cui le terre sono state gestite, governate e fruite.
Nonostante una serie di politiche agricole di utilizzo delle terre, di
protezione ambientale e dello stato sociale, la sfida è ancora in atto. Non si
tratta di mancanza di strutture, ma della frammentazione fra loro. Le terre
vengono trattate con obiettivi settoriali: l’agricoltura cerca rese elevate, la
politica ambientale è concentrata sulla conservazione, l’urbanistica favorisce
l’espansione, e le politiche sociali affrontano il problema della povertà in
modo isolato. Ma le terre non funzionano in settori, esse rappresentano un
singolo sistema interconnesso.
Con la mancanza d’integrazione e d’interventi mirati non faremo altro che
danneggiare noi stessi. L’aumento dell’intensità agricola può compromettere la
salute del suolo. L’espansione delle infrastrutture può ridurre la superficie
dei terreni produttivi. Le misure di tutela ambientale potrebbero non essere in
linea con le realtà locali in materia di mezzi di sussistenza. Il risultato è un
sistema che continua a funzionare, ma in maniera incoerente.
Ciò che sta accadendo in Bangladesh non deve essere considerato una questione
nazionale isolata. Esso riflette infatti un fenomeno globale più ampio. È
proprio qui che la cooperazione internazionale assume un ruolo fondamentale. Il
sostegno al Bangladesh si è storicamente concentrato sulla resilienza climatica,
sulla risposta alle catastrofi e sulla produttività agricola. Questi ambiti
rimangono essenziali. Tuttavia, la natura della sfida sta evolvendo. Non è più
sufficiente affrontare i sintomi in modo isolato. Ciò che occorre è un approccio
più integrato che colleghi la sostenibilità ambientale alla governance e
all’inclusione sociale.
Ciò significa rafforzare la pianificazione dell’uso del territorio in tutti i
settori, migliorare il coordinamento tra le istituzioni e garantire che le
politiche non siano solo progettate, ma anche attuate. Significa anche
riconoscere che le comunità locali, in particolare quelle più colpite, devono
essere parte della soluzione. Il loro rapporto con la terra, le loro conoscenze
e le loro priorità non sono secondari, ma sono fondamentali per qualsiasi
percorso sostenibile verso il futuro.
C’è anche una responsabilità più ampia. Le pressioni che gravano sul Bangladesh
non sono esclusivamente interne. Le catene di approvvigionamento globali, i
modelli di consumo e le dinamiche climatiche contribuiscono tutti a plasmare le
realtà locali.
In Bangladesh, la terra sembra ancora produttiva. I raccolti crescono, i mercati
funzionano, la vita va avanti. Ma sotto quella superficie, il sistema è sotto
pressione. La domanda non è se la terra possa continuare a sostenere le attuali
esigenze, ma per quanto tempo e a quale prezzo.
Affrontare questa sfida richiede più che semplici soluzioni tecniche. Richiede
un cambiamento di prospettiva: dal considerare la terra come una risorsa da
massimizzare, al comprenderla come un sistema che deve essere sostenuto.
Richiede di colmare il divario tra politica e pratica, tra obiettivi ambientali
e realtà sociali.
In definitiva, il futuro del territorio del Bangladesh dipenderà dalla
possibilità di riallineare questi elementi, per ripristinare non solo la salute
del suolo, ma anche il legame tra territorio, governance e persone. Perché
quando il territorio viene meno, l’impatto non si limita mai all’ambiente.
Riorganizza le economie, sposta le comunità e ridefinisce il significato pratico
dello sviluppo. In un mondo che affronta pressioni simili, le lezioni del
Bangladesh non sono solo rilevanti: sono urgenti.
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TRADUZIONE DALL’INGLESE DI MARIA ROSARIA LEGGIERI. REVISIONE DI THOMAS SCHMID.
Fernando Carrera Vega