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Spino d’Adda, intense giornate di festa e attivismo al Porto di Pace
Domenica 13 settembre le flottiglie sono arrivate al Porto di Pace alla Cascina Carlotta di Spino d’Adda, in provincia di Cremona e hanno consegnato la loro bandiera; ognuna è il simbolo di un valore inestimabile e irrinunciabile del vivere civile –  Antifascismo, Diritti umani, Disarmo e nonviolenza, Cooperazione e solidarietà, Giustizia e legalità, Ecologia e sostenibilità, Libertà e democrazia.  Nel pomeriggio questi temi verranno sviluppati in una serie di incontri in contemporanea, con interventi, testimonianze e riflessioni coinvolgenti e stimolanti che lasceranno un segno nella mente e nel cuore dei partecipanti. Alla fine della mattinata intanto i pezzi di tela colorati fanno bella mostra di sé sul palco, avendo ricomposto la bandiera della pace: un folto gruppo di partecipanti applaude festoso rimirandola. L’emblema rappresentato dall’arcobaleno è iscritto nel cuore di tanti, non come un sogno lontano, ma come qualcosa in cui credere e per cui attivarsi. Questo è il senso dell’azione corale e consapevole che si è tenuta nella mattinata del 13 settembre: sette gruppi di camminatori si sono dati appuntamento in diversi punti di Spino d’Adda. Da lì abbiamo camminato cantando canzoni della Resistenza e urlando slogan sui temi che ci stanno a cuore (la Palestina, la legalità, la pace, i diritti umani, ecc), fino a Cascina Carlotta – che non è un luogo sperduto nella campagna, ma una parte del tessuto urbano del paese. Ad attenderci c’era altra gente ancora che ci applaudiva e ci abbracciava e il grande spazio centrale della cascina con i gazebo delle tante associazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa. Anna si era unita alla flottiglia dei diritti umani ed era già alla cascina quando con Grazia, Silvia, Andrea e altri milanesi siamo entrati a bordo della nave rossa, quella antifascista. Che gioia rivedersi all’interno della cornice del fare! Faccio conoscere agli amici arrivati da “lontano” (Varese e Milano) le amiche cremasche (Carla e Patrizia) e mi accorgo che è tutto un presentarsi e un riconoscersi. Alcuni ritrovano vecchi amici che non incontravano da anni, altri rivedono compagni di tante iniziative passate e presenti. Una lunga tavolata è stata imbandita in un’ala della cascina, con gli instancabili volontari dell’Anpi che servono cous cous e patatine a getto continuo. Disordinatamente e senza mai smettere di chiacchierare prendiamo posto – del resto questa è una festa e noi, che amiamo la vita e la pace, abbiamo mantenuto un cuore bambino. Tra i commensali ci sono i membri di ben sette cori resistenti e popolari attivi nella provincia. Al termine del pranzo iniziano i canti. Le parole delle canzoni sono struggenti, a tratti malinconiche, ma mai rassegnate, anzi c’è sempre un momento in cui il ritmo cambia e la voce si alza per denunciare e pretendere un diritto negato. Mi colpisce il ritornello di un vecchio motivo operaio che dovrebbe esistere solo come cimelio e memoria di un passato lontano e invece è drammaticamente attuale: “Siam lavoratori, vogliam la libertà”. Come non pensare ai moderni lavoratori a cottimo, ai giovani precari, ai tanti rider di Deliveroo, Globo e Amazon, che vediamo correre a perdifiato per le strade del Paese, perché una pizza non si freddi, perché un pacco in più consegnato stasera significa due pacchi in più domani? Ripenso alle parole del presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che sabato 12, in dialogo con Gian Carlo Corada, presidente dell’Anpi della Provincia di Cremona e Paolo Gualandris, direttore del quotidiano la Provincia di Cremona, ha fatto notare come non sia normale che i lavoratori della Sassonia votino Afd, che i minatori del West Virginia appoggino Trump e che nell’onda nera che sta invadendo la società occidentale il copione si ripeta: sono le classi meno abbienti, vittime di disuguaglianze e ingiustizie, a scegliere i partiti di estrema destra illudendosi che offrano davvero un’alternativa. Per fortuna c’è anche qualche dato positivo: per esempio le iscrizioni all’Anpi di anno in anno aumentano e non sono pochi i giovani che si avvicinano alla realtà antifascista – effettivamente oggi ne vedo parecchi gironzolare per le aree della festa. L’Anpi, stufa di attendere una collaborazione sinergica con la sinistra, ha capito che è il momento di agire per ricucire il dialogo con i lavoratori e riportarli a una lotta che veda al centro i loro veri interessi e non le briciole promesse dagli slogan della destra e del nuovo fascismo. È il cuore dell’impegno storico dell’associazione partigiana: preservare la memoria e attualizzarla. Mai come oggi è necessario tornare alla base e “riportare il corpo in piazza”, ci ricorda Marco Cicorella dell’Anpi di Spino d’Adda, magari, come hanno fatto i giovani volontari della campagna elettorale di Zohran Mamdani, ora sindaco di New York, bussando ad ogni porta per svegliare le coscienze e riportare sotto gli occhi di tutti la bellezza dell’arcobaleno. La manifestazione è stata un successo di partecipazione; l’Anpi può esserne orgogliosa e trarre dal momento di festa l’energia migliore per il compito importante che l’aspetta.     Marina Serina
September 14, 2026
Pressenza
CREMONA “PORTO DI PACE”: PRIMA FESTA PROVINCIALE ANPI A SPINO D’ADDA
Sabato 12 e domenica 13 settembre, alla Cascina Carlotta a Spino d’Adda, si tiene la prima festa provinciale dell’Anpi Cremona, con decine di associazioni del territorio. Scrivono gli organizzatori che l’evento “è al tempo stesso un’identità e una dichiarazione d’intenti”. Il titolo della due giorni è infatti “Porto di Pace”. “Ci sono momenti storici in cui la memoria non può e non deve rimanere un semplice ricordo da archivio. La memoria deve farsi azione, presenza vigile, voce collettiva. La nostra Costituzione nasce dalla Resistenza e nel suo articolo 11 scrive chiaramente che l’Italia ripudia la guerra. L’antifascismo e la costruzione della pace non sono due concetti separati: sono da sempre la stessa battaglia, lo stesso identico impegno morale e civile. Per l’Anpi, la lotta contro ogni fascismo e la battaglia contro il riarmo non sono impegni negoziabili, ma i due pilastri inscindibili della nostra stessa esistenza. Di fronte ad una politica globale che torna ad investire cifre folli nelle armi e ad autoritarismi che rialzano la testa, gridiamo con forza che non c’è antifascismo senza il totale rifiuto della guerra: la vera sicurezza nasce dal disarmo, dalla democrazia e dalla tutela dei diritti umani. Per questo nasce Porto di Pace. Vogliamo lanciare un messaggio forte: ogni paese della nostra provincia, così come ogni luogo del mondo, può e deve essere un porto sicuro, un approdo di tranquillità dove chiunque possa essere accolto, a prescindere dal colore della pelle, dalla provenienza o dalla religione. Vogliamo offrire uno spazio concreto a chiunque non intenda rimanere indifferente di fronte alle atrocità delle guerre e alle ingiustizie in corso; un luogo in cui poter dire con orgoglio: “Io ci sono, io partecipo, io sono un abitante dei Porti di Pace”. Il progetto poggia su pilastri fondamentali che attraversano tutto il nostro programma: l’antifascismo, i diritti umani, il disarmo, la cooperazione, la giustizia sociale, l’ecologia, la democrazia e la libertà”. Potete trovare il programma completo, tra cultura, solidarietà, musica e anche buona cucina, sul sito portodipacecremona.it. Abbiamo presentato la due giorni con Marco Cicorella vicepresidente Anpi di Spino d’Adda, Cremona. Ascolta o scarica
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
La prima Festa Provinciale dell’ANPI Cremona sarà un Porto di Pace!
Quest’anno la Provincia di Cremona può davvero essere fiera delle forze civili che la compongono. Molto presto, il 12 e 13 settembre, a Spino d’Adda, presso la Cascina Carlotta, si terrà un evento dedicato al tema della pace promosso da Anpi Provinciale e da diverse sezioni locali. All’iniziativa hanno aderito con entusiasmo moltissime altre realtà sociali impegnate sul territorio. I lavori apriranno sabato pomeriggio e dalle 19 è atteso sul palco il presidente nazionale ANPI Gianfranco Pagliarulo; a seguire una cena popolare in corte a cura dell’ANPI e il concerto dei Lato Malo. Nella giornata di domenica è previsto l’arrivo delle Flottiglie di Terra, ossia un’azione corale che porterà sette gruppi di camminatori a confluire alla stessa ora al Porto di Pace – rappresentato dalla Cascina. Sette gruppi come i sette colori della bandiera della pace, ognuno a rappresentare un valore interconnesso e inscindibile da tutti gli altri sei: Antifascismo +Diritti umani + Disarmo e nonviolenza + Cooperazione e solidarietà + Giustizia e legalità + Ecologia e sostenibilità + Libertà e democrazia.  Si può aderire alla camminata iscrivendosi qui. Tutte le info sui tavoli di pace che si terranno nel corso della giornata sono consultabili nel sito dell’evento. Incontriamo ora Marco Cicorella, uno degli organizzatori di Porto di Pace e vicepresidente dell’ANPI di Spino d’Adda. Un anno fa la Global Sumud Flotilla veleggiava gagliarda verso Gaza e da terra la seguivamo accorati. Quando fu assaltata dall’esercito israeliano il mondo civile si indignò e il popolo italiano fece qualcosa di importante: fu sciopero generale come non si vedeva da tempo e il potere tremò. “Porto di Pace” con le flottiglie di terra vuole richiamare alla memoria quel momento di coesione e forza? Sì, vogliamo andare oltre la punta dell’iceberg. Ciò che si creò allora grazie alla Global Sumud Flotilla è stato grandioso, ma, appunto, è solo una parte della battaglia, tanto sta ancora nascosto sotto la superficie. Vogliamo fare vedere quanto può fare la società civile, quanto ognuno di noi può fare. Quanto la partecipazione di massa può fare la differenza nell’influenzare le decisioni di chi detiene il potere? E che tipo di partecipazione vorresti vedere nel tuo quotidiano? A volte si ha la sensazione che le azioni compiute per dimostrare il dissenso non trovino alcun riscontro nelle istituzioni e nel vivere di tutti i giorni. Ma invece di abbatterci dobbiamo imparare dal popolo palestinese e dai nostri partigiani, che per anni si sono fatti massacrare perché noi potessimo, anni dopo, vedere i risultati delle loro azioni. Un ragazzo palestinese, durante un incontro nel Lodigiano, disse: “La mia generazione e forse nemmeno la prossima vedranno la nostra vittoria, ma sicuramente vinceremo!” Vorrei vedere più unità e determinazione anche nelle nostre realtà locali, ma in qualche modo sono fiducioso. Mi colpisce l’accento che l’iniziativa ha voluto mettere sul tema del “corpo” e sulla “forza dell’esserci”. Mi spieghi con le tue parole come siete arrivati a queste idee così forti e che cosa significano? Penso che possiamo fare nostro quello che i partigiani hanno fatto: come allora, e ispirati da loro, i nostri corpi prendono calore quando vengono schierati in difesa della giustizia a della solidarietà. Quando metti il tuo corpo in mezzo a una piazza, in una strada e semplicemente dici: “Io Ci Sono” significa che sei lì ad affermare che non sei d’accordo con ciò che ti circonda e che vuoi un altro mondo. In quell’esatto istante, smetti di essere un pensiero, un’idea. In quel momento Sei Visibile!! Mi sembra di capire che l’idea centrale di Porto di Pace sia far convergere sette temi collegati alla parola “pace”, in modo che se ne possa parlare in maniera organica e non per settore. Trovo innovativo questo modo di procedere, che fa appello a una visione ampia e reticolare. Credi che sia la risposta giusta al bisogno, che in molti percepiamo, di far fronte a una deriva di valori – e al caos che ne deriva – senza però cadere in facili soluzioni di tipo autoritario? La pace per esistere ha bisogno di pilastri che esprime nei sette colori che ne compongono la bandiera: il blu, l’azzurro, il viola, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso – che sono gli stessi che compongono l’iride e che ammiriamo nell’arcobaleno. Non si possono dividere. La regola vale anche per noi: se vogliamo vivere in equilibrio abbiamo bisogno che questi sette pilastri siano ben ancorati all’interno della società, così da poter guardare agli eventi da più prospettive. Invece, ci stanno spingendo come agnelli spaventati verso una sola stalla. É un po’ l’atavica paura del lupo, del diverso, che ci acceca e confonde la nostra capacità di discernere. Per questo dobbiamo esserci. All’interno del sito ogni colore-pilastro viene spiegato. Anche il metodo, che definite didattico-narrativo, mi sembra originale e, se intendo giusto, vorrebbe coinvolgere maggiormente il partecipante. Mi spieghi meglio come funzionerà? Non vogliamo riempire solo di dati la testa di chi verrà. Per questo motivo soltanto la prima parte di ogni argomento trattato avrà un carattere didattico; pochi dati e numeri che chiariscano il quadro, mentre per il tempo restante ci saranno i racconti delle esperienze dirette di coloro che hanno messo il loro corpo di fronte all’annoso problema. Sei un attivista di lunga data e dunque, possiamo dire, un esperto della collaborazione e del dialogo. Noto con piacere che per la costruzione di “Porto di Pace” hanno lavorato insieme parecchie associazioni e gruppi del territorio. Com’è stato far interagire tante teste diverse per raggiungere un bene comune? Ti senti arricchito da questa esperienza? Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che si è sempre spesa nel sociale. In oltre quarant’anni ho vissuto svariate esperienze sul campo e forse proprio questa con l’ANPI marca un passaggio importante nella mia vita: cercare di avvicinarmi alle istituzioni senza entrare in un partito politico, potrebbe anche incidere di più. Per me questa scelta significa provare a essere un “partigiano di questi tempi”. Che cosa ti dà la forza per continuare nel tuo impegno di attivista per la pace e i diritti umani? Non ho dubbi nel risponderti. La forza, ogni volta e da più di 40 anni, me la danno le persone che incontro, coloro che vado ad “aiutare”. Ovunque: in Bosnia durante la guerra e ancora in Bosnia, anni dopo, a sostenere i migranti sulla rotta balcanica, alla Stazione Centrale a Milano per ricevere i transitanti e sistemarli per la notte, e non per ultimo al rifugio Massi di Oulx, a vestire tutti quelli che affrontavano le montagne per andare oltre. Tutte queste persone hanno lasciato una grandissima impronta in me e non saprò mai come ringraziarle.   Marina Serina
August 28, 2026
Pressenza