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Bologna e i servizi educativi: una questione di classe
Da Palestra popolare Gino Milli e Guernelli una riflessione su centri estivi, taglio del contributo comunale e criminalizzazione dei soggetti marginalizzati. Le stesse due realtà raccontano anche l'ennesimo allagamento per pioggia: "Via Gandusio discriminata dall'amministrazione". Riceviamo e pubblichiamo.
Centri estivi 2026: quando lo stipendio non basta
Per milioni di famiglie con la fine dell’anno scolastico si è ripresentata l’annosa e drammatica questione relativa alla gestione di propri figli durante il periodo estivo. L’Italia, come si sa, continua a essere uno dei pochi Paesi europei in cui la pausa scolastica si protrae mediamente dalle 10 alle 14 settimane, a seconda del ciclo didattico, contro le 6-8 settimane registrate in Germania, Francia o Regno Unito. Una sospensione prolungata che obbliga i tantissimi nuclei familiari che non possono contare su una rete parentale di supporto a investire somme ingenti di denaro nei centri estivi privati per poter conciliare i tempi di vita e di lavoro. Ma si tratta di costi esorbitanti e non alla portata delle tasche di tutte le famiglie, già alle prese con i rincari su bollette, carrello della spesa e carburanti. Secondo i dati del 4° Monitoraggio annuale, realizzato dall’Osservatorio Eures-Adoc, attraverso la metodologia della mystery client su circa 200 strutture private in otto grandi città italiane, la tariffa media nazionale a tempo pieno è salita a ben 179 euro a settimana per bambino. Questo significa che otto settimane di frequenza costano mediamente 1.432 euro per un solo figlio. La cifra si fa ancora più drammatica per le famiglie con due figli, dove la spesa complessiva sfonda la quota dei 2.700 euro, attestandosi per l’esattezza a una stima di 2.764 euro. Tale incremento tiene conto del fatto che il 49% dei centri estivi censiti non applica alcuna riduzione tariffaria per i fratelli e, laddove lo sconto è presente, raramente supera il 10%, fermandosi a una media del 7%. Neppure il ricorso al tempo ridotto, che esclude il pranzo e si limita alla fascia mattutina, alleggerisce davvero il peso economico, comportando una spesa media nazionale di 119 euro a settimana che, nelle regioni del Centro Italia, sale fino a 130 euro. I dati della ricerca condotta dal 2023 al 2026 svelano un’impennata dei prezzi che va ben oltre le dinamiche inflazionistiche. A fronte di un’inflazione nazionale pari al +2,7% su base annua, il costo medio settimanale dei centri estivi è aumentato del 3,5% nell’ultimo anno e del 27% nell’ultimo triennio, traducendosi in 38 euro in più a settimana per ogni singolo bambino. L’indagine territoriale conferma che l’Italia viaggia a due velocità: al Nord la spesa media settimanale a tempo pieno tocca i 196 euro, seguita dal Centro con 185 euro e dal Sud con 143 euro. Milano si attesta come la città più cara in assoluto con una media di 233 euro a settimana, costringendo una famiglia con due figli a sborsare oltre 3.500 euro per otto settimane di frequenza. Seguono nella classifica dei rincari Firenze con 187 euro, Bologna con 181 euro (che registra il rincaro record di +71 euro nel triennio), Torino con 171 euro e Roma con 165 euro. Nel Mezzogiorno i costi risultano leggermente più contenuti, ma comunque gravosi rispetto ai redditi medi, oscillando tra i 153 euro di Palermo, i 142 euro di Napoli (unica città in lieve calo) e i 137 euro di Bari, che però nell’ultimo anno ha registrato un balzo del +25,8%. Nelle città del Centro-Nord, la spesa per l’estate arriva così ad assorbire l’equivalente di un intero stipendio mensile. A fronte di questa “emergenza”, la risposta delle istituzioni continua a essere del tutto insufficiente. Il “Piano Estate” del Ministro Valditara è un palliativo che non risolve il problema alla radice, poiché le scuole aperte e i fondi stanziati non riescono a coprire l’enorme richiesta, lasciando scoperti la maggior parte dei territori e dei periodi di chiusura. Anche l’offerta dei centri estivi comunali o convenzionati, regolamentata in modo frammentario dai singoli Comuni con agevolazioni ISEE (come i bandi e i contributi attivati a Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Firenze), risulta del tutto insufficiente rispetto alla domanda e incapace di coprire l’intero arco dei tre mesi di stop delle lezioni. In questo vuoto normativo ed economico si allarga poi drammaticamente la forbice sociale. Da un lato cresce l’offerta d’élite dei campus sportivi ufficiali organizzati dalle Federazioni Nazionali (come tennis, scherma o rugby), i cui format residenziali con pernottamento possono costare dalle 600 alle 900 euro a settimana, escludendo i trasporti. Dall’altro lato, le famiglie più vulnerabili rimangono escluse da qualsiasi attività. Per superare definitivamente la logica assistenziale e dei bonus una tantum, Adoc propone: la totale detraibilità dei costi dei centri estivi nel modello 730; un potenziamento strutturale dei servizi pubblici e convenzionati ad alta valenza educativa; una revisione complessiva del calendario dell’anno scolastico, per garantire una maggiore continuità educativa, culturale e pedagogica, allineandoci agli standard europei; un piano straordinario di investimenti sul personale scolastico, superando il precariato che continua a gravare sul settore; l’ammodernamento strutturale e climatico degli edifici scolastici, affinché la scuola sia un luogo aperto, sicuro, salubre e vivibile in tutti i mesi dell’anno. Qui lo studio completo Eures-Adoc: https://adocnazionale.it/wp-content/uploads/2026/06/EURES_CENTRI-ESTIVI_2026.pdf. Giovanni Caprio
June 18, 2026
Pressenza
Stangata centri estivi: in 2 anni il costo è aumentato del 23%
I costi dei centri estivi sono diventati un peso insostenibile per la maggior parte delle famiglie italiane, con un aumento medio del 12,3% rispetto al 2024 e un impressionante +22,7% rispetto al 2023. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da Adoc ed Eures, che per il terzo anno consecutivo ha condotto una “mystery client” su circa 200 centri estivi in otto città italiane (Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze, Napoli, Bari e Palermo). “Ancora una volta, in vista della lunga estate, le famiglie si trovano a dover affrontare una vera e propria emergenza economica e sociale, ha dichiarato Anna Rea, Presidente Adoc. La chiusura delle scuole per 10 o 13 settimane, a seconda del ciclo scolastico, pone le numerosissime famiglie che non possono contare su un sostegno familiare – nonni, zii, ecc. – nella condizione di dover destinare ingenti risorse finanziarie per sopperire a quella che sembra essere un’anomalia tutta italiana. L’Italia, infatti, è uno dei pochi Paesi europei dove le scuole ‘vanno in vacanza’ per tre mesi pieni, contro le 6-8 settimane di Germania, Francia o Regno Unito.” Lo studio rivela che il costo medio settimanale di un centro estivo a tempo pieno in Italia si attesta a 173 euro. Per una famiglia con un solo figlio, che necessiti di otto settimane di centro estivo (considerando un mese di ferie dei genitori), la spesa media sfiora i 1.400 euro (1.384 euro). La situazione si aggrava notevolmente per le famiglie con due figli: il costo totale può arrivare a 2.671 euro, equivalente a circa una volta e mezzo una retribuzione media mensile. Questo perché lo sconto medio per i fratelli, quando applicato (solo nel 40% dei casi), raramente supera il 10%. Il servizio di refezione è presente nel 71,7% dei centri estivi, mentre il restante 28,3% richiede il “pranzo al sacco” (demandando ai genitori anche l’onere della preparazione del pasto da casa) o il pagamento di una ulteriore quota per questo “extra”. E anche per i Centri estivi dobbiamo fare i conti con marcate disparità territoriali:: le famiglie del Nord spendono mediamente 189 euro a settimana, al Centro 162 euro e al Sud 134 euro. Milano si conferma la città più cara, con un costo medio settimanale a tempo pieno di 227 euro, quasi il doppio rispetto a Bari (109 euro). A seguire Firenze (177 euro) e Bologna (172 euro). Per otto settimane di centro estivo a tempo pieno, le famiglie milanesi arrivano a spendere quasi 2.000 euro per un figlio (1.816 euro) e oltre 3.500 euro per due figli (3.505 euro).  L’incremento dei costi è decisamente superiore all’inflazione media annua (pari all’1,7% nel 2025 secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale). Tra il 2023 e il 2025, l’aumento maggiore si registra al Centro (+31,7%), seguito dal Sud (+27,6%) e dal I costi dei centri estivi sono diventati un peso insostenibile per la maggior parte delle famiglie, risultando spesso ingiustificati e inaccessibili. Una problematica ulteriormente aggravata dal prolungato periodo di chiusura delle scuole. Un ciclo che si ripete ogni anno, ricadendo esclusivamente sui genitori, in particolare su chi lavora a tempo pieno, non ha una rete di supporto familiare o dove il carico è sostenuto principalmente dalle madri. Oltre al senso di abbandono che assale i genitori, a rischio sono l’apprendimento e le competenze acquisite dai bambini e dai ragazzi durante l’anno scolastico, con un conseguente ampliamento delle disuguaglianze sociali. Non tutte le famiglie, infatti, possono permettersi attività ricreative, centri estivi o vacanze studio, lasciando i più vulnerabili “parcheggiati” sul divano, spesso davanti a tablet o cellulari. Per l’Adoc, nonostante le numerose promesse e le dichiarazioni di intenti, il governo Meloni ha palesemente fallito nell’affrontare le reali necessità delle famiglie, continuando a ignorare il peso economico e sociale dei crescenti costi dei centri estivi e la lunga chiusura delle scuole e lasciando che l’onere ricada interamente sui genitori senza offrire soluzioni concrete e strutturali. “Servono risposte non solo a parole, ma con fatti tangibili, sottolinea l’Associazione. Ci aspettavamo una maggiore attenzione alle politiche a sostegno della genitorialità e dei bambini. Invece, non solo non vediamo alcun passo avanti sulla scuola, ma assistiamo a un ingiustificato aumento dei costi dei centri estivi rispetto agli anni precedenti. Questa non è una politica a favore dei bambini, delle famiglie e, in particolare, delle donne. Un’incoerenza veramente grave e irresponsabile per un Paese con la natalità più bassa di tutta l’Europa, che rischia sempre più di invecchiare, dove i giovani scappano per andare a lavorare e per costruire una famiglia all’estero. Chiediamo con forza una revisione complessiva del calendario dell’anno scolastico, per garantire una maggiore continuità educativa e ridurre il “buco” estivo, la detraibilità dei costi dei centri estivi nel modello 730 e politiche che dimostrino una reale vicinanza alle famiglie, con misure di sostegno alla genitorialità efficaci e tangibili, al di là di meri proclami”. Qui il Report: https://adocnazionale.it/wp-content/uploads/2025/06/EURES_CENTRI-ESTIVI_09_06_2025-completo.pdf.   Giovanni Caprio
June 11, 2025
Pressenza