Rimini, polizia provinciale: per tutelare la fauna bisogna essere disposti a sparare?
Quanto peso rivestono i piani di abbattimento nella cosiddetta gestione della
fauna selvatica o inselvatichita? Vi proponiamo qualche spunto di riflessione
alla luce di una segnalazione giunta direttamente alla nostra delegazione e di
un articolo pubblicato sul Manifesto pochi giorni fa.
Era il 18 di agosto quando abbiamo ricevuto da un nostro socio un video che
attestava l’inizio degli spari in una zona rurale del Comune di Coriano. Spari
nel pieno dell’estate.
Per accertarne l’origine siamo incappati nel piano di controllo del colombo o
piccione di città approvato dalla nostra Regione con Delibera di Giunta n. 241
del 20/02/2023. Abbiamo anche scoperto che tale piano di abbattimento (perché di
questo si tratta) è stato esteso persino ai siti Rete Natura 2000 con D.G.R. n.
309 del 06/03/2023. Altro particolare significativo: il suddetto piano non pone
limiti al contingente di esemplari da rimuovere.
Nel caso specifico di Coriano l’intervento di abbattimento era stato richiesto
da un’azienda agricola, a tutela delle proprie colture, rivolgendosi
direttamente ai coadiutori che avevano riferito, a seguito di un sopralluogo,
che i metodi ecologici (dissuasori visivi) non avevano prodotto alcun effetto.
Veniamo ora all’articolo pubblicato qualche giorno fa sul Manifesto, in cui si
racconta la storia di Michele Favaron, agente di Polizia provinciale e obiettore
di coscienza, escluso da concorsi e selezioni per la sua scelta di non uccidere
animali. Una vicenda che apre inevitabilmente una riflessione importante sul
ruolo della Polizia provinciale e, soprattutto, sul rapporto tra “gestione”
della fauna selvatica e pratica degli abbattimenti. Una riflessione che
riguarda direttamente Rimini.
Nel bando pubblicato dalla nostra Provincia nel gennaio 2026 per due Agenti di
Polizia provinciale, tra i requisiti richiesti compare infatti l’assenza di
impedimenti “all’uso delle armi da caccia finalizzato all’effettuazione dei
piani di controllo della fauna selvatica”. Lo stesso bando richiede inoltre di
non essere stati riconosciuti obiettori di coscienza, oppure di avere rinunciato
a tale status. Ci chiediamo quindi: chi svolge anche e soprattutto una funzione
di tutela della fauna selvatica deve necessariamente essere disponibile ad
abbatterla?
Non dimentichiamo infatti che la Polizia provinciale ha compiti importantissimi
di vigilanza ambientale, di contrasto al bracconaggio e di controllo
dell’attività venatoria. Come può dunque la disponibilità all’uso delle armi da
caccia per i piani di controllo diventare un requisito così rilevante in una
procedura di selezione? Non solo, dopo la soppressione del Corpo forestale dello
Stato, la provinciale è rimasta l’unica autorità pubblica con specialità
faunistica. E se fino a qualche anno fa gli abbattimenti erano prevalentemente
affidati a operatori del mondo venatorio, oggi assistiamo al coinvolgimento
diretto dei corpi di polizia, come se la funzione degli agenti venisse sempre
più assimilata a quella dei cacciatori.
Riteniamo quindi necessario aprire una discussione sulla possibilità di
riconoscere l’obiezione di coscienza per gli agenti di Polizia provinciale in
modo da garantire che all’interno di questi corpi possano e DEBBANO trovare
spazio anche competenze, sensibilità e professionalità orientate in via
prioritaria alla ricerca di soluzioni NON CRUENTE nella relazione con la fauna
selvatica.
Perché prima ancora che di gestione e di controllo dovremmo parlare di
RELAZIONE, e di RISPETTO. Altrimenti come stupirsi dell’abominio che a livello
nazionale è rappresentato dal Ddl Malan?
E allora ribadiamo la domanda: perché tutelare la fauna deve necessariamente
significare essere disponibili e disposti ad abbatterla? O dobbiamo smettere di
confidare che la funzione principale della Polizia provinciale nei confronti
della fauna selvatica sia la tutela?
Ci aspettiamo che la Provincia di Rimini e le istituzioni competenti ci diano
una risposta.
LIPU Rimini
Redazione Romagna